Vampire’s Kiss: Il bacio del vampiro.
Capitolo inedito: Bella Swan Thoughts.
“Baciata”. Quella parola mi rimbombava nella testa, Edward Cullen mi aveva baciata di fronte al mio Jake. Mi strinsi nelle spalle circondando il mio corpo nudo con le braccia. Ma perché? Perché non c’era modo di resistergli? Io avevo l’amore, io e Jacob ci volevamo bene. Ma allora perché il pensiero di Edward mi faceva girare la testa? “Non ti sei comportata bene”. Non volevo certo diventare il suo giocattolino personale, però.. mi morsi le labbra. Non avevo mai provato una passione simile, un desiderio lacerante come quello, una voglia di appartenergli che avrebbe dannato la mia anima. Sospirai, “che situazione..” io non sapevo nulla di quel ragazzo, se non che era mortalmente pericoloso e che faceva uso di stupefacenti. “E che è bello, dannatamente bello, quasi irreale”. Un diavolo, un demonio dalla pelle candida come l’avorio e i capelli rossi come l’inferno. Appoggiai la testa sulle piastrelle dure del bagno della scuola e rabbrividii. Non sapevo neanche perché mi ero lasciata convincere a rimanere a giocare a pallavolo, ma proprio non volevo guardare Jake negli occhi. Cosa avrei potuto dire? “No, scusa, lo desidero troppo?”. Non aveva senso quell’attrazione, nessuno scopo, ne avevo paura. Avevo terrore di sentire le sue mani su di me, i suoi occhi fissarmi, perché ero consapevole che per lui avrei fatto qualunque cosa. Improvvisamente sentii il bisogno di piangere, mi sentivo come una preda braccata, io contro di lui non potevo nulla. Una lacrima mi scese giù per la guancia confondendosi con l’acqua della doccia.
- Spiegami perché sei ancora qui..-. Sussultai quando Jessica entrò nel bagno. Il mio cuore perse qualche battito. “Chi volevi che fosse? Eh?”. Mi resi conto che avrei voluto fosse Edward. “Dio, no, no”.
- Faccio in fretta..-. Risposi timidamente guardando in basso. “Vergognati, sei una stupida”. Feci per chiudere l’acqua quando la vidi uscire e rimasi per un po’ imbambolata a fissare la porta. Odiavo quelle mie debolezze, odiavo quelle sensazioni, quel potere che lui aveva su di me.
“Ossessione..”.
Chiusi gli occhi rifuggendo sotto il getto caldo permettendo a me stessa di fantasticare su di lui. “So che ci sei, lo so, è come se ti sentissi su di me”.
- Edward..-. Mormorai. Mi sembrò quasi di percepire il suo profumo, l’odore della sua pelle e la dolcezza delle sue labbra sulle mie. Mi faceva impazzire il suo sapore.
- Sì..-. Sentii la sua voce roca e gelida avvolgermi. Reclinai la testa di lato e mi appoggiai con la schiena contro le piastrelle. Quella voce.. avrei fatto l’amore con quella voce.
- Sei qui?-. Bisbigliai ancora. Mi sentivo come stordita, mi sembrava di percepire il suo sguardo fisso su di me e mi piaceva, mi piaceva la sensazione che lui potesse guardarmi nuda, avere il mio corpo come e quando lo desiderasse.
- Sì..-. Rispose ancora, il tono basso, minaccioso. Mi leccai le labbra desiderosa di poter sentire ancora il gusto dei suoi baci e della sua bocca, ma incontrai solamente il getto d’acqua sciapa che mi fece rabbrividire.
- Dove..-. Sussurrai allungando una mano nel vuoto senza aprire le palpebre. Avevo paura che fosse un sogno, che lui non fosse reale, che una volta aperti gli occhi sarebbe scomparso.
- Qui..-. Le mie dita sfiorarono qualcosa di duro, pietra, pietra e tortura. Il cuore mi salì in gola, non era una fantasia, lui era lì di fronte a me, lui mi stava guardando.. lui, oh lui.. lui..
