"Tentazione"
“Permetti?” domandò porgendomi una mano, l’altra piegata elegantemente dietro la schiena, esattamente come un perfetto principe.
Mugolai qualcosa di poco comprensibile annuendo e poggiando la mano nella sua, quanto mi piaceva sentire il freddo pungente sulla mia pelle calda.
Sorrise compiaciuto e senza accorgermene ero già tra le sue braccia, le mani incrociate dietro al suo collo, che voleva fare?
“Che hai intenzione di fare?” domandai mentre camminava verso le scale.
“Niente..mi piace tenerti così, sei o non sei la mia principessa?” chiese con quel suo sorriso sghembo tremendamente affascinante e ammaliante.
“Giusto, mio principe!” scherzai.
Rise e mi baciò la fronte, chiusi gli occhi assaporando quel momento, la camicia si strusciava alla mia maglia di cotone leggera, sentivo distintamente i suoi muscoli a contatto con me, era bellissimo.
Sorreggendomi con un solo braccio aprì la porta di una stanza, era grande, un armadio a muro con le ante bianche stava sulla destra, una libreria in cristallo sulla parete in fondo. Nessun letto, ovviamente non gli serviva, però c’era un divano bianco su cui erano poggiati dei cuscini azzurri.
Mi posò a terra senza dire niente, ero assorta nei particolari, i cd erano impilati l’uno sopra all’altro vicino ad un impianto stereo che avrebbe fatto invidia a chiunque.
Mossi alcuni passi verso la vetrata che prendeva l’intera parete, coperta ai lati solo da tende leggere ed estremamente eleganti.
“Camera mia..” disse poggiandosi al vetro rivolto verso di me.
“Bellissima..così ordinata! Non come la mia”
Rise “Ho notato” scherzò.
“Sono un’artista, ergo sono disordinata!” risposi prontamente facendolo ridere di nuovo.
“Andiamo fuori, tra un po’ ci sarà il sole” aprì la finestra ed uscimmo su un terrazzo enorme racchiuso da tre pareti, quella del corridoio e quella di un’altra camera oscurata da tende pesanti.
“Solo per te..” disse indicando un divanetto in vimini al centro, fiori rossi in vasi di terracotta “ti va se guardiamo il tramonto insieme July?” chiese romanticamente prendendomi per mano e portandomi a sedere con lui, non riuscii nemmeno a rispondere che mi trovai seduta sulle sue ginocchia, la testa sulla sua spalla e la mia mano a vagare sul suo collo.
“Ti da fastidio questo?” chiesi alzando il busto e carezzandogli una guancia.
“Tutt’altro” mormorò chiudendo gli occhi.
“Allora posso continuare?” domandai timida passando le dita intorno alla sua mascella come a volerne tastare i contorni, per convincermi che non fosse un miraggio.
“Si..” mormorò ancora prendendomi per i fianchi e spostandomi sopra di lui, busto contro busto, ero così vicina a lui, al suo corpo.
Mi avvicinai cautamente, sapevo di non doverlo forzare più di tanto, rischiavo anche io, ma sarei impazzita se non lo avessi toccato, sfiorato, assaggiato quella pelle d’avorio. Posai le labbra dietro al suo orecchio, la pelle fredda mi provocava brividi ovunque, ma non era solamente quello, era tutto il resto. Le sue mani che vagavano sopra la mia maglietta leggera, era come il tocco di un angelo, irreale e divino. Sentivo il mio respiro calmo, trattenuto più che altro, il suo inesistente, tante volte non respirava quando stava con me, il mio cuore galoppava come un cavallo che ha trovato la libertà, il suo immobile, morto.
Non era morto, era forse più vivo del mio, lo dimostrava adesso, tenendomi tra le sue braccia, sfregando la sua guancia sulla mia giugulare, come potevo resistere ancora? Volevo di più e non osavo dirlo, confessarlo.
Respirai a fondo e posai la mia fronte sulla sua, gli occhi chiusi ad assaporare le sue mani gelate su di me che parevano più calde di qualsiasi altre mani, non c’erano mai state carezze più belle.
“July..” mormorò e il suo profumo mi invase come una fragranza afrodisiaca “non aprire gli occhi”
Ubbidii e mi feci prendere in braccio, le palpebre abbassate, scorgevo solo una luce più chiara rispetto a quelle di pochi istanti fa.
