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 Group: Romeo and JulietPosts: 254 Location: Monfalcone Status:  | |
| NON SO PIù COSA DIRE, SUL SERIO *_* SONO FELICISSIMA CHE QUESTA FICCI VI PIACCIA. POSTO IL CAPPY TRE STASERA, POI RITORNO LUNEDì COL 4. NON MI PERDO IN CHIACCHIERE E VI LASCIO ALLA LETTURA CON LA SEGUENTE PREMESSA: BELLA è SOTTO EFFETTO DEL SIERO, QUINDI I SUOI STATI D'ANIMO ED I SUOI PENSIERI SARANNO COMPLETAMENTE DIVERSI DA QUELLI LETTI NEL PRIMO CAPPY. BACIONI A TUTTE *_*
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Ero accovacciata sul pavimento, in preda ad un’atroce disperazione che mi stava dilaniando il petto. Rosalie mi era accanto e tentava in ogni modo di consolarmi, ma sapevo che era tutto inutile. Dentro di me si era aperta un senso di vuoto, dettato dal rifiuto di Edward. Non mi voleva. Ma ciò che mi feriva maggiormente era proprio lo sguardo di compassione e odio che mi aveva rivolto. Anche se sapevo di meritarlo. Solo in quel momento sentii il dolore per i nostri battibecchi, il rimorso per averlo insultato più volte per il semplice gusto di farlo, nonché il pentimento per tutti quei dispetti infantili. Quando gli rigavo l’auto nuova per vederlo arrabbiato e furioso, o quando nascondevo le scarpe di Alice sotto il suo cuscino per ridere di fronte alla lite tra i due fratelli. Quei ricordi affluirono nella memoria con prepotenza, ed esplosero come un fiume in piena, come un fradello troppo grande da sopportare. Troppo. “Coraggio Bella, non fare così.” Mi confortò Rosalie, lì accanto a me. Non la stavo ascoltando, troppo impegnata per autocommiserarmi; alzai lo sguardo per incrociare ancora quello di Edward, senza poterne fare a meno. Un solo istante bastò, e quando incontrai l’oro liquido e caldo dei suoi occhi... qualcosa dentro di me andò in subbuglio. Avevo quasi la sensazione mi stesse leggendo nel profondo dell’anima, e mi sentii improvvisamente a disagio e inadeguata di fronte alla sua bellezza scultorea. Una magnifica statua greca che riluceva in ogni suo singolo centimetro. Ma il suo sguardo di rabbia... mi rattristò.
Edward abbassò gli occhi interrompendo il nostro contatto visivo. “Devo andare.” Sussurrò, poi un secondo dopo sparì dal soggiorno, ed io sprofondai nell’abisso dell’abbandono. “Idiota!” Ringhiò Alice; della sua voce cristallina era rimasto ben poco. In un balzo si accovacciò sulle ginocchia accanto a me, e mi afferrò per un braccio portandomi in posizione eretta. “Devi fare qualcosa, Bella.” Sibilò, infuriata. “Edward ti ama e aspetta solo un tuo passo.” Nel suo sguardo vi era un’autentica certezza. Rilasciai un sospiro rassegnato. No, Edward non mi amava affatto. Il suo sguardo indagatore non avrei mai potuto dimenticarlo, e non sentivo più alcun vigore, alcuna forza. Era come se le fiamme degli inferi mi stessero bruciando proprio lì, in quell’istante. Perché Edward... non mi voleva. “Alice, Bella sta molto male.” Sussurrò Jasper, percependo il mio stato d’animo attraverso il suo potere da empatico. Gli stavo trasmettendo tutto il mio dolore. “Fa’ qualcosa, no?” S’intromise Emmett. “Domina le sue emozioni.” “Ci sto provando, ma Bella respinge le nuvole di serenità che le sto inviando.” Replicò, sembrava quasi offeso. “Ah beh, la colpa è di Alice il folletto. E’ lei che ha avvelenato l’alce.” Soggiunse Emmett, poi si rivolse a me con un sorriso estatico. “Ehi Bella, ti va una partita a scacchi?” Jasper lo colpì alla testa