- Ahhh..-. Gemetti. Le mie gambe si fecero molli, il mio cuore cominciò a battere troppo velocemente e il mio respiro si spezzò ansimante. Tremavo, tremavo dal desiderio per quel bellissimo angelo e volevo sentirlo tutto su di me, completamente mio.
- Mi vuoi..-. non era una domanda. Sentii la sua risata gutturale e sprezzante. Il solito stronzo. Ma dio, perché doveva essere così dannatamente bello? Non risposi e l’aria divenne irrespirabile. Stavo male, male da morire, percepivo il suo respiro lento e regolare, un po’ pesante.. un po’ ansante e strinsi le dita intorno alla stoffa ruvida al tatto.
- Sì..-. Confessai presa dall’impulso irresistibile di attirarlo a me, sotto il getto d’acqua e baciarlo, lasciarmi toccare da lui, lasciarmi prendere l’anima.
D’improvviso l’acqua smise di scorrere e io rabbrividii, spostandomi involontariamente in avanti. Percepii i nostri corpi sfiorarsi e mugolai cercando il contatto con il suo corpo, che non arrivò. Freddo.. non pensavo di poter sentire così freddo senza di lui.
Spalancai gli occhi esasperata e frustrata dalla sua assenza e quasi urlai. Bello, bello da mozzare il fiato, lì accovacciato sulle ginocchia a fissarmi, a pochi centimetri dalle mie cosce. I suoi occhi, neri, neri come la pece, sembravano volermi divorare, sembravano voler gridare alla passione più sfrenata, alla violenza più mistica e la mia gola si seccò improvvisamente. “Fa male da morire”.
- Cristo.. merda..-. Le sue dita si chiusero intorno alle mie cosce serrandole col suo respiro gelido e io mi morsi le labbra cercando di non gridare. Un brivido mi corse lungo la schiena e avvampai di calore. Non riuscii a trovare le parole per dire nulla di sensato.
Sentivo solamente le sue dita toccarmi leggermente l’incavo dietro le ginocchia e risalire lente lungo le cosce fino ai miei fianchi. Tremavo, tremavo di piacere e di dolore, perché volevo sentire il suo corpo dentro al mio e quel desiderio non mi permetteva di pensare coerentemente e respirare in modo normale. Ansimavo.. e un fuoco mi bruciava dentro, avrei voluto gridare il suo nome ed essere sua, ancora, ancora e ancora fino allo sfinimento. “Ti voglio.. ti prego, ti supplico, oddio per favore..”. Lo guardai fremere, i suoi capelli serici a solleticarmi la pelle e le sue labbra, quelle labbra gelide e rosse, si posarono lievemente sul mio stomaco lasciando una traccia indelebile, una cicatrice, fino al basso ventre. Deglutii smettendo completamente di respirare.
- Tenera..-. Lo sentii mormorare - morbida.. e mia..-.
Alzò il capo deciso e i nostri sguardi si incrociarono per un istante. “Qualsiasi cosa, ma fallo.. fallo adesso”. Non rise, non respirò, ma le sue palpebre si chiusero e le sue mani mi strinsero con troppa forza, tanto che dovetti mordermi le labbra per non gemere.
- Cazzo..-. Bisbigliò afferrando le mie cosce e posando la fronte sulla mia pelle, bruciandola. – Ah, piccolo fiore, tu mi vuoi far morire..-. Aprì con forza le mie gambe e finalmente un sorriso diabolico si impresse su quel viso perfetto. Puro terrore, puro piacere.. Edward era di una bellezza soprannaturale e totalmente, incondizionatamente mortale.
Mi attirò a sé in un istante e il suo viso affondò tra le mie cosce, mentre le sue dita scendevano con foga ad accarezzarmi il fondo della schiena. Reclinai la testa all’indietro e lasciai che un gemito roco mi sfuggisse dalla bocca. “Dio, fammi morire così”. Le mie mani afferrarono la sua massa di capelli rossi e lo strinsi a me con l’intenzione di soffocarlo, di ucciderlo con il mio profumo. Percepivo quanto gli facesse male, quanto gli piacesse.. ed ero pazza di lui.
