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Diario di Corte

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New Dawn
CAT_IMG Posted on 15/6/2009, 14:09Quote

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NEW DAWN

-primo capitolo-
"Nuovo Anno"



A volte mi capita di pensare a quello che era accaduto un anno prima e mi stupisco ogni volta, sembrava così assurdo, così impossibile anche solo immaginarlo, figuriamoci viverlo.
Risi nervosamente guardando nel buio della mia camera, ero sveglia ormai da qualche minuto e continuavo a girarmi spazientita nel letto in attesa che la sveglia suonasse.
Ricordavo l’anno passato, quello che era accaduto e la mia decisione di lasciar perdere definitivamente quella parte della vita delle adolescenti chiamata amore. Poteva sembrare una scelta drastica, per me era la migliore, di soffrire ancora per qualcuno che, sfortunatamente, mi ero illusa di credere mi volesse bene, non ne avevo intenzione. Ma certo quante probabilità avevo di incontrare nuovamente uno come lui? Meno di zero sicuramente.
La sveglia suonò e annunciò l’inizio di un nuovo giorno, di un nuovo anno scolastico e speravo di un anno migliore del precedente.
Accesi la luce e mi infastidì quella troppa luminosità, io amavo la notte, il cielo stellato e la pace che il manto oscuro portava con sé.
Svogliatamente buttai su un lato le coperte e andai in bagno per darmi una sistemata, i capelli arruffati e mossi di colore castano, semplici, banali a mio parere e gli occhi color cioccolato più piatti che mai.
Il gatto mi si strusciò alle caviglie facendomi il solletico con quel suo pelo folto e lungo, mi fece ridere e per poco non lo calpestai quando si acciambellò sui miei piedi.
“Buongiorno piccolo” dissi e in riposta ebbi un leggero miagolio tipico del mio gatto pigro.
Mi sciacquai i viso e mi pettinai i capelli sistemandoli bene, amavo le mie onde anche se odiavo il fatto di dovermi curare i capelli più delle altre, quando non ci badavo assomigliavo ad una pecora bagnata.
Mi truccai leggermente, non amavo il trucco pesante, solo un po’ di fondotinta e la matita nera sotto gli occhi, scostai Otello ancora sui miei piedi che un po’ contrariato mi seguì in camera dondolando.
Aprii l’armadio e presi i miei jeans neri e un maglioncino a collo alto bianco, era settembre ma nello stato di Washington il tempo era pessimo per 365 giorni l’anno, nessuna eccezione.
Indossai gli stivaletti neri bassi e presa la tracolla scesi le scale, avevo l’abitudine di preparare il necessario per la scuola la sera, così la mattina potevo dormire qualche minuto di più.
Dal piano di sopra si sentiva l’odore di caffé e di biscotti che mia madre aveva preparato, mi viziava quella donna, forse anche perché ero figlia unica, mio padre doveva essere già uscito perché non sentivo la sua voce.
“Buon giorno piccola” disse mia madre porgendomi la mia tazza verde colma di caffé e un biscotto al cioccolato, i mie preferiti.
“Ciao mamma” sbadigliai rumorosamente per niente contenta di tornare tra i banchi di scuola.
“Pronta per il primo giorno del tuo ultimo anno?” chiese più emozionata di me.
“Certo, non vedo l’ora!” esclamai sarcastica.
“July..” mi rimproverò, odiava quando mi comportavo un questo modo.
“Scusa mamma” riposi la tazza e infilai il biscotto tra i denti “ci vediamo! Scappo!” farfugliai indossando la giacca nera con il cappuccio.
“Ciao!” urlò dalla porta di casa quando ormai ero già dentro la mia confortevole macchina, regalo dei miei diciotto anni.
Dovevo passare a prendere Cathy, la mia migliore amica perennemente in ritardo, abitava nella casa accanto alla mia e ci conoscevamo da quando portavo il pannolino, con lei ne avevo combinate di tutti i colori.
La vidi percorrere il viale di casa e salutarmi svogliatamente, odiava svegliarsi presto e per le prime ore era come uno zombie, in questo eravamo simili, a parte il fatto della puntualità.
“Ciao” le dissi non appena entrata in macchina.
“Ciao” mormorò allacciandosi la cintura “oggi fa freddo..secondo me piove..ancora!” scherzò accendendo la radio.
“Se non piove rischiamo di non eguagliare il record dello scorso autunno!” e ridemmo insieme mentre mi avviavo verso la nostra scuola.
“Non ne ho voglia..” disse sconsolata mentre tamburellava le dita sul cruscotto.
“A chi lo dici..sempre le solite persone..stessi professori noiosi e in più gli esami..” alzai gli occhi al cielo al solo pensiero di dover dare gli esami e mandare le mille domande di iscrizione alle università di metà paese.
“Cosa positiva..siamo all’ultimo anno e siamo le più grandi! Tocca a noi organizzare il ballo e saremo le più desiderate, siamo del 4°!” sembrò trovare quella consolazione che devo dire funzionò anche per me.
Amavo il ballo di inizio anno, o d’autunno come tutti lo chiamavano, l’anno prima ci ero andata e mi ero divertita, avevo ammirato le decorazioni e avevo sperato di potermene occupare prima o poi.
Arrivammo a scuola in anticipo per la prima volta, parcheggiai vicino all’entrata e scesi dalla macchina guardando il vuoto intorno a me, la scuola antica e le pietre che la caratterizzavano, era bella, ma metteva terrore, assomigliava ad un castello, torri in pietra e colonne avvolte da rampicanti, un porticato lungo e scuro che divideva le due parti dell’edificio e il giardino enorme sul retro dove c’era la mensa, unica parte nuova della struttura.
Una nebbiolina fitta circondava il parcheggio e gli alberi che lo circondavano gocciolavano per la pioggia della notte. Corremmo insieme rischiando di scivolare sull’acqua due o tre volte prima di arrivare sotto il portico e ridere come due bambine mentre con i pantaloni zuppi a mezza gamba cercavamo di spruzzare via l’acqua.
“Odio la pioggia!” sbraitò Cathy guardandosi le scarpe completamente inzuppate d’acqua a causa delle pozzanghere.
“A volte a me piace..” dissi senza badarle “è rilassante..e bella..” mormorai pensando al passato.
“La solita romanticona!” mi rimproverò con dolcezza.
“Già..”
Appoggiai la schiena ad una colonna e aspettammo in silenzio che le nostre amiche arrivassero, Victoria stava già percorrendo il parcheggio correndo, non si fermò nemmeno un secondo mentre ci stritolava e ci abbracciava.
“Finalmente!!!! Ciao belle!” urlò svegliandoci del tutto con la sua voce squillante.
Era nostra amica da quando avevamo iniziato il liceo, vivace sempre allegra, con lei non ci si annoiava mai, anche se a volte risultata petulante, aveva il brutto vizio di non riuscire a stare zitta per più di due minuti.
“Ciao Vic!” non la vedevo da quasi un mese, se ne era andata in vacanza studio in Spagna ad agosto e ci eravamo sentite pochissimo.
“Ma come fai ad essere così attiva di prima mattina?” chiesi divertita dalla sua allegria.
“Altrimenti non sarei io!” scherzò mentre Angy arrivava da dietro e le copriva gli occhi.
“Indovina chi sono?” rideva mentre lo diceva.
“Uhm..quella pazza??” domandò ridendo anche lei.
“Ei! Non sono pazza, un po’ folle semmai” disse scherzando.
Era bello essere tutte insieme, finalmente riunite, una cosa positiva della scuola era di rivederle, di passare del tempo con loro, certo c’era il problema dello studio, ma era secondario.
“Ciaooo!” urlò abbracciandomi e soffocandomi preciserei.
“Ciao!”
La campanella interruppe i nostri discorsi sull’estate e su tutto il resto, lentamente con il foglio dell’orario in mano andammo nell’aula 2, quella di trigonometria, credo la mia materia più odiata.
L’aula era grande e di forma esagonale, era quella situata nella torre ovest, l’adoravo, aveva enormi finestre alte e strette da cui potevo ammirare il bosco.
Mi sedetti al mio solito posto vicino a Cathy, io come sempre vicino alla parete, amavo appoggiarmi al muro e a volte mi perdevo completamente nei miei pensieri guardando il paesaggio.
“July va bene che è il primo giorno, ma non ti addormentare!” mi scrollò e risi rendendomi conto di essere già distratta e la lezione nemmeno era iniziata.
“Io e la matematica siamo due cose diverse” alzai le spalle e presi il libro dalla cartella.
La professoressa Jhonson entrò e nella classe calò il silenzio, era insopportabile, aveva una voce soporifera e tutto ciò che spiegava sembrava aramaico antico per il mio cervello.
Diedi poco ascolto alle sue parole e iniziai a scarabocchiare sul quaderno, i miei soliti schizzi, neppure Cathy sembrava tanto attenta, giocava distrattamente con la penna e fissava il vuoto, certo che eravamo proprio due studentesse modello.
Eravamo brave a scuola, non eccellenti, ma non avevamo mai avuto problemi, quasi sempre ottimi voti e mai un richiamo, ma la matematica la odiavamo e non riuscivamo a seguirla.
“Chi c’è ora?” bisbigliò al mio orecchio.
Qualcuno aveva bussato alla porta e lentamente venne aperta..


Commentate qua il 1° capitolo di New Dawn



Edited by Midnight Lady - 16/6/2009, 10:00
 
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CAT_IMG Posted on 2/7/2009, 11:46Quote

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"Confusione"


Non so dire con esattezza cosa provai in quel momento, forse un misto di paura e attrazione, quei tre ragazzi erano gli esseri più belli che avessi mai visto.
Il primo era alto, longilineo e aveva i capelli color rame, due occhi così magnetici che se solo mi avesse guardata sarei svenuta. La ragazza al suo fianco era piccola, il volto dai lineamenti delicati e dolci, i capelli castani simili ai miei, ma su di lei sembravano perfetti. Dietro di loro, quasi nascosto c’era un ragazzo dai capelli corvini, era alto più dell’altro, anche se di poco e tutto in lui mi sembrò perfetto, dalla pelle chiara in contrasto con il colore dei capelli a quelle labbra rosse e fini.
Ciò che mi sembrava più strano era il suo sguardo, sembrava soffrire, fissava un punto indistinto della stanza e non parlò, né si presentò, come del resto la ragazza, si andarono a sedere nell’ultima fila, la classe continuava a fissarli come se fossero degli dei.
Erano belli in effetti, e non belli come i modelli che si vedono in tv o sulle riviste, la loro bellezza era dovuta al fatto che erano misteriosi, anche se non li conoscevo intuivo che erano speciali, troppo belli per essere veri.
Passai l’inera ora a guardarli, o meglio guardare quel ragazzo così bello che rimaneva immobile a giocherellare con la penna, ogni tanto lanciava uno sguardo all’altro, ma non parlarono mai nemmeno tra di loro.
“Ei July..ma che fai? Tra un po’ sbavi anche?” Cathy mi scosse per un braccio e tornai a seguire la lezione, ma non era possibile.
“è che lui..lasciamo stare..” sussurrai e scarabocchiai qualche appunto sul quaderno.
Ma non ci riuscivo, guardavo sempre lui, lui e i suoi occhi dorati, lo sguardo truce eppure dolce, possibile innamorarsi di qualcuno quando non lo si conosceva neppure?
Stavo sbagliando, per l’ennesima volta stavo cadendo nella trappola, ma avevo deciso, basta amore, basta illudersi di essere amati, e poi con lui che speranza potevo avere? Era perfetto in ogni suo particolare, e io? Una ragazza normale, non brutta, ma semplicemente nella media.
Angy davanti a me stava già impazzendo per lui, meglio così, avrei trovato un motivo in più per lasciarlo perdere. Mai mettersi in competizione con le amiche, perdere Angy per un ragazzo non ne valeva la pena, anche se quel ragazzo in questione mi attraeva come una calamita.
“Abbiamo storia adesso, muoviti bella addormentata” Cathy mi riportò alla realtà, la campanella stava suonando e nemmeno la sentivo.
“Ti raggiungo” dissi infilando i libri nello zaino.
Mi alzai prendendo la giacca e mentre leggevo l’orario mi avviai verso la porta, non c’era nessuno, solo quei tre ragazzi strani ancora seduti ai loro posti.
Non che fossi maldestra, avevo un equilibrio perfetto e una coordinazione eccellente, ma forse il destino, forse la sfortuna che mi perseguitava come una forsennata mi fece inciampare nella zampa di una sedia.
Il foglio volò per l’aria e mentre cadevo come un sacco di patate a terra sul pavimento, però qualcosa di assurdo accadde, non sentii il mio corpo atterrare sulla superficie di cotto, ma su qualcosa di altrettanto duro e freddo. Le braccia di qualcuno.
Avevo paura ad aprire gli occhi, volevo e desideravo aprirli però.
“Stai bene?” la voce più angelica che avessi mai sentito, era come un canto di angeli, ero forse in paradiso?
“Uhm” mugolai annuendo con la testa.
Ero ancora tra le sue braccia, mezza distesa a terra, faceva freddo, mi sentii afferrare per la vita e mi ritrovai in piedi e fui costretta ad aprire gli occhi. Lui.
I suoi occhi erano neri come la pece, con qualche striatura dorata, sembravano irreali, nessuno aveva gli occhi di quel colore. Spaventavano eppure erano così belli.
“Scu..sa..” balbettai “ti sono caduta addosso..” eppure non mi pareva che fosse vicino a me, era seduto al suo posto, e va bè ero distratta, niente di nuovo.
“Tranquilla” la sua voce era vellutata, ma i suoi muscoli sembravano tesi, ogni suo movimento controllato “Tu stai bene vero? È questo che importa” mi sorrise piegando le labbra all’insù, non so come non svenni, ma le parole mi mancarono in quel momento.
“Andiamo” il ragazzo al suo fianco lo guardò in modo strano, come spaventato, avevo ragione erano strani. Quello che mi aveva afferrato invece gli sorrideva tranquillo.
“Grazie” dissi infine mentre camminavo verso la porta.
“Aspetta” la sua mano mi afferrò il polso delicatamente, mi voltai guardandolo come imbambolata, stavo facendo la figura della scema, ma le mie facoltà mentali in quel momento venivano meno “non mi hai detto il tuo nome”
Il ragazzo dai capelli ramati lo stava fulminando con lo sguardo e non ne trovavo la ragione.
“July” dissi senza pensarci e quando mi lasciò andare corsi via nel corridoio.
-stupida! Ma quanto sei stupida?- mi ripetevo mentre andavo in classe, non gli avevo chiesto nemmeno come si chiamava, ero scappata come una bambina. Io non volevo un altro ragazzo che mi avrebbe fatta soffrire.
“Signorina finalmente si è degnata di raggiungerci” disse il professore quando entrai.
“Mi scusi” dissi piano prendendo il mio solito posto vicino alla mia amica.
Mi mandò un bigliettino non appena mi sedetti, nemmeno il tempo di posare la cartella, lo aprii e lessi.
Ma dove sei stata?
Presi la penna dal suo banco e scrissi velocemente una risposta.
Ti spiego dopo, è una cosa lunga..
Lo piegai e lo misi sul suo banco, lesse e annuì con un sorriso.
Le tre ore successive furono una tortura, davanti a me avevo solo quel volto, quegli occhi così strani e affascinanti, il suo sorriso da mozzare il fiato e lo strano comportamento dell’altro ragazzo.
Il suono della campanella segnò la fine della mattina, pausa pranzo, non che avessi fame, ma mi ci voleva una pausa.
“Insomma?? Mi spieghi?” Cathy non lasciò passare nemmeno un secondo e appena uscite fuori nella nebbia mi tempestò con le domande.
“Dove sei stata?” continuava a fare domande senza sosta.
“Sono inciampata..” dissi sottovoce, ma le non capì e alzò un sopracciglio.
“E..cosa..” cercò di domandare.
“Fammi finire” la interruppi mentre la pioggia mi bagnava i vestiti “lui mi ha afferrata prima che cadessi a terra”
“Lui? Chi? July, ma ti devo togliere le parole di bocca?” sbuffò ed entrò nella mensa.
“Il nuovo ragazzo, quello dai capelli neri..” dissi d’un fiato ripensando a lui.
“Quello?” Cathy lo indicò, era seduto con altri ragazzi identici a lui, belli da far invidia anche ad un Dio.
Con lui, oltre alla ragazza e al ragazzo che avevo già visto c’erano altre due persone, un folletto dai capelli neri, e uno splendido ragazzo dai capelli color miele e gli occhi color caramello. Dovevano essere fratelli, anche se avevano caratteristiche diverse qualcosa li accomunava, il pallore della pelle e quel fascino che emanavano.
“Si lui..” dissi guardando la sua schiena.
Non appena parlai si voltò come se mi avesse sentito e mi sorrise dolcemente,abbassai lo sguardo e presi un pezzo di pizza con una bottiglietta di acqua.
“July perché eviti il suo sguardo?” mi chiese Cathy non capendo.
“Non voglio soffrire ancora..” dissi pagando.
“Ma..lo hai visto?? È bellissimo, dai non puoi negare che un po’ ti attrae! E poi ti ha anche risparmiato un paio di lividi” disse mettendosi a sedere.
“Lo so, ma per adesso i ragazzi non sono tra le mie priorità..” dissi senza ammettere repliche, ma con lei era impossibile.
“Non puoi farti condizionare dal passato, quel che è stato è stato!” cercò di convincermi, ma lo sapeva benissimo anche lei, io ero testarda.
Se poi avesse saputo la verità su ciò che era successo anche lei mi avrebbe capita, il problema era che non mi era permesso parlarne, nemmeno i miei genitori conoscevano quel segreto.
“Secondo me gli piaci, non fa altro che guardarti” disse spostando lo sguardo verso il suo tavolo.
“Ci penserò..” dissi per farla contenta.
Mi girai anche io e incrociai il suo sguardo color dell’oro. Oro? Ma non erano neri?
Scossi la testa e assaggiai la pizza.
“Che sono quelle facce morte?” domandò Victoria sedendosi insieme ad Angy.
“Mi mancano le vacanze..” risposi prima che Cathy potesse dire qualcosa, mi lanciò un’occhiata d’intesa e resse il mio gioco, non volevo parlarne con nessuno.
“Ma li avete visti quelli?” disse cambiando discorso.
Non avevo nemmeno dovuto girarmi per capire di chi stesse parlando, era ovvio.
“Sai chi sono?” chiese Cathy.
“Ho sentito Andrew, mi ha detto che sono i figli adottivi del nuovo primario dell’ospedale, il Dr Cullen credo” spiegò “sono tutti adottati” continuò, ascoltavo le sue parole con curiosità.
“Quello biondo è Jasper e sta con la piccoletta, Alice. La castana si chiama Bella e sta con Edward, il moro invece è libero!” esclamò tutta contenta “è bellissimo!”
“Cotta?” domandò Victoria con un sorrisetto.
“Cotta..” confermò lei fissandolo.
“Io non ho fame, vado a fare una passeggiata fuori” dissi alzandomi e gettando il vassoio nel cestino.
Le lasciai lì a parlare, io non avevo voglia anche perché l’unico argomento sarebbero stati loro, uscendo lanciai un’ultima occhiata a quel tavolo e vedevo solamente le loro bocche muoversi, sembravano discutere. Non ci badai e uscii al freddo, mi si insinuò persino nelle ossa.
Andai a sedere su una delle panchine in pietra sotto il portico, guardavo i rami gocciolare a causa della pioggia, l’edificio sfumato dalla nebbia, era tutto così triste, proprio come me.
Mi afferrai le ginocchia con le braccia e poggiai la testa fra di esse, avevo lasciato la giacca in classe ma il freddo non so come mi rilassava, odiavo il caldo, forse perché mi ricordava lui.
Scacciai quel pensiero e nella mia mente apparve un altro volto, quello del ragazzo pallido e dannatamente bello. Stavo sbagliando, basta! -basta pensare a lui! July finiscila- mi ripetevo.
Improvvisamente qualcosa di morbido e freddo mi fu poggiato sulle spalle, istintivamente alzai lo sguardo e incontrai gli occhi dorati di quel ragazzo, avevo sbagliato, erano dorati, non neri.
“Vuoi congelare?” mi chiese ironico.
“Mi piace il freddo..” balbettai “mi rilassa e mi aiuta a pensare” abbassai lo sguardo incapace di sostenere quell’oro liquido.
“Posso?” domandò indicando il posto vicino a me.
“Certo” dissi.
“Non mi sono nemmeno presentato, sono Nicolas” il suo nome mi sembrò quello di un angelo “Nicolas Cullen”
“Benvenuto a Fork! Lo stato più noioso e piovoso d’America!” esclamai come una stupida, ma cosa mi diceva il mio cervello?
Rise, rideva sul serio, bene non mi aveva presa per pazza.
“Sai in confronto all’Alaska questo è un bel posto” disse guardandomi negli occhi.
“Già..come mai vi siete trasferiti?” chiesi.
“Carlisle, mio padre” precisò “ha ricevuto un ottimo posto all’ospedale di qui e così ci siamo trasferiti, capita spesso” spiegò poggiandosi allo schienale in pietra.
“Carlisle?” domandai “perché chiami tuo padre per nome?” domandai “o scusami..non sono affari miei” cercai di scusarmi.
“Tranquilla” mi poggiò una mano sul ginocchio e notai ancora di più il suo pallore sui miei jeans neri, era come porcellana. “lui è il mio padre adottivo, per questo lo chiamo per nome a volte” disse neutro, non lo avevo offeso.
Aveva ancora la mano sul mio ginocchio e sentivo un freddo pungente, più di quello che sentivo prima, era lui ad essere così freddo? Impossibile. La giacca era calda e profumava di fresco, era un
odore sublime.
La campanella suonò e mi alzai, ma prima che me ne potessi accorgere lui mi aveva preso per mano e mi aveva alzata, certo che in sua presenza ero veramente sbadata pensai.
Mi tolsi la giacca e gliela porsi.
“A me non serve” disse ridendo.
“No,non voglio che ti congeli a causa mia” dissi decisa.
L’afferrò poco contento e io non riuscivo a concentrarmi, a spiegarmi chi fosse quello strano ragazzo dagli occhi dorati e dalla pelle così candida.
“JULY!!” le altre mi chiamavano urlando davanti all’ingresso.
“Devo andare..” dissi.
Mi lasciò la mano, era ancora stretta nella sua? Non me ne ero resa conto.
“Grazie della giacca” mormorai imbarazzata, perché con lui non riuscivo ad essere al 100% delle mie facoltà mentali?
“Di niente, ci vediamo domani” disse sorridendomi.
I denti erano bianchi come il latte, lucenti come perle e perfetti, c’era qualcosa in lui che non lo era forse?
Corsi via e mentre stavo per entrare gli lanciai un’ultima occhiata, era immobile come lo avevo lasciato, con la sua giacca in mano, un portamento da modello e un viso da angelo.
Ero caduta con tutta me stessa nella sua rete, per l’intero pomeriggio non feci altro che pensare a lui, alla sua voce, ai suoi modi gentili, sembrava provenire da un’altra epoca. Aveva ragione Cathy, era bellissimo e chissà come era interessato a me, o almeno sembrava.

