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Diario di Corte

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Chemicals React. Robsten Song's Fiction, di L. Cullen & L. Alexandra
TOPIC_ICON1  CAT_IMG Posted on 19/2/2009, 20:42Quote

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Quando l'amore colpisce, lo fa all'improvviso, senza avvisare. E'un cupido privo di obbedienza che sa come scoccare le sue frecce, conosce i pudori e le chimiche degli uomini, fa leva sulle loro emozioni.
La fanfiction che vi apprestate a leggere racconta la storia di due giovani cuori, quelli di Robert Pattinson e Kristen Stewart. Inglese affascinante e selvaggio, lui.
Fragile e dolcissima, lei.
Complice...il set di Twilight, il film diventato icona internazionale dell'horror rosa, dove l'amore fra un vampiro secolare e un'umana impacciata spiccano sulle violenze della società, riportando a galla la passione proibita di Romeo e Giulietta.
Robert e Kristen, ai tempi in cui si snoda la vicenda, si conoscono appena ma il feeling artistico che li unisce rivelerà ad entrambi svolte inaspettate.
Ricordo che i dialoghi presenti nel racconto sono di pura invenzione e che si tratta di una song fiction, ovvero di una storia accompagnata da partiture muscicali.
In più, per agevolare coloro che non hanno visto il film nè letto il libro, ho pensato di aggiungere di mio pugno alcune parti descrittive e scene inedite, utili alla scorrevolezza della storia.

________________________________

Per postare i vostri commenti basterà cliccare sulla voce in arancione presente alla fine di ogni capitolo. Vi riporterà alla sezione Profumi e Ventagli, precisamente nella discussione abilitata per i topic legati a questo racconto.
Qual'ora vogliate pubblicare Chemicals React in altri forums/blogs siete pregati di contattare direttamente me o Lady Cullen tramite Mp.
Inoltre, ringrazio Lady Falco per il contributo grafico della cover.
Lady Alexandra (admin)

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Edited by Lady Alexandra - 12/8/2009, 15:00
 
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TOPIC_ICON9  CAT_IMG Posted on 19/2/2009, 20:44Quote

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1. Capitolo. Kristen. (Elisa - Swan)

"Walking by yourself in the cold, cold winter
Wrapped up in your coat like. It’s a magic blanket.
You say: "No matter where I go. They all look like strangers"
You see, the world only seems. The fairytale that it isn’t."

Di nuovo un altro film...un altro viaggio verso il set...
Il primo giorno di lavoro m'innervosisce sempre.
La regista mi piace...una certa Cathrine Hardwiche, esperta di drammi adolescenziali, saltata alla ribalta con un film ardito: Thriteen. Tredici anni.
Abbiamo chiacchierato a lungo e le ho comunicato le mie impressioni sulle battute che dovrò recitare. Per alcune abbiamo trovato un compromesso: - Avrai carta bianca, Kristen...mi fido di te! E della tua intensità.
La mia intensità.
E'la cosa che mi piace del lavoro che faccio. Poter esprimere la mia essenza al quadrato e buttar fuori la grinta anche in scene melò, quando lo spettatore non se l'aspetta.
Dimenticavo...mi chiamo Kristen Stewart, ho diciassette anni e sono nata a Los Angeles, in California, dove attualmente vivo con la mia famiglia. Mio padre John, di patria francese, è un produttore televisivo mentre mia madre, Jules, è una sceneggiatrice originaria di Sidney. Con mio fratello Cameron, più grande di me, vado d'amore e d'accordo...anche se qualche volta litighiamo di brutto.
La mia carriera è iniziata all'età di otto anni, grazie al ruolo di comparsa in una produzione Disney: Thirteen Year. A seguire, nel 2001, eccomi in un film indipendente per la regia di Rose Troche "La sicurezza degli oggetti" dove ebbi la fortuna di recitare accanto ad attori del calibro di Gleen Close.
L'anno dopo, ho interpretato un ruolo decisamente più incisivo nella pellicola "Panic Room", accanto a Jodie Foster. Una figata! Non potevo crederci! Jodie è fantastica, una vera bomba! Con lei mi sono sentita maturare dal punto di vista artistico e la nostra permanenza sul set ha fatto si che restassimo amiche anche dopo.
Nel 2004 ho lavorato con Dennis Quaid e Sharon Stone, nel thriller "Oscure presenze a Cold Creek" e nel 2005 sono diventata Lisa, nel film fantastico "Zathura", accanto a Tim Robbins e John Hutcherson.
Per fortuna, non ho mai smesso di lavorare. Il cinema indipendente è stato un toccasana per me, perchè in quelle pellicole il mondo non ruota intorno ai soldi ma intorno alla passione. Quella vera, quella che un attore si porta dietro come la copertina di Linus.
Il 2007 è stato fondamentale per la mia svolta. Con "Il bacio che aspettavo", accanto alla splendida Meg Ryan e con "Into the Wild", per la regia di Sean Penn, ho potuto alternarmi in ruoli completamente diversi e portare alla luce scampoli della mia personalità che ignoravo di possedere.
Ora, nel 2008, ho in cantiere alcuni progetti e Cathrine Hardwiche mi ha voluta con tutte le sue forze in questo...Twilight.
Il genere fantasy adolescenziale non mi ha mai appassionato molto...mi reputo una persona con i piedi per terra...senza fronzoli ma, leggendo il copione, sono rimasta colpita dal personaggio di Bella Swan. Per certi versi questa Giulietta del 2008 mi somiglia...non è una che si lascia influenzare dagli altri. E' abbastanza riservata sulle sue cose, si apre malvolentieri e questa sua chiusura può renderla antipatica agli occhi dei più curiosi, abituati ad analizzare col sondino le vite e le opere di ogni singolo abitante di Forks.
Ah! Per chi lo ignorasse, Forks è la cittadina in cui viene ambientata la storia. Pochi abitanti e cielo grigio tutto l'anno.
Per il resto...si... Twilight è carino. Un dramma leggero, dolcemente shakesperiano, con quel pizzico di paranormale che va tanto di moda oggi!
Il perno della vicenda è il solito: la scoperta del grande amore e del sacrificio estremo.
Sarà! Ma io rimango molto scettica sull'esistenza di un rapporto così profondo, capace di condurre alla morte.
-Siamo arrivati!- annunciò Michael, di fianco a me. Un ragazzo bruno, dal viso gentile e genuino.
E'il mio ragazzo da 4 anni.
E si...! Sono fidanzata.
Non ho detto che non credo all'amore...per carità! Solo che ho qualche riserva sul fatto che un rapporto possa evolversi in una maniera tale da farti perdere la testa! E'un mio limite probabilmente.
- Uff....Così presto?!...Siamo al primo giorno di riprese e già non ne ho voglia!
- Dai! C'è tutto il resto del cast che ti sta aspettando!- aggiunse il mio manager, sprizzando entusiamo da ogni poro.
- Perfetto! - sbuffai ad alta voce. Non amavo fare l'entrata trionfale da star protagonista...in particolar modo se ero in ritardo. Entrammo in quello che doveva essere il set adibito alla scena dello studio di danza.
Praticamente l'ultima sequenza del film.
Vidi subito alcuni miei "colleghi", sbiancati di sana pianta con un trucco ad hoc per sembrare dei vampiri.
- Oh Kristen! Sei arrivata finalmente!
Riconobbi subito la voce di Catherine Hardwiche, la regista.
- Ehm...c'era un po' di traffico...- mentii.
- Bene allora! Vai a prepararti con i vestiti di scena...intanto questi saranno i tuoi colleghi per i prossimi 40 gg circa...Ashley, Kellan, Jackson, Peter e quello in fondo è Cam!
- Ciao a tutti!- risposi con poca verve. In foto li avevo già visti tutti ma era la prima volta che l'incontravo fisicamente.
Tutti mi salutarono con un gesto della mano, impegnati già nelle prove del "combattimento finale".
- Ciao Michael, allora ci vediamo qui alle 4.30 ok? Io vado a prepararmi.
- Ok piccola, ci vediamo più tardi...io sono comunque in zona. Se ti serve qualcosa chiama.
E mi salutò con un bacio a stampo sulle labbra.
Andai verso il camerino e incrociai quella che doveva essere la mia controfigura...con tanto di vestiti sporchi di sangue e morso sul braccio in bella vista. La salutai con la mano e lei ricambiò. Nello spogliatoio del camper c'erano già i miei vestiti, pronti per essere indossati.
- Coraggio Kris. Si va in scena! - esclamai tra me, uscendo dal camerino.

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“But then you say: "I am not scared of anything.
Such a shy lie silent as the snow that is fallin’ down. ”


Provino. (Aly & AJ - Chemicals React)- Siamo già in ritardo di mezz'ora...
Catherine era già in ansia il primo giorno di lavoro. Supposi che fosse solo per colpa mia allora affrettai il passo, urlando:
- Eccomi! Sono qui! Ora poss -Stavo per dire che potevamo iniziare a girare quando una voce maschile m'interruppe.
- Catherine mi dispiace, mi ero addormentato... il primo giorno di riprese poi! Scusate tutti.
Cavolo...allora non ero io l'ultima arrivata.
Meno male...tutta tensione in meno.
Raggiunsi l'entrata e lo vidi.
Robert Pattinson, il mio patner in questo film, con i capelli completamente sparpagliati sulla testa e quell' accento inglese, a volte troppo inglese...
Tuttavia non potevo lamentarmi...in un certo senso l'avevo scelto io...- io e Catherine per la precisione - ma l'ultima parola era uscita dalle mie labbra ed aveva avuto un peso rindondante sulla decisione della regista.
Avevamo provinato un sacco di attori/modelli, maledettamente perfetti, che in qualche maniera potevano rispecchiare il "mito" di Edward Cullen, il vampiro nobile e sexy uscito dalla penna di Stephanie Meyer, ma se aprivano la bocca per recitare le battute, cadevano dal loro piedistallo come tanti bambolotti di plastica.
Così, dopo tanto lavoro ed un iniziale sconcerto, eravamo riuscite a trovare quello che, secondo noi, poteva essere un "potenziale" Edward. Proprio allora, per uno strano caso del destino, ci comunicarono che era arrivato un ragazzo da Londra per il provino. Accettammo solo per "pietà", visto che il poveretto si era dovuto sorbire parecchie ore di volo per giungere alla mèta.
Cath mi disse che era il ragazzino che aveva fatto Cedric Diggory in uno dei films di Harry Potter. Bhò...non avevo mai visto il maghetto con gli occhiali in azione ma annuii ugualmente, tanto al punto in cui eravamo, con una mezza scelta da confermare, non ci avremmo rimesso nulla. Provino più, provino meno...


"You make me feel out of my element.
Like i'm walkin' on broken glass. Like my world's spinnin' in slow motion.
And you're movin' too fast! "

Ed ecco che l'inglesino entrò in scena: camicia bianca, jeans neri, capelli castani abbastanza lunghi, completamente senza una logica, occhi azzurri. Tutto sommato come aspetto fisico non era male, anche se avevamo visto di meglio ma quando aprì la bocca per parlare qualcosa mi convinse che avevamo fatto bene ad aspettare.
- Salve! Sono Robert Pattinson, ho 21 anni e sono inglese.
Già. Si sentiva che lontano un miglio che era inglese, l'ultima parola l'aveva pronunciata in un modo tanto strano che mi fece sorridere...
- Vorrei portare sullo schermo Edward Cullen perchè credo che abbia bisogno di essere un po' più umanizzato...
Mi stupì con quelle parole...di solito tutti volevano fare Edward per rappresentare "la perfezione".
- Ok, ok...prova a recitare queste battute...
E Cath gli sventolò davanti un foglio.
Provammo la scena madre del film...quella ambientata alla radura...e l'intensità con cui recitava sbrecciò le mie ultime ristrosie. Non era come tutti gli altri...
Anche Catherine se ne sorprese e, prima di lasciarlo andar via, gli chiese un'ultima cosa:
- Veramente sei rimasto colpito dal personaggio di Edward? Oppure c'è anche qualche altro motivo per cui vuoi questa parte? Non so...i soldi per esempio.
E rise, com'era solita fare.
Lui fece spallucce. -Bhè...ho saputo che Kristen faceva Bella, quindi ho accettato di fare il provino!
Non era la prima volta che gli attori, miei colleghi, enfatizzavano la cosa (solo perchè avevo fatto Panic Room con Jodie Foster da piccola, non voleva dire che ero una star di Hollywood) ma la frase di Robert, pronunciata con quell'accento britannico, m'imbarazzò. Lui per primo era arrossito...le guance vermiglie mettevano in evidenza ancora di più la sua pelle bianca...altro punto a suo favore. Non sarebbe stato necessario esagerare con il maquillage.


“But the planets all aligned, when you looked into my eyes
and just like that, watch the chemicals react.
And just like that the chemicals react.
The chemicals react”

Lo salutammo e traemmo le conclusioni.
Lui doveva essere Edward...per il semplice fatto che non era perfetto...ma aveva l'intensità esatta per la parte. In più non sapeva mentire...quindi dedussi che desiderava davvero il ruolo (o almeno lavorare con me). Anche Cath fu d’accordo, anche perchè disse che aveva visto una forte chimica tra di noi...
Insieme potete far davvero credere di essere innamorati...
- E' un bene per il film - aggiunsi.
E così, Robert Pattinson, il timido inglese, divenne l'affascinante vampiro Edward Cullen. Capelli tinti di bronzo, con un taglio ribelle alla James Dean ed un sorriso spacca pietra, di quelli che avrebbero fatto sciogliere le ragazzine.

________________________________



Musica / (Selena - Dreaming Of You)
La giornata passò in fretta e mi ero già procurata 2 o 3 lividi per colpa di Cam. Nella foga della scena mi aveva sbattuto contro al muro un po' troppo violentemente...
Rischi del mestiere.
Per fortuna i lividi erano solo delle piccole macchioline in superficie. Si potevano facilmente nascondere.
Nelle scene d'azione non mi sentivo a disagio...non ero come la Bella del libro...non ero un' altleta, ma nemmeno un'imbranata!
Un altro paio di maniche era Robert...non c'era paragone tra lui e Cam.
Cam era muscoloso, atletico...Rob era smilzo, abbastanza impacciato...insomma, non l'Edward del libro...e andando contro ogni logica mi congratulai con me stessa d'averlo scelto.
Stanca, ma non così tanto, andai verso il mio camper (niente hotel per i primi 7 gg) dove ad aspettarmi c'era Michael.
-Allora? Com'è andato il primo giorno?
- Tutto ok, ho conosciuto il cast e mi sono già fatta male...quindi tutto nella norma.
Mi sorrise e mi baciò una guancia.
- Quindi, stasera che si fa?
- Non lo so Mike, non sono stanca ma domani dalle 7 devo essere qui...
- Ma non lavori dalle 12.30 in poi?
- Sì, ma per le prime 2 settimane devo lavorare mentalmente sul personaggio al mattino, ricordi?!
- Ah! Scommetto che devi confrontarti con quello che fa Edward, vero?
- Vero.
Mi sentii in colpa anche perchè tra un paio di giorni Michael sarebbe partito per una settimana con i suoi.
- Però dai...potremmo approfittare di queste due sere per combinare qualcosa! Non morirò di stanchezza, garantito.
- Ok allora...vuoi andare in qualche locale o preferisci fare altro?
Aveva enfatizzato la parola "altro" e si era avvicinato alle mie labbra per un bacio.


_______________________________


- Cavolo, sei proprio adatto a interpretare Emmett...!
Riconobbi la voce all'istante.
- Non posso dire altrettanto di te- aggiunse Kellan- Le qualità dei vampiri dove le hai lasciate?
E rise.
Non risposi al bacio di Michael e alzai la testa.
-Hey Kristen!
- Ciao Kellan...ciao a tutti!
Ashley, Jackson e Robert mi salutarono con la mano.
- Rimani con noi stasera? Ci troviamo nel camper di Rob per ascoltare della musica...a dire il vero suonerà lui -disse divertito, indicando Pattinson.
Ashley gli diede una gomitata... - Stupido! Non vedi che è impegnata? Kristen, ci vediamo domani sul set...- E spinse nel camper Kellan e Jackson.
Robert li seguì un attimo dopo facendomi un cenno con la testa che probabilmente per lui era un saluto.
- Simpatici i tuoi colleghi...non mi hanno rivolto neanche un "ciao". Sono commosso.
- Bhè... nemmeno tu li hai salutati...e poi come hai visto non hanno salutato come si deve neanche me!
- Allora, amore? Rimaniamo qui stanotte?
All'improvviso delle risate fragorose scoppiarono dal camper affianco. Sentii un coro che urlava "Robert, Robert, Robert!!!!"...poi un'altra risata...e una chitarra che cominciava a suonare...
- Sai che ti dico Mike?! Andiamo per locali...non ho voglia di restare qui.
Lo guardai, mi prese la mano e mi portò alla sua macchina.
- Dimmi, Kristen....Sono curioso di sapere chi fra quei tre sarà il tuo fidanzatino vampiro...
La sua domanda mi spiazzò. - Cosa?
- Insomma...è quello alto muscoloso, il biondo, o quello che ha fatto Cedric?
Uff! Perchè diavolo io ero l'unica a non aver visto Harry Potter?
- E' l'ultimo che è entrato...il Cedric che intendi tu, suppongo...
- Bhè...ma quel vampiro non dovrebbe essere il ragazzo più bello del pianeta? Quel tipo là mi sembra un ragazzo normale...
Stranamente, dal tono delle sue parole, mi accorsi che la scoperta gli era stata gradita.
Annuii, dandogli ragione. Poi cercai di deviare il discorso. Il chiasso e la gioia che provenivano dal camper mi turbavano. - Non dovremo mica parlare di lavoro anche questa sera vero?
- No no, figurati...solo curiosità...! - Si girò e mi diede un bacio.
Gli allacciai le braccia al collo e contraccambiai le sue labbra.
La serata volò in fretta in quel pub...e verso le 23.30 tornammo al camper. Salutai Michael ed aprii la porta del mio furgoncino privato.
Di fianco si udiva ancora un suono di chitarra.
- Ma guarda questi...quanto pensano ancora di suonare?
Senza accorgermene, tesi l'orecchio buttandomi sul letto.


“Cause I'm dreaming of you tonight.
Till tomorrow, I'll be holding you tight.
And there's nowhere in the world, I'd rather be.
Than here in my room, dreaming about you and me”


Riconobbi una canzone di Van Morrison e una voce roca che cantava...era piacevole...e mi addormentai.

Invito (The Motorhomes - Into The Night)
Drin, drin, drin, drin, drin!!!!
Guardai l'ora nella sveglia. La lancetta segnava le sei in punto.
La spensi e andai a vestirmi. Per fortuna questa mattina niente riprese.
Uscii dal camper e mi diressi verso quello della troupe...per le prossime 3 ore almeno dovevo riflettere sul mio personaggio.
Bussai ed entrai. La prima cosa che mi si parò davanti fu un lungo tavolo con appunti sparsi ovunque e infondo, seduto, Robert.
- Hey Kristen!
- Hey! - risposi con un sorriso e mi sedetti davanti a lui.
In realtà, a cosa dovevo pensare? Conoscevo, vita, morte e miracoli di Bella Swann. La Meyer le aveva dato la parola nel libro, lasciando ai lettori la possibilità di carpirne ogni segreto. Poi, se aggiungevo che per certi versi quel personaggi mi somigliava...il gioco era fatto.
- Hai fatto progressi con il personaggio di Edward?
Rob alzò la testa dal libro: - Oh sì! Edward è più pazzo di quanto pensassi...voleva uccidere tutta una classe il primo giorno che incontrò Bella...! Figo! - Scoppiò in una bella risata.
- E tu come lo sai? - In effetti cadevo dalle nuvole. Ma Edward non era il nobile vampiro che succhiava solo sangue animale? Quello che non avrebbe potuto far del male ad una mosca?
Rob mi guardò dritto negli occhi, sfoggiando un attenggiamento sornione, tipico del gatto che sta per leccarsi l'ultima succulenta goccia di latte dal piatto.
- Bhè...mantieni il segreto. La Meyer mi ha dato la bozza di Midnight Sun da leggere - e sfoggiò il libro che aveva in mano.
- Sarebbe?
Alzò un sopracciglio, stupito dalla mia reazione. In effetti non sapevo cosa fosse questo Midnight Sun. - E' Twilight raccontato dal punto di vista di Edward - mi soccorse lui, con naturalezza. Lo si leggeva in viso che era attirato dalle sfacettature del proprio personaggio. Edward Cullen era affascinante, sexy, buono eppure nascondeva un lato oscuro del suo carattere che forse Bella non avrebbe tanto apprezzato. Il segreto del vampiro, dunque, latitava nella bozza della sua autrice.
Quel sole di mezzanotte che gli umani hanno la fortuna di vedere solo durante le eclissi.

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"Don't chase the beat of your heart. Don't let yourself fall apart "

L'intera mattinata passò veloce. Robert e io non chiacchierammo molto ma quando mi parlava di un Edward così "umano" riuscivo a dare una piega diversa anche al personaggio di Bella. Il gioco mi piaceva.
Sarebbe stata una settimana molto costruttiva.
Mangiammo insieme al cast e al pomeriggio riprendemmo le riprese dal punto in cui le avevamo interrotte.
C'ero io distesa sul pavimento, completamente sanguinante e con l'inferno nella testa, e i Cullen che smembravano il corpo del cattivo, James. Il Cam biondo e muscoloso che avrebbe potuto ridurre Edward in poltiglia se solo la rabbia del nobile vampiro non avesse superato i limiti della sua umanità, dandogli la forza necessaria per abbattere il nemico.
Il giorno dopo eravamo tutti sullo stesso set. Stessa aula di danza. Stesso scenario. Cambiava solo il modo di trasportare i personaggi principali sulla scena. Io e Rob dovevamo interagire a stretto contatto. Il copione prevedeva che affonddasse i canini nel mio polso e mi succhiasse il veleno dal corpo prima che la trasformazione da umana a vampiro avesse inizio.
Durante la sequenza, Rob non faceva altro che interrompersi e ridere. Sembrava provarci gusto nel mordermi. Non lo stesso gusto che avrebbe dovuto provare Edward nell'assaggiare il sangue profumato della sua innamorata però...
Ansimava come in preda all'estasi, mugolando tra un affondo e l'altro.
Kellan lo prendeva in giro per i versi che faceva: - Guarda che se fai così, tutti penseranno che stai facendo ben altro che succhiare sangue!
Rob perse la cocentrazione, rise di botto e Cath decretò la fine di quel giorno di riprese.
Ce ne restava uno solo in quella location.
Alle 18 Michael era ad aspettarmi davanti al camerino. Tra un' ora sarebbe partito.
- Mi mancherai, sai?
- Anche tu - risposi, scimmiottando un sorriso.
Entrammo nel camper e ci baciammo.
- Tornerò a prenderti a Portland, allora.
- Si, ci sentiremo ogni sera comunque...
- Certo piccola - mi assicurò lui, malinconico nello sguardo e lo accompagnai fuori per salutarlo. Un altro bacio, un altro sorriso. Il copione degli innamorati funzionava a meraviglia. Tutto sommato ero soddisfatta anche se senza Micky al mio fianco mi sentivo un pesciolino isolato in un acquario a parte.
Alle 19.30 ero sola. Cosa avrei fatto? E soprattutto...dove avrei mangiato?
La troupe era sotto una tenda in fondo al set a pranzare ma non mi andava di stare in mezzo a troppa gente che non conoscevo.
Trovai in fretta la soluzione. Quella sera sarei rimasta a digiuno.
- Stai aspettando Michael?
Riconobbi quella voce, quell'accento.
- No. A dir la verità è appena partito...per una settimana.
- Ah...quindi stasera potrai unirti a noi nel camper? Ho visto che anche tu suoni la chitarra...almeno nel tuo film Into the wild...
- Quello? Insomma non la suono bene, ma ho sentito che tu te la cavi...fan di Van Morrison?
- L'hai notato? - e rise - Comunque si. Mi piace...ma amo un po' tutta la musica, soprattutto il blues.
Che strani gusti per un ventunenne.
- Allora? Stasera vieni con noi o no?
Temporeggiai, cercando di non guardarlo troppo negli occhi. Senza le lenti di scena, dorate e da vampiro, gli occhi blu di Robert erano pozzi senza fondo. - Non saprei...Ok, va bene...tanto l'alterativa era starmene qui da sola!
Avevo fatto tutto io. Dubbi e sconcerti di filato nella spazzatura.
- Entra allora...gli altri saranno qui a minuti. - m'invitò lui, gentile come suo solito, tenendo la porta aperta per permettermi di salire.
Accidenti! Quant'era disordinato l'inglesino!!!
Letto disfatto, appunti dappertutto, vestiti strascicati sul dorso delle sedie...
- Accomodati
- E' una parolona...dove di preciso?
Ridendo tra i baffi, afferrò dei vestiti, li buttò in bagno e mi passò la sedia.
- Grazie, ora si che hai sistemato...- feci sarcastica.
- Il bello è che quei vestiti probabilmente me li vedrai su domani...-
Sgranai gli occhi e lui rise ancora di più.
Quel ragazzo era strano per davvero.

“Into the night it's alright. Into the pale morning light.
Nothing has gone wrong. And nothing will go wrong. ”

Si udì bussare.
- Siamo noi, Rob! - annunciò Kellan dall'esterno.
Lui aprì e il trio entrò in fila indiana nel camper. - Sempre più ordinato, vedo...
Tutti risero e Rob imbracciò la chitarra per intonare una canzone di Van Morrison.
Incespicò su alcune note alte, stonando di brutto.
Kellan lo prese in giro tante di quelle volte che mi chiesi come facesse Rob a rimanere tranquillo. Era un tipo che non si offendeva mai.
Così, tra risa, battute e canzoni di vecchia guardia trascorremmo una bella serata fra colleghi anche se, vista da un'altra prospettiva, quella mi era sembrata più una serata fra amici. Tutti compatti e assurdamente vicini, tranne me, l'adolescente quasi diva che mai come allora si sentiva minuscola quanto un lumicino di candela.


Clicca qui e commenta il 1° capitolo

NB: La scena in cui viene presentato il Midnight Sun della Meyer è stata allungata di parecchie righe. Mentre alcune piccole aggiunte fanno capolino qua e là, nel racconto originale di Lady Cullen.

Aggiornamento del 16/5/2009. Questo capitolo verrà revisionato quanto prima, con l'aggiunta del POV di Robert e della scena della battaglia fra James e Edward.(Lady Alexandra. Co-Author)



Edited by Lady Alexandra - 17/5/2009, 19:59
 
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2. Capitolo. Occhi (Kelly Clarkson - Beautiful Disaster)
L'ultimo giorno di riprese nella location volò e la notte stessa Cath decise di andare a Portland a sistemarci nel nostro Hotel. Un 4 stelle moderno e con dei letti morbidissimi. Per fortuna niente più camper.
Prima di dormire chiamai Mike per raccontargli l'andamento della giornata e poi mi distesi pesantemente sul letto addormentandomi quasi subito.
Le riprese alla finta Forks High School filarono lisce come l'olio...incontrai altri membri del cast ed ebbi il piacere di rivedere Nikki.
Finalmente una faccia conosciuta in mezzo agli studenti di comparsa! Andavamo d’accordo, anche se mi faceva un po' senso vederla così bionda e pallida...con quella bocca rossa e l'aria da vampira.
- Ora girati e guarda spaventata davanti a te - era l'ordine di Cath. - Rob, corri e prendila per la vita trascinandola giù!


“He drowns in his dreams
An exquisite extreme I know. He’s as damned as he seems
And more heaven than a heart could hold
And if I try to save him. My whole world could cave in”


Il furgoncino di Tayler sfrecciò sull'asfalto ghiacciato, perse il controllo e puntò dritto verso di me, come da copione. Quella sarebbe stata la scena fondamentale dell'intero film, la stessa che avrebbe aiutato a far capire a Bella in che razza di pasticcio s'era andata a cacciare...con tutti il rispetto per la bellezza dei vampiri.
Rob, nel tentativo di salvarmi, mi finì addosso e mi fece cadere a terra.
Urtai l'anca mentre lui tendeva prontamente una mano all'esterno, fingendo di frenare l'auto impazzita. Il calco del suo palmo sarebbe stato poi riprodotto sulla portiera in modo da dare allo spettatore l'idea del contraccolpo.

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Atteggiai le labbra in una smorfia di dolore.
- Scusami, mi dispiace...non l'ho fatto apposta- si scusò l'inglese ridendo sotto ai baffi. Se non avesse avuto un sorriso così bello e solare gli avrei fatto una linguaccia. Mi aiutò a tirarmi su ancora mezza dolorante.
- Mi sa che io dovevo fare Bella e tu Edward - continuò sempre ridendo.
- Sembra anche a me! - Mi strappò un sorriso mentre cercavo alla meglio di scostarmi i capelli dal viso. I guantoni di lana, però, impedivano la fluidità ai miei gesti.
- Lascia - fece lui bloccandomi il movimento delle dita sul nascere. Allungando la sua mano, mi portò la ciocca di capelli dietro all'orecchio. Ci fu una breve scarica elettrica e per un attimo ebbi la sensazione che quel ragazzo sarebbe stato un fidanzatino perfetto per qualsiasi teen ager.
Annuii e mi girai, dandogli le spalle.
Ero un pò frastornata. Da cosa non lo sapevo ancora...


“Oh and I don't know! I don't know what he's after
But he's so beautiful! He's Such a beautiful disaster”


Rigirammo la scena più volte e da diverse angolazioni, anche lo scambio di sguardi tra me e Rob fu girato almeno 20 volte...Tanti primi piani che mettevano in risalto i nostri lineamenti e che secondo Cath avrebbero solleticato maliziosamente l'attenzione dello spettatore.
Ma lo sguardo di Rob, coperto dalle lentine dorate, mi metteva a disagio...
Per un attimo pensai all'eventualità di poter guardare il vampiro Cullen direttamente negli occhi del suo interprete.
Peccato non si potesse.
La Meyer era stata categorica quanto alla descrizione dei suoi succhiasangue. Incarnato bianco, sul cadaverico, pupille simili all'oro...pronti a diventare neri come la brace quando l'urgenza della fame metteva in moto il veleno sotto la lingua.
- Stop! Per oggi abbiamo finito. Tutti bravissimi! - La voce ringalluzzita di Cath fece da toccasana al mio piccolo momento di frustrazione.
- Finalmente andiamo in hotel, che freddo...mi sa che mi sono pure ammalato!
- In effetti parli un po' con il naso...
- Hai mica qualcosa in camera? Non so, un'aspirina, delle gocce? Ho la testa come un pallone...
- Si, si...qualcosa ho...te la porto io! Che numero hai?
- La 1120...tu sei nella 1121...davanti a me. -
Non mi ero resa conto di quanta intimità si fosse istaurata improvvisamente fra di noi. Rob mi guardò con uno di quei sorrisetti sghembi che tanto facevano impazzire Bella e che alla sottoscritta...a dir la verità...non dispiacevano affatto.
In un nano secondo, mi concentrai sulle ultime parole di lui. Possibile che la sua stanza si trovasse davanti alla mia? Perchè diavolo non me n'ero accorta?
Mi sentii un pò stupida. Scrollai le spalle e mormorai: - Meglio, così faccio prima...
Arrivati in hotel perlustrai la borsa e trovai delle aspirine.
Bussai alla sua porta e Rob mi aprì in pantaloni neri e maglietta a V bianca, con tanto di sigaretta in bocca.
Alzai un sopracciglio, dubbiosa: - Non dovresti fumare se già ti senti influenzato...- Con un gesto impercettibile buttai la cartina sul suo comodino.
- In effetti sul set non fumo quasi mai, ma ora mi sento sfinito e mi voglio rilassare! -Si buttò sul letto, chiuse gli occhi e si passò la mano libera tra i capelli.
Gli rubai la sigaretta dalle dita prima che avesse il tempo matematico di ritrarle.
- Ehy...- reclamò.
Portai la sigaretta alla bocca, incurante del punto in cui lui aveva poggiato la sua, e feci un bel tiro da professionista.
- E meno male che avevi detto che non si fuma... da che pulpito!- Sbottò Rob con accento inglese. " E da quando fumi? Non immaginavo che...
-Anche se ho 18 anni non vuol dire che sia una bambina. - puntualizzai sfoggiando un'espressione rilassata. La nicotina stava sortendo il suo effetto.
- Fa miracoli per i nervi, vero? - Soggiunse lui vedendomi spaparanzata sulla poltrona. - Speriamo che faccia miracoli anche quest'aspirina...mi sento 40 di febbre! - e si arruffò di nuovo i capelli con la mano.
- Fa sentire...- Mi avvicinai incautamente a lui e gli posai la mano sulla fronte.

“He’s soft to the touch, but frayed at the end he breaks
He’s never enough. And still he's more than I can take”

- Non sei poi così caldo...vedrai che dormendo ti passa tutto. - E gli rimisi la sigaretta nella mano.
Fece un ultimo tiro e la spense nel posacenere.
Mi accompagnò alla porta come un vero gentleman. - Grazie per il pronto intervento, Kristen...
- Di nulla, figurati...ora mi faccio una bella doccia e mi butto nel letto.
Si passò un'altra volta la mano tra i capelli. Sembrava un rituale. Quelle dita lavoravano come un pettine fra le ciocche polpose e ramate.
- A domani allora.
In quel momento, mi ritrovai a fissarlo negli occhi. Non l'avessi mai fatto.
Gli occhi di Robert, senza l'ausilio delle lentine colorate, erano un mare in tempesta, a tratti soleggiato. Facevano più impressione rispetto agli occhi del vampiro e benedii la Meyer per la saggia scelta d'imporre quel colore. Deglutii contro la mia volontà, spiazzata dallo sguardo sinceramente grato di lui.
Mi girai come un'automa e filai dentro la mia camera senza neanche salutarlo.


“He's magic and myth. As strong as what I believe
A tragedy with more damage than a soul should see.
But do I try to change him? So hard not to blame him”


Appuntamento (Jacks Mannequin - Dark Blue) / (Ash - Starcrossed) - Ahahahah....non ci credo!!!!
Sentivo Kellan ridere dalla reception.
- Ti giuro, è così...> Ad essa si unì anche la risata di Rob.
- Ci vediamo sul set. Ah... ciao Kris! - Kellan mi salutò con la mano prima di uscire dall'hotel.
- Ciao...- sussurrai e mi avvicinai a Rob.
- Hey, ti senti meglio?
- Hey! - Lui sembrò accorgersi di me solo in quell'istante. - Si, tutto ok...
Aveva ancora la risata che gli pendeva dalla bocca.
- Fa ridere anche me...che è successo?
- Niente di così eccezionale...solo una telefonata da casa . - disse scuotendo la testa.
- Bhè, sono qui, dimmi. - Ero maledettamente curiosa.
- Mia madre mi ha chiamato per dirmi che su internet ha trovato una petizione contro di me. Le ragazze non vogliono che interpreti Edward...
E rise nuovamente.
- Cooosa? - Rimasi incredula. - Ma sarà una sciocchezza, non prenderla sul serio!
- Ahaha...bhè 75.000 firme non mi sembrano una sciocchezza! -rise di nuovo e nella sua risata percepii una nota di nervosismo.
75.000 firme? Tutte contro Robert Pattinson? No...non potevo crederci...era assurdo! Non mi raccapezzavo.
- Sono proprio così terribile? - domandò lui di getto, sbattendomi in faccia la realtà con una delle sue belle risate. Ero entrata in uno stato confusionale.