Mi posò a terra, di nuovo in piedi fece scivolare via le mani da me e con difficoltà mi trattenei dal lamentarmi e muovermi per ritrovarlo.
“Aspetta un po’..” lo sentivo distintamente, poco lontano da me, “aprili adesso”
Non so perché non li aprii subito, cosa mi aspettavo di vedere, qualcosa di spaventoso forse, oppure qualcosa di ancora più bello? Ma cosa ci poteva essere di più attraente e splendido di lui?
Lentamente li aprii e mi rimangiai ogni cosa, esisteva ed era davanti a me un angelo con tanto di luce propria.
Brillava come un diamante, di quelli perfetti, forse nemmeno ne esistono di così luminosi, in natura non c’è niente che si possa paragonare a lui, a quella pelle di marmo che adesso sembrava uno specchio sotto il sole.
Mi avvicinai affascinata, curiosa, vogliosa di toccare anche solo un centimetro di lui, probabilmente sarebbe svanito appena l’avei sfiorato. Invece non svanì, era la stessa, fredda, dura e liscia.
“Sei..” non riuscivo a parlare “Nicolas..” mi alzò il volto e mi inchiodò ai suoi occhi dorati, sembrò parlare alla mia anima.
“July” ancora rabbrividivo quando pronunciava così il mio nome, quel misto di rassegna, desiderio, amore e tutto ciò che ancora celava la sua voce e io non comprendevo.
“Non resisto più”
Non capii bene cosa successe, con che velocità afferrò il mio volto e con quale delicatezza posò le sue labbra sulle mie.
Toccai il cielo con un dito, tutta la voglia che avevo di lui si riversò in quel bacio inaspettato, le nostre labbra che si muovevano prima lente, esitanti, poi veloce, sicure. Insinuai le mani nei suoi capelli spingendolo di più su di me, le sue mani sul mio volto ad accarezzarlo.
Poi tutto cessò, come era successo, veloce, inaspettatamente si allontanò e in risposta cercai di riportarlo su di me, volevo molto di più di quel semplice bacio.
Ovviamente non me lo permise e mi afferrò per i polsi stringendo le mie mani tra i nostri corpi. Fissavo le sue labbra rosse, non potevo crederci di averle sfiorate, baciate!
“Direi che per oggi abbiamo avuto la nostra dose di adrenalina” e sorrise con quella sua voce delicata.
“Si..” mormorai abbassando lo sguardo, sapevo che per lui era stato anche troppo.
Non so dire quanto rimanemmo lì, io appoggiata al suo torace scultoreo, lui con la guancia sulla mia testa, le mani sulla mia schiena a proteggermi. Il sole ci donava le sue venature arancio, rosa, violette, sfumature di colori rare in quel luogo, tutte a far cornice a quel momento magico, surreale, troppo bello per essere pura realtà. Lo era però, lo stavo abbracciando, era vicino a me ed era solamente mio.
“Come va?” domandai sapendo che stava combattendo contro la sua natura.
“Bene..” sussurrò senza muoversi “non potrei stare meglio” continuò baciandomi i capelli.
“Vale anche per me..grazie di aver ceduto alla tentazione” scherzai.
“è stato un piacere..lo rifarei anche adesso” mi afferrò per le spalle e fui costretta a guardarlo “solo che ho rischiato anche troppo, la tua vita non vale tutto questo”
“Lo vale invece” ribadii convinta facendolo arrabbiare.
“Non scherzare” disse duro “l’unica cosa che conta è la tua incolumità, già stando qui la metto a rischio. Solo che non riesco a starti lontano..non ti posso lasciare andare” mi strinse forte e quasi soffocai, soffriva così tanto per me.
“Nicolas mi ami, amare non è mai un errore..e tu standomi vicino mi rendi felice, non mi lasciare mai” l’aria dura che aveva prima svanì in un sorriso “promettimelo”
“Mai..non potrei mai lasciarti”
Presi la sua mano e la portai al mio viso per baciarla, brillava ancora, seppur più debolmente, il sole stava calando lasciando posto alla luna, al crepuscolo, l’ora dedicata alle creature della notte, in quel momento rinascono dal loro sonno.