-Commentate qua il 2° capitolo di New Dawn-

 
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CAT_IMG Posted on 28/7/2009, 19:22Quote

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"Sogno"


Tornai a casa completamente zuppa, aveva iniziato a piovere forte, non lasciando tregua a nessuno, io e Cathy entrammo a casa mia gocciolanti e ridendo vedendo i miei capelli diventare un groviglio castano.
“Ragazze ma che avete combinato?” chiese mia madre con rimprovero.
“Piove e ci siamo dimenticate l’ombrello a casa” spiegai togliendomi la giacca e gettando lo zaino a terra.
“Levatevi quei vestiti e andate in camera, vi prendo gli accappatoi” ci prese per i polsi e ci spinse su per le scale, noi ancora ridevamo.
Mia madre era una donna fantastica, si dice che i genitori non so si scelgono, ma io ero felice e orgogliosa di averne due così premurosi. Ero figlia unica e forse per questo trattavano Cathy come fosse mia sorella, per mia madre era una seconda figlia, ed io ne ero felice perché lei per me era una sorella.
“Tua madre mi vizia” disse mentre si metteva seduta a gambe incrociate sul mio letto avvolta dall’accappatoio azzurro e con in mano un vassoio di biscotti.
“Lo so” dissi io buttandomi tra i peluche del mio letto matrimoniale.
“Che vi siete detti?” domandò con quella sua aria curiosa mangiando un biscotto.
“Si è presentato..” mi appoggiai alla testiera “poi gli ho chiesto come mai si era trasferito ed è finita lì, la campanella è suonata” alzai le spalle.
“Quindi come si chiama il dio greco che ti viene dietro?” mi chiese curiosa avvicinandosi al mio viso.
“Nicolas” mormorai, solo il pronunciare il suo nome mi metteva i brividi.
“Sei innamorata cara mia..inutile negare, te lo leggo negli occhi” rise.
“Forse..”
Mi lanciò un cuscino in faccia “aiiii!” urlai mentre battevo la testa sul ferro della testiera, mi massaggiai la testa fulminandola.
“Ok, si!” confessai “ma te l’ho detto io voglio stare sola adesso” mi intestardii “rimarrà deluso” dissi abbassando gli occhi, ero stupida a dire queste cose.
“Te lo ordino July! Tu non puoi non considerarlo!” mi puntò un dito contro con aria seria “È magnifico..” disse sorniona.
“Lo so..” sbuffai e mi rilassai fra i cuscini “ma ho paura..” confessai.
Si avvicinò a me e mi posò una mano sulla spalla cercando di confortarmi, sapeva quando era il momento di scherzare, ma si accorgeva quando era l’ora di finirla.
“Lo so, ma ho un presentimento..lui è perfetto per te” parlava piano “chiamalo sesto senso” scherzò “devi buttarti e provare..evitare i ragazzi per l’eternità non mi sembra il caso”
Come darle torto? Potevo forse? Ero testarda al punto di negarmi l’amore di qualcuno? Probabilmente si, ma non ne valeva la pena, era bello essere amati e soprattutto era divino amare.
“Promettimelo” disse spostandosi davanti a me.
“Non lo eviterò..” mormorai.
“Cosa?” si portò una mano all’orecchio e si avvicinò “non ho capito bene”
“Non lo eviterò!” ripetei più forte.
“Brava” si alzò dal letto fiera di sé.
Averi mantenuto la promessa? Non riuscivo a non pensare al dolore che avevo provato, una ferita troppo fresca per non tornare a far male qualche volta. E se lui avesse la capacità di farmi star bene, di amare di nuovo?
“Pensi a lui?” mi domandò sventolandomi una mano davanti.
“Uhm?” mugolai riprendendo lucidità.
“Manterrai la promessa..o si se la manterrai” rise entusiasta e uscì dalla mia camera lasciandomi sola nel mio caos mentale. Risi di me stessa, quanto ero stupida.
Perché ostinarsi a rifiutarlo? E cosa ancora più importante, che ancora non avevo preso in considerazione, chi mi diceva che gli interessavo?
Ci eravamo detti due parole, due gesti galanti non potevano farmi sognare in questo modo.
Cathy tornò in camera con i vestiti asciutti, li indossò e ripose l’accappatoio sulla poltrona di velluto azzurra fra la montagna dei miei vestiti.
“Io devo andare, mamma altrimenti mi uccide, è ora di cena!” disse legandosi le scarpe.
“Va bene, ti accompagno, aspetta che mi metto qualcosa” afferrai un paio di jeans e una felpa e le infilai velocemente.
Scendemmo le scale e preso il cappotto uscì fuori, la pioggia adesso era fine e leggera, quasi inesistente.
“Ricorda la promessa” mi intimò seria.
“Tranquilla” la rassicurai.
“No puoi farti scappare un angelo del genere!” rise e se ne andò di corsa verso casa sua.
Scossi la testa ed entrai in casa dove mamma stava cucinando, mi appoggiai al bancone della cucina e ci salii sopra, ormai non lo facevo da tempo.
“Com’è andata oggi?” chiese mia madre vedendomi strana “successo qualcosa?” impossibile nascondere qualcosa a lei, ero veramente facile da leggere.
“Tutto bene..” mormorai muovendo le gambe.
“Chi è Nicolas?” chiese facendomi sobbalzare. E da quando il suo nome mi faceva questo effetto? Mi madre adesso si metteva ad ascoltare le mie conversazioni con la mia amica, era il colmo.
“Mamma origli adesso?” domandai scocciata.
“No, passavo di lì e ho sentito questo nome, e non conosco nessuno che si chiama Nicolas” di nuovo un brivido.
“è nuovo, si è trasferito dall’Alaska, è il figlio del nuovo primario dell’ospedale”
“Ti piace?” domandò incuriosita da quel discorso.
“Come potrebbe essere diversamente..” mormorai “ è bellissimo” quell’ultima parola fu un sussurro.
“Quanto è bello essere giovani e spensierati” mia madre rise divertita.
Non sapeva quanto si sbagliava, io spensierata non lo ero proprio in questo momento, anzi ero confusa, combattuta ed estremamente frustrata.
“Descrivimelo!” mi ordinò.
“Mamma..” sbuffai e saltai giù dal ripiano “è un ragazzo..troppo bello per me” abbassai lo sguardo e ricordai i suoi occhi dorati.
“Ti sottovaluti piccola, tu sei bellissima” mi accarezzò una guancia con fare materno.
“Devi dire certe cose sei mia madre!” dissi ironica “vado su, chiamami quando arriva papà” andai su con un passo pesante, Otello si stiracchiò da sopra il divano e mi corse dietro.
Entrai in camera e mi sembrò che fosse passato un uragano, ero veramente disordinata, o almeno per certe cose, perché i miei disegni erano ordinati, riposti nel loro cassetto, i più belli attaccati nell’armadio.
Presi il blocco e mi gettai a pancia in giù sul letto, il gatto al mio fianco osservava curioso la matita che si muoveva sul foglio. Non avevo in mente niente di preciso, ma alla fine sul foglio si andò a formare quello che era stato il mio pensiero, lui.
Il mio disegno non gli rendeva giustizia, ero brava a disegnare, ma la perfezione era impossibile da riportare e lui era ciò che più di perfetto avessi mai visto.
“Tesoro è pronto”
Mia madre era entrata in camera e curiosa come sempre e fiera della mie dote naturale sbirciò il disegno con un verso di apprezzamento.
“Tesoro..è lui?” domandò sedendosi al mio fianco.
“Si..ma non gli rende giustizia” dissi sorridendo e alzando gli occhi.
“Allora deve essere un modello” scherzò alzandosi.
“Quasi” dissi prendendo il blocco e riponendolo nel cassetto della scrivania “Ho fame” corsi giù e andai a baciare sulla guancia mio padre prima di mettermi a tavola.
Mangiai velocemente e tornai su in camera, ero stanca e avevo voglia di dormire, svegliarsi presto non era nelle mie abitudini e soprattutto lo detestavo.
Andai in bagno per darmi una rinfrescata e poi indossai il mio solito pigiama a maniche corte, faceva freddo, però a me stranamente non dava fastidio. Preparai la cartella ed erano solo le 10 di sera, ma se fossi andata a letto presto almeno non averi avuto le occhiaie la mattina dopo.
Mi infilai sotto le coperte e il gatto mi si acciambellò al mio fianco sopra il piumone, sprofondai nel sonno in pochi minuti e come ogni notte sognai, ma questa volta c‘era un particolare in più.

Lupi enormi..
Boschi..
Un cuore che si spezza..il mio..
Una corsa folle e lacrime..
Lui. Dolce angelo dagli occhi dorati..


Mi alzai di scatto scostando le coperte, guardavo il buio della mia camera e ancora avevo in mente lui, perché avevo fatto quel sogno? Cosa univa tutti quei flash back? I lupi..scossi la testa e piansi silenziosamente affondando la testa nel cuscino che piano piano si chiazzò con le mie lacrime salate. Da quanto piangevo in quel modo nemmeno lo ricordavo, avevo sempre nascosto tutto, tenuto quel segreto solo perché sotto sotto sapevo di volergli ancora bene a quel bastardo. Lui che mi aveva illusa e poi tradita in quel modo.
Mi alzai veloce furiosa con me stessa, una rabbia che nascondeva tristezza, erano solo le 6 di mattina, tanto valeva fare qualcosa per tenere la mente occupata.
Mi lavai i capelli e ripulii l’intero bagno da cima a fondo, molto accuratamente sistemai le mie onde scomposte facendole sembrare quasi decenti.
“Che ci fai sveglia?” domandò mio padre assonnato mentre entrava in bagno.
“Mi sono svegliata presto e non riuscivo più a dormire, quindi mi sono fatta una doccia” spiegai calma.
“Uhm..” mugolò.
“Ti lascio il bagno, ho fatto” dissi prendendo il pigiama e correndo in camera.
Aprii l’armadio e afferrai i jeans, li indossai e mi guardai in giro alla ricerca dei calzini, terribilmente disordinata, pensai tra me e me.
Sulla sedia c’erano i vestiti appena stirati della sera prima, presi una felpa grigia e una maglietta bianca un po’ scollata da indossare sotto. Mi guardai nello specchio all’interno dell’armadio e infilate le mie converse bianche scesi le scale con la cartella in spalle.
“Giorno mamma”
“Come mai così mattiniera?” domandò “bene così farai una colazione decente” non mi diede nemmeno il tempo di rispondere o protestare che mi gettò a sedere al tavolo della cucina. Mi porse il cucchiaio e una tazza piena di cereali con dello yogurt. Non li rifiutai e mangiai ogni cosa fino a scoppiare, tanto a scuola non mangiavo mai quindi meglio abbondare con la colazione.
“Mamma sono piena..” dissi sbilanciandomi sulla sedia “e alla fine farò tardi” dissi guardando l’orologio.
Mi alzai e afferrata la giacca, uscii sotto il cielo nuvoloso e nero, più cupo del solito, era proprio vero che il tempo seguiva il mio stato d’animo. Il sogno strano di quella notte mi tornava ancora in mente, che collegamento ci poteva essere tra i lupi e Nicolas?
Ma infondo era solo un sogno, era da stupidi dargli una qualche importanza, distrattamente aprii la portiera della mia mini ed entrai dentro accendendo il riscaldamento.
“Ciao Juliet” mi aveva spaventata.
“Ciao” dissi con il battito accelerato e la voce strozzata “ mi hai fatto prendere un colpo..” dissi uscendo dal viale di casa.
“è l’amore!” sospirò con una risatina.
La lasciai perdere, tanto poi alla fine avrebbe vinto lei perché io, seppur non accettandolo, sapevo di essere attratta da lui, mi piaceva in un modo quasi paranoico, ero arrivata anche a sognarlo.
Parcheggiai ed uscii a quel gelo, mamma se faceva freddo.
“Bellissimo a ore due” mi sussurrò Cathy nell’orecchio.
Mi voltai e lo vidi, poggiato ad una Volvo grigia insieme ai suoi fratelli, mi stava guardando, involontariamente lo salutai timidamente e lui mi sorrise di rimando spostandosi dal cofano della macchina per venire verso di me.
“Vi lascio soli..” Cathy era già corsa via e non ci feci caso, guardavo quel dio che si avvicinava piano, sembrava volare da quanto era elegante, raffinato nella sua giacca nera, ma non aveva freddo? Stavo passando da ninfomane, chissà che faccia da pesce lesso che avevo.
“Buongiorno” mi salutò con quella sua voce da angelo.
“Ciao” mormorai guardando i suoi occhi dorati, questa volta erano più scuri, magari era a causa delle nuvole, molte persone variano il colore degli occhi a seconda del sole o del brutto tempo.
“Ti posso accompagnare?” mi chiese sorridendo.
Ma era pazzo? Voleva farmi morire lì nel parcheggio, stavo tremando quasi, era impossibile essere così belli, nascondeva qualcosa e non riuscivo a capire cosa.
“Certo, abbiamo la stessa lezione” dissi incamminandomi al suo fianco.
Inutile dire che avevo gli occhi di tutti posanti su di me, le ragazze mi fulminavano semplicemente, una in particolare, Angy. Sapevo che aveva una cotta per lui, ma non ero io ad andargli dietro, era lui che mi cercava e mi parlava, io mai avrei avuto il coraggio.
Mentre percorrevamo il corridoio nessuno parlava e io non lo guardavo neppure.
“Ti va se mangiamo insieme oggi?”
Mi prese alla sprovvista e mi fermai di colpo per osservarlo meglio, era tranquillo, sereno, non stava scherzando.
“Si..”
“Anche da soli?” adesso mi guardava attentamente, come per studiarmi.
“Si” non ci trovavo niente di strano a stare sola con lui, perché avrebbe dovuto essere diverso?
“Grazie” disse semplicemente mentre mi sfiorava la mano entrando in classe.
Tutti ormai seduti ai propri posti parlavano per i fatti propri, o almeno prima che noi due entrassimo, poi i volti si spostarono su di noi, era fastidioso.
“A dopo” mi disse andando al suo posto, i suoi fratelli adesso sembravano più tranquilli, non come il giorno prima, anzi Edward, mi pare si chiamasse così, mi guardava e sorrideva, perché?
Non ci capivo più niente, erano troppo misteriosi.
Angy seduta davanti a me mi guardò con due occhi infuocati, provai a salutarla però si voltò subito dandomi le spalle. Infantile! pensai, non stavo facendo niente di male.
“Ce l’ha con te perché eri con Nicolas, ma tranquilla le passerà. Si renderà conto che per lui esisti solo tu..” ridacchiò e si spostò indietro per guardarlo.
“Non c’è niente tra di noi. Quindi non deve arrabbiarsi” mormorai.
“Per adesso..” e così si concluse quella discussione assurda.
Perché mi ostinavo a reprimere ciò che provavo? Che senso aveva? Nessuno a mio parere..e allora perché continuavo ad essere così fredda con lui? Quando stavo in sua presenza era come se il resto non esistesse, mi faceva stare bene, serena.
Cathy aveva ragione, provare non costava niente, cosa mai avrebbe potuto succedere?

commentate qua il 3° capitolo di New Dawn



Edited by Midnight Lady - 2/9/2009, 16:32
 
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"NO!"