con un pugno. “Ma che cosa hai nel cervello? I criceti che girano sulla ruota all’infinito? Non vedi che Bella sta male? Tu non puoi sentire le sue emozioni, ma sono così potenti che mi stanno uccidendo.” Sbottò, profondamente adirato. Emmett si massaggiò le tempie. “Jazz, non te la prendere, era solo per distrarla un po’. Di solito vince sempre lei a scacchi, almeno stavolta mi rivelava le sue mosse prime di compierle. Per una volta che potevo vincere.” Ostentò delusione con uno sbuffo sonoro. “Scusa Bella, meglio che tu ti occupi di come lanciarti all’inseguimento di mister simpatia.” “Alice, stavolta l’hai combinata grossa.” Mormorò Rosalie, sedendosi sul divano in soggiorno. “Jazz non riesce nemmeno ad usare il suo potere per alleviare le sue emozioni.” Mi sentivo così a disagio. Non potevo fare del male anche ai miei fratelli adottivi, la famiglia con la quale avevo condiviso anni e anni di immortalità. Dovevo allontanarmi da loro, ed uscire da quella casa prima che potessi causare altri danni. E soprattutto non volevo che mio fratello soffrisse ancora nel sentirsi impotente con il suo potere di empatico. Se fossi andata nel bosco, la lontananza sarebbe stata minima, e non sarebbe servito a nulla. Avevo bisogno di un luogo molto più distante, dove ero solita andare per sfuggire alla confusione e per rintanarmi nella solitudine: Denali. Lì viveva l’altro clan di vampiri che seguiva la nostra stessa dieta vegetariana, e più volte Tanya mi aveva aiutata e ascoltata. Sì, avevo deciso. Lo sbuffo improvviso di Alice mi riscosse da quei pensieri. D’istinto sollevai lo sguardo incontrando i suoi occhi dorati. “Non posso crederci! Tu ed Edward siete proprio fatti l’uno per l’altra: anche tu hai intenzione di andare a Denali.” La sua era una certezza piuttosto che una supposizione, perché il mio futuro era oramai segnato. Però... forse non tutto era perduto! Se anche Edward era andato a Denali, allora voleva dire che... Un’improvvisa idea balenò nella mia mente, e mi sentii irrimediabilmente stupida per non averci pensato prima. Alice mi aveva fornito ben due aiuti che avrebbero dissipato ogni dubbio e riparato ad ogni danno: Edward era andato a Denali perché, leggendo nel pensiero di Alice, aveva capito che ci sarei andata anche io. Inoltre, mia sorella veggente aveva asserito che Edward stava aspettando soltanto un mio passo, e che mi amava. Ma certo! Non poteva essere altrimenti! Avevo lasciato che lo sconforto mi dominasse a tal punto da rendermi cieca completamente. Ma stavolta non avrei rischiato di incorrere nello stesso stupido errore che avevo fatto in tutti quegli anni. No! Stavolta avrei agito. Fissai mia sorella con un lampo di mera determinazione negli occhi. Edward aspettava un mio passo? Bene, allora l’avrei conquistato, e gli avrei dimostrato che tenevo davvero a lui. Jasper si schiarì la gola, percependo il cambiamento delle mie emozioni. “Alice, credo che Bella voglia dirti qualcosa.” Lo sguardo di mia sorella fu nel mio. Anche Rosalie ed Emmett mi fissarono incuriositi di conoscere il responso. “Alice, Rose... chiedo il vostro aiuto.” Calò il silenzio per un attimo, e lo sguardo di Alice divenne estremamente concentrato, segno che stava tentando di scrutare il mio futuro. O meglio, la mia determinazione era così salda che non lasciava adito ad alcun dubbio: la mia decisione era ormai presa. Le labbra scarlatte di Alice si tesero in un sorriso complice. “Ottima scelta, sorellina.”