“Slow down.. this night's a perfect shade of
Dark blue (dark blue)
Have you ever been alone in a crowded room when I'm here with you
I said the world could be burning down
Dark blue (dark blue)
Have you ever been alone in a crowded room well I'm here with you
I said the world could be burning 'til there's nothing but dark blue..
Just dark blue”


- No - gli risposi, sfidando l'esame ironico e attento dei suoi occhi. - Insomma, ci sarà un motivo perchè sei qui...sei piaciuto a tante persone...queste ragazzine non capiscono niente! - E gli diedi una pacca sulla spalla.
- Ormai è tardi, la parte ce l'ho...Si dovranno rassegnare.

_______________________________

Anche quella come giornata passò velocemente...solite riprese...scene nell'aula di biologia.
Rob con le lenti nere mi sembrava strano...insomma, gli occhi da azzurri a neri o da azzurri a dorati fanno cambiare una persona...ma il suo personaggio doveva esprimere la fame che provava semplicemente standomi accanto. E gli occhi di un vampiro affamato avevano la tinta della pece.
Accidenti...poteva realmente uccidermi con un paio di pupille così e quell'espressione sul viso tutta tesa nella forza bruta. Era il lato di Edward che più avrebbe dovuto intimorire Bella, lo stesso che, nel romanzo, teneva la gente a debita distanza dai Cullen.

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- Penso che perderò gli occhi prima della fine delle riprese. - Sbuffò Rob togliendosi le lenti.
- In effetti non sono piacevoli. - aggiunsi scocciata e seguii il suo esempio. Per entrare nel ruolo avevo dovuto sacrificare il mio verde naturale in cambio di uno sguardo color nocciola.
- Stasera che fai? - La domanda mi colse alla sprovvista.
- Non lo so. Niente suppongo.
- Allora che ne dici di una gita al bar? Ho voglia di una birra e qui non ne hanno...
Caddi dalle nuvole. - Bhè? Fumi e bevi? Un Edward Cullen un po' strano non trovi? - e risi della mia battuta.
- Già, altro che sangue! Non c'è niente di meglio di birra e sigarette! - si unì a me nella risata ma il suono cristallino che usciva dalla sua bocca era più determinato e naturale rispetto al mio.
Alla fine accettai l'invito. Avevo il palato arido. - Ok andiamo! Anche io ne ho voglia...
Ero sincera. Avevo sete. Tanta sete.
Lui si piegò verso di me e mi mostrò un'occhiata maliziosa. - Come immaginavo...alcolizzata e tossica come me...


“Girl we're star-crossed and can't escape.
We're condemned and can only wait. At this time now it's far too late.
To save us from our fate. You can't save us. You can't save us”

- Ehm si...alcolizzata e tossica...- ripetei con poco entusiasmo.
- Alle 21 alla mia macchina.
- Hai una macchina? - la sorpresa doveva leggersi a chiare lettere sul mio viso.
Rob mise in scena un altro sorrisino sghembo. -Non sarà la volvo metallizzata di Edward ma ci porterà al bar più vicino. - e mi salutò con la mano, entrando nella sua stanza.
Mi feci una bella doccia e telefonai a Micheal. Il mio Michael...
- Allora ti manco?
- Certo che mi manchi - risposi meccanicamente.
- Ancora 2 giorni e torno, il brutto è che poi avrò dei provini da fare nelle prossime settimane, in Texas.
- Lo so, ma ci telefoneremo come adesso, in fondo siamo impegnati entrambi...
- Hai ragione. Stasera hai in programma qualcosa?- volle sapere lui.
Non gli negai che ero impegnata. - Si, andiamo in un bar...uscita tra colleghi. - A dir la verità si trattava di un collega, sempre che Rob non avesse deciso di estendere l'invito anche agli altri. In cuor mio ci speravo.
- Al bar? Guarda che sei ancora minorenne! - redarguì Michael sottolineando la propria costernazione con una risatina.
- Ma dimostro più anni, lo sai...Non avrò problemi.
- Ci sentiamo domani, tesoro... così mi racconterai...sogni d'oro per dopo!
- Anche a te Mike.
- Ti amo piccola.
- Ti voglio bene, Mike.
E riattaccò con un filo di delusione nella voce. Lo sapeva che non gli avrei mai assecondato la risposta. Stavamo insieme da quattro anni ma continuavo a credere che il ti amo fosse una semplice frase commerciale, buttata lì a caso per abbordare le ragazzine. Io e Micky andavamo ben oltre la retorica e lui, di buon grado, sembrava essersi rassegnato a prendere tutto ciò che il mio cuore era capace di offrirgli.



Scoperte (The Sunstreak - Until I Met You) / (Travis - Love Will Come Through)Alle 20.30 ero già pronta, così pensai di andare a bussare alla porta di Rob.
TOC TOC!!!
Dall'altra parte nessuno rispose.
TOC TOC TOC!!!
Ancora nulla.
BUM BUM BUM!!!
Ormai picchiavo con il pugno. Che fosse già sceso?
- Un attimo!- urlò una voce dall'interno.
Dopo 10 secondi aprì la porta. Aveva i capelli bagnati che grondavano ancora acqua da tutte le parti, la maglia grigia anch'essa bagnata e i suoi immancabili jeans neri.
- Scusa Kris, ero sotto la doccia. - dichiarò imbarazzato.
- Non preoccuparti...ti aspetto in camera...quando hai finito dim-" Non ebbi il tempo di finire la frase che lui m'interruppe.
- Oh, figurati! Entra pure...mi asciugo in 5 minuti!
Mi accomodai sulla poltrona di fianco al letto e lui volò in bagno. Azionò il phon e a me parve che la stanza venisse accocolata dal calore emanato dall'oggetto.
Mi guardai intorno...sicuramente era tutto più ordinato rispetto al camper, una chitarra acustica appoggiata al letto, asciugamani abbandonati un po' in giro...ma niente vestiti sparpagliati.

“So take me, don't leave me. Take me, don't leave me
Baby, love will come through. It's just waiting for you”


- Pronto! -Mi si piazzò davanti, i capelli ancora un po' umidi che continuava a spostarsi con le mani.
- Non mi sembra...fino a ieri avevi la febbre e ora vorresti uscire con i capelli così?
- Non sono così delicato, e poi sono quasi asciutti, tocca se non mi credi..- e avvicinò la testa al mio braccio.
Ci passai una mano in mezzo. Morbidi e "umidi" come avevo previsto.
- Infatti sono ancora bagnati, ma fa come vuoi...la prossima volta non ti do più l'aspirina!
Mi alzai con totale disappunto e mi diressi verso la porta.
Lui rise e mi seguì, prese la chiave della sua auto e scendemmo nella hall.

_______________________________

- Ecco, la macchina è quella...quella nera...la BMW.
Davanti a me c'erano 3 macchine nere, una bella Mercedes, una marca che non conoscevo e un rottame abbastanza scolorito con una cappotte, ma con lo stemma BMW.
- Quella???- Strabuzzai gli occhi, divertita.
- Sì, che ha che non va? Non sono mica una star di Hollywood IO!-
- Neanche io se è per questo, ma non sembravi un tipo da auto sportiva...una bella Audi Coupè per esempio...è ciò che ti ci vuole...
-Anche questa lo è ... almeno lo è stata nel 1989! - Ridendo come un matto, aprì la portiera dalla mia parte e fece segno di accomodarmi nell'abitacolo.
Una volta dentro, mise in moto.
Prevedibilissimo!
L'auto non andava veloce ma mi preoccupava il fatto che Rob potesse trovare delle difficoltà sul posto di guida. In Inghilterra lo sterzo era posizionato sul lato opposto rispetto alle auto americane. Lo vidi tendersi su se stesso, come se avesse paura di sbagliare. In qualche modo giungemmo al bar.
Una struttura decadente...di quelle che ti lasciano perplesse sulla porta.
- In zona c'è solo questo...me l'ha detto Jackson. - Si affrettò a spiegare Rob, vedendomi costernata.
- Speriamo che non ci cada il tetto sulla testa...- borbottai scendendo dall'abitacolo.
- Si vede che non sei mai stata a Londra...
Entrammo insieme nel locale e dovetti ricredermi. L'interno era più decente, con tavolini mezzi vuoti e una strutura accogliente.
Ci accomodammo su un divano in fondo alla piccola sala e Rob ordinò due birre.
Io tirai fuori un pacchetto di sigarette e gliene offrii una.
- Questa volta tocca a me.
- Oh finalmente!- E lo sguardo gli si accese di botto, come se avesse appena visto uno scorcio di paradiso.
Trascorremmo una serata piacevole. La birra gelata e qualche tiro di nicotina mi avevano aiutata a rilassarmi. La compagnia di Rob era quanto di meglio potessi sperare.


“If I told you a secret. You won't tell a soul
Will you hold it and deep it alive”


Rideva sempre, scherzava su ogni cosa e aveva la mania di passarsi le mani nei capelli. Li strattonava, li rimescolava, li spettinava, li sciupava. Quelle dita lunghe non stavamo mai ferme.
- Guarda, c'è pure la connessione internet wi-fi....e tu che dicevi che questo posto faceva schifo!
Gli sorrisi di sbieco, tirai fuori il mio I-pod touch e provai a connettermi.
- Wow! Funziona davvero!
- Visto?! Qualcosa da cercare?
- Logico: cerchiamo la parola Twilight.
- Eh no, che palle!- sbraitò lui, seccato dalla mia proposta. - Fa pure...ma non dirmi niente! Non ci tengo a rovinarmi la serata leggendo gl'insulti di una marea di ragazzine innamorate di Edward Cullen!
- Oh, ho trovato le opinioni sul cast, cioè noi!
- Che dicono di te? Le recensioni su di me so già che sono negative, vediamo te, magari il film si può ancora salvare...
- Kristen è troppo sexy per la parte di Bella, e poi ha quella faccia da stronza che non si addice al personaggio...non l'ho mai vista sorridere-
Quella era una delle più clementi.
- Allora, che dicono?- E Rob mi prese l'I pod dalle mani. Diede una scorsata veloce allo schermo e ai commenti inseriti nella pagina. - Ah...è proprio insalvabile il film!- commentò ridendo. Poi, mi guardò, quasi volesse tirarmi su di morale. - Almeno sei sexy...Guarda qui! C'è una che invece mi ha paragonato a un gargoyle...!-
Mentre parlava, la voce di Rob s'incrinò vistosamente.
- Stronzate...! - aggiunsi acida e accesi un'altra sigaretta per il nervoso.
- A volte però la faccia da stronza ce l'hai -E mi rubò la sigaretta dalla bocca sfoggiando un sorrisetto sulle labbra.
- Ha parlato il gargoyle! - Risi divertita e mi ripresi subito la sigaretta.
- Visto? Ora sorridi...se vuoi ti faccio una foto e la pubblico in internet ! Così quelle quattro megere la smetteranno di criticarti! - La sua risata esplose nel locale e fu come se una pioggia di arcobaleni scendesse su di me, allentando la tensione.
Spensi l'I-pod e di comune accordo decidemmo di chiudere la connessione.


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17/05/2009 NB: Questo capitolo verràò revisionato e aggiornato quanto prima per adattarlo alla narrazione degli episodi seguenti. (Lady Alexandra Co- Author)



Edited by Lady Alexandra - 17/5/2009, 20:02
 
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Sorpresa (Falling Up - Contact) / (Leanne Rimes - But I Do Love You)

“I don't like to be alone at night
And I don't like to hear I'm wrong when I'm right
And I don't like to have the rain on my shoes
But I do love you, But I do love you”

Il viaggio di ritorno fu veloce, Rob parcheggiò al solito posto e rientrammo in hotel. Stavamo ridendo al pensiero della scena che avremmo girato l'indomani...a Port Angeles...! La mia Bella sarebbe stata circondata da alcuni malviventi e lui, Edward l'eroe, a bordo della sua volvo fiammante sarebbe intervenuto in mio sccorso, sgommando paurosamente sull'asfalto e facendo scappare come conigli gli aggressori.

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Lo presi in giro sul fatto che se avessero girato la scena con la sua BMW, si sarebbe disintegrata dopo la prima curva.
- Finiscila, superstar! - schivò lui, accompagnando il broncio con una risata.
Stavamo prendendo l'ascensore quanto una voce si frappose all'improvviso tra noi:
- Kris!!!!- Mi voltai di scatto e vidi Michael alla reception.

“Erased, everything within you will feel
Erased now”

- Tu? Che ci fai qui ?- esclamai un po' imbarazzata.
- Uh...che accoglienza! Ti ho fatto una sorpresa...sono tornato un giorno prima - spiegò, guardando di traverso Rob.
- Ah, bene...se vuoi poss -
M'interruppe. -Salgo in camera tua, ok? - E mi sospinse nell'ascensore dove c'era già Pattinson.
L'abitacolo non era piccolo, ma mi sembrava soffocante con Mike che mi abbracciava e Rob che tratteneva un sorriso.
Per fortuna le camere erano al primo piano.
Le portiere dell'ascensore si aprirono e fnalmente tornai a respirare una boccata d'aria fresca.
Infilai una mano in borsa, nel tentativo di trovare in fretta la tessera magnetica. Dovevo uscire da quella situazione prima che il nervosismo mi alterasse i muscoli della faccia. Pensavo a Michael, al momento in cui doveva avermi vista ridere con Robert...pensavo alla bugia che gli avevo raccontato...
- A domani Kristen! -
- Eh? Ah si! Ciao Robert! - Quel "Robert" mi uscì un po' forzato dato che per tutta la sera l'avevo chiamato Rob.
Miracolosamente trovai la tessera e io e Mike entrammo nella stanza.
- Mmmm...ci trattiamo bene, signorina...
Lasciai la borsa vicino la porta e mi distesi sul letto.
Sentii subito Mike sdraiarsi sopra di me e baciarmi il collo.
- Mike, sta fermo...sono stanca!
Lo sentii sbuffare - Ti sei stancata a causa della tua uscita tra "colleghi"? - Pronunciò la domanda in tono sfacciato e provocatorio, facendo pressione sulla parola "colleghi".
- In realtà io oggi ho lavorato - dissi acida -E poi...è stata una uscita tra colleghi!- tagliai corto, girandomi su di un lato.
- Pensavo che la parola colleghi implicasse almeno 2 persone oltre te - Con le braccia mi schiacciò contro il suo torace, facendomi sentire la sua possessività.
- Invece eravamo solo io e Robert!- brontolai. Mi resi conto subito che lo avevo chiamato ancora Robert in maniera troppo strana, quasi cercassi un maldestro tentativo di mettere distanza fra l'inglese e me. - Siamo colleghi anche noi! - Il mio timbro si alzò.
- Ok, ok, non volevo farti incavolare...- Con fare brusco, Mike sciolse l'abbraccio e si sdraiò a pancia in su, squadrando il soffitto.
- Che c'è? Sei geloso solo perchè è un ragazzo? Se fossi uscita con Nikki non te la saresti presa...!- Mi ero girata per esaminargli lo sguardo. Mike era un libro aperto per chiunque, soprattutto per me. Lo conoscevo come le mie tasche.
- Certo che no, e poi non me la sto prendendo...mi fido di te - mormorò dolcemente, tendendosi per baciarmi.
Trascorremmo la notte insieme e lui si addormentò facilmente, trovando nel calore e nell'accoglienza del mio corpo quella serenità di spirito che era stata sempre alla base del nostro rapporto. Per me fu più difficile chiudere le palpebre, quindi decisi di farmi una doccia.
Mi risistemai al fianco di Michael e gli toccai i capelli.
- Morbidi, ma non così morbidi...- pensai. Immediatamente mi resi conto di aver fatto un paragone assurdo e mi sentii in colpa. Che diavolo mi prendeva? Forse era stata la birra, troppe risate...troppa armonia...il ritorno inatteso di Mike...troppe emozioni in una giornata sola...
No. Non potevo...non dovevo...
Mi tirai i capelli dietro alla testa e provai ad addormentarmi, ancora incazzata con me stessa.

_________________________________



9- Gelosia (The Killers - When You Were Young) / (Flyleaf - All Around Me)

Al mattino avevo delle occhiaie peste, ma la consolazione che il trucco avrebbe sistemato tutto mi diede la forza di affrontare i miei impegni lavorativi.
Mike quel giorno avrebbe seguito le riprese.
Arrivammo sul set adibito a Port Angeles, pronti per girare le prime scene nell'auto di Edward. Mi sistemai sul sedile, come un bravo passeggero e notai che Rob aveva già preso il suo posto al volante.

“He doesn't look a thing like Jesus
But he talks like a gentleman
Like you imagined
When you were young”


- Ciao!
- Ciao - Non lo guardai.
- Andata bene la nottata? - Teneva gli occhi fissi su di me, con un risolino sulle labbra rosse.
- A dire il vero non ho dormito molto.
- Bhè, era semplice da immaginare - fece lui, ridendo ancora più forte.
Che imbecille! Non intendevo dire che avevo fatto sesso tutta la notte!
- Non era quello il senso della mia frase - dissi arrabbiata. Le guance pompavano sangue. - Non avevo sonno...tutto qui...
- Non ti devi mica giustificare...E' giusto che tu e Michael facciate ses -
- Sarà anche giusto, ma non voglio parlarne con te!- lo interruppi bruscamente.
- Ok !- si scusò lui di rimando, come se si fosse accorto in quel preciso istante che la nostra amicizia si limitava ad un rapporto collaborativo e non a qualcosa di speciale.
Stupido malizioso di un inglese!
Ma poi...perchè diavolo me la stavo prendendo con lui? Avevo dormito pochissimo e mi ero alzata con il piede sbagliato...ecco spiegato il perchè! La mia coscienza stava cercando di darmi per buona quell'ultima affermazione.
Le riprese filarono liscie per tutta la mattina, l'ultima da girare era quella in cui Bella entrava a contatto con la pelle ghiacciata di Edward.

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- Mi sono scaldata abbastanza...!" Recitai la mia battuta, allungando una mano sul pulsante del condizionatore. Lui fece altrettanto e le nostre dita si sfiorarono.
Accidenti...era la prima volta che Edward e Bella si toccavano. Ed era la prima volta che io entravo in contatto con le dita affusolate di Rob.

“I can feel you all around me. Thickening the air I'm breathing
Holding on to what I'm feeling. Savoring this heart that's healing”


- Hai le dita gelate...- dissi con voce un pò roca. Edward mi sfiorò con uno sguardo colpevole...di chi sta pensando: "Accidenti...mi ha scoperto...maledizione!"
La luce dei fari passò ad ondate sui nostri visi, cogliendo il volto del protagonista nel suo maquillage bianco e minaccioso. Nessuno dei due parlò. Si udiva soltanto il rombo del motore che sfrecciava sull'asfalto e quello del vento che scuoteva gli alberi.
- Ok, stop! Perfetto! Pausa pranzo! - La voce squillante di Cathrine interruppe la mia concentrazione.
- Ora dobbiamo aspettare il buio per la scena del salvataggio- comunicò Rob, tornando alla realtà più facilmente di quanto fossi abituata a tornarci io.- Vieni a mangiare?
- No, c'è Mike che mi aspetta. Pranzo con lui perchè questa sera se ne va in Texas.
- Capito. - Scese dall'auto e seguì la regista.
- Brava piccola...- Mike si avvicinò a me con uno sorrisone sulla faccia. Si vedeva lontano un miglio che si beava della mia presenza.
- Hai visto le riprese sullo schermo?
- Sì, la scena del tocco era perfetta! Hai reso magnificamente le sensazioni del tuo personaggio! Insomma, Kris...sembravi realmente scossa...! Sei una splendida attrice!- E mi baciò una guancia.
Una splendida attrice, certo...! Un'attrice che seguiva il copione alla lettera, fingendo di essere Bella Swan in tutto e per tutto. Ma avevo toccato le dita di Edward oppure quelle di Rob? Perchè il mio cuore aveva sussultato? Perchè quelle dita lunghe erano calde come il fuoco e non fredde come il ghiaccio?
Ero piena di domande ma decisi di eclissarle. In presenza di Mike non potevo permettermi il lusso di divagare.
Il pomeriggio volò in un lampo e ci ritrovammo a girare le scene serali del mio "salvataggio".
Rob parlava con lo stuntman, Mike mi era sempre appiccicato...io avevo fretta di tornarmene in albergo. Ripassavo la parte come se temessi di dimenticarmi le battute...invece...le avevo stampate in testa, una per una...ma il senso di disagio provocato dalla vicinanza di Mike e dalla distanza di Rob mi mandava in fumo il cervello. Gli aggressori di Port land se ne stavano tutti al loro posto, ad aspettare il ciack d'inizio. Quando venne dato il via, mi ritrovai circondata, nel bel mezzo della notte, da un gruppo di ragazzacci, gli stessi che avevano seguito Bella dal momento in cui era uscita dalla libreria con un libro di leggende in mano.
Provai a girarmi e a rigirarmi, simulando un terrore crescente sul viso. Poi, gridai contro di loro e subito la Volvo di Edward si materializzò, sgommando sul terreno come se fosse guidata da un pazzo masochista. L'auto sfrecciò verso gli assalitori e solo quando la portiera si aprì, lo stuntman fu sostituito da Rob.
Figo! Con il suo cappottino grigio e gli occhi da assassino, Edward piombò in mezzo al gruppo, inducendoli alla fuga. Ero certa che per quella sequenza sarebbe stata utilizzata una track list adeguata, di quelle che ti fanno salire i brividi nelle ossa.
Una volta terminata la ripresa, Rob mise da parte la sua maschera e venne dritto verso di me e Mike, ridendo.
- Kris, avevi ragione! La mia BMW non solo si sarebbe rotta, in più ti avrebbe investita nella scena con quelli...non ha i freni così nuovi!
Contagiata dalla sua risata, mi lasciai andare: - Te lo dicevo che è un rottame!
- Mike, quella è la tua macchina? - chiese Rob all'improvviso, seguendo con lo sguardo l'auto del mio fidanzato.
- Sì, quella Mercedes grigia che vedi in fondo...
- Ora capisco perchè Kris insulta la mia! E'abituata al lusso! - Rise dinuovo e tornò a parlare con lo stuntman. A guardarli bene, non si somigliavano di una virgola..a parte l'altezza e la pettinatura bronzea.
- Siete andati con la sua macchina ieri sera? - Colsi nella voce di Mike una punta d'irritazione.
- Altrimenti con cosa? A piedi?
- I taxi!! Non li hai mai sentiti nominare? Quelle macchine gialle...
- Ma erano massimo 5 km! - rimbeccai. M'indispettiva la sua curiosità, il suo occhio indagatore.
- Se ha una macchina vecchia non ti dovresti fidare. E se facevate un incidente? E poi lui è inglese! Per giunta un novellino! Non sa nulla della guida americana! poetva succedervi di tutto! -
- Come la fai lunga...sa guidare, non è un cretino! - mi girai di botto e cominciai a camminare a grandi falcate verso la sua macchina.
La serata trascorse in un battibaleno. Per fortuna, non ci furono altre paranoie.
- Promettimi di chiamarmi ogni sera.
- Te lo prometto.
Ormai era un'abitudine sentirci al cellulare quando non eravamo insieme.
- Ieri notte è stato fantastico, piccola - e mi baciò sul collo.
- Ok, Mike..ma...ora siamo in pubblico! - e lo allontanai un po' da me.
- La prossima volta che ci vediamo mettiti quel completo che ti ho regalato prima dell'inizio riprese...
Risi al pensiero: - Ai suoi ordini, casanova, ora vai che perdi l'aereo!
Gli diedi un bacio sulle labbra. Lui ne approfittò e mi strinse di più a sè, aumentando la pressione. Sentii la sua lingua e mi ci abbandonai com'era giusto che fosse. Poi, tutto soddisfatto, salì in macchina e partì sgommando.

“I said he doesn't look a thing like Jesus
He doesn't look a thing like Jesus
But more than you'll ever know”


Tornando nella hall vidi Rob sorridere complicemente attraverso la vetrata.
Cavolo...
Mi s'incendiarono le guance. Ecco perchè Mike mi aveva baciata così ed era parttito a tutta birra! Per dimostrare all'inglesino quanto potente fosse la sua mercedes rispetto a quel catorcio della BMW! La cosa mi diede fastidio.
Uomo esibizionista.

______________________________

10- serata (The Afters - Beautiful Love) / (scorpions - the game of life)

Il mattino dopo dovevamo spostarci per la location... "casa di Charlie". Sempre in zona naturalmente...tutto intorno a Portland e Saint Helen.
- Pullman o auto? -Riconobbi la voce.
- Cosa? - Non sapevo di che parlava.
- Vuoi andare in pullman con la troupe o in auto con me? - Aveva già un risolino all'angolo della bocca.
Mmm...con la troupe no, troppa gente in un pullman troppo piccolo. Andare con Rob era la scelta migliore.
- Ok, vengo con te.
La BMW alla luce del sole era anche peggio di come la ricordassi, ma in un certo senso la riconoscevo come la sua macchina ideale.
- Ti dona sai?
Mi guardò un po' sorpreso: -Vorresti dire che sono vecchio, scassato e fuori moda? - Devo riconoscere che hai il classico umorismo inglese...
Lui se la rideva ancora.
- No, o meglio sì...sei fuori moda...- Mentre gli parlavo, mi studiava con la coda dell'occhio divertito - Ma quel look trasandato ti sta bene, come alla tua BMW!

“What a beautiful smile
Can I stay for awhile? On this beautiful night
We'll make everything right
My beautiful love, my beautiful love”

Arrivammo alla location e ad aspettarci c'era Billy Burke, l'attore baffuto che avrebbe interpretato mio padre. Girammo tutte le scene all'esterno e io dovetti trattenermi per filmare anche "l'arrivo" del mio personaggio a Forks.
Rob fu costretto ad aspettarmi, dato che mi aveva accompagnato lui.
- Domani giriamo le scene della camera - c'informò Catherine.
Giusto, la camera.... Il primo bacio tra Bella e Edward...non ero mai a mio agio a girare le scene di baci, però per fortuna non c'era Mike a guardare...
Il destino per una volta mi aveva remato a favore.
- Ho rivisto le scene...ce la siamo cavata alla grande! - dissi a Rob che già stava guidando. - E a te? Come sono sembrate?
- Umh...Non guardo mai il mio lavoro. Che decidano i registi!
Strano, un attore che non guardava il girato...
- Che c'è? - La sua domanda mi fece sobbalzare. Mi ero concentrata sui pensieri e per un attimo avevo perso di vista la realtà.
- Non vuoi giudicare il tuo lavoro?
- E poi rendermi conto che non so farlo? No grazie...
- La tua autostima è persino peggiore della mia, formiamo proprio un bel team! - aggiunsi sarcastica mentre girava il volante e si preparava a parcheggiare.
- Allora a domani, Rob...
- Vuoi andare subito a letto? Sono solo le 19.30...
- Non so, tu che proponi? - Lo guardai incrociando le braccia.
- Non sono un tipo inventivo...uhm...vediamo...Ti va una birra? - concluse in fretta, mettendo in scena un sorrisetto malizioso.
- Allora sei veramente un alcolizzato! - esclamai rimandandogli il sorriso. -Ok, però prima devo lavarmi e fare una telefonata...
- Come vuoi...senti Mike e quando sei pronta bussa pure! - Così dicendo, mi salutò ed entrò nella sua stanza.
Sotto l'acqua della doccia, mi sentii rinascere. Una volta fuori, composi il numero di Mike al cellulare.
- Allora, come vanno i provini? - gli chiesi.
- Bhà non lo so nemmeno io...diciamo che vanno.
- Mi dispiace.
- Non dispiacerti...a proposito, tra due giorni è il tuo compleanno, spero di riuscire a fare un salto sul set!
giusto...avrei compiuto i 18 anni
- Non disturbarti...è una scocciatura fare un volo di 4 ore solo per dirmi "auguri"
- Di che ti preoccupi? Lo sai che lo farò comunque...- Mi manchi, sai? -
- Anche tu...Mike - e alzai gli occhi al cielo.

“It's time to play
The game of life. The game of life”

Ero pronta, avevo un po' di sonno, ma ormai avevo accettato l'invito di Rob.
Bussai alla sua porta. A differenza dell'altra volta mi aprì subito, passandosi una mano tra i capelli e sbadigliando.
- Nooo! Non dirmi che hai sonno?!
- A dire la verità... sì - e rise - Ma a giudicare dagli occhi anche tu...
- In effetti...- mi sedetti sul letto, grata per la morbidezza del materasso. - E non ho nemmeno voglia di birra.
- E' passata anche a me.
Si buttò giù sul letto dal lato opposto al mio, chiuse gli occhi e se li coprì con un braccio.
- Se vuoi dormire posso andare - gli dissi un po' scocciata.
Che tipo! Prima m'invita e poi....


“Maybe a greater thing will happen
Maybe all will see. Maybe our love will catch like fire
As it burns through me”


Scoppiò in una risata e si tolse la mano dal viso: - Non sto dormendo, è che mi fanno male gli occhi...
- Bhè allora? Che facciamo?
- Tra 2 giorni è il tuo compleanno vero?
- Oh, lo sai?
- Finalmente 18 anni! Yeah! -
- Non è che tu ne hai 40...
- Già, però posso bere legalmente in tutti i bar!- puntualizzò con fare sornione.
Risi anch'io, come una sciocca. Mi veniva spontaneo ridere quando c'era di mezzo Rob.
- Allora? Il tuo fidanzato dove ti porta di bello per il tuo compleanno?
Il mio umore cambiò di colpo. - Non so nemmeno se verrà...
Accidenti a lui...perchè deve tirare sempre di mezzo Mike?
Mi sentivo a disagio, indispettita.
- Certo che verrà, vedrai...- E incrociò le braccia dietro alla testa senza occuparsi dell'espressione delusa che avevo sul viso.

Clicca qui e commenta il 3° capitolo

NB: Ho pensato che sarebbe stato carino rendere al meglio la scena a Port Angeles...così mi sono intrattenuta sullo studio delle sensazioni e della scena rappresentata sulla pellicola. (Lady Alexandra. Co-Author )



Edited by Lady Alexandra - 23/4/2009, 22:17
 
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Little Ashes (Jessica Simpson - Irresistible)
Nonostante sentissi vibrare una certa tensione nella stanza, presi il coraggio a quattro mani e glielo chiesi: -A proposito di fidanzati… tu?
- Io cosa?
Dio! Stava già ridacchiando.
- Come…si…insomma…come sei messo? – parlai di colpo, come se avessi appena sputato fuori una palla di pelo. - Tipo da storie serie o da una botta e via?
Lo guardai, pensosa, stando seduta al centro del letto con le gambe incrociate.
- Non ho fidanzate o robe simili, a dire il vero è da un po’…
Storsi le labbra, incredula. - Non prendermi per il culo!
- E’ la verità, nessuno vuole stare con me…- la sua voce s’incrinò ma non abbastanza da spegnere il suo particolare risolino inglese. - E a giudicare dai commenti delle ragazze su internet resterò solo per un bel po' di tempo…

“You know, I don't know what it is
But everything about you is so irresistible…”

Restai in silenzio, concentrata sul suo viso acqua e sapone. La trovavo un’assurdità. Possibile che un tipo del genere fosse solo? Per le twilighter era un gargoyle eppure io lo trovavo attraente…simpatico…
Peccato che mi mancasse il coraggio di dirglielo…di sicuro l’avrebbe aiutato a star meglio…o almeno credevo.
Stornai lo sguardo, poi lo riportai su di lui.
- Che c'è? – Ormai l’attenzione di Rob aveva preso il sopravvento sui miei blandi tentativi di eludere quegli occhioni blu.
- Vedrai che prima o poi ti cadranno tutte ai piedi…- dissi brevemente.
- Certo, come no! - E rise ancora, cambiando posizione, mettendosi seduto e aggiustandosi i capelli con la mano.
- Non sto scherzando…- Avevo la gola secca, l’imbarazzo a mille. – Ecco… sei..un ragazzo….ehm…affascinante!

“But He's irresistibile. Up close and personal
Now inescapable. I can hardly breath
More than just physical. Deeper and spiritual
His ways are powerful. Irresistible to me. I can hardly breath”

Stavo giocando con le mie stesse mani e mi resi conto di non riuscire più a fissarlo negli occhi.
Sentii una risata, alzai lo sguardo imprudentemente e lo vidi ripassarsi la mano tra le ciocche bronzate.
Era una mia impressione o le sue guance stavano andando a fuoco? Con una pelle così chiara, sbarbata e liscia era facile individuare i segni del’imbarazzo. -
- Grazie…-
- E di che? > probabilmente anche io ero arrossita, continuavo a non guardarlo.
decisi che era il momento di cambiare argomento.