-July pov-
Quella mattina dopo la prima lezione io e Cathy fummo convocate nell’ufficio della preside, l’anno prima ci eravamo proposte per organizzare il ballo, ma essendo del terzo anno ci avevano detto che solo quelli dell’ultimo potevano farlo, adesso perciò era il nostro turno.
Ero al settimo cielo, avrei addobbato l’enorme salone al secondo piano, era magnifico, grande e con un enorme terrazzo che dava sul giardino interno verso la mensa.
Per l’intera mattinata ascoltammo i consigli, le regole e tutte le varie cose a cui dovevamo far riferimento per organizzare il tutto, avevano due settimane solamente.
Era già l’ora di pranzo ed eravamo ancora sedute sulle sedie comode di quell’ufficio. Avevo accettato di pranzare con lui, chissà cosa avrebbe pensato non vedendomi arrivare.
“Scusatemi ragazze, vi ho rubato anche troppo tempo” gioii silenziosamente “potete andare, mi raccomando fate un buon lavoro” disse infine mentre mi alzavo anche troppo velocemente.
“Non la deluderemo” dicemmo in coro con un sorriso.
“Arrivederci” scappammo fuori chiudendoci la porta alle spalle, lo stomaco di Cathy brontolava.
“Fame è?” dissi percorrendo il corridoio.
“Un po’, ma tu non dovevi..” si bloccò improvvisamente fissando davanti a sé.
“Ma che..?” balbettai mentre un angelo nero mi veniva in contro con quel suo sorriso da mozzare il fiato.
“Ciao” disse semplicemente e il mio cuore ebbe un sussulto.
“Ciao, scusa..”
“Tranquilla, sapevo che eri qua” mi spiegò “vuoi ancora pranzare con me?” domandò dolce, dio, mi perdevo in quegli occhi così belli.
“Certo” esclamai “Cathy..”
“Vado dalle altre! A dopo..” mi strizzò l’occhio e corse via girandosi ogni tanto per guardarci.
Lo guardai imbarazzata, l’aveva vista farmi l’occhiolino, che figura.
“Insomma ti occupi del ballo è?” domandò mentre camminava lento verso la mensa, eravamo così vicini che la mia spalla ogni tanto sfiorava la sua, era freddo.
“Già, dovrò trovare anche un paio di persone che mi aiutino!” avevo un sacco di cose da fare e pochissimo tempo.
“Posso?” chiese e non capii a cosa si stava riferendo “Posso aiutarti io? Credo che si proporrà anche mia sorella Alice, ama organizzare qualsiasi cosa” piegò le labbra in un sorriso guardando davanti a sé.
“Non ti scomodare, dovrò starci anche di notte..ho solo due settimane per fare ogni cosa!” non che non lo volessi con me, ma la sua presenza mi avrebbe mandato il cervello in tilt.
“Non ho problemi a stare sveglio” disse calmo e rise ancora. Ero io che non capivo le sue battute o era matto?
“Grazie allora..” mormorai imbarazzata. Con lui era così, mi metteva in suggestione stargli al fianco, aveva qualcosa di diverso che mi attraeva.
“Di niente, almeno passeremo un po’ di tempo insieme” si voltò verso di me dolcemente, con quel suo sguardo angelico.
Il mio cuore prese a galoppare come un pazzo, secondo me lo poteva sentire anche Nicolas al mio fianco. Sorrisi timidamente senza saper cosa dovevo rispondere, mi posò una mano sulla schiena e delicatamente mi spinse avanti insieme a lui. Quel contatto mi faceva impazzire ancora di più, la sua mano era gelida anche dalla mia felpa, quel ragazzo doveva avere dei seri problemi di circolazione. Se fosse stato possibile avrei pensato che fosse morto, uno zombie, ma era troppo bello per esserlo, anche se aveva occhiaie marcate, ma quelle potevano essere causate dal sonno. Dovevo finirla di pensare a lui come a qualcosa di non umano, ero paranoica.
“Non ho fame..possiamo stare qua fuori?” domandai uscendo in giardino, ancora non pioveva per fortuna.
“Certo, ma sei sicura? Non ti farà freddo?” chiese premuroso.
“No, amo il freddo te l’ho detto” mi sedetti sui gradini sotto il portico, la pausa mensa stava già per finire e qualche alunno correva all’interno della scuola per ripararsi dal freddo.
“Anche io amo il freddo”
“Lo sei anche..” dissi toccandogli il dorso della mano con un dito.
“Già..” disse solo quello e non mi diede spiegazioni. Spostò lo sguardo verso il bosco e sembrò incupirsi, avevo detto qualcosa di sbagliato?
Abbassai gli occhi e calò il silenzio, o almeno fino a quando le mie amiche non passarono vicino a noi, Cathy mi sorrise e strizzò di nuovo l’occhio, Vic era semplicemente stupefatta a vederci insieme, Angy, lei mi stava uccidendo con lo sguardo.
Sbuffai.
“Ti do fastidio?” domandò scattando verso di me.
“No no! Ma che dici..è solo che..” non potevo parlarne con lui.
“Non me lo puoi dire?” chiese guardandomi come se volesse convincermi, e come poteva non riuscirci?
“In effetti..ma è una sciocchezza” cercai di evitare, ma lui continuava “riguarda noi?” chiese sorridendo, pazzo, voleva farmi morire lì?
“In qualche modo si” mormorai, ormai tanto valeva dirglielo “La mia amica ha una cotta per te e adesso ce l’ha con me..” dissi d’un fiato.
“A..” rise divertito. Che cosa ci trovava di divertente?
“Non ci trovo niente da ridere!” sbottai sentendomi presa in giro.
“Scusami” mi sorrise sghembo e non potei non scusarlo sorridendogli a mia volta “che ne dici se mettiamo le cose in chiaro?”
Lo guardai alzando un sopracciglio, non capivo, anzi comprendevo sempre poco ciò che diceva, la maggior parte delle volte niente.
“Vieni al ballo con me?”
Mi mancava l’ossigeno, cosa? Lui stava invitando me al ballo? Lo guardai stralunata probabilmente, mi avrà presa per pazza.
“July..” mi chiamò divertito. Il suo nome pronunciato da lui era melodia, ero persa nei suoi occhi dorati.
“Si!” dissi improvvisamente risultando anche troppo entusiasta così da farlo sorridere di nuovo.
“Bene, adesso la tua amica non potrà avercela più con te, sono stato io a chiedertelo..” appoggiò i gomiti allo scalino e gettò la testa all’indietro.
“Domani a che ora dobbiamo iniziare?”
“Ma perché lo fai?” domandai.
“Odio starti lontano” alzò le spalle come se fosse ovvio “mi fa stare in ansia..” continuò dolce con quella voce vellutata.
“Grazie..” mormorai avvicinandomi.
Ero a pochi centimetri dalla sua spalla, sentivo il suo dolce odore, lo stesso della giacca del giorno prima, era così bello, immobile come una statua. Lo osservavo con gli occhi chiusi, l’aria rilassata, non seppi resistere a tanta perfezione e poggiai la testa sulla sua spalla sfiorandogli la mano con la mia. Ma poco dopo caddi sulla pietra, la sua mano e la sua spalla non c’erano più.
Mi alzai spaventata, cos’era successo? Dov’era? Come aveva fatto?
“Scusami July..perdonami..” era a pochi metri da me, il viso contratto i muscoli tesi come corde di violino. Mi mossi lentamente per raggiungerlo “no! Ferma..aspetta” la sua voce era più roca, più dura, non dolce.
“Ma cosa..? Come..?” non finivo nemmeno le mie domande, avevo una tale confusione in testa da non coordinare le idee.
“Nicolas? Ma cosa sei tu?” domandai fermandomi a un metro da lui, potevo scorgere gli occhi neri, scuri e indemoniati. Chi era lui? O meglio chi o cosa avevo davanti, di chi mi stavo innamorando?
“Scusa..” disse ancora, sembrava sforzarsi a parlare.
Poi capii..
“Tu..” sussurrai spaventata arretrando “Tu sei..” non potevo dirlo, non volevo dirlo, perché pronunciarlo avrebbe reso tutto vero.
Mi guardava supplichevole, gli occhi di nuovo dorati e i lineamenti dolci e non tesi, lui era ciò che mi avevano insegnato a temere, anche se qualcosa in lui era diverso. Non era un assassino, non poteva esserlo, però lui lo era..era un..
Scossi la testa mentre iniziava a piovere forte, mi bagnavo senza curarmene, lui di fronte a me non ci badava, certo la pioggia cosa poteva fargli?
“July..per favore..” si avvicinò lentamente afferrandomi le braccia con delicatezza.
“Lasciami!” urlai piangendo come una bambina.
Non lui, per favore non lui..
Mi lasciò andare e corsi via disperata, dove sarei andata? Correvo senza una meta precisa verso il bosco, mi bagnavo, i capelli erano fradici, i vestiti zuppi.
Affannata mi appoggiai ad un albero e mi accasciai a terra piangendo, mi bruciavano gli occhi, la testa mi faceva male, il cuore era semplicemente spezzato.
Ancora una volta quel mondo sconosciuto a molti era tornato a far parte della mia vita, prima lui, adesso Nicolas, sembrava una maledizione. Però questa volta non mi ero innamorata del buono, ma del cattivo.
Perché Nicolas era un..
Era un..
Vampiro..
Mi abbracciai le ginocchia a piansi tutte le lacrime che avevo dentro.

-Nicolas pov-
No!
Perché ero così stupido? Così illuso!
Cosa potevo sperare, che lei mi accogliesse a braccia aperte quando avrebbe saputo cosa in realtà io ero? Cretino!
Dopo duecento anni ancora non mi trattenevo di fronte ad un odore così dolce..inutile illudersi di essere cambiato, erano solo quattro anni che vivevo quella vita “vegetariana”, il sangue umano era ancora il mio nettare preferito. Però credevo di avere le capacità per contenermi, invece non era stato così. Era bastato un movimento in più, un contatto più esplicito e il mostro aveva iniziato a ringhiare feroce.
La vedevo correre via, la mia unica speranza, colei che mi aveva reso migliore nel corso di un giorno, o meglio la ragazza che credevo mi avesse cambiato. Ma io sul serio ero cambiato? Forse grazie a Carlisle. Non avevo più ucciso umani, ma loro restavano il mio desiderio principale, ero un assassino in ogni fibra del mio corpo, una macchina perfetta per uccidere.
Il suo odore però mi mandava in bestia, desideravo assaggiarlo e nel frattempo volevo stare vicino a lei, a quell’umana dolce e così gentile con me..lei la mia cantante. Così l’aveva definita Edward. Lui mi aveva spinto a parlarle con lei, il primo giorno credeva la volessi uccidere semplicemente, ma poi aveva capito. Ero stato rapito dai suoi occhi color cioccolato, senza il suo odore non potevo vivere.
Scossi la testa sotto la pioggia e mi maledii, come se già non lo fossi. Risi.
Guardavo le nuvole nere sopra di me e la pioggia che schiaffeggiava il mio volto, se avessi potuto piangere, dopo 200 anni lo avrei fatto.
Scappai lontano fino a schiantarmi contro un albero e frantumarlo in mille pezzi, ero solo a chilometri dalla città, nessuno se ne poteva rendere conto.
“Nicolas..” la voce di Edward mi fece voltare di scatto, non l’avevo sentito arrivare.
“Lasciami solo” dissi duro, ero irriconoscente verso di lui, verso colui che mi aveva spiegato tutto, aveva raccontato la sua storia, le sue sofferenze e le sue preoccupazioni.
“Scusa” mormorai.
“Tranquillo, ti capisco” disse poggiandomi una mano sulla spalla “ha capito cosa sei..lo sapeva..Nicolas io leggo la sua mente” mi disse calmo.
“Lo so, ma non voglio che tu la spii per me” alzai gli occhi verso di lui e notai il suo sorriso fraterno, già, lui per me era come un vero fratello.
“Giusto..ma sai che non posso farne a meno” si scusò “ti dico solo che lei lo sa, ma non conosce la verità della nostra famiglia..pensa che tu sia..” si fermò di scatto.
“Ciò che sono stato..” finii io per lui.
“Si..” confermò “ma tu adesso non lo sei più! Nic lo sai che possiamo amare! Non siamo mostri..l’hai trovata dopo tanto tempo, non lasciarla andare così..te ne pentiresti per tutta la tua eternità” le sue parole mi sembrarono lontane. Pensavo solo a lei e a come l’avevo scossa, spaventata chissà cosa faceva adesso, dov’era, se mi avesse parlato ancora.
“Lei conosce il nostro mondo..e ti ascolterà” con lui era facile, leggeva nel pensiero e rispondeva a domande che nemmeno ponevo.
“Va da lei, è poco lontana dalla scuola, segui il suo odore” mi diede coraggio con un abbraccio inaspettato “spiegale tutto, capirà..” lasciò la presa e mi sorrise dicendo un’unica parola “Alice” e capii tutto.
“Grazie”
Corsi più veloce della luce verso di lei, la scia del suo odore era forte, così familiare per me che non potei sbagliare. Quando vidi il suo corpo poggiato al tronco di un pino il mio cuore fermo si spezzò con una fitta al petto, ero io ad averla ridotta così.
“July..” pronunciai il suo nome con timore.
Lei si voltò spaventata e si rannicchiò ancora di più, aveva le guance e gli occhi rossi, i suoi lineamenti contorti dalla paura.
“Vattene..mi hai mentito!” mi urlava contro.
“Ti prego..” la stavo supplicando.
“Prometti di dirmi la verità..” abbassò lo sguardo e il tono della voce.
“Te lo giuro” risposi serio.
Mi avvicinai a lei e la presi in braccio, rabbrividì quando venne a contatto con il mio corpo di ghiaccio, piangeva spaventata, tremava.
Mi sarei ucciso pur di non vederla in quello stato, passai dalla segreteria per due giustificazioni, non ebbi problemi a farmele fare.
Mentre camminavo sotto la pioggia nel parcheggio vidi che si era addormentata tra le mie braccia, ma ancora tremava e singhiozzava. Come potevo solo sperare che lei si innamorasse di me..avevo trovato la mia anima e la stavo perdendo prima di averla veramente avuta.
Presi le chiavi dalla tasca della sua felpa e la adagiai in macchina accendendo il riscaldamento, così rischiavo anche di ucciderla con una polmonite.
Arrivai a casa con lei in braccio che ancora dormiva, Esme mi apparve davanti spaventata.
“Tranquilla..dorme solamente” la rassicurai e la vidi sospirare di sollievo.
“Portala nella camera degli ospiti, ci penso io a lei” la portai su con Esme al mio fianco “Nicolas cosa succede?” mi chiese premurosa.
“L’ho persa..sa cosa sono ed è spaventata..” spiegai adagiandola sul letto. Era bella anche così, con i capelli arruffati e le guance rosse.
“Non la perderai” la sua non era una profezia come quelle di Alice, ma le sue parole così rassicuranti mi calmarono un po’.
“Grazie Esme”
Sfiorai il viso di July e mi maledissi ancora.
“Vai, ti chiamo io” mi disse.
Uscii e andai a gettarmi sul divano della mia stanza, ero fradicio anche io, magari potevo cambiarmi, dovevo sembrare meno spaventoso possibile. Indossai jeans e una camicia bianca, ansioso e preoccupato camminavo avanti e indietro nella mia stanza.
“Nicolas..vai da lei, ha bisogno di te” mi disse Esme entrata nella mia stanza.
“Grazie” uscii dalla camera “sei un tesoro” dissi mentre mi fermavo davanti alla stanza in cui stava July.
“Vai” mi incitò lei.
Presi un bel respiro e bussai alla porta.
“Entra” la sua voce rotta mi fece sussultare, ero un mostro. Afferrai la maniglia e lentamente entrai in quella stanza, pronto a veder fuggire via, ormai, l’unica mia ragione di vita.