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Avevo sempre odiato sottopormi alle grinfie di Alice e Rosalie entrando nelle vesti di barbie-manichino, ma quel giorno avevo un motivo ben preciso... uno scopo: conquistare Edward, e fare in modo che conoscesse una parte sensuale e seduttrice di me. Lui era così bello ed affascinante, e le sue labbra aspettavano solo di essere sfiorate... Scacciai quei pensieri, concentrandomi sul vestito che Alice e Rosalie mi avevano consigliato: un abito blu lungo sino alle ginocchia, con bretelle sottili sulle spalle. Uscii dalla cabina armadio della camera di Alice, e mi mostrai alla loro vista. Ci fu uno sguardo incerto, poi un sorriso compiaciuto da parte di entrambe. “Perfetto.” Acconsentì Rosalie entusiasta. “Ora pensiamo ai tuoi capelli.” “No, Rose: tu pensa alla manicure e pedicure. I capelli sono il mio campo.” Ma Rosalie non avrebbe avuto il tempo di esprimere il suo disappunto, perché Alice aveva già iniziato a legarmi i capelli in un alto chignon ancor prima che la frase fosse stata completata. Rosalie mi stese un sottile strato di smalto grigio-perlaceo sia sulle unghie dei piedi, che su quelle delle mani. Aveva pensato bene di utilizzarne uno brillante, secondo lei avrei attirato maggiormente l’attenzione di Edward. Un delicato tocco di trucco completò l’opera delle mie due sorelle vampire. Mi guardai allo specchio, e sorrisi. Ero emozionata e al contempo nervosa. In quel momento, mentre contemplavo la mia figura e pensavo cosa dire ad Edward, desiderai il potere di prevedere il futuro. Almeno avrei potuto sapere in anticipo quale comportamento avrei dovuto adottare con Edward, e soprattutto... quale sarebbe stata la sua reazione. Alice sospirò quando vide che mi mordicchiavo nervosamente le labbra. “Gli piacerai.”Sussurrò. “Certo che gli piacerai, come potrebbe essere altrimenti?” Intervenne Rosalie, giocando con la sua folta chioma bionda. E provai invidia anche nei suoi confronti, per la sua bellezza mozzafiato, per il suo portamento elegante, e per il suo atteggiamento sempre impeccabile. Fui sul punto di rinunciare alla mia impresa: non ero così bella, e certo un po’ di trucco non avrebbe mai cambiato la realtà dei fatti; non avevo doti straordinarie, ero semplicemente una vampira di duecento anni il cui potere era uno scudo psichico. Per anni avevo detto ad Edward che l’odiavo, e come potevo illudermi che sarebbe bastato un po’ di trucco ed un vestito elegante per fargli cambiare idea? A quel punto mi sedetti sulla sponda del letto, afflitta dalla costernazione. “Oh, no! Non puoi cambiare idea proprio adesso, Bella.” Sbottò Alice adirata, avvertendo che la linea del mio futuro stava prendendo, probabilmente, una piega nettamente diversa. “Sta rinunciando?” Si accigliò Rosalie. “Perché?” Rilasciai un sospiro rassegnato, e feci per sciogliermi i capelli. “Non funzionerà. Mi odia, per anni gli ho detto quanto lo odio.” Quanto avrei voluto trovare lo sfogo illusorio nel pianto, e lasciare che le lacrime lenissero il mio dolore. Ma... non potevo farlo, ed era così terribilmente frustrante. “Rinuncio.” E mi stesi sul letto. “Alice, non ho mai visto Bella comportarsi in questo modo. È cambiata da un secondo ad un altro. Non è che il siero della verità ha qualche grave effetto collaterale?” Domandò Rosalie, lasciandomi perplessa. “Ma certo che no!” Alice scosse la testa in segno di diniego. “Semplicemente ora Bella ha eliminato tutte le barriere che aveva costruito, ed ora vede davanti a sé esclusivamente la verità.” Decretò Alice, seria in volto. “E quale sarebbe la verità?” “Che lei lo ama da anni, è evidente! E che l’odio era una finta parvenza, una maschera per nascondere i suoi sentimenti verso Edward. Ora che il siero è entrato in circolo e scorre dentro di lei, deve solo aspettare che le emozioni si stabilizzino del tutto.” Si concesse una pausa, e sul suo volto angelico si disegnò un ghigno sornione. “Sono anni che aspetto una loro dichiarazione, ed ora che l’abbiamo ad un palmo da noi, non me la farò scappare via!” Rosalie annuì, sfruttando quella breve pausa per metabolizzare le parole di Alice. “Ma a mezzanotte cosa accadrà?” Alice esitò. “Non ci avevo pensato, a dir la verità.” Mormorò Alice. “Ci