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- Allora…progetti futuri, passati?
- Uhm…niente di rilevante, ho appena finito un film indipendente su Salvador Dalì e per il futuro… bhò!
- Dalì?! – Venni calamitata da quel nome. Avevo un’immagine nitida dei suoi dipinti, un concentrato di colori e orologi fusi come formaggio. - Devo confessarti che non capisco molto la sua arte…
- Bhè, non mi sono concentrato molto sui dipinti...più sulla personalità…
Così, meravigliosamente a proprio agio con le mani tra i capelli e la posa riflessiva, Rob iniziò a raccontarmi del suo personaggio spagnolo, della sua genialità pazzoide, dei suoi baffetti di ceralacca, del suo sguardo allampanato, del suo dramma interiore. Raccontava tutto con entusiasmo, ammaestrando la voce con naturalezza, a seconda del momento.
Ad un certo punto, però, fui costretta a interromperlo. – Cooosa???? Lui e Lorca avevano una relazione segreta? Davvero? E questo nel film c'è? – All’improvviso ero diventata dannatamente curiosa.
- Sì, più o meno è incentrato su questo…- Anche lui cominciava a stornare con lo sguardo, imbarazzato.
- Wow! E come avete fatto a portarla sullo schermo? Cioè…capisci cosa intendo? Tu e Javier Beltran….avete più o meno usato la stessa tecnica che stiamo usando noi per Edward e Bella?
Lui annuì. – Con la differenza che ci sono stati più baci in quel film che in questo!
Ricevetti una colpo di cannone in pieno petto. Ricordai che l’indomani io e Rob saremmo stati su un letto diverso, con le labbra attaccate e i vestiti dei protagonisti addosso. Lo smarrimento durò un attimo e il colpo di cannone si trasformò in una docciata.
- Oddio…hai dovuto baciare un uomo?
Per un soffio non gli risi in faccia.
- Sì, più volte...e ho dovuto quasi farci sesso…!
Sgranai gli occhi come due palline da baseball.
Lui seguitò, imperterrito, divertendosi come un matto: -Aahahah...e ho dovuto mimare un orgasmo mentre guardavo lui e la fidanzata fare l’amore!
Ormai dovevo avere il viso cosparso di colori come la tavolozza di Dalì. - Come hai fatto?
Rob fece spallucce: - L'ho fatto e basta.
- E non ti sei riguardato sullo schermo, vero?
- No! - La sua voce piccò in alto, in simultanea con i suoi occhi ridenti.
Cercai di recuperare il terreno perduto. Dio! era così buffo pensare Rob tra le braccia di un altro uomo!
- Bhè comunque…sembra interessante, alla premiere ci voglio venire con te! Che titolo ha e quando esce?
- Little Ashes, esce nel 2009, penso all'inizio, non lo so…- Scosse la testa: - Non credo sia in programma una premiere…e sia chiaro…Non andrò a vederlo.
- Io, invece, sono curiosa! – Mi sporsi verso di lui, con gli occhi socchiusi come punture di spillo, attenta ad esaminare ogni sua reazione. – Dimmi…non ti sei sentito imbarazzato quando hai girato certe scene? Voglio dire…baciare un uomo…farci quasi del sesso….
- No – rispose lui candidamente. - O meglio sì...ma mi imbarazza di più baciare le donne!
Lo guardai in tralice. Mi venne un atroce sospetto.
Lui colse la mia titubanza e si affrettò a dissiparla: - No, no...non sono gay ! - Rise più forte, soleggiandomi con il suono della voce e i bei denti in mostra. – E’ che con le donne c'è una maggiore tensione perchè sicuramente hanno baciato dei ragazzi…altri colleghi. Gli uomini no...non c'è competizione... cioè il bacio logicamente non deve piacere a nessuno dei due ... deve semplicemente sembrare realistico. Capisci cosa intendo? – Si passò e si ripassò la mano tra i capelli almeno quattro volte in un minuto, tentando di farmi capire la differenza. Le sue guance erano chiazzate di rosso e l’aria da cucciolotto era tornata a predominare sulla sicurezza scenica del vampiro.
Ero rossa anch’io.- Bhè, anche tra uomo e donna non deve per forza piacere...- sussurrai, la voce mi tremò in gola.
- Vero! Però voi donne siete bastarde...nella vostra testa giudicate lo stesso.
Ci pensai su.
Tutto sommato, forse aveva ragione. – E voi maschi? Non giudicate? o siete dei santarellini? – sbottai, ridendo assieme a lui.
- In alcuni casi…ma io sto fuori dal giro…- sottolineò. – E’ da un po' che non mi capita di baciare qualcuno....a parte il mio co-protagonista maschile...!
Ridemmo ancora, per tagliare via l’ultimo nocciolo di pudore.
La serata andò avanti, piacevolmente. Gli dissi che a casa ero l’unica donna in una famiglia di maschi e lui mi rivelò che, a parte il padre, era cresciuto con la madre e due sorelle pestifere. Scoprii che aveva tanta nostalgia dell’Inghilterra, che la sua passione per la musica non era un capriccio, valutammo i nostri gusti reciproci e gli promisi di fargli ascoltare il mio I-pod.

“Don't you think I'm trying to tell my heart what's right.
That I should really say goodnight.
But I just can't stop myself falling. Maybe I'll tell him that I feel the same “

Sbadigliammo nello stesso momento.
- Accidenti…è ora di andare a letto…- Mi alzai a malincuore, dirigendomi alla porta. – Tutto sommato….non è stata una serata da buttar via…- dissi alla fine, strizzandogli l’occhio amichevolmente.
- Grazie per la compagnia…- bisbigliò lui e si portò immancabilmente le dita fra i capelli, rastrellandoli. – Buonanotte Kris…a domani…-
- ‘Notte, Rob…- Lo salutai, convinta che, una volta sotto le coperte, avrei dormito come un sultano tra i suoi cuscini di seta. Invece no. Trascorsi le ore accucciata nel letto, con gli occhi aperti e le labbra contratte nervosamente. E tutte le volte che pensavo alle emozioni che avrebbe dovuto provare la mia Bella al contatto con le labbra di Edward, il cuore mi tonfava in petto.



12- Bacio (David Archuleta - Crush) / (Bliss - Kissing) / (secondhand serenade - stranger)
Non mi servì la sveglia. Alle 6:30 ero già pronta per andare.
Scesi nella hall e lo aspettai.
Anche Rob fu mattiniero e insieme ci recammo sul set con la BMW scassata.
Passammo al trucco e quando mi mostrarono l’abbigliamento della giornata per poco non mi uscirono gli occhi dalle orbite. Magliettina blu, a mezze maniche e solo un paio di coulotte…
Di bene in meglio! Non ero pronta a questa versione sexy di Bella…e m’innervosiva il fatto che Rob avrebbe dovuto vedermi mezza nuda.
A lui avevano dato un bel paio di pantaloni neri firmati ed una maglietta azzurra. Con i capelli vaporosi, laccati ciocca per ciocca, e l’aria più riposata del solito sembrava fosse appena uscito da un bel sogno. Era…si…bellissimo. Da mangiare di baci e qualcosa mi diceva che non era affatto normale che pensassi questo. Forse la nostra chimica era talmente consolidata da permettermi il lusso di credere che lui fosse un bel pulcino ed io la mamma chioccia in vena di dar coccole.
Forse…appunto.
Primo take. Stanza di Bella.
Lei è al cellulare con la madre. Le dice che a Forks si trova bene e che la sua vita scorre serenamente da quando c’è un ragazzo che le occupa i pensieri. La signora, dall’altro capo del filo, manda un gridolino soddisfatto e cerca di strappare informazioni circa il famigerato principe azzurro. In quel momento, Bella…cioè io…mi accorgo che sul bordo del mio letto è seduto Edward. Fingo un sussulto al cuore per la sorpresa, attacco il cellulare incurante della mamma e mi avvicino a lui.
- Come hai fatto a entrare..? - gli domando.
- Dalla finestra- risponde Edward, quasi fosse la cosa più naturale e logica del mondo.
- L’hai fatto tante volte…?-
- Bhè….diciamo…nell’ultimo paio di mesi…- Rob usava un tono basso, in armonia con le luci aranciate che provenivano dalla tendina. – Mi piace guardarti mentre dormi…è una cosa che mi affascina molto…-
Oddio! Un’altra al posto di Bella gli sarebbe saltata al collo dandogli del maniaco ma lei era stracotta di Edward e la notizia che lui la spiasse durante il sonno appagava il suo ego femminile. Cercai di dare al mio viso l’espressione adatta, da bimba maliziosa.
In effetti non ero conciata come una monaca con quelle coulotte e le cosce nude in vista.
- Ok Rob…ora avvicinati di più a Kristen…!- suggerì Cath, rovinando quel bel momento di silenzio a due. – E tu Kristen aspetta al tuo posto…dev’essere una luuunga attesa!-
Portammo avanti il copione.
- Uhm…vorrei solo provare a fare una cosa…Ma devi stare ferma…- La voce di lui era quasi ridotta a un gorgoglio sensuale.
Lo maledii in segreto perché il suo timbro mi entrava nelle orecchie come il rumore del mare dentro una conchiglia. Avevo il cuore sospeso a metà…il che avrebbe reso più veritiera la scena.
Notai, a quella vicinanza, che il viso pallido di Edward non era più così pallido. Ripensando ai discorsi di ieri sera…doveva sentirsi in imbarazzo pure lui…a dispetto del maquillage che lo voleva duro e bianco come la pietra.

“Cause the possibility
That you would ever feel the same way about me. It’s just too much, just too much...”

Diavolo…si stava avvicinando a me con una lentezza impressionante! Percepivo l’odore del suo viso, il profumo del collo, il calore che emanava la sua pelle.
- Non ti muovere…- mi raccomandò ancora con quelle labbra rosse.
E chi si muove?
Ero certa che quell’attesa avrebbe ridotto il cuore delle ragazzine ad un colabrodo. Il mio batteva di brutto, istigato dalla corrente elettrica che stava permeando il set.
Chiusi gli occhi. Non volevo farlo per restare vigile…ma il copione lo richiedeva ed io ubbidii. Le sensazioni si fecero capillari.
La bocca di Rob era dischiusa, a pochi centimetri dalla mia. Inalai il suo fiato.
Dio! Mancavano due millimetri e…
- Stooooop! – Catherine irruppe nel nostro perimetro, facendoci sobbalzare per lo spavento.

“Has it ever crossed your mind
When we’re hanging, spending time girl, are we just friends?
Is there more, is there more?”

- Bravissimi ragazzi!!! C’era molta tensione erotica! Ora rifacciamo la stessa scena da un'altra angolazione!- Si rivolse al mio patner e con fare ammiccante gli chiese: -Rob, potresti respirare meno? Ricordati che sei un vampiro… e se respiri così corri il rischio di divoratela in un sol boccone…-
Rob rise, arrossendo come un peperone sotto il trucco. - Ci proverò..
Io non ero molto connessa. Dovevamo rifare tutto daccapo? Nel mio inconscio pensavo potesse essere più semplice ripetere le stesse battute una volta rotto il ghiaccio.
Mi sbagliavo. Tutto in questo Twilight era sbagliato!
Ovvero…la mia Bella provava sensazioni che l’attrice Kristen Stewart non avrebbe dovuto provare.
Ripetemmo la sequenza tre, quattro volte. E per tre, quattro volte mi toccava annusare il respiro profumato di Rob, percepire la vicinanza della sua bocca, il torpore della sua pelle.
E nuovamente Cath interrompeva l’idillio, felice come una pasqua.
- Ok, ora procediamo con il bacio vero e proprio !- aggiunse dopo il quarto ciack. – Tentiamo di farlo completo…quindi Kris…ad un certo punto spingilo all’indietro e bacialo con più passione. Devi sembrare totalmente presa dai tuoi sentimenti umani e far breccia sulla resistenza di Edward…
Cosa? Come? Spingerlo all'indietro...baciarlo con più passione...?
Cavolo…non rammentavo che nel libro si parlasse di passione…non quella che intendeva Cath!
Annuii con un colpo di tosse secca.
Oddio…non avevo il coraggio di guardarlo nelle lentine dorate per non svelare la vergogna che provavo, per non mostrargli gli accenni di febbre che piano piano mi stavano divorando dentro.
- AZIONE !!! -
Edward era davanti a Bella e le ripeteva di non muoversi. Come se potesse star ferma una ragazza che aveva il sangue caldo dei comuni mortali e un vampiro bellissimo per fidanzato!

“We could fly, you and I.
On a cloud, kissing, kissing”

Sussultai.
La scena stava procedendo.
Ora la bocca di lui era ad un centimetro dalla mia. Mi girò la testa.
Tremai.
I nostri nasi si sfiorarono. Il calore reciproco ci avvolse.
Anche il mio respiro incalzò e Rob non riuscì a trattenere il suo.
Eravamo l’una pregni del profumo dell’altro, fusi al nostro reciproco odore, una cosa sola in quella piccolissima stanza, sopra quel letto di coperte viola.
Arrivarono le labbra di Rob sulle mie.
Labbra morbide, delicate.
Polpose.
Con le palpebre chiuse, i sapori si mescolavano meglio, acuiti dal batticuore e dall'importanza della scena.
Dopo aver poggiato la bocca sulla bocca di Bella, Edward si tirò indietro, annaspando debolmente come se fosse riuscito in una grande impresa: non papparsi la ragazza.
Prendendo coraggio, riavvicinò le labbra, dischiudendole un poco.
Le fece aderire alle mie e questa volta potei avvertirne il sapore in maniera completa.

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Delizioso.
Mi ricordai appena in tempo che non eravamo soli, che le telecamere ci puntavano addosso, che il bacio apparteneva a Edward e Bella. Protendendomi contro di lui, mi sollevai sulle ginocchia, lo spinsi appena all’indietro e gl’infilai una mano tra i capelli punzonati di lacca. Non staccai le labbra dalle sue e con le dita penetrai fra le ciocche, sperando che la troupe fosse talmente concentrata sul lavoro da non preoccuparsi del mio fiato appesantito e del mio cuore in subbuglio.

“Turn Around
Turn Around and fix your eye in my direction
So there is a connection. I can't speak”

Attaccata al petto di Robert, con il seno premuto contro di lui, le dita fra i capelli, la bocca sulla sua, non potevo certo fingere che mi sentissi normale e illudermi che il mio patner non si fosse accorto di nulla. Dopotutto…anche la pelle di Rob bruciava e le labbra erano diventate due torce.
- STOOOPPPP! – Gridò Cath, tempestiva, arrotolando il copione e agitandolo verso di noi con fare gogliardesco. - Perfetto! Incredibili!!!
Io e Rob ci staccammo, senza guardarci. Dovevamo recuperare aria, impatto, peso.
Tutto.
- Robert era perfetto! Kristen sembrava veramente presa da un attacco ormonale! – La regista continuò a tessere le nostre lodi, imbarazzandoci maggiormente. – Rifacciamo il tutto, aggiungendo anche la sequenza finale…! Rob, segui quello che farà Kris...Mi raccomando…Edward dev’essere il più passionale e sciolto possibile! Voglio che questa stanza vada a fuoco, intesi? Un bel corto circuito! Conto su di voi, ragazzi!
E ammiccò con lo sguardo, ringalluzzita dalla propria ispirazione artistica.
No.
Questo era davvero un attentato.
Mi stavo giusto riprendendo.
Avevo il fiato corto e sotto la maglietta aderente faticavo a tenere fermo il seno che si abbassava e si rialzava contro la mia volontà.
Un rivolo di sudore mi solleticò dietro la nuca. Lo scacciai come si scaccia una zanzara fastidiosa. Tuttavia, il mio subconscio continuava a pensare che le altre angolazioni ci avrebbero permesso di sfruttare al meglio le nostre potenzialità recitative.
Infondo hai già visto com’è…di che ti preoccupi? Non è il primo patner che baci…e non sarà l’ultimo…Coraggio Kris…datti una regolata…. Tu sei un’attrice…Provai a consolarmi ma quando scattò il ciack e le nostre bocche si riunirono, compresi che tra il pensare e il fare c’era sempre di mezzo un grande mare.

“You call me a stranger. You say I'm a danger
But all these thoughts are leaving you tonight
I'm broke and abandoned. You are an angel
Making all my dreams come true tonight!”

Labbra contro labbra. Sapore contro sapore.
Ero in ginocchio, vicinissima a lui, con il petto sul suo torace, le dita nei capelli. Edward si stava lasciando andare e Bella non gli avrebbe di certo chiesto di tornarsene a casa, dai Cullen! Ci staccammo per un secondo, ci guardammo negli occhi.
Fu più veloce di quanto avessi calcolato.
Ritirai le dita dai capelli, spostandoli sulla sua nuca.
Edward ardeva come una fiammata e Robert riusciva benissimo ad interpretare l’istinto famelico che gli anneriva gli occhi. Aveva le sopracciglia arcuate, due rughe incise sulla fronte, il fiato caldo. Caldissimo. Sentii la sua mano scivolare sotto la maglietta, sui fianchi. La coprii con la mia e mi curvai all'indietro, lasciandomi frantumare dalle emozioni di Bella.
Lui venne con me, adagiandosi lentamente, su un corpo che ormai percepiva mille impulsi sensuali e se ne fregava di tutto il resto, persino dell'uomo a cui era legata realmente l'anima di quel corpo! Arrivammo sui cuscini, le labbra che si cercavano interrompendosi brevemente. Con la stessa mano gli accarezzai una guancia e vibrai tanto forte che per un pelo non gliela graffiai. I miei polpastrelli erano frenetici, al pari delle dita di lui, artigliate alle lenzuola.
Dio! Dov’ero? Dov’erano tutti? Mi sembrava di gongolare in una nuvola di fuoco.
Nello scattare all’indietro, avevo aperto le gambe permettendo al bacino di Robert d’incunearsi in mezzo. Sentivo il contatto delle le sue cosce contro la mia pelle nuda, le sue labbra sulle mie…il suo maledetto profumo di buono, la pressione dei jeans contro il mio inguine. Fino ad allora ci eravamo baciati come due adolescenti, con le labbra schiuse, ma quando la bocca di Rob si aprì sulla mia, inumidendola, lo imitai e il cuore si fermò per un battito. Ebbi la punta della sua lingua tra i denti e istintivamente tesi la mia, sfiorandogliela.
Subito l'ondata delle'eccitazione si gonfiò, giungendo in basso, nelle nostre gambe.
Violenta e pulsante.
- STOOOOP!
Rieccola, la voce di Cath! Sempre puntuale, sempre squillante.
Ci staccammo all'istante, inebetiti dall'improvvisa assenza di gravità, dalla testa che fumava nonostante i risolini complici di alcuni cameraman. Cath ci venne incontro sfoderando un sorriso a 360 gradi.
- Perfetta anche questa! Ma cosa siete voi due, eh!? Avevo chiesto un corto circuito ma qui rischiavamo l'affondamento del Titanic!!! Bravi...Bravi!!!!

“I know that I can't make you stay
But I would give my final breathe to make you understand how beautiful you are
Understand how beautiful you are”

Rob si sollevò da me, recuperando la distanza. E mi guardò con quegli occhi profondi, agitati da una luce malandrina. Maledizione...stava valutando la cosa.
"E’ da un po' che non mi capita di baciare qualcuno....a parte il mio co-protagonista maschile...!"
Le parole di ieri sera mi rintronarono nel cervello. Lo vidi mordersi il labbro inferiore e trattenere su di lui il mio sguardo confuso. – Decisamente meglio…Kristen. Decisamente meglio...- concluse a bassa voce, senza lasciarmi il tempo di respirare.


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NB: Con il consenso dell'autrice, alcune sequenze di questo capitolo, sono state ri-scritte ed integrate da me al testo originale. Ho pensato che sarebbe stato divertente per i fans e i non cultori della saga, leggere il famoso scambio di battute che precede al bacio e poter rivisitare la scena del primo take così come ci è stata mostrata attraverso il bonus censurato al cinema e pertanto non incluso nella storia originale di Lady Cullen. (Lady Alexandra admin )

Edited by Lady Alexandra - 18/5/2009, 18:28
 
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Sensazioni (Avril Lavigne - Hot)
Riprendemmo la scena da varie angolazioni.
La luce non era delle migliori perché fuori dal set imperversava il cattivo tempo. Pioveva a dirotto e l’acqua dell’Oregon, pesante e vischiosa, ci costringeva a delle riprese in extremis in un capanno. Per fortuna la troupe collaborava seguendo alla lettera i consigli di Cathrine e fummo in grado di filmare una delle sequenze calde di Twilight.
Grazie a Dio, la tensione fra me e Rob si sfilacciava tra un ciak e l'altro e spesso ci ritrovavamo a ridere senza motivo, evitando però di guardarci negli occhi.
< ULTIMA! > ci urlò Cath in piedi come un tronco accanto alla sua sedia di regia.
All'inizio sospirai sollevata, come se mi avessero appena tolto un macigno di dosso. Poi, il mio umore cambiò. "Ultima...." Quella parola mi stava riempiendo di tristezza e rimbombava da più parti, travolgendomi con il suo suono lungo ed impietoso. Indugiai su Rob, intento a lasciarsi sistemare i capelli dopo che il passaggio delle mie dita frenetiche glieli aveva scompigliati.
Appariva rilassato, sempre fresco...con le guance tinte dal calore e le labbra evidenziate da un tenue rossetto.
Cavolo, cavolo, cavolo! Perchè ero diventata triste così all'improvviso? Sotto il trucco avevo due occhiaie che reclamavano il sonno della nottata precedente e il mio cuore tonfava nel petto in maniera sorda, ruotando clamorosamente quando il senso di vuoto mi ghiacciava la schiena.
Kristen...tra un pò sarà tutto finito....addio bacio...addio giocattolino nuovo...addio nervosismo...infondo è ciò che vuoi, no?
Era davvero ciò che volevo? Tornarmene in albergo e fumare una sigaretta? Bere qualche birra? Chiamare Mike? E se quella non fosse stata la giornata più temuta...bensì la più....si....la più desiderata??? Avevo trascorso ore a pensare al primo bacio tra Edward e Bella...fossilizzandomi sull'idea che si trattasse di lavoro, senza chiedermi realmente se baciare il mio patner mi potesse far piacere.
Un pennello di fard mi venne passato sotto il mento, sul naso, intorno alle guance.
Una mano mi sistemò accuratamente le ciocche mentre qualcuno stava già lisciando le pieghe del piumino e sprimacciando i cuscini. Al termine dell'operazione, mi accomodai sul letto e fui costretta ad ammirare da vicino il volto di Robert. Il profumo del gel e quello che veniva dal suo corpo aveva saturato i miei sensi principali.
- Ok, siamo pronti! Tutto dall'inizio...Bacio completo!- ordinò Cath con marcato entusiasmo.
- AZIONE!!!-
L'ennesimo ciak parve tagliare a fettine l'aria. Le macchine da presa ricominciarono a girare.
- Non ti muovere...- La voce di Edward Cullen era terribilmente bassa.

" Wanna drive you into the corner
And kiss you without a sound
I want to stay this way forever
I'll say it loud..."

Ed io mi mossi. Andai incontro alle sue labbra, com'era previsto, come volevo...
Ci baciammo per l'ennesima volta, ci allontanammo, ci riavvicinammo, ci baciammo ancora. Ad ogni incontro di labbra, il microfono a giraffa posizionato sulle nostre teste, ingigantiva il rumore, trasformando i respiri in ansiti e i baci delicati in peccaminosi succhiotti.
Oddio! Che suono imbarazzante...!

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Mi si accesero le orecchie e il battito cardiaco aumentò mentre infilavo le dita tra i capelli di Rob e lui si adattava allo stato febbrile del mio corpo. Gli andai sul petto, con il seno gonfiato dall’ansia, premendo la bocca sulla sua quasi volessi marchiargli il labbro e dire ai tutti che quel ragazzo mi apparteneva.
Infondo era così per Bella Swan.
Lei sapeva dell’amore incondizionato e sacro di Edward e di quell’amore ci viveva, indebolendosi man mano che i sensi umani davano una spinta agl’impulsi sensuali e la pericolosità del loro rapporto si faceva tangibile. Era questo che Cath voleva far trasparire dalla pellicola. Una Bella preda delle proprie fragilità emotive ed un Edward cedevole, capace di ritrarsi all’ultimo momento. La scena in cui il vampiro si sarebbe dovuto allontanare fulmineamente dal corpo della sua amata prevedeva l’intervento dello stuntman perché per Rob sarebbe stato pericoloso venir trascinato all’indietro da una fune e sbattuto contro una parete.
Un salto alla Spiderman, aveva detto Cath. Talmente veloce da sembrare uno schizzo di colore su tela.
Avevo le labbra incandescenti, lo stesso il mio patner.
Non c’era più il piacere della scoperta ma il contatto fisico sublimava tutto il resto, annullando le attrezzature intorno a noi.
Le bocche si cercavano, con baci brevi, simili alla pioggerella d’estate che tamburella sul finestrino di un auto. Inalai l'aroma di Rob e mi persi con le dita fra i suoi capelli. Gli strinsi alcune ciocche dietro la nuca e scivolammo sul materasso, uno sull’altro.
Eravamo presi. Totalmente presi da noi stessi, dal fiato rumoroso che ci borbottava dalle gole, dall'impianto audio che amplificava il turgore dei baci.
A quel punto, Edward avrebbe dovuto staccarsi.
- Rob, è il momento! Ora allontanati!- gridò Cath.
La macchina da presa si concentrò sulle spalle dell’attore ma io lo trattenni ancora un po’ addosso a me, avvinghiata con la bocca al suo labbro inferiore.
Dopotutto, Bella era affumicata dalla presenza di Edward sul suo letto.
Edward, invece, doveva restare più lucido ed evitare una catastrofe.
- Rob! Scollatiii!!!- ripetè Cath ad alta voce, divertita – Altrimenti questo bacio diventerà un’Odissea!
In quell’attimo, fu come se una secchiata d’acqua gelida ci piombasse sulle teste.
Rob si staccò ma eravamo sul bordo più estremo del letto, così rotolò di lato e finì a terra.
Si udì un tonfo.
Tutti scoppiarono a ridere.
Mi ci vollero alcuni secondi per riprendermi e realizzare che ero rimasta sola in mezzo al piumone. Mi sporsi verso il basso, cercando di mantenermi seria.
Lui se ne stava sul pavimento, intento a massaggiarsi un fianco e ridacchiare come al solito.
– Che finale di merda….!!! Quanti vampiri cascherebbero dal letto come una patata lessa?
- Nessuno! Ma tu sei l’eccezione! – intervenne Cath sogghignando sfacciatamente.
Lui sbuffò rialzandosi. Aveva le guance rosse per l’imbarazzo. – Eh già…il tempismo degli inglesi!!!
- Ti sei fatto male? – chiesi io, stringendo le labbra per non lasciarmi contagiare dallo humor dei cameraman.
- Tutto ok…ma se lo vengono a sapere le fans di Edward…mi condanneranno al rogo…ahahahha!!! Il loro vampiro perfetto che finisce steso sul pavimento durante la scena clou!
- E’che ci stavi mettendo troppa enfasi…- soggiunse Cath, pacchettandogli una spalla. Intanto rideva sotto ai baffi. – Ma non ti preoccupare…non verrà sulla pellicola…- L’occhiata che la regista mi schioccò fu eloquente. Si stava divertendo come una matta a punzecchiare il suo orgoglio maschile.
- E vorrei vedere! Ti denuncio se lo fai!- brontolò Rob mezzo serio.
Cath deviò lo sguardo minaccioso dell'attore e riprese i suoi ritmi da regista. Dovevamo sbrigarci. I tempi erano molto stretti ed avevamo allungato abbastanza. -Non preoccuparti...ti salverò la faccia con quei mostriciattoli laggiù! - disse indicando un gruppetto di macchinisti che se la stava spassando sulla pelle di Robert. - Ora proseguiremo con la sequenza di Bella che si addormenta fra le braccia di Edward, ok? Cinque minuti di pausa e poi tutti al lavoro!
Si accavallarono le voci, i rumori.
- Ehi, Rob!!!- Kellan Luntz, il burlone del gruppo, balzò fuori all'improvviso e si fiondò sul collega per prenderlo in giro. Nel frattempo Cath si era allontanata per consegnare le ultime direttive ai cameraman.
- Oh no! Tuuu? Che diavolo ci fai qui?
- Volevo vedere come te la cavi nella parte del seduttore...- ammiccò il ragazzone statuario che interpretava Emmett Cullen.
- A meraviglia, come hai potuto notare...- fece Rob, in difficoltà.
- Mettila così.... Non capita tutti i giorni che un vampiro rotoli giù dal letto dopo aver baciato la donna più succulenta della sua vita! C'era troppo sapore umano nell'aria...e se n'è andato in zuppa il cervello!!!! Comprensibilissimo...
- Kellan, smettila...già mi sento un'idiota...- lo implorò Rob, arrossendo sulle guance.
Faticava a guardarmi.
E intanto mezza troupe commentava senza farsi troppo notare. - Eehhehehe... Avevi ragione quando dicevi che saresti stato una Bella perfetta!- fece Kellan di rimando. - Comunque la tua ruzzolata ha salvato capri e cavoli...- Indirizzò su di me uno sguardo che la diceva lunga. - Sapete interagire bene insieme, eh?... Ci è mancato poco e filassi in albergo a docciarmi! Woooow…che brividi, fratellone…!
C’erano delle mani su di me, intente a sistemarmi i capelli. E c’era la solita spugnetta di cipria che tamponava velocemente alcune zone del mio viso. Da quella distanza non riuscivo ad afferrare bene la natura del discorso fra i due ma potevo arrivarci comunque, leggendo il loro labiale e cogliendo negli sguardi d’intesa una nota allusiva nei miei riguardi. Mi torsi le mani, provando a concentrarmi sulle battute.
Udii Rob rimbeccare all’amico: - Giusto! Una bella doccia è ciò che ti ci vuole! Magari al tuo di cervello...così ti schiarisci le idee...
- Ohhhh!!!! Io devo schiarirmi le idee? Dimentichi che ti ho visto, mollicone mio...- bisbigliò Kellan all'orecchio del collega. "E anche lei mi è parsa appolipata...sbaglio? La nostra piccola Kris…
Il mio nome. L’avevo sentito perfettamente e un’ondata di panico mi travolse.
- Smettila, scimmione...- s'impuntò Rob, allontanandolo con uno strattone e lasciandosi scappare un sorriso. - Vedi troppi film a luci rosse...
- Oh nooooo....- rispose l'altro, puntando ancora su di me l'attenzione. - Ho visto l'altra faccia di Twilight, oggi...la più interessante, ehehheheh...! Aveva ragione Ashley…voi due avete una chimica fuori dal comune…
- Ma va laaaaa!!!! - Vidi Rob dargli un altro spintone, ridendo generosamente per scacciare l’imbarazzo.
Fu allora che mi lavai di dosso le ansie e le eccitazioni di Bella Swan e rientrai nei panni di Kristen Stewart. Lo scoppio di risate tra i due attori mi aveva riportato drasticamente alla realtà, facendo luce sulla mia carriera.
Che sciocca ero stata. Agitarmi per una scena come una scolaretta delle elementari!
Non mi era affatto piaciuto sentirmi così vulnerabile, così attratta dall’odore virile del mio collega e adesso che lui se la rideva spassosamente, capii che come attrice dovevo ancora imparare a gestirmi. A diciassette anni mi reputavo abbastanza professionale nel lavoro eppure ignoravo molte dinamiche del gioco.
Punto primo: “Tenere sotto chiave gli ormoni, come facevano i grandi ballerini quando si strusciavano tra loro sul palcoscenico."
Punto secondo: "Gli attori sono pagati per baciare e fingere un orgasmo. Infondo è un mestiere anche quello."
Punto tre: "Basta arrovellarsi. Dovevo scordare di essere quasi andata a fuoco con Pattinson addosso."
Punto 4: "Bella era Bella. Io ero Kristen, avevo un fidanzato e bla bla bla."
Mi trattenni sul punto 4, cercando fra le pieghe della memoria il volto di Mike. Mi apparve e me ne sentii immediatamente confortata.
Brava Kristen...pensa al tuo ragazzo...infondo non hai di che lamentarti...Mike è serio, innamorato...interessante...forse un tantino iperprotettivo...
La spugnetta di cipria mi tamponò il mento e scese lungo il collo con un movimento languido. Fui grata alla truccatrice e le sorrisi mentre i miei capelli acquistavano volume sotto le spazzolate dell’hair stylist.
Ancora una scena e per quel giorno potevo dire addio ai ciak cinematorafici.
Alzai istintivamente gli occhi davanti a me e mi ritrovai a fissare come un’idiota il profilo di Robert, intento a dissetarsi con dell’acqua fresca. Il labbro inferiore sporgeva fuori dall’orlo mentre quello superiore, più sottile, era quasi incanalato all’interno e attingeva il liquido avidamente.
Mi morsi, al pensiero di quanto potesse sembrare hot in quell’atteggiamento.
Cathrine lo ripeteva spesso: - Sei sexy senza sapere di esserlo…vedrai che prima o poi tutte le ragazze ti si stenderanno ai piedi…!
- Forse lo pensava la mia ultima ragazza…ma aveva una mente perversa "lei"! - sottolineava Rob, ironico, assumendo l'espressione indagatrice di uno strizzacervelli. - Quelle che sbavano dietro a Edward , invece, mi vedono come una ciambella pelosa…!
- Semmai un gargoyle…ma le ragazzine cambiano bandiera così spesso che si scorderanno le petizioni non appena partirà il primo trailer...- lo rassicurava Cathrine e insieme ridevano, coinvolgendo chiunque si trovasse nei paraggi.
Forse si accorse del mio sguardo imbambolato perchè si girò verso di me, con la bottiglietta in mano già svuotata per metà. – Ne vuoi un po’?
- Gr...grazie. – balbettai sottovoce allungando una mano per afferrare l'involucro.
Senza riflettere, portai l'orlo alla bocca e bevvi una gran sorsata. - Ne avevo giusto bisogno...mmmm! - conclusi alla fine, beata, passandomi la lingua in mezzo alle labbra. - Deliziosaaaa....!
Solo allora mi accorsi della faccia di lui.
- Questo potrebbe dire tante cose, Kris...- sibilò.
- P...perchè? - Lo vidi adombrarsi maliziosamente e corrugare la fronte.
- Perchè se Kellan fosse rimasto un minuto di più...ora starebbe di sicuro raccontando in giro che hai bevuto....dalla mia stessa bottiglia!
- Coooosa?? La tua che?-Fissai allucinata l'involucro trasparente, sperando che si trattasse di un incubo. - Cavolo, Rob, potevi dirmelo!- tentai di giustificarmi.
Lui alzò le mani in segno di difesa. - Non ho fatto in tempo! Mi hai letteralmente scippato l'acqua di mano!
Sbuffai, sentendomi avvampare dentro dalla frustrazione. Certo che non me ne capitava una buona!!!! Oltre ad aver bevuto dalla bottiglia di Robert...mi ero anche leccata la bocca come se fossi appena tornata da una vacanza in Paradiso!
Idiota! Imbecille! E chi più ne ha più ne metta...!!!!
Non ebbi pietà per me. Avevo bucato di brutto.
- Ehi, Kris! Sei connessa? - domandò Rob vedendomi persa in chissà quali strategie di guerra. Si curvò su di me e l'ondata della sua colonia mi colpì dritta alle narici.
Mi costrinsi a scrollarmi quell'odore dalla pelle e con un gesto meccanico gli tesi immediatamente la bottiglietta affinchè se la riprendesse. - Scusami...mi sono distratta un attimo...riflettevo sulle prossime battute. - mentii.
Lui sospirò, inarcando un sopracciglio in maniera sbieca. - Eh si...! Sei davvero messa male per non ricordare che nella prossima scena devi soltanto addormentarti fra le braccia del tuo caro Edward...!
Volevo morire.
Con Robert Pattinson al mio fianco ero un agnellino privato della sua pelliccia.
Una bella sfiga per un'attrice che fino a ieri credeva di possedere la giusta dose di sangue freddo.

________________________________

- Cinque, quattro, tre, due, uno! AZIONE!!!! -
Si spensero tutte le luci ed una metaforica luna si sparse tra le lenzuola del letto, rendendo opalescente il volto di Bella. Mi accoccolai sul piumino, fasciata dall'atmosfera azzurra del capanno ma non potei godermi quel momento di assoluto relax. Il profumo di Rob dichiarava a tutto spiano che anche il suo corpo era steso accanto al mio.
Dinuovo insieme, sul medesimo letto.
Edward Cullen stava guardando la sua amata dormire, come avrebbe fatto ogtni santa notte da quel momento in poi. Lei stessa gli aveva chiesto di non andarsene dopo che lui si era staccato dal suo corpo appena in tempo per non divorarla ed ora gli toccava sorbirsi il suo odore succoso e stringere la mascella con forza.

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Anche se avevo gli occhi chiusi, percepivo quelli del mio patner su di me, mentre scivolavano in linea retta sui contorni del viso.
Sta calma, Kris....sta calma...fai la brava bambina... Dormi! E bada a farlo bene...prima che ti comincino a tremare le palpebre e Cath interrompa le riprese! Su, rilassati....così.....respira piano...non essere nervosa...non ti mordere la bocca...
Funzionò più di quanto sperassi. La tensione e il pungolìo che sentivo negli occhi svanirono in un battibaleno.
Dopo essersi accertato che Bella stesse riposando tranquillamente, Edward avrebbe dovuto lasciarsi andare alla tentazione di sfiorarla fisicamente.
Avviluppata nel mio finto sonno, carpii il tremore dei suoi polpastrelli nel toccarmi una guancia. L'aveva fatto con molta delicatezza, appena in superficie e un brivido mi percorse la schiena.
Ecco il segnale.
Mi mossi incontro alla mano di lui, con un braccio lo circondai sui fianchi e poggiai la testa sul suo petto.
Rob si tese come una corda di violino ed io persi il ritmo dei suoi battiti cardiaci.
Erano affrettati...uguali ai miei.Per fortuna da quella posizione, lui non poteva sentirli.

