Millennium Member
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| Capitolo 2: Tortura
 Kristen's POV Mi infilo con calma sotto il getto caldo della doccia. Tranquillamente, mi lavo e pettino i capelli con minuzia. Devo avere un sacco di sale addosso. Una volta uscita dalla doccia, mi avvolgo in un asciugamano e mi dirigo verso il cassetto della biancheria, tirando fuori un paio di mutande e una canottiera. Non ho voglia di mettermi la camicia da notte. Mi spoglio e indosso la biancheria intima, afferro il copione, un po’ di fogli e una matita e mi butto sul letto. Ho un piano da escogitare.
Mi sveglio leggermente intontita. Il copione e i fogli sono ancora accanto a me. Mi sono dimenticata di posarli sul comodino. Quasi spinta dalla corrente, mi alzo e filo in bagno, per farmi una doccia veloce e vestirmi. Mi metto su un paio di shorts di jeans e una maglietta di cotone aderente. Non devo vestirmi benissimo dato che al mattino sono praticamente nuda se non per un paio di slip (niente tanga o culottes, non sono mica da sola con Rob) ovviamente rosa carne e nel pomeriggio ho addosso un vestito lacerato. Raccolgo i capelli in una coda e mi avvio fuori dalla roulotte, chiudendola alle mie spalle. Fischiettando mi dirigo verso la roulotte di Rob e busso delicatamente alla finestra. Passa poco tempo e Robert si affaccia, a torso nudo Ullallà... se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarà una giornata e spero una serata me-ra-vi-glio-sa. Mi sorride: «Kris che ci fai qua?» Inarco un sopracciglio e continuo a mangiarmelo con gli occhi. Che bella visione. Rinchiudo in un cassetto della mia mente i pensieri non proprio decenti che mi hanno invaso la testa dal momento in cui l’ho visto. Cambiamo argomento. «Volevo sapere se eri già pronto per andare a fare colazione…» rispondo, ancora intenta a rimirare il corpo del mio ragazzo. Ed è mio... mio, mio, mio!!! Si guarda attorno e poi si volta verso di me aggrottando la fronte: «La smetti di guardarmi come se fossi un dessert?». Piuttosto mi rinchiudo in convento. Via col sorriso malizioso: «Ti da fastidio, Rob?». Scuote la testa: «No, ma se continui a guardarmi così, sono capacissimo di trascinarti qua dentro e non farti uscire per tutto il giorno». Ah, vedi che non sono l’unica in preda ad una tempesta ormonale? Rido: «Calma i tuoi ormoni, Robert Pattinson. Sbrigati, ci vediamo a colazione». Sorrido, e mi incammino verso la mensa, quando la voce di Rob mi arriva nuovamente alle orecchie: «Ah, Kristen» mi giro, guardandolo dubbiosa «Non osare provocarmi come ieri». Ridacchio: O povero piccolo pesciolino mio, sei caduto nella rete. «E perché? Fai fatica a resistermi?» gli chiedo, cercando di non far trapelare nulla del mio piano. Lui inarca un sopracciglio: «Sai benissimo che quando fai così perdo il controllo, ma anche mi riferivo ai ragazzi. Kellan ieri sera m’ha stressato l’anima grazie al tuo palese tentativo di tentarmi». Sorrido, maliziosa. Bingo. Non aspettavo altro «D’accordo» mi osserva stranito, è la prima volta che ‘cedo’ così facilmente ad una sua richiesta che non sia una condivisa anche da me... ma il mio piccolo vampiro non sa cosa l’aspetta «... vedrò di essere meno palese» corro via, senza guarda l’espressione di Rob che probabilmente è terrorizzata.
Nel letto pieno di piume, federe lacerate e lenzuola stropicciate, continuo a ridacchiare, per tanti motivi:
1.Le piume di cui sono ricoperta e che sono annidate nei miei capelli come una gallina mi fanno il solletico 2.La faccia di Robert durante il trucco è stata troppo forte: era concentrato al massimo e cercava di mantenere il più possibile la calma mentre mi sfiorava il corpo davanti alle truccatrici per fare le ‘impronte’ dei lividi. Credo che dopo abbia dovuto fare una doccia fredda… 3.Il mio piano per farlo morire. Povero amore mio, non sai cosa ti aspetta...