-commentate qua il 4° capitolo di New Dawn-
 
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"Ti amo"

-Nicolas Pov-
Entrai lentamente richiudendomi la porta alle spalle, con i capelli ancora umidi e gli occhi bassi lei stava seduta a gambe incrociate sopra l’enorme letto matrimoniale. Era il mio angelo caduto dal cielo, e io mostro, gli avevo fatto del male.
Alzò gli occhi verso di me e vi lessi la paura, la delusione e non so dire quale altro stato d’animo, sembrava arrabbiata con me e non ne capivo il motivo, lei doveva temermi.
Non mi avvicinai al letto, non volevo spaventarla più del dovuto, con un po’ di coraggio iniziai a parlare.
“Non mi scuserò ancora..non servirebbe a niente” le parole più stupide che potevano uscirmi di bocca.
“Infatti non voglio le tue scuse, è nella tua natura essere così..” mormorò tormentandosi la manica della maglia.
“crudele?” conclusi io disprezzandomi e accasciandomi sul divano bianco.
“Si” fu solo un flebile sussurro.
“Non sono così..non sono un mostro credimi” le mie ultime speranze, gli ultimi attimi con lei, dovevo tentare il tutto per tutto, anche l’impossibile. Se non mi avrebbe amato l’avrei accettato, ma doveva capire che io non ero più un assassino. Invece lei mi vedeva così, una creatura dell’inferno, mandata sulla terra per creare terrore.
“Certo! Uccidi persone innocenti per sopravvivere!” mi urlava contro “Come lo chiami questo?” adesso mi guardava, sul suo volto c’era disgusto. Cambiò espressione in un attimo temendo una mia reazione, ma io rimasi immobile incredulo e deluso, l’avevo perduta.
“Non uccido persone innocenti..non più ormai..non sono ciò che credi” dissi calmo per non spaventarla ulteriormente.
“Vorresti dirmi che non sei un vampiro?” chiese in tono di sfida ormai in piedi di fronte alla finestra. Guardava fuori parlandomi senza guardarmi in faccia, ero così spaventoso?
“Lo sono..però non sono un mostro” le mie parole erano rivolte a lei, ma sapevo che in qualche modo le dicevo per convincere me stesso di quella mia affermazione.
“Ma non capisco come tu ci sia arrivata così in fretta..siamo leggende..” riflettei “come puoi averlo scoperto così in fretta?” domandai.
“Non sono affari tuoi, è una storia privata” disse decisa, la vedevo piangere silenziosamente, il suo viso delicato rigato dalle lacrime si rifletteva sul vetro della finestra.
“Invece lo sono! Tu conosci il mio mondo! Perché non me lo hai detto?” adesso avevo alzato il tono della voce e lei rabbrividì singhiozzando. Stupido.
“Non ne ero certa..alcune..cose..” si voltò verso di me per osservarmi “non quadrano..” concluse ritornando a guardare la pioggia.
“Come sei arrivata a questa conclusione? Chi te lo ha detto di..noi?” chiesi più calmo, con la mia voce vellutata.
“Non sono affari tuoi!” sbottò frustrata.
“Invece si..non voglio segreti fra di noi” mormorai continuando a fissare il suo corpo scosso da tremiti, non so se per il freddo o per la paura. Rise istericamente e mi guardò male. “Tu mi completi..ho capito cos’è l’amore..ho scoperto che anche io posso amare” le confessavo la cosa più importante.
Rise ancora e si voltò completamente verso di me.
“Tu non puoi amare! Non mi ami!” mi urlò contro “so cosa vuoi da me.. e non è certo il mio amore” disse più calma spaventata dalle sue stesse frasi.
“Come puoi dirlo?” urlai alzandomi dal divano così velocemente che non mi vide nemmeno e ancora più terrorizzata appiattì la sua schiena contro il vetro. “Io ti amo! Dopo secoli mi sto preoccupando più della vita di un’altra persona che della mia!” perché non potevo piangere? Perché non potevo dimostrare quanto stessi male in quel momento? Solo il pensiero, l’idea di non poterla avere con me era una pugnalata in pieno petto. “non uccidermi di nuovo..non abbandonarmi ti supplico” mi avvicinai a lei ancora appoggiata alla finestra.
“Mi ami?” domandò incredula facendo un passo verso di me.
“Ti amo più di ogni altra cosa al mondo” sembrava esagerato da dire, ma era così.
Abbassò gli occhi che prima erano puntati dentro i miei e si mosse ancora avvicinandosi a me, adesso potevo sentire distintamente il suo odore, fiori..profumo di fiori dolci e freschi. Strinsi i pugni cercando di resistere, lo avevo fatto quella mattina, potevo riuscirci anche adesso, ma il mio cervello era occupato dalla paura di vederla correre via di nuovo.
“Ho paura di te..” disse con un sospiro, sembrava le costasse molto ammetterlo “però..” ci fu un lungo attimo di silenzio dove potevo udire i battiti del suo cuore farsi più accelerati “io..non posso negare di amarti”
Il mio cuore morto ebbe un tuffo a quelle parole, mi amava? Mi temeva e allo stesso tempo mi voleva bene.
Azzardai sfiorandole un braccio con le dita, si ritrasse subito spaventata, ma subito si riavvicinò e si scusò con solo lo sguardo.
“Mi hanno insegnato a temerti e a reputarti un essere vile e desideroso di sangue umano..” non capivo ancora di chi parlasse. Fare domande in questo momento non era il caso, adesso volevo solo essere certo che lei non mi avrebbe lasciato.
“Un paio di cose non quadrano ancora..” mi confessò pensierosa.
“Quali?”
“Tu hai gli occhi dorati..non rossi, la tua famiglia vive tra di noi e Carlisle fa il medico! Come può un vampiro stare a stretto contatto con il sangue?” domandò curiosa “sono confusa” si portò una mano alla fronte.
“Ti prometto che avrai una risposta a tutte le tue domande” la rassicurai.
“Quindi sarai sincero?”
Annuii.
“Non uccidi esseri umani?”
“No”
Sospirò e sorrise seppur per poco “grazie” mormorò con gli occhi ancora incollati nei miei.
Non seppi resistere e l’abbracciai, se fosse andata male, mi avrebbe solo respinto. Invece non lo fece, anzi si strinse a me circondando con le braccia la mia schiena. Piccola e fragile, avevo distrutto un’altra anima, non ucciso, ma la sua vita sarebbe stata stravolta, e questo solo a causa mia.
Lasciò la presa e si rannicchiò al mio petto, istintivamente andai a sedermi sul letto con lei tra le mie braccia immobile come una statua, le lacrime ancora a rigarle il viso.
“Perché la mia vita non può essere come quella degli altri?” mugolò “mi metto sempre nei guai..io non posso amare un umano! No, io amo un vampiro..” l’ultima parola uscì con un verso strozzato dalla sua gola.
Involontariamente risi quando la sentii pronunciare quella frase, -amo un vampiro- mi amava dunque, anche se ero un demone, lei mi amava.
“Che cosa ci trovi di divertente?” chiese cupa.
“Sono felice perché hai detto che mi ami” le spiegai sorridente lisciandole i capelli morbidi.
Mi spostai un po’ e appoggiai la schiena sui cuscini, sul letto la tenevo tra le mie braccia, distesa la mio fianco l’abbracciavo assaporando quel dolce momento.
Mi persi in quel soave profumo e iniziai a sfiorarle la pelle del viso con la mano, era così calda, così tenera e soffice, al posto della mano appoggiai una guancia sul suo viso, l’odore del sangue pungeva, ma era sopportabile. Quando mi spostai sul collo scattò a sedere guardandomi spaventata.
“Scusa” balbettò.
“Non scusarti, so che hai paura e non dovevo farlo” mi scusai io “ti assicuro che non voglio ucciderti” si appoggiò nuovamente al mio petto e chiuse gli occhi.
“Tu non sei come i vampiri di cui mi hanno parlato..sei buono..” parlò con gli occhi ancora chiusi “mi parli di te? Di voi..forse se mi spiegassi avrei meno paura” adesso era con il volto davanti al mio, sorrideva o almeno si sforzava di sorridere “non posso più starti lontana..” sussurrò in imbarazzo.
“Non voglio che tu mi stia lontana, te l’ho detto. Quando non ci sei è come se mi mancasse una parte di me”
“Vale anche per me..” mormorò riposandosi su di me.
Sentivo la sua pelle calda attraverso la camicia leggera, la sua mano posata sulla mia pancia, la circondavo con un braccio e la cullavo come fosse una bambina. Era una bambina per me, potevo essere il suo trisnonno, avevo più di duecento anni ed ero innamorato per la prima volta.
“Posso farti delle domande Nicolas?” mi chiese distogliendomi dai miei pensieri.
“Tutte quelle che vuoi” risposi dolce.
“Grazie”
Si tolse dal mio abbraccio e si accomodò vicino a me, ero poco entusiasta di quella cosa, amavo sentirla calda su di me, era viva. Ma se lei stava meglio così l’avrei accontentata in tutti i suoi desideri.
Forse timorosa o indecisa su quale domanda porre per prima, era bellissima mentre mi guardava assorta, i suoi occhi erano arrossati per il pianto, ma non ricordavo di averne visti di più belli o più caldi dei suoi.
Continuai a fissarla come solo un’amante può fissare la propria donna, con desiderio, con amore e con quella dolcezza che era uscita proprio adesso in me, potevo amare, adesso ne ero convinto.

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"Parigi 1789"


Paura?
Sorpresa?
Delusione?
Amore?
Sentimenti che non riuscivo a capire, si alternavano senza farmi riuscire a comprendere quello che veramente provavo in quel momento.
Fuori pioveva, un temporale violento, sembrava che il tempo rispecchiasse i miei stati d’animo, avevo pianto per l’intera mattina, e sicuramente avrei pianto ancora. Lo stress, la sorpresa, la paura mi rendevano vulnerabile e l’unico sfogo era rimasto quello: il pianto.
Nicolas mi stava vicino, mi abbracciava con le sue braccia forti e fredde, aveva ripetuto più volte di amarmi. Perché avere la presunzione di pensare ancora che una cosa di per sé impossibile poteva avere un seguito non lo so, l’amore tra un cacciatore e la preda. Ridicolo!
Però Nicolas mi stava donando tutto ciò che aveva, il suo segreto più grande, mi aveva detto che lo completavo, lo rendevo migliore, nessuno me lo aveva mai detto.
Poi perché qualcosa doveva cambiare adesso che sapevo cos’era? Lo avevo amato dal primo momento, da quando mi aveva preso in braccio, la prima volta che mi ero persa nell’immenso dei suoi occhi dorati. Ero innamorata di lui, del suo modo di comportarsi nei miei confronti , le attenzioni che mi dava, trattandomi come una principessa, avevo sempre saputo che lui era speciale.
Una decisione la dovevo prendere, ma nel fondo del mio cuore sapevo che era già stata presa e anche se sarebbe stato difficile non mi spaventavo perché avevo lui al mio fianco, il mio angelo custode.
Adesso ero lì, fra le sue braccia forti e rassicuranti ad aspettare che mi raccontasse tutto. Ero curiosa, volevo sapere la verità su di lui, il suo passato non doveva essere stato molto piacevole, sembrava che volesse cambiare e dimenticare tutto ciò che era stato.
Gli accarezzai una guancia perfetta, dura come il marmo, poi posai la mia sul suo petto perfetto e guardai in alto per incontrare i suoi bellissimi occhi. Mi donò uno dei suoi splendidi sorrisi che ogni volta mi facevano scordare tutto quello che avevo intorno.
“Vuoi stare qui o preferisci andare da un’altra parte?” mi chiese gentilmente.
“No va benissimo qui..sto bene vicino a te” dissi arrossendo.
“Anche io” mi accarezzò la linea della mia spalla fino al collo, mi faceva venire i brividi.
“Da dove vuoi che inizi?” mi chiese dolce.
“Non so..spiegami un po’ cosa sei, nel senso..voglio sapere le tue abitudini, cosa fai..voglio sapere tutto” mi sorpresi della facilità con cui adesso parlavo, pochi minuti fa balbettavo e singhiozzavo come una bambina, adesso che ero al suo fianco sembravo più tranquilla e mi stupii.
“Sai cosa sono..un vampiro” iniziò a voce bassa “non dormo, non invecchio, e uccido per vivere..non voglio spaventarti, ma hai chiesto la verità e ti sto accontentando”
“Io lo trovo affascinante, poter vivere per secoli, vedere il mondo che cambia..” fantasticavo su come poteva essere vivere come loro, e tutto ciò mi piaceva sempre di più mentre ci pensavo, magari ero pazza. Stavo tra le braccia di un vampiro, qualcosa che non quadrava in me c’era.
“Quanti anni hai Nicolas?” domandai.
“19, ma li ho da molti anni ormai.” sospirò.
“Quanti di preciso?”
“È importante per te?”
“Curiosità..se non vuoi dirmelo fa lo stesso”
“Potresti spaventarti” mi strinse ancora di più a sè, ormai i nostri corpi combaciavano perfettamente, solo i nostri vestiti ci separavano, ma potevo ugualmente sentire la sua pelle fredda sulla mia bollente. Mi guardò dritto negli occhi facendomi perdere completamente i sensi e tutte le facoltà mentali, poteva farmi ciò che voleva in quelle condizioni.
“Mi incanti così..perdo lucidità!” confessai.
Rise e mi spettinò i capelli con dolcezza poi parlò.
“Ho quasi 240, per la precisione 238, sono nato il 2 dicembre del 1869 in Francia, a Parigi”
“Francia.. sono sempre stata affascinata dal modo di parlare dei francesi, sono così romantici”
“Non ti preoccupa il fatto che io ho quasi 230 anni più di te?” mi chiese guardandomi curioso ed incredulo.
“Non più di tanto..dovrei essere preoccupata della tua età? Ci vuole qualcuno di maturo tra noi due no?” sorrisi divertita dopo tanto.
“Si, ma qui, il bambino sono io non tu!” sorrise a sua volta divertito “egoista e capriccioso, che non vuole abbandonare ciò che più desidera..” si rabbuiò e abbassò i suoi bellissimi occhi.
“Non voglio che tu te ne vada, prometti che non lo farai mai..” dissi sussurrando mentre i ricordi di un abbandono ritornavano nitidi nella mia mente insieme alla stessa fitta nel cuore.
“Non potrei mai farlo, te l‘ho detto tu mi completi, ti amo più di ogni altra cosa al mondo”
Questa volta fui io a stringermi ancora di più a lui, affondando il viso sotto il suo mento godendo di quell’odore così dolce e soave.
“Ma è vero che non dormi mai?” chiesi curiosa, allontanandomi, ma non troppo, solo per permettere ai miei occhi di ammirare la sua bellezza straordinaria.
“Si, a volte è stressante, ma mi ha aiutato ad essere paziente ed a riflettere”
Chissà quanti ricordi aveva, forse non tutti felici, cosa aveva fatto in quegli anni? Cosa aveva pensato, provato..mille domande passarono per la mia mente, e decisi di porgliele tutte.
“Posso chiederti una cosa?”
“Certo piccola”
Piccola, non poteva chiamarmi in modo migliore, ero la sua piccola, una neonata in confronto alla sua età irraggiungibile per ogni essere umano.
“Quando sei diventato un vampiro? So che si può diventarlo solo con un morso di qualcuno uguale a te, perciò ero curiosa di saperlo..cosa hai fatto dopo? Come hai incontrato i Cullen? È stato uno di loro a trasformarti?” sgorgarono come un fiume in piena, adesso che avevo preso confidenza con lui e dopo le sue confessioni mi sentivo bene.
“Calma! Quante domande!”
“Scusa, è che sono curiosa, voglio conoscerti meglio..”
“È lecito che tu mi chieda queste cose, e con calma risponderò a tutto” guardò in alto come si fa quando ci si concentra su qualcosa per ricordarlo.
“Sai benissimo che nel 1789 in Francia scoppiò la rivoluzione, facevo parte di una famiglia di nobili origini, eravamo persino imparentati con il re, e ciò portò ad avere molti nemici, perché ovviamente la mia famiglia lo appoggiava “
Stavo ad ascoltare affascinata, mai avrei pensato di poter sentire un racconto di qualcuno che aveva vissuto la Rivoluzione Francese.
Non volevo interromperlo quindi rimanevo immobile tra le sue braccia, mentre lui sembrava vagare nei ricordi, forse nemmeno tanto felici, ed io glieli stavo facendo tornare in mente.
“Dopo la presa della Bastiglia il 14 Luglio del 1789 i miei genitori decisero di andarsene da Parigi e di rifugiarsi nella tenuta in Provenza”
“Come mai tu non facevi parte dell‘esercito?” solitamente i ragazzi di 19 anni ormai erano considerati uomini e tenendo presente la sua posizione sociale avrebbe anche dovuto avere un incarico importante.
“Bella domanda, sei attenta vedo.” constatò felice di sapermi concentrata ed interessata al suo discorso “mio padre ottenne il permesso dal re di non farmi combattere, fino ad allora avevo fatto il servizio militare, ero addestrato per combattere per difendere la mia patria, il mio re” sospirò “non che credessi molto negli ideali parigini di quel periodo, preferivo divertirmi, e ti posso assicurare che la mi condizione di nobile me lo permetteva, avevo tutto ciò che desideravo, nessuno mi diceva mai di no”
Vagava con lo sguardo nel vuoto, probabilmente ricordandosi delle sue scorribande giovanili.
“Ma torniamo al discorso principale”
“Continua” lo esortai
“Ti ho detto che avevamo deciso di lasciare Parigi e così facemmo, ma durante il viaggio, accadde qualcosa..”
“Cosa?” chiesi sempre più curiosa fissandolo.
“Non ricordo bene, so solo che i miei genitori rimasero uccisi, ed io fui preso in ostaggio. Ovviamente nessuno avrebbe pagato un riscatto per me, soprattutto in quel periodo di guerra civile, io ero l‘ultimo pensiero del re”
“Scusami forse non dovevo chiedertelo, sto facendo riaffiorare bruttissimi e dolorosi ricordi..” lo interruppi.
“Non ti preoccupare, devi sapere, soprattutto quello che ti sto per dire, non giudicarmi male, non sono fiero delle mie scelte, ma ero un neonato, un vampiro giovane, ingenuo e con un carattere estroverso” sorrise, ma non come faceva con me, era un sorriso personale, qualcosa che solo lui capiva “Mi avevano portato in un bosco ed ero stato legato, ero stordito e ricordo pochissimo di quel giorno passato con loro, ed ancora meno della notte successiva. Dolore, fuoco che bruciava in ogni parte del mio corpo, una straziante sofferenza che non cessò mai per tre giorni interi. Mi svegliai solo, insanguinato ma forte, in piene forze, ma assetato..una sete che non avevo mai provato prima”
“Eri diventato un vampiro?” curiosa più che mai non riuscivo a tenere a freno il mio interesse per lui.
“Si. Un assetato e crudele vampiro, che non sapeva cos‘era diventato e non aveva il pieno controllo delle sue azioni..” non riuscivo a capire cosa stava provando in quell’istante, ma tante cose di lui mi erano impossibili da comprendere.
“Ho vagato per anni uccidendo persone innocenti, non riuscivo a resistere a quell‘odore così invitante. Cercavo di ucciderne il meno possibile, solo il necessario per sopravvivere.”
“Mi dispiace”
“Non ti dispiacere per me. Negli anni che seguirono uccisi ancora e sfruttai il fatto di essere bello e giovane. Ho ucciso, ho rubato, ho sedotto e fatto soffrire non so quante ragazze innocenti che poi finivano per morire sotto i miei canini”
Rimasi impietrita da quella confessione, era stato..orribile.
“Ci sei rimasta male?”
“Si..non credevo che tu potessi essere così brutale e spietato, incurante dei sentimenti delle tue vittime” tanto valeva confessargli tutto ciò che pensavo.
“Lo so, ma non sapevo cosa fare, né cosa in realtà ero diventato, non voglio certamente giustificarmi dicendoti queste parole, ma ciò che ho fatto appartiene al mio passato e grazie ai Cullen sono cambiato, grazie a te sto per cambiare e gettarmi alle spalle ciò che ero.”
Mi strinse forte a sé, se avesse potuto piangere credo che in quel momento lo avrebbe fatto.
“Grazie di non avermi respinto”
“Hai detto più volte di amarmi, come potrei farlo? Stento a credere anche a ciò che mi stai dicendo..non mi sembri così sadico come racconti”
Lo fissai ancora incredula, come poteva un volto così angelico essere stato crudele come lui sosteneva di essere stato? Certo i racconti di cui ero a conoscenza narravano proprio di quei vampiri senza controllo, ma quelle cose dopo aver conosciuto Nicolas mi sembravano assurde.
“Lo sono stato puoi fidarti di ciò che dico” annuii poco convinta.
“Dopo molti anni finii in Italia, precisamente in Toscana, Volterra. Là vivono i Volturi, la più antica famiglia di Vampiri, mi hanno accolto con loro reputandomi utile per il mio potere “extra“.”
“Potere?”
“Si, ma te ne parlerò dopo” acconsentii “Sono stato con loro per più di 200 anni, ero il loro sicario, se c‘era da uccidere ero io quello a cui davano l‘incarico. Mi ritenevano il più adatto, la mia furbizia, il mio potere, l‘addestramento che avevo seguito..sono sempre stato un assassino perfetto”
Lo osservavo in silenzio stando attenta ad ogni sua espressione, non era fiero del suo passato.
“Inoltre mi hanno insegnato ad essere indifferente alla pietà, niente mi scalfiva, tutto mi scivolava sulla pelle, poi quattro anni fa un‘occasione straordinaria mi si è presentata.”
“I Cullen..“conclusi.
“Si, Edward aveva infranto la legge che impediva ai vampiri di svelare il nostro segreto ad un‘umana, e non per paura ma per amore ha deciso insieme a Bella di trasformarla in vampiro, i Volturi volevano solo accertarsi che avesse rispettato le leggi”
Questo significava che anche io un giorno..sarei diventata una di loro? Nicolas stava infrangendo leggi severe e centenarie solo per amore..per me..
“Ciò significa che..”
“Non necessariamente, se loro non verranno a saperlo non ci saranno problemi, e siamo a mille chilometri di distanza. Inoltre questi sono problemi secondari. Non ti preoccupare sei al sicuro con me”
Mi prese la faccia tra le mani e la portò vicino al suo petto.
“Grazie” dissi sincera.
“L‘amore che sprigionava quella famiglia mi incuriosì, e chiesi il permesso ad Aro di poterli seguire e stare n po’ con loro. Aro accettò malvolentieri, ma erano ormai 200 anni che offrivo servizi a quella famiglia e mai una volta avevo fallito, perciò non potè negarmi un piccolo desiderio. Carlisle acconsentì, felice di poter studiare il mio potere ed Esme fu contenta di avere un nuovo figlio adottivo, se così mi posso definire.“ sorrise beato.
“Attualmente sono quasi 4 anni che vivo con loro, mi sono abituato alle loro abitudini vegetariane, e devo dire che la mia esistenza è molto migliorata, adesso ho l’affetto che mi è mancato per moltissimi anni, in cui sono stato solo con me stesso. Adesso ci sei tu, e completi l’ultima parte della mia vita, grazie”
Dopo questa confessione, che gli era costata molto non seppi cosa dire, solo semplici banali termini, che però racchiudono in sé un grande significato, e ancora di più per Nicolas.
“Ti amo, e ti amerò per l‘eternità” dentro quelle parole c’era la mia scelta.
“Ti amo..per l‘eternità“ rispose lui abbracciandomi energicamente.
Affondai il viso tra i suoi capelli e lui fece lo stesso con me, mi persi in quell’odore sublime, un nettare irresistibile. Non riuscivo a trattenermi. Baciai quella pelle fredda, che però al contatto con le mie labbra scottava.
Stampavo piccoli e teneri baci fino a da arrivare a ciò che era il mio agognato desiderio, le sue labbra. Perfette da sembrare dipinte, ma non contrastavano con il resto, perché ogni suo lineamento era inappuntabile.
“Non ancora”sussurrò al mio orecchio.
“Scusami, è che..avevi detto..avevi avuto altre ragazze e..quindi..” balbettai imbarazzata. Che stupida, cosa stavo facendo?
“Si, ma non mi preoccupavo di loro. Non mi ponevo problemi sulla loro incolumità..tu invece…non mi perdonerei mai se ti facessi del male, o peggio” mi allontanò ancora un po’.
“No mi farai del male!” dissi convinta non opponendomi.
“Hai troppa fiducia in me” mi rimproverò.
“Non credo..solo che tu ti sottovaluti, da ciò che mi ha raccontato hai saputo abituarti presto a questa nuova vita. Ti devi preoccupare di me, perché non so quanto riuscirò a resisterti ancora se continui a guardarmi così!” ma che mi prendeva? Cosa stavo dicendo ero pazza?
Rise divertito, fissandomi con quegli occhi ammalianti.
“Lo stai rifacendo! Mi stai abbacinando..” mugolai.
“Non te ne rendi conto, ma anche tu mi fai lo stesso effetto, solo in modo diverso. Tutto di te mi attrae, dal tuo sorriso, al tuo odore”
Appoggiai la testa sul cuscino di piume soffice e profumato, guardavo il suo splendido volto che torreggiava sul mio. Nicolas mi fissava come fossi un tesoro da custodire.
Qualcosa di unicamente suo. Ed io ero sua, per sempre.

