
1° Capitolo. Ninna nanna per due anime
Acqua.
C'è dell'acqua intorno, fra i do e i sol di un pianoforte scassato.
Acqua di mare, sormontata da cavalloni giganteschi, dalla pioggia, dal vento.
E' venuta negli occhi tutt'ad un tratto, simile ad una visione confusa, mentre la melodia cigolava sotto le dita.
Mi sembra di aver trascorso metà dell'esistenza in questa soffitta, in mezzo a ragnatele pendenti e allo squittio dei topi.
Loro hanno paura della bestia che sono.
Fanno bene.
Conoscono la fame di un vampiro e mi stanno alla larga. La polvere, invece, è sopra ogni cosa. Sopra la mia camicia blu, strappata dal tempo, sopra i pantaloni sporchi e le scarpe slacciate.
Da quanto mi trovo a Rio? Due, tre mesi?
Non è abbastanza. Non posso impazzire. E' troppo presto.
Il sangue che circola nelle mie vene mi terrà in piedi ancora per due giorni. Dopo di che uscirò fuori dal ghetto e balzerò su qualche albero, alla ricerca di una preda. Non ho un palato esigente. Non posso permettermelo. Non a Rio, dove gli starnazzi del carnevale si mischiano ai colpi di pistola e ai singulti di un barbone preso a bottigliate.
Mangio ciò che ho davanti, al bisogno. Spazzatura animale, nulla a che vedere con i puma saporiti di Forks. Le mie giornate le trascorro rannicchiato a terra, con la testa fra le ginocchia o a cincischiare su un vecchio pianoforte, fingendo che il suono sia limpido e mantenga rarefatta l'atmosfera.
Nella migliore delle ipotesi sarei morto ieri, durante l'ultimo quarto di luna.
Ma non mi è dato morire perchè la morte mi ha preso da un pezzo.
La mia unica prerogativa è vivere senza che null'altro mi scuota, neppure i pensieri di coloro che abitano a due piani sotto di me e lanciano anatemi sulla porta di questa soffitta.
Dicono che ci abiti un diavolo rinnegato.
Non è male l'idea.
Un diavolo. Dopotutto, i vampiri pullulano di notte, dormono nelle bare e uccidono a tradimento. Io dovrei far parte di quella stretta cerchia di pentiti che scontano in esilio la loro pena.
Così, nell'attesa di non so cosa, suono. Combatto a modo mio.
Suono e penso.
Stringo le labbra.
Chiudo gli occhi.
Lascio vagare le dita.
E la polvere dal tetto sbuffa sui miei capelli.
- Bella, amore mio....Bella.
La mia ossessione per te è giunta a livelli insormontabili.
Mi fa schiumare il veleno nello stomaco e apre zolle ovunque.
- Bella, Bella, Bella...
Cos'è tutta quest'acqua? Da che punto della terra arriva? Cos'è questa debolezza che sento fluire nei palmi e freddarmi i polpastrelli?
Per un attimo, mi smaterializzo e vago da qualche parte, come un proiettile alla ricerca di un cuore da trafiggere.
Acqua. Cado nell'acqua, da un dirupo altissimo. Non sollevo spruzzi, non muovo la superficie, perchè ciò che è penetrato all'interno è solo spirito.
Il mio.
Non sono reale. Qui non ho peso.
- Volevi che restassi umana....?
- Non smettere di nuotare...! Non darti per vinta!
- Ma non c'è altro modo per averti vicino....
- Bella...per favore...
- Ti amo, Edward....ti amo.
Me lo dici separando appena le labbra e un cavallone bianco ci affonda insieme.
Credo di averti gridato di reagire, di combattere per risalire la corrente ma tu no. Hai steso le braccia lungo i fianchi e hai permesso al cavallone di trascinarti giù.
Sapevi che in questo modo non avresti avuto altre possibilità di salvezza.
Sapevi che sarei arrivato da te, privo della mia consistenza immortale, e che non avrei potuto toccarti.
Acqua, onde, sale. E noi al centro, immersi in un grembo liquido che somiglia allo sguardo di una madre.
Strano. Da qui, giunge la ninna nanna che stavo scrivendo per te. Alti e bassi che pensavo non avresti mai potuto ascoltare.
Non importa.
Se i tasti saltano e la musica stona, non importa.
Importi tu e il punto nero in cui l'acqua c'inghiotte.
Mi sei mancata da morire...
Permettimi di guardarti, amore.
Sei pallida, con le guance un pò smagrite e i capelli più lunghi.
