Millennium Member
 Group: Autumn PrincessPosts: 3614 Location: Milano Status:  | |
| Lo so, lo so. Sono una scassa balls, come si dice in famiglia. Varie informazioni le ho tirate fuori dal diario di Cath e questa fic è tutta per la nostra Capa. So che scrivo un casotto su loro due, ma che ci volete fare... stimolano la mia vena creativa. Qualche giorno fa stavo riascoltando "Eppure sentire" e mi sono soffermata su un paio di versi, specie uno: "Paura di decidere". Blink! La lampadina s'è accesa. Ho cercato di capire il conflitto interiore che Kris ha avuto quando ha dovuto decidere: Robert o Micheal? Ora, noi sfegatate con gli ormoni vaganti diremmo subito "Robert, e chi sennò?". Ma Kris è cresciuta col macachino, è stata la sua prima storia... e questa è una cosa che non si dimentica. Noi estranee non ci avremmo messo niente a decidere, ma lei? Ecco quello che ho pensato. Eppure Sentire (un senso di te)
A un passo dal possibile
Aprii la porta di casa mia e cominciai a camminare per il giardino, guardando sconfortata l’erba che si schiacciava sotto i miei piedi. Che grande macello. Come avevo fatto a incastrarmi in una situazione del genere? Ah, giusto. La mia vita aveva cominciato ad incasinarsi una domenica pomeriggio, quando andai a caccia di piccioni a Pittsburgh con Catherine Hardwicke. Fino a quel giorno la mia vita era normale, per quanto normale potesse essere la vita di un’adolescente attrice. Avevo vicino mamma, papà e Cam, avevo Mike anche se stavano già iniziando degli screzi... poi era arrivata Cath, Twilight e quel ragazzo al limite del possibile. Andai a sedermi su una panchina.
A un passo da te
Robert Thomas Pattinson. Qualsiasi piega avrebbe preso la mia vita, quel nome me lo sarei portata fin nella tomba. Sarebbe per sempre rimasto lì inchiodato in una parte del mio cervello. Così come non scorderò mai quel giorno in quel letto. I tre ragazzi che avevo baciato sembrava che non mi degnassero di uno sguardo, tutti intenti a fare bella figura davanti alle cineprese. Un take solo, bastava e avanzava. Baciarli mi dava quasi... fastidio. Poi... era entrato lui, ancora assonnato dopo una nottata passata sul divano, un po’ trasandato e coi capelli tinti. Mi aveva lasciato senza parole. Da dov’era spuntato? Non credevo esistessero ragazzi come lui. Oh, di ragazzi belli ne avevo visti, ma affascinanti anche se poco curati... proprio no. Cercai di immaginarlo in un servizio fotografico. ... Da infarto sicuro.
Paura di decidere Paura di me
Sentii dei passi avvicinarsi a me e alzai lo sguardo: «Mamma...». Lei mi sorrise: «Posso sedermi?» annuii e mia madre si sedette accanto a me: «Che cos’hai, tesoro?». Stetti a lungo zitta. Che cosa avevo? «Paura» risposi «Paura di me stessa, di decidere... paura di tutto». Lei mi fissò seria: «Robert?». Feci cenno di sì con la testa, inerme: «Da quando è entrato nella mia vita, me l’ha stravolta tutta. Mi ha detto più volte che mi ama, anche durante la registrazione del film, cosa che puntualmente hanno pensato bene di eliminare l’audio, e io voglio crederci.» feci una pausa «È peggio di una calamita, non riesco a stargli lontana. Sul set bastava che mi sfiorasse una spalla e lo seguivo, come un serpente segue l’incantatore» feci una breve risata «Una volta Cath s’è infuriata perché siamo spariti per due ore»
Di tutto quello che non so Di tutto quello che non ho
«Non ci sto capendo più nulla, mamma» conclusi, dopo una pausa. Lei sospirò: «Hai paura perché non ti sei mai sentita così... forse perché non ti sei mai innamorata prima» alzai lo sguardo, scioccata e mamma sorrise: «Kristen, io ti guardo sempre, nelle foto, in tv, quando sei con lui o anche le prime volte che hai portato qua Robert per rivedere il copione, e avevi una faccia...» sembrava cercare le parole adatte «... luminosa, sembravi quasi una lampadina. E non credere che non abbia visto i succhiotti sparsi» ridacchiò, mentre io inarcai un sopracciglio e divenni leggermente rossa, poi tornò seria «Con Micheal non t’ho mai visto così. Con lui sembravi... spenta. Sì, eri serena, tranquilla... ma felice? Eri felice, Kristen?»
Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto - c'è
Ascoltai il mio cuore battere. Ero felice? Con Micheal sono stata felice... come son stata felice con Rob? Raccolsi una margherita, l’annusai e guardai il cielo pensando. E il castello di carta che era la mia vita crollò definitivamente.
Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio - c'è un senso di te
Una lacrima scese sul mio viso: «Penso proprio di no» bisbigliai, ormai senza più un minimo d’orgoglio. Feci una pausa, trattenendo a stento un singhiozzo. «Sia Mike sia Rob hanno capito che devo scegliere io, e in questi giorni di silenzio chiusa in camera ho continuato a pensare. Stare con Rob significherebbe non avere un attimo di pace» mi morsi le labbra «Ci sono delle sue fans che sono assolutamente fuori di testa, è uno degli uomini più ricercati del globo» repressi una lieve risata macabra, sembrava stessi parlando di un pericoloso criminale. Beh, in fondo lo era: era colpevole di stragi di cuori «La Summit si incavolerà come una bestia, scommetto che ci faranno recitare anche fuori dal set». Mamma mi accarezzò i capelli: «Kris, ma tu saresti disposta a sopportare tutto questo? Per amore? Per te? Per lui?» Ci pensai su. Per lui aveva un senso.
C'è un senso di te
Vidi Cam avvicinarsi a noi, con un sacchetto di patatine in mano. «Ehi, stanno iniziando gli Oscar, venite a vedere?» «Sì» rispose mia madre, mentre si alzava. Con ben poca voglia la imitai. Vedere gli Oscar equivaleva a vedere Robert in completo elegante, cosa che dubitavo sarei riuscita a sopportare. Entrammo in casa e mi buttai sconfortata sul divano. Mamma si sedette accanto a me mentre Cameron, continuando a sgranocchiare patatine, s’era seduto sulla poltrona. Le prime immagini del red carpet passarono sullo schermo. «Ah però. Complimenti a mamma e papà» bisbigliò mia madre, senza un minimo di pudore. Come avevo previsto, il mio cervello era entrato in stand-by. Rob in smoking, coi capelli che pian piano stavano ricrescendo, un sorriso capace di stendere qualsiasi donna e un filo di barba era qualcosa di indefinibile. Esisteva una parola per definire quel... quel... quel non so ché d’uomo?! Non sentii più niente, né la tv che ciarlava, né i commenti di mia madre, né lo sgranocchio di mio fratello. Ero fissa sulla tv, almeno non avevo spalancato la bocca. Un minimo di contegno, non so come, ero riuscita a conservarlo. Non so quanto tempo passò, ma quando salì sul palco per parlare, le mie orecchie ripresero a funzionare. «Son dovuto diventare un vampiro per trovare la donna della mia vita». Cameron smise di mangiare e si voltò verso di me. Mia madre fece lo stesso. A me vennero gli occhi lucidi. «Miao». Abbassai lo sguardo: sul tappeto, con in bocca un pezzo di carta, c’era la mia gattina che mi fissava incuriosita. Allungai la mano e presi quel che aveva in bocca e, quando vidi di cosa si trattava, spalancai gli occhi. Era una foto del servizio di Vanity Fair, quella dove Rob, con me in braccio, mi dava un bacio sulla guancia.

Quella era una delle tante foto che erano state “censurate”. La tenevo sul comodino, appoggiata alla lampada. La strinsi al petto e cominciai a piangere, sconvolta da quanto il mio cuore potesse farmi male.
C’è un senso di te... Edited by Nikelaos - 2/11/2009, 16:58 |