Intorno a noi, la troupe si sta preparando per le riprese, mentre le risate sguaiate di Jack e Kellan mi arrivano chiare e nette e non fanno altro che farmi ridacchiare ancora di più. «Ragazzi, siete pronti?». Il regista mi riporta alla realtà e smetto di ridere. Mi accoccolo di più addosso a Rob e poggio la testa sul suo torace, come da copione, mentre una ragazza della troupe mi si avvicina e mi sistema il lenzuolo, bloccandolo nell’elastico delle mutande, lasciandomi completamente scoperta la schiena nuda. Le dita di Robert mi sfiorano la pelle e io reprimo un brivido. Adoro quando mi accarezza in questo modo. Kris, non ti distrarre, ricordati che hai un piano da mettere in atto. Il piano diabolico ha inizio. Lentamente e senza farmi notare, sposto una gamba tra le sue, premendo col ginocchio per farmi un po’ più di spazio e mi appiccico di più a lui, premendo il mio seno sul suo torace. Si irrigidisce di botto. Sorrido. Sono proprio curiosa di vedere se resisti, tesoro. «Pronti?» ripete il regista. Annuiamo, e io riprendo il controllo, mentre sento che Rob sta cercando di riprenderlo. Lo deduco dai suoi muscoli tesi. Mi sistemo meglio addosso a lui e chiudo gli occhi. Le risate di Kellan e Jackson si sono spente. «Azione!». La mano di Rob comincia ad accarezzarmi lentamente Che Paradiso... posso stare qui in eterno? Ma, ahimè, devo recitare. Faccio finta di svegliarmi, e mi struscio letteralmente e lentamente sul suo corpo, stile gatta morta, per poi sfregare il mio naso nell’incavo tra il suo collo e la spalla. «Buongiorno...» sussurro, estasiata. Quelle carezze sono state una goduria. Sempre secondo copione, non lo guardo in viso. «’Giorno» risponde. Il tentativo di voce depressa che dovrebbe fare mi fa trattenere a stento una risata. Aggrotto le sopracciglia e mi sposto completamente sopra di lui, allargando le gambe e portandole ai lati dei suoi fianchi. I suoi muscoli si irrigidiscono ulteriormente. Lo guardo, dubbiosa: «Edward... che cos’hai?» Sempre con l’espressione preoccupata e la fronte corrugata mi sussurra: «Ti fa male, Bella?». Lo guardo. Non resisto, la sua faccia è troppo stupida. Scoppio a ridere e poggio la fronte sulla sua spalla. «STOP!» grida il regista, mentre scivolo giù dal suo corpo, e comincio a rotolarmi nel letto, in preda alle risate. «Kristen, si può sapere che ti prendere?!» Dal tono della sua voce, sembra infuriato. «Mi scusi» cerco di parlare, fermandomi e stringendo il lenzuolo al mio petto, per coprirmi, mentre tento di smettere di ridere «È la faccia di Robert che mi fa ridere». Mi guarda, leggermente furioso: «Adesso la colpa sarebbe mia?!». Mi asciugo una lacrima: «Avevi un’espressione troppo stupida» Il regista alza gli occhi al cielo, sbuffa e torna a sedersi al suo posto: «Ricominciamo... dall’inizio» brontola. Oh, fantastico. Mi accoccolo di nuovo a lui esattamente come prima e mi sistemo da sola il lenzuolo. A mala pena sento il sussurro di Robert: «Di’ la verità, mi vuoi morto» Faccio un finto sorriso innocente, poi torno ad appoggiare la testa sul suo petto e far finta di dormire. «Azione!» Evvai che si continua! Dopo poco ritorniamo al punto in cui io sono vergognosamente scoppiata a ridere. «Ti fa male, Bella?». Pronta per il passo successivo. Aggrotto di più la fronte e premo le mani sulle sue spalle sollevandomi leggermente, facendo intravedere il