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Diario di Corte

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Darkness, Fanfiction Eros/Violence. Twilight Universe.
TOPIC_ICON12  CAT_IMG Posted on 14/3/2009, 22:59Quote

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Location: Resistere alla tentazione? Chiedere perdono per il mio desiderio? Mai...


Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 22:39


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Darkness è una fanfiction nera, a tinte forti, dove passione, violenza, sadismo, follia ringhiano come fiere all'interno di un'unica gabbia: quella dell'amore. Edward Cullen e Bella Swaan, protagonisti indiscussi di Twilight, vivono la loro storia in un universo parallelo, fatto di caos e ludibri immorali.
Lui è un vampiro dissacrante, sempre affamato di sangue e cuori umani.
Obbedisce alla legge dell'istinto e nulla sembra fermare la sua furia. Non v'è scrupolo che tenga o lacrime che muovano in lui la pietà. Edward prende ciò che vuole, com'è abituato a fare ogni animale in lotta per la sopravvivenza.
Lei, invece, è un'impacciata diciassettenne, giunta a Volterra per uno strano intervento del Destino. Felicemente fidanzata con Jacob Black, mezzo uomo e mezzo licantropo, incontrerà Edward tra i banchi di scuola e cercherà di opporsi alla sua oscura bellezza.
Ma tutto ciò che il vampiro tocca, si accartoccia, diventa larva e poi muore perchè fra i denti della Bestia anche l'amore sputa sangue e non ci sono requiem che somatizzino la sofferenza.
Il contenuto della fanfiction è altamente erotico, accompagnato da un linguaggio forte e da scene violente. Pertanto è consigliata la lettura ai soli adulti.
Attenzione: ci saranno capitoli inediti, mai postati prima d'ora! Quindi...occhi aperti!
Ricordo che al termine di ogni capitolo verrà inserito un link in arancione che vi riporterà in Profumi e Ventagli, sezione adibita ai commenti.
Per la cover sono stati utilizzati due fotomontaggi anonimi, cambiata la colorazione e il font grafico. Spero di aver colto al meglio lo spirito della storia.
Buona lettura!
Lady Alexandra (admin)

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Edited by Lady Alexandra - 17/5/2009, 15:53
 
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CAT_IMG Posted on 14/3/2009, 23:02Quote

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1° Prologo inedito: Edward Cullen Thoughts

- Stronzate.. lei è mia...- Guardai il pavimento di quella stramaledettisima cella. Bella era stesa priva di sensi e completamente coperta di sangue. “Sei mia, piccolo fiore..mia”.
Urlai nel vuoto, gridando la mia rabbia. Sbattei con forza il pugno sul muro. “Che cazzo mi succede...merda”. Avevo ancora voglia di uccidere.. ero ossessionato dalla smania di averla, di eliminare tutto ciò a cui poteva essersi legata. Non doveva che desiderare me...soltanto e solo me.
- Vaffanculo...- Ringhiai nell’oscurità, il corpo tremante. Avevo sterminato una famiglia per scoparmi una donna, avevo messo in pericolo la mia per un insignificante essere umano. “Tu sei tutto matto..che diavolo ti prende, sveglia!”.
Afferrai una sigaretta con mani tremanti, sperando di riuscire a non fumarmi l’intero pacchetto in meno di dieci minuti. Da quando...? Da quando quella ragazza mi era entrata nelle vene? Da quando non riuscivo a passare la notte senza essere ossessionato dal pensiero di affondare i miei canini in quella tenera e morbida carne? Fissai il suo corpo con una smorfia.. “E non solo i canini”.
- Edward...- mormorò una voce alle mie spalle.
- Taci Alice...- Urlai senza nemmeno guardarla.
- Sta male Edward...non...- Da quando mia sorella cercava di muovermi a pietà verso un essere umano?
- Sta zitta, è un cazzo di concetto difficile?.- Ero arrabbiato. Forse con me stesso, forse con quella sensazione di desiderio costante per quell’umana.
- La pagherai cara, la perderai.. sei solo un idiota...- La sentii chiaramente bisbigliare.. doveva capire che quando “io” dicevo di tacere, lei doveva chiudere la bocca.
- Alice.. merda...- mi voltai di scatto e la trovai a pochi centimetri da me, gli occhi dorati sprezzanti.
- La amerai...- Sorrise impertinente squadrandomi dalla testa ai piedi – già.. non puoi farne a meno.. sei ossessionato. Non ti ho mai visto così.. ma guardati, sei patetico.- Urlò all’interno di quella gabbia. Mi sentivo un animale in catene, ma quella maledetta visionaria non sarebbe riuscita a spaventarmi.
- Non sei mia madre, sei solo una pazza..-. Bisbigliai avvicinandomi minaccioso. Indietreggiò senza timore, ma comunque i suoi pensieri erano incerti.
- Non farle del male, te ne pentirai.. non farlo... - mi affrontò e per la prima volta mi trovai in posizione di attacco contro mia sorella.
- Taci...non voglio sentirle queste stronzate! Vattene...- Soffocai un ringhio e le indicai l’uscita trattenendo a stento il desiderio di staccarle la testa.
L’immagine che riuscì ad insinuare nella mia testa fu improvvisamente chiara.. osservai Alice attonito e la vidi accennare un sorriso impertinente. Mi portai una mano sulla fronte, confuso.
- Il tuo sangue... sai cosa significa caro il mio puttaniere?-
Non poteva essere.. non poteva assolutamente succedere, era.. era.. impossibile.
- Non significa niente, cazzo! Niente...- Gridai per nascondere il terrore che mi saliva dalla gola.. erano solo visioni, visioni senza verità, senza fondamento. “ Tu sei una maledetta pazza!”.
Reclinò la testa scoppiando a ridere e io le afferrai le spalle sbattendola contro il muro della prigione – Oh Edward.. non aspettavo altro che vederti distrutto...povero fratellino stronzo-.
La lasciai immediatamente disgustato dai suoi pensieri..
- Non succederà...- Urlai in preda alla paura. – Non può succedere...- Scossi la testa sconvolto. Io.. io lasciare che quella stupida ragazzina si nutrisse di me, del mio sangue, togliendomi la vita.
- Eppure lo farai. La renderai come te Edward! La farai diventare parte di te. Le darai potere di vita e di morte sulla tua anima...- Non riuscii a crederlo e la afferrai per la gola facendola gemere.
- Violentala, picchiala, falle quello che vuoi. Lei ti ama.. nonostante tutto, lei ti ama...arrabbiati forza, imbecille di un fratello, dai.. scopatela! Pensi basterà a placarti? Ti dico che ti corroderà l’anima.. assorbirà tutta la tua voglia di vivere e avrai il terrore che si possa anche solo un attimo allontanare da te..,sarà la tua droga. -Si divincolò facilmente dalla mia presa, lasciandomi di sasso e uscendo dalla cella ridendo.
- Stanne fuori..-. Ringhiammo entrambi, ma lei si voltò di scatto con rabbia andando via e lasciandomi pensieroso. Il margine che potesse accadere veramente era arbitrario. Io lo sapevo eppure..
- Porca puttana, stronza!-. Gridai in preda ad una crisi di nervi. Non ci sarebbe riuscita, quella ragazzina non sarebbe riuscita a irretirmi, l’avrei uccisa prima..con le mie stesse mani, con le mie mani, le mie..
La guardai muoversi a terra e portarsi lentamente le dita alla testa. Si stava svegliando.
- Ah..ma cosa...- La vidi spalancare gli occhi e fissare il vuoto. Era troppo scuro per lei, ancora troppo scuro perché mi potesse vedere.
Urlò e le lacrime cominciarono a bagnarle il viso coperto dal sangue incrostato. Sangue di licantropo.. soffocai una risata. Stupidi, sciocchi esseri umani.. piangere per i morti. Mi appoggiai con la schiena alla parete, sperando che Alice non tornasse. “E adesso..vediamo di goderci la scenetta romantica”.
- Jake..!!!- Gridò portandosi le braccia al petto e piangendo come una disperata.
“ Oh povero, povero Black, stiamo tutti piangendo la tua morte.. che disgrazia!”. Sghignazzai nell’ombra. Un licantropo in meno era solo un bene per l’umanità.
- Jake, Jake, Jake..-. Continuava a dondolarsi sulle ginocchia e a piangere il suo amore “eterno”.
Un sorriso spontaneo mi venne dal cuore. “Oh avanti piccolo fiore, avanti.. era un imbecille”.
Quel nome sulle sue labbra cominciava però a darmi noia. Il sangue iniziò a pulsarmi nelle vene della fronte e la rabbia si insinuò prepotente dentro di me. “Smettila di chiamarlo”.
- Amore..-. Mormorò facendomi definitivamente irritare. - Amore mio...
“Oddio, qualcuno la faccia stare zitta..”. Odiai quel sentimento di gelosia, ma non parlai.. non volevo che si accorgesse della mia presenza, non così.
Scivolai lungo la parete andandole vicino e ascoltai le litanie anche per la morte di suo padre e di sua madre. “Mhh.. che palle”.
Mi tesi sulle ginocchia. Aveva improvvisamente smesso di piangere e ora fissava il nulla senza dire una parola. Il bisogno di toccarla si fece di nuovo insostenibile.. l’odore del sangue di Black non riusciva a coprire il suo profumo. Nonostante i vestiti sporchi, potevo percepire chiaramente la morbidezza della sua pelle e la tenerezza della sua carne.
Allungai la mano e le toccai lievemente il collo facendola rabbrividire. Non si scostò, ma inclinò il viso verso di me, verso le mie dita, facendomi tremare.
- Sei qui...- Il tono di voce era spento, la voce atona.
Non risposi, volevo solo toccarla, accarezzarla.. era il mio pensiero fisso. Portai il dito sulla sua guancia e Bella sussultò. Dovevo stare attento, impazzivo completamente vicino a lei, perdevo ogni controllo e la mia mente faceva inesorabilmente crollare tutte le mie difese. “ Ragiona..cazzo”.
Quel suo sapore dolce, quella fragranza floreale.. lasciai che un gemito mi sfuggisse dalle labbra e mi avvicinai ancora. Il mio dito le cercò la bocca e ne disegnò i contorni. “Troppo morbida, troppo calda...”
- No...- Bisbigliò incredula.
- Sì...- La interruppi afferrandole una ciocca di capelli e attirandola a me. Il suo profumo mi graffiò la gola, il veleno mi impastò la lingua e affondai il viso nell’incavo tenero del suo collo sentendo il suo cuore correre e vibrare impazzito.
- Ho bisogno di toccarti...- Sibilai ringhiando. Percepivo lo stesso bisogno venire da lei. La stessa necessità morbosa di abbandonarsi. Sentii dolore, ansia.. voglia.. passione. Stavo male!
- Io...- Si gettò tra le mie braccia circondandomi il collo con le mani. Mi strinse e mi tirò leggermente a sè – io...io...- Lacrime, ancora lacrime.
Non riuscivo a pensare ad altro che al suo sangue scorrere sotto la sua pelle. Le percorsi con i canini gli zigomi facendola tremare e lei si scostò un poco per riuscire a respirare.
Non glielo permisi e avvicinai le nostre bocche. Volevo baciarla.. volevo assaporare quelle labbra tremanti che cercavano di allontanarsi da me in modo troppo incerto.
- Piccolo fiore...- Sospirai leccandole il labbro inferiore e lei sobbalzò impaurita dalle sensazioni che sommersero entrambi. “ Oh merda...”
Rimasi immobile cercando di raccogliere pensieri che ormai erano andati a puttane, ma la mia concentrazione insisteva ossessivamente sul ritmo affannoso dei suoi respiri, sul suo corpo così vicino al mio, sul desiderio di prenderla e farla mia.
- Non farlo, ti prego..-. Mormorò cercando di opporre una minima resistenza. Non la ascoltai, non potevo farne a meno, non più.. la nostre bocche si unirono e la mia reazione si fece subito violenta e febbrile, la afferrai per la vita schiacciandola contro di me.
Sto impazzendo...” Quella fragranza di fresia e lavanda mi confuse e non riuscii a rimanere lucido. Respiravo in modo affannoso e le labbra di Bella scottavano sulle mie facendomi perdere completamente la testa.
- Hai ucciso Jake..-. Bisbigliò continuando a stringermi.
Ma vaffanculo...” La spinsi contro il muro della cella allungandomi su di lei e facendole sbattere il capo contro la pietra dura.
- Ha osato toccare ciò che è mio..-. Ringhiai desiderando che il contatto tra le nostre bocche continuasse.
- Non sono tua..non lo sono..non lo sono!- La sua voce sembrava supplicarmi di dirle che era così, ma scoppiai a ridere divertito affondandole le dita nei capelli e scuotendo la testa.
“Mhh.. lo sai anche tu..lo sai”.


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Edited by Lady Alexandra - 22/3/2009, 16:36
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 22:39


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2° Prologo inedito: Bella Swan Thoughts

- Non mi toccare, ti scongiuro...- Mormorai scossa. Non potevo vederlo, era ancora troppo scuro perché potessi, ma riuscivo a percepirlo. Sentivo il suo respiro, le sue labbra.. gelide, fredde.. eppure tutto ciò non mi spaventava. Lui era maledetto, era dannato ed io volevo toccarlo, volevo accarezzarlo. Non pensavo ad altro, non potevo pensare ad altro.
Edward era proibito.
“E’un assassino..un assassino stupida. Ha ucciso la tua famiglia”. Dovevo disprezzarlo, dovevo...E così lo odiai, odiai tutto di lui. Detestai quello sguardo tagliente, quegli occhi dorati, la mascella squadrata e perfetta...e quelle labbra sensuali, quella bocca violenta...
Dio non puoi farmi questo, non puoi tentarmi così”...quel corpo duro e assolutamente unico e quel profumo di uomo così seducente. “Oddio sì tentami, non ce la faccio più”. Gemetti gettandomi su di lui e baciandolo con tanta foga che mi sentii delirante. Un demonio...
Da bambina ricordavo molte storie raccontare di demoni in grado di rubare l’anima, e ora ne ero sicura.. Edward Cullen aveva rubato la mia e l’avrebbe dissacrata e distrutta. Nulla aveva senso se non era accanto a me, neanche esistere. E questo sì, questo mi terrorizzava.
- Puttanate, ti voglio...- Sussurrò immergendo le mani tra i miei capelli e reclinandomi la testa all’indietro – e sento che mi vuoi...ragazzina -
Tremai cercando di riportare alla mente quello che aveva fatto. Charlie, Renèe, Jake, le persone che amavo di più...lui le aveva uccise. Aspettai un moto di rancore, di rabbia verso quell’essere.. e invece, invece le sensazioni che provavo non avevano nulla a che fare con il dolore, se non quello di sentirmi ancora troppo lontana da quella bestia. Lo strattonai per far aderire i nostri corpi, ma me ne vergognai all’istante, tutta quella attrazione, tutta quella disperazione…non avevano alcun senso.
- Non può essere vero, dimmi che è un incubo! - Mormorai supplicante mentre le sue labbra scendevano a baciare il mio collo, indugiando sulla vena che pulsava impazzita.
- Penso di poterti dimostrare che non stai sognando, piccolo fiore...- La voce roca, Edward guidò le mie dita sotto la sua maglietta leggera. “Vampiro...” Pensai percependo quanto fosse freddo e duro. Allargai il palmo chinandomi e accarezzando il suo torace incuriosita.
- Sei bellissimo..-. bisbigliai. Non era comprensibile, più lo sfioravo più mi modellavo a lui, naturalmente. Era un’attrazione spasmodica, un bisogno di averlo fuori dal comune.
“Jake..”. Mi sentii un mostro. Stavo tradendo la persona che mi aveva difeso contro un vampiro omicida e privo di sentimenti umani. Un animale..
- E’ sbagliato...- Sussurrai cercando di divincolarmi da quella stretta, ma lui non me lo permise e le mie mani scesero sul suo stomaco piatto. La gola mi si seccò improvvisamente.. “Oddio”. Mi morsi la lingua cercando di non pensare a quello che stavo provando. Era un dolore fisico non abbandonarsi a quel demone.
- Bella...- La sua bocca mordicchiò il lobo del mio orecchio e io mugolai frustrata.
- Come posso resisterti?-. Confessai in preda ad una crisi di nervi. Era un dio, la perfezione assoluta, il male incarnato. – Come posso farlo?-.
Non volevo farlo...perché non lasciarsi andare all’oblio? Cosa avevo da perdere ormai? Sarebbe stato un segreto, nessuno lo avrebbe saputo.
Deglutii quando le sue dita mi strinsero le spalle scendendo ad accarezzare i miei seni. Se mi avesse toccata in quel modo io avrei perso ogni dignità, ogni pudore, ed ero intimorita da quelle emozioni. Come poteva lui usarmi così, con quella facilità disarmante? Neanche lo conoscevo..non sapevo nulla..
- Edward basta.. basta.. smettila..sta lontano da me!-. gridai in preda all’ansia. Dovevo allontanarmi da quella tortura costante, da quel desiderio.. altrimenti avrei ceduto, mi sarei lasciata andare. Cercai di alzarmi e rimanere in equilibrio.. ma caddi miseramente sorretta dalle sue braccia.
Mi ritrovai così schiacciata contro il muro ghiacciato e freddo di quella cella e singhiozzai. Perché...perchè il suo profumo era così buono? Perché mi girava la testa? Respirai in preda al panico.
- Dimmelo ancora...dimmelo adesso...- Mormorò scendendo lentamente e risalendo con le dita sotto la camicia leggera che indossavo. Brividi.. tremori.. dovetti chiudere gli occhi per non perdere la ragione. – Mi credi uno stupido?-.
- Basta!- Gridai con tutto il fiato che avevo in corpo. Non sarebbe riuscito ad avermi. Mai.. non lui. Non quel ragazzo. Mi aveva distrutto la vita, come potevo provare qualcosa per quella creatura?
““ Tu sei tutta matta..scappa, non puoi offrirti così”. Ma rimasi immobile e le sue mani si chiusero sul mio seno coperto facendomi gemere. Non avevo mai provato nulla di così forte, nulla di così mortale.
- Scappare non servirà a molto, piccolo fiore...- Sembrò leggere nei miei occhi la paura di cedere e sorrise maligno. – E’ per tutte così, tutte quando comprendono cercano di fuggire..-. Con un dito corse sulle mie labbra e lo insinuò nella mia bocca toccandomi la lingua.
- Fuggono perché tu...tu...- Rabbrividii.. improvvisamente consapevole. Le uccideva, faceva sesso con loro poi si nutriva del loro sangue.
- Perché le uccido? No, piccola, no.. loro scappano per farsi prendere da me...- Bisbigliò superando la stoffa del reggiseno e stuzzicandomi ripetutamente. Non mi mossi, immobile...il piacere delle sue carezze mi sommerse ad ondate.
Non avevo più forze.
- Per...- Tentai di articolare qualcosa di sensato, ma non ci riuscii. Provai pietà per quelle donne e per me stessa. Edward era assolutamente perfetto, sarei morta anche io per averlo una volta e morire dissanguata da lui. Non facevo affatto la differenza e sarei stata stupida ad impuntarmi sul contrario.
- Per aumentare l’eccitazione della loro morte -. Terminò come se stesse parlando di cioccolatini.
Tremai quando portò la sua mano lungo la mia fronte scostandomi i capelli.
- Non farmi arrabbiare... ti avverto...- non farmi mai arrabbiare...-
Quel tono di voce profondo e passionale mi fece tremare e ci baciammo stretti l’uno all’altra. Era pura e semplice follia, era pazzia, ma era bellissimo sentire il suo corpo schiacciato contro il mio, il suo sospiro sul mio orecchio, la sua eccitazione premere contro di me. Un perfetto sconosciuto, un mistero, la morte..
- Mi vuoi così tanto?- bisbigliai abbassando gli occhi e sforzandoli per cercare di metterlo a fuoco.
- Sei mia, solo mia... ti voglio. Ti desidero da impazzire...- Mi alzò con estrema facilità da terra e io allacciai il mio corpo al suo circondandogli la vita con le cosce.
- Più vicino...- Mormorai in preda al bisogno di stringerlo sempre più forte. - Ah...! Ancora... -
Ringhiò frustrato e i nostri movimenti si fecero febbrili. La sua mano sulla mia schiena mi spinse a lui con tanta forza che provai dolore. Ma lo ignorai.. la sofferenza che riusciva a farmi provare era un richiamo inevitabile per la mia ossessione.
Tentai di ricordare a me stessa che quella creatura era un vampiro assetato di sangue, ma la mia anima era così stregata da ogni suo gesto, movimento, parola che non riuscivo a pensare ad altro che ad un angelo, un bellissimo angelo.
““ Svegliati, stupida.. ogni cosa di lui ti attrae”. Scossi la testa e feci leva sul mio orgoglio. Respirai a fondo cercando di ignorare il suo profumo e in pochi secondi la mia mano scattò sulla sua guancia per schiaffeggiarlo.
- Lasciami... lasciami subito!-. Crisi..Crisi isterica. Stavo andando contro a tutto quello che il mio essere umana desiderava pazzamente, ma io ero di un altro, io non potevo.. non dovevo..
Mollò la presa con un certo fastidio e io caddi rovinosamente a terra scivolando subito contro il muro. La sensazione mista a terrore che provai mi fece capire che Edward era molto irritato. Non avrei dovuto agire d’impulso..
- Ti ho detto che...- Soffocò un ruggito che mi fece rabbrividire e mi acquattai sulla parete come se il buio avesse potuto nascondermi ai suoi occhi.
- Non voglio essere tua...non voglio. Fammi tornare a casa.,.!- Urlai presa dalla disperazione, senza controllo. Stavo mentendo? Forse.. chiusi le palpebre e strinsi la bocca mordendomi ripetutamente le labbra.
“ Non avvicinarti, non avvicinarti...”
Inutile...fu su di me e le sue mani cercarono di afferrarmi, cercarono di prendermi con una violenza inaudita. Gridai, urlai, sbraitai con quanto più fiato avevo in gola. Non doveva toccarmi, gli avrei spaccato i timpani se solo ci avesse riprovato. Non volevo cedere, non volevo desiderarlo con quella passione, era solo un demonio, solo un essere maledetto e dannato.
- Non provarci... mostro...- Terminai ansimando senza più un filo di voce. - mostro...-
Che senso aveva.. che senso, provare quelle emozioni per lui e non poterle esprimere. Era solo ulteriore sofferenza..
“Ma è un vampiro, è un assassino”. Ma allora perché.. perché non riuscivo ad odiarlo, aveva distrutto completamente la mia vita serena e felice.
Eppure era bellissimo, Edward era attrazione e seduzione.,.io non ero che una delle tante capitata per caso sulla sua strada.
- Io faccio quello che voglio...chiaro?-. La rabbia, il veleno nella sua voce mi fecero capire che avrei pagato per quella ribellione, non avrei mai dovuto contraddirlo.
- No..-. Bisbigliai improvvisamente terrorizzata.
“No...ti prego no!!!”
-No...- continuai rannicchiandomi su me stessa. Ora avevo veramente paura di lui, paura del vampiro di cui inconsciamente mi ero innamorata.