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"Hai paura?"


Ero poggiata al suo petto marmoreo che odorava di miele, dolce e allo stesso tempo fresco, era paradisiaco. Possibile che ogni cosa di lui mi attraeva come il fuoco attrae una falena? Il destino della falena però è quello di morire bruciata..
Mi strinsi forte alla sua camicia stropicciandola tra le mie dita, Nicolas aveva la mano sinistra sulla mia schiena, con il palmo aperto faceva su e giù sopra la maglia asciutta che mi aveva fatto indossare sua madre.
“Entra pure” Nicolas parlò rivolto alla porta chiusa.
“Uhm?” mugolai guardando il suo splendido volto, anche se potevo scorgerne solo la mascella e il collo era sempre splendido.
“Scusate” la madre di Nicolas entrò nella stanza e io cercai di alzarmi, che figura facevo abbracciata a suo figlio conosciuto un giorno fa? Però non mi permise di muovermi nemmeno di un centimetro e mi mantenne così.
“è tardi, dovresti riportarla a casa tesoro” aveva una voce dolcissima, così calma e soffice da provocare subito quel senso di fiducia che mi aveva fatto provare prima quando mi aveva aiutata.
“Hai ragione, ho perso la cognizione del tempo” le sorrise e si alzò dal letto con me in braccio, mi colorai di rosso, sentivo le guance prendere letteralmente fuoco.
“Signora Cullen?” finalmente in piedi la chiamai prima che potesse uscire.
“Dimmi cara” si voltò verso di me e sorrise “ma chiamami Esme d’accordo?”
“Grazie mille di tutto..Esme”
Sorrise gentilmente e uscì fuori chiudendosi la porta alle spalle lasciandoci soli, mi venne in mente che la mia felpa era in bagno ad asciugare e non potevo tornare a casa con in dosso un’altra cosa.
“Posso andare a cambiarmi?” chiesi girandomi verso di lui.
Quel suo sorriso smagliante mi imbambolò come una perfetta imbecille, non udii nemmeno le sue parole, mi mossi solamente perché mi aveva aperto galantemente la porta del bagno.
Entrai dentro e la richiuse, scossi la testa per tornare in me, ero follemente innamorata di un vampiro! Ancora non me ne rendevo del tutto conto.
Indossai la mia felpa ormai asciutta e lasciai ripiegata la maglia sul ripiano in marmo, mi guardai allo specchio e quasi sussultai per lo spavento. Avevo i capelli arruffati e pieni di onde scomposte, gli occhi gonfi per il pianto e leggermente arrossati, come poteva lui ritenermi bella?
Sbuffai e uscii dal bagno, lui era poggiato allo stipite della porta, bello, perfetto come una statua greca e immobile, in un millesimo di secondo fu davanti a me e mi alzava il mento con due dita.
“Cosa ti turba? Sei ancora spaventata?” mormorò tristemente.
“No..non ho più paura di te..so che non mi vuoi uccidere” dissi perdendomi nell’oro dei suoi occhi “è che..sembro un mostro, come puoi dire di..” mi risultava difficile anche dirlo “..amarmi..”
Il suo volto si contrasse in una smorfia, ma era ugualmente bello, poi sorrise, anzi sghignazzò prendendomi il volto tra le mani, com’era freddo.
“July” scosse la testa come incredulo “tu sei la cosa più bella che abbia mai visto, capelli arruffati o non. Ai miei occhi sei perfetta” le ginocchia stavano cedendo, me lo sentivo e prontamente lui se ne rese conto.
“Non svenire!” rise e io gli mostrai la lingua.
“Sei un bugiardo, molto bravo direi. È colpa tua se reagisco così, sei troppo bravo” mi imbronciai.
“Non mento e sono felicissimo di farti questo effetto!” mi sorrise e ancora una volta persi le facoltà mentali.
“Di nuovo! Smettila!” lo ammonii senza riuscire a non sorridergli.
“Scusami, vieni ti riporto a casa” mi prese per mano e rabbrividii “ti da fastidio?” domandò dolcemente mentre percorrevamo il corridoio.
“Per niente..” risposi guardandomi attorno.
Quella casa era perfetta, adatta a loro, ogni angolo, ogni parete, ogni singolo pezzo dell’arredamento era in armonia con il resto, i colori chiari privilegiavano rendendo il tutto più luminoso, anche se fuori ancora diluviava e del sole non c’era traccia.
Rose bianche erano inserite in ogni vaso a formare composizioni impeccabili e candide, il cristallo riluceva sotto le luci soffuse, era un posto magnifico.
“Aspettami qui, vado a prendere la macchina, non voglio che ti bagni, a causa mia hai già preso già troppa pioggia per oggi..” lasciò la mia mano e lo vidi, si fa per dire, uscire fuori e tornare dopo poco con la mia giacca tra le mani.
“Posso tornare da sola tranquillo, adesso sto bene” mi guardò come per dirmi che non gli avrei fatto mai cambiare idea “poi come torni tu se siamo con la mia macchina?”
Rise e mi prese in braccio “Domanda scema?” dedussi aggrappandomi alle sue spalle.
“Si..mi farò una corsetta” sghignazzò e in due secondi ero già al caldo nella mia macchina, ma sul sedile del passeggero, si ostinava a non farmi guidare pur sapendo che stavo benissimo.
Si mise al mio posto e accese il riscaldamento solo per me, ovviamente lui non sentiva né freddo né caldo, tutte quelle premure erano per me.
Guidava veloce fra le strade bagnate anche se la visibilità era pressoché zero, ovviamente per un essere umano, ma lui non lo era. Guardava la strada attentamente e non muoveva un solo muscolo, persino il torace era fermo, non respirava?
“Nicolas?” lo chiamai e si voltò subito verso di me con il suo solito sorriso a fior di labbra “Non respiri?” domandai calma.
“In questo momento preferisco farne a meno..” mi spiegò calmo.
Non replicai e non feci altre domande, soffriva standomi accanto e pure non si allontanava, si ostinava a..mi proteggeva, forse era la parola sbagliata, però lui sembrava davvero trattarmi come qualcosa di fragile e pregiato.
“Non ho sete” aggiunse.
“Non ho paura di te” ero seria.
Appoggiai la testa al sedile e per il resto del tragitto lo guardai, volevo ricordarmi ogni cosa di lui, dai capelli corvini e setosi ai suoi occhi dorati, il naso dritto, la mascella pronunciata e dolce allo stesso tempo, le labbra, quelle labbra sottili e piene. La perfezione.
“Arrivati” disse parcheggiando nel vialetto di casa mia, come sapeva dove abitavo?
“Ci sono già stato..ho seguito il tuo odore ieri notte” mi confessò mortificato avendo intuito il mio pensiero dallo sguardo.
“Mi sento decisamente in ansia quando non so cosa fai” mormorò spengendo il motore e guardandomi senza distogliere lo sguardo.
“Grazie” risposi indossando la giacca e nascondendo il mio volto tinto di rosso.
Senza accorgermene mi trovai tra le sue braccia davanti alla porta di casa.
“Che ne dici di mettermi giù? Sai mia madre..” dissi ironicamente “non so come reagirebbe se mi vedesse tra le tue braccia” per conto mio ci stavo divinamente.
“Mi piace trattarti come una principessa..non ci trovo niente di male” mi ammaliò ancora una volta con il suo sorriso, probabilmente non mi sarei mai abituata, ma risi ugualmente.
“Bene, mio principe, potrebbe gentilmente rimettermi con i piedi per terra?” domandai con fare autoritario, ma non riuscivo a stare seria.
“Come desidera Milady” sembrava reale, il modo in cui lo aveva detto. Nicolas sembrava proprio appartenere a quei tempi, in effetti ci era nato pensai.
“Le chiavi” disse porgendomele.
“Grazie”
Aprii la porta e mia madre arrivò subito preoccupata, ovvio, erano già le sei e il cellulare era spento, mi guardò con aria severa, ma si addolcì subito non appena vide Nicolas dietro di me.
“Ciao mamma” balbettai, era lui che mi rendeva nervosa “lui è Nicolas..” dissi indicandolo, ma senza guardare negli occhi i due.
“Piacere signora, ci scusi per il ritardo” come si poteva essere così educati? Persino mia madre si addolcì alle sue parole “July si è sentita male e l’ho portata a fare una visita da mio padre, solo che abbiamo tardato” e questa scusa da dove era venuta fuori? Certo dirle la verità mi pareva un po’ fuori luogo.
“Piccola come stai?” chiese apprensiva prendendomi il viso tra le mani e poggiando le labbra sulla fronte per sentire la mia temperatura.
“Mamma..” mugolai imbarazzata “sto bene, solo un po’ di calo di zuccheri” inventai di sana pianta.
“Grazie Nicolas” disse lei sorridendogli dolcemente.
“È stato un piacere aiutarla” disse guardandomi con quel suo sguardo premuroso “ora scusate dovrei andare” disse educatamente.
“Si certo” disse mia madre “grazie ancora per averla aiutata, ciao”
“Prego” rispose e mia madre tornò in cucina.
Rimasi sola con lui davanti, sorrideva divertito non so per quale motivo.
“Pensavo fosse peggio incontrare i tuoi genitori” rise piano.
“Ti manca mio padre e poi questa non è una presentazione ufficiale, mi hai solo portata a casa”
“Quindi vorresti fare una presentazione ufficiale?” mi chiese con gli occhi più dolci che avessi mai visto.
“Bè.. si..” balbettai “cioè..tu dici di amarmi, io..”
“Tranquilla, sono solo felice” mi spiegò prendendomi per mano.
“Bene” mormorai posando la guancia alla sua giacca.
“Mi madre comunque adesso mi tempesterà di domande” risi e alzai lo sguardo verso di lui che aveva un’espressione beata e serena.
“Credimi se ti dico che in casa mia la situazione è peggiore, lo capirai quando conoscerai Alice”
“Tua sorella?” chiesi, ricordando le due ragazze al suo tavolo.
Annuì e mi accarezzò la testa “devo andare sul serio adesso” mormorò triste “vorrei non farlo, passerei ogni singolo secondo con te”
Rabbrividii e mi sentii morire a quelle parole, impossibile non essere innamorata di lui, non era il vampiro crudele che credevo, lui non era un assassino.
Lo abbracciai stringendo le braccia intorno al suo busto e saltai dallo spavento quando il rombo di un tuono risuonò nel cielo. Un po’ infantile, ma io ero terrorizzata dai tuoni, avevo paura di poche cose e non ero certo una ragazza che saltava spaventata per un ragno o un topolino, ma era una fobia e non riuscivo a farmela passare.
“Cosa c’è?” chiese preoccupato.
“Mi prenderesti in giro se te lo dicessi..” risposi ancora incollata a lui.
“Non lo farei mai lo sai” ribatté con un nota di rimprovero.
“Ho paura dei tuoni” dissi d’un fiato “ e stanotte se continua non chiuderò occhio” sbuffai al solo pensiero di dover star sveglia mentre fuori il temporale non cessava.
Mi scostò un po’ da sé per potermi guardare, lo vidi abbassarsi fino a raggiungere il mio orecchio per sussurrarci dentro qualcosa “posso venire io se ti va”
“Cosa?”
“Vengo io se hai paura” ripeté come se fosse una cosa usuale.
“Nicolas..non so se te ne rendi conto ma non credo che ti faranno dormire con me, anzi nemmeno ti fanno entrare in casa” risi guardando quel viso angelico che ancora rimaneva serio.
“Sono un vampiro..ho i miei segreti, lascia la finestra aperta..” sussurrò abbassandosi di nuovo “a dopo se vuoi..”
Annuii incapace di parlare, sentii le sue labbra sui miei capelli per meno di un secondo e poi lo vidi uscire, mentre scompariva nella foresta di fronte mormorai un flebile “ciao” e richiusi la porta.
Avevo detto di si ad un vampiro che voleva intrufolarsi di nascosto in camera mia in piena notte, ancora non ci credevo. Certo cosa c’era di credibile in tutta la storia? A dire il vero l’unica cosa che mi risultava nuova era che un vampiro potesse amare e che non tutti fossero mostri assassini, io quel mondo lo conoscevo già per mia sfortuna, o chissà, magari fortuna.
Andai in cucina dove mia madre stava cucinando, mi buttai a sedere su una sedia esausta, non avevo la forza di fare niente e le tempie mi pulsavano per le troppe lacrime versate.
“July” ecco che si iniziava.
“Si mamma?” risposi neutra.
“Sai che puoi dirmi tutto vero?” mi domandò “non ti vergognare, se stai insieme a lui capisco..” si voltò e smise di fare ciò che aveva iniziato.
“Ci conosciamo da due giorni, ma..” era il caso di dirlo, era pur sempre mia madre, non avevo mai avuto segreti con lei “mi piace, molto aggiungerei”
“Lo sapevo!” esclamò spiazzandomi.
“Cosa?” chiesi mentre la vedevo sorridere compiaciuta.
“Si vede lontano un miglio” si mise a sedere davanti a me “e anche lui ti guarda come se fosse innamorato follemente di te, quel ragazzo è così bello”
Risi, aveva fatto colpo anche su di lei “Già..perfetto” mormorai senza pensarci e mia madre iniziò a ridere.
“È bello vederti così” mi disse accarezzandomi una guancia e tornando al ripiano della cucina.
“Mamma potresti non dire niente a papà, sai che è iper protettivo” la pregai alzandomi e abbracciandola da dietro.
“Per adesso, ma se la cosa si fa seria ne parliamo anche con lui” mi informò “sarà il nostro piccolo segreto” si voltò per baciarmi una guancia e io feci lo stesso per poi andarmi a buttare sul divano dove Otello sonnecchiava come a suo solito.
Accesi la TV e feci scorre i canali, niente di interessante.
“July vieni ad apparecchiare?” mi urlò dalla cucina.
Svogliatamente misi i piedi per terra e mi alzai per andare a darle una mano.
“Quest’anno mi occupo del Ballo di Autunno con Cathy, quindi ti avverto, tornerò tardi per un paio di giorni” con tutto il trambusto della giornata quello era stato il mio ultimo pensiero.
“Tutto da sole?” mi chiese.
“No..” mormorai “vedi..Nicolas, bè mi dà una mano insieme ai suoi fratelli”
“Starete insieme dunque” esclamò contenta, forse era più felice lei di non vedermi nello stato di mesi fa che io stessa. Ero stata uno straccio, e molte volte le dicevo che mai più avrei voluto innamorarmi, ironia della sorte mi ero innamorata del nemico del mio primo amore.
Sorrisi al pensiero di Nicolas che mi teneva tra le sue braccia. Innamorata folle, lo ero veramente.
“Mamma io sono distrutta, mangio qualcosa veloce e vado a letto”
“Va bene” mi porse un piatto con dell’insalata di riso e mangia tutto, anche se con poco entusiasmo, ma se non mangiavo sarei svenuta, ero a stomaco vuoto da quella mattina.
Diedi la buona notte a mia madre e corsi su, mio padre era ancora a lavoro, erano solamente le 8,30, entrai in camera e la trovai come sempre, disordinata, ma di Nicolas nemmeno l’ombra.
Decisi di fare una doccia calda così andai in bagno e aprii l’acqua, entrai subito riscaldandomi e rilassandomi con il mio bagnoschiuma al caprifoglio. Lavai con cura i capelli e uscii, mi asciugai con cura e sistemai i capelli, adesso si che erano decenti.
Indossai il pigiama a maniche corte, odiavo sentirmi legata quando dormivo, andai alla finestra e l’aprii senza spalancarla ovviamente, fuori l’acqua cadeva a catini e lampi di luce si vedevano all’orizzonte.
Erano quasi le 9,30 e decisi di mettermi sotto le coperte, avevo un sonno tremendo e anche se volevo aspettare Nicolas i miei occhi volevano chiudersi e riposarsi. Decisi di buttarmi sul letto senza coprirmi, magari mi sarei solo riposata.
Spensi la luce e lasciai accesa la lampada sul comodino, afferrai il cuscino e lo abbracciai forte come facevo sempre, piano piano e involontariamente caddi in un sonno profondo.