seno. Credo che in questo momento il trucco da vampiro possa considerarsi inutile. «Male? Cosa dovrebbe farmi male?». chiedo, innocentemente. Seguendo il copione, Robert si solleva seduto. Ora io dovrei scendere dalle sue gambe e sedermi sul materasso accanto a lui, ma mi trovo decisamente meglio seduta sulle sue gambe, per cui resto qui. Il lenzuolo scivola dal mio petto, e si posa tra lo spazio che si è formato tra i nostri bacini. Per fortuna i miei slip e i suoi boxer continuano a rimanere nascosti. Ti prego, fai che il regista non dica nulla. Evidentemente le mie preghiere vengono esaudite perché la voce del regista non si fa sentire... e Rob è costretto ad andare avanti. Mi prende con delicatezza il braccio: «Questo, Bella…» Mi indica i finti lividi, premendoci su le dita, per farmi notare che combaciano alla perfezione. Li osservo dubbiosa, mentre lui, con una lentezza che esprime tutta la sua difficoltà nel rimanere calmo, fa scendere la mano sotto al seno e sui fianchi, toccando gli altri lividi. Sto in silenzio per un po’, poi, incurante, continuo: «Oh...». Mi osserva allibito, non so se è solo per il copione o anche per qualcos’altro. «Come ‘oh’?». Guardo intorno a me, trattenendomi dal ridere e, nel notare tutte le piume sparse, scaccio il pensiero della battaglia di cuscini della sera prima di recarci al set e assumo una faccia sconcertata: «Cosa sono tutte queste piume?!». Sbuffa: «Ho morso i cuscini di Esme» Finalmente posso ricominciare a guardarlo: «Hai morso i cuscini?! Perché?!». Mi fissa quasi truce: «Almeno erano i cuscini e non te... ora rispondi alla mia domanda?!». Sospiro sconfortata, scendendo dalle sue gambe e ricoprendomi col lenzuolo. «No, non mi fanno male» «Non mentirmi». Mi avvicino, furiosa e, stringendo al mio petto il lenzuolo con la mano sinistra, gli afferro il mento con quella destra, obbligandolo a guardarmi negli occhi «Senti un po’, Edward Cullen... Non mi hai fatto male, ho avuto lividi peggiori in tutta la mia vita! Tu...» tremo «Tu stai uccidendo la mia euforia!» Non cambia l’espressione dura, gli occhi socchiusi. Provo ad immaginare a non essere più nemmeno sfiorata da lui. Un dolore immenso mi attanaglia il cuore. Lascio andare il suo mento e lo guardo con occhi colmi di tristezza: «Non mi toccherai più finché sarò umana... vero?» «Non voglio farti male, Bella». Mi allontano di botto, afferro la vestaglia e la indosso in fretta e furia, scendendo dal letto e rifugiandomi ‘nel bagno’, sbattendo la porta alle mie spalle. Sì, mi sentirei veramente a pezzi se Robert non volesse più toccarmi «STOP!». La voce del regista mi riporta alla realtà. Riapro la porta e guardo nella stanza. Rob si è lasciato andare a peso morto sul letto, esausto Povero il mio bel topolino caduto in trappola. «Va bene?» chiedo, con finta noncuranza «Perfetta... splendida!» Il regista è euforico. «Siete pronti per le altre inquadrature?» Ovviamente.
Alla fine delle riprese, Rob assume uno sguardo strano, che mi inquieta. Scambia qualche parola con il regista e me (lanciandomi un’occhiata truce) e si avvia fuori dal set. Non appena superata la porta, viene investito da dell’acqua. Dall’urlo stridulo che emette deve essere ghiacciata. Sento le risate di Jackson e Kellan: «Per calmare i bollori!» Scuoto la testa Effettivamente, amore, ti ho tartassato. Clicca qui e commenta il secondo capitolo! |