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Edited by Lady Alexandra - 22/3/2009, 16:37
 
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1° Prologo originale: Edward Cullen Thoughts

Allungai una mano verso il suo viso terrorizzato e tremai di piacere nel vederla rannicchiata così sul muro. E quindi non voleva farsi toccare da me “No, piccolo fiore..” ringhiai di rabbia afferrandola per un braccio e sbattendola contro le sbarre della cella. Inammissibile.. le avrei fatto presto cambiare idea, con le buone o con le cattive. Le bloccai il corpo con il mio respirando la fragranza del suo sangue.. portai estasiato una mano sul suo collo e la sentii gridare di paura. Risi malignamente.. “oh sì..”. Le sue urla riempirono l’aria intorno a noi e io riuscii a trattenere il piacere a stento. “Ti avevo detto di non farmi arrabbiare”. Nessuno sarebbe venuto a salvarla.. nessuno sapeva più della sua esistenza, tutti irrimediabilmente morti, uccisi da me. Amici, parenti, genitori.. povero piccolo fiore, sola. Le mie dita le tapparono la bocca con troppa energia e le mie braccia bloccarono ogni suo movimento sul nascere. Le guardai gli occhi terrorizzati.. la mia immagine si rifletteva in quelle iridi inconsapevoli, ma lei poteva a malapena vedermi, così.. al buio.. poteva solo sentirmi, poteva solo toccarmi. Sapeva che la sua vita era nelle mie mani e lo sarebbe sempre stata. Lei era mia, soltanto mia, nessun’altro avrebbe potuto più guardarla, solo io. “Perché?”. Ero ossessionato.
Respirai forte il profumo del suo corpo che mi fece impazzire. Ogni notte l’avevo desiderata, l’avevo violentata nelle mie fantasie, ero stato tormentato da quell’ umana, dal suo sangue, dal suo odore, dalla sua femminilità.. mi sentivo completamente svuotato.
- Lasciami, lasciami..-. Gridava terrorizzata - perché mi perseguiti, perché.. basta, basta-. Piangeva di nuovo.
Mollai la presa e la vidi scivolare a terra e mettersi la testa tra le mani, rannicchiata come un bimbo impaurito. - Mamma, papà, Jake..-
Morti.. il loro sangue ora scorreva nelle mie vene. E così doveva essere..
- Assassino.. mostro..animale-. Urlava e urlava e urlava.. le sue grida cominciarono a stancarmi, la mia pazienza aveva un limite.
- Sta zitta..-. Al suono della mia voce non parlò più. Silenzio.. “E brava.. la mia piccola”.
Cosa aveva trovato in quelle persone che in me non c’era..? Perché continuava a pensare a loro invece che a me..? Non potevo accettarlo. Mi resi conto di volere ogni suo pensiero, ogni sua emozione.
Agii d’istinto..Mi accovacciai veloce avvicinandomi alle sue gambe e la vidi ritrarle velocemente.. aveva percepito il mio spostamento. Le appoggiai la testa sulle ginocchia e la sentii tremare, mentre il suo cuore cominciava a perdere battiti e a tratti a correre all’impazzata. Il mio capo affondò nel suo profumo, tra le sue cosce fasciate e dischiuse.. la sentii gemere terrorizzata e attaccarsi alle sbarre.
- Ti prego.. smettila..-. La ignorai.. la sua fragranza era una droga per me, non avevo nessun motivo per fermarmi.
Passai le mani sulle sue cosce e percepii un gemito incontrollato abbandonare le sue labbra.
- Ti prego.. smettila.. ti scongiuro..-.
“Oh no.. mai..” vederla così era troppo eccitante. Era terrorizzata e i suoi occhi erano spalancati nel buio.. Il suo respiro era ansante, respirava a fatica, ma cercava di darsi un contegno. Risi ancora avvicinando la mia bocca al suo viso.
- Hai paura di me..?-. Le alzai il mento con le dita e sentii il suo respiro sulle labbra. Un brivido mi attraversò e non riuscii a controllare la sete che mi sommerse violenta. Fame.. fame.. fame del suo sangue e anche di altro.. avevo quella stramaledettissima e insaziabile voglia di lei che non voleva abbandonarmi dalla prima volta che l’avevo vista. La gola mi bruciò, il veleno circondò i miei canini e io afferrai la sua testa sbattendola indietro con forza.. era maledettamente difficile resistere. Aveva un odore così.. buono, diverso da quello delle altre. La mia droga personale, la mia schiava.. mia.. avevo ormai perso la ragione.
- Bastardo, figlio di puttana..-. Bisbigliò lei paralizzata dalla paura. - Qualcuno ti ammazzerà prima o poi, quello che fai è disgustoso..-.
Sorrisi impercettibilmente, noi vampiri dovevamo pur nutrirci.. i sacrifici umani erano necessari. Mi misi a cavalcioni su di lei che si appiattì alle grate della cella, seduta.. la osservai pensieroso.
- Non morirai.. non adesso.. non te. Sta tranquilla-. mormorai lasciandole il modo di riprendersi e di rispondere.
Mi guardava con odio, stringendo i pugni per cercare di ribellarsi alla morte, e io ero a dir poco affascinato, stregato.. non potevo leggerle la mente, non potevo sapere cosa ci fosse dentro di lei, ma potevo comprendere quello che in quel momento desiderava.
- Quante.. quante ragazzine hai ammazzato dopo averle violentate..-.
- Lo volevano quanto me..lo sai-. Mi alzai di scatto e mi diressi verso la luce flebile della luna che entrava dalla minuscola apertura sulla parete rocciosa. Finalmente l’alba.. la luce mi colpì lentamente e io lasciai che lei mi guardasse. Indecifrabile la sua espressione in quel momento.
Mi aveva già visto.. ogni giorno a scuola quando la ossessionavo, ogni notte quando entravo nella sua stanza per guardarla, ma volevo che lei mi osservasse ora. Ora che sapeva.. io ero un vampiro.
Trattenne il respiro e distolse lo sguardo.
- So come sei.. -. Abbassò il capo e cominciò di nuovo a piangere. Non ne compresi il motivo questa volta.. ma era umana, quindi emotivamente instabile. Forse..
- Sei dannatamente bello.. le donne impazziscono per te.. eh?-. Si era risposta da sola.. probabilmente non ci sarebbe stata femmina su tutta la terra che non avrebbe desiderato morire tra le mie braccia mentre facevo sesso con lei. Poco male.. divertimento e cibo. - ti vogliono.. e tu.. tu..-.
Mi rimmersi nell’oscurità e lei non terminò la frase.. mi cercava timorosa con gli occhi, provava a capire dove fossi, terrorizzata da ogni mio movimento.
- Non mi fai paura.. sei solo un bastardo. Puoi anche uccidermi..!!-. Gridò strusciando le gambe snelle sul pavimento e stringendo le spalle per proteggersi.
Non le risposi, mi accostai al suo corpo e la afferrai per la vita stringendola improvvisamente contro di me..ridevo e ghignavo divertito come non mai. Vibrò..e io la sostenni quando le sue gambe cedettero. Mio dio che profumo..che odore.. strusciai il mio naso sulla pelle della sua gola e finalmente strappai la maglietta blu che indossava.. percorsi come un ossesso la sua scapola con le labbra e le tracciai una scia di fuoco con la lingua. Calda.. calda e viva.. inspirai a pieni polmoni e il dolore della sete aumentò a dismisura. “Mi sono controllato abbastanza”. Non mi era mai capitato di non riuscire a controllarmi, non mi era mai capitato di desiderare un essere umano così tanto.
Aprii le palpebre e le fissai il viso bagnato dalle lacrime. I miei occhi caddero di nuovo sulla sua bocca carnosa, pallida e leggermente dischiusa e.. avvicinai stordito le labbra alle sue. Tremava come una foglia. La trattenni violentemente per baciarla ancora. Quando cercò di divincolarsi la feci sbattere contro il muro brutalmente e mi avventai impazzito sulla sua bocca, soffocandole un grido sul nascere. Le nostre labbra si scontrarono dolorosamente, non l’avrei lasciata andare questa volta. Elettricità, attrazione, sesso.. le mie mani corsero sul suo viso febbrili attirandola ancora verso di me, più vicina..sempre di più..il bisogno che avevo di lei mi stava divorando la mente. Cercò di resistere.. ci provò, ma era sconvolgente quello che ci attraversava istintivamente, necessità morbosa di essere l’uno nell’altra. Scottava.. era bollente.. il suo seno si alzava e abbassava sul mio torace, le sue gambe erano intrecciate alle mie e i suoi occhi mi guardavano con.. non lo capii. Ma la cercai di nuovo mordicchiando la sua bocca insistentemente per farla schiudere.. volevo assaporarla lentamente, saggiare il suo sapore come prima non avevo fatto. Con rabbia le imposi il mio volere e lei protestò debolmente, ma le nostre lingue si incontrarono e il mio petto sussultò drogato da quella sensazione di calore. Rispose.. e tremai sconvolto, le afferrai le cosce coperte dai jeans e la attirai verso il mio desiderio. Mi strinse a sé con foga, cedendo e affondando le mani tra i miei capelli. Si strusciò sul mio corpo per provocarmi. Non ero più in me.. per mesi avevo desiderato che lei lo facesse, immaginato e agognato lei più di ogni altra cosa, e ora non l’avrei lasciata andare via, no..
- Lasciami..-. Sussurrò tra i denti aggrappandosi alla mia schiena e inarcando la sua contro di me. Il suo seno appena visibile sotto la maglietta lacera si schiacciò conto il mio petto e io gemetti.
- Lasciami.. stronzo..-. mi eccitò.. e quando le mie dita si fecero largo sulla sua pelle e chiusero intorno ad un capezzolo lei lanciò un mugolio acuto.. il cuore le correva nel petto e il suo sangue pulsava nelle vene veloce e impazzito.
- Non prendo ordini da te..-. La schiacciai sul muro freddo e cercai di controllarmi. Ma lei era un fuoco sotto pelle, un veleno.. eroina pura per me.
- Non toccarmi.. non toccarmi..-. Le sue parole contraddicevano le sue azioni. Si avvinghiava a me cercando la mia eccitazione e la sentii premere sul suo bacino. Gemette sfrontata..
- Bella..-. Scesi a cercare la sua pelle e la trovai. La sua pancia scoperta e tiepida.. la afferrai cominciando a baciarla frenetico. Quasi mi inginocchiai per poterla accarezzare così.. il profumo della sua pelle mi colpì disarmandomi e il mio naso sfiorò e annusò il suo ventre smanioso di sapere come sarebbe stato il suo sapore.. drogato dopo secoli di astinenza. Il sapore.. il suo sapore..il suo sapore.. appoggiai la testa tra le sue gambe e portai le mani sui suoi jeans.
- Smettila..-. Combatteva ancora contro se stessa. Questa volta riuscì a sfuggirmi perchè i miei sensi avevano perso in velocità di reazione. Errore mio. La cosa non mi piacque.. ringhiai furioso.
- No, piccola.. non ci siamo..-. Mi alzai minaccioso e mi avvicinai di nuovo a lei. L’avrebbe pagato a caro prezzo questo affronto.

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Edited by Lady Alexandra - 2/4/2009, 00:03
 
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2° Prologo originale: Bella Swan Thoughts

Mi appoggiai al muro tremante. “No... ” Chiusi gli occhi terrorizzata quando mi colpì in pieno volto con le nocche della sua mano. Il dolore esplose e caddi per terra, in ginocchio, senza riuscire a respirare. Mi portai le dita alla bocca tossendo e sentii tiepido il sapore del mio sangue. “Oddio...oddio oddio” . Le mie labbra.. i polpastrelli si bagnarono completamente e la guancia cominciò a pulsare dolorante. “ Aiuto...” .
Non osavo guardarlo.. paralizzata. Avevo paura... “Aiuto..” . Gridai.. stringendo le braccia intorno al mio corpo, in cerca d’aria, disperata.. “Cosa vuoi ancora da me.. cosa...” . Mi aveva tolto tutto, non avevo più nulla per cui continuare a vivere, non avevo neanche più la mia dignità.. lui si era preso tutto ciò che più mi era caro, anche il mio cuore, la mia anima.
- Vieni qui.. piccolo fiore- mi afferrò per le braccia e mi schiacciò contro il muro con violenza inaudita. Lanciai un urlo di dolore che lui soffocò immediatamente con la sua bocca..quella maledettissima bocca..ogni notte nei miei sogni, nei miei desideri.
- Tu sei mia, guai a te.. guai, hai capito.. non devi mai ribellarti..-. Il mio petto si alzava e si abbassava sofferente toccando appena il suo torace, e il mio cuore singhiozzava dolorosamente.. la sua voce era roca, sensuale.. tremendamente bassa ed eccitante..
- Puoi.. Anche.. scordartelo...- Biascicai presa da una crisi isterica. Alle mie parole subito le sue dita corsero intorno alla mia gola, fredde.. e io mi irrigidii spaventata. “Ah..” ... un brivido mi attraversò la schiena. Le passò delicatamente sulla mia ferita e poi si chinò avidamente per succhiare via il sangue dalle mie labbra.
- Adoro il tuo sapore .. lo sai..mi fa impazzire-. Respirò profondamente a pochi centimetri dal mio viso. - Potrei morire per te...Dio mio.-
Cercai la sua bocca come una posseduta, indemoniata, e mi aggrappai alle sue spalle con un gemito disumano. Lo volevo da troppo tempo, lo desideravo, lo sognavo, lo bramavo, e il dolore per la sua lontananza fisica spesso mi aveva spinto a farmi del male da sola, dolore fisico.. per non sentire l’ossessione verso di lui, per non provare la continua voglia di fare l’amore con lui, la voglia animale di essere posseduta da quell’assassino. Non era normale.. lo sapevo, ma non lo era mai stato da quando lui.. da quando lui aveva cominciato ad assillarmi con la sua presenza, ad inseguirmi, a provocarmi, a toccarmi a... a farmi godere tra le sue braccia.. non riuscivo a pensare che a lui, solo a lui, sempre a lui, come una drogata.
Le nostre labbra si incontrarono prepotentemente e la mia lingua trovò la sua fremente.
- Dimmi che non te ne andrai...- Ringhiò premendo un ginocchio tra le mia cosce...- Dimmi che farai tutto quello che voglio io..dimmelo-. Strusciò il naso sul mio mento e i suoi canini sfiorarono prepotentemente la mia gola.
No.. non potevo, non volevo...se l’avessi fatto non avrei avuto scampo, sarei stata sua, la sua schiava, ma io meritavo solamente di morire.. per i miei genitori, per Jake, non potevo continuare a vivere, non sarebbe stato giusto. Perché con lui io.. qualsiasi cosa lui mi avesse fatto, qualsiasi desiderio lui avesse espresso.. io.. io sarei stata felice.
- Uccidimi..-. Mormorai poggiando la testa sul muro dietro di me.. .ormai non sentivo più alcun dolore - Uccidimi...non ce la faccio più.-
- Se ti accarezzassi, se ti toccassi...- Il suo respiro freddo sulle labbra mi fece bagnare, ormai senza vergogna, senza orgoglio e le sue mani corsero sulla zip dei miei jeans aprendola.
- Basta!!!- Urlai ancora. Non volevo sentire, non volevo provare...
Mi afferrò per i capelli tirandoli verso di sé e mi guardò divertito, mentre la sofferenza mi sommergeva ancora.. strinsi i denti per non dargli la soddisfazione di vedermi ancora indifesa e dolorante.
- Togliti i jeans...- Mi ordinò rigido.
Tremavo.. non so se per la paura o per il desiderio assurdo che potevo leggere in lui, ma avevo i brividi e il mio corpo si piegò al suo volere come se non avesse mai voluto altro. Le mie mani corsero lungo la stoffa di quell’indumento e io mi chinai per sbottonare e togliere ciò che indossavo. Rimasi in slip di fronte al mio carnefice e percepii la sua risata vittoriosa avvolgere la cella.
- Cosa vuoi da me...- Domandai mentre le sue dita correvano lungo le mie cosce.
- Te.. voglio te...- Mi attirò a sé e mi afferrò il sedere con foga portandomi ad aderire completamente al suo corpo. -Così morbida e calda...-
Mi scostò gli slip e mi toccò più in profondità, tra le cosce.
- No.. non puoi...- Strinsi le ginocchia nel vano tentativo di sfuggirgli, ma volevo le sue mani su di me da troppo tempo ormai. Non gliel’avrei mai confessato ad alta voce.. mai.. che lo volevo dentro di me più di ogni altra cosa. Mugolai insoddisfatta.
Lo sentii gemere leggermente e spalancai gli occhi nel buio.. circondai il suo collo con le braccia sperando di poter sentire i suoi sospiri meravigliosi e lui ansimò più volte per me. Le mie dita corsero allora sul suo collo freddo e giocarono con il colletto della sua t-shirt. Era difficile poterlo vedere, ma il suo odore era così dolce e inconfondibile che mi trascinò in un vortice di confusione che fu impossibile controllare.
Mi abbandonai sul suo torace con la testa in fiamme e fui improvvisamente conscia delle sue mani giocare dentro di me...un groppo in gola mi accese il desiderio di strappargli tutti i vestiti di dosso e farlo mio, così.. per terra, in quella merda di posto, violentarci a vicenda.. liberarci da quella smania, da quell’ossessione continua.
- Sei il demonio.. tu sei il diavolo...- Mi contorcevo su di lui febbrile.. lo odiavo, lo amavo, per lui mi sarei dannata, mi sarei uccisa.. e desideravo ogni suo bacio come gocce d’ambrosia.
- No.. ti sbagli. Io sono il male, incarno l’Inferno nella sua essenza, il diavolo ha paura di me...mi evita – Scoppiò a ridere maligno nel buio e io tremai di terrore e desiderio. Lo adoravo.. adoravo l’essere che aveva ucciso i miei genitori e l’uomo che amavo. Lo veneravo quasi..
- Nessun essere umano merita di morire...- mormorai sulle sue labbra affascinata.
Sorrise..- Nessun essere umano merita di vivere è diverso.. siete come animali, massa pronta al macello, in una società marcia e avariata.. voi sarete soggetti a tutte le sofferenze di un mondo che non avete rispettato, che voi stessi avete rovinato, io non c’entro.-
Lo baciai ancora stringendomi a quel fisico slanciato e possente.
- E perché mi permetti di vivere...- Mi massaggiò e torturò l’interno coscia fino a farmi gemere di nuovo. L’altra mano mi afferrò un seno e lo stuzzicò facendo inturgidire un capezzolo.. avevo la pelle d’oca.
- Non lo so..-. La sua testa si abbassò mentre le sue dita alzavano il mio reggiseno e le sue labbra si chiudevano su un mio capezzolo.
- Ahh...Mhhh...- Gli afferrai il capo e lo strinsi a me con forza cercando con lui un contatto più intimo.. più vero.. e lo trovai, la sua eccitazione iniziò a premere sfacciata sulla mia pancia.
Mi strusciai sul suo corpo provocandolo e lui sospirò ringhiando pericolosamente.
- Voglio...voglio leccarti, voglio penetrarti e muovermi dentro di te, voglio prenderti sempre facendoti percepire l’odore di sesso così forte tra noi da nausearti.. essere il tuo incubo peggiore, la morte da cui tu scappi.. l’amore di cui tu non puoi fare a meno, il bisogno, la necessità di vita, ogni mattina quando ti sveglierai dovrai volere soltanto me e la sera nel letto dovrai pensare solamente a me...-
Come se già non fosse così.. mi aveva stregata e soggiogata al suo volere. Ma non ero pronta per confessarglielo, così non parlai.. mi limitai a passare una mano sotto la sua maglietta toccando la muscolatura perfetta e marmorea del suo torace. Lo amavo, a chi volevo darla a bere. Amavo quella bestia..mi era entrata nelle vene e io le avevo donato tutto. Eccolo.. il fuoco del mio Inferno.. alzai gli occhi decisa a superare le mie paure, ormai non avevo più niente da perdere se non la mia vita e quella senza lui non avrebbe avuto senso. La mia anima.. l’avevo già venduta tempo prima, quando avevo accettato la morte della mia famiglia e gli avevo dato tutta me stessa. Che schifo.. mi disgustavo, ma non potevo farne a meno, immaginare un mondo dove lui non mi volesse e non mi perseguitasse così era il vero incubo. Mi sentivo incompleta senza il mio demonio a tentarmi.
- Sarai tu.. piccolo fiore a supplicarmi, a desiderarmi.. a chiedermi di fare l’amore con te-.
Sussurrò sul mio seno stringendosi spasmodicamente quasi volesse immergersi nel mio profumo.
- Non puoi farlo con me e uccidermi? Come facevi con le altre...? Non sarebbe più facile per te?.-
Lo sapevamo entrambi.. il mio sangue era estasi per lui. Sarebbe bastato mordermi, avermi.. e poi uccidermi.
- Non posso fare a meno di te..non...non mi è possibile.- Rispose solamente evasivo.
Le nostre labbra si avvicinarono ancora e il mio cuore accelerò i battiti in modo incontrollabile. Bastava che mi sfiorasse per farmi sentire il dolore del bisogno di lui.
Ma le sue dita mi accarezzarono la bocca prima che potessimo baciarci e lui infilò indice e medio tra i miei denti lasciando che la mia lingua li lambisse.
Che sapore.. persino il gusto della sua pelle sapeva di buono. Glieli mordicchiai e leccai fino a quando non fu sazio di guardarmi e immaginare. Non avrei mai fatto per nessuno ciò che facevo per lui.
- Sei mia...sei solo mia...- Mormorò portandosi le due dita alla bocca e ridacchiando.
- Sì..-. Bisbigliai ormai persa -sì..-.

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Edited by Lady Alexandra - 2/4/2009, 00:04
 