“You make me so hot, you make me wanna drop.
You're so ridiculous, I can barely stop.
I can hardly breath, you make me wanna scream
You're so fabulous, you're so good to me baby, baby
You're so good to me baby, baby
Kiss me gently, Always I know
Hold me, love me...Don't ever go, yeah”

Avrei rivisto la screen più tardi, assieme a Cathrine, scoprendo, affascinata, che il terrore e lo sgomento espressi da Edward Cullen stavano lentamente sbrecciando le difese emotive del proprio interprete.

Clicca qui e commenta il 5° Capitolo!

NB: Questo capitolo, come il seguente, nasce come supporto alle small-scene inserite nell'originale. Sarebbe stato un delitto non inserire la sequenza in cui Rob, ormai diventato troppo focoso, casca dal letto, sotto gli occhi di tutti...Spero che l'idea vi sia gradita. (Lady Alexandra )



Edited by Lady Alexandra - 20/4/2009, 17:56
 
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6°Capitolo. - Heaven Sent ( Hinder)
Raggiunsi la Bmw nera quasi strascicandomi e sprofondai di peso sul sedile.
Rob aveva già acceso il riscaldamento, lasciandomi trovare all’interno dell’abitacolo un’atmosfera rilassante, da tipica cenetta a lume di candela.
Girò la chiave, mise in moto e partì.
Nonostante avesse piovuto in abbondanza, il tiepido sole dell’inverno era riuscito ad impedire che l’acqua si ghiacciasse sulle strade.
Meglio così. Rob non aveva ancora dimestichezza con la patente e un asfalto lastricato dal freddo l’avrebbe di certo messo in difficoltà.
Andammo piano, quasi a passo di lumaca, senza rivolgerci la parola per tutto il viaggio.
Ogni tanto, mi giravo a guardarlo, sorprendendolo con la solita mano fra i capelli. Ora il gel era andato via e il ciuffo ribelle alla James Dean gli ricadeva mollemente sulla fronte.
A fargli da cornice, v’era la luce di un tramonto inoltrato. Pennellate arancione, miste a strisce violacee, inondavano il suo finestrino, conferendo a quel profilo un’aria da dolcissimo mascalzone.
Strano che non fumasse. Una malboro light sarebbe stata d’incanto su quell’espressione concentrata.
Che vado a pensare! A Rob che fuma…! Nooo….oggi sono proprio fusa…forse sto aspettando il ciclo…e i miei ormoni vanno a palla…
Scossi la testa, in modo impercettibile. No…niente ciclo…per quello devo aspettare la fine del mese…e siamo agli inizi…

That was solid chemistry that was there with you and me
That was still a long time come
It`s freaking me out, that i didn`t see
You`re so damn hot girl, it`s crazy
And without a doubt i still can`t believe
That you were right there in front of me...

Sospirai. Una bolla di vapore fuoriuscì dalla mia bocca e si ruppe sul grande vetro del parabrezza.
Mi ero pentita di non essere salita sul pullman assieme agli altri.
Il nervosismo cominciava di nuovo a montare, obbligandomi a torcermi le mani. Se ci fosse stato Mike! Il mio Mike!!!! Avrei avuto più chance di cavarmela…invece! Così conciata assomigliavo ad un minuscolo cappuccetto rosso in attesa del balzo del lupo cattivo.
E Rob era un lupo fulvo di 1 metro e 85. Una speranza su 100 di cavarmela a buon mercato.
- Come sei silenziosa, stasera….- La sua voce interruppe il flusso dei miei pensieri.
Era molto bassa e non scalfiva il momento surreale che si stava creando piano piano fra noi.
- Non ho nulla da dire. – risposi in tono acido. Mi rannicchiai nelle spalle, in segno di autodifesa. Qualcosa non andava. Tremavo appena e per nascondergli il mio stato d’animo fui costretta a tenermi strette le mani tra le cosce.
- Uhm…forse preferisci non dire nulla….il che è ben diverso…- continuò ancora lui, stuzzicandomi con quell’accento british che suonava tanto accomodante.
Mi andò il sangue al cervello. Ebbi un moto di rabbia nei suoi riguardi: - Finiscila Robert! Ti ho già detto che non ho nulla da dire!
- Ah, ecco! Sei incazzata! – La sua voce mi puntò dall’alto. – Quando voi donne pronunciate il nome di un uomo per intero c’è sempre un “ma” di mezzo!

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Sbuffai. Ormai ero ridotta uno straccio.
Sudavo.
Avevo la fronte bagnata.
Il suo profumo virile entrava nelle mie narici, facendomi lo stesso effetto che a Edward faceva il profumo sanguigno di Bella. Reagii, priva di controllo. – Basta! Mi stai dando fastidio…Robert! – Stavolta feci leva sulla frase, col chiaro scopo d'irritarlo.
- Addirittura! – Lo sguardo che lui mi rivolse era carico di costernazione. - Passare dalla calma all’isteria è una prerogativa del vostro gene, vero? - Il suo viso s’illuminò all’improvviso: - A meno che…tu non sia in una di quelle tue giornate! Spiegherebbe tutto.”
Mi bolliva la testa.
Che spudorato! Chi si credeva di essere? Come osava prendermi in giro?
Lo odiavo. Odiavo, il suo maledetto fascino da bravo ragazzo e odiavo la sua BMW scassata!
Sfilai le mani dalle cosce, allungai la destra verso di lui e gli strinsi forte il gomito: - Fammi scendere!
- Cooosa? -
- Fammi s.c.e.n.d.e.r.e…- sillabai perentoria. – Devo ripeterlo?
- Stai scherzando? Siamo ancora lontani dall’hotel! Vuoi che ti lasci all'addiaccio sulla strada?- Anche nella sua voce vibrò una nota di panico.
- Si…e subito! Ferma il motore!
I suoi occhi arrivarono dentro ai miei come la prua di una nave nell’onda. Me ne sentii penetrare. – Non posso. Sei troppo…agitata, Kris.
- Agitata! Isterica! Che differenza vuoi che faccia, eh? – Avevo alzato la voce, quasi mi stesse violentando e cercassi di attirare l’attenzione dei soccorritori. – Spegni il motore, Robert o mi butto dalla portiera!
Stavo esagerando, lo sapevo…ma volevo uscire di lì. A costo di pentirmene dopo.
A costo di farmi male…proprio come Bella in New Moon, quando decide di gettarsi dallo scoglio per amore del suo vampiro. Io, invece, mi sarei gettata dall’auto in moto per fuggire da quel vampiro…dalle mie sensazioni. C’erano mille terremoti nella mia testa e la faglia d’origine conduceva dritta dritta al mio collega.
Dovevo affrettarmi prima che diventassi succube di lui, della sua presenza, delle sue risate.
Del suo odore.
Lo sguardo alterato che sfoggiai lo convinse ad obbedirmi.
- Ok ok…spengo il motore…- Rigirò la chiave al contrario e l’auto si fermò sul rettilineo. – Ecco…siamo fermi. Adesso mi spieghi cosa t’è preso?
Mi guardava cercando di esaminare il grado della mia pazzia.
In effetti dovevo sembrargli un’invasata perché bruciavo tutta.
Bruciavo di terrore.
Si! Avevo letteralmente paura di restare sola con lui, al bordo della strada, come due amanti appartati, in attesa dell'attimo propizio per fare l'amore.
Quel pensiero diede corrente elettrica ai miei impulsi motori. Aprii la portiera e subito un rivolo d’aria gelata spazzò via il calore dell’abitacolo.
Stavo per uscire dal mio inferno, grazie a Dio.
Rob fu lesto e mi bloccò un polso: - Dai di matto, Kris? Vuoi andartene sul serio?
Lo affrontai con un grugnito, cercando di strattonarmi dalla sua presa - Non mi toccare! – gli urlai contro. Mi schizzavano gli occhi dalla rabbia. Ciò fece aumentare il rossore sulle mie guance.
Altra cosa che detestavo di me. Mostrare le emozioni in maniera tanto puerile ed offrirle sul piatto d’argento al mio spettatore.
Non riuscivo a controllarlo quando andavo su di giri.
E quello era uno di quei momenti.
Mike, di solito, preferiva starsene in un angolino, in attesa che sbollissi. Rob, invece, mi osservava caparbiamente, deciso a farmi sputare la verità, anche se significava lasciarmi un livido sulla pelle. La sua bella mano mi artigliava il polso ed io mi sorpresi a misurarne la forza.
Era combattuto dal panico e dal desiderio di trattenermi.
Come me, che volevo scappare al freddo e al tempo stesso restare accoccolata nella sua macchina.
- Kris, parliamone!
- No! - Stavo per crollare, lo sentivo ma possedevo abbastanza fegato da guardarlo. E questo errore l’avrei pagato caro a breve.
I miei occhi…potevano recitare a comando.
Palesare gioia, amore, disperazione, senza apparire artificiale nelle performance.
Di fronte agli occhi di Rob, ahimè…la mia tecnica scemò, strappandomi di netto la maschera dal volto.
- Kris…- Dal timbro della sua voce, intuii che aveva mi aveva colto in flagrante.
Non lo sopportai e con un scatto di reni mi avventai in direzione della portiera.
Spaventato dalla mia violenza, Rob dapprima allentò la morsa, poi riguadagnò terreno, tanto velocemente da non permettermi di mettere il naso all’aperto.
– Questa volta no lo dico io!
- Lasciami!- Gridai. La sua stretta intorno al polso s’intensificò – O ti detesterò per sempre!
Bene! Brava! Bis! Che scena melodrammatica!
Una persona normale non ci sarebbe cascata. Non senza una motivazione reale alla base.Peccato che Robert Pattinson non fosse come tutti gli altri.
Lui ci credette, si allungò di traverso su di me e inforcò la maniglia per chiudere la portiera.
Un colpo secco. Simile al calcio di un piccone su una pietra dura.
Le poche briciole di gelo andarono a farsi friggere, sostituite dal tepore del condizionatore e dalla presenza pericolosa di lui.

Just waiting on an angel to take me out of my head
I`m falling for you
Just coming out of thin air
You came out of nowhere out of the blue
When heaven sent you
Night after night, when i didn`t sleep
But that was before you lay beside me...

No....no....no!!!! E' sbagliato....sei in trappola, Kristen!!!!
Il panico lievitò, le mie tempie fibrillarono, la mia immaginazione raggiunse vette scandalose.
Con la mano libera, Rob mi afferrò la spalla, bloccandomi ogni movimento.
- Puoi anche togliermi il saluto! Che m’importa? Sei nella mia macchina e nella mia macchina tornerai in hotel!– Io lottavo, strattonavo, annaspavo sotto il suo odore mentre lui continuava a parlarmi. Mi stava gridando addosso, ossessionato da quel che non capiva.– Cazzo, Kris! Piantala!!! Almeno dimmi cosa t’ho fatto!
Mai. Non gliel’avrei detto mai.
Mi mossi all’improvviso, con forza duplicata, riuscendo a sfuggire dalla sua trappola ma quando lui mi tirò indietro, il mio corpo funzionò come una molla e gli finii sul petto.
Fu la fine della mia recita.
E fu la mia rovina.
Scoppiai in lacrime, tra le sue braccia, scaricando su di lui la tensione e la frustrazione accumulate.
- Kris…Kris…non piangere…ti prego…- m’implorò Rob stringendomi a se. – Non so che pesci prendere quando una donna piange…!...Ehm...Fazzoletto o pacca sulla spalla?
Le sue parole, pronunciate in maniera così genuina, attenuarono i miei singhiozzi. Piano piano, coccolata dal suo abbraccio, recuperai una frazione di me stessa ed inspirai il profumo di colonia che saliva dal suo petto.
Alzai il viso.
Lo guardai.
Tremavo ancora.
Aveva le guance rosate, l’espressione impacciataa, tipica di lui. Le sue belle mani si spostarono, chiudendosi a coppa sui lati del mio viso.
Le mie guance scottavano, i suoi palmi erano tizzoni. Mi passò i pollici sotto gli occhi, tergendo lentamente l'umidore che li bagnava.
Sniffai come una drogata l'aroma di colonia che veniva dalla sua pelle.
- Hai ragione, Rob…sono pazza…isterica…- gli confessai all’improvviso, ubriaca di vertigini. – Dovresti mandarmi al diavolo…
- Bhè…modestamente sono un gentleman…ma una capatina da Belzebù te la consiglierei. Prenoto un girone singolo o tutto il cono di Dante? - propose, sorridendomi. La penombra del crepuscolo, mise in risalto la fila dei denti bianchissimi, i canini un pò affilati, degni di un vampiro alla Meyer.
- Saresti così gentile da accompagnarmi?
- Pure!
- Eh si...- mormorai. - Tu sei il Cicerone dei mondi sotterranei...
Lui valutò la cosa, fingendosi pensieroso. Eravamo ancora attaccati. Sentivamo reciprocamente il nostro cuore. - Si può fare. Solo per metà tragitto...perchè sto cercando di depurarmi l'anima...Ne ho ancora un pezzetto, sai? - Lo sguardo che mi rivolse era dolcissimo e il suo sorriso fu un chicco di sole nella semioscurità dell'auto.
- Allora potresti salvare la mia...dopotutto non sono proprio da buttare...- dissi. Non mi ero resa conto che la nostra conversazione poteva prendere pieghe inaspettate.
- Credo che la tua sia irrecuperabile...- convenne Rob, serio. Anche il colore dei suoi occhi si era appannato e il battito del suo cuore mi arrivava nelle orecchie, per nulla impedito dal maglione e dal giubbottone che indossava.
Ricominciai a sentir' caldo. - Già...dimenticavo che le stronze non vanno in paradiso...- dissi a voce bassissima. - Troverò qualcuno che mi accompagni...e che mi aiuti a rotolare la pietra...Chissà che non mi diverta a stare laggiù!
Incosciamente pensai a Mike. A come sarebbe stato vivere all'inferno con uno del suo stampo.
Due palle!
Mi risposi da sola, di getto, e la mia bocca si allargò per una risata.
- Che c'è? Riflettevi su qualcosa di divertente? - volle sapere lui.
Eravamo ancora vicinissimi.
Annui con la testa: - Riflettevo sull'eventualità di chiedere al mio ragazzo di dividere con me il soggiorno...
- Una paranoia totale, insomma!- esclamò Rob, sempre più serio. La mia battuta doveva averlo infastidito perchè le sue sopracciglia si erano avvicinate, segandogli la fronte.
- Ehilà, carino! Mike non è paranoico! - Nel maldestro tentivo di difendere l'uomo della mia vita dagli attacchi di Rob, mi avvicinai al viso del mio collega cercando di assumere un'aria velatamente incavolata. Michael era parte della mia vita, del mio spazio, parte del mio futuro. Nessuno, oltre me, poteva permettersi d'ironizzare sul suo carattere.
E Robert Pattinson meno di tutti.
Il mio primo impulso fu quello di pizzicargli una guancia, come ai bimbi cattivi.
Ma ebbi solo il tempo di assemblare l'idea nel cervello.
La testa di lui si abbassò e una bocca rovente si schiacciò di netto sulla mia.

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Sexual Chemistry
Fuoco.
Le labbra di Robert erano fatte di questo: fuoco e lapilli uniti da un unico vettore.
Umide al tatto ma altrettanto calde da bruciarmi.
Respirava senza controllo su mio viso e il fiato che gli usciva dalle narici mi scaldava le guance, eccitandomi dentro in maniera convulsa.
Fu come se qualcuno mi avesse versato la cera di una candela nell'incavo dell'ombellico, soffiandoci poi sopra per attutire la scottatura.
Eros puro.
Non potevo dargli una definizione diversa.
Il suo fiato e la sua bocca sapevano di sesso, d'innocenza vergine, di quella frenesia che coglie impreparati i ragazzi poco svezzati dall'amore.
Eravamo nella sua macchina, sulla strada che conduceva all'hotel...probabilmente gli altri ci stavano aspettando...e l'ultima spennellata del crepuscolo era andata via, asciugata dalla sera e dalle prime stelle.
Avevo il cuore all'altezza dello sterno: - R...Rob...che-...che fai...- Cercai di divincolare la bocca dalla sua ma una parte di me gli era praticamente incollata contro. - Ro...rob...
Lui ansimò, parlandomi addosso, con voce così roca da farmi sdragionare: - Aiutami a perdere l'anima, allora!...- Mi baciava a morsi. -Se devi scendere all'inferno...io voglio seguirti...Nessun altro verrà con te....- Dinuovo un piccolo morso sul labbro inferiore. E un altro sul labbro superiore. - Solo io....solo io...!!! Solo..io...
- E' assurdo...ohh....! - Mi accorsi che il mio sgomento vacillava e che intervallavo già le parole ai suoi baci.
Dio! Diooo!!! Premevo sulla sua bocca, rispondevo ai suoi morsi, gemevo.
Ad un tratto, mi prese per i fianchi e mi scrutò negli occhi, minaccioso, desideroso, fino a farmi crogiolare dal languore e dalla paura. - E'stato assurdo aspettare, Kristen....So che lo vuoi quanto me...
Gli restituii lo sguardo, conscia del tumidore della mia bocca e del cuore che saltellava all'unisono con il suo.
Mi trovavo al centro di un rogo, completamente ustionata da ciò che Robert trasmetteva usando la sua mimica facciale. Mille scintille scoppiettavano intorno a noi, infilandosi tra i capelli, sulle labbra e laggiù...dove tamburellava la mia femminilità, dove solo a Mike avevo concesso di arrivare.
Non me ne fregò nulla della mia vita, del mio sangue freddo, delle regole.
Il mio corpo, ogni singolo arto, reagiva...impennandomi verso di lui.
Avevo il bisogno di tenerlo stretto, avvinghiato a me.
Gli allacciai le braccia al collo e avvicinai il naso al suo per prendergli le labbra.
Aspettare....aspettare...perchè mai?
Gli scrupoli erano parcheggiati in un lontano recesso della mia galassia e i miei affetti...cestinati chissà in quale sacco dell'immondizia.
Doveva finire in quel modo, porca miseria! Io e Rob...noi due...attaccati come sanguisughe malate di sesso, di amore, sul sedile di una vecchia BMW.
Il profumo di colonia e tabacco si diramava ovunque: dalla carrozzeria interna, dalle cicche di sigaretta che stagnavano in un posacenere sotto l'autoradio.
Lo baciai.
Lo inspirai.
Mi baciò.
M'inspirò.
Sfregammo le labbra, ai limiti dell'urgenza. Poi, lui sgattaiolò con la lingua nella mia bocca ed io l'accolsi nel palato, setosa e lunga come una lancia gettata nel camino.
Mugolai. Gli strinsi i capelli tra le dita, mi tesi con tutto il seno sul suo petto.
Mi pulsava l'inguine e il parrosismo sessuale aveva cominciato ad addensarsi tra le cosce, inumidendomi il cotone degli slip.
Oddio...oddio...svengo...è troppo forte...
Avevo la febbre alta.
Febbre di Rob.
Ad un certo punto ci mancò il fiato, staccammo le labbra ma le lingue continuarono a cercarsi, ad intrecciasi, leccandosi con dolcezza e succhiandosi reciprocamente quando i nostri cuori urtavano e ci cozzavano nello stomaco.
Inferno totale.
Peggio dell'inferno di Bram Stocker, peggio di qualsiasi fantasia dantesca.
Dimenticai tutto.
Vita, morte, famiglia.
Dimenticai il mio essere nella bocca del mio amante, dimenticai la mia età.
Domani avrei compiuto diciott'anni e dopo 4 passati accanto a Mike, stavo per cornificare i miei ideali con un attore. Il mago di Harry Potter... l'Edward che faceva impazzire la mia Bella.
Provai a chiedermi il motivo, a cercare un salvagente che mi traesse via da quella tempesta di feromoni. I pensieri scoordinati non mi aiutarono. Anzi, inciampavano su loro stessi, senza logica.
Anch'io ero senza logica.
Amavo Mike....e volevo Robert Pattinson.
Lo volevo con l'anima e con il corpo.
Con il senno e senza senno.
Lui mi era proibito...eppure lo volevo!
Dolce, tenero, ingenuo, malizioso, pericoloso.
Lo volevo, dannazione!!!
- Rooob....Robert....- lo chiamai come una micetta quando la mano che aveva artigliato sul mio fianco salì dentro l'orlo della mia blusa e giunse a circondarmi un seno. Lo strinse, facendomi quasi male. Gemetti.
Sentivo...sapevo...che sarei potuta venire da un momento all'altro.
Il desiderio e l'alchimia erano troppo forti.
Serrai le gambe per attutire il dolore che stava gonfiando la mia zona intima.
- Kristen...la mia Kris....- ruggì lui, chiudendo l'indice e il pollice su un capezzolo, sopra la stoffa. Spalancai le pupille e ciò che gli mostrai fu la mia anima perfettamente combaciante e perfettamente conseziente al suo volere. Mi agganciai alle sue spalle e lo trascinai su di me.
Immediata la scoperta. Avvertii il peso della sua erezione contro il bacino e da donna me ne deliziai.
I jeans non riuscivano a celare nulla.
Gli pulsava violentemente, dando un colore pupureo alle sue guance.
Gemette anche lui e si morse un labbro.
Dio...quant'era bello! E che bocca...che bocca!!!
La penombra gli donava un casino e il desiderio lo rendeva una creatura immortale, dallo sguardo angelico e al tempo stesso indemoniato.

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Ed io lo ambivo per me quello sguardo. Ambivo per me la sua attenzione. Il suo piacere.
Gli strusciai un ginocchio tra le cosce, inarcai la schiena.
Ci baciammo ancora. E ancora. E ancora, con la fretta di chi è nudo da un pezzo e vuole consumare il brivido prima che l'effetto della penetrazione trovi compimento.
Le nostre lingue si esploravano in maniera nervosa, drizzando le sensazioni a livello capillare.
- Kris...mia Kris...andiamo all'inferno...insieme....- implorò a fiato corto. La sua bocca mi scese sul mento ed io rabbrividii nel sentire le lunghe strisce di saliva che mi tracciava sulla pelle. L'ebbi sul collo, sulla giugulare, sul decolletè che traboccava fuori dalla mia blusetta a fiorellini.
Ero bagnata di lui, in ogni senso.
Di solito non allacciavo mai il piumino d'oca in auto, così Rob ne approfittò per allargare l'arricciatura della blusa e mettere a nudo l'orlo del reggiseno. Il suo indice fece leva anche sul pizzo, allentandone la morsa e tirandolo verso il basso.
Subito un capezzolo rotondo sgusciò fuori, a pochi centimetri dalla sua bocca affamata.
- Oh...Rob...Ti prego, Rob....noooo....- Mi contorcevo in preda alla frenesia, osservandolo mentre piegava la testa e saggiava la mia carne.
Pazza! Pazza! Pazza! Non guardarlo!!!!
Eppure lo guardai. La Kristen maliziosa, risvegliata da Rob, ci teneva a godersi lo spettacolo.
La sua lingua saettava in circolo, sulla mia increspatura rosata, mordicchiando con i denti la punta ormai ritta e succosa.
Restai allibita dal mio cambiamento fisico. In vita mia non avevo mai posseduto un seno così pieno e dei capezzoli così farciti di desiderio da sembrare caramelle.
- Dio se sei buona....Potrei morire adesso...- annunciò Rob, con voce inglese, iniziando a succhiare il morbido bozzolo color sangue. - Sono notti che ti sogno così...che sogno di farti tutto questo....!- E intanto calava la bocca, risucchiava, leccava, conquistava.
Andai in apnea. Reclinai la testa, chiusi gli occhi.
Con le dita lo graffiai vicino al piccolo neo che gli sporgeva dietro la nuca. Lo ascoltai brontolare di dolore e la soddisfazione di averglielo procurato mi trasmise una scossa di adrenalina.
- Baciami! Baciami!!! - implorai disperata, muovendo i fianchi sotto di lui, sfrusciando con il ginocchio tra quelle cosce sode.
Potevo misurare la crescita della sua erezione, sentirla indurirsi nel punto in cui la protuberanza maschile aveva quasi scavato un solco sul mio inguine.
Ansimai e la sua lingua mi colse a labbra aperte, arrivandomi in gola.
Allora raggiunsi il picco dell'estasi, colando con tutta me stessa nell'orgasmo che ne seguì.

________________________________

Vidi una luce baluginare dietro alle palpebre ed uno smottamento pericoloso dell'auto mi costrinse ad aprire gli occhi.
Respiravo a intervalli.
- Cazzo! Che bastardo! - Imprecò Rob, sterzando in tempo con il volante.
Udii uno stridìo di ruote e il suono dellattrito che esse provocarono sull'asfalto fradicio.
Una vettura blu, di grossa cilindrata ci aveva appena sorpassati a tutta birra e scomparve in fondo alla curva.
Cascai a terra dopo essermi librata sulle nuvole. Il trambusto fece scattare un campanello d'allarme nel mio cervello e prima che potessi arrancare fuori dalla nebbia mi accorsi che avevo una guancia premuta contro l'avambraccio di lui e un braccio messo di traverso intorno al suo bacino. - Che s....che succede? -Deglutii a secco. Nella mano, tenevo appallottolato un lembo del maglione di Rob, quello che si poggiava sopra la cintura dei pantaloni. Stringendolo tra le dita, gli avevo scoperto una striscia di pelle. Perchè diamine...stavo....messa....così?
Ero stordita, pensavo a strattoni. Forse avevamo fatto l'amore...?
- Un figlio di puttana mi stava venendo addosso a fari spenti! - irruppe lui, recuperando il controllo della situazione nonostante lo spavento che gli gravava sul volto. Si girò a guardarmi con naturalezza e lo scoprii più bello di come l'avevo lasciato laggiù..da qualche parte nella mia memoria. - Mi spiace se ti ho svegliata...andavo piano per non disturbarti...
- Sveglia...ta?- Lo fissai interdetta. Non assemblavo.
Ero in tranche.
- Stavi dormendo così bene, Kris...eri molto stanca... - fu la spiegazione. E ripuntò gli occhi sul parabrezza.

"Just waiting on an angel to take me out of my head
I`m falling for you. Just coming out of thin air
You came out of nowhere out of the blue
Just waiting on an angel to take me out of my head
I`m falling for you. Just coming out of thin air
You came out of nowhere out of the blue
Lalala~...Right out of the blue
Lalala~When heaven sent you!"

- Stanca...? A...addormentata?- Faticavano a realizzare. Faticavo a riprendermi. Mi tirai su, controvoglia, e scivolai sul mio sedile, cercando di raddrizzarmi senza risultare troppo goffa nei movimenti. Avevo i muscoli anchilosati, la testa che girava in preda ai fumi del benessere.
-Quando...quando mi sarei addormentata?
Lui sorrise, centellinando la strada davanti a se. La mole dell'Hotel emerse nella sera come una gigantesca crocchia di mattoni e finestre.
- Una decina di minuti...penso. Me ne sono accorto dopo un pò...quando mi sei venuta addosso....- gli salì una risata.
- Addosso...?- Portai una mano sulla fronte sudata. Il richiamo della febbre mi permeava ancora le ossa. Fisicamente stavo uno straccio, troppo appagata per rendermi conto che la mia mente aveva fucinato la scena, i baci e tutto il resto.
- Dovevi svegliarmi...- dissi. La mia voce rifletteva il mio stato d'animo. Delusione e eccitazione latente.
- E perchè? Almeno ora sei meno tesa....e più colorita...- mormorò Rob, lanciadomi un'occhiata sul viso.
Diventai paonazza.
Ero seduta sullo stesso sedile, con le immagini che cigolavano lentamente nella cinepresa dei ricordi. Io, lui...che ci baciavamo....
E come ci baciavamo!
Rivedevo le nostre lingue nei flashback e mi arenavo sempre di più su me stessa, sedendomi in panciolle tra le pellicole ormai svilite dal desiderio.
- Siamo arrivati, Kris...- Dopo una curva, la BMW si fermò nel parcheggio della struttura. Da gentiluomo, scese e mi aprì la portiera. Una folata di ghiaccio avvolse l'abitacolo, schiaffeggiandomi in petto, dove la scollatura della blusa era rimasta intatta. Nell'uscire, vacillai sulle gambe, troppo provata dagli effetti collaterali del sogno, e Rob mi tenne con prontezza.
- Accidenti...sei proprio distrutta...- commentò mortificato.- Tutta colpa di questo catorcio...i sedili sono da guerra mondiale...

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Alt...lo so che mi volete trucidare ma non è ancora arrivato il momento di dar sfogo fisicamente all'attrazione sessuale tra Robert e Kristen. Visto che la storia si è allungata di parecchio rispetto allo storyboard originale, ho pensato che sarebbe stato opportuno rendere la cosa un pò piccante, in previsione della scena vera e propria. I paragrafi contenuti in questo capitolo sono inediti mentre la canzone "Heaven Sent" è la stessa che compare nello screen-player in bacheca. Praticamente mi fa impazzire e sembra essere stata creata appositamente per i due attori di Twilight. (Lady Alexandra)



Edited by Lady Alexandra - 9/5/2009, 21:02
 
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7° Capitolo. (Taylor Swift. Fearless)
Era l’ultima notte che avrei passato in quell’Hotel. L’indomani la troupe avrebbe lasciato la mantellata livida dell’Oregon per ritornare a Portland e girare le scene della radura.
- Allora, ci si becca davanti alla mia macchina?
- Ok…- Accennai un sorriso, aprendo la porta della stanza. Mi vorticava tutto intorno: aria, sensazioni, fatica, umore, persino la voce di Rob sembrava più insinuante del solito. Tenni la mano sul pomello, sforzandomi di apparire perfetta sotto il suo sguardo esaminatore.
Ahimè, ero tutt'altro che perfetta...
Dovevo sembrargli un bimbo con il musetto sporco di cioccolata...e lui il fratello grande, pronto a sventolarmi un tovagliolo.
Riflesso negli occhi di Rob, il mio viso esprimeva disagio, sfaldato da ombre che ne deturpavano la bellezza.
- Uhm...sono in difficoltà, Kris...domani è il tuo compleanno...e non so cosa regalarti...cosa ti piace...- disse all'improvviso. Aggrottò le sopracciglia e la carica erotica dei lineamenti, unita al suo proverbiale imbarazzo, mi strappò un altro brivido.
Il tuo corpo! Regalami il tuo corpo! E sarà una festa indimenticabile!!!
Sbattei le palpebre, costernata. Possibile che una parte di me, quella più femminile, fosse caduta così in basso? Sesso all'ennesima potenza! Come una dodicenne dopo la visione di un porno, la mia Kris sconcia rosicava dalla voglia di saltargli addosso.
Bocca, baci, mani...mmmm...sedere.
Già...il sedere. E non solo quello.
L'avrebbe toccato ovunque.
Proprio ovunque...soprattutto...
Trattenni il pensiero e mi accorsi che i miei occhi puntavano sui suoi jeans, in una zona particolare, dove la cerniera creava un rigonfiamento tra la stoffa e la carne che vi era contenuta.
Oddio! Cosa mi stava accadendo? Ero malata????
Rob mi osservava e la sua espressione innocente fece da trampolino alla mia rabbia. Perchè diamine si comportava a quel modo? Non lo capiva? Le sue attenzioni, il suo sguardo, la sua bocca corrucciata, scombussolavano il mio zen e ostacolavano la mia moralità. - Non devi disturbarti...- Abbassai la testa, indurendo il tono.

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Oh...Disturbati pure, bambolotto mio…voglio essere al centro dei tuoi pensieri questa notte…voglio che ti arrovelli il cervello per me…
La Kris maliziosa andava a ruota libera, a discapito della Kris onesta e dolce.
Zitta, stupida!!! Vuoi mettermi nei guai??? Non lo avrai mai...scordatelo!!!!
Era lotta aperta fra entrambe le anime e per il momento nessuna delle due minacciava di soccombere l'altra.
Ci salutammo sulla porta, aprendo l'uscio in contemporanea. - Non te la caverai così...- disse Rob, con un'occhiata di sfida e un risolino leggero. - Buonanotte, Kris...
Ebbi un singulto. Inghiottii la saliva a vuoto.- Notte …- gli augurai e insieme scivolammo nei reciproci appartamenti.
Gettai la chiave sul tavolino d'entrata e la nostalgia del tempo trascorso in macchina mi assalì. Il suo calore...il suo sorriso...la sua voce inglese.
In confronto ad essi, la mia stanza somigliava al bunker di una principessa.
Tutto in ordine, ogni gingillo al suo posto, ogni pezzo di muro incastrato nel mio puzzled. Era questa la donna che imperava nella mia esistenza.
L'unica che avrebbe potuto obbedirmi. L'unica che dovevo alimentare per non perdere la rotta.
Respirai a fondo, scompigliandomi i capelli.
Che giornata del cavolo! Mi sentivo una palla da baseball sbattuta rudemente contro tronchi di quercia e poi abbandonata nel fango.
Unta di desiderio. Ecco, il termine giusto.
Decisi di accendere la radio e farmi una doccia. Selezionai una stazione a caso, intenzionata a cacciarmi via la pellicola di sudore erotico che avevo sul corpo.
Tempo…dovevo recuperare il mio tempo, ciò che ero prima di precipitare nell’oscuro universo di Twilight e del suo cadaverico interprete.
Il ventre mi pulsava ancora, come se avessi fatto l’amore per una nottata intera.
Mi spogliai in fretta, seminando sul pavimento la blusa a fiori, jeans, reggiseno e mutandine.
Ci avrei pensato dopo a mettere a posto.
Tanto in quella stanza c'ero solo io.
Non aspettai che l’acqua giungesse a temperatura. Una volta nel box, avrei preso atto del mio nuovo rifugio.
Ebbi solo uno sprazzo di lucidità, poi una cascata di ghiaccio fuso mi colpì dall’alto.
Rabbrividii, sconvolta dall’impatto e restai immobile, sotto il curvo microfono d’acciaio, a cercare di calmare i miei ormoni ardenti.
Volevo ridurli a pezzi e chiuderli a chiave nel mio utero.
Godetti della mia puerile vittoria e con la mente andai dalla mia Bella.
Mi veniva naturale rilassarmi attraverso lei. Eravamo diventate grandi amiche ultimamente. E tanto più lavoravamo gomito a gomito, tanto più mi sforzavo di piacerle, di rapportarmi al suo carattere.
Non ero mai riuscita a leggere Twilight. Troppo soffocante per me.
Quella Bella non mi apparteneva.
Così, avevo abbandonato il libro a metà tragitto, decidendo che la mia Bella sarebbe stata mia e basta. Che l’avrei forgiata seguendo l’istinto.
Ora la comprendevo meglio.
Frustata da quelle scaglie d’acqua, sentivo chiaramente la presenza del corpo di Edward.
Neve fredda.
Neve dura al tatto.
Come duro era il liquido che mi pioveva addosso e che al contatto della pelle si sfracellava in una miriade di goccioline diamantate.
Mi concentrai sull’amore che li legava.
E' fatto di questo? Di ghiaccio? Di fuoco? Di potenza d'anime unite in un unico blocco?
Rimasi sconcertata nello scoprire che ogni centimetro della mia carne si stava amalgamando alla compattezza dell’acqua. Bella voleva Edward con un tale fervore da ridurre in poltiglia la muraglia cinese. S’incendiava ai suoi piccoli baci mentre lui doveva sentirsi indebolito dalla pericolosità di quell'amore, tanto da temere il veleno che gli si annidava in gola durante l’eccitazione.
Poteva una pietra riscaldarsi?
Si, poteva.
Al pari del ferro.
Anche l’acqua della doccia si era riscaldata.
Ora scendeva come una carezza tiepida, levigandomi senza schiaffeggiare.
L’amore funzionava da miscelatore fra le loro due razze.
E lo struggimento faceva parte dello scotto da pagare.
Povero Ed….povera Bella…non avrebbero mai potuto appagarsi a vicenda.
Mentre io, l’interprete, ero fiera della mia umanità, del mio rapporto con Mike.
Con lui non correvo rischi e vivevo privata d’ogni scossa ma confortata da una relazione stabile.
Il dee-jay alla radio annunciò l’entrata in classifica di un brano country, tutto adolescenziale.
- Ecco a voi Taylor Swift col suo brano nuovo di zecca: Fearless! Questa diciottenne angelica è l’icona della Billboard’s all-genere americana!!! Allacciatevi al vostro boy …e sognate con la nostra Taylorrrrrrrrrrrrrr!
Giunsero le prime note, qualche colpo di batteria e delle sbavature romantiche che mi fecero arricciare il naso.
Spegni questa lagnaaaaaaa! E’roba per bimbeminkia…- Le chiamavano così le adolescenti in vena di colpi di fulmine. L’avevo letto sul web e l’istinto mi suggeriva di correre ai ripari prima che i toni diventassero troppo zuccherosi.
I comandi, però, si trovavano vicino all’abajour e l’idea di dover abbandonare il mio capannello liquido non mi andava a genio.
Scelsi l’opzione B.
Doccia, doccia, doccia.
Involontariamente, le orecchie si tesero.