Dio, che voglia ho d’infilarci dentro le dita, di far vibrare quelle ciocche tra le mani, scoprirti la nuca e attirarti verso di me!

Scivolo a fondo, a testa in giù. L'ennesima ondata ci ha capovolti, invertendo le posizioni dei nostri corpi, come un Tao perfetto che traccia il bianco e il nero delle diversità e li accoppia indissolubilmente.
Ora ho la sensazione di essere parte integrante di te, amore mio.
Un uomo normale, non un vampiro.
E ti amo da uomo, con la stessa identica violenza di un vampiro.
Un attimo, Bella...solo un attimo di contemplazione prima di andare, prima che si spengano le luci e ritorni nella soffitta.
Adorandoti, ho la certezza che niente dell'amore finisce. Che c'incontreremo in un giardino di delizie, privo di scale e salite, dove le ossa si riciclano in comunione con la pietra e l'epilogo diventa inizio.
Non hai paura, lo sento.
Sei cosciente della mia presenza.
Sono di nuovo tuo e tu...sei di nuovo mia.
Nessuno ti salverà da questa orribile caduta. Nessuno entrerà in contatto con la nostra mente. Alice è lontana, la mia famiglia è in Alaska, tuo padre avrà messo in moto la sua pattuglia per venirti a cercare.
Non ti troveranno subito.
Forse non ti troveranno mai.
Bella, amore...puoi sentirmi?
L'acqua si sta scurendo sopra di noi. La luce si dissolve a gradi e le onde s'illividiscono.
Mi accorgo che neppure il crepuscolo ha un senso, che il sole può tuffarsi nell'oceano e dare agli uomini una notte infinita.
Tu sola esisti, con quell'espressione da bambina rilassata e quel profumo di fresia che il mare involontariamente acuisce.
"Perché mia è la porta segreta che si apre sulla Terra dell’Eterna Giovinezza, e mia è la coppa del vino della vita, e il Calderone di Cerridwen, che è il SantoGraal dell’immortalità.
Io sono la graziosa Dea che dona il dono della gioia al cuore dell’uomo.
Sulla terra io dono la conoscenza dello spirito eterno; e oltre la morte, io dono la pace, la libertà e la riunione con coloro che sono dipartiti."
( The Charge Of The Goddess di Doreen Valiente)
Bella, amore...ci siamo.
Il tuo cuore aumenta i battiti.
A tratti li rallenta.
Tum tum ...tum.
Mi avvicino a te, ti soffio un bacio sulla guancia e mi dispero perchè non mi è concesso toccarti.
Resti immobile, le palpebre tremano a malapena.
Ecco...è perfetto così.
Se fossimo vissuti sulla terra e ti avessi amata fino al resto dei tuoi giorni, questo sarebbe stato il bacio che avrei deposto sulla tua tomba.
Un bacio d'amore eterno.
Sei fredda, Bella. I tuoi muscoli, le tue labbra, il tuo sangue.
L'acqua ti ha trasformate in una bambola rigida.
Carlisle aveva ragione. Emmett aveva ragione. Rosalie aveva ragione. Esme me lo ripeteva usando gli occhi. Alice mi metteva in guardia.
L'egoismo di un vampiro non ha limiti. Non si arresta di fronte a nulla.
Brucia e corrode, come brucia e corrode una folgore che scappa a gambe levate sul terreno o una scarica d'elettricità che disintegra i fili e getta nel buio un'intera città.
- Arriverà un giorno in cui, per una volta, il mostro avrà la meglio su di te e ti convincerà a cedere. Tu gli ubbidirai, Edward. Lo vedo. Stai attento. L'amore spezza un vampiro. L'amore indebolisce la sua razionalità.
Al diavolo la razionalità, al diavolo le costrizioni.
Non voglio riflettere sulle parole di Alice, ora.
Non voglio che le sue premunizioni mi distraggano da te.
Quando stiamo insieme, tutto va bene, vero Bella?
Anche la morte.
Anche quest'acqua.
Anche questo rumore di oggetti che sbattono contro gli scogli e queste tremende vertigini.
Tum...tum....t....
La corrente mi capovolge ancora e capovolge il tuo cuore.
Ci fa scendere giù e ci allinea miracolosamente nello stesso spazio.
La ninna nanna si affievolisce.
Anche questo è perfetto. La musica se ne va.
- Bella, amore...sei davvero felice così?
- Era ciò che volevo, Edward...
- Potevi vivere...puoi vivere...hai ancora una possibilità...