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1° capitolo: Edward Cullen Thoughts
Mi tirai su dal letto guardandola di sbieco.. si era infilata l’ennesima volta sotto le mie lenzuola. Puttana.. “Poco male.. almeno mi diverto”. Alzai le coperte per guardarla e mi passai le lingua sulla labbra. “Bella figa..”. Feci per accendermi una sigaretta, ma la poggiai sul copriletto accanto a me. No.. non era ancora il momento per quelle. Sorrisi invogliato e presi dalla tasca una piccola bustina di plastica..la soppesai pensieroso.
- No, Ed ancora quella roba..dai-. Mugugnò lei strusciandosi nuda nel letto.
- Sta zitta.. vedrai che dopo ti diverti..-. Ridacchiai ghignando.
Rovesciai allora il contenuto sul comodino di fronte a me e quella polvere bianca attirò tutta la mia attenzione. La maneggiai con cura, mentre la vampira si girava circondando il mio torace con le braccia. Era incuriosita.. l’odore di benzene aveva invaso la stanza. Afferrai così il portafoglio e presi la mia carta di credito..
- Ma cazzo devi per forza farlo ora?-. Sbottò lei furiosa.
- Non rompermi le palle Jane.. fa la brava..-. Se non fosse stata donna l’avrei già sbattuta fuori.
Sgrumai e sistemai al meglio la cocaina e ne feci delle piccole strisce sul tavolo pronte per essere inalate. Fu lei a passarmi duecento euro. Le sorrisi sensualmente, arrotolai la banconota e sniffai quella merda umana grato dell’effetto che mi avrebbe dato. “Qualcosa di utile anche per noi vampiri l’avete inventato.. fecce”.
Alzai la testa estasiato. Ora si che si cominciava a ragionare. Scoppiai a ridere su di giri. Per noi vampiri l’effetto era decisamente esaltante.. niente danno, niente dipendenza, solo sballo.
“Jane.. vieni qui piccola”
Osservai la donna dietro di me e ne annusai l’odore. Meglio di niente..avrei dovuto accontentarmi. La afferrai prima che potesse parlare e la buttai sul letto divaricandole le gambe con violenza.
- Ti ho detto che ti saresti divertita no?-. La bloccai violentemente col mio corpo.
Mi chinai così tra le sue cosce prendendole il seno tra le mani e succhiandole i capezzoli ormai turgidi.. “Ahhh..Ci vuole proprio una bella scopata veloce”. La sentii gemere sotto di me ed esultai vittorioso. Puttanella mica stupida.. inutile aspettare, era venuta proprio per quello. La penetrai con forza ridendo come un dannato e lei urlò dimenandosi sotto di me. Mi mossi velocemente affondando dentro quella carne pulsante e venni senza pensare a niente. Quella mattina stava iniziando proprio bene, non avevo proprio voglia di tirarmi storie inutili.
- Uff.. sei sempre così veloce tu..-. Si lamentò lei, mentre mi mettevo di nuovo seduto afferrando una sigaretta.
“E figurati se perdo il mio tempo con te”. Presi l’accendino sul comodino e accesi la mia black devil..evitai di aspirare la prima boccata e mi rilassai sul cuscino.
- Tu parli troppo invece-. “Ma meno male che pensi poco..”. Riflettei tra me e me. L’unica vampira i cui pensieri erano monosillabici, ma le cui reazioni potevano essere letali. Non era da sottovalutare.
L’odore di vaniglia saturò l’intera stanza e lei storse il naso.
Ma come fa a fumare quella robaccia..
Sorrisi.. “ Io quello che mi chiedo è come faccio a scopare ancora con te”.
Continuai a fumare beato e tranquillo, godendomi la sensazione di potenza e superiorità che quei momenti mi davano. Non che non mi sentissi sempre superiore.. ovvio.. lo ero, ma con la cocaina la cosa diventava decisamente più divertente. Riuscivo a non riflettere e a fregarmene di qualsiasi pensiero avessi mai potuto leggere nella mente degli altri.
La sigaretta finì sin troppo presto e io mi allungai per prendere il pacchetto e fumarne un’ altra.
Diciamoci la verità.. è sempre nei momenti migliori che arrivano i fratelli scassa palle “Uff..”
Apri lo so che stai scopando là dentro.
I pensieri di Emmett urlarono nel mio cervello facendolo pulsare.
- Sti cazzi e lasciami in pace..-. Inveii ributtandomi sul letto.
No caro mio.. che giorno è oggi?
“Mi sono dimenticato qualcosa?”. Cercai di ricordare se per caso avevo qualche impegno di lavoro o altro, ma non mi sovvenne niente. Mhh.. avevo già parlato con Aro per sistemare la faccenda della vendita di schiave brasiliane da portare in Italia e anche quella del traffico di cocaina in tutta la Lombardia. “Oh merda.. la scuola..”. Ecco..il primo giorno di quello stramaledettissimo liceo classico.. terzo anno e già non ce la facevo più. “Esme me la pagherà cara prima o poi..”.
Drrriiiinnnnn.. la senti la campanella??
- Io non vengo..-.
Alzati di lì drogato di merda.. oppure ti stacco l’unica cosa funzionante che ti è rimasta.. e non è il cervello.
Storsi il naso infastidito.. solo dai miei fratelli mi facevo trattare in quel modo. Fosse stato qualcun altro probabilmente a quest’ora il suo cadavere avrebbe galleggiato nelle acque dell’ Oceano Atlantico.. e non propriamente intero.
- Arrivo porca troia.. arrivo..-.
E cerca di non dire una parolaccia ogni frase che dici..
Sbuffai roteando gli occhi verso il soffitto.
- Andiamo a scuola Jane.. se non sbaglio per te è il primo anno..-.
Le toccai la spalla scuotendola, ma lei si girò di spalle.
- Vacci tu.. io odio la scuola. Dirò che stavo male..-.
“ Meglio.. una scocciatrice in meno..”.
Mi alzai infilandomi un paio di jeans al volo e un maglione a collo alto.. mi diressi verso il bagno e chinai la testa per mettermi il gel. Sparare i capelli in aria almeno non mi dava l’aria da killer pronto per uccidere, solo da killer pronto per ammaliare. Un modo per spaventare di meno gli esseri umani..
Sospirai annoiato infilandomi un paio di scarpe da ginnastica.
Spalancai la porta e mi voltai verso la donna che era rimasta dentro.
- Quando torno non farti trovare qui chiaro..?-.
Si voltò guardandomi maliziosa.
- Nooooo dai.. almeno così non ti spari troppe seghe..!-.
Sorrisi divertito appoggiandomi sullo stipite. -Jane, non credo ci sia pericolo.. smamma-.
Le voltai le spalle e mi diressi verso il salotto della nostra casa.
Jasper era lì che mi aspettava con un sorriso stampato sulle labbra.. era da un po’ che non lo vedevo, avevamo parecchie cose da raccontarci. Avrei scommesso dalla sua faccia che qualcosa doveva averlo fatto divertire.
- Hai fatto incazzare Em-.
Che novità.. presi al volo la cartella vuota che avrebbe accompagnato i miei giorni da studente e sospirai affranto.
- Motivo?-
Ci dirigemmo verso la BMW parcheggiata fuori casa. Mancavano pochi minuti all’inizio delle lezioni.
- Sai com’è ti porti troie dentro casa..-.
Ridacchiai.. avrei tanto voluto guidare ma quella non era la mia macchina e, secondo lo stato italiano, io non avevo ancora diciotto anni, per questo preferivo spaparanzarmi dietro e farmi accompagnare. Salii e chiusi lo sportello.
- Dovresti smettere con la cocaina..lo sai-.
Emmett mi guardò dallo specchietto e io scoppiai a ridere.
- Naaaaaaaaa.. non ti sai divertire.. dammi un buon motivo-.
I motivi erano due.. Carlisle ed Esme, i nostri genitori. Le uniche persone che rispettavo e ascoltavo nella mia vita. Si preoccupavano continuamente per me ed erano sempre pronti a consigliarmi e aiutarmi. Non esistevano vampiri migliori di loro, avevano persino deciso di non cibarsi di esseri umani. Assurdo..
- Dai Ed, sforzati..-. Continuò il grizzly cercando di convincermi.
- Smetterò solo quando troverò l’amore..-. Feci portandomi una mano sul cuore, melodrammatico, facendo scoppiare a ridere Jazz che mi diede il cinque sghignazzando.
- Siamo finiti allora..-. Sospirò Jasper ridendo.
Non parlammo più. Guardai fuori dal finestrino la giornata di metà settembre appena iniziata, le nuvole indicavano pioggia, l’aria era umida, insomma tutto perfetto per il primo giorno di scuola. Stare a Volterra mi piaceva, l’Italia mi piaceva nonostante non avessi origini italiane. L’unica cosa che stonava era dover improvvisamente vivere come un umano.. da due anni a questa parte Carlisle ed Esme si erano messi in testa che dovevamo conoscere le abitudini umane per apprezzarle. Cosa impossibile per me.. le loro menti erano talmente insulse e superficiali che avrei preferito risparmiare la vita a un cane piuttosto che ad un essere umano. Alcuni si salvavano, pochi, e quelli li lasciavo in pace e magari ci scambiavo quattro chiacchiere, ma loro intelligentemente non erano interessati a me quanto io non lo ero verso di loro.
- Fatti trovare fuori all’una e mezza chiaro sciupafemmine?-. Emmett si girò verso di me e mi guardò serio – e vedi di stare lontano dalla troia di Aro per favore..-.
Feci spallucce aprii lo sportello - O la coca o Jane, tu vuoi troppo-.
Jazz sghignazzava da quando mi aveva visto sulle scale - Due mesi senza voi due sono noiosi, mi ero dimenticato delle vostre litigate assurde..-.
Si accese una Malboro e portò un braccio fuori dal finestrino.
- Alice.. Alice.. cosa non si fa per una donna..-. Il grizzly lo canzonò guardandolo divertito.
- Alice..? Tu sei fuori!! È nostra sorella!-. Sbottai a ridere riaccasciandomi sul sedile.
E’ tua sorella.. pensò di rimando.
Risi ancora di più toccandogli una spalla. Era innamorato.
Sia Em che Jazz erano totalmente stracotti delle nostre “sorelle”.. e come si poteva dar loro torto, erano decisamente meravigliose.. il clan Cullen comprendeva solo i migliori. Ed Alice e Rosalie erano il meglio..due esemplari di vampire uscite da non so quale paradiso.
- Almeno te la sei portata a letto in due mesi..?-. Domandai provando a leggere nella sua testa.
- Inutile che ci provi Ed. La risposta è no..-.
Spalancai gli occhi stranito - Non è da te..-. Presi anche io una sigaretta e la accesi.
- Non esiste solo quello ficcatelo in testa. Le sveltine con umane e vampire piacciono solo a te.. ne hai di strada da fare prima di poter imparare ad amare-.
Ecco qua, rovinata la mia giornata, essere trattato da imbecille proprio non lo sopportavo.
- E’ una minaccia..?-. Scoppiarono a ridere tutti e due.
- Edward non hai mai avuto a che fare con una vera donna te..-.
Stronzate, cosa ci poteva essere in una donna di così particolare da riuscire a farti perdere completamente l’anima, non ne valeva la pena per nessuna.
- La amo Ed..-. Jasper si portò una mano alla fronte scuotendo la testa.
Che imbecille.. pensava sorridendo.
Non capii..non riuscivo a capire. Ma poco me ne importò. Dovevo proprio muovermi..
- Ok.. ormai ti ho perso.. ho capito. Io vado-.
Afferrai la cartella che mi misi su una spalla e inforcai gli occhiali da sole, stampandomi un ghigno divertito sulla bocca. La maschera del perfetto studente mi stava a pennello, sembravo perfino un bravo ragazzo..
- Ed..!!-. Mi girai sentendomi chiamare dal grizzly.
Niente scopate in bagno, niente sospensioni, niente canne, non rispondere male ai professori.. ed evita per favore situazioni che ci possano mettere nei guai.
No, forse no. Non ero proprio uno studente modello. Sospirai ghignando.. avrei fatto perdere i capelli ad Esme prima o poi.
E non provare più a massacrare qualcuno ok? Rischi di ammazzarlo lo sai..
Va bene, ero un completo disastro. Però almeno avevo il massimo dei voti.
E non sedurre le insegnanti!!!!!
Ok, forse non era proprio farina del mio sacco. Ma che potevo farci se mi spiavano continuamente e cercavano di toccarmi? Se erano carine ci stavo.
- Va bene papà.. hai altro da dire?-. Proruppi infastidito.
Non uccidere Ed.. l’hanno scorso ne hai fatte fuori due. Lo Stato ci ha parato il culo, ma.. quest’anno non fare danni.
Non era colpa mia se il loro sangue mi aveva attratto. Che palle dover sempre stare attenti a tutto.
- Va bene va bene..-. Sospirai rassegnato. Avrei provato a controllarmi.
Jasper non la smetteva più di ridere ed Emmett parcheggiò poco lontano.. loro frequentavano il liceo scientifico adiacente al mio, per mia fortuna.
Entrai dal cancello assorto senza notare il cartello di fronte all’entrata.
“Entrata rimandata alle 9,30”.

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Edited by Lady Alexandra - 20/4/2009, 09:44
 
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1° capitolo originale. Bella Swan Thoughts
“Non ci credo, primo giorno di scuola e io sono già in ritardo”. Correvo veloce per la strada cercando di recuperare il tempo perduto. Fare lo slalom tra le macchine non era propriamente il mio sport preferito, ma quella mattina di metà settembre dovevo proprio sbrigarmi.. assolutamente. Che figura avrei fatto ad arrivare tardi? Proprio per cominciare in bellezza. Sfrecciai con la cartella in spalla davanti a casa di Jake senza neanche accorgermene.
- Eih amore!-. Sentii a malapena la sua voce chiamarmi.
“ Non adesso Jake, ci vediamo dopo”.
Con in bocca una fetta di pane in cassetta e marmellata tipo film fuori moda mi portai di fronte ad una BMW ferma nel parcheggio fuori dalla scuola.
“ Ma chi cavolo viene a scuola con un bolide del genere?”.
Mi fermai un attimo per guardarla, ma poi mi riscossi. Non adesso.. ripresi la mia corsa e arrivai dentro il cancello con il fiatone. Ancora due minuti così e sarei morta. Aprii la porta d’ingresso e non vidi nessuno, forse ero già in grande ritardo, e mi fiondai su per le scale cercando di non inciampare. “Dai, dai, dai ancora uno sforzo dai..”. Terza classe sezione D, quindi la quarta porta partendo da sinistra. Continuai a lanciarmi in quella maratona folle pur non vedendo anima viva e passai di fronte a quella che doveva essere la mia futura aula.. guardai dentro e l’ultimo pezzo di pane mi cadde miseramente dalla bocca. Persi l’equilibrio e scivolai lunga giù per il corridoio, dritta sul pavimento duro e appena lavato.
Chi diavolo era il tipo seduto a fumarsi una sigaretta sul banco? Un divo uscito da una rivista di moda?
Mi massaggiai il sedere chiudendo gli occhi, ma li riaprii subito per osservare il ragazzo che aveva colpito la mia attenzione. C’era solo lui in classe.. “solo” era riduttivo perché sinceramente sembrava non mancasse nient’altro. Deglutii cercando di non spalancare la bocca come un’idiota. Per non so quanto tempo continuai a fissare la sigaretta nera che si portava ripetutamente alle labbra..
“E che labbra”..
Mi imbambolai a guardare i contorni di quella bocca chiusa sul filtro e poi di nuovo libera. Sembrava morbida e piuttosto espressiva, di una sensualità disarmante e leggermente carnosa, insomma da bacio. Focalizzai curiosa tutto il suo viso e rimasi senza fiato. “Ma questo viene da Marte..”. A cominciare dai capelli bronzei per passare al volto lungo e agli zigomi pronunciati, non c’era un difetto che potesse segnalare qualcosa di umano in quel volto pallido ed etereo. “ Magari sono morta cadendo e sto guardando un angelo..”.
Strinsi gli occhi a due fessure e lo osservai reclinare la testa all’indietro e sorridere. “Mhh..”. Indossava un maglione a collo alto, nero, uno di quelli che io non mi sarei potuta mai permettere neanche vendendomi l’anima e un paio di jeans che gli fasciavano il corpo in modo impeccabile.
“E che corpo”.
Ancora una volta qualcosa nel mio cervello sembrò svolazzare sopra la mia testa.. improvvisamente leggera. Non che io nella mia vita avessi visto tanti uomini, ma quello era un esemplare di maschio non proponibile in mezzo a una folla di femmine scatenate e non. Avrebbe fatto strage. In quel momento i suoi occhi si voltarono duri verso di me e io trattenni il respiro.
Oro.. oro liquido denso, bellissimo..il fiato mi si mozzò in gola e io dimenticai di respirare.
“ Sto ancora sognando..”.
Si alzò con un movimento fluido lanciando la sigaretta non so dove e con un ghigno divertito si accovacciò accanto a me espirando il fumo dell’ultima tirata.
Il suo profumo mi colpì in pieno viso facendomi girare la testa. No.. niente dopobarba..era lui ad odorare di buono.
- E tu? Da dove sei saltata fuori? Che razza di animale saresti?-. Ridacchiò abbastanza confuso.
Lo guardai meglio.. aveva le sopracciglia corrugate ora. Come se qualcosa di me lo avesse profondamente infastidito.
Arrossii di vergogna vista la bella figura, ma afferrai la cartella e lo guardai con aria di sfida.
- Non hai mai visto un siamese?-. Che risposta imbecille.
Mi lanciò un sorriso sghembo vagamente sensuale, ancora piuttosto colpito e allungò la mano verso il mio viso sfiorandolo lentamente.
- E da quando i gatti mangiano marmellata? Secondo me sei una ragazzina stupida e bugiarda..-.
Mi tolse con il pollice un po’ di conserva alla pesca rimasta poco sotto il mio labbro inferiore e provai un’attrazione assurda per quell’angelo.
“ Ok.. chiedo l’aiuto del pubblico, qui sta andando a fuoco tutto”.
- Beh bevono il latte, perché non possono mangiare la marmellata..- continuai io tentando di schiarire la voce. Non gli avrei mai lasciato credere di essere totalmente stupida, chiunque fosse. Certo così non avevo migliorato la situazione. “Ma quanto è bello mio dio.. ma chi l’ha creato?”.
Si chinò su di me troppo velocemente e si avventò d’un tratto tra i miei capelli, lasciandomi assolutamente sconvolta. Non ero preparata a quel gesto così intimo.
- Basta sentire il loro odore per capirlo..sai?-. La sua voce mi provocò brividi involontari lungo la schiena e sentii il suo viso sfiorare pericolosamente il mio collo. Provai terrore disarmante misto ad un piacere inverosimile che mi attraversò lo stomaco bloccandosi intorno all’inguine.. il cuore prese a battermi impazzito e sembrò voler uscire fuori dal petto strappandolo, ma lui non ci fece molto caso e schiuse le labbra risalendo lungo il mio mento, il volto leggermente tirato. Stavo morendo.. non capivo più nulla.
Sentii odore di fumo, vaniglia, misto a quello maschile del suo corpo..non potevo credere che fosse vero. Involontariamente lasciai scoperto il collo per lui ed emisi un piccolo gemito di resa.. tremante. Portò una mano sicura tra i miei capelli scostandoli dietro il mio orecchio. “Che mano fredda..” Pensai fremendo e quando mi accarezzò il capo lentamente pensai che avrei volentieri terminato la mia vita in quel preciso istante.
- Profumi di buono.. troppo.. che sapore mhhh-.
Poggiò scosso le labbra sulla vena pulsante della mia gola e il mio cuore smise improvvisamente di battere. “ No..”. pensai tornando alla realtà. “Che sto facendo?”. Cercai di rialzarmi maldestramente e lo vidi scuotersi ed allontanarsi da me voltandomi le spalle. Le dita sulla fronte spaziosa, sembrava stravolto. Forse la cosa aveva colto impreparata me quanto lui. “Ma che dici stupida..”. Avvampai di vergogna e mi diressi verso quello che doveva essere il bagno. Almeno speravo.. e non mi sbagliai.
Lanciai la borsa per terra e mi aggrappai al lavandino guardandomi allo specchio. Sembravo uscita dal film “Basic instict”. Quando mi aveva spettinato così? Avevo gli occhi completamente lucidi e non ero ancora perfettamente stabile.. dondolai sulle gambe cercando di respirare. Ma chi era quel tipo? Maledizione.. mi morsi il labbro inferiore cercando di calmarmi. Meglio non dire a Jake della cosa.
Mi sporsi sulla porta per guardare se fosse ancora lì, e lo trovai a pochi centimetri da me...lo sguardo strafottente...sussultai lanciando un urlo.
- Ma chi cavolo sei, vuoi forse farmi prendere un colpo..?-.
Scoppiò a ridere divertito.
- No, la domanda giusta è.. chi cazzo sei tu?-.
- Complimenti ma braaavoo, Oxford.. quante lauree hai? Quattro? La mamma non ti ha insegnato come si parla?-. Lo guardai con sufficienza malcelata e gridai isterica cercando di non tirargli un pungo sul naso.
No, mi ero sbagliata quello non era un angelo. Quello era un demonio.
- Veramente due in medicina. Ma la cosa non ti riguarda, stupida puttanella insolente.. che cazzo ti guardi poi.. tornatene da dove sei venuta..-.
- Due in medicina? Oh certo.. come no.. vai anche da uno psichiatra per caso. Eh?? Divo dei miei stivali. Sembri uscito dal fumetto di Paperinik “ Sono il terrore della notte”. Ma guardati..-.
Ci guardammo in cagnesco per diversi minuti, tentai di mantenere i nervi saldi, ma era maledettamente difficile di fronte a quella bellezza. Era stupendo.. anche così, arrabbiato, due parole per descriverlo “da stupro”.
- Isabella Swan..- mi calmai sbuffando, voltandomi senza guardando.
- Edward Cullen-. Rispose lui senza mezzi termini.
- Imbecille..-. Continuai su di giri.
- Puttana..-. “Cosa?”.
- Stronzo..-. “Vuole andarci sul pesante?”.
- Troia..-. “ Va per sinonimi?”.
- Pezzo di merda..-.
Mi girai per sfidarlo, ma le sue braccia ferree mi inchiodarono al muro, feroci.
- Vuoi ancora continuare.. o preferisci rimandare a dopo la nostra conoscenza?-.
Mi persi in quelle pupille dorate, sciogliendomi. Non valeva così, aveva dalla sua molte qualità. Bofonchiai un maleducato.. e non capii come avesse fatto in pochi minuti a cogliermi di sorpresa.
- No, continuiamola adesso questa cosa. Prima la finiamo meglio è..-. Sputai io indignata.
Mi afferrò le mani e le allargò sul muro - Merda.. ho voglia di una sigaretta..me la prendi nella tasca tesoro?-.
“ Sta scherzando.. no, gli sembro una serva io?”.
Mi lasciò libera una mano e io infilai tremante le dita nella tasca stretta dei suoi jeans.
- E’ solo una..?-. “Ma porca miseria Bella, che stai facendo?”.
- Puoi trovare anche qualcos’altro se vuoi.. ma lascio a te la scelta..-. Si stava divertendo come un matto quel bastardo.. alle mie spalle, non gliel’avrei fatta passare tanto liscia.
- Non mi sfidare, Cullen..non sai di cosa sono capace-. Strattonai la sua tasca tirando fuori quella maledetta sigaretta e gliela lanciai in faccia.
- Sono curioso.. hai anche gli artigli micetta?-. Spalancai gli occhi infuriata. "Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, stronzo”. Non ci pensai due volte a fargliela pagare.
Mi strinsi al suo corpo circondandogli il collo con il braccio libero e aggrappandomi alla sua schiena. I nostri visi erano così vicini.. le nostre labbra si toccavano appena sfiorandosi ripetutamente. Potevo stare così male soltanto nello sfiorare la bocca di un uomo? Che dolore..
- Tutto qui quello che sai fare.. piccolo fiore?-.
Impossibile.. i suoi occhi mi sembrarono improvvisamente neri, color petrolio, assetati. Mi inchiodarono a lui senza scampo e io mi lasciai incatenare.
Toccai ancora la sua bocca e i nostri respiri si fermarono. - Questo è il tipo di conoscenza che preferisco con una donna.. Impara, fiorellino...-. Sussurrò roco. Non lo lasciai parlare, volevo assaggiarlo. Se il suo profumo era così buono, non osavo immaginare le sue labbra.. e perché immaginare, quando potevo avere. Solo per una volta, non avrei detto niente a nessuno. “ Oddio e Jake..?”. Non ebbi il tempo di pensarci, perché lo baciai come non avevo mai baciato nessuno durante tutta mia vita. La sua bocca sapeva di vaniglia ed era gelida come il ghiaccio, eppure scatenò in me un fuoco che mi bruciò l’anima. Mi sentii trascinare in un Inferno che mi spaventò e scatenò in me sensazioni nuove. Provai a schiudergli le labbra infilando la lingua nella sua bocca e il gusto di fumo acre mi raggiunse.. ma non me ne importò. Il suo sapore era cento volte più forte di quello delle sigarette ed era incredibile come avevo immaginato.
- Sai di sesso..-. Bisbigliai per riprendere fiato.
- Mhh.. vuoi farlo qui? Per me va bene..-.
Mi strinsi ancora di più al suo corpo, era duro, marmoreo.. sembrava una roccia, e lo guardai negli occhi intensamente.
- Una come me tu te la sogni la notte, perciò continua a desiderarmi, perché non mi avrai mai..-.
I suoi occhi guizzarono di rabbia e mi baciò prendendomi alla sprovvista.
- Non sai di cosa sono capace, non giocare con me..-. Mi torturò il labbro inferiore facendomi trasalire e mordicchiò con i suoi denti la mia bocca finchè non fu sazio. Io ormai non ero più in grado di comprendere nulla, percepivo solamente quel demone bronzeo che mi stata trascinando con sè nel buio e quando la sua lingua venne a contatto con la mia e la succhiò avidamente rabbrividii di desiderio puro, trasgressivo, peccatore per lui.
- Ancora..-. mormorai sulla sua bocca gemendo. Non ero io, non ero mai stata così, ma lui.. lui era veramente un diavolo tentatore. Bellissimo e dannato..
Mi portò una mano sulla nuca e approfondì ancora il bacio rendendolo più violento e passionale. Stava massacrando le mie labbra di continui baci che terminavano con la sua lingua veloce che si intrecciava alla mia senza nemmeno darmi il tempo di capire il gusto di lui.. una necessità che quel bacio mi stava dando sempre più intensa. Protestai muovendomi e rise piano rallentando e salivando per farmi gustare il suo sapore e io mi sentii intorpidita, come paralizzata. Era dolce.. troppo.. un gusto delizioso e zuccherino che mi fece impazzire.
Ma il demonio si staccò improvvisamente da me guardandomi stranito, sembrava ascoltare qualcosa di lontano.
- Non vorrei deluderti, ma stanno arrivando gli altri. E io non voglio farmi sospendere il primo giorno per aver sedotto una puttanella..perciò. Ci becchiamo ok?-.
Mi voltò le spalle e si diresse in classe, accendendosi una di quelle sigarette nere che aveva tanto desiderato. Ebbi improvvisamente freddo e il corpo non rispose più ai miei impulsi come volevo, sembrava addormentato.. “Oh perfetto.. cominciamo proprio bene. Edward Cullen eh?”. Mi vergognai di me stessa.. e meno male che l’amore della mia vita doveva essere Jake. Mi ero incollata al primo venuto, per giunta strano e bellissimo.. battei i piedi per terra. “Puttanella chiamaci tua sorella, te la faccio vedere io..”. Mi imposi calma e controllo e mi diressi in classe per l’inizio delle lezioni. Appena trasferita a Volterra e già avevo combinato danni irreparabili.. mah.. era proprio un vizio.