“There's somethin' 'bout the way / C’è qualcosa nel modo
The street looks when it's just rained / in cui è la strada quando è appena piovuto
There’s a glow off the pavement / C’è un bagliore sull’asfalto
Walk me to the car / portami fino alla macchina
And you know I wanna ask you / e lo sai, vorrei chiederti di ballare
to dance right there / proprio qui
In the middle of the parking lot / nel mezzo del parcheggio
Yeah” / Yeah

Ballare nel parcheggio! Aahhaha…patetico!
I tipici versi di un’adolescente, stracotta del suo boy.
Molto reale, invece, il paragone fra le strade e la pioggia. La luce si altera, l’asfalto diventa una striscia ondulata e nella retina permane l’immagine di un mondo diverso, purificato dalle abluzioni.
Continuai a lavarmi, trascinata da quel motivetto sciocco.


“We're drivin' down the road / Stiamo guidando lungo la strada
I wonder if you know / mi chiedo se tu sai
I'm tryin' so hard not to get / che mi sto sforzando
caught up now ". / di non farmi prendere troppo…

Oh Oh!!!
Guai in vista.
Mio malgrado, ricordai.
Io e lui, nella Bmw.
Con il fiato corto.


But you’re just so cool / “Ma tu sei così attraente
Run your hands through your hair / mentre passi le tue mani tra i capelli
Absent mindedly makin’ me want you / distrattamente, facendomi desiderare te.”

Assurdo! I contorni del protagonista mi apparvero davanti, modellati su una delle facce tipiche di Rob, quando si assentava dall’universo e s’immergeva le dita nei capelli. Ed io mi ritrovai nella canzone, seduta accanto al volante, con le spalle strette, che gli esaminavo il profilo della fronte, del naso, la linea delle labbra succose.
Iniziai a frizionarmi.
Passavo la spugna nelle zone sensibili de mio corpo, taccheggiandole nervosamente, alla ricerca di un marchio di fabbrica da staccare.
Assurdo.
Ogni punto della mia pelle faceva da spartito a quella canzone.
Mi sentivo spiata, scoperta, plagiata nei pensieri, nelle azioni e le chiazze rosee che sfarfallavano in superficie testimoniavano la foga con cui cercavo di mettere un bavaglio alla mia coscienza.
Tutto mi sgusciava via, come il sapone in un palmo bagnato.
E la schiuma, intanto, cresceva di volume, formando lunghi serpenti di bollicine via via che la temperatura si eguagliava ai gradi del termostato e un’essenza di magnolia invadeva il box.
Mi sembrava d’essere dentro da un’eternità ma non erano che pochi minuti.
Il tempo di una ballata country.
L’acqua divenne calda, caldissima…e roventi furono le due mani che emersero dal mio baricentro ormai drogato.
Mani da uomo.
Mani che non appartenevano a Mike.
Mani sottili, da pianista. Dita così meravigliose da apparire finte.
Unghia laccate, perfette per accompagnare il plettro di una chitarra.
Le ebbi su di me, in un vortice di zampilli e spuma, vogliose di penetrare la cortina di vapore nella quale stavo beatamente rinchiusa.
Serrai le palpebre.
Mi rividi abbandonare la testa all’indietro ed accogliere una lingua in bocca.
Sapeva di tante cose quella lingua: cocco, vaniglia e frutti di bosco.
Strozzai un gemito.
L’acqua fumava, idratava, scendeva a rigagnoli tra le mie cosce, s’infilava in mezzo ai riccioli del pube, uguale ad uno scalpello assassino che sonda delicatamente la struttura del marmo e all’improvviso colpisce.
No…noooo…! Non ancora! Kristen, che fai?? Controllati!
Aprii gli occhi, scandalizzata da me stessa, dalla mia eccitazione.
Avevo ripreso a pulsare, vergognosamente.
Mi sfregai con violenza, passando la spugna laddove solleticava il sangue.
Il dolore proveniva da lì. Una specie di mal di denti…ma più piacevole da sopportare.
Dio! Dio!!!! Ero in piena tachicardia. Il mio clitoride batteva al ritmo dell’affanno, simile ad una pesca rossa che si riempiva di polpa per saziare colui che l’avrebbe mangiata.

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E le mani che calavano su di me, appartenevano al mio divoratore, al corsaro affamato del mio sogno.
A lui, che non avevo il coraggio di nominare…
Bramosia. Nausea.
Mi sentivo una poco di buono. Una puttanella generosa, disposta a vendere la propria mercanzia in cambio di un bel bigliettone.
La spugna cadde vicino al tombino e mi avvolsi il petto nelle braccia.

“And I don't know how it gets better / E non so come potrebbe diventare
than this meglio di così
You take my hand and drag me head first / Prendi la mia mano e, prima, la mia testa
Fearless / Senza paura
And I don't know why but with you I'd dance / e non so perchè, ma con te danzerei
in a storm in my best dress / in una tempesta, nel mio vestito migliore
Fearless” / Senza paura.”

Il brano terminò, lasciando un vuoto amorfico nella mia testa.
Purtroppo il silenzio fu breve. La voce ringalluzzita del deejey mi provocò uno scompenso interiore. - "Non ne avete abbastanza dell'amore???? Allora si parte con il prossimo branooooo!!! Della serie: i primi baci non si scordano maiiiii!!!"
Le parabole sopra la mia testa si attivarono immediatamente.
I primi baci???? Orrore!!!!! Stavo così a causa loro!!!!
Se io e Rob non avessimo girato quella maledetta scena....
Agii contro la mia volontà.
Uscii fuori dal box, trascinandomi in un telo a fiori.
Spensi la radio e per un pelo non mi saltò il pulsante.
Ero di nuovo nervosa, capace di spaccare tutto.
Volevo quasi urlare.
Presi una sigaretta e mi buttai sul letto, con i capelli bagnati e la pelle gocciolante.
Iniziai a succhiare il filtro, appannandomi con la nicotina che mi scivolava nella bocca.
Che cazzata, Kris….ti stai preoccupando per niente…alla tua età è normale che ci si senta attratti da un altro…Mike è stato il tuo unico ragazzo…il primo uomo con cui hai fatto l’amore…non ti sei data altre possibilità.
M'irritai: Che dici, befana? Io voglio Mike…Mike e basta!
Non m’interessava Rob…non fino al punto di rovinare la mia relazione.
Ormai facevo a pugni con me stessa, strattonando la mia coscienza come un vecchio straccio per la polvere.
Che schifo!
Mi sentivo davvero una donnaccia.
Pensare di fare sesso con Robert Pattinson….!!! Io….???!!!
I ricordi iniziarono a scimmiottarmi nella testa, prendendomi in giro: “Rob…Rob…baciami! Baciamiiiii!!!”
Mi sollevai a sedere, con le dita nei capelli, tirandoli all’indietro tanto forte che avrei potuto strapparli dal bulbo.
Inutile negarlo. Avevo avuto un orgasmo stando stretta al suo corpo, in auto.
Ero venuta da sola, immaginando cose assurde. Cose non reali.
Il cuore mi perse un battito.
Cristo Santo! Quante volte l’avevo chiamato? Due? Tre? Di più? Quanto di più???
- E se…- mi colse il panico. Spensi il mozzicone nel posacenere. - E se lui mi avesse sentito?
Fortunatamente non blateravo nel sonno, al contrario di Bella… ma era pur vero che mai avevo fatto del sesso onirico mentre dormivo placidamente attaccata al mio guidatore.
In quel momento, squillò l'i-phone sul comodino.
...Rob?
Con un groppo in gola, mi allungai verso il fascio di luce che baluginava sul display.
Lessi un nome.
Una martellata sul cuore per ogni lettera.
Contai fino a dieci, velocemente, sperando riattaccasse.
Invece la persona dall’altro capo sembrava intenzionata a rispettare i miei tempi.
Decisi che dovevo affrontarlo.
Premetti sul pulsante ed avviai la conversazione.
- Pr...pronto?- M’imposi di tenere fermi i denti.
Stavo tremando.
- Come stai, piccola?- La voce di Mike parve provenire da lontano, dall’altro globo della terra.
La mia Kris interiore scalpitò, dicendomi che sarebbe stato meglio così.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore!
Mi odiai e cercai conforto in quel suono familiare.
- Sto…sto bene, Mike… e tu? – Ero brava a mentire.
Solo in alcuni casi e con certe persone...
- Mi manchi, amore….- rispose lui, dolcissimo.
Poteva cascare il mondo dopo una dichiarazione così.
Troppi sensi di colpa.
Lui parlava ed io avevo il cervello da un’altra parte.
E’inutile che cerchi una scappatoia, cara mia! Eri avvinghiata a lui…per poco non gli mettevi la mano nei pantaloni…Secondo te è talmente ingenuo da non essersene accorto???
Rob, accidenti…pensavo a lui, tormentandomi il labbro, limando i denti.
Inspirai. Respirai. Mi alzai dal letto.
Una grossa macchia d’umido si stava allargando sul cuscino.
I capelli inzuppati mi pesavano sulla testa.
Come mi pesava ogni muscolo del corpo.
Come mi pesava la voce di Mike.
Aggrappandomi al cellulare, gli dissi: - Mi manchi anche tu….ti prego…vieni subito! - Le parole uscirono a raffica. – Ho bisogno di te!
- Kris…che ti succede? Stai male? – Fece lui dopo una breve pausa. - Sei raffreddata?...O stai piangendo…?
- No...- sniffai rumorosamente. – E’solo che qui mi sento …sola…e tu sei via da troppo tempo…
- Ho già preparato la borsa, Kris…sto per partire. Ho il volo delle cinque...
- Non puoi anticipare…? – farfugliai, nervosa.
Lui esitò. – Kris….piccola cara…hai davvero tanta voglia di vedermi?
Ingoiai la saliva e mi premetti un pugno sulla fronte, camminando avanti e indietro sulla moquette. - Si…si….si!!! – In quell’istante avrei potuto dirglielo.
Confessargli quello che ciascun ragazzo innamorato avrebbe voluto udire dalla bocca della sua ragazza. Stavo per sussurrargli ti amo…ma ero così pregna di odori non suoi che mi frenai.
Odori di Rob.
Odori di amplessi proibiti e braccia allacciate.
Odori di corpi nudi, di lenzuola arruffate.
– Non importa, Mike…la notte fa presto a passare….è che sono solo un po’ nervosa…Mi farò preparare una tisana…
- Su, amore mio…vedrai che domani andrà meglio…- ripiegò lui, sfumando il tono con una nota più gutturale.
Ebbi voglia di abbracciarlo. Di stringermi a lui. Di baciarlo fino a riprendermi l’anima della dolce Kris che s’era portato in viaggio durante la nostra ultima separazione.
Dopo esserci salutati con uno schiocco di labbra sull'autoparlante, Mike attaccò il suo cellulare mentre io tenni il mio attaccato all’orecchio.
Mi ci volle qualche secondo per realizzare che la conversazione era finita.
Guardai l’orologio.
Le lancette segnavano le 20:00.
Troppo presto.
Sarei morta d’angoscia prima dell'alba.
Aprii un tiretto dell’armadio, estrassi un paio di slip di pizzo e me l’infilai con rudezza, graffiandomi una natica. Poco male...una microscopica linea di sangue non avrebbe intaccato il biancore del mio incarnato.
Erano ben altre le cose che m'intaccavano.
Indossai una vestaglietta di raso color crema e l’allacciai in vita, senza preoccuparmi di mettere il reggiseno per occultare la sporgenza dei capezzoli oltre la stoffa.
Lo facevo spesso.
Un’abitudine maliziosa che mi portavo dietro sin dall’adolescenza.
Mi piaceva un sacco lo sfregolìo della stoffa contro il seno.
Giravo sempre in desabijè, quando mi trovavo con Mike.
Il mio caro Mike.
Il fedele Mike.
La temperatura corporea era salita vertiginosamente, dandomi l’impressione che le ciocche alla radice fossero già asciutte.
Lasciai dalla stanza, incurante dell'abbigliamento e dimenticai di chiudere la porta.
Camminai di qualche metro, sulla parallela alla mia destra, accolta dall'aria gelata che mulinava nel corridoio.
Mi fermai davanti ad un numero, cacciai fuori l'ossigeno e strinsi le dita in un pugno minaccioso. Il gesto che composi venne riprodotto a rallentatore nel mio occhio.
Bussai.
Una. Due. Tre volte.
Che idiozia.
Perché ero lì?
Perché adesso?
Per cavarmi un peso dalla coscienza?
Per Diana! Dovevo sapere… dovevo capire...dovevo spiegarmi...altrimenti con che faccia mi sarei presentata sul set?
Kris, hai abbastanza guai...tornatene in camera...è meglio che tu non lo veda...adesso sarebbe peggio!
Stavo per girare sui tacchi e mi accorsi di aver camminato a piedi nudi.
Al terzo colpo, un timbro assurdamente sexy annunciò- Arrivo! Un attimo!
Sentii il suo fiato sulle guance poco prima che la porta si aprisse e la sagoma di Rob, inguantata in t-shirt grigia e pantaloni neri, comparisse sulla soglia.
Aveva gli occhi azzurrissimi, sgranati dallo stupore. - Kris…? Ma che ci fai qui?
- Io…io…- non sapevo che dire.
Anzi no. Sapevo esattamente cosa dire ma avevo la gola otturata.
Mi mossi, rapida e in un millesimo di secondo mi ritrovai attaccata a qualcosa di solido, con la faccia premuta sul suo torace.
Lo sentii tendersi mentre io mi ammorbidivo.
Il suo profumo….porca miseria…oh...la sua colonia...!!!
La bevvi usando le narici. In un sorso grande e violento.
Nelle orecchie mi rombavano i polmoni di Rob. – Kris…che ti succede? - chiese, stupito dal mio atteggiamento. La voce gli s'incrinò dall'emozione. – Tremi…? Forse hai la febbre…?
Touchè.
Alzai il viso e precipitai nel suo sguardo. In quel momento lo vidi allineare le labbra e la mia donna interiore si avviluppò a quella bocca mandandomi l’immagine nel cervello come se si fosse trattato del ritaglio di un giornale messo sulla piattaforma dello scanner.
- Non…non mandarmi via, Rob…- E cominciai a piangere. Questa volta non si trattava di un sogno. Ero davvero premuta contro di lui, mezza nuda. Sconvolta. Felice. – Ho paura….mi sento sola…mi sento maleeee…!.
Lui m’infilò una mano tra i capelli bagnati, sotto la nuca, e la mia urgenza femminea schizzò in alto.
Mike.
Rob.
Rob.
Mike.
Stavo mentalmente giocando con i loro nomi, quasi si trattasse di una partita a dadi.
- Rob….- lo invocai ancora, riabbassando la testa sul suo petto. Mi tenni alla sua maglietta, uncinando il cotone tra dita nervose. - Aiutami, ti prego….aiutami…!

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Edited by Lady Alexandra - 1/5/2009, 00:11
 
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8° Capitolo. Danza con me. ( Kristen's Voice)
Non ero passata davanti allo specchio prima di precipitarmi da lui ma conoscevo il mio aspetto attuale anche senza rimirarlo nel vetro: occhi emaciati, incarnato fantasma e capelli cascanti sulle spalle…uno spaventapasseri, insomma.
Eppure Rob mi fissava con l'intensità che si riserva ad un cerbiatto salvato miracolosamente da un colpo di baionetta. Il suo sguardo pulito mi penetrò il cuore, lustrandomi a nuovo, e mi chiesi se mai sarei stata in grado di portare, almeno in scena, una luce così naturale.
Tuttavia, a pochi centimetri dal suo viso, riuscivo a scorgere l’arteria della sensualità pulsargli in maniera carismatica dietro la tonaca che lo rivestiva.
Ero quasi nuda nella mia svolazzante vestaglietta di raso e intuivo che Rob faticasse a tenere gli occhi sul mio ovale piuttosto che sul mio seno.
Dio! E’arrossito...! Che spettacolo...! Muoio dalla voglia di fargli due coccole!!! Allora...non gli sono completamente indifferente...ehm...
Ok. La verità era che speravo d'intontirlo ed estorcergli la confessione per la quale mi trovavo lì. Tutti gli uomini annichilivano dinnanzi ad una ragazzina mezza vestita....e Rob non poteva rappresentare l'eccezione alla regola.
Mi convinsi del mio sadismo. Ci tenevo tanto a metterlo in difficoltà col mio piccolo seno e le mie gambe affusolate? O volevo piacergli sul serio...? Si! Piacergli fino a strappargli un singulto e guardarlo umettarsi le labbra con la lingua perchè quello era un altro dei suoi tic che mandavano a monte la mia carrozzeria di ghiaccio.
- Una sigaretta, Kris? - Mi aveva chiesto pochi minuti fa, mentre ci staccavamo a rallenty dal nostro abbraccio. La musica che saliva dall'impianto acustico del suo lettore si librava nella stanza e permeava di atmosfere nostalgiche il perimetro intorno a noi. Singhiozzando sull'ampia manica del mio indumento, l'avevo visto prelevare un pacchetto dalla tasca dei jeans.
Un’altra tirata mi sarebbe andata a genio ma la gola reclamava ben altro.
Pepsy Light? Una birretta?
No, decisamente.
Qualcosa di più forte. Qualcosa che stimolasse i miei neuroni, invogliandomi a porre la fatidica domanda.
Il fatto è che davanti a Rob ti si secca la lingua...e il cervello va in standby! Lo sai ancora usare il fascino, no? Muoviti!
Usare il mio fascino? Una parola! Ora che mi trovavo con un bicchiere di whisky a mia disposizione sudavo sette camicie e mi mancava l'audacia di sfidare le sue sopracciglia aggrottate.
-Sei sicura, principessa? Guarda che mancano due ore a mezzanotte...- borbottò lui, soppesando il liquido che ondeggiava nel cilindro di vetro. Sembrava che volesse sfilarmelo di mano.
- Temi per la mia incolumità, Rob?- All'improvviso, mi lampeggiarono le pupille.- So che sapore ha un whisky...e questo dev'essere bello forte...Peccato per il ghiaccio, uff!- lo rimproverai, scocciata.
- Hai il palato esigente, vedo...- fu il suo tiepido commento - Ti assicuro che un Jack Daniel’s annacquato ti manderà ugualmente su di giri...
Risi da sciocca, svenata dal suo fascino angelico e dalla mia tensione. - Oh Rob!!! L'aria da paparino non ti si addice!!!! Vedrai quanto sarò brava...un'alcolizzata perfetta! Mooolto più di te!!!- Gettai un'occhiata sul bicchiere. Il malto dorato mi attirava pericolosamente come a Bella attiravano gli occhi da vampiro di Edward.
E a maggior ragione mi attirava l'espressione di Rob, un misto fra indolenza e repressione.
- Kris, smettila...! ...Dopo ci starai male! - intervenne allungando una mano.
Indietreggiai di qualche passo e le sue dita caddero nel vuoto: - Quante volte devo dirtelo...? Ho passato da un pezzo gli anni della pubertà...Non sono una bambina...e tu non puoi comandarmi...!
Accidenti...quando faceva l'amico, cambiavo umore.
Mi veniva voglia di graffiarlo e versargli il suo dannatissimo Jack sulla faccia!
Possibile che quell'anima pia di Edward Cullen gli avesse stravolto i connotati?
Doveva pur esserci da qualche parte un Rob ribelle, che se ne infischiava delle regole e dell'integrità delle amiche!!!!
Il suo sguardo inquisitore servì a darmi il coraggio che mi mancava. Avvicinai il bicchiere alla bocca, reclinai la testa all'indietro , strinsi le palpebre e tirai giù il liquore. Sfidai me stessa e svuotai quasi il bicchiere, a dispetto dei cubettoni di ghiaccio che urtavano fra loro e tentavano di ostacolare il passaggio dell'whisky dalla bocca alla gola. Quando il liquido mi arrivò nello stomaco fu come se una pira incandescente mi arrostisse le budella. Allontanai il bicchiere per riprendermi e mi sentii sbarellare paurosamente. Recuperai in fretta l'equilibrio e gli mostrai il fondo di vetro sul quale ristagnava ancora un pollice di liquore. - Visto? Sono stata all'altezza delle tue aspettative, eh??? - Gli parlavo con spavalderia e già le stelle cominciavano a flashare nella mia retina. Una rossa, una gialla, una blu...tante stelle psichedeliche che ammortizzavano i sensi e mi tenevano su di una nuvola.
- Stupefacente...! - esclamò, ridendo assieme a me. Nonostante la vista facesse strani scherzi e sdoppiasse i contorni di lui, riuscii a mettere a fuoco la mano che mi veniva incontro. Rimasi mezzo minuto col fiato sospeso, aspettandomi chissà cosa. Invece sentii la pressione del suo polpastrello lungo il mento, dove malauguratamente serpeggiava un filo di liquido dorato. Me l'asciugò con delicatezza e per un pelo non svenni. - Avevi un che di dissoluto, Kris...ed io sono stato uno stupido a cedere ai tuoi capricci....

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Bene, l'idea di apparirgli dissoluta mi piaceva. Non so il perchè ma lo trovavo sexy. E Rob aveva gli occhi diversi.
D'un azzurro più vivido, seminato da pagliuzze verdi. Una marea di pagliuzze verdi...
Roba da stupro! A che razza appartieni Robert Pattinson????
Diedi la colpa all'whisky, ai giochi di luce della plafoniera.
- Dovresti prendermi più sul serio, Robbino... - lo vezzeggiai. Il suo dito aveva tracciato sulla mia pelle una specie di cicatrice invisibile e bollente. - Quando voglio una cosa…la faccio…o la ottengo...
- Non pensavo ne saresti stata capace...- M'ipnotizzò di nuovo, rubandomi il bicchiere dalla mano, con l'eleganza di un Lupin. Lo posò su una mensola, poco distante da noi, accanto alla chitarra dove c'era un posacenere riempito di mozziconi. - Sinceramente...è la prima volta che ti vedo ridotta in questo stato...
Colsi la palla al balzo. - E se non dovesse essere l'ultima?
- Pazienza, Kris...! - Sbuffò, alzando le spalle e dirigendosi nuovamente verso di me. - Non morirò mica nel vederti tracannare whisky da una bottiglia. I pub di Londra sono pieni di donne che si sbronzano come se avessero mille problemi da dimenticare...
La sua battuta mi tirò un calcio nello stomaco, dove l'alcool gorgogliava in maniera terribile, mozzandomi a tratti il respiro.
Allora non te ne frega niente se mi ubriaco...e bravo il caro Rob!!!! Stupido inglese...pezzo di cretino....e così sono uguale alle tue sgualdrinelle londinesi...!
Finsi di rilassarmi. - Quindi non avrai nulla in contrario se finisco quello che c’è…dopotutto è un peccato buttarlo via...- L’urgenza di provocarlo mi nasceva da dentro al corpo. Ero stordita dalla sua voce, dal suo timbro, dal suo modo obliquo di guardarmi, quasi volesse incolparmi di un delitto.
Lui scosse il capo e proseguì: - Niente da fare, principessa…hai bevuto abbastanza…Vuoi festeggiare la tua maggiore età da brilla?
- Embè?- mi aizzai, furiosa. Ne avevo fin sopra ai capelli del suo bon ton inglese. Di certo chiamava principesse tutte le ragazzine che gli facevano la corte, attaccando messaggi romantici sul parabrezza della sua auto. Ed io pendevo dalle sue labbra, come una di loro. Come una deficente che non ha mai visto un uomo e sogna di farsene uno. Il primo che capita. - La vita è mia…e anche i diciott’anni sono miei…E poi anche tu alla mia età ti davi alla pazza gioia…! Giravi per locali assieme ai tuoi amici, v’ingozzavate di birra e di whisky, fino al mattino! O nooo???
In lontananza, si udì temporaleggiare. Un lampo percorse l'ovest dell'Oregon e si schiantò sull'Hotel, nel punto esatto in cui c'eravamo noi.
O meglio...lui.
Un’ombra ostile gli gravava sul viso e il punto debole di Rob si mostrò a me, in tutta la sua solida barriera difensiva.
Ecco il vero Rob....quello con le palle d'acciaio...
Mi si seccò il palato.
Non intendevo tirar fuori quella vecchia storia! Faceva parte di una confidenza di Rob ed io, da brava amica, gliel’avevo sputtanata alla prima occasione.
Mi bacchettai la lingua con i denti. Se mi avesse dato uno schiaffo, me lo sarei meritato.
Invece restò davanti a me, immortalato in un'espressione fredda, che mi fece raggelare le ossa: - Era diverso, Kris…- cominciò a dire, scandendo le parole. -Tu sei diversa. Grazie a Dio non hai mai dovuto combattere per mantenere una parvenza di dignità…Non sai cosa significhi girare da mattino a sera, cercando disperatamente un lavoro e sentire il tonfo delle porte sulla faccia...- Mi parlava di getto, quasi con rabbia, colpendo duro il mio orgoglio e la mia supponenza. - Io, Tom, i miei amici! Abbiamo solo provato a vivere. Male, l'ammetto...ma ci provavamo. Altrimenti s'impazziva...e comunque...non me ne pento...
Mi feci schifo da sola.
Aveva ragione lui.
La mia vita era stata piena di piume e nidi familiari.
Papà, mamma, Cameron, persino il mio gatto...con loro affianco mi era stato impossibile godermi l'esistenza da indipendente ed io beneficiavo di quella protezione senza domandarmi se fosse giusta o sbagliata.
Mike era la mia ciliegina sulla torta..
Sempre pronto a lenirmi le piaghe nei momenti di depressione.
Piaghe così diverse da quelle di Rob, pallide come foglie d’autunno se paragonate alle ferite morali che lui si portava dentro.
Mi diede le spalle, infilandosi bruscamente le mani in tasca.
Un senso di vuoto mi attanagliò.
All'improvviso mi sentii una particella di polvere su una mattonella.
Oddio...non volevo!!!! Non volevo perderlo!!! La sua fiducia...la sua amicizia...erano fondamentali per me!
Gli arrivai dietro, gli posai i palmi sulle scapole dopo una lunga esitazione. S’irrigidì al mio tocco. Era irritato, si. Molto irritato. - Scusami, Rob…- gli mormorai, stringendo le labbra. – Non ho il diritto d’impicciarmi del tuo passato…è che…
Detesto quando mi fai da padre!
- E’ la mia vita, capisci…? - annunciai disperata - Non sono abituata alle ramanzine...
Lui parve rifletterci, analizzare una per una le inflessioni della mia voce. Poi, si girò con lentezza, dandomi il tempo di staccarmi a malincuore dalla sua ampia schiena. Mi sottopose ad uno sguardo intenso, capace di catturarmi in un vortice di iridi agitate e colori impressionanti. - Meriteresti una sculacciata…non so cosa mi trattenga...
- Mi picchieresti? - feci, imbambolata. L'idea che Rob potesse mettermi le mani addosso, farmi del male...mi scompigliava il sangue nelle vene. Al suo cospetto mi sentivo uguale ad un cagnolino che sa di non aver diritto alla passeggiata pomeridiana e seguita a scodinzolare attorno alle ciabatte del proprio padrone.
Misurai i suoi gesti mentre mi avvicinava un palmo sul viso. Tremai. - Posso essere stronzo anch’io, Kristen…ne sono capace…anche se non ho la tartaruga di Cam e la faccia da delinquente di James…- Il suo timbro sfumò, dando una piega drammatica al suono ilare che lo dominava. - In questo preciso istante penso seriamente che dovresti ritornare in stanza… hai gli occhi lucidi…l’aria stanca…e…- Tenne sospesa la frase.
- E…?- Annegai in lui, sulla sua bocca. Annegai senza remi, senza rimpianti.
Come spiegargli che ero dannatamente lucida? Che non avevo bisogno di riposare??? Che volevo stare con lui?
Sembrò leggermi nel pensiero perché seguitò a parlarmi vicino e ad accarezzarmi il viso con movimenti lenti e persuasivi . - Una parte di me ti vuole qui…sento che posso aiutarti…che voglio farlo… - Mi parve che quelle parole gli costassero uno sforzo immane, che le avesse pronunciate solo per nascondere le sue vere intenzioni. Chissà….magari era un film tutto mio. Immaginare che Rob volesse tenermi accanto a sé unicamente per stringermi tra le braccia e proteggermi dal malessere che mi galoppava dentro.
- Rob…Robert….- Pronunciai il suo nome per intero, invasa da un piacere madornale. Abbassai il mento e mi ritrovai a sfregare castamente le labbra nella coppa del suo palmo. Glielo baciai appena, facendo finta che si trattasse di un gesto casuale. Eppure in quel palmo credetti di poter abbandonare la mia fede e ricomporre me stessa. Mi sentii così bambina, così mocciosa da cominciare a piagnucolare.
Allora lui mi serrò a se, cingendomi le braccia intorno al punto vita ed io restai con i pugni sul suo petto, assaporando quella sensazione di nuova beatitudine. Potevo davvero sprofondare e non me ne sarei accorta.
Cadde il silenzio nella stanza. Concentrandomi, potevo carpire distintamente il rullare del cd nel lettore, la pausa finale del brano e il nuovo cambio di traccia segnalato dal display.
La totale assenza di suono tra di noi aumentava la vertigine e potenziava i miei timpani.
Un ritmo misterioso, quasi accennato, prese a fluire nell'aria. Di secondo in secondo, la stessa musica, crebbe, si arricchì di sfumature e il pizzico di una chitarra rese più dolce la melodia.
Poi, all'improvviso, un vocalizzo irruppe dal nulla e una voce maschile iniziò a cantare. Vagamente James Blunt, vagamente Gavin de Graw, un pò Van Morrison...
La riconobbi all'istante.

She was standing there by the broken tree
Her hands were all twisted she was pointing at me
I was damned by the light coming out of her eyes
She spoke with a voice that disrupted the sky
She said ' Come on over to the bitter shade,
I will wrap you in my arms and you'll know you've been saved'
Let me sign, let me sign, can't fight the devil so just let me sign...

Rob si tese, rosso in viso, pronto a darsela a gambe: - Porca Eva...- imprecò sotto i denti.
Lo guardai, disconnessa dalla sua reazione: - Sei tu...Rob? E'la tua canzone....vero?
Lui annuì controvoglia: - Cath ha insistito nel voler ascoltare i miei pezzi...anche se incompleti. Ehm....sto gracchiando per amore, qui...
- Rooob...smettila....! – Lo fissai negli occhi così intensamente da stupirmi del mio autocontrollo. Tra le sue braccia mi sentivo in salvo. E la musica creava un paradiso speziato, tra luci basse e sfarfallii di cuore. -Io adoro la tua voce....e la adora anche Cath...e poi questa canzone è...stupenda! - dissi, provando ad entrare in comunione con il suo spirito artistico. Sospinta dalla sua voce, dalla melodia e dal carisma che Rob esprimeva sulla partitura, appoggiai la testa sul suo petto e gl'impedii di slacciarsi da me. - Ti prego...non toglierla...voglio ascoltarla...assieme a te...- Mi aggrappai a lui più forte perché mi girava la testa.
Affondavo nel suo profumo, nella sua impacciata sensualità.
Il respiro di Rob si fece incalzante. Era nervoso, caldo. Percepivo il suo corpo solidificarsi per l’emozione. Le sue mani tra i capelli m’indussero a dimenticare quanto attaccate fossero le nostre membra. Così, quasi per caso, i nostri piedi si mossero, girando lentamente su una metaforica pista da ballo. – Credo che il whisky abbia cominciato a fare il suo effetto, Kris…- mi sussurrò, sentendomi tremare.
Non era vero. O forse si?
- E’probabile…ma ci sei tu ad impedirmi di cadere, vero…?” lo guardai e allora la sua dolcezza mi lasciò priva di fiato, più della sua bellezza.
- Fin quando me lo permetterai…si…- rispose. Le sue dita fra i capelli si muovevano dal basso verso l'alto, come una ninna nanna che s'infiltra nell'orecchio del neonato e arriva a coccolargli il cervello.
M'invase una zaffata di languore e quando i nostri sguardi s'incontrarono, una scarica elettrica ci percorse da capo a piedi.
Fu come denudarsi e attaccarsi a riva, l'uno all'altra, in attesa che le anime si fondessero e si trascinassero stentatamente su un lembo di spiaggia, pronte a decomporsi in spuma in nome dell'amore.

I was out for a drink in a soho bar
The air was smoked out liked a cheap cigar
She rose out of her seat like a painted ghost
She was the woman that I wanted the most
As she reached for my arm I gave her my hand
I said 'Lay me down easy let me understand'
Let me sign, let sign, can't fight the devil so just let me sign.