Il mio vampiro invece stava con me, mi concedeva tutto se stesso e gliene ero grata, glielo sarei stata eternamente, adesso sapevo che l’amore esisteva, solo merito suo.
Lui aveva catturato la mia anima, l’aveva posta nel suo cuore, non l’aveva rubata, io l’avevo donata a lui e non l’avrei mai ceduta a nessun altro.
“Ci guardiamo questo tramonto allora?” mi domandò prendendomi in braccio.
“Solo se mi tieni stretta a te”
“Questo era ovvio..” mi sorrise beffardo, l’aria da cattivo, dovevo ammettere che gli donava, ma sapevo benissimo che era un angelo, non un demone “non ti lascio scappare”
Risi e mi accoccolai sulla sua spalla, lo sguardo rivolto a lui, al suo volto, il tramonto in confronto a Nicolas era un granello di sabbia, qualcosa di insignificante rispetto a lui, il mio universo.
Rimanemmo lì ancora per un’ora, ormai il sole non c’era più, la pelle di Nicolas era tornata bianca, pallida, non riluceva più come piccoli diamanti. Adesso c’era la luna, svaniva e tornava da dietro quelle nuvole bianche, che avevano acquisito un colore più scuro simile ad un grigio.
Una leggera brezza muoveva le foglie degli alberi intorno, le luci della casa e del giardino accese, io tra le braccia di Nicolas.
Stavo guardando lui, come sempre, quando lo sentii rivolgersi a qualcun altro, lo sguardo rivolto alla ringhiera in ferro del terrazzo.
“Ciao Alice”
Mi voltai a guardarla, era in piedi su forse nemmeno tre centimetri di ferro battuto, camminava come un’equilibrista, forse meglio, più aggraziata, sicura e decisa. Era bella, con quel suo viso da folletto, i capelli corti e curati, indossava un vestito grigio abbastanza corto e delle calze nere pesanti, semplice ed elegante.
“Ciao Nicolas” disse scandendo sul terrazzo con un balzo leggiadro “Ciao July” mi sorrise e venne verso di noi.
“Come mai qui?” chiese Nicolas forse un po’ contrariato.
“Tu non scendevi, io ero curiosa di conoscere la tua dolce metà” disse semplicemente come se fosse la cosa più normale del mondo e strizzando l’occhio verso di me.
“Io sono Alice!” squittì.
“July” dissi alzandomi e porgendole la mano, ma lei mi abbracciò inaspettatamente.
Non ero mai stata a contatto con altri vampiri oltre Nicolas, c’era stata Esme, ma era sempre stata lontana da me, mai mi aveva sfiorata o addirittura abbracciata in quel modo.
“O scusami..” disse vedendomi un po’ turbata.
“No..devo ancora abituarmi a tutto questo” arrossii “scusami tu” dissi frettolosamente e sentii una mano stringersi nella mia.
“Tranquilla, con il tempo ti abituerai anche a i modi di Alice” scherzò guardando la sorella che mi guardava come fossi un’aliena, un’aria strana.
“Saremo amiche” sentenziò “vedrai ci divertiremo! Ti devo ancora mostrare cosa ho organizzato per il ballo, ovviamente tutto come avevi pensato tu, con qualche ritocchino”
“Alice vai!” disse Nicolas fermando quell’uragano impazzito, era simpatica però.
“Sempre il solito musone” piagnucolò “venite giù, il resto della famiglia vuole conoscerti” ci informò saltando giù dal terrazzo, saranno stati almeno quattro o cinque metri.
“Alice” scosse la testa “non cambierà mai, è un ciclone”
“Ho notato, però è simpatica e tu sei veramente un musone!” scherzai e lui mi perforò con lo sguardo.
“Scherzavo, sei perfetto” mi corressi abbracciandolo.
“Meglio” sussurrò all’orecchio “Che ne dici se andiamo giù? Ti va di conoscere il resto della famiglia?” mi chiese dolce.
“Uhm..” conoscere un’intera famiglia di vampiri, per di più quella del mio ragazzo, e se poi non gli fossi piaciuta?
“Ti preoccupa qualcosa?”
“No..stupidaggini di un’adolescente”
“Cosa c’è?” perché riusciva a farmi fare cose che non volevo con una semplice carezza?