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Edited by Lady Alexandra - 20/4/2009, 09:43
 
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CAT_IMG Posted on 24/4/2009, 19:50Quote

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2° Capitolo inedito: Edward Cullen Thoughts
Le accarezzai le braccia portandola a sbattere contro la porta dell’aula video. Me la sarei mangiata volentieri.. “che cazzo di profumo, merda!”. Le affondai il viso nei capelli e la sentii rabbrividire, ma poco me ne importò, volevo assaggiarla, volevo sentire sulle labbra il sapore del suo sangue.
“ Eh no, piccola”. Portai la Devil alla bocca e con le dita allargai le sue sul legno duro.. non c’era nessuno, se avesse urlato non l’avrebbero sentita, e quel sapore..dio quel sapore nelle mie vene, cosa stavo ancora aspettando? Il suo permesso?
- Mi stai seguendo, ragazzina?-. Mormorai lasciando cadere la sigaretta accesa a terra e spingendole le mani violentemente contro la porta - che cazzo vuoi da me?-.
Percepii un suo ansito e mi venne voglia di affondare subito i canini nella sua gola. Che tentazione..Chiusi le mani a pugno e costrinsi le sue dita a chiudersi nelle mie. Non aveva via d’uscita, non l’aveva.. le scostai i capelli con il viso e portai le mie labbra lentamente sulla sua spalla scoperta. Respirai forte ed eccitato, inghiottii la saliva e aprii la bocca strusciando i miei canini sulla sua pelle calda. “ Non.. cristo, porca puttana, ma cosa sei? Cosa..”.
- Cosa diavolo stai facendo?-. Gridò roca cercando di divincolarsi. Era troppo debole per un vampiro. Troppo..la tenni ferma con facilità.
Le portai un ginocchio tra le gambe e feci aderire il mio petto alla sua schiena stringendola sullo stipite duro. Il contatto con lei mi fece perdere il controllo e i suoi movimenti non mi aiutarono a rimanere lucido.
- Non mi piacciono le donne curiose..-. Mormorai attratto inevitabilmente dal suo odore. Le piaceva, eccome se le piaceva, e io stavo impazzendo.
- A me non piacciono gli uomini violenti..-. Sussurrò tentando di strattonarmi, ma io scoppiai a ridere e mi addossai completamente al suo corpo.
- Scommetto che non è così..-. Bisbigliai divertito e forzai il suo collo a reclinarsi all’indietro. Le nostre bocche si sfiorarono e istintivamente abbassai il capo per saggiarla. Le mie labbra si aprirono sulla sua carne dolce, ma invece di morderla la accarezzai con i canini fino all’attaccatura dei capelli e percepii un suo gemito eccitato.
- Scommetti male..-. Si voltò leggermente e mi fulminò con gli occhi. Donne.. mentivano spudoratamente anche in quei casi. Il suo cuore batteva troppo velocemente e il suo profumo era troppo forte, questo poteva voler dire sono una cosa.. era eccitata.
Non resistetti e mi avventai sulle sue labbra con tale foga che mi stupii, raramente ero io a cercare una donna, solitamente erano loro a cadere ai miei piedi. Ma lei.. quell’umana era una tentazione troppo forte. Ci baciammo.. respiravo regolarmente, ma a fatica, la sua bocca scottava contro la mia e mi mordeva con un desiderio che sapevo non si sarebbe estinto così facilmente.
- Perché mi seguivi..?-. Le domandai chiudendo le palpebre e concentrandomi sui nostri corpi.
- Perché sei in aula video?-. Rispose debolmente, anche lei gli occhi chiusi e ansimante.
La baciai ancora, incurante dei suoi mugolii di protesta e la sentii strusciarsi contro di me. “Vuoi farmi impazzire ragazzina? Ci stai riuscendo”.
- Cazzi miei..-. Risposi mordicchiandole il labbro superiore. Niente droga quella mattina, dannazione, ma avevo trovato un piacevole diversivo. Isabella Swan..
- Non mi piaci..-. mormorò duramente sulle mie labbra. Oh sì certo come no, era evidente quanto le facessi ribrezzo.
- Neanche tu..-. Ghignai abbassando di nuovo il capo per cercarle il collo. Strusciai la mia bocca nell’incavo della sua spalla e sentii le sue gambe cedere. Non conoscevo nulla di quell’umana, ma me la sarei scopata volentieri, lì in quell’istante ovunque, avevo l’impressione che se avessi accarezzato la sua pelle e assaggiato il suo sapore avrei perso il controllo.
La mia eccitazione era ormai evidente e io sghignazzai. Aderii a lei volontariamente e la sentii sussultare.
- Sei uno schifoso..-. Urlò facendomi scoppiare a ridere. Oddio quanto mi divertiva il suo perbenismo fasullo.
- Che paura..-. Bisbigliai mordendomi le labbra contrito - e ora che mi farai?-.
La provocai e liberai una mano bloccandole la sua con il mio corpo dietro la schiena. Sentii la sua furia per quel mio gesto..
- Pensi che una donna si ecciti perché sei mortalmente stronzo...?- Gridò tentando di voltarsi, ma con la mano le accarezzai le labbra bollenti e passai al mento, poi all’incavo dei suoi seni coperto da una leggera maglietta.
- No, Penso che tu ti ecciti perché sono mortalmente l’uomo che ti scoperesti di più sulla faccia della terra..-. Risi e lei mi lanciò un’occhiata furibonda e carica di disprezzo.
- Sei solo un figlio di..-. Sbraitò, ma ammutolì tutto ad un tratto quando portai la mano dentro la sua maglietta afferrandole un seno e palpandone la consistenza. Morbido, non troppo grande, perfetto.. sorrisi soddisfatto.
- Lasciami!- Continuò in preda al panico -Lasciami ora, subito adesso!-
Non la ascoltai e schiacciai il suo viso contro la porta quel tanto che mi permettesse per farla rimanere in una posizione scomoda.
- Il tuo corpo non mi dice questo, piccolo fiore. Mi grida di abbassarti questi pantaloni e possederti.
Fu solo un bisbiglio, ma lei sbiancò e divenne pallida in volto. -E io ho intenzione di accontentarlo...
- Non so neanche chi cazzo sei, molla la presa o giuro che ti denuncio per violenza sessuale!-. Urlò. Ma non c’era paura nei suoi occhi, non provava dolore, era affascinata da me. Con la mano le scostai la canottierina e le mie dita le accarezzarono la pelle della schiena.
- Rimarrà un segreto tra noi, piccolo fiore..-. Sussurrai tentatore. Averla.. sconosciuta e mia.
Anche se mi avesse denunciato, a Volterra la polizia ero io, poco male. Ridacchiai per nulla intimorito e arrivai a toccarle il collo. Gemette e non resistette alla tentazione di muoversi, i suoi brividi erano la risposta che volevo.
- No...- sussurrò inquieta, ma totalmente concentrata sulle mie dita.
- Sì, no, forse.. perché no, sì.. sì.. sì..-. Le feci all’orecchio baciandole poco sotto il lobo e facendola tremare.
Mugolò e questa volta la lasciai curioso di vedere quale sarebbe stata la sua reazione. Le sue mani ormai libere si appoggiarono alla porta e non si mossero. Mi strinsi ancora di più a lei ansimando sui suoi capelli e la sentii accondiscendente.
- Dai...- bisbigliai senza riconoscermi. “Ma perché la vuoi? Mordila, uccidila… ti è già capitato no?”.
Si girò verso di me mordendosi il labbro inferiore, la testa china, gli occhi nocciola combattuti. Alzò lentamente le mani per sfiorarmi il viso e io tremai. Fissai la sua bocca con insistenza, ansioso, bramoso, ma quando si mise in punta di piedi per affondare le dita tra i miei capelli soffocai un ringhio di protesta. “Cazzo..”. Le sue labbra si posarono sulle mie in un bacio dolce, curioso e lento. La lasciai fare, ero troppo eccitato da quella situazione.
- Come fai ad essere così...- Bisbigliò aggrappandosi alle mie spalle e baciandomi improvvisamente con foga. La strinsi contro di me e mandai al diavolo tutto.
La adagiai lentamente sulla porta e le portai una mano sotto il mento..
- Freddo e caldo..-. Sussurrò prima che la soffocassi con un bacio. Possibile che le sue parole mi eccitassero? Il mio corpo fu percorso da un brivido e la voglia di lei aumentò. In quel momento non esisteva altro se non i nostri respiri che chiedevano molto di più.
Le alzai la magliettina e i miei palmi si aprirono sui suoi fianchi nudi fino all’attaccatura del suo reggiseno. Tremavo dalla voglia di sentire il suo corpo sotto la mia lingua, ma l’istinto mi diceva che sarei completamente impazzito, che sarebbe stato difficile controllarmi.
“Controllarti? Mordila e vaffanculo.. se la uccidi ti copriranno”. Eppure..
Le nostre labbra si sfiorarono, la mia lingua disegnò i contorni della sua bocca e lei fece lo stesso con me. Ero impaziente, ma qualcosa non andava..volevo di più.
- Sei un angelo?-. Bisbigliò imbambolata accarezzandomi le labbra. Le presi l’indice in bocca e lo succhiai. La testa mi girò.. le morsi leggermente il dito fino a farle uscire sangue e la sentii sussultare sconvolta. La piccola goccia che mi scese in gola fece ardere un fuoco.. era squisita, tutto di lei era delizioso, tenero, morbido. La violenza montò dentro di me, la bestia che non mi curavo mai di nascondere mi chiese l’anima e la vita di quell’umana, ma io rifiutai di ascoltarla e la misi a tacere. Nessuna belva, nessun omicidio.. io volevo che lei fosse mia. “Merda, divorala che aspetti”.
- No, un incubo.. il peggiore..-. Sussurrai sentendo il suo seno desideroso di avere le mie carezze.
- Non mi sembra..-. Le nostre teste si mossero strusciando l’una contro l’altra. Desideravo che lei mi toccasse, lo volevo talmente tanto che percepivo il mio corpo teso e in tensione verso le sue mani. Mi sentivo un animale rinchiuso in gabbia.. ero in trappola. “uccidila..uccidila.. e dissetati”.
- Piccolo fiore...merda, ho una voglia di scoparti che...- Mi tappò la bocca con un altro bacio e lasciò che mi abbandonassi alle sue labbra. Perché mi faceva perdere corpo e mente solo con quelle assurde carezze? Mi mordicchiò la base del collo e io rabbrividii.
- Allora fallo...- La violenza repressa dentro di me esplose e con troppa forza la scaraventai sulla porta. Sentivo che non sarebbe stato facile controllarmi, ma in qualche modo avrei dovuto farcela per ora. Volevo sentirmi dentro di lei, sentire quando fosse bollente.
Due giorni...a malapena sapevo il suo nome, non potevo leggerle nella mente, non sapevo quello che pensava, niente del suo carattere, della sua vita, ed era terribilmente frustrante, troppo. Come esasperante era quell’attrazione a cui io non sapevo resistere, proprio io che potevo avere qualunque donna.
- Non sto giocando, ragazzina..-. sussurrai stringendola in modo spasmodico contro di me. Lanciò un piccolo grido di sorpresa, ma riprese a baciarmi con una violenza e una passione che sin da subito mi fecero uscire di testa. Era arrendevole tra le mie braccia, morbida, sentii che sei lei avesse deciso avrebbe fatto ogni cosa per me, qualsiasi cosa.. non aspettavo altro, la volevo come non mai.
- Vediamo che sai fare..-. Bisbigliò sorridente risalendo con le dita sulla mia maglietta toccando il mio petto. Chiusi le palpebre quando una scarica elettrica mi arrivò al basso ventre. Sapevo esattamente dove volevo che lei mettesse le sue mani, ed immaginarlo mi fece inondare la bocca di veleno.
L’avrei sfondata quella porta, sradicata e avrei preso lei così sul muro. Ma non potevo, e mi resi conto che volevo gustarmela fino in fondo. Le afferrai i polsi e li fermai sopra la sua testa in modo sicuro e sprezzante. Era troppo vestita per i miei gusti, troppo.. con le dita libere le alzai malamente la maglietta e la portai sopra il suo capo. “Merda ma che hai, sembri vergine.. e strappagliela, scopatela, avanti imbecille”. La lasciai come scottato, guardandola imperscrutabile, e quell’umana mi venne in aiuto togliendosi l’indumento e rimanendo in reggiseno di fronte i miei occhi. Le sue guance rosse e il respiro accelerato furono un pugno in pieno stomaco, un groppo mi si fermò in gola quando le sue mani corsero sulla sua schiena, ma improvvisamente la fermai.
- No..-. Mormorai con mio disappunto. Era pericoloso.. lei mi piaceva troppo, il suo profumo era qualcosa di particolare, mai sentito uno più buono, era capace di stordirmi, di uccidermi. E ora che era nell’aria e che le mie narici potevano percepirlo a causa della sua eccitazione, mi stavo realmente sentendo male.
Passai la mia mano lentamente sul suo fianco, meravigliandomi di quanto la sua pelle sembrasse liscia. La trovai eccessivamente magra, ma il suo seno era pieno e mi piaceva. “ Stai aspettando troppo..”. Esitavo e la cosa mi disturbava, quella sensazione mi aveva colto impreparato sin dal giorno prima. Avevo rimuginato tutta la notte sull’effetto che aveva avuto su di me.
Si morse le labbra e chiuse gli occhi quando le mie dita arrivarono al centro dei suoi seni. Le afferrai l’intimo e la tirai contro di me indietreggiando verso una sedia. Era tutto troppo lento e veloce allo stesso tempo, ero impacciato e non sapevo che cazzo fare, ma non potevo lasciarla andare.
- Vieni sopra di me..-. Le sue gambe si allargarono sulle mie ginocchia, ma non si sedette, si chinò con la bocca sulla mia e i suoi capelli mi sfiorarono le guance e il petto. “Cosa cazzo succede, che cazzo mi prende”. I nostri movimenti erano impacciati e febbrili..
A quest’ora dovevo avere già finito, era passata circa una mezz’ora, non ero tipo da perdere tempo con umane. Accarezzai la sua pelle ancora una volta e la portai a sedersi su di me.
- Ah..-. Mugolò quando le afferrai il collo e la strattonai verso di me. Mi infastidiva, quella perdita di coscienza mi infastidiva, non mi era mai successo.
- Cosa mi fai, mh? Piccolo fiore..-. Fu un attimo. La sua mano alzò la mia t-shirt e si insinuò sotto i miei jeans, trovando la mia erezione ormai costretta. Non ci riuscii, reclinai la testa e capii che l’avrei uccisa se non me ne fossi andato.
“ Cazzo, porca puttana, ammazzala..”. Ma non così, non volevo in quel modo. Mi sentivo sconfitto, e la sensazione non mi piaceva per niente. Il mio autocontrollo con le femmine era tale che decidevo io quando scoparmele, io quando ucciderle, io quando tutto.
- Tu, sei tu.. cosa mi stai facendo? Io..-. Sussurrò muovendo il bacino contro il mio. Ancora una volta reagii inaspettatamente. La scostai con violenza e mi alzai. Senza nemmeno il tempo di guardarla uscii dall’aula ridendo e cercando di farmi vedere vittorioso. Probabilmente si sarebbe sentita umiliata..a conti fatti ero io ad aver vinto. Ma il senso di panico che provai non mi lasciò per quelle prime ore. “Falla fuori”. Ripetevo a me stesso “Il prima possibile..”.


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Edited by Lady Alexandra - 10/5/2009, 16:24
 
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CAT_IMG Posted on 30/4/2009, 15:07Quote

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2° capitolo inedito: Bella Swan Thoughts.
- Tu hai seguito Edward Cullen in aula video? Quel “Edward Cullen”? -. Jessica mi guardava come se avessi ucciso qualcuno e si aggrappava al mio braccio strattonandolo come se fosse di gomma.
- Emh, sì-. Abbassai lo sguardo mortificata. Ma possibile che quel ragazzo facesse lo stesso effetto a tutte? Sembrava avessi commesso chissà quale reato.
- Bella.. Edward si droga in aula video, non è un segreto per nessuno-. Proruppe Angela fissandomi attentamente e aspettando curiosa la mia reazione. Alzai la testa senza parole.. non riuscivo a crederci.
- Edward..che..che cosa?-. Il respiro si mozzò nel mio petto e non riuscii a riprendere fiato. “Oddio..”. Mi sentii un’idiota. Non solo gli avevo fatto passare una mezz’ora divertente, ma avevo anche disturbato un momento della sua estasi. Mi resi conto di aver fatto la figura della stupida curiosa e non solo, anche della ragazza facile usa e getta.. “ Ha riso di me..”.
Con la coda dell’occhio lo cercai e lo vidi rilassato a fumare. Non nascosi un brivido, il suo sguardo non voleva abbandonarmi, mi fissava dalla prima ora. La sigaretta tra le labbra rosse, noncurante di trovarsi in corridoio, Edward mi guardava, il viso impassibile, imperscrutabile, angelico e terribilmente sensuale. “E ora? Che faccio?”
Non riuscivo a credere che il mio cuore stesse balbettando solo perché quello sguardo dorato si era posato su di me. Non era normale come reazione.. io non lo conoscevo! Non era nessuno per me!
Mi voltai affrontandolo apertamente e il sorriso che gli apparve subito sulla bocca mi fece correre il cuore impazzito. Mio dio, qualcosa in lui era maledettamente divino, sembrava che la sua anima mi chiamasse, mi seducesse e io non potessi fare assolutamente nulla per liberarmi da quelle catene. Ma poi.. avrei realmente voluto farlo? Girai la testa dall’altra parte cercando di ignorarlo e percepii la sua risata divertita alle mie spalle. La rabbia mi sommerse, ma fu immediatamente sostituita da un senso acuto di impotenza. Edward era solo un bastardo, avrei dovuto ricordarlo, bello, ma assolutamente da evitare. Sospirai decisa, l’avrei ignorato.
- A cosa pensi, piccolo fiore mh? La campana è suonata da un pezzo e le tue amiche sono già in aula, sveglia bella addormentata..-. Sussultai quando sentii la sua voce a pochi centimetri dal mio orecchio e il suo respiro gelido soffiarmi sui capelli. “Ecco, ora morirei qui.. tra le sue braccia”.
La sensazione di appartenenza a quell’essere era troppo forte e io mi appoggiai a lui incurante delle sue parole strafottenti. Mi prese per le spalle e mi morse leggermente il collo facendomi mugolare estasiata. “No, non di nuovo..”.
- Il tuo sapore mi fa impazzire..-. mormorò sovrappensiero.
- Te l’ho già detto che sei uno stronzo?-. Bisbigliai rabbiosa improvvisamente conscia della mia debolezza. “ Non farti abbindolare da lui..non puoi farlo”.
Mi voltai e puntai il mio sguardo di sfida dritto nel suo. Grave, gravissimo errore. In un attimo mi scordai tutto, il mio nome, cosa stessi facendo e perché esistessi, c’era solo quell’oro minaccioso e liquido che mi eccitava, che mi scaldava e mi venne voglia di stringermi a lui e sentire il suo corpo freddo e nudo contro il mio. “Voglio toccarti..”.
Una smorfia sarcastica si impressionò su quel volto perfetto e io arrossii di vergogna.
- Se te lo chiedessi, tu faresti tutto per me..-. Affermò con la voce improvvisamente calda e roca. Qualcosa si inumidì tra le mie gambe e io mi vergognai. Mai in vita mia mi ero sentita più umiliata e iniziai a detestarlo.
- Scommetti?-. Lo affrontai, il tono basso e lievemente rauco.
Ci fissammo con ansia e il sorriso gli morì sulle labbra. Si fece serio e una sua mano si avvicinò al mio volto tracciandomi gli zigomi lentamente, attento. Sì, si avrei fatto qualunque cosa per lui, qualsiasi.. ma non ne sapevo il motivo, non lo capivo e ne avevo paura.
- La prossima lezione è biologia, ti voglio vicino..-. Disse perentorio e minaccioso, non ammetteva repliche di alcun genere. Tremai, dovevo dire no, dovevo farlo, ma non obbiettai e annuii solamente, gli occhi persi, il cuore gonfio di respiri. Lui era qualcosa di assolutamente inspiegabile.
Le sue labbra si avventarono così sulle mie, pretendendone il possesso in ogni senso, mi torturarono, mi straziarono e qualcosa mi diceva che Edward stava catturando la mia anima, che la voleva e che non l’avrebbe più abbandonata. Ma la mia confusione aumentava, così come il mio senso di panico. Era bestiale, animale, il bisogno che percepivo di averlo addosso, quasi una necessità vitale, mi faceva male solo pensare che si sarebbe allontanato da me. Quell’emozione mi spaventò e io indietreggiai barcollando. Non ero l’unica ad essere scioccata, nei suoi occhi per un attimo apparve uno sguardo sorpreso di brama e.. e cos’altro? Fame, possesso, violenza e desiderio. Fu un istante.. mi colse improvviso il bisogno di urlare e scappare via, ma il mio corpo sembrava paralizzato, inerme, suo. Senza guardarlo mi feci forza e mi voltai, terrorizzata, cercando di mettere spazio tra noi, aria, ma il suo torace mi schiacciò contro la porta chiusa e io ansimai spaventata dalla sensazione di volerlo sentire tra le mie cosce.
- Sono stato chiaro?-. Sbraitò e io rabbrividii.. “Sto perdendo me stessa..”.
- Sì..-. Risposi solamente prima di afferrare la maniglia ed entrare. Incredibile, nessuno fece caso a noi due, nemmeno Jessica e Angela alzarono lo sguardo. Non riuscivo a crederci. “Ma chi sei Edward Cullen?”.
Mi sedetti al mio posto fissando la lavagna e vidi Edward sedersi dietro di me. Brividi di freddo mi colsero lasciandomi ancora tremante. Pregai che non facesse nulla, che non si arrabbiasse perché non mi ero seduta al suo fianco. Ma lui si sporse in avanti arrivando a poggiare la testa sulla mia schiena e sospirò irritato.
- Mhhh.. piccolo fiore, devi imparare, non amo molto essere contraddetto..-. La mia sedia si sbilanciò subito all’indietro e io gettai un urlo facendo voltare tutti verso di noi. Caddi a terra dolorante e assolutamente sconvolta. “No, Non può averlo fatto..”. Alzai lo sguardo e nei suoi occhi lessi una furia cieca, una furia che mi atterrì e mi attrasse al tempo stesso. Il desiderio di essere punita da lui mi sommerse e trovai la cosa talmente spaventosa che mi venne da piangere. “Che cosa mi sta succedendo?”.
Il professore deglutì tremando e continuò a battere con il gesso sulla lavagna come se niente fosse.
- Bene, ora fate delle coppie e lavorate alla scheda che vi darò-.
Nessuno mi venne ad aiutare, ma vidi Angela e Jessica guardarmi allarmate e farmi segnali con le mani. Non capii fino a quando Edward non fece segno di sedermi accanto a lui. Lo squadrai ciondolante e mi appoggiai sedendomi sulla sedia.
- Sei impazzito, avresti potuto uccidermi!-. Al diavolo i convenevoli, quel tipo era assurdo! Non era normale che mi avesse fatto cadere solamente per soddisfare un suo capriccio.
- Morta saresti altrettanto deliziosa come da viva?-. Bisbigliò sufficiente non degnandomi di uno sguardo. Era ancora arrabbiato con me e la cosa cominciava ad irritarmi.
- Sei un esagerato..-. Lo rimproverai avvicinandomi al suo corpo e tremando di piacere quando le nostre ginocchia si sfiorarono.
Si sporse nervoso mettendomi una mano sulla coscia - Sempre, è la mia natura..-. sussurrò in tono di sfida. Le sue dita bianche sulla stoffa dei miei jeans erano roventi e io mi persi in quel contatto che nulla aveva di casuale. “Ho voglia di baciarlo..”.
- Una natura anomala..-. ansimai sfidandolo ancora. “Sei pazza..”. Era eccitante, tremendamente eccitante quella situazione, l’adrenalina mi scorreva nelle vene, sentivo l’aria tra noi elettrica, e da un momento all’altro mi aspettavo di sentire le sue dita stringersi intorno al mio collo, oppure le sue braccia schiacciarmi contro la parete. Non pensavo che quell’idea potesse piacermi, ma da lui avrei accettato tutto solo per una sua carezza.
- E che continua ad eccitarti.. sento il tuo odore, lo sento forte-. Rispose chiudendo gli occhi e inspirando lentamente. Ma cosa mi tratteneva dal saltargli addosso? Cosa..
- Dubito che si possa sentirne l’odore..-. Mormorai roca cercando di rimanere calma. Io.. lui, non esisteva più nessun’altro, nessuna lezione, niente, se non il desiderio di sentire tutta la sua passione e il suo suo desiderio riversarsi su di me.
Sorrise passandosi una mano tra i capelli rossi e io tremai. Sembrava improvvisamente scosso, assottigliai le palpebre e mi chinai ancora di più.
- O sì?-. Ero curiosa. Cosa avrebbe fatto se fossi stata al suo gioco? Mi fissò serio e distrattamente fece cadere la penna a terra tra i suoi piedi.
- Raccoglila..-. Ordinò voltando il busto completamente verso di me. Ricambiai il suo sguardo e appoggiai una mano sul suo ginocchio per prendere la biro sul pavimento. Mi accorsi che per raccoglierla avrei dovuto chinarmi tra le sua gambe. Non capii, non capii fino a quando non mi sporsi per afferrarla.. il suo profumo mi colpì come uno schiaffo. Alzai lo sguardo e vidi i suoi jeans gonfi e la sua eccitazione evidente. Arrossii.. mi piaceva, il suo odore mi piaceva. Troppo..
- Ah..-. Feci imbarazzata alzandomi di scatto e lanciandogli la penna. - Esagerato..-. sussurrai sentendo il cuore battere a mille. Esagerato un corno! Avevo la gola secca e se riuscivo a trattenermi dal non urlare era a causa del fascino e della sessualità che lui emanava.
Chinai il capo e feci finta di concentrarmi sul compito del docente. “Mhh.. e il suo sapore? Come sarà?”. Mi bloccai sconvolta da quel pensiero. “Tu sei matta, sei fidanzata, occupata.. quasi sposata con l’uomo della tua vita”. Nessuna scusa, possibile che mi fossi presa una cotta per un perfetto sconosciuto?
- Vieni qui, piccolo fiore..-. Sentii le sue mani intorno alla mia vita troppo tardi e prima che potessi parlare mi ritrovai in braccio a lui china sul banco. “dio, ditemi che non vero..”. Oh sì, che era tutto vero, e la sua eccitazione premeva contro di me senza pudore. Inghiottii la saliva sbigottita e mi mossi leggermente. “Duro..”. Andai a fuoco cercando di ignorare i brividi che mi attraversavano. Era un folle, era un pazzo, ed era dannatamente eccitante.
- Secondo te è anafase o metafase..-. Sussurrò guardando la scheda. Non risposi, non avevo più voce. Come poteva solo pensare che potessi parlare con la sua mano premuta sulla mia pancia che mi spingeva contro la sua erezione?
- A.. anafase..-. Respirai rumorosamente e lo vidi concentrato. Bello, etereo, violento, dannato e maledetto, passionale e tremendamente sexy.. quanto ci avrei messo ad innamorarmi di lui?
- E ora..?-. Bisbigliò assorto. Mi spinse ancora di più contro il suo bacino inducendomi ad allargare maggiormente le gambe e approfondendo il contatto. Come se non bastasse le sue dita scivolarono tra le mie cosce sulla stoffa dei jeans e io mi bagnai come una ragazzina. Non mi stava neanche toccando e io rischiavo di avere un orgasmo in classe.
- Sempre a..na..-. Non riuscii a terminare la frase e mi portai il viso tra i capelli, cercando di nasconderlo. Avrei voluto strappare il foglio che tenevo tra le mie dita.
- Dimmi a che pensi..-. mi interruppe e salì sulla stoffa della maglia per accarezzarmi il seno. “ No..”. Pensai confusa. La sua mano strusciò lievemente sui miei capezzoli che si inturgidirono sotto il reggiseno. “Ma come fa..?”. Ogni cellula del mio corpo reagiva spontaneamente alle sue carezze, con una naturalezza impressionante.
- Penso che..-. Mi interruppi per prendere fiato, ero scossa da continui tremori e mi strinsi al suo corpo per cercare sollievo e conforto. - che mi stai facendo impazzire..-.
Ghignò e poggiò la fronte poco sotto la mia spalla compilando velocemente il compito e afferrandomi per nulla gentilmente la mano. Sapevo cosa voleva fare, ma non immaginavo potesse arrivare a tanto..beh mi ero sbagliata. Le mie dita scivolarono sul rigonfiamento dei suoi jeans e lui premette forte la mia mano sulla sua erezione. Mi sembrò di sentirlo ringhiare.
- Oddio..-. Mormorai mordendomi subito dopo le labbra. Percepii la sua risata roca e mi maledii.
- Già..-. Rispose brevemente. Non resistetti alla tentazione di chiudere ed aprile le mie dita per toccarlo e lo sentii tremare. La sensazione di potergli anche io dare piacere mi diede alla testa e provai a strusciarmi su di lui per vedere come avrebbe reagito. Mi immobilizzò quando mossi il mio bacino continuamente sulla sua eccitazione.
- Merda, non sai cosa stai scatenando, piccolo fiore-. Disse minaccioso, con la voce talmente smorzata che pensai di avergli fatto male.
- Dimmelo allora..-. Lo provocai rabbrividendo. Sentii le sue dita allargami le gambe e risalire lungo le cosce. Desideravo essere toccata da lui, era il mio corpo stesso a supplicare perché lui lo facesse, a sentirne il bisogno.
- Se mi muovessi dentro di te capiresti meglio..-. Mormorò stringendo la mani intorno al mio bacino. Se non mi avesse accarezzato mi sarei messa ad urlare dalla voglia che avevo di lui. Stavo tremando di desiderio e non mi era mai capitato di volere qualcuno così.
Improvvisamente venimmo interrotti. Il professore si avvicinò timidamente prendendo la scheda e osservandoci intimorito. Ero esterrefatta, tutti sembravano avere paura di Edward Cullen. Lo osservai, non aveva gradito il disturbo, ma lessi un certo sollievo nei suoi occhi. Non lo capivo, non riuscivo a comprendere perché mi volesse e mi rifiutasse. “Stupida, ma che domande ti fai..”. Mi vergognai, non avevo pensato neanche un minuto a Jake. Possibile che con quel ragazzo riuscissi a dimenticare tutta la mia vita in un istante? Era impressionante. Feci per alzarmi al suono della campana, ma Edward mi trattenne leggermente e io gemetti. “Ti prego, basta..”. Come se avesse capito mi lasciò andare e io corsi subito in corridoio per riprendere fiato. Non riuscivo a pensare ad altro che a lui, la mia mente e il mio corpo gridavano un solo nome “Edward”.