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-Nicolas pov-

Nuova Alba


Corsi verso il folto della foresta, fra alberi e la vegetazione bassa bagnata e scossa dalle gocce di pioggia che continuavano imperterrite a cadere. Dentro di me qualcosa di strano, di nuovo, piacevole, stava crescendo, esplodendo come un fuoco.
Dopo duecento anni ero felice, e non lo ero a causa delle sofferenze altrui, quella che stavo provando era una felicità reale, viva, tangibile. July. Una ragazza di appena diciotto anni stava sconvolgendo la mia esistenza, ero legato a lei come non lo ero mai stato con nessun’altra persona al mondo.
La pioggia sbatteva sul mio corpo, sul mio viso, bagnandomi e frustandomi con la sua forza, non mi importava, pensavo solo a lei, al suo modo dolce di comportarsi, ai sorrisi ingenui, alle gote scarlatte quando dicevo di amarla. Non l’avevo persa come avevo creduto, mi aveva accettato, solo questo era fondamentale per me. Lei ci sarebbe sempre stata.
Decisi di cacciare seppur non ne avessi realmente bisogno, ma il suo sangue era ciò che più al mondo mi attraeva e non potevo e non dovevo rischiare la sua vita così. Buttare al vento l’amore non aveva senso.
La mia natura era quella dell’assassino, lo ero sempre stato, però adesso percepivo che qualcosa, seppur lentamente e gradualmente stava mutando, diventavo più umano, se era possibile ovviamente.
Tornai a casa completamente fradicio, gocciolavo sul legno chiaro del pavimento e sul tappeto antico di Esme, davanti a me apparve Alice sorridente.
La mia piccola sorellina veggente, sorrideva perché già sapeva tutto, aveva previsto cosa e soprattutto dove sarei andato quella sera.
“Ciao Nicolas! Finalmente a casa” disse avvicinandosi con il suo passo da ballerina.
Sorrisi e l’afferrai per la vita facendola roteare in aria come una trottola “Di buon umore è?” sghignazzò mentre volteggiava.
“Ciao Alice!” risposi mettendola a terra e spettinandole i capelli.
Esme e Carlisle ci raggiunsero sentendo le risate seguiti dall’intera famiglia, tutti con arie assorte e preoccupate, tutti, tranne Jasper, che poteva percepire la mia euforia e Edward che ovviamente leggeva il mio pensiero.
“Dove sei stato? Ci hai fatto preoccupare” mi ammonì Carlisle stringendo a sé la moglie.
“Scusatemi..sono andato a caccia” risposi sentendomi in colpa, odiavo far soffrire quella dolce famiglia che mi aveva accolto come se fossi un figlio “dopo..” Alice mi precedette con la sua voce trillante “va da July stasera!” esclamò felice.
“Sicuro?” mi chiese Carlisle “te la senti di correre questo rischio?”
“Penso di si..ce la posso fare” risposi pensieroso “devo” aggiunsi guardandolo seriamente, in quei momenti dimostravo la mia vera età, gli occhi non mentivano e mostravano i secoli di esperienze.
“Ce la farà!” sorrise Alice indicandosi la testa, com’era buffa con quei suoi modi infantili e così dolci “fidati!”
“Ma adesso muoviti! Ti starà aspettando!” Bella mi stava spingendo su per le scale “aspettare è uno strazio, vai da lei” corsi su così veloce che mi stupii di me stesso.
Gettai i vestiti sporchi da una parte ed entrai nel box della doccia, l’acqua era calda da appannare persino il vetro dello specchio, i muscoli si rilassarono e finalmente mi sentii riposato, come se potessi veramente sentirmi stanco. Sorrisi a quel pensiero, uscendo dalla doccia asciugandomi in fretta e vestendomi altrettanto velocemente.
Uscii fuori direttamente dal terrazzo della mia camera, senza preoccuparmi di avvertire nessuno, infondo sapevano dove stavo andando e l’unico mio pensiero era lei, lei, unicamente lei.
Arrivai davanti al suo piccolo terrazzino e notai che la luce era spenta, vedevo solo un bagliore giallo, probabilmente una piccola lampada lasciata accesa. Si era dimenticata di me? Non credeva che sarei venuto?
Provai a spingere la finestra e sorprendentemente si aprì lasciandomi entrare nella sua camera, era grande, disordinata, molti disegni appesi alle pareti, matite sparse sulla scrivania, vestiti impilati nell’angolo, peluche a terra e lei, mio angelo rannicchiata sopra le coperte, abbracciata al cuscino.
Entrai chiudendo la finestra dietro di me, ero bagnato e le gocce cadevano sul pavimento, rimasi immobile a guardare quella figura angelica respirare lentamente, mi dava le spalle e non vedevo il suo viso. Cautamente senza svegliarla mi avvicinai per poterla toccare, sfiorare, anche solo ammirare, mi bastava vederla per stare bene.
Un telefono che squilla, passi sulle scale, mi affrettai a uscire senza provocare alcun rumore, fuori il cielo sembrava infuriarsi con me. Stavo sbagliando a starle vicino, ma non mi importava, era ciò che volevo.
Sua madre entrò accendendo la luce.
“July c’è Cathy al telefono..”
“Mamma..” mugolò alzandosi sui gomiti “dormivo..” biascicò infastidita dalla troppa luce “la richiamo domani..” disse ributtandosi sul cuscino.
“Scusami tesoro, Buona notte” disse sua madre spegnendole nuovamente la luce e chiudendo la porta alle sue spalle.
July si alzò guardando verso la finestra come se aspettasse realmente qualcuno, il suo viso si rattristò notando che tutto era ancora chiuso e che non c’era nessuno. Aspettava me.
Entrai ancora più fradicio di prima e non appena sentì il rumore della finestra che si chiudeva si voltò verso di me, scattò giù dal letto e si buttò letteralmente tra le mie braccia sorridendomi e bagnandosi.
“Credevo non saresti venuto..” mormorò affondando la testa sul mio petto.
“Non potevo non venire” le confessai accarezzandole la schiena.
Alzò il viso e mi regalò un sorriso tenero, era già più tranquilla, meno spaventata, ero al settimo cielo anche solo ad averla così tra le mie braccia con la convinzione che le mi voleva bene, mi amava.
“Ti bagni così” la rimproverai posandola a sedere sul suo letto disfatto.
“Non mi importa” disse lei cercando ancora di avvicinarsi a me e abbracciarmi, ma non glielo permisi.
Mi guardò delusa e si ritirò al suo posto fissandomi.
“Se poi ti ammali sarà colpa mia” le spiegai.
“Ma io ti voglio vicino a me” ribadì più convinta, si stava aprendo con me e ciò mi piaceva molto.
“Sono bagnato” dissi io indicando la camicia bianca completamente zuppa.
“Ti vado a prendere un asciugamano, resta qui” si alzò e corse fuori, solo in quel momento mi accorsi di ciò che indossava, pantaloncini corti che le lasciavano scoperte le gambe e una maglia a maniche corte.
Il mio cuore morto ebbe un sussulto a quella visione, la volevo, la desideravo e non potevo. Come diamine aveva fatto Edward a resistere per ben tre anni? Io non ci sarei mai riuscito, ero diverso, in me c’era quel lato egoista che non cessava di esistere.
Scossi la testa al solo pensiero di ciò che avrei voluto farle, non dovevo. L’amavo, non era come le altre, lei era la mia vita, le precedenti ragazze..solo divertimento e cibo.
Tornò in camera e mi gettò un asciugamano addosso mentre lei seduta al mio fianco sbottonava il primo bottone della mia camicia, le bloccai il polso gentilmente.
“No” mormorai richiudendo quel bottone.
“Volevo..solo farla asciugare..” si affrettò a dire imbarazzata, le sue guance due ciliegie mature, carine, tenere.
“Scusami..” dissi accarezzandole una guancia “non capisco come tu possa essere così tranquilla con un vampiro nella tua stanza”
Alzò le spalle e le lasciò cadere, un semplice gesto che significava parecchie cose “non ho paura di te..e soprattutto..mi attrai come mai nessuno ha mai fatto” disse posando una mano sul mio petto.
Impazzivo, la sua mano calda sui miei pettorali, l’avvertivo anche da sopra il cotone della camicia.
“Tutto ti attrae di me, a partire dal mio volto, la mia voce, il mio profumo” annuii concordando con me e posando la sua guancia sulla mia spalla, pazza, pensai e benedissi qualunque cosa la rendesse così. Senza di lei sarei stato perso.
“Tutto ti attrae perché io sono fatto per uccidere..eppure..” cercai di trovare le parole giuste “ti amo e non credevo di poterlo fare” le accarezzai i capelli soffici e morii in quel profumo.
“Sai Nicolas tu sei diverso da quello che credi, non sei un mostro e odio quando lo dici, perché ai miei occhi tu sei l’esatto opposto” disse alzandosi e guardandomi seriamente “Non dirlo più” scherzò puntandomi un dito contro.
“Altrimenti che mi fai?” stetti al gioco.
“Non lo so..paletto nel cuore?” risi di gusto e mi guardò storto.
“Non funzionerebbe fidati!”
“Devo finirla di ascoltare queste leggende assurde! Non combacia nulla!” Disse ributtandosi a sedere sul letto.
“Hai sonno?”domandai facendola stendere sul letto e coprendola con il piumone azzurro “dormivi quando sono arrivato”
“No” si alzò scostando le coperte e tornando vicino a me abbracciandomi da dietro, in ginocchio dietro di me posava la sua testa sulla mia spalla, il suo profumo mi faceva bruciare la gola.
“Sei venuto per me, non voglio dormire” protestò come una bambina capricciosa.
“Piccola hai sonno..oggi non è certo stata una giornata facile” la obbligai ad entrare sotto le coperte per la seconda volta e non ribadì anche se si imbronciò “dormi, io non me ne vado”
“Niente bacio della buona notte?” domandò fissandomi con i suoi occhi color cioccolato. Mi fece ridere, ero felicissimo di vederla così spontanea con me, si comportava come fossi un ragazzo normalissimo e non un vampiro assetato del suo sangue.
Mi abbassai su di lei e le posai le labbra sulla fronte, era calda, e mi sembrò il paradiso, il veleno iniziò a scorrere nella mia gola ardente e secca, ma non ci badai, stavo dando un bacio al mio angelo. Allontanai il viso da lei per guardarla, aveva un’espressione delusa.
“Non posso, te l’ho detto. Prima di tutto ti amo, non posso rischiare” le spiegai accarezzandola, era così fragile e calda.
“L’unico problema è che non so se saprò trattenermi io..” scherzò arrossendo.
“Tranquilla, tra noi due il bambino viziato sono io, cedo molto volentieri alle tentazioni e tu sei decisamente la più grande che ho”
Si spaventò a quelle parole e mi diedi del cretino, che diavolo dicevo, così sembrava che la volessi uccidere e bere il suo sangue.
“Non in quel senso” mi affrettai ad aggiungere “ti amo e ti desidero troppo per resistere” mormorai a pochi centimetri dalle sue labbra.
Mi ero mosso troppo velocemente e subito la vidi irrigidirsi, posai nuovamente le mie labbra su di lei, questa volta sulla guancia, dove l’odore del suo sangue era il doppio. Dolce e invitante sembrava chiamarmi.
“Dormi adesso” dissi autoritario scattando in piedi e andandomi a sedere sulla poltrona nell’angolo.
“No!” esclamò alzandosi a sedere “Vieni qui con me..per favore” mi guardava con gli occhi più dolci mai visti, non resistetti e non potei rifiutarmi.
Mi alzai con un sorriso stampato in faccia, quello che mi aveva chiesto per me era un dolce piacere, mi adagiai sul materasso sopra le coperte e lei mi strinse a sé.
“Grazie” sussurrò con la testa nell’incavo della mia spalla.
“Buona notte piccola mia”
“Notte..” chiuse gli occhi e la vidi addormentarsi per la prima volta tra le mie braccia.
Rimasi l’ per l’intera notte, aveva il sonno agitato, non stava mia ferma e a volte dovevo scansarmi per non prendere degli schiaffi o gomitate, io non mi sarei fatto male, ma la mattina dopo avrebbe avuto vari lividi.
Non appena il temporale cessò si calmò subito e si rannicchiò su di me, non saprei dire se stavo in paradiso o all’inferno. Averla così vicino mi rendeva l’essere più fortunato e contento dell’universo, allo stesso modo il suo sangue mi chiamava e non rispondere a quel richiamo era una tortura.
Quando si rannicchiò sopra il mio petto stringendomi la camicia credetti di morire, calda, profumata, mi mandava al manicomio ogni parte di lei. Oltre al suo profumo anche il suo corpo mi attraeva, ero pur sempre un uomo!
Le sue curve erano un disegno perfetto, mentre mugolava qualcosa iniziò ad accarezzarmi la pancia per arrivare alle spalle, si strusciava su di me facendomi impazzire. Mormorò il mio nome un paio di volte e le baciai la fronte, dalla sua bocca uscì un leggero lamento quando posai la mano sulla sua guancia, ero troppo freddo.
Non appena arrivarono le 7,00 e i primi raggi di un sole debole iniziavano a farsi vedere dalla finestra dovetti allontanarmi da lei, quanto mi costava farlo.
Posai lo sguardo fuori, c’era il sole, maledetto, era lui l’unico in grado di tenermi lontano da lei.
Presi un foglio sulla scrivania e le lasciai un messaggio, adagiai il foglio sul cuscino accanto al suo volto e dopo averla accarezzata un’ultima volta uscii sul terrazzo.
Il sole mi colpì in pieno volto facendomi brillare come sempre, negli anni in cui ero stato a Volterra pochissime volte avevo potuto avere la gioia di guardarlo, di sentirmi un po’ più caldo. Aro non voleva che uscissi allo scoperto più del necessario, vivevo nel buio, nell’umidità e nell’oscurità perenne. Quella vita proprio non mi mancava.
Ammirai l’alba e mi voltai a guardare il mio angelo illuminato dai raggi caldi di quel sole, lei colei che mi aveva sconvolto l’intera esistenza, la donna che sentivo di amare più di me stesso.
Una nuova alba, una nuova vita..per me.

-commentata qua l'8° capitolo di New Dawn-

 
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"Sorpresa"


Mi svegliai aggrovigliata nelle coperte, il lenzuolo raggomitolato in fondo al letto sotto il piumone pesante. Allungai la mano per cercare il corpo statuario di Nicolas, ma trovai solo cotone, lui non era più con me. Certo non poteva restare tutto il giorno, ma ci rimasi male, volevo vederlo.
Aprii gli occhi e i raggi tenui del sole mi illuminarono facendomi richiudere di scatto le palpebre, il sole, dopo la tempesta esce sempre allo scoperto, facendoci capire che inequivocabilmente dopo il dolore c’era sempre la felicità. Senza il male come potevamo distinguere il bene?
Pensieri profondi da fare di prima mattina, ma era la mia vita quella, un alternarsi di gioia e sofferenza, Nicolas adesso era la mia pace dopo la tempesta.
Tentai nuovamente di aprire gli occhi, li tenni bassi e notai un foglio sul cuscino a fianco al mio, lo presi e vidi la calligrafia curata e decisa, era la sua.

Scusami se me ne sono andato cosi, ma
oggi c’e’ il sole e non e’ il
caso che io mi faccia vedere in giro.
Ti spieghero‘, prometto