- Una possibilità...? Insieme? Ce l'abbiamo insieme....?
- No. Insieme no...non chiedermelo.
- Allora non ho motivo di vivere...Ci ho provato....ci ho provato davvero...ma era come se non fossi io...Edward...lasciami. Lasciami andare...
Lasciarti andare.
Significa perdere la guerra per la quale mi sono attrezzato. E non alzare un dito per impedirti di farti sciocchezze.
E'questo che desidero? Sul serio, Bella...? Non devo più proteggerti? Voglio che finisca adesso?
Tum...t...u...m.
Scendiamo di sotto, un vortice di schiuma gelata ci raggiunge e ti paralizza.
Emetti un singulto e un'emorragia d'acqua ti riempie i polmoni.
E'fatta.
Hai smesso di respirare. Hai smesso di parlarmi, di usare il pensiero per dirmi ciò che provi. Buffo, dovrei prendere a pugni l'acqua e scorticare con le unghia queste rocce! Dovrei essere atterrito dalla tua morte, non appagato.
-Vengo, Bella...ci metterò un pò a farla finita...ma prometto che vengo. Ti fidi di me...?
Non rispondi. E'tardi.
Dicono che la morte sia parente stretta di Shakespeare. Che talvolta lascia tracce scavate nei volti eppure su di te passa e non scava.
Non sei mai stata così serena, così...piccola, amore.
Tutto questo cadere e tutte queste parole hanno ridotto le mie percezioni al minimo.
Ti prendo la mano, intreccio le mie dita alle tue.
Andiamo.
Fondiamoci.
Dio esiste e sguazza come un pesce dorato in quest'acqua.
Magari mi permetterà di chiudere gli occhi e cominciare a sognare...
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L'Eclisse, il Sole e il Ciclo continua...
- Bella...Bella...Bella.
Mi sento rompere, mi sento spappolare...
Ho paura, si. Paura di mordere qualcosa che non posso mordere. Il tuo collo. La tua bocca. Le tue mani. La tua anima. Paura di spezzarmi i canini in quest'universo siderale e staccarmi dalla mia immortalità centenaria.
Il paesaggio è cambiato. Ogni cosa è cambiata.
Sto correndo dritto verso una montagna che ha le sembianze di un lupo grottesco.
Mi schianterò con la mia auto.
Ho deciso.
Ma ho terrore di ciò che accadrà dopo lo schianto. Lo stesso terrore che avevo da umano, quando mio padre morì di spagnola e mia madre mi svenne tra le braccia.
Mia madre.
Elizabeth.
Riesco a ricordare com'era fatta.
Capelli lunghi e bronzei. Iridi verdissime. Carnagione bianca.
Le somiglio. Gli occhi da umano li avevo ereditati da lei.
- Figlio mio...devi vivere...per me...per lui...per te stesso...Promettilo, Edward...Promettimi che ce la farai. Prometti che sfiderai il tuo destino...
Uno, due, tre flash di vita passata e il panico mi dà la nausea.
Uomo, vampiro...mortale, immortale. Sono bloccato fra due realtà.
Poi, si ode il tonfo. La carrozzeria che si spacca. Le ruote che vanno in aria. La benzina che sputa in gola, il serbatoio che romba, il motore che esplode.
Arriva il fuoco.
Un getto vorticoso di lingue arancioni, al posto dell'acqua.
E ci sono boati di terrore al posto delle bolle. Pezzi di acciaio brunito che piombano addosso e tagliano a fettine i miei vestiti.
E' l'inferno.
L'identico inferno che Edward Anthony Masen visse nel 1918, in un letto d'ospedale.
Il veleno s'impenna nelle mie viscere e fa irritare il mostro.
Potrei salvarmi. Sono un vampiro, ho la pelle di marmo. Peccato che il fuoco sia nemico dei vampiri.
Lascerò la bestia al suo destino.
Che bruci, che si rotoli, che si dimeni!
Sto crepando, finalmente. Le fiamme, unite alla benzina, mi screpolano le membra.
Fa male. Dio...se fa male! Mi sento una volpe scuoiata.
Urlo. Non posso evitarlo.
-Bella! Bella! Bella...!!!
Ho solo questo nome ridondante nella testa, solo le sirene dell'ambulanza e il grugnito di un lupo nelle orecchie.
- Lei è mia, Edward Cullen. E'mia. La volevi, eh? Non puoi averla. Non più. Non esisti per lei!

Jacob.
Doveva essere lui, il cagnaccio puzzolente. Ho riconosciuto i suoi occhi scuri in mezzo a un ammasso di peli irti.