Non seppi resistere all'istinto.
Alzandomi sulla punta dei piedi, mi protesi sulla sua guancia.
Lui trattenne il fiato.
Anch’io smisi di respirare.
Con la bocca disegnai un movimento circolare sulla superficie rasata. Mi fermai e mi spostai verso l’interno, nel punto in cui l’angolo delle sue labbra si chiudeva, arricciandosi appena per la tensione. Sulla pelle liscia avvertii l’aroma marino del dopobarba e la vicinanza delle bocche si fece letale. Lo baciai, piano, come si bacia un’amico prezioso, un arcangelo redentore. - Grazie…Robert…- gli sussurrai prima di riabbassarmi sui talloni e contemplarne il volto dalla mia altezza. Bastava che gli circondassi il collo, che aderissi a lui, che gli premessi il seno contro il torace….e ci saremmo staccati da terra.
Ne eravamo entrambi consapevoli ed entrambi lo negammo a noi stessi.
Rob tremava, io tremavo. Abbassai le guance sul suo petto e mi afferrai alla sua maglietta. In me, ronzava la voglia matta di darmi a lui, di adorarlo, ma adesso…adesso tutto stava cambiando. Un torpore sottile mi formicolava in cuore ed una penna fatta di pensieri scriveva nella mia testa frasi che la Kris hollywoodiana si sarebbe sognata di pronunciare.
La sua voce…la voce di Rob….roca, calda, intrigante…mi stava anestetizzando dentro e fuori, incollandomi alla pelle di quel ragazzo come se mai avessi avuto un corpo mio.
Tacemmo a lungo, coccolati dal ritornello di Let me Sign ed entrambi prendemmo coscienza che il nostro legame era destinato a rompersi o a perdurare nel tempo.


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Let me sign (Robert Pattinson’s Voice)
Un cielo in primavera non sarebbe stato altrettanto bello da contemplare e per quanto cercassi nella memoria qualche scorcio della sua evanescenza, non ricordavo di essermi turbato dinnanzi a lei, così come mi sentivo turbato ora…mentre la esaminavo da vicino, con i lampi azzurri che palpeggiavano l’orizzonte e la luce giallina della plafoniera che disegnava sui muri le nostre sagome. Adorai quel faccino candido e adorai quelle palpebre pulsanti sotto le ciglia nere. Era così vicina…così vicina da permettermi di seguire la linea maliziosa del mento, di contare le pulsazioni della giugulare, le venuzze sottili che s’intravedevano a malapena nell’incavo del collo…
Mi venne un groppo in gola e per un pelo non mi strozzai con la sua bellezza.
Kristen Stewart stava dormendo sul mio letto, abbracciata al mio cuscino ed aveva la bocca schiusa, il respiro tranquillo, le gambe nude…scoperte dalla vestaglia.
Deglutii senza accorgermene, prendendo coscienza del sangue che s’irradiava nervosamente dalla mascella ai polsi.
Come se fossi in croce e non sapessi in che maniera liberarmi dai chiodi.
Dannazione…mi sentivo strano, ubriaco di non so che cosa. Leggerezza, oppressione, condanna. Si alternavano in me, chiudendo la sua intera figura nel mio recinto visivo. Potevo guardare altrove eppure…non volevo.
Lei era lì, girata di tre quarti verso di me e in quella posizione la scollatura della vestaglia si allargava nel mezzo, evidenziando la curva del suo piccolo seno.
Strinsi le labbra, alla ricerca di qualche particolare che ridestasse in me lo stesso guizzo d’arte che la visione di Gala suscitava in Dalì.
L’illuminazione arrivò, in concomitanza con il crepitio di un fulmine, e mi arse la gola.
Kris…Kris…che diavolo fai?
Un capezzolo rotondo si appuntava contro il raso, lasciandomi sconfinare in una massa di pensieri indecenti. Di solito, preferivo ragazze più formose perchè l’immagine dei loro seni traboccanti mandava in visibilio il cervello e trasformava la mia timidezza in un lungo lamento sessuale. Eppure, il piccolo seno di lei…mi stimolava parecchio l’appetito.
Edward uguale Robert. Veleno uguale voglia.
In quel momento io e lui viaggiavamo sulla stessa onda cerebrale.
Con i polpastrelli, le sfiorai una guancia. Tanto piano da sentire il flusso della sua linfa dietro la carne. Mi piaceva accarezzare una donna in quel modo.
Nina, la mia ex, c’impazziva.
- Rob…lo sai che quando litighiamo non devi avvicinarti…tieni a posto quelle mani!!! – Lo diceva sempre in tono angosciato, squadrandomi come se al posto delle dita penzolassero delle forbici. A me veniva da ridere. Non avevo mai considerato le mie mani delle armi da taglio. Cath le aveva definite lunghe mani da vampiro ma io le reputavo strane, mani problematiche, mani da donna…sulle quali un pallone da calcio rimbalzava e mi centrava in pieno.
Ogni volta, un male cane. Colpa delle mie falangi, troppo delicate, capaci solo di accordare una chitarra o toccare i tasti di un pianoforte.
Eppure, Nina si scioglieva quando gliele passavo sulla schiena, dietro un orecchio, sul seno, tra le gambe, e finivamo col fare l’amore ovunque capitasse. – Oh, Rob…toccami…ti prego, toccami…! Fammi impazzire…!- M’implorava d’infilare le dita nelle sue zone più delicate e suonare sul suo sesso musiche ancestrali finchè si bagnava per me ed io la cavalcavo sul bacino, in cerca del mio piacere. E allora, le mani vagabondavano dappertutto, sottili come pennini, bollenti come i tentacoli di una piovra, esigenti nello stringere, nel possedere.
Nina gridava. Ed io abboccavo al suo seno, succhiandola tutta mentre spingevo e mi ritraevo ritmicamente all’interno della sua umida fessura.
Il ricordo dei nostri corpi allacciati, m’impregnò di sudore freddo.
Sette anni di sesso, di amore, d’incomprensioni.
Chi se li scordava?
Mi capitava di pensarci di rado, nei momenti di solitudine, ma ora che guardavo Kris e misuravo la cadenza del suo respiro, il pomo d’adamo scendeva e risaliva, dandomi l’impressione d’inghiottire a vuoto la saliva.
Era bella sul serio, la mia Kris.
Più bella di Nina, più bella di qualsiasi altra.
Ne avevo preso atto durante il take del bacio, stando a pochi millimetri dal suo viso, a contatto delle sue labbra.
Altro momento indimenticabile.
Mi era piaciuto un casino girare quella scena, scivolare di peso sul suo bacino, baciarla e sentirla cedere sotto il mio corpo mentre i riflettori ci scaldavano i vestiti e i brividi furoreggiavano nelle nostre cartilagini.
Capitava sovente che gli attori si calassero nella parte e vivessero a fondo le sensazioni dei rispettivi personaggi. Con i canini di Edward, imbevuti di veleno, e il suo ringhio da bestia nel petto, mi ero lasciato circuire dal suo desiderio di possessione, cercando nella bocca della mia collega la risposta che, da uomo, avrei voluto ricevere.
E Kris aveva risposto, ammorbidendosi alla compressione del mio corpo, dandomi l'illusione che su quel letto posticcio ci fossimo noi due, al di là di Edward e di Bella.
Per un attimo, volenti o nolenti, ci eravamo bruciati.
Incerti del mestiere.
Per me, era finita lì, dopo il ciak.
Per lei, altrettanto.
Eccitati? Uhm...forse...
Grazie a Dio, Edward doveva fare il frigido per tutta la durata del film. Così avrei evitato altre figuracce di merda.
Un sospiro provenne dalla bocca di Kris ed io mi abbassai istintivamente su di essa,
attratto dal tenue vapore profumato che vi aleggiava sopra.
Labbra perfette, più pallide delle mie, forse intumidite dall'whisky, dal maquillage leggero che le colorava.

As I walked through the door she was still in my head
As I entered the room she was laid there in bed
She reached out for me all twisted in black
I was on my way down, never coming back
let me sign, let me sign, can't fight the devil so just let me sign.
let me sign, let me sign, can't fight the devil so just let me sign.

Lasciami segnare...lasciami segnare. Let me sign....let me sign...
Avrei voluto ripetere all'infinito quella strofa della canzone, cantandola nel suo orecchio, sussurrandola così piano da introdurmi nella sua bolla onirica e dettarle le mie volontà.
Sei un'imbranato, Rob.
E fin qui, tutto nella norma.
Ma, se due per due faceva quattro...i conti tornavano.
Kris si era stretta a me, si era premuta addosso, avevamo ballato guardandoci negli occhi, sfuggendoci reciprocamente con le labbra, simili a meduse che si elettrizzano a vicenda e scappano dai loro simili perchè ustionate da una scarica troppo forte.
Non potevo…non potevo essermi sbagliato.
Il suo sudore, la sua palpitazione tra le cosce.
Il nostro smarrimento.
La mia fottuta paura.
Neppure quando urlavo a tutto spiano sui tetti di Londra mi ero sentito così su di giri, così preda delle mie sensazioni, del mio cuore.

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Lo facevo allora, assieme al caro Bobby Long, quando abitavo in un minuscolo appartamento a Sohò e vivevamo di pizza, pepsi e musica. Suonavamo nelle nottate stellate, di luna piena, senza temere le altezze…e cercavamo di agguantare l’essenza della città prima che l’alba si portasse via i mugolii degli animali randagi.
Ero stato felice…si….felice nella mia disperazione.
E gridavo, stonavo, parlavo, incurante dei richiami degl’inquilini e dei bicchieri vuoti, sfasciati sul pavimento.
Mi sono ubriacato per non vedere. Per piangere. Per auto-distruggermi.
Un po’ come ora, con la bocca di Kris vicina al mio viso.
Desideravo scomparire e nello stesso tempo…desideravo restare.
Lei era un tetto della mia Londra.
Alto, potenzialmente pericoloso, estremamente romantico, vietato da conquistare.
E’ la ragazza di un altro, mi ripetevo.
E’ubriaca.
E’ molto fragile.
Non devi approfittarne.
Rob!!!! Molla l’osso!
Eppure, Kris seguitava a dormire, per nulla scomposta dalla mia presenza e la sua vestaglietta di raso mi faceva girare la testa.
Respirava piano.
La sua carne pallida metteva in rilievo il battito delle vene.
Sembrava distrutta.
Distrutta e bellissima.
Un piccioncino adorabile.
Ed io mi stavo letteralmente friggendo l’anima nel guardarla. Potevo ascoltare il mio fiato incalzare, andare in ebollizione e sbuffare con un suono strano, quasi fossi una goccia d’acqua sulla piastra bollente della cucina.
Acquolina.
La bocca di Kris me la faceva venire.
Densa, saporita. Invadente.
Mi piegai, consumando i millimetri che ci dividevano, e le sfiorai in superficie, tenendo a cuccia il lato meno nobile di me.
Poi, la vertigine mi colpì forte, la saliva si addensò nel palato e compresi quanto caro costasse a Edward doversi allontanare in tempo dalla sua Bella.
Io, però, non ero Edward.
Non avevo veleno.
Soltanto voglia e curiosità.
Disperazione struggente.
Riabbassai la bocca e gliela leccai appena, come un gatto.
- Mmmm…- mi sfuggì un lamento. - Meglio del latte.
Le labbra di Kris sapevano di whisky puro.
Ritrassi la punta della lingua, ormai scottato alla radice, e planai ancora verso di lei, scendendo con più lentezza per atterrare nel punto in cui i nostri respiri s’intrecciavano e inumidivano la pelle.
La sfiorai di nuovo.
Premetti la bocca.
La baciai.
E restai a corto di carburante, bagnato dal suo odore, dalla nostra congiunzione.
Cristo, che delizia!
Ero perso.
Faticavo a intercettare i miei pensieri e quei pochi che afferrai non furono piacevoli.
Rob…non fare lo stronzo. Rob, è una tua collega. Rob, è la tua amica. Rob, ragiona! Quante ne hai viste così? Mezze nude nel tuo letto? Le sbronze, Rob. Ricorda le sbronze! Vi addormentavate sul pavimento. Tutti insieme! E qualcuna ti veniva pure addosso, col seno nudo e la minigonna in disordine.
Rob, dimmi: le hai violentate? Le hai toccate?
No. Di conseguenza, sei un bravo ragazzo.

Mi staccai, iperventilando.
Quale bravo ragazzo? Ero un pezzo di cretino...
Troppo radicato ai miei sogni, ai miei ideali.
Tom me lo ripeteva sempre: approfitta delle mele, quando stanno appese sul ramo più basso. Altrimenti ci sarà qualcun'altro che te le frega.
Sudavo e il faccino di Kris stava acuendo i miei sensi di colpa.
Cazzo...non facevo l'amore da mesi! E improvvisamente la vicinanza fisica di lei aveva ridestato in me il desiderio di una scopata memorabile, di quelle che lasciano l'uomo spaparanzato e nudo sul divano, alla mercè dell'aria mite e della soddisfazione spirituale.
Ma Kris...Kris non era da scopata.
La vedevo così fragile, così indifesa, così intensa che forse avrei potuto innamorarmene...
Rob, non pensarlo neanche!
Innamorarti di Kristen Stewart? Sei pazzo oltre che imbecille! Ti sei scordato Mike? Ok...non ti è simpatico...ha una faccia da bertuccia...però è l'uomo che lei ama. Lo A-M-A!

Serrai le labbra, disgustato da me stesso, dal calore che mi portavo dentro, dal suo sapore sulla lingua. Mi convinsi che sarebbe stato meglio uscire sul balcone, con una sigaretta e qualche lattina di birra.
Non ebbi il tempo di mettere un piedi fuori dal letto che la nuvola di raso al mio fianco si mosse, paralizzandomi.
Non doveva trovarmi lì se Kris si fosse svegliata.
Cosa avrei potuto dirle?
No, cara…! Non è come pensi! Stavo vegliando su di te come un bravo angelo custode! Oppure : Oh, dolce Kris…cercavo di entrare al meglio nella parte!!!
Mandai gli occhi al soffitto.
Edward Edward…perché se tu sei così contorto…devo esserlo anch’io?
Perchè quella santona della Meyer non ti ha fatto più cattivo? Non ti rotolano mai gli ormoni, eh???

In quell'istante, mi venne più vicina, sospirando.
Allarme rosso, Rob!
Provai a svincolarmi ma tra il pensiero e l'atto pratico si frappose lei.
Troppo veloce per poter calcolare la distanza ed evitare che si accorciasse.
Con un fruscio di jeans e cotone, fui costretto a rotolare di schiena sul materasso mentre un corpo soffice si accucciava addosso a me.
Imprecai ancora. Proprio come nel film…proprio come in auto!!!
Ricordai l’attimo in cui mi aveva passato il braccio intorno al bacino, afferrandomi un lembo di maglietta. Di solito ci vedevo meglio di un’acquila ma mi ero così teso da lasciarmi cogliere alla sprovvista da quel fuoristrada a fari spenti. Per tutto il tragitto, avevo guidato come un fachiro su un sedile di ferri sporgenti, attento a controllare mentalmente il rinvigorio delle mie parti basse.
Il suo seno si attaccò al mio petto e la percezione del suo duro capezzolo premuto contro la tshirt mi arrossì le guance. Avevo le sue ciglia sul collo, qualche ciocca dei suoi capelli vicino al naso e una mano gentile stava sulla mia pancia.
Ohi ohi…fratellino…non fare il galletto...! Abbassa la cresta...Su da bravo…! Per favore...obbedisci...- Mi stavo eccitando e potevo scorgere la protuberanza che mi sollevava il cavallo dei pantaloni. Sudai freddo e probabilmente divenni viola quando lei mugolò ancora e si assestò meglio contro di me.
Stava parlando nel sonno ma così non riuscivo a distinguere una sola sillaba sensata.
Anche in auto aveva parlato…mandando qualche gemito.
Che sogni fai, Kris? Mi venne da chiederle.
Quelli che fai tu, porco…- mi rispose una voce nelle tempie.
- Non andartene…stammi vicino…- Questa volta la sentii, chiara e lampante. - Non andartene…Mike…non è….non …è…
Mi salì il sangue agli occhi, assieme ad una fitta di gelosia.
Mike.
Dovevo immaginarmelo.
Lei si sognava il boy ed io me la dovevo sorbire mezza nuda, appioppata al mio corpo, senza poter muovere un muscolo.
Restai impalato sul materasso e mi venne da ridere.
Che scemo che ero!
Provai a sgranchirmi una gamba ma Kris si mosse di nuovo e questa volta strofinò il ginocchio lungo la zip dei miei pantaloni. Affondai la nuca sul cuscino.
- Ok ok…- dissi rassegnato, sentendo il mio membro svegliarsi del tutto e pulsare contro la cerniera come un prigioniero dietro alle sbarre.- Ora si che hai tutte le ragioni d’incazzarti...!
Strinsi le palpebre, mi passai una mano tra i capelli.
Sudavo da matti, avevo una sete da cammello.
Kris si teneva a me con una forza femminile assurda e la sua manina andò dentro alla mia tshirt per salire sul mio torace e fermarsi sulle punte ormai dure e gonfie.
Volevo ridere, volevo piangere, volevo bestemmiare. Ero eccitato più d’un toro con la sola differenza che non mi sarebbe basta una sola incornata. – Cristo! Ma perché non mi hai fatto gay????

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Edited by Lady Alexandra - 15/8/2009, 17:23
 
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9° Capitolo. Robert's Voice. Time is running out (Muse)
Paranoie. Fatue…ridicole paranoie.
Non ebbi pietà nei riguardi di me stesso. Non l’avevo mai quando si trattava di restare a combattere con la coscienza e un po’ mi dispiaceva perché ci andavo giù pesante, ruttando l’anima a furia di battere pugni contro la testiera del letto.
Di virtù, nella mia vita ne avevo collezionate ben poche, quasi nessuna. I vizi compensavano le mancanze: bevevo, mangiavo schifezze nei fast food, fumavo senza controllo e se mi prendeva il nervoso…mi gettavo a capofitto sulla chitarra, fino a che i polpastrelli si addormentavano e perdevo sensibilità nelle dita.
Giusto adesso, mi ci voleva uno strumento da suonare, qualcosa da violentare, da prendere a calci o spiaccicare sul muro.
Il dolore provocato dall’erezione mi aveva quasi fatto impazzire ma non era meno frustrante dello stato di apnea in cui gravitavo col cervello.

I think I'm drowning / Penso che io stia affogando
Asphyxiated /Sto soffocando
I wanna break this spell /Voglio rompere l’incantesimo
That you've created /Che tu hai fatto
You're something beautiful / Hai qualcosa di stupendo
A contradiction /Un contraddizione
I wanna play the game /Voglio stare al tuo gioco
I want the friction /Voglio recitare la tua farsa
You will be the death of me / Sarai la mia morte
You will be the death of me /Sarai a mia morte

Mancavano venti minuti a mezzanotte.
E Kristen seguitava a dormire nel suo bozzolo letargico, perseguitata dal mio sguardo, dalla mia curiosità, dal mio turbamento fisico. Lo spostavo ovunque, senza una logica: viso, capelli, collo, coscia, piedi.
Notai un minuscola increspatura sulla natica sinistra e, a giudicare dal rossore, doveva trattarsi di un graffio recente. Mi prese una voglia matta di passarci sopra la lingua e per non cedere alla tentazione, la coprii con il lembo della vestaglia.
Ne avevo visti abbastanza d’inferni quella notte, trattenendo così a lungo il respiro da mettere a rischio la mia stessa lucidità.
Il corpo di Kris sembrava una torcia saturata di benzina.
Io, il fiammifero.
Tra i due, ero il più pericoloso.
Guardai l’orologio.
Le 23: 45.
Umpf! Tutto sommato, potevo schiacciare un pisolino accanto a lei e recitare il mio copione da bravo ragazzo.
Non l'avrei toccata. Nemmeno sotto tortura.
Stupido, Rob! Che cazzate dici? Fumare la stessa sigaretta, bere dalla stessa bottiglia...è un conto. Dormire insieme, di notte, è un altro. E se vi beccassero? Prevenire è meglio che curare! Non te l'ha insegnato la mamma?
Arricciai le labbra, irretito dal flusso dei miei pensieri.
Il film stava decollando. Un punto a nostro favore che lavoravamo sodo pur di guadagnarci un briciolo di considerazione.
Le immagini promozionali erano apparse online e le twilighters ormai corollavano il set, nella speranza d'incontrare gli attori della saga. Sorprendentemente, s'interessavano anche a me, chiedendomi autografi personalizzati e foto da immortalare sui loro cellulari. Durante gli scatti, capitava che qualche mano mi scivolasse sul fondoschiena e mi palpasse il sedere.

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- Iniziano ad accorgersi di quanto tu sia sexy...- mi canzonava Cath, divertita. Ed io bevevo acqua a litri, provando a sbollire il mio imbarazzo. Insidiose telecamere m'inseguivano dappertutto. Quando entravo nella volvo C30 di Edward, quando addentavo un panino, quando trangugiavo una pepsy, quando mi concedevo una tirata.
Materiale ghiotto, che finiva su you tube e nei siti dedicati al libro.
- Effetto Edward. Rassegnati, Rob - mi ripeteva Cath. - Stanno aprendo dei forum su di te...e vanno a caccia di tue fotografie col lanternino. In Italia ce n'è uno proprio carino...sta crescendo giorno per giorno! Dovresti darci un'occhiata...Più tardi ti segno l'indirizzo, ok?
Urca! Un forum in Italia. Per me?
Assurdo. Chissà che ci scrivevano dentro le ragazze...
Kris sospirò, rumorosamente ed io sobbalzai.
Già...Kris. L'ultima cosa che desideravo era metterla nei guai.
Decisi di scendere dal letto. Mi faceva ancora male l'inguine, ma sopportai il dolore convincendomi che presto sarebbe stato un incidente da gettare in pattumiera. Misi il naso fuori dalla stanza e con un'occhiata rapida setacciai il corridoio.
Vuoto.
Nessun rumore di passi proveniva dalla tromba delle scale e l'ascensore che dava sul fondo somigliava ad una grossa scatola grigia, col display spento e le cerniere tappate.
La stanza di Kris si trovava dirimpetto alla mia e l'uscio, appoggiato al battente, dondolava a malapena al passaggio dell'aria.
- E'tipico delle donne lasciare le stanze alla mercè degli sconosciuti...- valutai fra me, ricordando il visino di lei, lavato dalle lacrime. - Perlomeno, non dovrò usare i ferretti come un ladro...
Rientrai e mi diressi verso la nuvola di raso che occupava il mio letto.
Mi persi un attimo nel guardarla.
Poi mi chinai, infilandole un braccio dietro la schiena e l'altro sotto l'incavo delle ginocchia. Kris mugolò una protesta e si lasciò sollevare a peso morto.
- Dobbiamo andare principessa...- bisbigliai dolcemente, sulle ciocche profumate dei capelli.
- Mmm....perchè....?- Le sue braccia si tennero al mio collo, trasmettendomi nel naso un'aroma di magnolia che avrei faticato a scordare. - Si sta così bene, qui...
- Prudenza, Kris...Non vogliamo mica armare uno scandalo proprio a due passi dalla fama mondiale, eh? - la riproverai con un sorriso mentre lei cercava ostinatamente di separare le palpebre e uscire dal limbo.
- Non m'importa... non importa dello...scandalo...non...im...por....taaa...
- Fidati...è la cosa migliore per te...
Uscii dalla stanza, balzando in avanti sulle mie nike e m'infilai nell'appartamento di lei, divaricando la porta con una spallata leggera.
Oh oh...che abbiamo qui?
Anche se gettate alla rinfusa, riconoscevo benissimo le forme degli indumenti appallottolati sulla moquette. Uno slip, un reggiseno, una blusetta a fiori e un paio di jeans firmati.
Più in là, inquadrai gli stivaletti da montagna che aveva indossato al termine delle riprese. Doveva esserseli tolti nervosamente perchè stavano capovolti e sulla gomma stagnavano alcuni grumi di fango, segno che non aveva pulito la suola sul tappeto d'entrata.
Non era da Kris dimenticarsene e seminare un tale disordine.
Non la Kris che avevo conosciuto nelle ultime settimane.
Di sicuro, soffriva a causa della lontananza dal suo ragazzo e quel pianto versato sulla mia t-shirt lo testimoniava.
Mike.
Sempre lui in mezzo a noi, come un mastino da guardia, attento a misurare l'intimità che ci legava.
Eddai, ammettilo! Ti rode che l'abbia nominato nel tuo letto!
Si. Mi rodeva parecchio e quella zannata nel ventre mi sconquassava ...troppo violenta e grossolana per ignorarne il motivo.
Mike.
Sbuffai sul suo nome, augurandomi che la mia acidità lo disintegrasse in fretta.
Sistemai Kris sul un letto a due piazze ma quando lei si slacciò da me, provai un acuto senso di perdita.
Gelosia, malinconia. Troppe sensazioni contrastanti in un'unica giornata.
Che ti piglia, Rob? Sei in andropausa?
A scuotermi, furono dei rintocchi di campana.
Dodici, lunghi, cadenzati rintocchi.

________________________________


Stavo frantumandomi in lei. Più la guardavo, più la mia buona stella perdeva di splendore, sostituita da quel Lucifero bianco, avvezzo alla corruzione delle anime.
Bum…Bum…Bum…un colpo di scure dietro l’altro, sull'arteria cruda.
Mi spaventava provare certe cose. Era sbagliato. Tutto sbagliato.
Domani avremmo festeggiato sul set il compleanno di Kris e ci sarebbe stato il suo compagno a mangiare la ciliegina sulla torta.
Mike. Il solito, grande Mike. Il nobile Mike. Il semplice pensiero faceva scattare una trappola per topi nel mio intestino.
Basta. Non è serata. Vattene.
Stropicciandomi i capelli, mi girai sul busto, combattuto tra il bisogno di filare in camera e quello di trattenermi da lei.

Our time is running out / Ma il nostro tempo sta per finire
Our time is running out / il nostro tempo sta per finire
You can't push it underground / non puoi ficcarlo sottoterra
You can't stop it screaming out / non possiamo fermarlo urlando.

- Dove...dove vai...R...ob...?- Una mano delicata si chiuse attorno al mio polso e mi costrinse a sedermi sul bordo del capezzale. - Non lasciar...mi...so...la...- diceva Kris, con voce impastata, aprendo appena le palpebre. Un guizzo d'iride verde comparve tra le ciglia ed io gioii come un cretino perchè in realtà il mio secondo bisogno stava al di sopra di qualsiasi infrastruttura. In cuor mio, avevo sperato che si svegliasse.
La mente, no.
- Kris...devo.- risposi ipocritamente mentre lei si stiracchiava e si tirava su, venendomi vicino. L'aroma di magnolia sfrigolava nell'appartamento e saliva a unghiate nelle mie narici. - E'meglio per tutt'è due...
- Nooo…- mugolò, col faccino triste.- Non voglio restare sola…
Le scostai una ciocca dalla fronte, sistemandogliela dietro l'orecchio. Al mio tocco, rabbrividì. Anch'io rabbrividii.- Tra poche ore si farà giorno…ci rivedremo accanto alla mia auto...e partiremo per Portland...ok?
- No...nessun ok...- La sua mano allentò la presa e un indice sinuoso cominciò a disegnare dei cerchi sulla mia maglietta, sfiorando la stoffa senza tastarla. I peli sul mio petto crepitarono come se delle fiammelle vive bruciassero sulle loro estremità. A quella distanza, fiutavo il pericolo, anzi…potevo addentarlo.
Il sesto senso, però, mi comandava di raggirarlo alla svelta. - Kris…non hai ancora smaltito la sbornia…cerca di riposare…
Lei mise in mostra il broncio da bimba capricciosa, biascicando sulle lettere - …Non… non sono ubriaca…- Gli occhi verdi, ormai aperti del tutto, brillavano sotto la luce e rendevano liquidi i contorni del mio viso all'interno della pupilla. - O forse si…giusto un pochino…- Mi sorrise, incantandomi con la linea delle sue labbra Poi, si avvicinò a me e ad un tratto affondò il viso nell’incavo del collo puntando entrambe le mani sulla t-shirt. I suoi palmi erano ferri da stiro ed io bollii, raggiungendo temperature fuori dalla norma. - Mmmm…il tuo profumo!- La sua voce briricchina scese di un'ottava. - Ti ho mai detto...che sai di buono…Rob?... Proprio di buono...si....
E'ufficialmente andata...
- Kris…ascoltami…sei ubriaca...- Faticavo ad articolare le parole e reclinai istintivamente il capo per permetterle di sfregare la punta del naso nel punto in cui la pelle si tendeva, mettendo in rilievo la vena pulsante del sapore. Era una delle mie zone eccitabili. Impazzivo di piacere e il tormento che provavo nell'opporre resistenza mi faceva scivolare su una macchia d'olio, a pochi metri dallo strapiombo. - Che fai…?...per favore…Kris...- In quel momento, la sua bocca arrivò sulla mia carne, aprendosi in maniera inequivocabile.
Sbandai.
- Resta…Rob…re...sta con...me…- La voce di lei pregava e la mia pelle affondava come carta velina sotto l'orlo delle sue labbra.
Vidi le schegge dentro le palpebre. Filamenti selvaggi, ragnatele luminose, fuochi pirotecnici e tante, tante fiamme. – Non posso restare…Ti prego, smettila…smettila...- implorai, disperato. Intanto, Kris succhiava la mia carne, spillandomi il sangue dalla pelle, come una vampira deliziosa che attinge linfa dalla propria vittima prima di togliergli la vita. Mi sentivo collassare, disintegrare nelle forze. Paura e repressione gorgogliavano in me, assieme ad un'incontrollabile voglia di mandare al diavolo i buoni propositi.
Le raggiunsi entrambe le mani, cercando di scostargliele.
Tentativo inutile. Erano cucite alla mia maglietta.
Gemetti quando la bocca si staccò dal mio collo e iniziò a picchiettarmi di baci sotto il mento. Minuscoli baci, che sapevano di leccornie proibite, di bimbe in calore, di fusa innamorate. Provai a incanalare il fiato per recuperare terreno su di lei, ma Kris era decisa a smidollare la mia forza.
Cristo! Che goduria! Mi sembrava di essere tornato neonato, quando mia madre m’immergeva nel bagnetto caldo e canticchiava canzoni anni 70. L’unica differenza era che mi stavo indurendo laggiù, nelle parti basse, e non avevo capacità di controllo sul mio corpo.
- Kris...vuoi...vuoi farmi crepare...?...- domandai con voce rotta mentre la sua bocca risaliva e mi bagnava la fossetta sul mento. L'eccitazione si fece capillare, le mie ossa scricchiolarono.
Le presi il viso tra i palmi, guardandola dritto nelle pupille.
Dovevo impedire che mi tormentasse.

I wanted freedom / Volevo libertà
Bound and restricted / ora sono costretto
I tried to give you up / provai ad arrendermi
But I'm addicted / ma sono assuefatto
Now that you know I'm trapped / Ora che sai che sono in trappola
sense of elation/ un senso di euforia
You'd never dream of / non hai mai sognato mai
Breaking this fixation / di rompere questa fissazione
You will squeeze the life out of me / Spremerai la vita fuori di me

- Desidero che tu resti...che c'è di male?- ripetè lei, sorridendomi maliziosamente. Più che un desiderio sembrava un ordine.
Eravamo troppo vicini. Troppo ricettivi.
- Non posso...- deglutii, provando a sgusciare dal suo raggio d’azione. Eppure il suo nasino s’intrufolava nei miei piccoli spazi, intrigante e minaccioso. - Non sono io...non sono io che DEVO restare...
E chi altri sennò? E a te che lo chiede, mica a quell'Argano...Angarano...o come cavolo si chiama!
Gli occhi di Kris si abbassarono.
Mi stava guardando la bocca.
- Baciami....- disse all'improvviso, tendendosi in avanti.
Et voilà! Servita in un piatto d'oro, Rob! E'una ragazza che ha i connotati!
L'emozione m'investì, avvampando sulle mie guance.- Tu non sai ciò che mi chiedi, Kris...il whisky...sei fragile...non sai ciò che vuoi...
- So ciò che voglio...e ciò che vuoi tu...- precisò lei, alitando dolcemente su di me. La sua lingua mi sfiorò appena in mezzo alle labbra e la febbre pizzicò i miei genitali, mandandomi in tilt. -Rob...non ti gira la testa?...A me siii....perchè aspetti? Baciami...ti pregooooo...- Si lamentava come una bambina.
Una bambina bellissima, con le sembianze di una maliarda.
La osservai, schiacciato da quei prudori carnali che persino lo scheletro reclamava.
Dai Rob! Fingi che si tratti di un film...dalle un bacio...e poi vai via...Che ci vuole??? Una richiesta in carta bollata?
In quell'attimo, le catene ai piedi si sciolsero, lasciandomi libero di andare dove mi portava il cuore mattacchione.
- Solo uno, Kris...solo uno...ma tu fa la brava...non muoverti...- le risposi sconfitto. Dentro di me, invece, mi sentivo di aver conquistato le Americhe. Ero impantanato come Edward...o forse era lui ad essere come me: un mostriciattolo pallido, geneticamente alterato dalla Meyer. - Solo uno....poi vado via, lo giuro...- le promisi, alternando e miscelando il respiro al suo. Mi sentivo una stufa.
L'avrei soltanto sfiorata.
Lo giurai a me stesso, a Mike.
Abbassandomi, premetti la bocca e subito il fiammifero bruciò la benzina, attivandomi nelle narici l'olfatto di un animale che dopo mesi di astinenza viene ridestato da una preda fresca.

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Kris mugolò contro le mie labbra, socchiudendole.
Premetti un pò più a fondo, appigliato alla sensazione d'indipendenza che mi dava la sua vicinanza.
Non va bene...non va bene, mi ripetei.
Perdi quota, Rob.
Mi staccai, rimanendo con la superficie della bocca su quella di lei.
- Ancora...ancora uno!- La voce di Kris somigliava all'esca buttata al largo da un pescatore.
- Kris...Kris...sto ammattendo non vedi...? - le intimai al limite delle forze, abboccando al suo richiamo come un pesce senza spina dorsale.
I suoi gemiti rimbombavano nelle mie orecchie e mi facevano pulsare l’adrenalina nei lobi. Lei rispondeva ai miei timidi baci, esplorandomi a piccoli morsi, come un’adolescente che freme di scoperte e di eros. Le sue labbra si squagliavano.
Mi aggrappai al suo buon senso perchè il mio era in manicomio, infettato dagli allucinogeni e dagli spinelli. -Scoppio, Kris....respingimi...mandami via...staccati...
Non sapevo che pesci prendere, che parole usare.
Non potevo averla così, da ubriaca e subire il giorno dopo il suo sguardo deluso, accusatore. La volevo lucida, nel pieno possesso delle sue facoltà ed essere certo delle sue volontà.
Ma Kristen mi gridò addosso la sua impazienza, la sua impellente brama di coccole. -Oohhh Robeert...Rob...ancora! Anco...ra....!- Ad un tratto le sue manine si liberarono dalla mia molle morsa, si tesero intorno al collo, lo circondarono.
E fui subito nei casini.
Si schiacciò contro di me facendo leva con le braccia ed io mi ritrovai a spalancare la bocca mentre la trascinavo all'indietro, tra i cuscini, e le andavo addosso con una gamba infilata tra le sue ginocchia. Metà del mio peso era su di lei: una massa muscolare eccitata e bollente.
Mugghiai e prima che potessi frenarla, la mia lingua le sciabolò in bocca, rubandole un battito cardiaco.
Potevo avere un orgasmo. E sarebbe stato un orgasmo memorabile.
Il sangue formava un cappio intorno alla zona erogena del mio sesso.
- Robert…Robert…- Le sue dita s'immersero tra le ciocche dei miei capelli, li strinsero e la sua lingua dannata mi venne incontro, fustigando le mie papille.
Precipitai e decollai. Precipitai di nuovo.
Accidenti...la volevo tutta.
Centimetro per centimetro, osso per osso, anima e spirito. Cuore e carne. Pelle!!!
Come fossi finito in questa situazione, lo ignoravo e fino a ieri non me ne sarei fatto un problema.
Ma ora…ora ci stavamo baciando. E non ci trovavamo sul set, alla mercè dei riflettori e dei ciack.
Non ero Edward, il vampiro….lei non era Bella, l’umana succulenta.
Era umana da impazzire…si! Ed io ero un maschio di 21 anni…fragile, impulsivo, affamato di curve gentili, di belle cose. E mi schiacciavo su di lei, assaporando la chimica del nostro contatto corporeo, dei nostri odori sensuali e miscelati, dei nostri baci rumorosi e letali.
Entrambe le bocche erano attaccate, zuppe di saliva. Entrambe le lingue interagivano, gonfiandosi nel palato come nastri rossi in poppa al vento.
Avrei voluto chiamarla, pronunciare il suo nome, ma le uniche cose che riuscivo a cacciare dalle tonsille erano gemiti. Rochi gemiti di ardore felino, che la gola di lei, ingoiava puntualmente.
- Ohhhh...- Kristen s'inarcò contro di me e mi tirò i capelli alla nuca.
Non trattenni la mia mano quando scese sulla vestaglietta, intorno al seno. Glielo strinsi da sopra la stoffa e il capezzolo, già ritto, divenne grande quanto una ciliegia.
Cristo Santo! Era eccitata da morire.
Ritirai la lingua, staccai la bocca, annaspando su di lei, inferocito dal mio senso di appartenenza, dalla mia gelosia, dall'eccitazione che mi batteva nell'imbracatura dei jeans.
Lei mugolò e le leccai la saliva dalle labbra.
Veleno caldo, veleno dolce. Linfa amara. Corrosiva.
Kristen mi imitò, leccandomi la bocca bagnata.
Ci tendemmo nuovamente, ci baciammo.
Stavamo per varcare la soglia.
Quella soglia.
Folle di desiderio, mi strofinai contro la sua coscia e deglutii nello scoprire che sarei potuto crescere ancora tant’era forte il flusso del sangue che riempiva le mie sacche e incendiava il mio membro.
Faceva un male boia.