“E se poi non gli piaccio? Sono umana..loro vampiri..diranno che non sono adatta a te..ho paura..” balbettai un po’ imbarazzata.
“Sei l’umana più bella che conosca, sei perfetta per me e loro ti ameranno come ti amo io. Forse esagero..”
Lo guardai stralunata.
“Non possono amarti come ti amo io..perché ti amo sopra ogni cosa inimmaginabile”
Sorrisi e mi sporsi verso di lui per dargli un bacio sulle labbra, non si oppose, ma fu solo un millesimo di secondo in cui la mia bocca sfiorò la sua.
“Grazie, e ora andiamo prima che cambi idea” dissi in fretta.
“Va bene” disse trascinandomi verso la ringhiera “vuoi provare una cosa?” chiese con un’aria mista a divertimento e indecisione.
“Cosa?” chiesi guardando giù, il verde del prato era nero, solo alcune zolle erano illuminate da dei faretti piantati nel terreno e allora si vedeva il colore naturale, un verde brillante e acceso.
“Arriveremo prima..” disse sbrigativo.
Cosa ci voleva a scendere le scale e andare in sala? Come potevamo arrivare prima buttandoci dal terrazzo? Io sicuramente sarei arrivata prima in ospedale, quello era certo.
“Va bene, mi fido”
“Ti piacerà, chiudi solo gli occhi, la prima volta può essere fastidioso”
“Ok” dissi ancora più titubante di prima.
I afferrò per un polso e mi posò sulla sua schiena, istintivamente mi aggrappai a lui come una scimmia, che imbarazzo, ma di cadere giù non ne avevo intenzione, chiusi gli occhi e poggiai il viso alla sua schiena riparandomi da quel vento forte che mi picchiava. Ma se c’era solo una leggera brezza?
Secondi forse millesimi di secondi e avvertii il calore della casa, le luci chiare e un parlottio confuso provenire dalla mia destra.
“Tutto a posto?” domandò rimettendomi in piedi di fronte a lui.
“Si, bello..ma come fai ad essere così veloce?” domandai curiosa.
“Sono un vampiro..pensa che non riesco a stare dietro a Edward, lui è più veloce di me” rise guardando la mia faccia incredula, ogni giorno scoprivo qualcosa di più e ne ero sempre più affascinata.
“Sono tutti di là e aspettano te..” mi informò.
Deglutii e guardai l’arcata che ci divideva dalla sala, tutta l’intera famiglia al completo lì ad aspettarmi, odiavo essere al centro delle attenzioni, invece quella sera lo sarei stata.
“Manca solo Carlisle, ma vedrai che tra un po’ tornerà dal lavoro, dovrebbe terminare il turno verso le 21. Ovviamente anche Emmett e Rose, in giro per il loro ennesimo viaggio di nozze fasullo”
“Bene..” dissi sarcastica, tre membri in meno, che importava, più di metà famiglia era nella stanza a fianco.
“July ti vuoi rilassare?”
“Non sei tu che devi conoscere la famiglia del tuo ragazzo..” brontolai spazientita.
“Andrà bene, Esme la conosci già come Alice del resto, ingraziata Alice sei a posto, quindi tranquilla” era sereno, scherzava e cercava di rassicurarmi, forse le mie erano preoccupazioni infondate. Anzi lo erano sicuramente.
“Non lasciare la mia mano” lo ammonii stringendola sapendo di non potergli fare male, nemmeno volendolo.
“Tu non me la spezzare” scherzò.
“Impossibile” risi e seguii lui verso la sala.
Seduti ed immobili come statue di porcellana davanti a me c’erano cinque vampiri, uno più bello dell’altro, ognuno con lineamenti diversi e caratteristiche simili, occhi color del miele e quella pelle albina.
Esme sedeva su una poltrona nell’angolo e mi sorrideva amorevolmente, Alice era su quella di fronte a me, al suo fianco un vampiro dai capelli color del sole, alto e ovviamente bellissimo. Seduti sul divano Bella ed Edward si tenevano per mano.
Non so come la tensione che avevo avuto a dosso prima di entrare era svanita, ero serena, tranquilla e rilassata, dedussi che era opera di Jasper, l’altro fratello con i poteri particolari.
“Ciao July, ben tornata tesoro” le braccia di Esme mi circondarono in un caloroso abbraccio “siamo felici di averti qui” sorrise dolcemente e mi fece accomodare sull’altro divano.