Cosa ci fa qui? Cosa ci fa questo fuoco? Cosa ci fa lui?
I miei sensi stanno friggendo.
E'tardi per reagire, per far leva sulla mia immortalità.
Ricordo una zampata d'animale sbucare dal nulla e tirarmi fuori dall'abitacolo.
E'assurdo.
Sto penzolando tra le grinfie di un licantropo, come una spina dorsale sgusciata del nervo.
Mi mancano le forze per reagire.
Mi manca la voglia di prendere a cazzotti il suo muso odioso e piantargli i denti nella nuca.
Bella. Il mio pensiero va da lei.
Lui lo intuisce e ride. Anzi sbraita.
- Le porterò i tuoi saluti, succhiasangue...! Pagherai per tutto il male che le hai fatto!
Non è finzione scenica, la sua. Non è un finale da Cime Tempestose nè da Romeo e Giulietta.
E'l'endig della lotta fra un vampiro e un licantropo.
Jacob può dissemblarmi. Può uccidermi.
Mi ucciderà perchè mi odia, come io odio lui.
E nella storia tra Capuleti e Montecchi, Romeo è destinato a perire.
Infondo è una mia scelta. Ma un'ultima cosa devo farla.
Gli sputo addosso e gli rivolgo un sorriso sghembo. - Vuoi rendere felice Bella? Strappale il cuore. Io sono là dentro, Jake! E ci resterò con le buone o con le cattive...
Jacob sbraita, si scrolla dal pelo il veleno.
Gli ho ustionato il naso.
Se l'è cercata una bella cicatrice. Avrà un mio ricordo da portarsi nell'oltretomba quando un altro vampiro gli strapperà quel ringhio arrogante.
- Mi hai fatto arrabbiare, Edward! Va all'inferno!
- Aspetterò la tua compagnia...lurido bastardo!
Accade di colpo.
Delle unghia si piantano a secco nel mio petto e la carne si rompe.
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Biglietto di ritorno
Non ho mai abbandonato questo posto.
E non ho mai smesso di suonare.
Strimpello a casaccio ma è come se l'incubo di poco fa mi avesse aperto un pozzo nel torace e la ricongiunzione col mio spirito mi avesse provocato un dolore immane.
Un brusolio di scintille e lame d'acciaio.
Bella. Jacob. Bella. Jacob.
L'acqua.
Quel cane rognoso che diceva di avermela portata via.
Mi alzo di soprassalto, senza calibrare la velocità dei miei movimenti e pianto le dita sui tasti, con una tale violenza da far saltare le uniche corde rimaste illese dal tempo.
La cornice che è sul pianoforte traballa, perde l'equilibrio e cade a picco.
Non faccio in tempo ad afferrarla.
E'più veloce di me.
Cazzo.
Sono ridotto male. Colpa del sangue randagio di cui mi nutro ultimamente.
E'la prima volta che impreco, ma l'incubo di oggi mi ha reso meno vampiro del solito.
Raccatto il porta-foto, ci passo su la mano, quasi volessi spazzare il grumo di polvere che lo appanna. Ripeto questo gesto da tempo. E'un riflesso incondizionato.
C'è una crepa sul vetro, una linea obliqua che divide i nostri volti e si dirama all'estremità, come la tela di un piccolo ragno.
Cazzo.
Ho imprecato di nuovo.
Nelle bettole di Rio, si bestemmia ogni giorno e coloro che hanno fede usano le mani per farsi rispettare. Ciarlano e fanno a botte in continuazione, fumano droga, la impacchettano, la smistano nelle scuole, la vendono ai ragazzini. Qualcuno prova l'extasy e ci lascia le penne in strada.
Chi la chiama polvere d'angelo ha inventato una maniera gentile per accogliere a tavola la morte e offrirle pietanze appetitose.
La morte, quella vera. Che aspetto avrà?
L'ho immaginata un milione di volte. Incappucciata e bellissima, armata di scure e piedi alati. Col tuo viso, Bella, veniva da me...spegneva le lampadine nella mia testa e mi ridava un cuore per poi uccidermi la seconda volta.
"Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente."
(Kahlil Gilbran)
Vorrei che mi cercassi per finirmi, ma forse non mi odi a sufficienza.
Ho cambiato numero di cellulare per evitarti qualsiasi tentazione.
E'l'unico contatto che mi rimane col mondo esterno. Una scatola quadrata, munita di notebook digitale, in questa catapecchia piena di ratti e polvere. Almeno se non penso, suono. E se non suono, scrivo.