Ti amo
Nicolas



Piegai le labbra verso l’alto leggendo le ultime due parole, era tremendamente piacevole sentirselo dire, -ti amo- che parole banali, eppure così piene di significato.
Strinsi il foglio al petto e lo nascosi nel comodino, tra quel caos non lo avrebbe trovato nessuno, se mia madre avesse scoperto quel foglio avrebbe preteso delle spiegazioni e non sarei stata capace di trovare una scusa.
Mi sdraiai sul letto posando la testa sul suo cuscino, c’era ancora il suo odore dolce, quello che mi faceva impazzire, strinsi forte quel cuscino al petto e mi godetti quella fragranza che non aveva niente di umano, era divina.
La sveglia mi riportò alla realtà, facendo svanire quel sogno ad occhi aperti come una fragile bolla di sapone che scoppia. Maledetto aggeggio.
Buttai le gambe giù dal letto e svogliatamente mi alzai, non c’era il pensiero di rivedere lui a scuola che mi scuoteva inducendomi a muovermi.
Molto lentamente mi preparai, indossai i jeans leggeri e una maglia a maniche corte a righe blu e bianche, afferrai anche un’altra maglia nel caso avesse cominciato a far freddo, il sole durava sempre poco.
Infilate le scarpe bianche scesi le scale ed entrai in cucina dove anche mio padre stava bevendo il suo caffè seduto al suo solito posto.
“Giorno” dissi gettando la cartella a terra e sedendomi afferrando uno yogurt all’ananas.
“Buon giorno” dissero in coro.
“Oggi torno tardi, andrò in giro a comprare l‘occorrente per il ballo..” farfugliai mentre mangiavo.
“Ma oggi non vai con Chaty a scuola? Prendi la tua macchina è meglio” disse mio padre leggendo il giornale e non badando a me.
“Cathy mi da una mano” spiegai guardando l’orologio, era presto “quindi torniamo insieme”
“Va bene, se hai bisogno di qualcosa chiama” disse alzandosi e prendendo la giacca, mi diede un bacio sulla testa e uno a mia madre e poi uscì salutandoci.
“Bene, mamma vado anche io”
“Buona giornata July”
Le diedi un bacio sulla guancia e uscii fuori sotto i raggi del sole che mi battevano in faccia, com’era bello poter guardare il cielo e non vedere il solito grigio, ma un bell’azzurro.
Aspettai seduta sul muretto in pietra che Cathy uscisse di casa, dovetti attendere poco e lei era già fuori che mi salutava e aveva la faccia di quella che si aspetta una spiegazione. Ieri l’avevo liquidata perché stavo dormendo, ma adesso non avevo scuse, dovevo mentire ancora una volta a colei che mi voleva più bene in assoluto.
“Ciao” esclamò entusiasta.
“Ciao, si va?” domandai guardando la sua macchina parcheggiata lì davanti casa.
“Allora racconta!” disse subito mentre si allacciava la cintura “dove sei stata? Sei scappata e non ti ho visto a lezione nel pomeriggio”
Iniziava la farsa “sono stata..male..sono svenuta” mormorai “ero con Nicolas e ha insistito per farmi visitare da suo padre” parlai più decisa.
“Che ha fatto per farti svenire??” rise divertita “ti ha baciata?” la sua risata risuonava nell’abitacolo e contagiò anche me.
“No stupida!” la rimproverai scherzosamente “calo di zuccheri” sbuffai.
“Poi?” chiese lei curiosa.
“Sono andata all’ospedale..una visita veloce e mi ha accompagnata a casa con la mia macchina” finii di raccontare così la mia menzogna.
“Bene..il ragazzo è interessato forte allora..” parlava per conto suo, sembrava riflettesse tra sé.
“Si..” sospirai e mi abbandonai sul sedile ripensando al suo corpo ghiacciato a contatto con il mio, le sue carezze, stavo per morire al solo ricordo.
“Mi sono innamorata..” le confessai con un sorriso.
“Tempo record!!” scherzò parcheggiando “sono felice per te” mi disse abbracciandomi dopo aver spento il motore.
La mia migliore amica, colei che condivideva tutto con me, non poteva conoscere veramente ciò che mi circondava, era snervante. Volevo urlarle tutto, spiegarle cosa fosse Nicolas, avere conforto ai miei pensieri, preoccupazioni, ma non potevo. Quasi mi venne da piangere, e l’avrei fatto se il giorno prima non avessi versato tutti i liquidi del mio corpo.
“Ti avverto però, ieri quando sei sparita Angy ha immaginato che tu fossi con lui ed è..come dire, infuriata con te, sì”
Uscii dalla macchina e io la seguii nel parcheggio.
“Non ti preoccupare però..le passerà.” mosse una mano come per dire di fregarmene “cosa poteva mai fare poi? Lui è pazzamente innamorato di te” sorrise e continuò a camminare.
“Non mi importa cosa pensa..se non capisce sono fatti suoi” ringhiai un po’ infuriata, odiavo questi suoi comportamenti “se per lei non sono più sua amica fatti suoi..” alzai le spalle e andai in classe al mio solito posto.
“Hai ragione..in più ieri ho anche litigato con lei” mi raccontò Chaty “odio quando dice certe cose” e si sedette vicino a me.
“Grazie”
Sapevo che lo faceva solo per me, lei era dalla mia parte, sapeva quanto significava aver trovato nuovamente qualcuno di cui mi fidavo, un ragazzo che mi avrebbe fatto dimenticare il passato, anche se in qualche modo lui ci era inequivocabilmente legato.
La lezione iniziò e Angy era andata a sedersi dalla parte opposta dove il giorno prima c’erano i Cullen, era estremamente triste non vederli lì a sedere, non poter vedere lui.
“Come mai non c’è?” domandò ad un certo punto Cathy.
“Ha detto che oggi arrivavano le ultime cose dalla vecchia casa e doveva dare una mano..” inventai di sana pianta, a volte mi chiedevo come avevo fatto ad imparare a mentire così in fretta e bene tra l’altro.
“Ok” annoiata si mise a tamburellare con le dita sul banco osservando le sue unghie che sbattevano contro il legno laccato producendo un rumore quasi ipnotico.
Io appoggiai il mento sulla mano per sorreggermi e guardai fuori il sole che timido adesso cercava di farsi spazio tra le nuvole bianche e soffici che erano apparse da poco.
L’intera mattina fu noiosa, in più la mia rabbia cresceva sempre di più, odiavo quel comportamento infantile della mia amica, non volevo perderla, ma anche provandoci lei non mi avrebbe parlato. Chissà con il tempo magari le sarebbe passata, lo speravo con tutto il cuore.
A mensa la situazione non fu certo migliore, ovviamente ci sedemmo tutte allo stesso tavolo come ogni giorno da ormai quattro anni, però Angy non fece altro che ignorarmi, come se fossi invisibile.
Inutile dire che al posto della rabbia si insinuò la delusione, ero una ragazza che poche volte si infuriava veramente, non litigavo quasi mai con nessuno e per me le amicizie erano la cosa più importante. Adesso che lei non mi parlava ci stavo male e allo stesso tempo la odiavo, perché non poteva essere semplicemente felice per me?
“Cathy io vado a prendere la chiave della sala..tanto è meglio che me ne vada da qui” le mormorai nell’orecchio.
“Vuoi che venga?” chiese.
“No, finisci di mangiare, ci vediamo a lezione” non salutai nessuno e gettai il contenuto del vassoi nel cestino tenendo l’acqua ancora tra le mani.
C’era il sole fuori in giardino, nuvole bianche così soffici da sembrare batuffoli di cotone macchiavano quella distesa azzurra di cielo.
Entrai nei corridoi della scuola, vuoti, silenziosi, c’erano solo i miei passi che risuonavano tra le pareti, salii le scale lentamente con le mani in tasca pensando a lui, possibile che già mi mancasse dopo poche ore? Sentivo la sua mancanza in modo quasi ossessivo, lo volevo vicino a me ogni secondo e lo conoscevo solo da due giorni. Certo due giorni in cui mi aveva dimostrato quanto tenesse a me.
Imboccai il corridoio a destra a testa bassa, la segreteria era vicino all’ufficio della preside, una porta di legno massiccia, scura, una targa in pietra sulla sinistra su cui era scritto “Segreteria” e sotto un foglio con l’orario.
Spinsi la maniglia verso il basso ed entrai, come mi aspettavo non c’era nessuno, tranne Hanne, segretaria e vecchia amica di mia madre. Era una donna straordinaria, dolce e premurosa, la conoscevo da quando ero nata e mi aveva sempre trattata come una figlia.
Aveva i capelli biondi raccolti in una coda alta, occhi azzurri come il ghiaccio coperti da occhiali fini da lettura, a mio parere era bellissima.
“Ciao July” mi salutò con gentilezza mentre spostava lo sguardo da me verso il monitor del pc “Come mai qui? Non dovresti essere a pranzo?”
“Già mangiato..” risposi piatta “le chiavi della sala per il ballo le hai tu vero?” chiesi cercandole sulla parete dove erano appese varie chiavi di forma diversa e con vari portachiavi.
“Si, me ne ero dimenticata. Dovevo portartele stamattina, scusami tesoro” si alzò e iniziò a leggere le targhette.
“Ecco” esclamò “dovrebbero essere queste” me le porse e le misi in tasca per poi guardare l’orologio a muro.
“Grazie mille!” dissi sorridendo “adesso vado, altrimenti faccio tardi” la salutai gettandole un bacio al volo.
“Ciao”
Richiusi la porta e corsi giù mentre la campanella risuonava nei corridoi, quasi caddi dalla scale per la fretta, raggiunsi l’aula in tempo entrando con il professore.
Prestai attenzione alla lezione, seppur con fatica, guardavo fuori il cielo farsi più scuro, il sole andare e venire per poi nascondersi timido dietro quei batuffoli bianchi come il latte.
La fine delle lezioni fu come quasi una liberazione, anche se non era esattamente così. Dovevo andare a prendere l’occorrente per il ballo insieme a Cathy, avrei fatto sera. Eravamo esonerate dai compiti, ma il fatto di dover aspettare altre ore per poter abbracciare Nicolas mi faceva contorcere lo stomaco.
Percorsi il parcheggio parlando con Cathy sul da farsi, lei era l’organizzatrice vera e propria, quella che si occupava delle cose più noiose, i biglietti, le liste e tutto il resto, io la creativa, due compiti un po’ diversi. Oggi avremmo pensato a comprare il necessario, domani e i giorni seguenti ognuna al suo lavoro, quindi ci saremmo viste ben poco se non sui banchi di scuola.
Sbuffai guardando il cielo, iniziava pure a fare più freddo, ma possibile che il sole non resistesse nemmeno un giorno? Certo, ora che ci pensavo era meglio così, con la luce solare Nicolas, anche se non ne capivo la ragione, non poteva uscire.
“Che hai?” chiese Cathy sentendomi sbuffare.
“Niente..non mi prendere per pazza, ma già mi manca..” confessai sognando ad occhi aperti il suo sorriso e i suoi occhi dorati.
“Direi che possiamo risolvere!” rise e mi costrinse a guardare davanti a me, vicino ad una Jeep enorme c’era il mio angelo nero.
Come una bambina iniziai a correre verso di lui, mentre lui impeccabile si allontanava dal cofano della macchina e allargava le braccia per permettermi di abbracciarlo.
Lo strinsi forte per la vita appoggiando la guancia al suo petto coperto solo da una camicia nera, morbida, fredda, profumata.
Mi baciò i capelli e mi afferrò per le spalle allontanandomi per potermi guardare in faccia, alzò il mio volto con due dita sotto al mio mento e mi sorrise in quel modo divino.
“Mi sei mancato sai? Non ti aspettavo” confessai sorridendo felice di quella sorpresa inaspettata.
“Non ho resistito..” mormorò e fui ancorata dai suoi occhi dorati, forse più della sera prima.
“Bene” sussurrai appoggiandomi di nuovo a lui che prontamente mi strinse baciandomi di nuovo sulla fronte.
Quando ero con lui mi dimenticavo del resto e non badai al fatto di aver lasciato la mia migliore amica ad aspettarmi davanti alla sua auto, tra l’altro vicino a dove stavo io.
Lanciai uno sguardo verso destra e la vidi sorridermi compiaciuta, l’unica in tutto il parcheggio che non mi guardasse con sguardo assassino o omicida.
“Scusami..ma io devo andare con Cathy a prendere l’occorrente per il ballo..” subito il mio sorriso si spense, era venuto per me e io adesso lo stavo cacciando.
“No..” disse deciso e lo fissai stranita, come no?
“Ho detto ad Alice di occuparsene, oggi sei mia” lo disse in un modo quasi spaventoso, forse per altre, per me era solo tremendamente attraente.
“Ma..” cercai di ribadire, non so nemmeno per quale motivo, volevo stare con lui, fanculo il ballo.
“Alice sa cosa hai in mente di fare” sghignazzò e non ne compresi la ragione, nemmeno io avevo idee, come poteva sua sorella sapere i miei progetti? “ti spiegherò anche questo” rispose prima che io ponessi la domanda.
“Va bene” acconsentii più che entusiasta “Vado a dirlo a Cathy”
Mi prese per mano, intrecciando le sue dita fredde nelle mie, calde e scottanti a quel contatto e mi trovai gli sguardi di tutti su di noi.
“Cathy io..” che le dicevo?
“La rapisco per oggi” si intromise con la sua voce vellutata “va bene lo stesso se l’accompagno io in città?” domandò sapendo già che la risposta era ovviamente sì.
“Certo” esclamò Cathy euforica nel vedermi mano per la mano con quel Dio greco.
“Perfetto”
“Cathy ci sentiamo stasera va bene?” dissi prima di tornare alla jeep.
“Ok” mi guardò con quello sguardo folle che diceva -dovrai telefonarmi e dirmi tutto per filo e per segno!- e poi mi salutò con la mano.
Nicolas rideva in silenzio avendo intuito tutto quanto e io mi vergognai da morire, come dovevamo sembrare infantili ai suoi occhi..
In quel momento passarono Angy e Victoria, l’euforia fu cacciata sotto le scarpe, anzi sotto terra perché vedendomi con lui girò la faccia dall’altra parte con una smorfia, Vic sorrise felice, almeno lei non ce l’aveva a morte con me.
Angy si voltò ancora e mi fulminò come volesse polverizzarmi lì, in quel momento, Nicolas mi strinse a sé poggiandomi alla macchina, la schiena sul freddo del metallo, il petto schiacciato contro il suo gelato.
“Smettila di preoccuparti” mormorò al mio orecchio “le passerà..fidati” il suo alito freddo mi solleticava il lobo e sembrò diventare tutto sfocato, ero intontita.
“Nicolas..” dissi contrariata, tenevo alla mia amica, anche se era lei nel torto, ma fare così non migliorava la situazione. Solo che lo desideravo troppo per respingerlo.
“Sei mia, solamente mia, non c’è e non ci sarà mai nessun’altra. Meglio che lo capisca” disse serio afferrandomi il viso con le mani e accarezzandomi le guance con i pollici.
“Grazie..” ero nelle sue grinfie, non capivo niente, tutto era annebbiato, c’erano solo le sue labbra troppo vicine alle mie, il suo profumo paradisiaco e la voglia di lui che cresceva piano piano.
“Adesso andiamo” disse aprendo la portiera e adagiandomi sul sedile troppo alto, alzandomi per i fianchi come fossi una piuma.
Aspettai che montasse in auto e ne frattempo mi allacciai la cintura.
“Dove andiamo?” chiesi sapendo che quella della città era solo una scusa, del ballo se ne sarebbe occupata sua sorella.
“A casa mia” disse calmo, ma quando sussultai si voltò e rise “tranquilla, siamo soli” poi rise nuovamente “forse non ti rassicura questo..” mormorò tra sé, ma lo sentii ugualmente.
“Non ho paura di te, lo sai ormai” dissi calma cercando i suoi occhi coperti dalle ciglia nere e fissi sulla strada “ho solo..diciamo che non me lo aspettavo”
“Bene allora, volevo mostrarti una cosa” continuò riprendendo a sorridere “l’effetto del sole su di me” disse voltando a destra dirigendosi parecchio fuori città.
“Il sole? Ma se ci sono le nuvole?” mi lamentai guardando quel dannato cielo grigio.
“Ci sarà, puoi fidarti”
“Come puoi esserne certo? Il meteo non ci indovina sempre”
“Con questo passiamo al secondo punto” ero sempre più confusa “Alice lo ha visto, lei prevede il futuro” lo disse con naturalezza, come fosse una cosa normale, mentre io rimasi a bocca aperta come un pesce lesso.
“Il..futuro? Tua sorella…” ancora non ci credevo “vede..il futuro?”
“Wow” mormorai e lui rise.
“Siamo vampiri un po’ speciali” spiegò.
“Siete? Anche tu vedi il futuro?” domandai curiosa e affascinata.
“No” scosse la testa.
“Allora cosa sai fare? E perché solo voi siete così?” domandai? Una bambina, ero una bambina curiosa, come quando si è piccoli e si chiede il perché di ogni cosa, per me era nuovo il mondo dei vampiri e ne ero sempre più affascinata.
“Non siamo solo noi..ma non tutti hanno questi strani poteri” mi spiegò “Edward legge il pensiero”
Sbiancai completamente, suo fratello aveva ovviamente letto anche il mio e io..oddio, nemmeno mi ricordavo cosa avevo pensato di Nicolas!
“Non mi ha detto niente dei tuoi pensieri” mi rassicurò vedendomi paralizzata “ho voluto mantenere la tua privacy”
“Grazie, per me significa molto”
“Sono speranzoso nel fatto che tu mi dica sempre la verità” si voltò e sorrise così dolcemente da farmi sciogliere sul sedile.
“Sempre” confermai.
“Bene, poi c’è Jasper che controlla le emozioni, Emmett che ha una forza straordinaria”
“Tu?” chiesi impaziente.
“Io..controllo la psiche” si rattristò e fece una smorfia di disgusto.
“Non è una bella cosa?” domandai.
“Tutto sta nell’uso che se ne fa..e io l’ho usato nei peggiori dei modi in questi due secoli”
“Ma adesso è diverso, lascia che il passato sia passato” cercai di consolarlo, era cambiato, lo aveva detto lui stesso.
“Ci sto provando..tu sei l’unica cosa che me lo fa dimenticare. Il mio futuro..adesso sei tu”
Potevano semplici parole farti piangere di gioia? Quando qualcuno ti paragonava alla sua salvezza, il suo futuro, qualcosa che non avrebbe mai abbandonato.
“Ti amo” dissi di getto, senza timore né vergogna.
“Ti amo anche io, nemmeno immagini quanto” rispose prendendomi una mano.
Ancora pochi minuti di viaggio e mi ritrovai davanti ad una casa immersa nel verde, la sua, c’ero già stata, ma ricordavo poco, pioveva e tutto era più distorto, adesso anche senza la luce solare quella villa risultava un capolavoro. Perfetta in ogni singolo particolare, come del resto coloro che la abitavano.
Scesi accolta dalle sue braccia forti, e mi guardai in giro, ero circondata da macchine straordinarie, quella che mi colpì di più, forse per il suo colore sgargiante, fu la porche gialla. Mi avvicinai lentamente e con i polpastrelli accarezzai la scritta in ferro che luccicava.
“Ti piace?” domandò, come se non fosse evidente “è di Alice, regalo di Edwrad”
“Bel regalo” mormorai ancora incantata.
Mi prese per mano e sorprendendomi se la portò al viso poggiandola sulla sua guancia fredda, chiuse gli occhi come se cercasse di concentrasi su qualcosa.
“Hai un odore sublime e ogni ora che passo con te mi abituo sempre di più” constatò con una nota di soddisfazione nella voce.
“Sono felice” dissi mentre mi trascinava fuori e mano per la mano entrammo in quella casa luminosa e silenziosa, sentivo solo i nostri passi e il mio cuore battere come un matto.
Io e lui soli, in quella casa immensa.