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Desiderai toccarmi, liberarlo dal laccio del boxer per potermi dare a lei e farla mia come Dio comandava. Allo stesso modo, volevo divorarle i seni e scenderle tra le cosce, dove il paradiso e l'inferno mutavano da sempre l'anima dell'uomo in un proiettile d'argento.
Presi a sudare. Un rivolo mi scivolò dalla fronte.
Ero in corto circuito.
Kristen mugolava, s’impennava con le costole, con il bacino, ed io capii che dovevo farlo.
Con la lingua iniziai a planare lungo la traiettoria scoperta dalla scollatura.- Kris….Kris…ti voglio….Dio quanto ti voglio!- Forse lo pensai, forse lo mormorai, forse addirittura lo ruggii. Con la bocca superai il nodo della vestaglietta e mi trovai a pochi centimetri dal suo ombellico.
Vi posai sopra un bacio, sorpreso dalla mia delicatezza.
Lei si contorse, allargò le braccia sui cuscini.
Scesi giù, oltre la curva piatta della pancia.
Ed una volta raggiunta la mèta, restai esterefatto dalla sua perfezione.
Potevo vederla come se fosse stata completamente nuda.
Il minuscolo indumento di pizzo, guarnito rilievi floreali, lasciava intravedere una piramide rovesciata di riccioli neri. Si allargava in cima e si restringeva verso il basso, nell’incavo che teneva congiunte le due cosce bianche, appena divaricate.
Impossibile non notare il minuscolo bocconcino di carne che si profilava al centro della sua intimità, sopra la fessura dentro la quale sognavo d’inglobarmi.
Vattene, Rob…fila in camera…sei ancora in tempo….cazzo rob…vai via!!!!
Non ce la facevo a muovermi, a ripiegare i miei ormoni in un sacco a pelo.
Volevo fare sesso.
Volevo fare l’amore. Sesso e amore. Amore e sesso. All’ennesima potenza.
Avvicinai la bocca, l’odore femminile di Kris mi tamponò il naso.
La annusai così vicino da accorgermi di quanto fosse umida senza toccarla.
Ero stato io a ridurla in quello stato. E sapevo che avrei potuto eccitarla di più e bagnarla fino al parrosismo.
Non è tua…vattene….non è tua! Lei è di Mike!!!!
Me lo ripetevo in continuazione mentre la guardavo, mentre l’annusavo.
Ma il mio membro era rigido contro la zip e comandava saldo al timone, implorandomi di solcare i mari in tempesta e vincere le onde cagnesche del mare.
Fanculo coscienza! Fanculo mondo! E fanculo, Mike!
Kristen mi voleva. Io volevo lei.
Che importava se non saremmo andati all'altare?
Avvicinai la bocca sulla sporgenza di carne e la sentii indurirsi maggiormente.
Il singulto che lanciò mi fece crollare.
Aprii le labbra e la mordicchiai. Lì...proprio lì, dove il seme bolliva in una pentola a pressione. Kristen s’inarcò, infilò le unghia nel lenzuolo e mugolò forte, affondando la testa nel cuscino con una maschera di delizia e di sofferenza sul volto.Venne contro la mia bocca ed io la gustai attraverso la stoffa , grattando la lingua sulla superficie rugosa del pizzo.
Applausi, Rob!! Una bella prova di virilità!!! Non te la sei scopata del tutto...ma puoi ritenerti soddisfatto...!!! Cos'hai in mente di fare per il futuro? L'amico, l'attore o l'amante?
Scesi dal letto, a tentoni, lo sguardo allucinato.
Ero sotto shock.
Porca puttana...l’avevo fatto sul serio.
L’avevo morsa…l'avevo leccata.
Mi vergognai come un verme nel vederla rassettarsi nel suo letto e girarsi su un fianco per abbracciarsi al cuscino.
Mi parve tanto bimba, tanto cenerentola. Tanto innocente.
Bhè...tanto innocente non direi...comunque te ne sei approfittato...
- Kristen...Kristen...Kris...- Pronunciai il suo nome nelle tempie, sommerso da un bidone d'immondizia, di terribili, maleodoranti paranoie.
Quello era un incubo...si.
L'incubo di un depravato, di un maniaco.
L'ansia e il panico mi diedero l'imput per voltarmi e andarmene.
Non guardarla. Se lo fai, non te ne liberi più.
Raggiunsi la mia camera sudando da tutti i pori, con la coscienza che mi agguantava di schiena e mi scrollava, esigendo spiegazioni. Aprii il frigorifero, presi una cassa da 6 heineken, un pacco di sigarette e mi precipitai nel balcone, in seno alla notte, sotto il gelo che intirizziva le foglie degli alberi.
Fu come se un gigante mi scazzottasse in faccia.
Tolsi la linguetta alla prima lattina.
Me la scolai.
Accesi la sigaretta. La feci fuori in meno di un minuto, nervosamente.
Afferrai la seconda lattina.
Poi una terza. Un'altra sigaretta. Una quarta lattina.
Dovevo bere, inzupparmi di fumo.
In quell'istante, mi accorsi che una strana forma metallica si stava muovendo dietro la curva.
Con l'orecchio teso, seguii il rumore gommato di quattro ruote e due fari bianchi emersero dal buio.
L'auto, venne avanti, virò sulla sinistra e si accostò al portone principale dell'albergo.
Per un nano secondo smisi di vivere.
Una mercedes nera era difficile da scordare. Non quand'era lucida e perfettamente conciata come l’auto di Michael Angarano.
Thò...il salvatore delle anime perdute!
Lo vidi scendere e scomparire all’interno della hall.
Mi parve un moscerino da quell’altezza.
Avrei voluto stendere il piede e schiacciarlo.
Sta andando da lei, vedi Rob? Va a prendersi ciò che gli spetta di diritto. Tu non sei nessuno.
Scossi la testa, mi scomposi i capelli.
No.
Qualcuno lo ero.
Un bastardo.
Uno stupido sognatore, un pazzo egoista e masochista.
Meglio di niente.
Appoggiando la bocca sull’orlo della lattina, assaporai la schiuma della birra venirmi di getto nella carotide. Scivolarono giù anche le tracce del sapore di Kris, mischiate all’alcool e alle buffate di nicotina.


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Edited by Lady Alexandra - 6/6/2009, 14:01
 
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10° Capitolo. Surrender (Kristen Stewart's Voice)
Mi portai una mano sulla fronte, scuotendomi la frangia mentre una pioggerella di baci scendeva a intermittenza sulle guance, sulle ciglia, sulla bocca e un respiro roco dava corpo alla persona bivaccata al mio fianco.
Non mi ero svegliata del tutto ma il mio note-book mentale aveva iniziato a ribrottare sugl'impegni della giornata.
Viaggio a L.A.
Valige da sistemare. Copione da ripassare. Riprese in radura. Edward sotto il sole. Io sul prato che gli carezzavo una guancia. I rumori metallici delle attrezzature in movimento. I ciak gridati al megafono.
I miei diciott’anni.
E poi...un cerchio terribile alla testa.
- Auguri, amore…- Un altro bacio si posò sulla mia bocca e la voce di un uomo ripristinò l’audio nella stanza.
Dov’ero? Dov’eravamo ? Stavo appoggiata su qualcosa di morbido…un letto, dedussi. Il mio letto. Il nastro di luce si allargò e la mia pupilla mise a fuoco un volto abbronzato, con la barba di 5 giorni e due occhi di carbone.
- T…tu?
- Io…e chi sennò? – Mike mi baciò ancora ed io gli risposi meccanicamente, senza dar peso né al momento né alla situazione. Dalla mollezza in cui galleggiava il mio corpo intuivo che la notte doveva essere passata da un pezzo e che doveva essere stata una notte..da urlo. Non sapevo spiegarmene la ragione ma la mia pelle era piacevolmente calda, gonfia e pulsante in alcune zone, rilassata e soffice in altre, come se delle mani magiche avessero suonato su di me la più seducente delle ninna nanne.
Hai fatto l’amore, Kris.
E ci hai goduto.

Lo ripetei a me stessa, convinta di aver trovato un angolo di Paradiso in mezzo alle ortiche, grazie al mio fidanzato.
Oh Mike….il mio Mike….che tenero…mmm!
Lo circondai con le braccia e lo tenni stretto a me mentre mi sollevavo a sedere sui cuscini. – Sei appena tornato? - gli chiesi accarezzandogli il volto e perdendomi nei suoi occhi bruni. Li vidi così innamorati da commuovermi e mi scoprii felice della sua presenza come ai primi tempi in cui era sbocciato il nostro amore. Lo baciai sulla bocca e al contatto con le sue labbra, l’istinto reagì dandomi l’impressione che qualcosa di vivo mi pulsasse nelle vene: una reminiscenza, una senso di appartenenza assoluto. A chi? A cosa?
Odoravo di sesso spinto. Ecco la mia certezza.

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- E’ da un po’ che sono qui…da questa notte…- annunciò Mike, con lo sguardo sornione.
- Addirittura…- simulai la sorpresa. – Ma il tuo volo…e io…ho dormito tutto il tempo? – Gli sorrisi in maniera maliziosa, sollevando un sopracciglio da intenditrice.
- Sono riuscito a trovare un posto in aereo...e per la seconda domanda...direi di si...hai dormito profondamente...o quasi- mormorò lui, venendo sulle mie labbra. Mi strinse dolcemente ed io mi trovai con la guancia nell’incavo del suo collo. Per un attimo mi sentii intrappolata dalle sue braccia, col fiato fermo nello sterno e il cuore talmente in panne da sembrare un pezzo di carne morta. Effetti collaterali di una notte meravigliosa. - Per tua fortuna so essere paziente, amore...infatti ora...sei tra le mie braccia...- Il suo alito mi scaldò le guance. Sapeva di marmellata e burro. - Mi sei mancata, Kris...e dopo quella telefonata...stavo diventando pazzo... sentivo che avevi bisogno di me...
La telefonata? Quale telefonata? Chi? Come? Perché?
Ero stordita.
Un flash di luce sgattaiolò nel mio cervello riproducendomi l’ologramma di una donna che camminava nervosamente sulla moquette: asciugamano addosso, cellulare all’orecchio, faccia distrutta.
Ero io quella donna. E stavo pregando Mike di tornare.
- Ho bisogno di te, Mike!
- Kris…che ti succede? Stai male? Sei raffreddata?...O stai piangendo…?
- No...E’solo che qui mi sento …sola…e tu sei via da troppo tempo…
- Ho già preparato la borsa, Kris…sto per partire. Ho il volo delle 5...
- Non puoi anticipare…?
- Kris….piccola cara…hai davvero tanta voglia di vedermi?

E Mike era tornato.
In anticipo sul suo volo.
Apposta per me.
- Non potevo tardare il giorno del tuo compleanno…- Mi guardò negli occhi, dritto in profondità, come un geologo attento agli smottamenti del terreno. - Volevo che ti svegliassi con i miei baci…e così è stato…
- Ehm…già…- Arrossii sulle guance e lui me le accarezzò dandomi l’opportunità di ricambiare il suo sguardo pieno d’emozione. Mi vidi riflessa nelle sue pupille scure: un viso dolce, acqua e sapone, con un paio di labbra sottili che sembravano paralizzate in un sorriso di circostanza.
Continuavo a sentirmi strana. La testa ronzava, le tempie pulsavano.
La solita emicrania...proprio oggi.
- Ti amo, piccola…- La sua dichiarazione mi colpì in pieno, simile ad una palla di cannone. Non ebbi il tempo di rispondere che una bocca pallida fu sulla mia. Abbassai le palpebre, immersa in un deja-vou che ormai procedeva a scatti. Lampi di luce nella nebbia, foto sfocate, emozioni recenti, vissuti a fuoco sulla pelle. E a quel punto il suo bacio si trasformò. Da delicato e adolescenziale, divenne profondo e cercatore.
Mi sgretolai fra le sue braccia, sotto le sue labbra e presi coscienza di quanto l’amore di lui mi rendesse nuda e fragile.
La lingua di Mike entrò nel mio palato ma il contatto con la sua punta rugosa mi disturbò..
Mi staccai bruscamente e mi accorsi che l’interno della mia bocca era una spelonca arsa dalle fiamme.
La sensazione di bruciore e gonfiore partiva soprattutto da lì. Dalle papille, dalla punta della mia lingua, dalle gengive, dai miei arti.
- Ehi, piccola...che succede? - Mike mi fissava annichilito.
- N…niente…è che….mi sono ricordata di non essermi lavata i denti ieri sera…- borbottai in stato confusionale. Evitavo il suo sguardo. – Devo avere un alito pessimo…
- Che dici? Secondo te bado ancora a queste cose? - mi rimproverò lui, dolcemente.
- Lo sai che a me dà fastidio, invece...- Con uno scatto di reni balzai giù dal letto. Mi colse una vertigine e appoggiai una mano al bordo del comodino. Ormai ero disconnessa dal suo mondo, dalla sua voce.
Lo udii sbuffare e tirarsi in piedi per abbracciarmi alle spalle. Cercai di stare calma. I suoi bicipiti pesavano, stritolavano, soffocavano. – Cavolo…devo sistemare le valige…Mike…su…fai il bravo…
- Ci ho già pensato io…- mi rivelò soffiandomi in un orecchio. Avrei dovuto eccitarmi e niente. – Quando vuoi partiamo…
- Alle 11 dobbiamo trovarci a Los Angeles...
- E alle 11 saremo a Los Angeles, amore...- promise lui, sbaciucchiandomi il lobo. - E finalmente potrai goderti un viaggio da regina…
Una nota di fastidio vibrò nella sua voce e le labbra si curvarono in un risolino meccanico sotto la mia pelle.
Se un’ape mi avesse punta sul cuore avrei sentito meno dolore.
La riconnessione fu violenta.
Auto + BMW = Robert.
Improvvisamente mi ritrovai scalza, fuori dalla mia stanza, mentre cercavo un appiglio al quale aggrapparmi e scoppiavo a piangere sul petto del mio collega.
Aiutami, Rob…Non mandarmi via…ti prego!
E lui mi accarezzava i capelli dietro la nuca, comunicandomi il suo calore, al contrario di Mike che mi stritolava fra le sue braccia e mi annusava con narici piene e avide: - Amore…hai cambiato profumo?
- P…perché?
Sentii che tirava un'altra boccata proprio sulle scapole, vicino al collo. - Non è il tuo solito odore... questo sa quasi di rose...colonia…mh?
Rose. Colonia.
Sbiancai. Riuscii a liberare un braccio e mi portai il polsino della vestaglia al naso. - Che dici? Io non metto colonia...e questo è - Stavo per dire "questo è il mio profumo" ma restai con la bocca aperta e il naso dentro la stoffa, aspirando un odore nuovo che pur non appartenendomi mi faceva formicolare il sangue come se avessi improvvisamente urgenza di mangiare frutta e pasterelle.
L'avrei riconosciuto tra mille.
Mi ricordava l'odore degli angeli appena lavati.
Un odore suo. Che trasudava dalla sua pelle.
Nei flash di memoria, rividi la nostra scena sul letto, tra Edward e Bella. Rividi le nostre bocche, poi noi due in macchina, poi ancora io...tra le sue braccia. In lacrime.
Venivano su a sprazzi, chiudendosi e aprendosi nella mia mente in un film in bianco e nero, corroso dall'età e dalla mancanza d'una buona luce.
Con il viso affondato nel mio collo, Mike rimurginava tra se: - Vediamo...hai un profumo nuovo...sei diventata più bella...
- Non scherzare...ti ho già detto...
- Hai diciott'anni ma resti sempre suscettibile...
- Mike!
- Stanotte mi hai chiamato implorandomi di tornare.
- Mike...ti prego...- Mi stava salendo il panico. Il suo naso, la sua voce, la sua presenza. Non ce la facevo a sopportarli. Non adesso che mi ero svegliata del tutto e l'emicrania mi stordiva i sensi.
- Era la prima volta che mi chiedevi di anticipare un viaggio...- mi disse, facendomi girare verso di lui. Mi prese il volto tra le mani ed io mi sentii schiacciare le guance dal peso dei suoi palmi. I suoi occhi erano diventati indagatori. Chicchi d'uva pronti a spremersi e a gettarmi in faccia gli acini caduti erroneamente sul terreno . - Tu non sai quanto mi abbia reso felice, piccola mia...
- Mike...Mike...- Non sapevo che dire, come muovermi.
- Ti sentivi sola, ti capisco...qui sei tra estranei...
Il suo amore e i suoi sospetti mi allucinavano, depotenziando le mie volontà.
- Però, Kris...lo sai che non mi va giù che tu beva dell'alcool...
- C...cosa? Alcool...? - La mia voce uscì a stento dalla bocca. Non mi parve mia.
- Non negarlo...il sapore dell'whisky non ha alibi ...- Abbozzò un tenue sorriso ma anche con tutto l'amore del mondo non riuscivo a trovare la mia dimensione, il mio senso di orientamento.
Tra le sue braccia mi sentivo come dentro ad un buco nero.
Mi ero ubriacata? Davvero? E Rob? Ero andata da lui dopo aver bevuto o avevo bevuto da lui???
A parte qualche bottiglia d'acqua e dei succhi, non avevo whisky da me. Solo Rob....solo lui....
- Piccola...perdonami...è tutta colpa mia...devi esserti sentita disperata....ma ora sono qui...assieme a te...
I suoi palmi premettero. La sua bocca scese sulle mie labbra, prendendomi un bacio. Impaurita da quei flash di memoria e dalle sensazioni tachicardiche che mi procuravano, cercai di adeguarmi all’esplorazione della sua lingua.
Non tenni più di 5 secondi.
Il suo contatto mi disturbava. La sua saliva sapeva di mela mentre nel mio cervello si materializzava un bicchiere di liquore.
Stava lì tutta la mia voglia. In quel bicchiere.
- Mike...per favore...è tardi...io…
- Si si...lo so...- Si staccò da me, guardandomi dall'alto in basso. Sentivo i suoi occhi indagare lungo le pieghe della mia vestaglietta, pronti a colpirmi tra le costole qual’ora avessero trovato la prova inconfutabile del mio tradimento. - Avremo tempo per fare l'amore...ora mettiti qualcosa di decente...e avvisa quel tuo collega che dovrà viaggiare solo...


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Underground (Robert Pattinson's Voice)
L'una. Le due. Le tre. Le quattro. Le cinque.
Avevo picchiato sulla tastiera del mio portatile tutta la notte.
Cazzo, mi sentivo un rottame. Un bidone ammaccato, con i capelli scarmigliati sulla testa e i mozziconi di sigaretta che stagnavano nel mio posacenere. Mi ero appena fumato un patrimonio di camel ed avevo fatto fuori 6 lattine di heinken. Una dopo l'altra, come un vero ubriacone.
Ma non era bastato a stordimi.
Ormai avevo scritto un papiro su Edward Cullen, sulle sensazioni che provavo quando lo indossavo, sulle sue paure, sulle nostre anime affini e urticanti.
Ero arrivato ad un punto di ritorno con lui.
Edward Cullen ed io ci assomigliavamo. Ok, lui era figo, un bel maschione di pietra, capace di resistere al sangue della sua Bella ma non aveva avuto esperienze sessuali e questo mi riempiva di domande. - Ancora vergine dopo cent'anni, amico? Fiuuu...Certo che con la Meyer t'è capitata una bella gatta da pelare...
Sempre più spesso davo una rilettura al Midnight Sun che tenevo appallottolato tra i vari files e carpivo le differenze esistenti tra il vampiro di Twilight e quello dell'ultimo libro. Ogni volta che mi spremevo le meningi era sempre più facile dare corpo alle sfumature cartacee di Edward.
Bastava pensare a lui e lui veniva, come un'ombra assassina e gentile su di me.
Non avevo chiuso occhio da quando ero rientrato in stanza, dopo la mezzanotte, bloccato da un'insonnia ridicola che portava il nome di Kristen.
Ero fatto.
Fatto di sensazioni.
Decisamente arrapato.
Per un pelo non avevo ceduto al bisogno di toccarmi e giocare col mio sesso come ci giocava ogni ragazzo in preda ai bollori sessuali. Ma se avessi raggiunto l'orgasmo manipolando la mia mente e il mio corpo, non mi sarei fermato ad una sola volta.
Il profumo e la morbidezza delle labbra di Kris erano ancora tangibili su di me.
Sentivo le sue dita tra i capelli, le sue unghia sulle scapole, le sue labbra che leccavano, baciavano, succhiavano. Mi portai un indice sotto il lobo dell'orecchio, dove un'ecchimosi vermiglia faceva capolino sulla pelle bianca e il sangue ragrumito pulsava quasi fosse vivo.
Dovevo nasconderla prima che qualcuno se ne accorgesse. Non mi andava d'impelagarmi in spiegazioni anche perchè non potevo spiegare ciò che ci era successo su quel letto.
Cristo...avevamo fatto sesso con la bocca e al solo pensarci mi stavo nuovamente eccitando.
Sei proprio ridotto male, Rob…tanti mesi senza una donna e questo è il risultato!
Scossi la testa.
Non era un piacere platonico che cercavo, per quanto l'impulso di soddisfarmi occupasse il primo posso nell'hit parade. Un momento di congiunzione tra l'essere e l'avere....palparsi fino sentire il rigurgito delle piastrine nelle vene e infine...sudare, ansimare, scoppiare dentro, come un fuoco pirotecnico, seminando scintille di luce tutt'intorno. Era ciò che avrebbe fatto un uomo normale, senza una donna a portata di mano. Ma io non ero un uomo normale. O meglio, lo ero...ma desideravo tenere lontana Kris dal mio mondo sclerato fatto d'impulsi e tentazioni.
Mi stiracchiai su me stesso e spensi il programma.
Basta per oggi.
Richiusi il portatile nella tracolla e lo sistemai sul letto assieme alla chitarra.
Volevo una doccia.
E non mi andava di spogliarmi.
Andai in bagno, girai la manopola e senza pensarci due volte mi gettai sotto l'acqua fredda.
Una bella mazzata per gli ormoni.
I miei vestiti s'inzupparono come se mi fossi tuffato direttamente in una fontana.
L'acqua urtava contro la stoffa e la stoffa s'impregnava, gonfiandosi e attaccandosi alla mia carne come una seconda pelle. Mi batteva sul petto, sui piedi, sulla cintura, fino a oltrepassare il jeans e appesantirne l'imbracatura.
Non sapevo come avrei potuto asciugarmeli visto che dovevo partire. Probabilmente li avrei cacciati in un bustone, a data da destinarsi.
Rimasi sotto l'acqua per dieci minuti, intontito dalle sensazioni. Mi venne lei nella mente e l’immagine di noi due sotto l’acqua mi fece accapponare la spina dorsale. Sarebbe stato stupendo trascinarla con me, tutta vestita e vederla bagnarsi addosso alla mia pelle mentre la schiacciavo contro le mattonelle e mi facevo strada con le dita sotto la sua canotta, nei suoi slip. Volevo amarla con violenza, con dolcezza, con ogni fibra del mio essere e scoprire le gioie di una passione erotica e proibita.
Tesi le braccia, poggiai i palmi ai due lati della manopola, e abbassai la testa, frustrato. L’acqua scese a colpi di mannaia sulla nuca e i capelli mi scivolarono tutti in avanti, come una parrucca vecchia.
Dannazione…perché non me la toglievo dal cervello? Un bel taglio netto, no...eh?
Volevo farci l’amore…cazzo! Spogliarla…mettere la bocca sul suo seno, succhiarle i capezzoli, infilarmi dentro di lei e muovermi come un gatto felino nella sua intimità. Volevo baciarla ancora…ancora. Ancora. Incapricciarmi come un bambino davanti ad una fetta di torta.
Basta Rob…ti stai distruggendo con queste paranoie.
Adesso è con Mike.
Tu si stato un diversivo, qualcosa del quale lei neppure si ricorda.
Eppure non poteva essersi scordata proprio tutto.
Ci eravamo incollati…io l’avevo percepito il suo desiderio.
Si era eccitata con me, per me.
Si era bagnata con me.
Con un palmo schiacciai la manopola verso l’interno e il getto d’acqua si chiuse, sgocciolando per qualche secondo dalla rotella del rubinetto.
Uscii dalla mia gabbia, lieto di non essermi portato dentro anche le mie nike.
Grondavo acqua da tutte le parti e mi sembrava di pesare il doppio grazie alla mia erezione latente.
Strizzai i lembi della maglietta e mi sbottonai il pantalone.
Dovevo cambiarmi in fretta.
Ero uno straccio. Mi stavo facendo male.
Con un asciugamani mi tamponai i capelli.
Niente phon.
Non mi andava di perdere tempo e assuefarmi al calore.
Mi aspettavano sul set. Avrei girato usando la mia faccia da bravo ragazzo.
Porca troia...oggi mi aspettava una scena abbastanza intensa in radura. Io e Kris ci saremmo dovuti guardare negli occhi, tanto da far trasparire il nostro amore e rompere la staticità della pellicola. Cath voleva esplodere con Twilight e portare Bella e Edward ad una comunione di anime.
Difficile, troppo difficile. Potevo indossare la mia maschera di cerone ma poi...? Cosa ne sarebbe stato di me, poi?
Chi mi assicurava che Kris non si sarebbe ricordata di ciò che avevamo fatto? Da un lato, desideravo che dimenticasse. Dall'altro volevo che ricordasse.
Mike sta di mezzo, Rob.
Ti scordi di lui come ci si scorda di un calzino strappato. Stai attento.

Attento un corno.
Potevo fottermi di Mike pur di prendermi Kris.
Mentre cercavo di rilassarmi e la pulsazione sessuale scendeva, sostituita dal mio tormento, un campanello trillò al di là della porta.
Mi si rizzarono i capelli dietro la nuca e per il nervoso mi addentai il labbro inferiore.
Si parla del diavolo...

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Captivity Love (Kristen Stewart's Voice)
- Cosa diavolo hai fatto, Rob? – Fu la prima cosa che mi venne in mente quando la porta si aprì e lui mi comparve sotto l’uscio, bagnato dalla testa ai piedi. L’acqua sgocciolava dai suoi capelli e gli attaccava la maglietta ai pettorali. Istintivamente guardai in basso, dove la cintura era stata sbottonata e la zip scendeva a metà sui jeans a bassa vita. Mi si seccò la bocca e mi prese una voglia assurda di attaccarmi a lui, e sentirlo pulsante come un pulcino appena nato contro la mia pelle. Così risalii in fretta, attraversando sentieri scoscesi, e mi trattenni sull'asciugamani che portava intorno al collo. Era di spugna azzurra e metteva in risalto la linea volitiva della sua mascella, accentuando superbamente il colore degli occhi.
- Una doccia. Non si vede? – fece Rob tamponandosi una guancia con il lembo dell’asciugamano. Non faceva in tempo a tergersi da un lato che le gocce d’acqua rotolavano dall’altro, dividendosi ora sul suo mento, ora tra il gomito e le dita.
Mi vennero i brividi. - Tutto vestito?
- Embè? - Lui sorrise. - Due piccioni con una fava…
- Tu sei tutto matto. - Risi, osservandolo di sbieco, sotto le ciglia. Cominciai a tergiversare mentre il suo sguardo s’incupiva. Si passò entrambe le mani tra i capelli bagnati ed io mi sentii morire dalla voglia d’immergere le dita in quelle ciocche. Il desiderio fu tale da piegarmi le ginocchia.
Ricomicamo Kris…smettila di disseminare i tuoi ormoni su questo ragazzo!!! C’è Mike dall’altra parte…ne vale la pena…sfogati su di lui almeno è legale…
Legale…si. La bellezza di Rob invece era dissacrante. E tutto zuppo d’acqua era lo spettacolo più bello che avessi visto nei miei ultimi anni. – Ehm…Rob…sono venuta a dirti…che non posso venire a Portland con te, stamattina…
- Ah…
- Mike è tornato…- comunicai a bassa voce. Quella frase suonava come un'eresia.
- Lo sapevo.
- Cosa? - Mi sfuggì un gemito.
- L’ho visto arrivare stanotte mentre ero in balcone a fumare… - Parlò in maniera distaccata come se non gl’importasse nulla. La cosa m’irritò. Non mi guardava neppure negli occhi oppure ero io a non guardarlo direttamente. - Rob...a proposito di stanotte...- cominciai a giocare con una ciocca dei miei capelli. Lo vidi stringere le gambe e tendersi come un ferro nella zona addominale.- Sono stata da te, vero...?
Lui annuì.
Avrei giurato che trattenesse il respiro.
- Ed ho pianto tra le tue braccia...- Questo lo ricordavo benissimo.
- Suppongo per il tuo fidanzato...- La sua voce si era fatta tagliente mentre le belle dita stringevano la spugna e si uncinavano forzutamente alle due estremità.
- Ehm si...- mentii. Non riuscivo a tener fermo lo sguardo. - Forse mi sentivo nostalgica....
- Capita...
- Ascolta Rob....- Avevo cominciato a parlare senza rendermi conto di dove volessi andare a parare. - Ho bevuto, vero?
Lui strinse le labbra e la presa sull'asciugamani aumentò d'intensità. Ora c'erano due pugni al posto delle dita. - Si. - mi rispose. - Ti ho offerto un whisky...
Deglutii. La cosa non mi piaceva affatto.
Avevo bevuto. Ok...fin qui niente di anormale.
Ma dopo c'era il black out nella mia testa ed io dovevo andare oltre quel black out. Il viso di Rob era concentrato in un'espressione strana, forzata, come se facesse fatica a starsene fermo. - E poi...? Cos'è successo poi...? - Il dubbio mi rendeva audace.
- Perchè vuoi saperlo..? - Finalmente lui si girò di lato e prese a fissare un punto lontano dinnanzi a se dandomi l'opportunità di ammirarne il profilo.
- Perchè credo sia mio diritto, Rob... - dissi, cercando di dare fermezza al mio tono. Ormai il pensiero che potessi aver oltraggiato me stessa con un atteggiamento poco professionale stava prendendo il sopravvento. Avevo paura della sua risposta ma decisi di andare in fondo alla questione.
Lui si arrese con un sospiro. - Ti sei addormentata, Kris...- Si rigirò verso di me, sfoggiando uno sguardo intenso che mi fece vibrare l'anima da capo a piedi. - Nel mio letto...
Deglutii di nuovo, sempre più a vuoto, sempre più in alto mare. - Nel tuo...letto? - Puntai meccanicamente gli occhi sulle lenzuola semisfatte che avvolgevano il materasso a due piazze. Mi prese il batticuore. Ero stata sul letto di Robert...? Mezza nuda....? E ci avevo dormito?
Mi stavo sentendo male. Oddio...Oddio!!!! Prendete un estintore!!!
- Volevi la verità...è questa, Kris- reiterò lui, serio. - Hai bevuto e dormito...da me.
- Ma...poi...tu...ed...io...- Non sapevo come intavolare il discorso.
Delirio totale.
Il pensiero che tra di noi potesse essere accaduto qualcosa mi faceva fumare le narici.
- Poi niente. Dormivi ancora quando ti ho riportato nella tua stanza...- Ormai ci guardavamo in maniera diretta, senza fronzoli di mezzo.
Emisi un lungo sospiro di liberazione. - Tutto..qui, vero?
Lui parve esitare ed io morii di nuovo. Mi osservava stranamente, come se avesse voluto prendermi alla sprovvista con una rivelazione choc e seppellirmi in una tomba lontana. La sua intensità mi traumatizzava.
Si avvicinò e ci trovammo magicamente a due centimetri l'uno dall'altra.
I suoi occhi mi affondarono a colpi di zappa, quasi fossi stata un pezzetto di carta che poteva cestinare a suo piacimento.
Stavo per cedere. Voltarmi e scappare.
Il suo profumo era troppo forte.
Troppo buono.
Oddio...che mi prendeva?
Mi sentivo in trappola, con la coda nella molletta del mio predatore.
Poi lui sorrise debolmente: - Tutto qui...Kris. - annunciò con quella sua voce sottile, tremendamente inglese.
Una bolla d'aria scoppiò nel mio stomaco, dandomi l'illusione di recuperare i dieci anni che avevo perso durante l'esame del suo sguardo. Tuttavia, qualcosa vibrava ancora tra noi due. Era l'elettricità statica che si stava incamerando tra il mio respiro e il suo. Era il sangue che mi pruriginava nelle vene e il calore che ci avvolgeva.
Il cuore rallentò i battiti ed io allungai una mano sulla sua guancia, per accarezzargliela. Lo vidi turbarsi e i suoi occhi azzurro- grigi assunsero una tinta diversa. - Sei molto caro, Rob...- gli mormorai, innocentemente, assaporando la morbidezza della sua carne contro il mio palmo. La sentivo scaldarsi tra le mie dita. - Se Mike non mi avesse trovata...avrebbe fatto una scenata...
- Immagino...- Provò a sorridermi ma una linea strana si compose sulla sua bocca, sollevandosi all'angolo. Fu allora che mi accosi della piccola ferita che sanguinava sul labbro inferiore. - Oh Rob...questo non piacerà a Cath...- dissi e inavvertitamente passai il pollice sulla sua bocca, sfregandoglielo.
Mi sentii pizzicare dall'elettricità.
Dio mio, che morbide! E rosse...e...e...
E poi tante congiunzioni che non riuscivo a mettere in fila...senza aggettivi decenti.
Un fascio di luce m'investì e l'immagine delle nostre labbra attaccate si focalizzò nella mia mente. Vidi le nostre lingue unirsi e udii i nostri sospiri mentre con le mani mi tenevo alla sua nuca e lo trascinavo su di me.
Il mio cuore tremò quando la visione disparve.
Allora gli occhi azzurri di Rob mi circondarono, cogliendomi nella mia debolezza.
Mi parve di sollevarmi su una nuvola e cadere in basso dopo aver rotolato sulle travi dell'inferno.