penseremo quando sarà il momento.” Mi afferrò saldamente i polsi costringendomi a guardarla dritto negli occhi. “Ascoltami attentamente: tu andrai a Denali da Edward e lo convincerai che è un perfetto idiota.” Il suo tono era palesemente minaccioso. “Non ti azzardare a tornare qui senza di lui. Edward ti ama e aspetta soltanto una tua mossa, chiaro?” Mi abbandonai all’oro liquido dei suoi occhi, ma stavolta contemplai anche quelli di Rosalie. Entrambe le mie sorelle sembravano così profondamente convinte dei sentimenti di Edward verso di me. Ma... se si fossero sbagliate? Avrei ottenuto un’altra sconfitta, e non sapevo se sarei riuscita a sopportarla o meno. Abbassai di nuovo lo sguardo, esitante. Forse era il caso di resta- “Ahh, basta. Io non sopporto più né te, né Edward. Ho sbagliato a rubare il siero della verità al capo della polizia, avrei dovuto chiedere a Shakespeare di darmi lezioni di pozioni d'amore!” “Hai rubato il siero?” Si accigliò Rosalie. “Pensavo l’avessi comprato!” “Credi che sia una crema per il corpo formato mignon che si compra in erboristeria?” Replicò ironica. “Ieri sera ho sentito Carlisle parlare con il capo della polizia: dicevano che volevano utilizzare il siero della verità per far confessare un omicidio compiuto da un criminale ricoverato in ospedale. Una volta che il liquido entra in circolo, il siero costringe a dire solo ed esclusivamente la verità. È come parlare al subconscio: tutte le emozioni vengono così come si presentano.” “Ma non era illegale?” Domandò Rosalie. Alice fece un vago gesto con la mano. "Viene usato solo in casi di estrema necessità."
Non prestavo minimamente attenzione ai loro discorsi. Le loro voci mi arrivavano come semplici echi lontani, perché nella mia mente continuava a vorticare l’immagine del volto scultoreo di Edward, la sua voce sensuale ed ipnotizzante, i suoi movimenti eleganti quando andava a caccia. O anche... le smorfie deliziose che si disegnavano sul suo volto ogni volta che schiudeva le labbra in un sussurro, in un insulto, in un respiro. Improvvisamente mi sentii afferrare per i fianchi. “Ehi, mettimi giù!” Mi lamentai quando Alice mi prese con prepotenza sulle spalle. “Con le buone non lo capisci, quindi utilizzerò le cattive maniere.” Ribatté, infuriata. Non impiegai molto a capire le intenzioni di Alice: con la velocità vampiresca, saettò dalla finestra della sua camera tenendomi in braccio. Attraversammo fulminee boschi, città periferiche, saltando fiumi e piccoli ruscelli, fino a quando non giungemmo a Denali. Ci fermammo in prossimità di un piccolo parco isolato, nascondendoci dietro dei folti cespugli. Alice guardò in avanti circospetta, poi sorrise. “Eccolo laggiù.” Indicò con un braccio una panchina. Quando seguii la direzione del suo dito, mi resi conto che Edward era proprio a pochi metri da noi, seduto sulla panchina. Era piegato in avanti, la testa nascosta tra le mani. Non mi ero accorta che anche Rosalie ci aveva seguite. Mi appoggiò la mano sulla spalla, in tono rassicurante. “Se hai bisogno siamo qui.” E il suo volto si illuminò in un sorriso mozzafiato. Il sussurro di Alice fu decisivo. “Vai da lui, e fallo ragionare. Ti ama, non avere dubbi.” Deglutii il groppo alla gola, inspirando ed espirando profondamente – non avrei mai perso quell’abitudine umana, oramai. Uscii dal folto cespuglio lentamente, fino a quando non raggiunsi la panchina. Cosa gli avrei detto? E se Edward mi avesse mandata via? Non volevo ferirlo, o magari dire parole che l’avrebbero infastidito. Non stavolta. In tutti quegli anni amavo quando mi rivolgeva la parola, e un insulto da parte sua equivaleva a ricevere un regalo tanto agognato. E quel suo sorriso sghembo che mi scaldava l’anima... era il sole che irradiava le giornate di pioggia perenne a Forks. Avevo registrato ogni suo singolo spostamento, mi ero interessata silenziosamente ad ogni singola cosa che lo riguardava, perché... desideravo conoscere ogni aspetto della sua vita. Non volevo perderne nemmeno un barlume. Ero innamorata di lui. Quando fui dietro di lui, mi schiarii la gola. Edward si voltò di scatto, sembrava spaventato.. “Ciao.” Sussurrai, ed il miele dei suoi occhi si sciolse nel mio.
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