-commenta qua il 9° capitolo di "New Dawn"-

 
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CAT_IMG Posted on 2/11/2009, 16:42Quote

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"Tentazione"

“Permetti?” domandò porgendomi una mano, l’altra piegata elegantemente dietro la schiena, esattamente come un perfetto principe.
Mugolai qualcosa di poco comprensibile annuendo e poggiando la mano nella sua, quanto mi piaceva sentire il freddo pungente sulla mia pelle calda.
Sorrise compiaciuto e senza accorgermene ero già tra le sue braccia, le mani incrociate dietro al suo collo, che voleva fare?
“Che hai intenzione di fare?” domandai mentre camminava verso le scale.
“Niente..mi piace tenerti così, sei o non sei la mia principessa?” chiese con quel suo sorriso sghembo tremendamente affascinante e ammaliante.
“Giusto, mio principe!” scherzai.
Rise e mi baciò la fronte, chiusi gli occhi assaporando quel momento, la camicia si strusciava alla mia maglia di cotone leggera, sentivo distintamente i suoi muscoli a contatto con me, era bellissimo.
Sorreggendomi con un solo braccio aprì la porta di una stanza, era grande, un armadio a muro con le ante bianche stava sulla destra, una libreria in cristallo sulla parete in fondo. Nessun letto, ovviamente non gli serviva, però c’era un divano bianco su cui erano poggiati dei cuscini azzurri.
Mi posò a terra senza dire niente, ero assorta nei particolari, i cd erano impilati l’uno sopra all’altro vicino ad un impianto stereo che avrebbe fatto invidia a chiunque.
Mossi alcuni passi verso la vetrata che prendeva l’intera parete, coperta ai lati solo da tende leggere ed estremamente eleganti.
“Camera mia..” disse poggiandosi al vetro rivolto verso di me.
“Bellissima..così ordinata! Non come la mia”
Rise “Ho notato” scherzò.
“Sono un’artista, ergo sono disordinata!” risposi prontamente facendolo ridere di nuovo.
“Andiamo fuori, tra un po’ ci sarà il sole” aprì la finestra ed uscimmo su un terrazzo enorme racchiuso da tre pareti, quella del corridoio e quella di un’altra camera oscurata da tende pesanti.
“Solo per te..” disse indicando un divanetto in vimini al centro, fiori rossi in vasi di terracotta “ti va se guardiamo il tramonto insieme July?” chiese romanticamente prendendomi per mano e portandomi a sedere con lui, non riuscii nemmeno a rispondere che mi trovai seduta sulle sue ginocchia, la testa sulla sua spalla e la mia mano a vagare sul suo collo.
“Ti da fastidio questo?” chiesi alzando il busto e carezzandogli una guancia.
“Tutt’altro” mormorò chiudendo gli occhi.
“Allora posso continuare?” domandai timida passando le dita intorno alla sua mascella come a volerne tastare i contorni, per convincermi che non fosse un miraggio.
“Si..” mormorò ancora prendendomi per i fianchi e spostandomi sopra di lui, busto contro busto, ero così vicina a lui, al suo corpo.
Mi avvicinai cautamente, sapevo di non doverlo forzare più di tanto, rischiavo anche io, ma sarei impazzita se non lo avessi toccato, sfiorato, assaggiato quella pelle d’avorio. Posai le labbra dietro al suo orecchio, la pelle fredda mi provocava brividi ovunque, ma non era solamente quello, era tutto il resto. Le sue mani che vagavano sopra la mia maglietta leggera, era come il tocco di un angelo, irreale e divino. Sentivo il mio respiro calmo, trattenuto più che altro, il suo inesistente, tante volte non respirava quando stava con me, il mio cuore galoppava come un cavallo che ha trovato la libertà, il suo immobile, morto.
Non era morto, era forse più vivo del mio, lo dimostrava adesso, tenendomi tra le sue braccia, sfregando la sua guancia sulla mia giugulare, come potevo resistere ancora? Volevo di più e non osavo dirlo, confessarlo.
Respirai a fondo e posai la mia fronte sulla sua, gli occhi chiusi ad assaporare le sue mani gelate su di me che parevano più calde di qualsiasi altre mani, non c’erano mai state carezze più belle.
“July..” mormorò e il suo profumo mi invase come una fragranza afrodisiaca “non aprire gli occhi”
Ubbidii e mi feci prendere in braccio, le palpebre abbassate, scorgevo solo una luce più chiara rispetto a quelle di pochi istanti fa.
Mi posò a terra, di nuovo in piedi fece scivolare via le mani da me e con difficoltà mi trattenei dal lamentarmi e muovermi per ritrovarlo.
“Aspetta un po’..” lo sentivo distintamente, poco lontano da me, “aprili adesso”
Non so perché non li aprii subito, cosa mi aspettavo di vedere, qualcosa di spaventoso forse, oppure qualcosa di ancora più bello? Ma cosa ci poteva essere di più attraente e splendido di lui?
Lentamente li aprii e mi rimangiai ogni cosa, esisteva ed era davanti a me un angelo con tanto di luce propria.
Brillava come un diamante, di quelli perfetti, forse nemmeno ne esistono di così luminosi, in natura non c’è niente che si possa paragonare a lui, a quella pelle di marmo che adesso sembrava uno specchio sotto il sole.
Mi avvicinai affascinata, curiosa, vogliosa di toccare anche solo un centimetro di lui, probabilmente sarebbe svanito appena l’avei sfiorato. Invece non svanì, era la stessa, fredda, dura e liscia.
“Sei..” non riuscivo a parlare “Nicolas..” mi alzò il volto e mi inchiodò ai suoi occhi dorati, sembrò parlare alla mia anima.
“July” ancora rabbrividivo quando pronunciava così il mio nome, quel misto di rassegna, desiderio, amore e tutto ciò che ancora celava la sua voce e io non comprendevo.
“Non resisto più”
Non capii bene cosa successe, con che velocità afferrò il mio volto e con quale delicatezza posò le sue labbra sulle mie.
Toccai il cielo con un dito, tutta la voglia che avevo di lui si riversò in quel bacio inaspettato, le nostre labbra che si muovevano prima lente, esitanti, poi veloce, sicure. Insinuai le mani nei suoi capelli spingendolo di più su di me, le sue mani sul mio volto ad accarezzarlo.
Poi tutto cessò, come era successo, veloce, inaspettatamente si allontanò e in risposta cercai di riportarlo su di me, volevo molto di più di quel semplice bacio.
Ovviamente non me lo permise e mi afferrò per i polsi stringendo le mie mani tra i nostri corpi. Fissavo le sue labbra rosse, non potevo crederci di averle sfiorate, baciate!
“Direi che per oggi abbiamo avuto la nostra dose di adrenalina” e sorrise con quella sua voce delicata.
“Si..” mormorai abbassando lo sguardo, sapevo che per lui era stato anche troppo.
Non so dire quanto rimanemmo lì, io appoggiata al suo torace scultoreo, lui con la guancia sulla mia testa, le mani sulla mia schiena a proteggermi. Il sole ci donava le sue venature arancio, rosa, violette, sfumature di colori rare in quel luogo, tutte a far cornice a quel momento magico, surreale, troppo bello per essere pura realtà. Lo era però, lo stavo abbracciando, era vicino a me ed era solamente mio.
“Come va?” domandai sapendo che stava combattendo contro la sua natura.
“Bene..” sussurrò senza muoversi “non potrei stare meglio” continuò baciandomi i capelli.
“Vale anche per me..grazie di aver ceduto alla tentazione” scherzai.
“è stato un piacere..lo rifarei anche adesso” mi afferrò per le spalle e fui costretta a guardarlo “solo che ho rischiato anche troppo, la tua vita non vale tutto questo”
“Lo vale invece” ribadii convinta facendolo arrabbiare.
“Non scherzare” disse duro “l’unica cosa che conta è la tua incolumità, già stando qui la metto a rischio. Solo che non riesco a starti lontano..non ti posso lasciare andare” mi strinse forte e quasi soffocai, soffriva così tanto per me.
“Nicolas mi ami, amare non è mai un errore..e tu standomi vicino mi rendi felice, non mi lasciare mai” l’aria dura che aveva prima svanì in un sorriso “promettimelo”
“Mai..non potrei mai lasciarti”
Presi la sua mano e la portai al mio viso per baciarla, brillava ancora, seppur più debolmente, il sole stava calando lasciando posto alla luna, al crepuscolo, l’ora dedicata alle creature della notte, in quel momento rinascono dal loro sonno.
Il mio vampiro invece stava con me, mi concedeva tutto se stesso e gliene ero grata, glielo sarei stata eternamente, adesso sapevo che l’amore esisteva, solo merito suo.
Lui aveva catturato la mia anima, l’aveva posta nel suo cuore, non l’aveva rubata, io l’avevo donata a lui e non l’avrei mai ceduta a nessun altro.
“Ci guardiamo questo tramonto allora?” mi domandò prendendomi in braccio.
“Solo se mi tieni stretta a te”
“Questo era ovvio..” mi sorrise beffardo, l’aria da cattivo, dovevo ammettere che gli donava, ma sapevo benissimo che era un angelo, non un demone “non ti lascio scappare”
Risi e mi accoccolai sulla sua spalla, lo sguardo rivolto a lui, al suo volto, il tramonto in confronto a Nicolas era un granello di sabbia, qualcosa di insignificante rispetto a lui, il mio universo.

Rimanemmo lì ancora per un’ora, ormai il sole non c’era più, la pelle di Nicolas era tornata bianca, pallida, non riluceva più come piccoli diamanti. Adesso c’era la luna, svaniva e tornava da dietro quelle nuvole bianche, che avevano acquisito un colore più scuro simile ad un grigio.
Una leggera brezza muoveva le foglie degli alberi intorno, le luci della casa e del giardino accese, io tra le braccia di Nicolas.
Stavo guardando lui, come sempre, quando lo sentii rivolgersi a qualcun altro, lo sguardo rivolto alla ringhiera in ferro del terrazzo.
“Ciao Alice”
Mi voltai a guardarla, era in piedi su forse nemmeno tre centimetri di ferro battuto, camminava come un’equilibrista, forse meglio, più aggraziata, sicura e decisa. Era bella, con quel suo viso da folletto, i capelli corti e curati, indossava un vestito grigio abbastanza corto e delle calze nere pesanti, semplice ed elegante.
“Ciao Nicolas” disse scandendo sul terrazzo con un balzo leggiadro “Ciao July” mi sorrise e venne verso di noi.
“Come mai qui?” chiese Nicolas forse un po’ contrariato.
“Tu non scendevi, io ero curiosa di conoscere la tua dolce metà” disse semplicemente come se fosse la cosa più normale del mondo e strizzando l’occhio verso di me.
“Io sono Alice!” squittì.
“July” dissi alzandomi e porgendole la mano, ma lei mi abbracciò inaspettatamente.
Non ero mai stata a contatto con altri vampiri oltre Nicolas, c’era stata Esme, ma era sempre stata lontana da me, mai mi aveva sfiorata o addirittura abbracciata in quel modo.
“O scusami..” disse vedendomi un po’ turbata.
“No..devo ancora abituarmi a tutto questo” arrossii “scusami tu” dissi frettolosamente e sentii una mano stringersi nella mia.
“Tranquilla, con il tempo ti abituerai anche a i modi di Alice” scherzò guardando la sorella che mi guardava come fossi un’aliena, un’aria strana.
“Saremo amiche” sentenziò “vedrai ci divertiremo! Ti devo ancora mostrare cosa ho organizzato per il ballo, ovviamente tutto come avevi pensato tu, con qualche ritocchino”
“Alice vai!” disse Nicolas fermando quell’uragano impazzito, era simpatica però.
“Sempre il solito musone” piagnucolò “venite giù, il resto della famiglia vuole conoscerti” ci informò saltando giù dal terrazzo, saranno stati almeno quattro o cinque metri.
“Alice” scosse la testa “non cambierà mai, è un ciclone”
“Ho notato, però è simpatica e tu sei veramente un musone!” scherzai e lui mi perforò con lo sguardo.
“Scherzavo, sei perfetto” mi corressi abbracciandolo.
“Meglio” sussurrò all’orecchio “Che ne dici se andiamo giù? Ti va di conoscere il resto della famiglia?” mi chiese dolce.
“Uhm..” conoscere un’intera famiglia di vampiri, per di più quella del mio ragazzo, e se poi non gli fossi piaciuta?
“Ti preoccupa qualcosa?”
“No..stupidaggini di un’adolescente”
“Cosa c’è?” perché riusciva a farmi fare cose che non volevo con una semplice carezza?
“E se poi non gli piaccio? Sono umana..loro vampiri..diranno che non sono adatta a te..ho paura..” balbettai un po’ imbarazzata.
“Sei l’umana più bella che conosca, sei perfetta per me e loro ti ameranno come ti amo io. Forse esagero..”
Lo guardai stralunata.
“Non possono amarti come ti amo io..perché ti amo sopra ogni cosa inimmaginabile”
Sorrisi e mi sporsi verso di lui per dargli un bacio sulle labbra, non si oppose, ma fu solo un millesimo di secondo in cui la mia bocca sfiorò la sua.
“Grazie, e ora andiamo prima che cambi idea” dissi in fretta.
“Va bene” disse trascinandomi verso la ringhiera “vuoi provare una cosa?” chiese con un’aria mista a divertimento e indecisione.
“Cosa?” chiesi guardando giù, il verde del prato era nero, solo alcune zolle erano illuminate da dei faretti piantati nel terreno e allora si vedeva il colore naturale, un verde brillante e acceso.
“Arriveremo prima..” disse sbrigativo.
Cosa ci voleva a scendere le scale e andare in sala? Come potevamo arrivare prima buttandoci dal terrazzo? Io sicuramente sarei arrivata prima in ospedale, quello era certo.
“Va bene, mi fido”
“Ti piacerà, chiudi solo gli occhi, la prima volta può essere fastidioso”
“Ok” dissi ancora più titubante di prima.
I afferrò per un polso e mi posò sulla sua schiena, istintivamente mi aggrappai a lui come una scimmia, che imbarazzo, ma di cadere giù non ne avevo intenzione, chiusi gli occhi e poggiai il viso alla sua schiena riparandomi da quel vento forte che mi picchiava. Ma se c’era solo una leggera brezza?
Secondi forse millesimi di secondi e avvertii il calore della casa, le luci chiare e un parlottio confuso provenire dalla mia destra.
“Tutto a posto?” domandò rimettendomi in piedi di fronte a lui.
“Si, bello..ma come fai ad essere così veloce?” domandai curiosa.
“Sono un vampiro..pensa che non riesco a stare dietro a Edward, lui è più veloce di me” rise guardando la mia faccia incredula, ogni giorno scoprivo qualcosa di più e ne ero sempre più affascinata.
“Sono tutti di là e aspettano te..” mi informò.
Deglutii e guardai l’arcata che ci divideva dalla sala, tutta l’intera famiglia al completo lì ad aspettarmi, odiavo essere al centro delle attenzioni, invece quella sera lo sarei stata.
“Manca solo Carlisle, ma vedrai che tra un po’ tornerà dal lavoro, dovrebbe terminare il turno verso le 21. Ovviamente anche Emmett e Rose, in giro per il loro ennesimo viaggio di nozze fasullo”
“Bene..” dissi sarcastica, tre membri in meno, che importava, più di metà famiglia era nella stanza a fianco.
“July ti vuoi rilassare?”
“Non sei tu che devi conoscere la famiglia del tuo ragazzo..” brontolai spazientita.
“Andrà bene, Esme la conosci già come Alice del resto, ingraziata Alice sei a posto, quindi tranquilla” era sereno, scherzava e cercava di rassicurarmi, forse le mie erano preoccupazioni infondate. Anzi lo erano sicuramente.
“Non lasciare la mia mano” lo ammonii stringendola sapendo di non potergli fare male, nemmeno volendolo.
“Tu non me la spezzare” scherzò.
“Impossibile” risi e seguii lui verso la sala.
Seduti ed immobili come statue di porcellana davanti a me c’erano cinque vampiri, uno più bello dell’altro, ognuno con lineamenti diversi e caratteristiche simili, occhi color del miele e quella pelle albina.
Esme sedeva su una poltrona nell’angolo e mi sorrideva amorevolmente, Alice era su quella di fronte a me, al suo fianco un vampiro dai capelli color del sole, alto e ovviamente bellissimo. Seduti sul divano Bella ed Edward si tenevano per mano.
Non so come la tensione che avevo avuto a dosso prima di entrare era svanita, ero serena, tranquilla e rilassata, dedussi che era opera di Jasper, l’altro fratello con i poteri particolari.
“Ciao July, ben tornata tesoro” le braccia di Esme mi circondarono in un caloroso abbraccio “siamo felici di averti qui” sorrise dolcemente e mi fece accomodare sull’altro divano.
“Alice la conosci già” intervenne Nicolas guardando il folletto dai capelli neri “lui è Japser” mi presentò il vampiro al fianco di Alice.
“È un piacere conoscerti” parlò a bassa voce e quasi non lo sentii.
“Edward e Bella frequentano la prima lezione con te, quindi li conosci, adesso ufficialmente” continuò.
“Ciao July” mi salutò Edward, Bella invece mi guardava in modo strano, quasi come se mi odiasse, forse mi voleva uccidere, lo sguardo era quello di un assassino.
“Non ti odia” Edward rise, ovvio leggeva i miei pensieri, era strano non poter pensare per conto proprio, lui sapeva cosa avevo pensato e me ne vergognai “le dà solo un po’ fastidio l’odore del tuo sangue, è un vampiro solo da quattro anni” mi spiegò stringendola a sé.
“July non ce l’ho con te, solo che devo stare concentrata il più possibile” la vidi sforzarsi per parlare normalmente e con tranquillità.
“Non volevo creare tutto questo casino, mi dispiace” mormorai.
“Non sei di fastidio a nessuno” mi rimproverò Nicolas e questa volta fu lui a baciarmi i capelli con delicatezza “solo che il tuo odore è troppo buono..” sussurrò annusando il mio profumo.
“Dolce” intervenne Alice “decisamente, si, si”
Parlavano del mio sangue con naturalezza, dell’odore che emanavo, dell’effetto che facevo su di loro e io non me ne preoccupavo, non mi stavano cacciando di casa, mi accettavano seppur le differenze tra me e Nicolas erano abissali.
Intorno a me un parlottio confuso, ero immersa in questa mia constatazione e non sentii nemmeno la domanda di Alice.
“July?” chiamò Nicolas ridendo sotto i baffi.
“U..scusate” dissi imbarazzata.
“Dicevo..ti va se andiamo insieme a prendere il vestito per il ballo?” chiese con gli occhi supplicanti.
“Certo, ma..” guardai Bella, non volevo essere scortese, non che non la volessi con noi, ma il richiamo del mio sangue doveva darle noia.
“Saprò resistere, basta che mi abitui al tuo odore” sospirò e annusò l’aria “adesso va già molto meglio, poi la casa né è piena, sarà facile” sorrise e notai solamente adesso quanto fosse carina, capelli castani luminosi e un po’ mossi, nemmeno minimamente paragonabili ai miei, i suoi sembravano scolpiti.
“Resti a cena cara?” chiese Esme.
A cena? Non seppi trattenermi dal sobbalzare, non mi aspettavo certo un invito a cena da una famiglia di vampiri, i presenti trattennero a stento una risata.
“O scusami..ti ho spaventata” si scusò alzandosi “cucinerò io ovviamente, niente di strano” mi rassicurò e io accettai annuendo “grazie”
“Posso chiamare a casa per avvertire?” chiesi a Nicolas.
“Certo vieni” mi prese per mano e mi trascinò dentro ad una stanza, le pareti ricoperte interamente da una libreria in legno scuro, sul pavimento un tappeto antico dai colori bourdoux e crema, sopra tre poltrone color crema di seta con dei ricami sopra.
“Il telefono è sul tavolino” mi disse sedendosi su una di quelle poltrone che sembravano così preziose che mai avrei osato nemmeno toccarle.
Chiamai a casa e ovviamente inventai una scusa, non mi avrebbe mai permesso di stare a cena a casa di un ragazzo che nemmeno conosceva e che aveva solo intravisto. Chiamai anche Cathy e le chiesi di coprirmi, ovviamente con il patto che poi le avrei raccontato ogni cosa per filo e per segno.
“Bugiarda..” scherzò “quando lo diari ai tuoi genitori?” chiese prendendomi per la vita e posandomi sulle sua gambe.
“Presto” mormorai avvicinando il suo viso al mio prendendolo tra le mani.
Lo baciai sfiorando solo le sue labbra, oramai sapevo cosa c’era da evitare e se non era lui a baciarmi io non dovevo farlo, certo quanto avrei resistito ancora dal volere di più delle sue labbra?
Probabilmente molto poco.

-commentate qua il 10° capitolo di New Dawn-

 
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9 replies since 15/6/2009, 14:09
 
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