Il silenzio della stanza era letale, riuscivo a sentire i miei respiri ansanti e i colori della luce si fecero sfocati. Il suo odore.. mi stava stordendo, non riuscivo più a capire cosa stesse succedendo, non lo comprendevo. Lui mi tenne, ed io inarcai la schiena ancora di più, sfiorando quasi il muro e la sua testa si mosse lentamente tra le mie gambe. Sentii le sua labbra posarsi sull’incavo della mia coscia e mi sembrò di sentire un ringhio sommesso. Faticai a tenere gli occhi aperti. “Edward..”.
Aprì la bocca in modo lento, concentrato e percepii i suoi denti mordere leggeri la carne del mio inguine. Tremai.. la voglia di essere morsa da lui mi lasciò senza fiato. Volevo che mi mordesse forte, che mi lacerasse la pelle e si nutrisse insaziabile di me. Mi spaventai.. era pura follia, era disumano ed era bellissimo. Lui, lui era bellissimo.
- Smettila!-. Gridai come una pazza – Basta, smettila!-. Volevo piangere, piangere dalla voglia ossessiva di averlo. Desideravo sentire la sua lingua dentro di me, desideravo che mi prendesse così, nuda e fragile di fronte a lui. Cercai di divincolarmi, cercai di resistere. “No, no, no”.. mi lasciai cadere a terra e questa volta non mi sorresse. Mi sciolsi, cadendo in ginocchio di fronte a quella creatura e di nuovo i nostri occhi si incontrarono.
- Basta..-.Mormorai allungandomi verso di lui e toccando con le mani la stoffa dei suoi jeans neri e bagnati. Aprii il palmo risalendo verso il cavallo e lo vidi rabbrividire e immobilizzarsi, muto. Occhi neri, occhi di pece, occhi di fame..
- Cosa vuoi, dimmelo..-. Bisbigliai sommessamente avvicinandomi alle sue labbra - E prenditelo..-. Aggiunsi quasi con dolore. Il respiro quasi inesistente, il battito assente, ero completamente bagnata e alla sua mercé. Ma poco importava.. avrei fatto qualunque cosa per lui. Qualunque..
- Uno..-. Sussurrò sommessamente chinandosi in avanti e afferrandomi per il collo. Soffocai perdendo quasi conoscenza. “ Cosa..?”. Sentivo sulla mia pelle le sue lunghe dita gelide e rabbrividii.
- Due..-. Ringhiò con foga spingendomi all’indietro. Persi l’equilibrio e caddi miseramente sul pavimento, nell’acqua tiepida che ancora correva via. Le ginocchia aperte, lo sguardo perso nel suo, mi sentivo come addormentata, intorpidita.
- E tre..-. Ghignò maligno muovendosi felinamente in avanti e affondando di nuovo la testa tra le mie cosce. Il dolore fu immediato e lancinante. Sentii l’inguine bruciare e la mia bocca si aprì per tentare un respiro che non venne. “Ahh..”. mi accorsi di stare guardando il soffitto e la mia gola sembrava essersi spezzata quando mi resi conto che un piacere inverosimile si stava impossessando delle mie ossa e della mia pancia.
Urlai, urlai come non avevo mai fatto durante la mia vita. Un urlo di godimento puro, un orgasmo puro, che non avevo mai provato e che forse si poteva solamente provare guardando negli occhi la morte. La vita, la mia vita stava scorrendo lentamente verso di lui e i miei respiri sembravano non afferrare mai abbastanza ossigeno.
- Ti prego, ti prego..-. Gridavo senza sapere il significato delle mie parole. Non ero in me, qualcosa nel mio corpo bruciava e nella mia anima chiedeva soddisfazione.
Sentii i suoi canini affondare ancora nella mia carne, più forte, ancora di più, con più ansia, ossessione, desiderio, finendomi e sfinendomi. Notai che l’acqua accanto alle mie mani stava diventando rossa, notai che il mio corpo si stava lentamente facendo debole e lo chiamai con voce roca, piena di desiderio.