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Edited by Lady Alexandra - 10/5/2009, 16:21
 
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2° Capitolo originale: Edward Cullen Thoughts
Ero alla quinta Devil e stringevo il pacchetto ricordando a me stesso che non dovevo sbriciolarlo e che dentro c’erano altre sigarette.. vitali. Maledivo Jazz per avermene dato solo uno, in quelle sei dannatissime ore me ne sarebbero serviti almeno tre..almeno. “Merda..” Primo giorno di scuola, un’ora di fottutissimo anticipo e una ragazzina umana dall’odore arrapante che mi piombava addosso infilando la lingua nella mia bocca. Terzo giorno di scuola, avevo una voglia di morderla e scoparla che riuscivo a stento a trattenermi, evviva la mia erezione perenne. La guardai dalle scale anti-incendio, dove almeno potevo fumare indisturbato. “Bella”, sembrava piuttosto semplice e solare come tipo. “Qualcuno, cazzo, mi spiega gentilmente perché non riesco a leggerle nella mente?”. Altro problema, oltre a profumare di fresia e lavanda, ed essere per me una tentazione assurda, quella piccola idiota era a me inaccessibile. Avevo passato le prime tre ore di lezione a fissarla e a spararmi seghe mentali su di lei. Finii la quinta sigaretta e accesi la sesta. Non mi piaceva sentirmi limitato da qualcosa o qualcuno. La fissai ancora..e un sorriso malizioso mi apparve sulle labbra. Si muoveva raccontando qualcosa alle sue nuove amichette, Jessica e Angela, come se avesse dovuto dire loro qualcosa di assolutamente importante. Mi voltai per guardarla meglio.. vestiva fuori moda, totalmente semplice, i capelli sciolti che le ricadevano sul viso.. “Siamese aveva detto eh?”. Sembrava più un barboncino spelacchiato. Però, porca troia, che voglia di scoparmela che avevo.
- Eilà, capoccia.. non si offrono le sigarette oggi?-. Mike Newton mi raggiunse appoggiandosi sulla ringhiera accanto a me. A malavoglia gli porsi il pacchetto.
“Le sigarette si pagano caro mio, chi sei pronto a vendermi questa volta per una stecca eh? Tua sorella?”.
Gli porsi anche l’accendino. “Ed, non siamo a Natale.. non essere troppo buono”.
- Di un po’. L’hai guardata bene la nuova. Intendo.. Bella..-. Accese la Devil e il fumo si espanse nell’aria umida. Poi si voltò verso di lei e la squadrò sorridendo.
Carina..altamente scopabile..
E fu così che nonostante i miei sforzi il pacchetto delle Black Devil andò miseramente in frantumi. “Uccidilo..”.
- Direi che non è male no?-.
Si girò verso di me e, vista la mia espressione, si allontanò involontariamente di qualche passo. “Bella mossa Newton, perspicace”. E adesso sarebbe miseramente morto per aver osato solo pensare a lei in quel modo.
- Newton..- mi avvicinai cercando di non staccargli la testa a morsi – Bella è.. come dire, il mio nuovo giocattolino personale. Perciò..vedi di starle a qualche migliaio di km di distanza..-.
Sbarrò gli occhi e mi osservò stupito.
Non pensavo fosse il suo tipo..
- Non pensarci troppo, “mia” è un concetto semplice no?.. ripeto M I A..-. Risposi divertito. “Idiota”.
Qualcosa attirò però la mia attenzione. Sentii l’odore di un cane nausearmi e venire verso il corridoio e la cosa non mi piacque per niente. “Che puzza..”. Strinsi le palpebre ed entrai veloce, lasciando quel fesso lì, a bocca aperta.
Lessi chiaramente le intenzioni nella testa di quel lupo e il sangue mi arrivò al cervello. Voleva baciarla,voleva toccare ciò che era mio.
“Fallo e ti spacco il culo”.
Mi fermai rigido tra lei e la porta antincendio e vidi il licantropo stringersi al suo corpo...avvicinare le labbra alle sue e sussurrarle qualcosa. Cercai di fermare il ringhio che strozzato uscì dalla mia gola, tremavo di rabbia.
“ Hai scelto la donna sbagliata, rognoso..”. Scoprii i denti facendomi largo velocemente tra la massa di idioti che mi intralciavano, ma non potevo farlo troppo in fretta. E fu così che mi guardai la scena in prima fila.. quell’essere prese Bella tra le braccia appoggiandosi al muro e le divorò le labbra proprio di fronte a me.
“ Che razza di bacio sarebbe quello?”. Pensai furioso.
Vidi chiaramente le loro lingue unirsi e un fastidio crescente salì dentro di me. “Dov’è la cocaina quando serve, fanculo”. Alzai gli occhi al soffitto.. esasperato.
Dio, che labbra stupende. Mi fa impazzire, la voglio troppo. Bella, voglio fare l’amore con te.
Le loro teste si avvicinavano con passione, ma...a quel punto sorrisi furbamente. No, non era come lei aveva baciato me. Mi avvicinai ancora ignorando i pensieri di quel cretino e infilai una mano tra di loro come se fosse la cosa più naturale del mondo, le accarezzai lo stomaco con una mano facendole spalancare gli occhi e con l’altra presi a toccarle il seno. Fu tutto immediato.. la attirai contro il mio corpo e la guardai dritta in quegli occhi nocciola, provocando un brivido d’eccitazione in entrambi.
- Ciao, piccolo fiore.. -. Ora erano le nostre labbra a sfiorarsi, e la mia presa ferrea sul suo fondoschiena la faceva aderire completamente a me...ci guardavamo affamati. La gola cominciò a bruciarmi chiedendo sollievo e il veleno mi riempì la bocca in quantità tale che pensai di impazzire.
- Lasciami..-. mormorò lei con poca convinzione.
La strinsi ancora più forte.. i nostri bacini aderivano perfetti e il suo seno era completamente schiacciato sul mio torace. Non smisi di guardarla negli occhi, che continuavano a sfidarmi minacciosi e pieni di desiderio.
Qualcuno picchiettò violentemente sulla mia spalla.
“ Cane, gira a largo, se non vuoi morire”.
Sentivo i suoi pensieri furiosi e impauriti infastidirmi, ma una cosa la afferrai chiaramente e mi stupì non poco. “Quindi sai chi sono”. E bravo licantropo.. mi voltai fulminandolo con lo sguardo, ma lui non indietreggiò sfidandomi con le sue pupille scure.
- Vattene, maledetto..-. Ringhiò sommessamente cercando di togliere Bella dalle mie braccia.
- Questo piano è vietato ai lupi, non lo sai?-. Mi voltai lasciandole un braccio intorno alla vita e notai la rabbia negli occhi lucidi del ragazzo farsi prorompente.
Black.. Jacob Black.. gridavano le menti intorno a me.
- Piacere tu sei..-. Gli feci ridacchiando e passando con la mano ad accarezzare la schiena della ragazza vicino a me, che tremò scossa da un brivido.
-Il ragazzo della tipa a cui stai addosso..e gradirei ti staccassi..-.
Sorrisi maligno.. “Quello che è mio è mio, e quello che è tuo è mio”. Una regola generica da rispettare per ogni licantropo, soprattutto per quello davanti a me. Decisi di fare un po’ di spettacolo. Presi Bella di nuovo tra le braccia e le parlai sulle labbra.
- Amici di infanzia eh? Bacia me, invece che lui, almeno io ti eccito..-.
La voglia di morderla era forte, ma davanti a tutti non era fattibile. Mi sarei divertito un’altra volta ad assaggiare il suo sangue e a darle piacere. Il morso di un vampiro.. avrebbe scoperto come fosse provare il godimento e il dolore più assoluti, drogata dal mio veleno. Immaginai il suo sangue scorrere nelle mie vene e mi esaltai.
Le nostre labbra si unirono di nuovo e strinsi la sua bocca rabbioso nella mia. Dovevo mandare via il sapore di quel cagnaccio, e non sarebbe stato difficile. Si aggrappò al mio collo spasmodicamente e io dimenticai il mondo concentrandomi solo su quelle labbra. Ero abituato a baciare umane, ma con lei il mio sangue correva troppo veloce aumentando la forza e l’acutezza dei miei sensi. Impazzivo per il suo profumo, così dolce, e morivo dalla voglia di sapere che sapore avesse. Era morbida e calda, odorava di buono.. immaginai di toccarle il seno, baciarle i capezzoli, sapevo che se la mia bocca l’avesse leccata tra le cosce avrebbe avuto un gusto dolcissimo, mi avrebbe fatto perdere coscienza.
La mia lingua fredda a contatto con la sua calda e bollente mi faceva gemere di desiderio che repressi cercando nella mia mente un motivo per non prenderla e farmela in quel maledettissimo istante. Stavo perdendo contatto con la realtà solo per quella ragazzina umana dalle labbra più arrapanti che io avessi mai assaggiato.
- Brutto figlio di puttana!-. Sentii gridare alla mia sinistra.
Avere il suo seno così vicino al mio viso, sentire il suo respiro affannato e il suo cuore battere delirante mi faceva venire voglia di spogliarla tutta. Le mie dita erano sotto il suo maglione, sulla sua pancia, sul suo reggiseno, ecco perché tremava e mugolava.
Tolsi subito una mano da lei, scottato, e bloccai il pugno del lupo che mi stava ampiamente disturbando.
- Cagnolino..senti, non mi far arrabbiare. Oggi non mi va di giocare con gli animali..-.
Distolsi lo sguardo da lei e lo puntai sul cagnetto. Notai la rabbia cieca di Black.. tipico dei lupi non riflettere.
Sei solo un vampiro di merda. Lei non sarà la tua prossima preda..
Risi divertito.

- Questo non spetta a te deciderlo..-.Sussurrai per non farmi sentire da orecchie umane.
Vidi il terrore attraversare i suoi occhi.
Non lei, puoi avere chi ti pare Cullen. Tornatene a casa a fare i tuoi sporchi lavori.
- Vattene Black e inutile che tu rimanga qui..-.
Il lupo rimase fermo a tremare furioso. Dovevo ucciderlo? E vabbè..pazienza. Un licantropo in meno.
- Basta..-. La mano calda di Bella mi toccò il mento gentilmente spostandolo verso di lei. Si sporse vicino al mio orecchio e con le dita mi accarezzò lievemente il collo. – Vattene, per favore..-.
La sua bocca cercò la mia guancia e strofinò leggermente il naso sulla mia pelle.
- Ma perché, perché? Sei freddo, gelido, ma quando sto vicino a te mi sento scottare..-. Non volevo sentire altro.
“Ho voglia di scoparti.. qui ora, fanculo alla sospensione”.
Le strinsi le spalle e la portai ancora contro di me. – Non mi provocare piccolo fiore, non sono il tipo che si ferma..-.
-Neanche io, non ci riesco con te. Ma, ti prego, va via..ora-.
La sua voce roca solleticò le mie labbra. Non avevo proprio voglia di spostarmi di li. Avevo tutto il suo corpo a contatto con il mio, e se avessi spostato leggermente la testa avrei potuto baciarla ancora fottendomene del cane pulcioso. Lei mi voleva.. io anche.
“A casa mia uno più uno fa due, quanto vi complicate la vita voi umani”.
- Piccolo fiore.. ti voglio, adesso-.
- Edward.. vaffanculo, adesso-.
Era la prima volta che mi chiamava per nome e io sentii qualcosa nei boxer premere prepotentemente contro la mia pancia, rimasi sconvolto. “Non ci credo”. Ci guardammo negli occhi in cagnesco e per un attimo avrei tanto voluto massacrare la folla che si era accalcata a guardarci “Ma porca troia, umani di merda.. voi e i vostri luoghi pubblici”.
- Non sono il tipo che prega..-. Sbottai alzandole maggiormente il viso.
- Non sono la tipa che te la fa annusare solo perché glielo chiedi..-. Mi strattonò cercando di allontanarsi ma non ci riuscì.
- Ma io sono io..-. Continuai mellifluo accarezzandole i capelli dolcemente.
- Farò sesso con te solamente quando salterai sulla mia finestra e ti infilerai sotto le mie coperte nudo dicendomi “Voglio provare una cosa” con un tono così arrapante che mi costringerai a saltarti addosso-.
Non sapeva proprio con chi stava parlando.
- Allora domani sera lascia la finestra aperta..-.
Le sfiorai il collo con le labbra e lei gemette chiudendo gli occhi.
- Perché non stasera..-. mormorò persa.
Non avrei voluto altro, mi sarei infilato sotto quelle coperte calde e l’avrei sentita scottare contro di me. E l’avrei avuta.. e con lei non mi sarebbe bastata una volta sola.
- Ma perché non andiamo al bagno cazzo..-. Feci ansimando e fissandole le labbra con desiderio.
- Perché la ricreazione è finita..-. Mi guardai intorno e vidi solo Black che continuava ad osservarci rabbioso. “Non mi fai pena lupo”.
- Voi tre.. in classe..-. Urlò qualcuno per il corridoio. “Bene”. Ora ci mancava anche il bidello a rompere i coglioni. Il tipo si dirigeva con la scopa verso la nostra direzione e sembrava alquanto alterato, no, decisamente non sembrava conoscermi. E io non volevo altre scocciature per quel giorno..
La lasciai e mi diressi verso la porta strusciando la spalla contro quella del cagnetto. Cozzammo feroci l’uno contro l’altro.
Toccala ancora e io ti ammazzo, chiaro?
Povero.. vedere la sua donna eccitata nelle braccia di un altro. Ah.. per giunta vampiro. Scossi la testa sarcastico.
- Un consiglio da “amico”.. sta alla larga da lei se non vuoi morire, è mia-. Feci minaccioso.
Ringhiò scosso dall’ira. Stava per perdere il controllo.
Tieni giù le zanne succhiasangue..lei non ti appartiene.
- Lo vedremo..-. Accennai un sorriso sarcastico e mi avviai anche io verso la classe.
Mi aspettava un’ ora pallosissima di latino, lingua che tra l’altro conoscevo a memoria. Arrivato davanti alla porta la vidi aspettarmi mordendosi il labbro inferiore. Tutto mi aspettavo tranne di vederla ancora fuori.
- Non fare più scenate del genere...chiaro?
Oddio..ho i sensi di colpa che mi dilaniano il cuore..-. Le dissi ridendo. Proprio non riuscivo a credere che le fosse dispiaciuto.
Sbuffò e mi lanciò uno sguardo minaccioso.
- Tieni...idiota.
Esterrefatto.. mi prese la mano e mise un pacchetto di black devil nel palmo. Alzai la testa sorpreso guardandola negli occhi. La prima persona al mondo che riusciva a sorprendere me.. Edward Cullen.
- Pace fatta?- Sorrise dolcemente ed entrò.
“ La voglio..”. Pensai seguendola con tranquillità “La voglio troppo..”.


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Edited by Lady Alexandra - 10/5/2009, 16:29
 
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Vampire’s Kiss: Il bacio del vampiro.




Capitolo inedito: Bella Swan Thoughts.