“Alice la conosci già” intervenne Nicolas guardando il folletto dai capelli neri “lui è Japser” mi presentò il vampiro al fianco di Alice.
“È un piacere conoscerti” parlò a bassa voce e quasi non lo sentii.
“Edward e Bella frequentano la prima lezione con te, quindi li conosci, adesso ufficialmente” continuò.
“Ciao July” mi salutò Edward, Bella invece mi guardava in modo strano, quasi come se mi odiasse, forse mi voleva uccidere, lo sguardo era quello di un assassino.
“Non ti odia” Edward rise, ovvio leggeva i miei pensieri, era strano non poter pensare per conto proprio, lui sapeva cosa avevo pensato e me ne vergognai “le dà solo un po’ fastidio l’odore del tuo sangue, è un vampiro solo da quattro anni” mi spiegò stringendola a sé.
“July non ce l’ho con te, solo che devo stare concentrata il più possibile” la vidi sforzarsi per parlare normalmente e con tranquillità.
“Non volevo creare tutto questo casino, mi dispiace” mormorai.
“Non sei di fastidio a nessuno” mi rimproverò Nicolas e questa volta fu lui a baciarmi i capelli con delicatezza “solo che il tuo odore è troppo buono..” sussurrò annusando il mio profumo.
“Dolce” intervenne Alice “decisamente, si, si”
Parlavano del mio sangue con naturalezza, dell’odore che emanavo, dell’effetto che facevo su di loro e io non me ne preoccupavo, non mi stavano cacciando di casa, mi accettavano seppur le differenze tra me e Nicolas erano abissali.
Intorno a me un parlottio confuso, ero immersa in questa mia constatazione e non sentii nemmeno la domanda di Alice.
“July?” chiamò Nicolas ridendo sotto i baffi.
“U..scusate” dissi imbarazzata.
“Dicevo..ti va se andiamo insieme a prendere il vestito per il ballo?” chiese con gli occhi supplicanti.
“Certo, ma..” guardai Bella, non volevo essere scortese, non che non la volessi con noi, ma il richiamo del mio sangue doveva darle noia.
“Saprò resistere, basta che mi abitui al tuo odore” sospirò e annusò l’aria “adesso va già molto meglio, poi la casa né è piena, sarà facile” sorrise e notai solamente adesso quanto fosse carina, capelli castani luminosi e un po’ mossi, nemmeno minimamente paragonabili ai miei, i suoi sembravano scolpiti.
“Resti a cena cara?” chiese Esme.
A cena? Non seppi trattenermi dal sobbalzare, non mi aspettavo certo un invito a cena da una famiglia di vampiri, i presenti trattennero a stento una risata.
“O scusami..ti ho spaventata” si scusò alzandosi “cucinerò io ovviamente, niente di strano” mi rassicurò e io accettai annuendo “grazie”
“Posso chiamare a casa per avvertire?” chiesi a Nicolas.
“Certo vieni” mi prese per mano e mi trascinò dentro ad una stanza, le pareti ricoperte interamente da una libreria in legno scuro, sul pavimento un tappeto antico dai colori bourdoux e crema, sopra tre poltrone color crema di seta con dei ricami sopra.
“Il telefono è sul tavolino” mi disse sedendosi su una di quelle poltrone che sembravano così preziose che mai avrei osato nemmeno toccarle.
Chiamai a casa e ovviamente inventai una scusa, non mi avrebbe mai permesso di stare a cena a casa di un ragazzo che nemmeno conosceva e che aveva solo intravisto. Chiamai anche Cathy e le chiesi di coprirmi, ovviamente con il patto che poi le avrei raccontato ogni cosa per filo e per segno.
“Bugiarda..” scherzò “quando lo diari ai tuoi genitori?” chiese prendendomi per la vita e posandomi sulle sua gambe.
“Presto” mormorai avvicinando il suo viso al mio prendendolo tra le mani.
Lo baciai sfiorando solo le sue labbra, oramai sapevo cosa c’era da evitare e se non era lui a baciarmi io non dovevo farlo, certo quanto avrei resistito ancora dal volere di più delle sue labbra?
Probabilmente molto poco.
-commentate qua il 10° capitolo di New Dawn-