- Edward..-. Sussurrai il suo nome proprio nel momento in cui un brivido intenso di piacere mi scosse e divenne un singulto strozzato, simile ad un’invocazione. L’avrei adorato.. l’avrei venerato. Chiusi gli occhi abbandonandomi ad un nuovo orgasmo, lo stomaco in fiamme, il ventre in un continuo sussulto di piacere. - Edward..-. Mormorai ancora, sentendo le mie braccia cedere.
E le sue labbra furono sulle mie, ferrose, marmoree e violente. Mi aggrappai a quella pietra, a quella durezza affondando la mia lingua nella sua bocca e quell’essere giocò, si ritrasse, mi prese con un desiderio crescente, agonizzante che mi fece venire voglia di fondermi con lui per tutto il tempo che avesse voluto.
- Io sto morendo..-. Bisbigliai staccandomi dalle sue labbra per riprendere aria.
- No, piccolo fiore-. Mormorò afferrandomi e portandomi contro di sé – sei tu che stai facendo morire me-. Mi baciò di nuovo, un bacio che nulla aveva di delicato, ma era passione, voglia di sesso e carne bollente.. la mia..
- Non ce la faccio, non..-. Sussurrai accarezzando il suo viso e continuando a saggiare le sue labbra mordendole, succhiandole come lui stava facendo con le mie. Eravamo affamati l’uno dell’altra, non riuscivo a staccarmi da quella tentazione, da quella tortura e la martoriai, la mortificai, senza pudore, senza orgoglio.
- Ti voglio..-. Sbraitò rauco e felino spingendo il suo bacino tra le mie cosce. Mi irritò, bruciò, e io gemetti sofferente e dolorante. Lo volevo così tanto.. eppure tutto mi sembrava irreale, un sogno, mi sentivo così male...
- Non andartene..-. Lo attirai a me e mi accorsi che cominciavo a bagnarlo con il mio corpo umido.
- Non andare resta con me..- Lo pregai quando sentii le sue dita tremanti sfiorare lievemente i miei seni. Sembrava affaticato e io non ne capivo il motivo.
- Devo.. ci vediamo stasera, piccolo fiore-. Rispose con il suo solito tono sprezzante. Ma la sofferenza era chiara nella sua voce come nella mia..
- No..!-. Gridai circondandogli il collo e baciandolo con una foga che non avevo mai avuto con nessuno uomo. Lo strinsi spasmodicamente e cercai di muovermi, di bloccarlo col mio corpo, non volevo che se ne andasse, lo volevo solo per me. - Preferirei morire che non averti..-. Bisbigliai cercando di attirarlo a me.
- Ci sei andata vicino, ragazzina.. lasciami, adesso, subito..ora!-. Ordinò con voce rotta dalla rabbia. Le mie braccia scivolarono dal suo collo e io mi accasciai a terra, la mia anima esausta, il mio corpo inerme.
Lo vidi chinarsi su di me e passarmi una mano tra i capelli - Sei impertinente, piccolo fiore.. mh?-. Le sue labbra si posarono sul mio collo e sentii un gemito di dolore provenire dalla sua bocca. - Dillo al tuo cane.. che ora sei mia..diglielo-. Rise sommessamente e si alzò, fissandomi con un possesso e un’ansia che mi fecero chiudere gli occhi. Avevo solo voglia di riposare ora, di dormire e lasciare che tutto scivolasse su di me. Scoppiò a ridere con gioia.. una risata malefica, un marchio su di me, ero diventata il suo divertimento preferito, il suo giocattolino più amato. E io stessa avevo voluto questo.. l’avevo cercato, agognato con tutta me stessa. “ Sua..solamente sua”. In quel momento ne presi consapevolezza, non sarei mai potuta essere di nessun altro, perché lui sarebbe diventato il mio tutto. Ma ero troppo stanca per poter pensare, volevo solo dimenticare e l’oblio mi attrasse a sé lentamente fino a quando non persi completamente i sensi. “E’ tutto un sogno, un sogno..”. continuai a ripetermi fino a che non persi coscienza di me. “Un sogno..”.
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Edited by Lady Alexandra - 22/5/2009, 16:22