Faccio tutto e niente per resistere all'impulso di tornare da dove sono partito.
Per non cedere alla follia.
Non è un caso se ho scelto Rio, se non ho raggiunto la mia famiglia nella terra dei freddi. Laggiù avrei convissuto con creature simili a me e avrei visto il mio volto riprodotto sulle pareti delle grotte, tra i ghiacciai.
La terra viva di Rio mi riporta a te, amore.
E'una vasta distesa di profumi maturi e gli occhi degli abitanti hanno sfumature di cioccolata calda. Puoi capire se mentono o dicono la verità senza spremere le meningi e flirtare con la loro mente.
E'una scusa ridicola, lo so, non regge...ma in qualche maniera devo farti pulsare dentro quest'immagine e fingere che il tempo si nasconda in una fotografia.
Da essa non ti muovi, non invecchi, non cambi.
Ce l'ha scattata Charlie la sera del tuo diciottesimo compleanno.

Eri felice.
Sorridi.
Ti tieni stretta al mio petto, al contrario di me che sto fissando un baricentro vuoto.
L'obiettivo è a mille miglia di distanza.
Il flash non m'infastidisce.
Ho l'espressione di una statua alla quale dei balordi hanno tranciato un arto e si vergogna di mostrare la propria amputazione in pubblico.
Reazione comprensibile, la vergogna.
Avevo deciso di mollarti quella sera stessa e non ne andavo fiero.
Con la punta delle dita accarrezzo la crepa.
Peccato che il vetro non si rigeneri al tocco.
Dovrò sostituirlo.
- Esattamente come mi sostituirai tu, amore. Presto o tardi accadrà. Avrai un uomo accanto, un uomo vero...ti sposerai, lui ti darà dei figli. Bimbi che giocheranno al sole, senza brillare...
Edward Cullen, sei un'idiota! Ammettilo. L'idea che possa dimenticarti ti rode il fegato...per quanto ti sia rimasto un briciolo di fegato...!
Un'idiota? Perchè voglio che lei sia felice?
La daresti a Jake? Lui, che non è meno inumano di te? Svegliati Edward...! Non è così che gira il mondo! Tira fuori i connotati! Arrabbiati! Ringhia! Mordi chi ti pare ma vattela a riprendere!
Uhm..il mostro sta cercando di farmi crollare.
Non passa giorno in cui non mi urli nei timpani.
L'importante è non dargli peso anche se ha fottutamente ragione.
Jacob Black ha il potere di mandarmi in bestia.
Sfrego i canini.
Il pensiero di azzannarlo minaccia di diventare il chiodo fisso della giornata.
Tuttavia non è lui il problema. Non è Jake.
Un brivido mi percorre le scapole. I chiaroscuri della soffitta stanno giocando a carte con la mia retina. O è il mio tatto che fa pena...
Ripasso il dito una seconda volta, in circolo.
Non ci sono rotture sotto i polpastrelli.
La superficie è liscia.
La crepa si sposta a seconda di come muova l'indice.
Accidenti.
Sono pazzo sul serio.
E'una macchia di bagnato, questa.
Forse piove là fuori e l'acqua ha bucato il solaio.
Tendo le orecchie, capto i rumori, le onde d'energia che tamburellano all'esterno.
Un uccellino tuba su qualche finestra. Gli spagnoli del ghetto parlano in cortile.
Una coppia si sbaciucchia nel vicolo e pensa di finire la giornata a letto.
Mi rilasso.
Stai perdendo colpi, Edward. Ti sei sbagliato ancora.
Detesto sbagliarmi.
Detesto pagare le conseguenze dei miei errori.
Ma questa macchia non è uno scherzo o un'allucinazione.
L'assaggio e il buco nel torace si allarga. Sento che risucchia il mio spirito e il brivido si acutizza, facendomi sbattere gli occhi davanti a ciò che ha l'aria di un fenomeno da baracconi.
E'normale che un vampiro pianga?
Ai vampiri non è permesso piangere. Non possiamo produrle queste dannate lacrime! Sta scritto nel nostro maledetto DNA. Altrimenti il tormento di cui siamo preda si dilazionerebbe e diverrebbe più sopportabile.
Eppure...queste sono lacrime.
Lacrime diverse dalle lacrime umane ma sempre lacrime.
Le mie. Le ho sulla lingua.
Sanno di salsedine...e di pietra bruciata.
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Edited by Lady Alexandra - 2/11/2009, 15:22