“Baciata”. Quella parola mi rimbombava nella testa, Edward Cullen mi aveva baciata di fronte al mio Jake. Mi strinsi nelle spalle circondando il mio corpo nudo con le braccia. Ma perché? Perché non c’era modo di resistergli? Io avevo l’amore, io e Jacob ci volevamo bene. Ma allora perché il pensiero di Edward mi faceva girare la testa? “Non ti sei comportata bene”. Non volevo certo diventare il suo giocattolino personale, però.. mi morsi le labbra. Non avevo mai provato una passione simile, un desiderio lacerante come quello, una voglia di appartenergli che avrebbe dannato la mia anima. Sospirai, “che situazione..” io non sapevo nulla di quel ragazzo, se non che era mortalmente pericoloso e che faceva uso di stupefacenti. “E che è bello, dannatamente bello, quasi irreale”. Un diavolo, un demonio dalla pelle candida come l’avorio e i capelli rossi come l’inferno. Appoggiai la testa sulle piastrelle dure del bagno della scuola e rabbrividii. Non sapevo neanche perché mi ero lasciata convincere a rimanere a giocare a pallavolo, ma proprio non volevo guardare Jake negli occhi. Cosa avrei potuto dire? “No, scusa, lo desidero troppo?”. Non aveva senso quell’attrazione, nessuno scopo, ne avevo paura. Avevo terrore di sentire le sue mani su di me, i suoi occhi fissarmi, perché ero consapevole che per lui avrei fatto qualunque cosa. Improvvisamente sentii il bisogno di piangere, mi sentivo come una preda braccata, io contro di lui non potevo nulla. Una lacrima mi scese giù per la guancia confondendosi con l’acqua della doccia.
- Spiegami perché sei ancora qui..-. Sussultai quando Jessica entrò nel bagno. Il mio cuore perse qualche battito. “Chi volevi che fosse? Eh?”. Mi resi conto che avrei voluto fosse Edward. “Dio, no, no”.
- Faccio in fretta..-. Risposi timidamente guardando in basso. “Vergognati, sei una stupida”. Feci per chiudere l’acqua quando la vidi uscire e rimasi per un po’ imbambolata a fissare la porta. Odiavo quelle mie debolezze, odiavo quelle sensazioni, quel potere che lui aveva su di me.
“Ossessione..”.
Chiusi gli occhi rifuggendo sotto il getto caldo permettendo a me stessa di fantasticare su di lui. “So che ci sei, lo so, è come se ti sentissi su di me”.
- Edward..-. Mormorai. Mi sembrò quasi di percepire il suo profumo, l’odore della sua pelle e la dolcezza delle sue labbra sulle mie. Mi faceva impazzire il suo sapore.
- Sì..-. Sentii la sua voce roca e gelida avvolgermi. Reclinai la testa di lato e mi appoggiai con la schiena contro le piastrelle. Quella voce.. avrei fatto l’amore con quella voce.
- Sei qui?-. Bisbigliai ancora. Mi sentivo come stordita, mi sembrava di percepire il suo sguardo fisso su di me e mi piaceva, mi piaceva la sensazione che lui potesse guardarmi nuda, avere il mio corpo come e quando lo desiderasse.
- Sì..-. Rispose ancora, il tono basso, minaccioso. Mi leccai le labbra desiderosa di poter sentire ancora il gusto dei suoi baci e della sua bocca, ma incontrai solamente il getto d’acqua sciapa che mi fece rabbrividire.
- Dove..-. Sussurrai allungando una mano nel vuoto senza aprire le palpebre. Avevo paura che fosse un sogno, che lui non fosse reale, che una volta aperti gli occhi sarebbe scomparso.
- Qui..-. Le mie dita sfiorarono qualcosa di duro, pietra, pietra e tortura. Il cuore mi salì in gola, non era una fantasia, lui era lì di fronte a me, lui mi stava guardando.. lui, oh lui.. lui..
- Ahhh..-. Gemetti. Le mie gambe si fecero molli, il mio cuore cominciò a battere troppo velocemente e il mio respiro si spezzò ansimante. Tremavo, tremavo dal desiderio per quel bellissimo angelo e volevo sentirlo tutto su di me, completamente mio.
- Mi vuoi..-. non era una domanda. Sentii la sua risata gutturale e sprezzante. Il solito stronzo. Ma dio, perché doveva essere così dannatamente bello? Non risposi e l’aria divenne irrespirabile. Stavo male, male da morire, percepivo il suo respiro lento e regolare, un po’ pesante.. un po’ ansante e strinsi le dita intorno alla stoffa ruvida al tatto.
- Sì..-. Confessai presa dall’impulso irresistibile di attirarlo a me, sotto il getto d’acqua e baciarlo, lasciarmi toccare da lui, lasciarmi prendere l’anima.
D’improvviso l’acqua smise di scorrere e io rabbrividii, spostandomi involontariamente in avanti. Percepii i nostri corpi sfiorarsi e mugolai cercando il contatto con il suo corpo, che non arrivò. Freddo.. non pensavo di poter sentire così freddo senza di lui.
Spalancai gli occhi esasperata e frustrata dalla sua assenza e quasi urlai. Bello, bello da mozzare il fiato, lì accovacciato sulle ginocchia a fissarmi, a pochi centimetri dalle mie cosce. I suoi occhi, neri, neri come la pece, sembravano volermi divorare, sembravano voler gridare alla passione più sfrenata, alla violenza più mistica e la mia gola si seccò improvvisamente. “Fa male da morire”.
- Cristo.. merda..-. Le sue dita si chiusero intorno alle mie cosce serrandole col suo respiro gelido e io mi morsi le labbra cercando di non gridare. Un brivido mi corse lungo la schiena e avvampai di calore. Non riuscii a trovare le parole per dire nulla di sensato.
Sentivo solamente le sue dita toccarmi leggermente l’incavo dietro le ginocchia e risalire lente lungo le cosce fino ai miei fianchi. Tremavo, tremavo di piacere e di dolore, perché volevo sentire il suo corpo dentro al mio e quel desiderio non mi permetteva di pensare coerentemente e respirare in modo normale. Ansimavo.. e un fuoco mi bruciava dentro, avrei voluto gridare il suo nome ed essere sua, ancora, ancora e ancora fino allo sfinimento. “Ti voglio.. ti prego, ti supplico, oddio per favore..”. Lo guardai fremere, i suoi capelli serici a solleticarmi la pelle e le sue labbra, quelle labbra gelide e rosse, si posarono lievemente sul mio stomaco lasciando una traccia indelebile, una cicatrice, fino al basso ventre. Deglutii smettendo completamente di respirare.
- Tenera..-. Lo sentii mormorare - morbida.. e mia..-.
Alzò il capo deciso e i nostri sguardi si incrociarono per un istante. “Qualsiasi cosa, ma fallo.. fallo adesso”. Non rise, non respirò, ma le sue palpebre si chiusero e le sue mani mi strinsero con troppa forza, tanto che dovetti mordermi le labbra per non gemere.
- Cazzo..-. Bisbigliò afferrando le mie cosce e posando la fronte sulla mia pelle, bruciandola. – Ah, piccolo fiore, tu mi vuoi far morire..-. Aprì con forza le mie gambe e finalmente un sorriso diabolico si impresse su quel viso perfetto. Puro terrore, puro piacere.. Edward era di una bellezza soprannaturale e totalmente, incondizionatamente mortale.
Mi attirò a sé in un istante e il suo viso affondò tra le mie cosce, mentre le sue dita scendevano con foga ad accarezzarmi il fondo della schiena. Reclinai la testa all’indietro e lasciai che un gemito roco mi sfuggisse dalla bocca. “Dio, fammi morire così”. Le mie mani afferrarono la sua massa di capelli rossi e lo strinsi a me con l’intenzione di soffocarlo, di ucciderlo con il mio profumo. Percepivo quanto gli facesse male, quanto gli piacesse.. ed ero pazza di lui.
Il silenzio della stanza era letale, riuscivo a sentire i miei respiri ansanti e i colori della luce si fecero sfocati. Il suo odore.. mi stava stordendo, non riuscivo più a capire cosa stesse succedendo, non lo comprendevo. Lui mi tenne, ed io inarcai la schiena ancora di più, sfiorando quasi il muro e la sua testa si mosse lentamente tra le mie gambe. Sentii le sua labbra posarsi sull’incavo della mia coscia e mi sembrò di sentire un ringhio sommesso. Faticai a tenere gli occhi aperti. “Edward..”.
Aprì la bocca in modo lento, concentrato e percepii i suoi denti mordere leggeri la carne del mio inguine. Tremai.. la voglia di essere morsa da lui mi lasciò senza fiato. Volevo che mi mordesse forte, che mi lacerasse la pelle e si nutrisse insaziabile di me. Mi spaventai.. era pura follia, era disumano ed era bellissimo. Lui, lui era bellissimo.
- Smettila!-. Gridai come una pazza – Basta, smettila!-. Volevo piangere, piangere dalla voglia ossessiva di averlo. Desideravo sentire la sua lingua dentro di me, desideravo che mi prendesse così, nuda e fragile di fronte a lui. Cercai di divincolarmi, cercai di resistere. “No, no, no”.. mi lasciai cadere a terra e questa volta non mi sorresse. Mi sciolsi, cadendo in ginocchio di fronte a quella creatura e di nuovo i nostri occhi si incontrarono.
- Basta..-.Mormorai allungandomi verso di lui e toccando con le mani la stoffa dei suoi jeans neri e bagnati. Aprii il palmo risalendo verso il cavallo e lo vidi rabbrividire e immobilizzarsi, muto. Occhi neri, occhi di pece, occhi di fame..
- Cosa vuoi, dimmelo..-. Bisbigliai sommessamente avvicinandomi alle sue labbra - E prenditelo..-. Aggiunsi quasi con dolore. Il respiro quasi inesistente, il battito assente, ero completamente bagnata e alla sua mercé. Ma poco importava.. avrei fatto qualunque cosa per lui. Qualunque..
- Uno..-. Sussurrò sommessamente chinandosi in avanti e afferrandomi per il collo. Soffocai perdendo quasi conoscenza. “ Cosa..?”. Sentivo sulla mia pelle le sue lunghe dita gelide e rabbrividii.
- Due..-. Ringhiò con foga spingendomi all’indietro. Persi l’equilibrio e caddi miseramente sul pavimento, nell’acqua tiepida che ancora correva via. Le ginocchia aperte, lo sguardo perso nel suo, mi sentivo come addormentata, intorpidita.
- E tre..-. Ghignò maligno muovendosi felinamente in avanti e affondando di nuovo la testa tra le mie cosce. Il dolore fu immediato e lancinante. Sentii l’inguine bruciare e la mia bocca si aprì per tentare un respiro che non venne. “Ahh..”. mi accorsi di stare guardando il soffitto e la mia gola sembrava essersi spezzata quando mi resi conto che un piacere inverosimile si stava impossessando delle mie ossa e della mia pancia.
Urlai, urlai come non avevo mai fatto durante la mia vita. Un urlo di godimento puro, un orgasmo puro, che non avevo mai provato e che forse si poteva solamente provare guardando negli occhi la morte. La vita, la mia vita stava scorrendo lentamente verso di lui e i miei respiri sembravano non afferrare mai abbastanza ossigeno.
- Ti prego, ti prego..-. Gridavo senza sapere il significato delle mie parole. Non ero in me, qualcosa nel mio corpo bruciava e nella mia anima chiedeva soddisfazione.
Sentii i suoi canini affondare ancora nella mia carne, più forte, ancora di più, con più ansia, ossessione, desiderio, finendomi e sfinendomi. Notai che l’acqua accanto alle mie mani stava diventando rossa, notai che il mio corpo si stava lentamente facendo debole e lo chiamai con voce roca, piena di desiderio.
- Edward..-. Sussurrai il suo nome proprio nel momento in cui un brivido intenso di piacere mi scosse e divenne un singulto strozzato, simile ad un’invocazione. L’avrei adorato.. l’avrei venerato. Chiusi gli occhi abbandonandomi ad un nuovo orgasmo, lo stomaco in fiamme, il ventre in un continuo sussulto di piacere. - Edward..-. Mormorai ancora, sentendo le mie braccia cedere.
E le sue labbra furono sulle mie, ferrose, marmoree e violente. Mi aggrappai a quella pietra, a quella durezza affondando la mia lingua nella sua bocca e quell’essere giocò, si ritrasse, mi prese con un desiderio crescente, agonizzante che mi fece venire voglia di fondermi con lui per tutto il tempo che avesse voluto.
- Io sto morendo..-. Bisbigliai staccandomi dalle sue labbra per riprendere aria.
- No, piccolo fiore-. Mormorò afferrandomi e portandomi contro di sé – sei tu che stai facendo morire me-. Mi baciò di nuovo, un bacio che nulla aveva di delicato, ma era passione, voglia di sesso e carne bollente.. la mia..
- Non ce la faccio, non..-. Sussurrai accarezzando il suo viso e continuando a saggiare le sue labbra mordendole, succhiandole come lui stava facendo con le mie. Eravamo affamati l’uno dell’altra, non riuscivo a staccarmi da quella tentazione, da quella tortura e la martoriai, la mortificai, senza pudore, senza orgoglio.
- Ti voglio..-. Sbraitò rauco e felino spingendo il suo bacino tra le mie cosce. Mi irritò, bruciò, e io gemetti sofferente e dolorante. Lo volevo così tanto.. eppure tutto mi sembrava irreale, un sogno, mi sentivo così male...
- Non andartene..-. Lo attirai a me e mi accorsi che cominciavo a bagnarlo con il mio corpo umido.
- Non andare resta con me..- Lo pregai quando sentii le sue dita tremanti sfiorare lievemente i miei seni. Sembrava affaticato e io non ne capivo il motivo.
- Devo.. ci vediamo stasera, piccolo fiore-. Rispose con il suo solito tono sprezzante. Ma la sofferenza era chiara nella sua voce come nella mia..
- No..!-. Gridai circondandogli il collo e baciandolo con una foga che non avevo mai avuto con nessuno uomo. Lo strinsi spasmodicamente e cercai di muovermi, di bloccarlo col mio corpo, non volevo che se ne andasse, lo volevo solo per me. - Preferirei morire che non averti..-. Bisbigliai cercando di attirarlo a me.
- Ci sei andata vicino, ragazzina.. lasciami, adesso, subito..ora!-. Ordinò con voce rotta dalla rabbia. Le mie braccia scivolarono dal suo collo e io mi accasciai a terra, la mia anima esausta, il mio corpo inerme.
Lo vidi chinarsi su di me e passarmi una mano tra i capelli - Sei impertinente, piccolo fiore.. mh?-. Le sue labbra si posarono sul mio collo e sentii un gemito di dolore provenire dalla sua bocca. - Dillo al tuo cane.. che ora sei mia..diglielo-. Rise sommessamente e si alzò, fissandomi con un possesso e un’ansia che mi fecero chiudere gli occhi. Avevo solo voglia di riposare ora, di dormire e lasciare che tutto scivolasse su di me. Scoppiò a ridere con gioia.. una risata malefica, un marchio su di me, ero diventata il suo divertimento preferito, il suo giocattolino più amato. E io stessa avevo voluto questo.. l’avevo cercato, agognato con tutta me stessa. “ Sua..solamente sua”. In quel momento ne presi consapevolezza, non sarei mai potuta essere di nessun altro, perché lui sarebbe diventato il mio tutto. Ma ero troppo stanca per poter pensare, volevo solo dimenticare e l’oblio mi attrasse a sé lentamente fino a quando non persi completamente i sensi. “E’ tutto un sogno, un sogno..”. continuai a ripetermi fino a che non persi coscienza di me. “Un sogno..”.


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Edited by Lady Alexandra - 22/5/2009, 16:22
 
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In her room - Nella sua stanza



2° Capitolo originale: Edward Cullen Thoughts



La mia mano si avvicinò lenta ai suoi capelli castani e accarezzai quella piccola fronte addormentata con un brivido di desiderio. Le mie dita scesero a toccare leggere il suo naso e infine le labbra carnose che si schiusero per deglutire e gemere. Sorrisi con una smorfia di dolore.. “Ah piccolo fiore..”.
- Edward..-. mormorò nel sonno facendomi rabbrividire di piacere.
Che tormento. Il suo profumo era talmente intenso che riuscivo a stento a trattenermi dall’afferrarla e affondare i miei canini in quella morbidezza tenera e pulsante di vita. Dio, che merda di desiderio fottuto. Avrei voluto ringhiare e sfondare qualcosa. La brezza della notte la avvolse e lei si mosse infreddolita, provocando in me un moto di rabbia e godimento puro. “Cazzo, sta ferma piccola”. Un altro movimento e l’avrei uccisa. Chiusi gli occhi e la mia mano scese involontariamente sul suo collo trovando la vena che correva giù fino al cuore. “Cristo che dolore”. Portai una mano sul cavallo dei miei jeans e sistemai la mia erezione ringhiando di sofferenza.
- Edward..-. Sussurrò ancora e io deglutii sentendo il veleno inondarmi le fauci. Scostai curioso le coperte che l’avvolgevano e i miei occhi ammirarono nell’oscurità quel piccolo e fragile corpo che si muoveva caldo tra le lenzuola. Il mio istinto da predatore mi diceva che Bella mi voleva, che mi stava cercando e che aveva fame di me.
“Fragole”. Ghignai divertito, osservando le culotte e la canottiera che la coprivano. “Molto femminile piccolo fiore”. Sghignazzai portando le mie dita tra l’incavo dei suoi seni e carezzandola leggermente. Fu un attimo.. La bocca del mio stomaco si chiuse delirante, le mie labbra si lasciarono andare ad un gemito disperato e il desiderio mi travolse ad ondate, lasciandomi senza fiato. Allontanai la mano come scottato portandomela subito tra i capelli, tentando di respirare regolarmente e un smorfia frustrata si disegnò sulle mie labbra. “Fanculo, vaffanculo..vaffanculo”. Quella ragazzina mi stava facendo perdere la testa, non riuscivo a toccarla senza che il mio corpo partisse per la tangenziale e non facesse più ritorno. “Se solo non profumasse di buono, merda..”. Avevo voglia di una dose massiccia di cocaina, giusto per divertirmi, e di qualche scopata memorabile tra le mani di cinque o sei ragazzine indifese e desiderose di farmi impazzire. Come se fosse servito a qualcosa.. io volevo lei. Sentivo il mio corpo pulsare dal desiderio insoddisfatto per quella piccola impudente e mi chinai sul suo viso annusando la fragranza di fiori che emanava la sua pelle. I jeans cominciarono decisamente a stringermi troppo.. slacciai il primo bottone e tirai giù la zip come un ragazzino vergine di fronte alla sua prima cotta.. “ Prossimo passo, masturbazione solitaria, idiota”. Lì sarei veramente caduto in basso, ma lei.. ringhiai tentando di frenare la mia insoddisfazione, lei.. cazzo.. era una droga per me, l’avevo assaporata e non ne sarei riuscito più a fare a meno. Quel sangue zuccherino e dolce, unico, e poi.. l’odore della sua eccitazione, della sua femminilità. Inspirai cercando di controllarmi, ma il ricordo di quel pomeriggio mi soffocò lasciando un groppo nella mia gola che non riuscii a sciogliere. Mi sentii definitivamente morire e le afferrai malamente una spalla scuotendola come un ossesso, divorato dal desiderio che si svegliasse e che gridasse la sua voglia di me.
Salii sul letto ormai privo di freni e abbassai le spalle per affondare le mie labbra nell’incavo invitante del suo collo. “Fanculo all’autocontrollo”. Il mio viso si strusciò sulla sua pelle tenera e il corpo di Bella si inarcò involontariamente cercando il mio. Infilai un ginocchio tra le sue cosce respirando sulla sua bocca e una mia mano si chiuse sui suoi seni in boccio facendomi definitivamente perdere la ragione. “Mia..”. Ringhiai sommessamente sperando che mi sentisse.
- Sveglia bella addormentata..-. Ridacchiai sulle sue ciglia e un tremore la scosse facendola rabbrividire. Lei doveva svegliarsi per me, con le buone o con le cattive, avevo troppa voglia di lei. Le sue palpebre si alzarono lentamente e le sue cosce si tesero dove la mia gamba sfiorava la sua. Ero fottutamente perso..
Due profondi occhi nocciola si puntarono sul mio viso e Bella alzò una mano tentando di accarezzare il mio volto nell’oscurità.
- Profumi di buono..-. Bisbigliò leccandosi le labbra e stiracchiandosi lentamente sotto di me come una gatta, i movimenti lenti e assonnati. “Porca puttana..”. Pensai trattenendo il fiato. “Oh merda”.
Mi accarezzò la bocca con le dita appena tiepide e la vidi sorridere leggermente nell’ombra. Alzò le ginocchia imprigionando i miei fianchi istintivamente e io mi abbassai maggiormente, stregato dai suoi gesti. Il mio corpo si tese e reagì, felino, sentii i muscoli doloranti chiedermi sollievo e la mia ansia di averla si fece fuoco, aria, mentre la mia eccitazione si ribellava soffocandomi di desiderio. Piacere e dolore si agitavano nel mio corpo come se non avessi mai assaggiato il sangue di un essere umano.
- Sento il tuo odore..- Sussurrò sistemandosi meglio sotto di me e portando le sue dita tra i miei capelli. Chiusi le palpebre quando sentii i suoi polpastrelli sfiorarmi il collo, e qualcosa di estremamente doloroso esplose nel mio cervello. Non avevo mai desiderato un essere umano così prima d’ora.
- Mi ecciti..-. Bisbigliò ancora facendomi correre più veloce il sangue velenoso nelle vene. Si stava condannando a morte, ma era tutto così estremamente pericoloso e mortale che stava portando la mia eccitazione a livelli inimmaginabili. Ero consapevole di ogni centimetro della sua pelle e della sua voglia di me fino allo stremo..questo mi stava portando all’estasi.
Si alzò con un movimento veloce e la sua bocca morbida arrivò a sfiorarmi il lobo dell’orecchio.
- Che ci fai qui.. Edward-. Mormorò con voce roca e tremendamente sensuale.
- Le sfide mi hanno sempre eccitato, piccolo fiore..non te l’ho detto? Sono curioso di conoscere i tuoi e i miei limiti e sai.. sono convinto di non averne -. Risposi maligno e rabbrividii quando la sua lingua percorse la mia gola fino a prendermi tra le labbra il lobo dell’orecchio. Lo succhiò addentandolo dolcemente e una scarica elettrica mi percorse il corpo fermandosi nel basso ventre. “Cazzo..”. La afferrai per la schiena e le sue gambe mi circondarono il bacino mentre ogni centimetro di lei aderiva a me. Ondeggiò con i fianchi tentando di arrivare ad un contatto più profondo e si lasciò sfuggire un gemito strozzato dalle labbra.
- E così.. sei tutto duro, Edward?-. Si strusciò maliziosa contro di me e io ringhiai sommessamente. “Scommetti?”. Spalancai gli occhi e allungai una mano verso il suo comodino accendendo la luce che soffusa illuminò i nostri lineamenti. Volevo che mi guardasse, avevo voglia di scoparla e a mala pena riuscivo a controllarmi, volevo che mi guardasse negli occhi quando sarei entrato dentro di lei.
- E me lo chiedi, piccolo fiore?-. Ringhiai attirando prepotentemente il suo bacino contro i miei fianchi. Aumentai la forza fino a sentire un mugolio flebile di dolore che la scuoteva e le afferrai una coscia per accarezzarla e stuzzicarla fino ad arrivare alla morbidezza del suo inguine. La mia erezione incontrollata si strusciò malamente sulla sua pancia e con un gemito frustrato le afferrai i glutei sbattendola contro di me. “Al diavolo le buone maniere di merda, fanculo”.
- Ahh..-. Reclinò la testa all’indietro e la sua canottiera si alzò lasciando al mio sguardo l’intera vista del suo seno. Avrei voluto strappare con i denti quello straccetto e mangiarla, ma mi limitai a prenderle un capezzolo tra le labbra e morire su quel sapore di dolcezza che mi inondò la bocca. La fissai intensamente guardandola negli occhi e lei sussultò arrossendo prepotentemente. Così tra le mie braccia, lei mi apparteneva.. e così doveva essere.
- Che ne pensi, ora? Hai ottenuto la risposta che cercavi o sei più curiosa..? Mh?-. Un sorriso sghembo si impresse sul mio viso e la provocai attratto dal rossore che le imporporava le guance. Quanto avrei resistito ancora senza affondare di nuovo i miei canini su di lei? Il suo sangue correva veloce.. troppo..
Quelle piccole dita umane si aggrapparono alla mia schiena e con le ginocchia cercò di abbassare ulteriormente i miei jeans già aperti. Sorrisi di quel goffo tentativo e la schiacciai violentemente sul letto, sistemandomi tra le sue gambe e fissandola con aperto desiderio. “Questa notte non fuggirai..”.
- Lo sai che posso arrivare ancora più lontano di così...?-. Sussurrai trai i suoi capelli muovendomi tra le sue cosce e accarezzandola con la mia erezione.
Sgranò gli occhi vitrei di desiderio, annaspò in preda alla confusione, all’attrazione e mi strinse a sé facendo cadere la testa sulla mia spalla. “Mia..”.
- No..-. La sentii bisbigliare quando le sue mani arrivarono alle tasche dei miei jeans e ne strinsero la stoffa per abbassarli. -No..-. Ma continuò e le sue dita sfiorarono leggere la mia eccitazione facendomi sussultare. Volevo essere accarezzato da lei, lo volevo e il mio desiderio era bestiale.
- Non dirmi di no, piccolo fiore...altrimenti..-. L’avrei presa ugualmente, anche con la forza. Non importava come o cosa, perché o quando, quel desiderio mi stava facendo impazzire e se non l’avessi soddisfatto alla svelta avrei perso completamente coscienza. Non potevo permettere che qualcosa mi facesse perdere così, non me.. non io..
- Altrimenti..?-. Domandò lei girandosi improvvisamente di lato e rifiutando il contatto con me. L’ira che mi sommerse l’avrebbe massacrata se non l’avessi desiderata così tanto.
- Non ho paura di violentarti, piccola, anche se..-. Le afferrai il mento con violenza portando le sua labbra a pochi centimetri dalle mie - tu mi vuoi, godresti sotto di me anche se ti picchiassi..vero?-. I suoi occhi si persero nei miei e il panico la sommerse. Risi..e la afferrai portandola di nuovo ad aderire al mio corpo. Avrei voluto infilarle le dita tra le cosce, sentirla gridare, urlare.. ma il mio corpo era allo stremo, ero teso nello sforzo di non ucciderla, concentrato nel controllare quella passione che mi diceva di aprirle le gambe e penetrarla così, per farla urlare di dolore e sentire le sue grida fluttuare in quella camera. E poi.. l’avrei leccata, l’avrei morsa e avrei assaporato il suo odore e la sua fragranza fino a rimanerne sazio e soddisfatto. Sì, l’avrei fatto, ma non era così semplice.
- Sono Io la tua febbre...non quel cane pulcioso che ti ostini a chiamare fidanzato..-. La gelosia e il possesso nei suoi confronti mi sommersero e la fissai con una smania di averla che mi fece sfuggire un ringhio rabbioso. Chiuse gli occhi cercando di fuggire il mio sguardo e un sospiro di resa incondizionata uscì dalle sue labbra. Lo sapevo.. era mia, solamente mia.
La baciai, divorando quelle labbra carnose, che si schiusero sotto la mia richiesta urgente. Le gustai assaporando il loro sapore dolce, pretendendo da lei che mi rispondesse, che mi volesse, non avrei accettato altri indugi, ripensamenti, l’avrei veramente picchiata a sangue. Stavo delirando.. si alzò col busto afferrandomi il viso con le mani e rispose finalmente al mio bacio graffiandomi il collo e tirando i miei capelli gemendo e mugolando di desiderio. Continuò a mordermi le labbra con una frenesia e un’ansia che mi fecero correre un brivido lungo la schiena, ero paralizzato, e lasciai che la sua lingua delineasse i contorni della mia bocca. Mi sporsi finalmente in avanti mordendole il collo, ma lei riprese il mio viso con dita bollenti e con un altro bacio indugiò sulla mia lingua succhiandola e facendo eccitare i miei sensi. Non sapevo dove toccarla, come.. e percepivo la stessa emozione provenire dal suo corpo. La volevo tutta, completamente.. tutta.. Talmente era forte quel bisogno che continuai a morderla e a guardarla per interinabili minuti. “Cristo, ma che mi hai fatto”. Le braccia tremarono e le mia dita si strinsero intorno al suo corpo in un abbraccio che la costrinse ad afferrare la mia maglia e strattonarla verso di sé. Non mi bastava, non più.. non così.. le affondai la lingua tra le labbra arso dalla necessità di entrare in lei e le sue dita scesero sul mio ventre piatto toccando un lembo di pelle scoperto.
- Piccolo fiore..-. Strusciai il viso nell’incavo dei suoi seni, impazzito e furioso con me stesso. Non mi ero mai sentito vulnerabile, mai..
- Edward..-. Mormorò facendomi fermare un groppo in gola che non riuscii ad ingoiare. Fermai il respiro e tentai di riprendere il controllo della mia lucidità e delle mie facoltà mentali. Inutile.. le strinsi un polso mordicchiandolo e facendola gridare.
- Ancora.. chiamami..-. bisbigliai leccando la vena bluastra che si intravedeva sotto la pelle di quella tenera carne.
- Edward..-. Disse tremando e chiudendo gli occhi, scossa da brividi di piacere. No, non così.. ancora..
- Cristo, piccolo fiore, chiamami..-. Ringhiai con cattiveria mordendole il polso. Controllai all’ultimo momento la stretta e cominciai a mordicchiare quella dolce morbidezza perdendomi nel profumo floreale che emanava quella piccola umana.
- Edward!-. Gridò, questa volta urlò, e nel silenzio della notte il mio nome risuonò forte. La sua voce roca, calda, piena di desiderio mi portò al limite e la fissai leccandomi le labbra.
- Ti giuro che..-. Le chiusi la bocca con un bacio e la portai a sbattere la testa contro la testiera del letto - che ti scoperei così, mentre urli il mio nome, mentre gridi che mi vuoi.. e dentro di te spingerei forte..-. Mi interruppe accarezzandomi forte le labbra con le dita, permisi ai suoi polpastrelli di insinuarsi tra i miei denti e percepii il suo ansito emozionato.
- All’Inferno..-. Sussurrò mentre la mia saliva velenosa bagnava le sue dita.
- No, in Paradiso, piccolo fiore.. lì dove dio può tutto. Io sarò la tua ossessione..-. La afferrai e le alzai la canottiera fino a sopra i seni tracciandole scie di baci lungo tutto il busto, fino all’elastico delle culotte.
- Edward..!!-. Si inarcò tra le mie mani e il suo grido mi fece sussultare di piacere. “Così.. piccolo fiore”. Il mio naso le sfiorò la pelle bollente e deglutii per fermare il desiderio di nutrirmi di lei. Ma qualcosa non andava..
“No, merda.. di nuovo”. Lo sentii improvvisamente molto vicino.. odore di cane. “Black..”. Percepii i suoi pensieri mentre saliva le scale per raggiungere la camera di Bella. Aveva sentito le sue grida? Tanto meglio.. avrebbe finalmente capito. Rabbioso e furioso mi allontanai da lei, questa quel lupo me l’avrebbe pagata cara e molto. Bella mi fissava ansimante, le dita strette intorno alle lenzuola, sconvolta. Mi accorsi di stare ansimando anche io e i miei occhi continuavano a divorarla rifiutando di lasciarla. Dovevo andarmene o affrontarlo.. l’avrei ucciso se le si fosse ancora avvicinato.
- Bella..Bella!-. Bussò forte alla porta - So che sei lì bastardo, si sente il tuo odore per la casa..-.
Scoppiai a ridere e ripresi il controllo di me. “Povero povero povero cane..”. Ghignai e mi allungai vicino a lei accarezzandole una spalla con la bocca.
- Dormi piccolo fiore.. e sognami..-. Le baciai lievemente le labbra sentendola gemere e mi affrettai ad andarmene così come ero venuto, dalla finestra. “Hai firmato la tua condanna a morte, pulcioso”.


