Qui tutte le poesie, frasi, anettodi etc etc che ci hanno emozionato?
Beh, io ne ho a valanghe... ma comincio a postarne un po', iniziando con due poesie di Montale che mi fan venire le lacrime agli occhi ogni volta che le leggo.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Questa poesia fa parte della raccolta Xenia, una parte di Satura.
Xenia è una raccolta di 48 poesie che Montale ha scritto a sua moglie Drusilla Tanzi dopo la sua morte.
Drusilla aveva una forte miopia, e perciò la chiamava "La mia mosca"
Meriggiare pallido e assorto
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
L'ultima strofa rispecchia la mia idea di vita: la vita è come una strada, tortuosa, e ogni istante è una porta che si apre, che subito dopo si richiude alle spalle a chiave e di questa se ne è persa ogni traccia.
L'unica cosa è andare avanti.
Accanto a questa strada c'è un muro che non si può superare... e l'unico modo per vedere ciò che c'è al di là dal muro è arrivare in fondo alla strada, arrivare alla fine della vita, come giusto che sia.
Una volta leggevo molto i manga, e m'ha colpito molto una serie, la Saga delle Sirene, creata da Rumiko Takahashi, l'autrice di Ranma 1/2, tanto per intenderci.
Il cardine di questa storia era proprio l'immortalità: se si mangiava della carne di una sirena c'erano tre possibilità; la prima, e più frequente, era la morte imminente, la seconda era diventare un mostro immortale e l'ultima, la più rara, diventare un essere immortale.
Fin qua nulla di speciale.
Ma dietro ad ogni manga c'era un riassunto e una piccola riflessione, che m'ha sempre fatto riflettere molto:
"Gli umani rincorrono da sempre il miraggio dell'eterna giovinezza e dell'immortalità.
Ma gli umani possono ottenerle entrambe, mangiando carne di sirena. Il prezzo però è molto alto, poiché tale carne è anche un potente veleno.
I più, muoiono dopo pochi bocconi. Altri, sicuramente meno fortunati, diventano immortali, ma assumono sembianze mostruose e perdono ogni controllo.
Rari sono invece coloro che ottengono il Dono senza alcun problema.
Ma la loro felicità dura solo un breve attimo, prima della presa di coscienza.
L'uomo è nato per morire, e sovvertire questa legge porta solo tristezza e solitudine. Chi vorrebbe vivere in eterno, vittima di questa maledizione?"
Se vogliamo parlare d'amore, beh... ho già espresso la mia opinione nel piccolo racconto della mia esperienza guardando The Notebook.
Quelle poche frasi han fatto crollare la mia barriera emotiva.
E, accanto al profano, vorrei metterci del "sacro". Tralasciando tutta la storia del romanzo, in Angeli e Demoni c'è un bel discorso fra una guardia svizzera e il camerlengo.
Lo riassumo velocemente.
La guardia svizzera dice al camerlengo che non riesce a coinciliare onnipotenza e benevolenza di Dio. Se Dio è davvero onnipotente, perché permette le malattie, le guerre etc etc?
Il camerlengo gli risponde con una domanda, e da lì inizia lo scambio di battute:
"Lei ha figli?"
"No"
"Se ne avesse, lascerebbe che suo figlio giochi col lo skateboard?"
"Sì, ma gli direi di stare attento e di mettersi le protezioni"
"E se lui non l'ascolta, cade e si fa male?"
"Beh, avrà imparato la lezione"
"Ecco, ha trovato la sua risposta"
Dio ci ha dato la vita, il libero arbitrio... sta a noi decidere cosa farne e, se la Terra è conciata così, non è certo colpa Sua, ma dell'uomo.
E' fin troppo facile scaricare la colpa su qualcuno invece che assumersi le proprie responsabilità.
Edited by Lady Alexandra - 23/10/2009, 19:29