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Edited by Lady Alexandra - 18/5/2009, 15:25
 
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Cigarettes: Sigarette.

2° capitolo originale: Bella Swan Thoughts


- Cristo, piccolo fiore, chiamami..-. La sua voce mi rimbombò nelle orecchie. Lo sentii.. sentii il suo corpo perfetto ed etereo stendersi sopra il mio e le sue mani cominciare a toccarmi violente. Godeva del mio grido e si eccitava. Era gelido, era ghiaccio, Inferno.. ma io lo adoravo, io lo veneravo. Lo baciai con foga affondando le dita tra quei capelli maledetti e rossi come l’Ade. Non avrei mai voluto nient’altro che lui e solo lui. Un angelo dannato.. passione, trasgressione e sesso allo stato puro. La mia droga.. - lì dove dio può tutto. Io sarò la tua ossessione-.
- Edward..-. gemetti impazzita sotto il suo peso. Stavo morendo di desiderio, volevo che mi toccasse, che mi accarezzasse, volevo che mi possedesse.
-Edward..-. Scuotevo il capo da un lato all’altro del cuscino per togliermi di dosso quella smania, quell’ossessione, quella voglia pazzesca di essere penetrata da lui. “Prendimi, prendimi..”.

Mi svegliai di soprassalto e spalancai gli occhi spaventata.
“Che razza di sogni faccio ora?”.
Guardai il soffitto profondamente scossa. Che stessi rasentando la pazzia? Ormai non c’era che Edward nei miei pensieri, ma addirittura sognarlo in quel modo.. arrossii di vergogna, mi sentivo confusa e incredibilmente insoddisfatta.
- Bella..-. Sussurrò qualcuno bussando alla porta.
- Ahhhhhhh- urlai mettendomi in ginocchio sul letto e coprendomi con la coperta fino al collo.
Jake era in piedi sull’uscio con una busta di cornetti caldi in mano e un’espressione indecifrabile sul volto. Sembrava furioso.
- Mi hai fatto spaventare..-. Mi rilassai accasciandomi sui cuscini. Non mi sentivo affatto bene, dovevo avere la febbre.
- Scusami, anche se avresti dovuto spaventarti di ben altro-. Sospirò tristemente avvicinandosi a me e sedendosi sul letto.
Ricordavo a malapena ciò che era successo il giorno precedente, i miei ricordi si confondevano a sensazioni forti, ad emozioni incontrollate e quel senso di eccitazione fisica che sentivo dentro non voleva lasciarmi andare. Osservai curiosa Jake.. sembrava preoccupato, terrorizzato, profondamente scosso, ma non arrabbiato con me.
- Promettimi che gli starai lontano..-. Mi supplicò afferrandomi le mani.
- Ne abbiamo già parlato ieri sera no? Regola numero uno, ignorarlo. Regola numero due, non guardarlo mai negli occhi. Regola numero tre, cercare di non finire a fare sesso sfrenato con lui-.
- Non era questa la regola numero tre-. Mi rimproverò lui sussultando sconvolto.
- In pratica..-. Mormorai fissandolo incuriosita. Che fosse successo qualcosa?
Sentivo che c’era dell’altro, Jake mi stava nascondendo la verità.
- I Cullen non hanno buona fama-. Bisbigliò amareggiato, giustificando la sua preoccupazione.
Che Edward fosse incredibilmente pericoloso, probabilmente l’avevo capito da me. L’attrazione per lui sfuggiva al mio controllo e in alcun modo sembrava che io potessi resistere. Ma cosa era successo in quei giorni per rendere Jake così nervoso? I miei ricordi si interrompevano al momento in cui Edward mi aveva stretta a sé durante l’ora di biologia.
- Cioè?-. Risposi solamente.
- Edward Cullen detiene il traffico di prostituzione del nord Italia con l’estero, e gestisce lo spaccio di droghe pesanti e leggere con la mafia e la camorra..-. Sputò tutto d’un fiato osservando attento le mie reazioni.
“Chiamate l’ambulanza..”. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata. Non era solo pericoloso, ma stronzo, potente, maledettamente bello e arrapante. E se quello non era un mix esplosivo per una donna.. stavo rischiando l’iperventilazione.
“Evviva il Paradiso”.
E così Edward era in grado di ottenere ed avere realmente tutto ciò che voleva. E a conti fatti, chi glielo avrebbe mai negato? O meglio.. chi avrebbe mai osato negarglielo? Non una donna.
- Spiegami perché ha puntato gli occhi su di me..-.
Domandai tagliente, scoprendomi gelosa e possessiva. Immaginarlo con altre mi irritò particolarmente e non ne capii il motivo. Incolpai il calore che sentivo scorrere nel mio corpo solo nel sentir pronunciare il suo nome.
Che sentimento assurdo. Ma Edward era assurdo..
- Bella, lui vuole il tuo sang..vuole il tuo corpo-.
“Chissà come mai, non me n’ero accorta..”. Strinsi le palpebre e sbuffai scuotendo il capo.
- Amore.. io non riesco a stargli lontana!-. Sospirai esasperata portando le braccia verso le mie ginocchia e abbracciandole sconsolata.
- E’ l’effetto che fa sulle donne-. Rispose seccato cercando di evitare i miei occhi.
Okay, c’era qualcosa in Edward di profondamente diverso dagli altri. E io avevo voglia di scoprire cosa fosse, volevo conoscere tutto di lui, ogni più piccola cosa. Quella passione rischiava di portarmi alla follia.. Edward mi mancava, mi mancava parlargli, sentire la sua voce calda, quel modo di essere solamente suo che mi aveva incantata, quella sfrontatezza tremendamente eccitante, insomma.. dipendevo totalmente da uno sconosciuto. “Non ha senso..”.
- Dai Jake, per favore..-. Cominciai a supplicarlo e ad andargli più vicino.
“E se non è con le buone è con le cattive..scusami tesoro”.
Lo afferrai e schiacciai il mio seno sul suo braccio - Per favore..dimmelo, manterrò il segreto-.
Ma cosa mi stava succedendo? Sedurre Jake per capire l’unico ragazzo che riusciva a entrare nella mia mente, a violentarla e farla sua tanto facilmente. Mi faceva paura quella reazione totale e assoluta che Edward sapeva suscitare in me, ma non potevo più farne a meno.
- Mi faresti un grande favore? Non me lo chiedere più.. i Cullen devono rimanete fuori dalla tua vita-. Si alzò di scatto facendomi rimanere perplessa. Che diavolo significava? Non avrei accettato un no come risposta, avevo bisogno di saperlo, era vitale per me. “Oddio, sono malata”.
- Scusa.. Hai detto i Cullen?-. Rimasi senza fiato. Quindi non avevo capito male, Edward non era solo.
- Ha 4 fratelli. Emmett Cullen, un killer che si occupa dei servizi più sporchi e detiene percentuali non indifferenti di azioni in ogni gruppo presente in Italia e all’estero, ovviamente sotto copertura. È forte, ha un corpo massiccio ed enorme, somiglia a quello di uno orso. Jasper Hale, dirige il traffico illegale di armi e riesce ad insinuarsi facilmente in polizia e servizi segreti. Un tipo affascinante, un falso gentiluomo, sempre calmo e indifferente. Alice Cullen e Rosalie Hale, invece si occupano di moda, sono stiliste e modelle, anche loro sotto pseudonimo, irresistibili e bellissime. E infine lui.. Edward Cullen, il quinto..drogato fino alla radice dei capelli, si fa di coca da quando è ragazzino, anche se dubito che su di lui abbia qualche effetto-.
Stavo per morire. Come faceva Jacob a sapere tutta quelle cose sui Cullen?
- Non hanno genitori?-. Chiesi improvvisamente aggrottando la fronte, mi sembrava strano vista la loro giovane età.
- Esme e Carlisle Cullen, genitori adottivi, non sono italiani. Vivono a Forks negli USA. Di loro si sa poco, però sembrano apposto. Al contrario dei loro figli..-.
Ricapitolando.. Edward era pericoloso, stronzo, potente, maledettamente bello, arrapante e dannato, un diavolo, un demonio capace di possedere anime. Tremai, non c’era alcun limite in lui, niente che potesse fermalo, niente che potesse entrargli dentro e afferrarlo. Lo sentivo così vicino, eppure..
- Perciò ti prego, sta lontana da lui-.
Mi riscossi, fissandolo stordita. No, non ci sarei mai riuscita. Io volevo Edward, lo volevo tantissimo, ero talmente attratta da lui da voler comprendere ogni più piccolo suo movimento, ogni sua parola, desideravo andare oltre quella maschera maledetta.
- Scendi per favore, dammi dieci minuti e arrivo..-. Mormorai scossa. Non era facile ammettere a me stessa che il ragazzo al mio fianco non era ciò che volevo per me, per la mia vita.
Mi alzai dal letto tremante e mi avvicinai al computer per accenderlo. Aspettai che caricasse mordendomi le labbra e riflettendo sulle parole di Jake. Stargli lontana.. La finestra aperta attirò improvvisamente la mia attenzione e sorrisi divertita ripensando alla provocazione di Edward. “Che matto quel ragazzo”. Ero al secondo piano, neanche con le scale ci sarebbe arrivato. Eppure perché avevo la sensazione di averlo avuto vicino quella notte?
Mi avvicinai al davanzale e fissai le nuvole scure all’orizzonte, la giornata non sarebbe iniziata per il verso giusto, quando notai qualcosa sventolare sul cornicione. “No, ditemi che non è vero”.
Mi sporsi verso l’esterno e un pacchetto chiuso di Black Devil faceva bella mostra di sé su quel marmo bianco. Mi portai le mani davanti alla bocca e cominciai a tremare.. le mie gambe divennero improvvisamente molli e l’emozione mi lasciò senza fiato. Ma come aveva fatto?
Un foglietto era bloccato sotto il pacchetto, lo presi di scatto e lo lessi.
Niente debiti, piccolo fiore. Ah.. la prossima volta se urli di nuovo così il mio nome ti violento.
Potevo sentirmi male solamente per delle stupide parole? Il mio cuore sembrava voler scoppiare di gioia e brividi di eccitazione, non aveva intenzione di fermarsi, ormai impazzito. Mi sporsi dalla finestra, delirante, cercandolo con lo sguardo. Nulla.. lui non c’era, mi sentii soffocare dalla voglia di vederlo. “Ti prego, fa che sia qui”.
Non riuscii ancora a capacitarmi. Come aveva trovato il modo di salire? Fissai lo sguardo nel vuoto davanti a me e strinsi le Black nella mano. “Ah” mi allontanai di scatto. Era lì, di fronte a me, bello da mozzare il fiato, appoggiato ad una quercia non molto lontano. Aveva una sigaretta nera tra le sue dita, quasi fosse la cosa più normale del mondo trovarsi alle sette e mezza di mattina appoggiato ad una quercia secolare prima di andare a scuola. Ridacchiai.. no, nessuno era come lui. Ma il dubbio di come avesse fatto a salire mi tormentava. I suoi occhi si voltarono di scatto verso di me provocandomi la solita sensazione di attrazione repressa e violenza. Rimasi incatenata di fronte a quella bellezza fiera e assassina, era inutile resistergli.
Edward sorrise ghignando, agitò la Devil in aria in segno di saluto e se la portò di nuovo alla bocca aspirando. Non risposi al saluto.
- Che cazzo ci fai qui..-. Spalancai la bocca mimando le parole “Complimenti Bella, Oxford”. Ma lui sembrò capire.
Si portò una mano sul mento, pensieroso e mi lanciò un sorriso sghembo minaccioso che mi fece accapponare la pelle.
“Okay, passiamo alla prossima domanda..”. Avevo il corpo in fiamme.
Lo fissai affascinata e quando mi fece segno di scendere il mio cuore mancò qualche battito.. scossi la testa terrorizzata. In culotte e canottiera? Per giunta a fragoline, neanche morta, che vergogna. Lui era lì, impeccabile nel suo pullover nero e nei jeans dello stesso colore. Sperai che da lì non riuscisse a vedermi, ma viste le sue risate ne dubitavo.
Continuò a fumare indisturbato, senza smettere di ridacchiare, mi sporsi e gli feci la linguaccia.
“Stronzo..brutto cattivo”.
- Bella..-. Le sue labbra pronunciarono il mio nome lentamente, allargandosi per farsi leggere da me e io mi ritrovai con il cuore in gola.
“No non è possibile, ricominciamo..”.
Sentivo l’adrenalina scorrere nelle mie vene e la voglia di lui tornare più forte di prima. Quella bocca era di una bellezza squisita e non osavo immaginare il resto. Arrossii..
“Oh mio dio, e se non fosse stato un sogno?”.
Lo guardai riprendere il pacchetto e afferrare un’altra sigaretta. Me la porse invitante e io arretrai di un passo. Si aspettava forse che andassi a prenderla?
Annuii in silenzio, accettando la sua offerta e facendolo ridere ancora, lo sapeva, io non fumavo. Mi voltai e scesi le scale di corsa uscendo dal retro e sperando che Jake non mi vedesse. Ero scalza.. per giunta svestita, indifesa di fronte a lui, nuda.
Mi inoltrai nell’erba e lo raggiunsi affannata. Non osai immaginare i miei capelli in quel momento.
- Buongiorno piccolo fiore.. dormito bene?-. Sghignazzò divorandomi con quegli occhi dorati.
- Giorno molestatore..-. alzai lo sguardo stizzita.
Ci fissammo ancora per quella che mi sembrò un’eternità e mi accorsi di non voler smettere di guardarlo.
- Non me lo dai il bacio del buongiorno? Oggi non vengo a scuola...-.
Qualcosa si spezzò subito dentro di me. La sua presenza mi sarebbe mancata, niente senza di lui aveva senso.
- Come mai?-. Gli domandai curiosa.
- Cazzi miei..-. Rispose vago distogliendo gli occhi e prendendo un’altra boccata di fumo.
- Lavoro?-. Mi morsi le labbra dal nervoso. Che domanda idiota.
- Mhhh..- Si avvicinò improvvisamente socchiudendo le palpebre.. Le sue dita scivolarono lungo i miei fianchi facendomi rabbrividire e io trattenni il respiro affascinata - Black immagino.. quel cane rognoso-
Spalancai la bocca. Allora era vero? Si occupava veramente di traffico di droga? Prima che potessi aprire bocca mi aveva già attirata a sé facendomi sbattere contro di lui.
- Ma che diavolo fai?-. Mormorai avvolta dal suo odore. Sapeva di buono, troppo, mi girava la testa.
- Abbiamo fatto pace no?-. La sua mano sulla mia schiena scottava e io tremavo di piacere solamente nel pensare che avrei potuto assaporare ancora le sue labbra. Si avvicinò lentamente alla mia bocca piegando la testa, ma notai il suo respiro pesante e una smorfia infastidita sul suo volto perfetto.
- Il tuo profumo la mattina è.. -. Prima che potesse dire qualcosa coprii io la distanza tra noi e i nostri corpi si scontrarono come le nostre labbra. “Aria..”. Pensai perdendomi in quel sapore. Non esisteva niente di più buono al mondo del sapore di Edward Cullen. Mi sembrò di sentire un ringhio provenire dalla sua gola, ma lo ignorai stringendomi a lui in modo provocante e sensuale. Non ero in me.. gli tirai già la zip del pullover e cercai il contatto con il suo torace. Lui mi afferrò per i glutei e mi alzò su di sè facendomi aggrappare a lui.
- Dammi una buona ragione per cui non dovrei stenderti sull’erba e scoparti adesso..-.
- Non lo so..-. Non riuscivo a formulare un pensiero coerente, tutto il mio corpo bruciava dal desiderio di lui.
- Bella.. Bella.. ma si può sapere dove ti sei cacciata?-. Una voce mi chiamava per il cortile.
“Renèe”.
No, non volevo staccarmi da lui, ma dovevo andare a scuola. Cercai di allontanarmi, ma lui mi trattenne.
- Pensami, piccolo fiore.. - Prese la sigaretta che intendeva offrirmi e si avvicinò pericolosamente con una mano all’altezza del mio inguine. Tirò su leggermente la stoffa delle culotte e infilò tra le mie cosce la Black Devil con facilità. Sussultai sorpresa e imbarazzata -Tienila lì per qualche minuto.. e dammela quando ci rivediamo. Voglio fumarla con il tuo odore..-.
Mi lasciò andare e mi spinse via, ma non ero sicura di essere nel pieno delle mie facoltà mentali.
Edward Cullen poteva veramente riassumersi in poche parole..stronzo, potente, maledettamente bello, arrapante, dannato e assurdamente perverso. “Perfetto..oddio”. Ero già cotta di lui.

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You’ll be mine: Sarai mia.

3° capitolo originale: Edward Cullen Thoughts


Mi portai una mano tra i capelli bagnati alzando la testa incappucciata verso le luci accese della scuola. “Pioggia del cazzo..”. Sospirai lentamente cercando di rilassarmi, sotto la pioggia fumare era impossibile. Poggiai la schiena alla ringhiera del cancello e ciondolai pensieroso, quella ragazzina mi stava facendo impazzire e a causa sua avevo perso una producente giornata di lavoro. “Fanculo”. Dirigere lo spaccio di cocaina quando nella mia testa rimbombava continuamente il pensiero di un culetto sodo infilato in bel paio di culotte a fragoline era stato praticamente impossibile. “Porca troia piccolo fiore, dove sei..”. Mi passai la lingua sulle labbra gemendo frustrato. Stava diventando un bisogno insostenibile vederla, toccarla, farla mia. Finalmente sentii il suono della campana, la fine delle lezioni, quel giorno avevo lasciato il mio cervello tra le sue cosce e non sarei riuscito a fare neanche due più due con la calcolatrice, ero decisamente fuori di me. Cocaina o no, tremavo al pensiero di stuzzicarla, provocarla, passare le mie dita su quel corpo caldo, su quei seni piccoli e sodi, su quelle cosce bollenti e morbide.. Volevo vederla, dovevo vederla.. farmi una dose di lei. “Ahhh” Mi stiracchiai portando le mani sopra la testa e sentendo la maglietta bagnata incollarsi a me come una seconda pelle. Ero fradicio e la sensazione dell’acqua sul mio corpo era estremamente eccitante. Tra urla e schiamazzi qualcuno cominciò a uscire, e io mi coprii meglio.. almeno così avrei dato meno nell’occhio, sarei passato per il solito idiota sprovvisto d’ombrello. Fu una delle prime a uscire, rannicchiata sulla Stanley che provava a coprirla con un’ enorme giacca a vento. L’adrenalina e l’attesa ossessiva di sentire di nuovo il suo profumo mi sommersero, il veleno tornò ad inondarmi la bocca e immaginare il suo corpo bagnato nudo contro il mio mi fece gemere ripetutamente. Le fissai insistentemente la schiena, concentrandomi su quello che le avrei voluto far provare se solo l’avessi sfiorata e lei rabbrividì inconsapevolmente. Si voltò e cominciò a guardarsi intorno stranita e circospetta. “Sono qui..”. Quando i suoi occhi si posarono su di me alzai il capo incrociando il suo sguardo sotto il cappuccio e la vidi trattenere il respiro e sgranare gli occhi. “Vieni con me, piccolo fiore”. Le dissi muto. Sparii improvvisamente dentro il cancello e percepii i suoi passi seguirmi.. sorrisi minaccioso sentendo la pioggia cadere incessante e l’elettricità correre tra noi. Avrei dovuto trattenermi, la voglia di morderla sarebbe stata insostenibile. Ma.. la volevo. Mi avviai nei giardini e mi fermai vicino alla ringhiera.
- Sei bagnato..-. Disse dietro di me.
Mi voltai e la squadrai serio, abbassando la voce e fissandola insistentemente fino a farla arrossire.
- Anche tu..-. Mormorai allora perso nella sensazione che di lì a poco le mie labbra l’avrebbero assaggiata ancora.
Silenzio. Solo il rumore di quella maledetta pioggia a dividerci, i nostri respiri pesanti e le nostre dita tremanti. Mi tolsi il cappuccio e l’acqua che scese sul mio collo mi diede un brivido. Sentii il suo battito cominciare a correre veloce e il mio respiro bloccarsi in attesa. Pregai di riuscire a resistere, perché il suo profumo eccitato era già dentro di me.
- Tu sei pazzo, sei fuori-. Mi guardò con il cuore in gola e cercò di mettere distanza tra noi. Sentii il mio corpo tendersi al suono della sua voce strozzata e la mia eccitazione aumentare prepotentemente. Mi avvicinai veloce prima che potesse indietreggiare e le afferrai una mano portandomela alla bocca. Il contatto mi fece gemere esasperato, la sua pelle morbida e calda mi stregò.
- Ti sono mancato piccolo fiore?-. Le mordicchiai il palmo facendola tremare. Rabbrividii quando le mie labbra scesero a leccarle il polso e a morderlo con desiderio. Sarei morto su quella morbidezza.. non riuscivo a pensare ad altro da quando l’avevo vista.
- Da morire..-. rispose tra il sarcastico e l’emozionato. Finse disinteresse, ma la sua voce si perse nel rumore dell’acqua e rimase solo il suo respiro pesante a farmi capire che non poteva fare a meno di me. Dovevo fare qualcosa, qualsiasi cosa per trattenerla e non farla scappare via..
- Toccami..-. Le dissi roco, improvvisamente consapevole di quanto volessi essere accarezzato da lei. Le sue mani piccole su di me.. ringhiai tentando di controllare la reazione spropositata del mio corpo.
Mi scostai un poco togliendomi lentamente la t-shirt scura che mi fasciava bagnata come una seconda pelle. Non ce l’avrei fatta ad aspettare ancora, basta..
Si portò le mani alla bocca arrossendo. Il respiro accelerato, le labbra dischiuse, le guance cremisi e le gambe tremanti.. mi eccitai terribilmente. Sentivo i jeans stringermi fastidiosi e roventi, ringhiai irritato percependo il mio odore mischiarsi al suo profumo..annusai l’aria assetato.
- Perché mi fai questo..-. sussurrò impercettibilmente scuotendo il capo, gli occhi rapiti dall’acqua che cadeva inesorabile sul mio torace - non ho mai visto nulla di più..- si fermò mordendosi il labbro inferiore con tale forza che sentii l’odore del suo sangue forte nelle mie narici - eccitante e arrapante di te, sei bellissimo-. Bisbigliò scossa portando le braccia lungo i fianchi. Stringeva i pugni cercando di controllarsi, e anche io mi trattenni dal saltarle addosso e succhiare la linfa che scendeva lenta sulla sua bocca. “Merda..”.
- Voglio toccarti..-. Alzai lo sguardo incontrando il suo e mi avvicinai a lei attento - E’ da questa mattina che immagino di addossarti sulla ringhiera e sentirti bagnata sulle mie dita-.
Indietreggiò di qualche passo, agitata, quasi spaventata, ma la raggiunsi facilmente, slacciandole con lentezza studiata il giacchetto in pelle che la copriva. Mi aiutò con dita febbrili e io mi lasciai sfuggire un altro gemito. Bruciavano.. i suoi vestiti tra le mie mani scottavano accecandomi. Dovevo sentirla nuda sotto le mie dita. - Ti voglio, vieni qui..-.
La spinsi come un folle contro la ringhiera e i nostri corpi aderirono tremanti. La mia erezione gridava ossessivamente il suo bisogno e vederla fradicia, i capelli completamente bagnati intorno al viso, i vestiti incollati alla pelle, non mi aiutava a tenere sotto controllo i miei istinti. La annusai ancora e ancora, stavo impazzendo, premendo il mio naso tra i suoi capelli e più giù.. scesi sul suo viso, sulle sue guance, sulle sue labbra e suo collo e sulla sua camicetta fradicia desiderando i suoi seni caldi sulla mia bocca. “ Dio, oddio..”. Respirava a fatica e anche io, riuscire a prendere aria sembrava impossibile.
- Da dove potrei iniziare..-. Sussurrai divertito infilandole una gamba tra le cosce nude, coperte da una semplice gonna jeans. Le fissai le labbra e mi avvicinai con il viso al suo. Il desiderio irresistibile di morderla tornò a torturarmi e le nostre bocche si sfiorarono appena provocando un gemito involontario in entrambi. Faceva maledettamente male la sensazione che sarei esploso se l’avessi baciata. Ci sfiorammo ancora, affamati.
- Basta..-. Mormorò aggrappandosi a me e facendo unire le nostre bocche con violenza. “Porca puttana..” Le mie mani la afferrarono sotto la gonna per trovare il contatto con i suoi slip e un mugolio disperato uscì dalle sue labbra sconvolte. Non riuscivo a credere che un semplice bacio mi avrebbe fatto perdere la ragione, ma le afferrai con forza i glutei gettandomi impazzito contro di lei pensando solamente all’urgenza che sentivo prepotente. Le mie dita passarono sotto i suoi slip cercando il suo calore e la sentii gridare nell’attesa spasmodica di godere della mia presenza. Le sue gambe si schiusero per lasciarsi accarezzare mentre le mie mani la accarezzarono in profondità provocandole sussulti convulsi. Non dovevo ucciderla, non dovevo morderla. Stavo giocando con quelle emozioni che rischiavano di farmi cedere totalmente. Mi girava la testa.. “Ma che cazzo mi succede?”. Il suo odore penetrò le mie narici massacrandomi, sentii il mio corpo venire posseduto da una violenza assurda e il mio autocontrollo vacillare con troppa facilità. Trattenni il respiro. Lei reclinò la testa all’indietro affondando le mani tra i miei capelli e io chiusi gli occhi, perso nella sensazione della pioggia tiepida e del suo corpo bollente sotto le mie dita gemere e muoversi per godere delle mie carezze.
- Bella..-. La mia voce uscì roca e disumana. Il suo nome sulle mie labbra mi provocò brividi lungo la schiena e un ringhio frustrato si impossessò della mia gola improvvisamente secca.
Venne subito, in modo incontrollabile, facendomi eccitare fino a credere di non poter più fare a meno di quel profumo di donna..
- Edward.. ancora-. Mi chinai verso i suoi seni cedendo alla sua richiesta e trovai la stoffa bagnata della sua camicetta ad accogliermi. Aspettai che l’ondata d’urgenza scemasse, ma la voglia di strapparle di dosso i vestiti mi stava sommergendo. Violenza, passione, ansia, necessità.. stavo male, la mia sete di vampiro chiedeva di essere soddisfatta e la mia voglia non accennava a diminuire. Sentivo il bisogno di essere toccato, accarezzato..
Con una mano le sbottonai lentamente la camicia e avvicinai il mio naso alla sua pelle.
Mi irrigidii, era qualcosa di troppo forte per me. Appoggiai i canini poco sopra i suoi seni e li strusciai sulla sua pelle lasciandole una scia di veleno. Era deliziosa.. dolce, zuccherina proprio come la ricordavo. Il dolore sottopelle fu insostenibile.
Le mie dita salirono desiderose di toccarla sotto il suo reggiseno ed entrambi sussultammo di piacere quando raggiunsi un suo capezzolo. Mai, mai avevo sentito una tale urgenza nel mio desiderio. Il suo profumo riuscì a stordirmi e la gola cominciò realmente a dolermi, se non avessi ceduto al bisogno di morderla la sofferenza sarebbe stata insostenibile. Ma questa volta non potevo commettere lo stesso sbaglio. La mia mano le accarezzò la schiena facendola inarcare e le slacciai il reggiseno con una tale bramosia negli occhi e nella bocca che ansimai ripetutamente. Volevo assaporarla ancora, da tutta la mattina non desideravo fare altro, ma non riuscivo a frenare quell’ondata di passione che mi travolgeva rendendomi cieco. La mia violenza con lei poteva essere incontrollabile se avessi lasciato correre le mie emozioni.
- Edward..-. Mormorò di nuovo. Mi avrebbe fatto impazzire possedere il suo corpo così, sotto l’acqua, in giardino, su quella stramaledettissima ringhiera e farla gridare di piacere. I miei canini scesero a cercarle l’altro capezzolo e lo leccarono mordendolo con l’acquolina in bocca. Avevo il respiro ansante e sentivo le labbra bruciarmi sopra quella carne viva e pulsante.
“Mordila”. Chiusi gli occhi totalmente rapito dai suoi movimenti, mi cercava e si strofinava contro di me in modo malizioso e ingenuo. La mia erezione nei jeans gridava di dolore e le bloccai il bacino con le gambe facendola aderire alla mia eccitazione. La vidi trattenere il fiato e chinarsi per aderire meglio a me. Qualsiasi pensiero coerente morì sul nascere quando si alzò la gonna sopra le cosce e i miei occhi la osservarono ansiosi di imprimerla nella mente e nel corpo. Era.. dipendenza per me, droga allo stato puro e distruttivo. Dovevo andarmene, prima che il mio istinto prendesse il sopravvento e la assalisse. Respirai ansante in cerca di aria pura.. ancora.. ancora..ancora.. il torace si alzava e si abbassava, ma il mio corpo aveva bisogno di sentire la mia carne dentro la sua e il piacere del mio morso invaderla e farle provare un orgasmo di morte che solo io potevo darle. “No”.. mi ritrassi, non volevo ucciderla. Mi chinai per guardarla negli occhi e la vidi terrorizzata, persa per me, di me. Mi portai sopra di lei delirante e le sussurrai affannosamente nell’orecchio.
- Rimandiamo a domani piccolo fiore..-. I miei sensi erano talmente acuti che percepii le mie parole eccitarla e bagnarla ancora. “ dio se ti voglio, cazzo”.
Improvvisamente la vidi prendere dalla tasca la sigaretta che le avevo dato io, ormai bagnata. Non capii il suo gesto fino a quando non la accostò alle mie labbra.
- Non so se potrai fumarla..-. Mormorò agitata.
Il desiderio mi accecò, afferrai la Devil e le aprii le gambe con violenza. Con la mano la strusciai più a fondo tra le sue cosce sentendola tremare.
- No, ma così avrò il tuo odore sempre con me..-.
Stavo mettendo a dura prova i miei nervi, ero al limite. Dovevo andarmene. Mi allontanai da lei cercando la mia maglietta e mi chinai a raccoglierla affannato. Quando sentii le sue piccole mani strusciarsi sulla mia schiena ed accarezzarla non trattenni un brivido di piacere e rimasi fermo fino a che raggiunsero l’orlo dei miei jeans. “Toccami..”. Volevo che mi toccasse, volevo che mi accarezzasse. Vidi invece le sue dita chiudersi sulla mia t-shirt e afferrarla di scatto. Ci fissammo sotto la pioggia ancora intensa e lei strinse la mia maglia sul seno scoperto.
- Così avrò anche io il tuo odore sempre con me..-. bisbigliò decisa facendomi tremare eccitato. Le afferrai un braccio guardandola famelico e lei mi sostenne alzandosi in punta di piedi e sfiorandomi di nuovo le labbra.
- Tu sei come una droga.. Edward Cullen-. Sussurrò mordendomi dolcemente le labbra - stronzo, bastardo e approfittatore. Quante sono le tue maschere? Chi sei?-.
La lasciai fissandola stupito. Ma chi era quella ragazzina insolente? Avrei voluto rispondere a tono a quella provocazione, ma le mie dita si chiusero sulle sue braccia e la strinsi avvicinandola al mio viso.
- Non ti piacerebbe scoprirlo.. piccola impudente..-. Sentii la voglia di morderla farsi ancora più opprimente, ma non potevo resistere oltre. Scappare..io dovevo scappare. Irritante..
- Credo di sì invece..mi piacerebbe sapere tutto di te-. La fissai ancora per qualche minuto e poi le voltai definitivamente le spalle senza degnarla di una risposta. Odiavo profondamente le ragazzine che cercavano di comportarsi come buone samaritane, innocenti e innamorate. L’amore non faceva proprio per me. Mi allontanai tentando di togliermi dalla testa le sue provocazioni e cercando di dimenticare il suo profumo.
“Bella”. Pensai scavalcando il muro della scuola e mettendo una distanza visibile tra noi. Quell’umana voleva farmi perdere la testa e ci stava riuscendo. Mi avviai verso la strada e portai la Devil vicino al naso sorridendo. Ad ogni modo l’avrei avuta, e da quel momento in poi sarebbe stata solamente mia. Niente cane, niente identità, niente e nessuno oltre a me. Mia..


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Edited by Malia85 - 7/6/2009, 00:56
 
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CAT_IMG Posted on 11/8/2009, 11:35Quote

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3° capitolo originale: Bella Swan Thoughts


Strinsi la maglietta al viso e il suo profumo forte mi rapì, stavo impazzendo per quell’odore dolce e maschile, non avevo chiuso occhio l’intera nottata. Era vergognoso… non potevo più farne a meno, per me era una vera droga e solo pensare a lui accendeva un desiderio inverosimile dentro di me. Un’ossessione, una brama continua in ogni momento… la voglia di averlo, la voglia di sentirlo, la voglia di fare l’amore con lui, tutto quel desiderio mi stava distruggendo. Percepivo ancora le sue mani gelide sul mio corpo, era freddo… terribilmente freddo e duro. Quegli occhi magnetici, a volte dorati, a volte neri, e quel corpo… come poteva un corpo umano essere così perfetto? Non facevo che sognarlo, desideravo toccarlo e accarezzarlo… leccarlo. Arrossii al ricordo delle emozioni che mi avevano travolta.
Toccami…
Il desiderio di violenza mi sommerse, toccarlo, passare le mie dita su quel torace, su quello stomaco piatto e più giù, su quelle cosce… la curiosità di sapere se Edward fosse tutto perfetto mi soffocò e la mia gola si seccò improvvisamente. “Nudo”. Chiusi gli occhi passando la maglietta sulla pelle sudata del collo e i nostri odori si mescolarono… sapevo che sarebbe stato meglio stargli lontano. Non ero stata capace di dire “no”, ma come avrei potuto? Ero stregata da lui. Mi eccitai ripensando alla sua voce dalla tonalità roca e bassa e mi lasciai sfuggire un piccolo gemito di resa. E Jake? L’avevo accuratamente evitato. Edward era entrato dentro di me cancellando tutto, distruggendo ogni cosa. Reclinai la testa di lato strusciando la t-shirt sui miei seni scoperti che immediatamente reagirono… pazzo, quel ragazzo era un demonio, un diavolo tentatore e mi bagnavo al solo pensiero che potesse toccarmi.
- Edward…-. Mormorai per poter sentire il suono del suo nome pronunciato da me. Che stupida…
- Sei proprio uno stronzo…-. La sua maglietta passò sul mio stomaco stuzzicando i desideri della mia pancia e io sollevai le gambe, schiudendole leggermente. Prima o poi sarei stata sua, era solo questione di tempo. Lui… Mi avrebbe sconvolto l’anima e la vita, e io… scesi con la t-shirt tra le cosce e la strofinai in profondità, mugolando di frustrazione, io non avrei voluto altro che lui. La voglia di gridare si tradusse in un respiro affannato che mi fece inarcare la schiena.
“Edward...”. Il calore mi pervase e io mi rigirai ancora, scottavo, la mia pelle bruciava sotto le carezze della sua maglietta gelida. “Sto impazzendo per te, non ce la faccio più”. E il dolore della sua assenza mi invase ancora, la sua lontananza era sempre di più una tortura fisica e mentale. Ed erano solo due giorni che non andavo a scuola.
Passai le dita sui miei seni e ricordai ancora le sue parole.
E’ da questa mattina che immagino di addossarti alla ringhiera e sentirti bagnata sulle mie dita...
Mi toccai lo stomaco ripensando alle sensazioni delle sue dita dentro di me e l’istinto di accarezzarmi prese il sopravvento. Quando la mia mano si arrese tra le gambe gemetti di piacere e il pensiero di lui mi divorò famelico. Lo immaginai nudo e bello stringermi al muro e prendermi così, sussurrandomi quanto fosse bastardo, quanto fosse stronzo. “Dio, Edward”. Mi morsi le labbra mentre i polpastrelli mi accarezzavano con leggerezza provocando in me brividi e sussulti. Era una febbre, una smania costante… volevo fare l’amore con lui.
“Ti voglio…” Pensai sentendo una scossa elettrica attraversarmi violenta. Non ci riuscivo… non era possibile togliersi dalla testa quel dio bellissimo e dannato. Sentii il mio odore invadere la stanza e ripensai a quanto lo facesse perdere.
- Edward…-. Sospirai venendo sulle mie dita e mordendomi le labbra dal desiderio di sentire il mio sangue ferroso dare sollievo a quella passione. Non era cambiato nulla, avevo ancora voglia di lui… e più di prima. Mugolai frustrata rilassandomi sul cuscino e chiusi gli occhi lasciandomi cullare… “Maledetto…”.
- Molto eccitante…-.
Sussultai lanciando un grido spaventato e mi misi seduta di scatto spalancando le palpebre.
“Ma che diavolo…”. Mi strinsi incredula nelle spalle. Edward in camera mia, di fronte a me, non era possibile. Doveva essere un sogno perché… perché… arrossii visibilmente sperando che non avesse visto tutto quanto. In fretta mi coprii con le lenzuola senza guardarlo. Dio mio, ero nuda…
Si avvicinò sorridente poggiando lentamente le mani sul letto e chinandosi verso di me - Mi correggo, molto eccitante quando pensi a me e pronunci il mio nome…-.
Spalancai la bocca senza dire nulla e lo vidi sorridere malizioso. Dio, aveva veramente visto tutto. Rimasi immobile per alcuni secondi, rossa in viso, ma mi riscossi presto, svuotando la mente di ogni pensiero. “Sei qui… nient’altro conta”.
Sorrisi anche io avvicinandomi a lui lenta e mi permisi di sfiorare il suo collo con il mio naso. Che importava… io volevo essere sua, che guardasse, che toccasse, che si appropriasse di me. Sapere di averlo fatto impazzire non mi infastidiva, tutt’altro…
- Chi ti ha detto di entrare in camera mia?-. Sussurrai alzandomi in ginocchio e sfiorando il suo torace con le dita. Mi piaceva pensare di poter avere potere su quell’angelo.
- Non so se ti piacerebbe scoprirlo…-. Mormorò scoprendomi e guardandomi nuda tra le coperte. In alcun modo riuscivo a vergognarmi del suo sguardo su di me. Tesi le braccia verso il mio demone che mi fissò famelico, ma rimase immobile.
Mi sollevai maggiormente e inspiegabilmente lo annusai. Il mio corpo sfiorò il suo e il desiderio di percepire forte il suo odore mi fece alzare il capo e annusare il profumo del suo torace, del suo viso…
- Ci sono tante cose che mi piacerebbe scoprire…-. Sussurrai afferrando con la mano la t-shirt che indossava e tirandolo verso di me. Ero impazzita… mi sentivo una cocainomane di fronte alla sua dose quotidiana di droga. Non potevo in alcun modo fermare quell’ondata di desiderio.
Non sorrise, il suo sguardo rimase d’acciaio e i suoi lineamenti erano rigidi. “Basta, Edward”. Se avessimo aspettato ancora sarei morta dalla voglia di sentirlo dentro di me. Ma non riuscii a farlo muovere e mugolai frustrata. Lo fissai dritto in quegli occhi color dell’onice e qualcosa si sciolse nel mio essere, sapevo che se l’avessi provocato ulteriormente avrei pagato tutte le conseguenze fino in fondo, e non reagii… aspettai guardandolo e chiudendo le palpebre cercando nell’aria le tracce del suo odore. Ma non ero l’unica che tentava di rimanere lucida, Edward sembrava tremare di piacere.
Si chinò ancora verso il mio viso e cominciò a sfiorare con la bocca la mia fronte, le mie guance e le mie labbra. Non capivo cosa stesse cercando di fare, ma il mio cuore batteva all’impazzata, singhiozzando dolorante. Le mie gambe si fecero molli e sentii il bisogno di stendermi.
- Sta ferma…-. Bisbigliò strappandomi un gemito di piacere che lo fece ghignare.
- No…-. Risposi decisa facendolo fermare. I suoi occhi di brace mi fulminarono e un sorriso malizioso si disegnò sulla sua bocca perfetta. Si poteva morire per un sorriso? Sì, io per quelle labbra avrei dato la mia vita.
La violenza nei suoi occhi mi fece indietreggiare lentamente. Dire di no ad Edward poteva essere pericoloso, l’avevo capito, ma perché mi ostinavo ad affrontarlo? A sfidarlo?
Indietreggiai intimorita da quello che lessi nei suoi occhi e lui scoppiò a ridere divertito.
- Piccolo fiore, non ti azzardare a…- Lo bloccai mettendogli le dita sulla bocca istintivamente. Adoravo la sua voce, adoravo le sue labbra, veneravo tutto di quel ragazzo, ma avevo agito d’istinto, senza pensare alle conseguenze.
- Hai idea di cosa significhi starti lontano? Non dire stronzate-. Lo fissai affascinata e i nostri visi si avvicinarono attenti. La sua rabbia si smorzò improvvisamente lasciando posto allo stupore. Posai le labbra sull’angolo delle sue e lo sentii gemere lievemente.
- Mhhh…-. Reclinò la testa di lato e si accostò alla mia pelle sfiorandola con le labbra. Non mi stava toccando, ma sentivo il suo respiro gelido su di me e questo bastava a farmi perdere di lucidità. Lo annusai ancora, mentre il suo capo scendeva a carezzare lievemente il mio braccio. Sapeva di uomo, di sesso e di buono. Strinsi le labbra tra i denti e continuai a bearmi di quell’odore salendo ad inspirare la sua aria fino ad affondare il viso tra i suoi capelli. Due animali alla ricerca del loro profumo reciproco, volevo drogarmi di lui.
- Bella… tesoro!-. Renèe bussò alla porta facendomi sobbalzare ed Edward sorrise.
- Ma… mamma?-. Risposi con voce tremante. Le sue dita mi sfiorarono leggere le cosce e io guardai il soffitto trattenendo il respiro. Demone…
- Amore tutto bene?-. Mia madre era fuori dalla porta e quel demonio dentro di me. Lo fissai a lungo mentre il suo volto angelico continuava a guardarmi e ad ignorare la voce che veniva dall’esterno. E se mia madre fosse entrata?
- Tutto bene…-. Risposi poco sicura facendolo ridacchiare.
- Esci…-. sussurrai presa da una strana voglia di fargli male. - Subito… Edward. Non me lo far ripetere…-. Si allungò verso il mio corpo scendendo a divorarmi la bocca e io chiusi gli occhi stregata da quell’ardore. “Rimani…”. No, non potevo resistergli, ero inerme di fronte a quel dio. Mugolai disperata cercandolo ma si scostò di colpo mettendo distanza tra noi. “No…”.
Fece qualche passo indietro, lo vidi accendersi una sigaretta e rimanere a fissare il fumo uscire dalla sua bocca per alcuni minuti. Non volevo allontanarlo da me, non era stata mia intenzione… ma non capivo cosa stesse succedendo, faticavo a ragionare coerentemente. Quelle bellissime labbra si poggiavano sulla Devil per provocarmi, per tentarmi e non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella visione.
- Odio non capire a cosa pensi...-. protestò aspirando il fumo e espirando nella stanza.
Detestai profondamente me stessa, non ero in grado di reagire a quelle emozioni, non ero in grado di resistere al suo modo assurdo di travolgermi. Gli lanciai un’occhiata incuriosita e ritrovai i suoi occhi nei miei. Mi sembrò di leggere nella sua anima…
- Perché sei qui e come hai fatto…-. Cercai di articolare deglutendo la saliva, innervosita.
Fece spallucce per nulla intenzionato a rispondere e mille domande mi affollarono la mente.
- Sei scorretto-. Sibilai cercando di coprirmi ancora e fissandolo con occhi sgranati. L’immagine della calma e della tranquillità, dell’indifferenza. Lo odiai, lo odiai con tutte le mie forze, perché non c’era niente di più bello, niente di più desiderabile di lui.
- Dirti che sono venuto per inchiodarti al letto, violentarti e scoparti per tutto il pomeriggio farebbe la differenza?-. Decisamente… ma si rendeva conto dell’effetto che aveva su di me? Mi alzai cauta e feci per raggiungerlo, lo guardai ansiosa e ci fissammo feroci, intensamente. Mi avvicinai in fretta senza pensare e gli circondai il collo con le braccia cominciando a baciarlo con foga. “Aria”. Finalmente potevo respirare.
Percepii le sue dita affondare tra i miei capelli con violenza e bisogno spasmodico… doveva aver lasciato cadere la sigaretta a terra. Non mi fermai e infilai una gamba tra le sue ginocchia sperando che i nostri corpi si facessero sempre più vicini e le nostre cosce si sfiorassero desiderose d’altro. Non potevo sopportare che ci fosse distanza tra noi, avrei preferito che mi uccidesse.
- Non così, rischi di finirmi fiorellino-. Si allontanò di scatto, mettendo ancora distanza. Non ci volevo credere, che fosse impazzito? Lui che sembrava non vedere l’ora di sbranarmi e di farmi sua, si era ancora scostato da me. Provai dolore…
- Sei tu che rischi di “finire” me…-. Era un gioco a perdere. Preda e cacciatore, io lo volevo, non desideravo altro, ma prolungare l’agonia in quel modo non aveva senso. Ero una debole, stavo cedendo ad una tentazione, e una volta sua lo sapevo… tutto sarebbe finito. Ma da quando l’avevo visto non avevo desiderato nient’altro che averlo.
- Voglio ucciderti Bella…-. Vibrai tremante. “Cosa?” Il tono della sua voce si era fatto pericoloso e minaccioso, tremendamente eccitante e io mi sentii attratta in modo inesorabile da quel rischio. L’adrenalina mi scorreva dentro incessante e mi sporsi verso il suo volto cercando ancora le sue labbra. “Non voglio starti lontano”.
- Uccidimi…-. Lo provocai strusciandomi su di lui e strappando ad entrambi un mugolio di violenza repressa. Non ero in me... era come se un veleno caldo mi imponesse di unirmi a lui per risvegliare i suoi istinti, avevo sete di appartenergli.
- Sì…-. Ringhiò sommessamente. Mi afferrò con forza portandomi contro il suo corpo e guardandomi negli occhi... Schiusi le labbra totalmente in suo potere e con la mano libera tracciai i contorni del suo viso sospirando affannosamente. Se fossi morta così me ne sarebbe veramente importato qualcosa?
Una smorfia dolorante apparve sul suo volto e io aspettai che parlasse - Ogni cosa di te mi ossessiona da quando ti ho vista. Il tuo odore, il tuo sapore, la tua mente, il tuo corpo, la tua anima… ucciderò chiunque ti starà vicino, non mi fermerò, voglio averti solamente mia, continuamente in mio potere. Voglio prenderti così tante volte che dovrai supplicarmi di smetterla, esausta, voglio essere la tua droga...-.
Il cuore sembrò scoppiarmi nel petto e i miei respiri accelerarono inevitabilmente. Ero incredula… non l’avrebbe mai fatto veramente… non riuscivo a concepirlo.
Sta lontana da Edward Cullen... Bella, è pericoloso.
Le parole di Jake mi tornarono alla mente e improvvisamente capii. Edward non aveva alcun limite, non si sarebbe mai fermato.
Chiusi gli occhi e mi resi conto che ormai mi ero spinta troppo oltre, che la colpa di ogni conseguenza sarebbe stata mia.
- E anche quel cane, evita che ti metta le sue luride zampe addosso, o non sarà l’unico a pagarne le conseguenze-.
Queste furono le ultime parole che sentii, Edward se ne andò tranquillo uscendo dalla porta. Non potevo credere a quello che stava succedendo, cominciavo a credere che fosse solo un brutto incubo e che dovessi ancora svegliarmi.



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14 replies since 14/3/2009, 22:59
 
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