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Ci eravamo avvicinati tantissimo. Come e quando non lo sapevamo.
Ma eravamo a pochi millimetri, con le bocche tese e gli sguardi che si arrovellavano di terrore.
Avrei voluto smettere di accarezzargli le labbra ma il mio pollice rifiutava di staccarsi.
Bacialo. Bacialo! Dio mio, Kristen.,...senti quant'è soffice e calda la bocca di questo ragazzo....che aspetti? Le calende greche???
Forse era la mia immaginazione ma dallo sguardo di Rob ricevetti la sicurezza che anche lui avrebbe ricambiato quel bacio. Lo sentivo dal modo in cui inspirava.
Il suo cuore batteva forte.
Uguale al mio.
Tum Tum Tum. Encefalogramma impazzito. Sudorazione. Imperventilazione.
Arresto cardiaco. BIPPPPPPPPPP.
Momentaneamente defunta.
La suoneria di Van Morrison lo fece scattare sull'attenti e portò me alla realtà.
Una mano forte mi prese per il polso e mi costrinse gentilmente a staccare la presa. - Una chiamata...
Lo vidi avviarsi verso il comodino e raccattare il cellulare dopo aver dato riconosciuto il numero sul display. - Pronto, Ann...sei tu?
I miei sensi si attivarono.
Seguii la conversazione come una cretina, impalata sulla mia mattonella.
- Si...allora ti aspetto di sotto...alle 10 in punto...Non mi disturbi…affatto…quando vuoi…si…
Ci fu un breve scambio di battute, poi lui s'illuminò, rise con quei bei denti bianchi e si passò una mano fra i capelli.
Mi colpì la gelosia fin dentro ai nervi.
Ann...chi Ann?
Perchè avevano appuntamento?
In quell'attimo non capii nulla. Presente e passato cozzavano. La memoria mi stava giocando un brutto scherzo.
Lui riattaccò, inspirando e ricacciando l'aria.
- E' la tua ragazza..? - sputai fuori.
- Come?
- La tizia…- E lanciai un’occhiata sbieca al cellulare che teneva in mano.
- Ma nooo….che vai a pensare? - E scoppiò a ridermi in faccia. - E' Ann Kendrick...la Jessica del film...! Certo che voi donne ne avete di fantasia, eh?
La dichiarazione non mi risollevò, anzi. - Ah...quella smorfiosa che ti fa gli occhi dolci...- Me la rammentavo troppo bene. Gli si era strusciata addosso con lo sguardo quando Edward Cullen era entrato nella mensa scolastica, colpendo tutti con la sua bianca bellezza. Jessica voleva farsi il vampiro...ma anche Ann non scherzava. Dopo che la produzione aveva lustrato Rob a nuovo tingendogli i capelli di bronzo ed accentuato il suo fascino, lei gli moriva dietro.
La vedevo con la bava alla bocca, così simile a quelle fans che venivano sul set e chiamavano Rob "Beautiful" perchè non se ne ricordavano il nome.
- Non è smorfiosa...- Lui sorrise verso un punto morto, oltre me. – E’ una bella ragazza...
- Se lo dici tu...- Cercai di stare sulle mie ma la curiosità cuoceva, assieme alla gelosia. -Come mai ti ha chiamato?
- A quanto pare si è diffusa la notizia del ritorno di Mike...e lei mi ha chiesto di accompagnarla a Portland...tutto qui...- Spiegò. - E dato che il posto accanto al volante è vacante...mi è sembrato scortese rifiutare...
- Ah già...dimenticavo la tua galanteria...
- Principessa...che male c'è? - Mi venne vicino, con aria di sfida. - Tu siederai su poltrone costose...e lei su sedili scomodi...non c'è da invidiarla, sai...?
- Ma non è andata in autobus con gli altri?
- A quanto pare no...Ora se non ti spiace dovrei cambiarmi...
Cioè, scusa bambolotto...mi stai mandando via?
- Ok Ok...- fiatai appena, umiliata dal suo bel sorriso, dai suoi occhi gravi e azzurri.
- Ci si rivede sul set, Kristen...
Non gli risposi. Uscii dalla sua stanza col cuore che batteva di rabbia, sbattendo quasi la porta. Quando ritornai da Mike lo trovai che armeggiava con la mia borsa da viaggio, intento a sprimacciare gli ultimi indumenti che avevo comprato in uno dei negozietti caratteristici dell'Oregon.
- Bentornata! Il tuo collega ha fatto storie?
- Avrebbe dovuto? - Ero sulle mie, verde di bile. Potevo far concorrenza all'incredibile Hulk.
- Ti ci è voluta mezz'ora per comunicargli che avrebbe fatto il viaggio solo soletto?
- Smettila Mike...non sono in vena di sorbirmi la tua ironia...
- Abbiamo un diavolo per capello oggi, signorina Stewart...- Lui si avvicinò a me, mi prese per la schiena e tuffò il naso nel mio collo. Mi parve che puzzasse quando in realtà ero io a non soppottarne la presenza. - Cerca di rilassarti...oggi è il tuo compleanno...devi essere radiosa....così come quando di sei svegliata tra le mie braccia...
Deglutii. Avevo dimenticato i miei diciott'anni...e...cavolo!!! Anche Rob li aveva dimenticati!!!! E certo!!! Aveva di meglio da fare!!!!
Il pensiero che lui e la Kendrick affrontassero il viaggio insieme ridendo e chiacchierando del più e del meno mi rese ancora più livide le guance.
Avrei incontrato entrambi nella hall, un'ora più tardi.
Il destino ti prendeva proprio per il culo a volte.
Più lo eviti, più ti mette i bastoni fra le ruote.
Ann gli stava decisamente appiccicata addosso e mi salutò con una mano svolazzante. Che ipocrita!!! Non cambiava una virgola dal suo personaggio.
E lui aveva indossato il solito cappotto, accompagnato da un paio di jeans blu, il berretto di lana e un paio di rayban scure.
Con le lenti, Rob era..era...da sturbo.
- Guarda il tuo bell'inglese, Kris...- La voce di Mike mandò a pezzi il mio autocontrollo.
- Sembra che abbia trovato una nuova cavia per la sua auto scassata...
- Di che t'impicci, Mike...? - Entrai nella mercedes e rimasi zitta per tutto il tragitto. Lui provò a carezzarmi una guancia prima di metter in moto. - Non toccarmi...sono nervosa...- lo minacciai.
- Me ne sono accorto...- Il suo sguardo pungente mi costrinse a rivolgergli addosso i miei occhi. - Spero che quando saremo di nuovo soli mi tratterai meglio, Kris...Non facciamo l'amore da due settimane...ed io ti voglio, lo sai...
- Due settimane...?- lo fissai allucinata. - Questa notte abbiamo...- Non potevo continuare. Tutte le mie sicurezze stavano andando a pezzi.
- Questa notte niente...- soggiunse lui, serrando la mascella. Gli sentii crepitare i denti.- Tutte le volte che provavo ad avvicinarmi, mi hai allontanato...evidentemente eri troppo ubriaca per pensare a me...

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Edited by Lady Alexandra - 18/8/2009, 21:19
 
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11° Capitolo. Miles Away (Madonna)
- Quanti anni hai...?
- Diciassette…
-…E da quanto tempo hai diciassette anni…?
- Da un po’…
Cavolo, Rob….non farmi quella voce strascicata, altrimenti combino casini!
Stavamo girando una delle scene madri del film.
Bella aveva scoperto la natura di Edward dopo aver trascorso l’intera nottata su un sito web, a tormentarsi fra click nevrotici, raffigurazioni demoniache e rituali pagani. Giunta a scuola, l’aveva trascinato nel boschetto adiacente all’istituto, gettando lo zaino ai piedi di un albero secolare.
L’atmosfera surreale dell’Oxbow Park, arricchita dal fumo digitale e dalle robuste radici che sgusciavano dal suolo, rendeva al meglio il pathos fra i due protagonisti.
Robert stava dietro di me, mi respirava sulla nuca ed io inalavo il suo maledetto odore, combattuta fra la ragione e l’istinto.
Cos’hai fatto con quella smorfiosa, eh?
Era arrivato in ritardo sul set…e non a causa di un pieno di benzina. Ann gli aveva fatto l’occhiolino, uscendo dalla sua auto come una gallinella che ha finalmente covato l’uovo dei sogni.

I just woke up from a fuzzy dream / Mi sono appena svegliata da un sogno confuso
You never would believe those things that I had seen / non crederesti mai alle cose che ho visto
I looked in the mirror and I saw your face / Guardavo nello specchio e vedevo il tuo viso
You looked right through me, you were miles away / Mi guardavi attraverso, ma eri a miglia di distanza.

Niente rimproveri da parte di Cath, ovvio. Lei aveva promosso la Kendrick già al primo ciack, giudicandola smorfiosa a sufficienza per il personaggio. E a Robert…bhè…a Robert perdonava quasi tutto. Era diventato il suo pupillo ufficiale dopo aver trascorso una settimana di fuoco a combattere contro le teste di legno della Summit che non volevano Pattinson nel ruolo di Edward Cullen.
Alla fine, l’aveva spuntata, assicurando loro che l’avrebbe reso bellissimo e conforme alle prospettive delle teen-agers.
Certo, con un look alla James Dean e un abbigliamento nuovo di zecca…Robert sembrava rinato dalle sue stesse ceneri. E la gattamorta del gruppo non aveva perso tempo a decidere su chi, tra Kellan, Jackson e Falcinelli, meritasse le proprie attenzioni. Persino una donna navigata come Nikki Reed se lo rimirava da lontano mentre Robert, l'impacciato inglese, continuava a far breccia nelle resistenze altrui, alternando le sue insicurezze croniche ad un linguaggio fisico capace di mettere carburante a tutte le mie ossa.
Con lui dietro la schiena, faticavo a mantenere un contegno.
-…Io so cosa sei…- dissi.
Uno stronzo british…ecco cosa sei!
- Dillo…- seguitava lui. La voce, bassa e roca, somigliava ad un colpo di macete. - Ad alta voce. Dillo…!-. La battuta sfumò, restando sospesa alla base della mia nuca, dove la radice dei capelli si rizzava senza contegno.
Terribile.
Lo odio…lo odio!!!! La sua voce è insopportabile!!! Dio mio…perché è così sexy??? Se non la smette di provocarmi, gli strappo le tonsille…!!!
- Un vampiro! - Risposi di getto, con le mie labbra screpolate dal freddo e dal nervoso. Non avrebbero avuto una buona resa sulla pellicola e m’imbarazzava sottoporle al primo piano della telecamera. Sperai che il rossetto attutisse la pellicina rialzata, visto che mi ero mangiata il burro cacao poco prima che la cabrio scassata di Robert facesse capolino sul set.
A quella distanza, il fiato contratto di Catherine, acuiva la mia tensione. Stava esaminando l’evolversi della scena attraverso un piccolo schermo da 10 pollici. E anche Mike guardava in presa diretta, coinvolto dalla performance.
O dal mio patner.
Gli si leggeva in faccia l’antipatia che nutriva. Diventava una mummia quando i nostri personaggi interagivano l’uno accanto all’altra. Solo la barba gli dava un po’ di colore e celava le labbra irritate.
-…Hai paura…? - Fu la battuta seguente.
Si! Mi sto facendo sotto dalla paura!
Adesso dovevo girarmi verso di lui.

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Mi costò uno sforzo sovrumano cambiare posizione. L’ansia aveva trasformato i miei nervi in un gomitolo di lana. Fortuna volle che non inciampassi sui piedi. Almeno in quel frangente, Bella doveva mostrarsi meno fifona della sua interprete. -…No…
Lui si avvicinò, giganteggiandomi sopra, e lo vidi incupire i begl’occhi d’oro. Era alto abbastanza da farmi ombra e incutermi timore. - Allora….ponimi la domanda fondamentale…Di cosa ci nutriamo?
Di me! Nutriti di me! Ti dò la mia benedizione!!!
In quel momento, senza volerlo, spostai lo sguardo sulle sue labbra, truccate a sangue dal makeup.
Dannate labbra! Me le ritrovai a due palmi dal naso: belle, perfette, polpose. Ne seguii la traiettoria e deglutii, immaginandoci sopra la mia lingua mentre asportava sensualmente il liquido rosso del machillage. Pregai che la mia fantasia erotica non superasse le barriere del trucco. Se Cath o Mike se ne fossero accorti, sarebbe stata la fine della mia carriera e del mio rapporto sentimentale.
Se poi se ne accorgeva Rob…ancora peggio. Ora che il fantasma in carne di Ann zampettava allegramente per il set, sputtanando a destra e a manca la sua conquista, dovevo mettere un cappio ai miei ormoni. Infondo, il mio compito si limitava alla recitazione.
Niente di più che questo.
Tuttavia, durante il viaggio in mercedes, non avevo fatto altro che mordicchiarmi la bocca pensando e ripensando ai brevi attimi d’intimità fra me e Robert, nella stanza di lui.
Mi sfuggiva qualcosa e il presentimento che fosse qualcosa di grosso m’inquietava.
Lo sentivo. Il profumo di lui sulla mia pelle.
Nelle vene.
Difficilmente avrei potuto annusarlo se i nostri corpi non si fossero allacciati abbastanza a lungo da lasciarne traccia.
Colpa della mia debolezza, di qualche sorsata di whisky e di quel buco nero nella mia memoria.
Gli occhi di Robert mi fissavano. La sua faccia era un muro di ghiaccio, impastata nel cerone e dalle lenti a contatto. Pareva aver perso la sua aria adolescenziale per mutare pelle, come un umano che si prepara dolorosamente a diventare un vampiro immortale.
Il suo sguardo…era strano, obliquo.
Guardava nella mia direzione, incurante dei vari monitor che lo riprendevano da ogni angolatura, quasi fosse sul punto di lanciarsi a morsi sulla boscaglia intera.
Così doveva essere.
Eppure, quello sguardo magnetico, quel fumo che ne appannava i contorni, mi spaventavano.
- Non mi farai del male…- gli sussurrai con un filo di voce.
L’assenza di gravità che s’instaurò fra di noi mi tenne il fiato sospeso, poi Rob mi afferrò il gomito e mi strattonò bruscamente lungo il sentiero in salita.


_______________________________

Secondo il copione, Edward avrebbe condotto Bella in cima alla montagna per rivelarle il suo aspetto alla luce del sole. Affondammo le scarpe nel terreno, facendo attenzione ad equilibrare il peso del busto con il movimento delle gambe perché le radici della foresta erano umide e il fradiciume delle zolle mettevano a repentaglio l'ending della ripresa. Metà della troupe, Cath inclusa, aveva raccattato lividi durante il montaggio delle attrezzature e i giri d’ispezione ma per ovviare a ulteriori disgrazie si era deciso di costruire una piattaforma di sicurezza.
Gli attori, invece, dovevano muoversi prudentemente su pendii scivolosi mentre l’utilizzo del techorane favoriva le inquadrature ad ampio raggio.
Un capriccio da star, a cui la regista non aveva saputo rinunciare.
Neppure la Summit, il nostro piccolo impero risparmiatore, era stato in grado di dissuaderla. Il film necessitava di una radura simile a quella descritta nel libro e quando Don Baldwin, il nostro locationist ufficiale, era rientrato da Mount Hood, portandosi dietro una marea di rullini con le foto più suggestive del paesaggio, Cath si era trasfigurata dalla gioia. - E' fatta!!! E’ fatta!!!! Questo film sarà una meraviglia!!! Le twilighters impazziranno!!!
I conti senza l’oste non si dovrebbero fare e noi, ahimè, li avevamo fatti.
Una serie di nevicate primaverili avevano obbligato la produzione a cambiar registro. Il tempo stringeva e dopo due settimane di ipotesi e congetture si era presentata l’occasione di girare nell’Olympic Rainforest: quindici chilometri d’erba, costellata da alberi secolari, creste e gole scavate da flussi vulcanici.
Rob ci si era perduto con lo sguardo ed io ero rimasta a osservarlo a distanza, rapita dalla sua capacità di estraniarsi dal mondo. Nel verde e nel blu, l’aspetto sensuale dell’attore spiccava come una pietra preziosa al centro dell'arcobaleno.
Impossibile distogliere la mente da quella meraviglia della natura, in grado di catturare le opalescenze e rifletterle su se stesso.
-AZIONE!!!
Le riprese proseguirono, alla maniera della Hardwiche.
Eravamo sempre sul filo del rasoio. Dovevamo sbrigarci e tra un'angolatura e l'altra, Mike mi raggiungeva, sollazzandomi di complimenti.
- Accidenti...a volte dimentico quanto vali...
- Mh?
- Dicevo...quell'aria terrorizzata mentre gli dicevi che non avevi paura...bhè...per un attimo, ti confesso, che a me è sembrato che ne avessi...
Cacchio...se n'è accorto!!!
- Lui...forse doveva essere meno statico...Una roccia avrebbe mostrato più emozione...!
- Oh, Mike...ma Robert interpreta un vampiro di pietra...dovresti leggerti il libro...! - sbuffai, troncandogli la critica sul nascere. - E'stato perfetto così...! Guarda Cath...è raggiante!
In effetti, la regista camminava avanti e indietro, dando pacche a chiunque e alzando il pollice in segno di vittoria. - That's Ok!!! That's Ok!!! Bravi ragazzi!!!!
- Qualcuno dovrebbe dirle che non sta bene che una donna della sua età...si prenda una cotta per un adolescente...- sibilò viscidamente Mike al mio orecchio. - Magari se gli faccio un discorsetto con le buone...dato che siamo amici...
- Uff, Mike...non rompere con le tue insinuazioni!!! Cath ci tiene a Rob...ma non nella maniera che intendi! La conosci, no? - Avevo alzando di un semitono la voce.
- Adesso lo chiami Rob...siamo in confidenza, eh?
- Rob o Robert ...che differenza vuoi che faccia? - brontolai, piantando i pugni nei tasconi del giubbotto. Mi ero pentita di averlo chiamato sul set. Con lui alle calcagna, che fiutava la direzione dei miei sguardi prima ancora che li posassi su qualcuno in particolare, equivaleva ad essere sorvegliati 24 ore su 24.
Mi mordicchiai l'unghia del pollice.
Ann Kendrick si aggirava nei dintorni del set, comparendo e scomparendo ora dietro un dosso, ora dietro una cinepresa, rivolgendo a Robert occhiatine sagaci e ciglia da civetta. Lui, automaticamente, rispondeva di sghembo e a me si scombussolava lo stomaco.
Magari e gli prendesse una paresi!
Diedi una sfogliata nervosa al copione, valutando la profondità dell'esame che Mike stava operando sul mio profilo.
Ci mancava il cane da guardia...che palle!
- Mike, la smetti di fissarmi?-
- Sei bella...che c'è di male....?"
- Mi distrai.
Nemmeno a farlo apposta, il cellulare gli suonò, facendo vibrare l’apparecchio nel taschino del cappotto. Alzò le spalle, scocciato, e si allontanò.
Ripresi a respirare e ripetei fra me le prossime battute.
La scaletta prevedeva la scena in cui Edward Cullen si mostrava a Bella alla luce del sole ma delle nubi pericolose gironzolavano da qualche ora sulla foresta, mandando a monte lo scenario lussureggiante che avrebbe dovuto predominare nelle prime quattro pagine della sceneggiatura.
- NOOOOOOOOOO!!! L'acqua noooooo!!!!! - urlò Cath all'improvviso, contando le gocce d'acqua che scendevano tra il fogliame. Presto le gocce s'infittirono e un tendone di pioggia coprì la luce. - Che sfiga!!!! Come faremo??? Come faremo!!!!???" E alzava gli occhi al cielo.
Ci portarono dei cappotti di fortuna e le stufette inziarono a lavorare alacremente per riscaldarci. Con la pioggia torrenziale, il freddo ghiacciava persino i tronchi.
Gran brutto guaio. Bisognava girare entro la giornata e non oltre il tramonto. In caso contrario ci saremmo trovati in ritardo sulla tabella di marcia. Il cielo era chiuso e il grigiore della tempesta aveva spento le tinte del paesaggio.
Cath parlò concitatamente col reparto luci e alle 18:00, a dispetto del clima, annunciò che sarebbe stato utilizzato un enorme Babe Light come sole di fortuna.
- Rob, preparati!!! Sbottonati la camicia!!!!
- Ehm....è necessario?
- Fallo per il bene dell'umanità, Pattinson!!! Edward doveva mostrarsi completamente a torso nudo...ed è già un miracolo che tu l'abbia spuntata sul copione originale!!! Quindi...niente storie...spogliati!"
- Non è una buona idea....! Infrangerei i sogni delle ragazzine...A meno che tu non abbia in testa di applicarmi una bella tartaruga digitale...
Battibeccavano tra loro, a distanza ravvicinata, ed io seguii di sottecchi i movimenti delle dita di Rob lungo l'apertura della camicia. - Ti avevo affidato ad un personal trainer...ma tu sei allergico alla palestra più di un nosferatu al sole...Un pò d'esercizio t'avrebbe fatto bene! Comunque...noto che abbiamo buttato giù la pancetta...! Eehhehe...
- Almeno quella...- fece Rob, sganciando l'ultimo bottone.
- Sistemiamo il bavero...
- Non è il caso....! Che c'entra il bavero? Sono già abbastanza nudo...- Percepii della tensione nella voce di Rob.
- Il bavero c'entra! Voglio che ti si veda bene la mascella...- sentenziò Cath, scostando la stoffa nonostante lui la pregasse a denti stretti di non farlo. - Ohhhh! Ucci Ucci! Cos'abbiamo qui....????
- Ti prego, Cath...!
Vidi la regista sgranare gli occhi ed esplodere in un risolino spudorato. - E bravo il nostro casanova in incognito...!!! Ti hanno lasciato il ricordino, eh?
A quella frase, le mie orecchie si tesero. Inquadrai la faccia di Rob. Era paonazzo e stava tentando malamente di coprirsi. - Basterà un pò di fondotinta e non si vedrà...
Venni scossa da un presentimento.
- Fondotinta o no...la telecamera salirà dalla cintura fino al tuo viso…e VOGLIO che dia risalto al collo...alla mascella...quindi tieni il colletto aperto...e le ragazze sverranno dinnanzi alla tua bellezza!!! Non ti ho scelto mica perchè restassi coperto come una monaca...!- Cath chiamò a rapporto la truccatrice, senza smettere di ridere sotto ai baffi. - Caspita che segno...in vita mia ne ho visti pochi così grossi...e rossi...! Wooowww....!!!
- Cath...! - sbottò Rob, quasi esasperato. Abbassava lo sguardo per evitare che gli altri giudicassero le sue guance paonazze.
In preda alla curiosità, superai Mike e mi avvicinai ad entrambi, recitando la parte dell'attrice calma e impassibile. - Rob, che succede? Qualcosa non va?
Lui s'irrigidì non appena gli fui affianco.
- E' che il nostro Rob deve aver trovato una bella gattina...- spiegò la donna, ridacchiando.
Sbattei gli occhi, confusa, e lasciai alla truccatrice il compito di svelare l'ecchimosi sanguigna che si allargava sotto il lobo di un orecchio.
Troppo rossa per essere un livido, troppo recente per essere casuale.

All my dreams they fade away / Tutti i miei sogni svaniscono
I’ll never be the same / Non sarò più la stessa
If you could see me the way you see yourself / Se tu potessi vedermi nel modo in cui vedi te stesso
I can’t pretend to be someone else / Non posso fingere di essere qualcun altro

Dal modo in cui lui cercava di evitarmi intuii quanto fosse sporca anche la sua coscienza.
La mano di Cath teneva scostato il bavero della camicia mentre la ragazza tamponava la spugnetta del fondotinta all'interno dell'involucro. - Coprilo bene...mi raccomando...
E lui piegava di lato la testa, come un reo confesso nelle mani del boia.
Non mi guardò, neppure per sbaglio.
Indietreggiai, colta alla sprovvista dalla sua indifferenza e Mike mi sorprese alle spalle una volta che raggiunsi la piattaforma su cui eravamo prima.
- Ed io che pensavo fosse ancora vergine....!!!
Vergine un corno!
Mi avvolse le braccia in vita ed io mi abbandonai contro il torace di lui, rodendo di rabbia, di nausea. - Non dispiacerti, tesoro...
La sua voce rugosa rimbombò nei miei timpani.- Sei matto, Mike? Perchè dovrebbe dispiacermi????
Cazzo...mi tremava la gola e battevo i denti tra una sillaba e l'altra.
Rob, ti uccido...
- Bhè...ora non avrà per te le stesse attenzioni che aveva quando vi siete conosciuti...
Sta zitto, Mike...ti prego, sta zitto!
- Almeno posso dormire tranquillo...senza temere che gli girino gli ormoni...e ti salti addosso...eeheheheh....Chissà chi è la fortunata donzella...
Mike rincarava la dose e le sue parole ebbero un effetto catastrofico. La gelosia mi salì negli occhi e la bile prese ad eruttare nel mio stomaco, tingendo di verde persone, oggetti e cespugli animati.
Volevo piangere.
La conoscevo bene la fortunata donzella! E sentivo che l'odio nei suoi riguardi montava a dismisura più di quanto montasse il rancore che nutrivo per Robert.
Respira, Kris…Respira…calmati!!!
Avevo il fiato corto e gonfiavo le narici nel tentativo di partorire la mia ansia distruttiva. Con l’immaginazione volai lontano e mi parve di vedere Ann…abbracciata a lui sul sedile della BMW…mentre gli strusciava la bocca dietro l'orecchio e lo sniffava a lungo - Come sei dolce….come sei buono….!!! ...Robert….il mio Robert…mmmhhhh….!
- Dio…quanto ti voglio….- gemeva lui, tra le sue grinfie. - Ti voglio!
- Baciami, Rob....sono tua! Tua!!!
Oddio. La voce di Ann. La voce di Rob. E di nuovo...la voce di Ann. La faccia di Ann.
La MIA voce.
La MIA faccia.
- Baciami....oh...Baciami....!!!!
Robert, invece, implorava: - Fermami, Kris...ti prego...fermami!!! Dimmi di andare via...!!!
- No, mai! Ancora!!! Siii....Ancora!!! Baciami...- mugolavo io, attaccandomi alla sua nuca calda per trascinarlo sul letto.
- Si può sapere che ti prende ? - La domanda di Mike mi portò alla realtà, come lo schiaffo del contadino sulla pelle di una cortigiana.
- Co…sa…? - Mi leccai l'interno della bocca, pensando che la saliva di Rob dovesse trovarsi da qualche parte, sotto la lingua.
- Ci fai o ci sei, Kris?
- Eh…? - Connettevo a singhiozzo.
- Va tutto bene, tesoro…? - Mike si sporse davanti a me, prendendomi il mento fra il pollice e l’indice.
- Tutto ok…tutto ok....- bofonchiai, allontanando il viso dalla sua presa.
- Già…tutto ok. Solita risposta. Solito clichè. - sbuffò lui, irritato.
- Perdonami...oggi sono irrascibile.....
Sto bollendo per un altro, Mike...stammi lontano!
- Fino a quando dovrò perdonarti...?- recriminò lui dolcemente, abbassandosi al livello delle mie ciglia. - Per oggi direi che abbiamo messo in cantiere fin troppe scuse…adesso tocca al sottoscritto...
- Che vuoi dire? - Mi convinsi a guardarlo.
Lui assunse un’espressione bastonata e mi sventolò il suo cellulare. Ero stato attaccato a quell'arnese tutto il pomeriggio. - Chiamata dall'alto...
- Summit?
- Già...! Hai presente quel provino a cui avevo preso parte in Texas?
- Ti hanno preso? Sii????- Il cuore mi stava galoppando dalla gioia.
Mike era un bravo attore. Si meritava una valanga di occasioni e francamente non ci avrebbe cavato un ragno dal buco a seguirmi su ogni set, alimentando le chiacchiere dei gossippari che dipingevano su di lui l’immagine del giovane artista in declino.
- Le probabilità sono ottime ma devo presentarmi ad un secondo take....sai come vanno queste cose...non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!
- Ma si...certo…- Risi e lui coccolò il mio volto tra le mani.

Too much of no sound / Troppa assenza di suoni
Uncomfortable silence can be so loud / Uno scomodo silenzio può essere così rumoroso
Those three words are never enough / Queste tre parole non sono mai abbastanza
When it’s long distance love / Quando è un amore a distanza.

- Giurami che farai la brava in mia assenza...
- Giuro!- In quel momento, mi sentivo in grado di poter mantenere ogni promessa. E non m’infastidiva il suo tocco.
- Guarda che mi fido di te...- redarguì.
- Lo so…
Si riempì di commozione mentre adorava l’oggetto del suo amore. Al contrario di me che mi riempivo di vergogna per ciò che avevo immaginato di fare con Rob quando mi trovavo tra le braccia del mio ragazzo.
- Ricordati che ti amo…
- Non potrei scordarmene…
Che risposta sarebbe??? Del tipo: sei la mia patata bollente e mi devo rassegnare?
Lo sguardo di Mike divenne cupo mentre le pupille dribblavano tra me e il gruppetto di gente che sostava a pochi metri di distanza. Cath a capo.
Poi, sorrise spudoratamente, si tuffò sulla mia bocca e mi baciò.
- Non vedo l’ora di tornare, piccola…
- Mike…- La sua barba mi aveva graffiato.
- Buon lavoro…Ti chiamo sull’aereo.
- Ok…buona fortuna…
- Crepi.
Ti tengo d’occhio da lontano! Non sgarrare!.
Il suo pensiero fu così forte da raggiungermi anche quando si allontanò dal set e lo vidi dirigersi all’auto.
Inspirai.
Mi voltai.
E sorpresi Rob a studiami, con le sopracciglia aggrottate e la bocca stretta.
- Le luci sono a posto!!! Si giraaaa!!! Rob, Sali sul quel dosso!!! Kristen resta dove sei!!! Devi contemplarlo da lì!
Questa è bella…devo contemplarlo?
A rabbia fresca, mi risultava difficile.
Non ci accorgemmo che aveva smesso di piovere finchè il sole inondò il set, riscaldando l’erba intorno ai suoi abitanti.
Rob salì sullo sperone di roccia e allargò le braccia per lasciarsi gongolare dalla luce e dai profumi nuovamente ridestati.
A me sembrò che brillasse più del vero Edward Cullen. Il suo pallore, la sua bocca rossa, i suoi capelli bronzati, la sua postura, gli cucivano addosso un’aura meravigliosa.
- Miracolo!!!! Miracolo!!!!! Dio è sceso in terra!!!! – L’entusiasmo di Cath era alle stelle. - Facciamo presto prima che cambi idea!!!! Telecamera 2 e 3, riprendete Rob da ogni angolatura possibile!!!! Telecamera 1, stringi sul suo volto!!!! Di più!!! Voglio i particolari, intesi? Anche quelli irrilevanti!!! Sopracciglia, Occhi, bocca!!! Torace, collo, tutto!!!
Ci muovevamo in simbiosi, come un vero formicaio.
Avevo una battuta sola. – Sei bellissimo…- e la recitai a fior di labbra, ormai a secco di dignità.

_______________________________

Happy Birthday
- Allora, ragazzi! Al mio via, parte il countdawn!!! – 3 – 2- 1!!!!
Quando scostai la tenda del catering un’ovazione corale m’investì in pieno.
- Happy birthday to you....happy birthday to you...happy birthday to Kristen...happy birthday to youuuu!!!!-
Tra puntini di luce che flashavano ovunque e gli scatti della macchina fotografica di Jackson, restai imbambolata a fissare le facce dei miei compagni, intenti a sgolarsi alla grande per cantarmi una canzone. Taylor launther e Nikki erano arrivati sul set alla chetichella nonostante l’acquazzone avesse reso quasi impraticabile la strada verso L’Olympic Forest e le loro riprese fossero terminate da una settimana.
Apprezzai il loro gesto e mi commossi come una bambina.
- Oh ragazzi…non dovevat- All’improvviso vidi sbucare un ragazzo alto dietro al semicerchio. Trainava un carrello a ruote, con sopra una torta opulenta a cinque strati, sufficiente a sfamare un esercito di trenta persone. Venne accesa la luce d’emergenza e il sorrisetto di Robert divenne l’unica cosa degna di nota. – Sorpresaaaa!!!! Tutta per la nostra splendida diciottenne!!!
- Siamo sicuri che sai guidare quel coso? – ironizzò Kellan intervenendo in suo aiuto.
- Tranquillo, boss. Ho appena preso la patente…- fece lui, fermandosi accanto alla tavolata dopo aver virato di novanta gradi.
- Auguroni, Kiki!!! – Nikki fu la prima ad abbracciarmi. – Sei grande ora…eh???
A lei seguì Cath, che mi stampò un enorme bacione sulla guancia.
Poi il cerchio ruotò e si fecero largo gli altri: Jackson, Ashley, Taylor, alcuni addetti alle macchine, al reparto luci.
Le strette di mano e i sorrisi arrivavano da più parti, causandomi un lieve disorientamento.
Fra le teste scorgevo Robert e Luntz, intenti a sistemare la torta sul ripiano che di solito adoperavamo per pranzare.
- Attento a non farla crollare, smidollato! Non è un pallone da calcio!! Se cade, ti cambio i connotati!!! – esclamava Kellan, terrorizzato dallo scarso senso di equilibrio del collega.
- Dopo la fatica che m’è costata a scarrozzarmela nella mia auto, ti pare che la spiaccichi sul pavimento?- rispose Rob con un risolino sghembo. - Invece di preoccuparti di me, asciugati la bava alla bocca!!! Con tutto ciò che divori a pranzo…non so come fai!!!
- Ehi!!! Ho un bel po’ di muscoli da rimpinzare, io!!! – lo insidiò Kellan, leccandosi i denti con poca eleganza. – E poi…tutta questa panna e tutta questa cioccolata…mmm….sono meglio del sesso!
- Sei un troglodita, Kellan…- mormorò Rob, fintamente rassegnato. - Non c’è niente meglio del sesso… a parte la macarena e le hawaiane…
Scoppiarono a ridere assieme, come due fratelli che avevano girato il mondo in ottanta giorni, richiamando l’attenzione festosa di Cath. – Era proprio ciò che volevo…Ann ha fatto davvero un bel lavoro…ottima scelta, ottimo aspetto…ottimo prezzo...
- Meno male che c’era lei…io non avrei saputo sbrigarmela con quella pasticcera chiacchierona…
- Sapevo di potermi fidare…
Sommersa dallo sciame di auguri che imbottiva il catering, captavo solo qualche battuta frammentaria di Rob e gli sberleffi di Kellan.

You always love me more, miles away / Mi ami sempre di più, da miglia di distanza
I hear it in your voice, we’re miles away / Lo sento nella tua voce, siamo a miglia di distanza
You’re not afraid to tell me, miles away / Non hai paura di dirmi, da miglia di distanza
I guess we’re at our best when we’re miles away / Credo che siamo
migliori quando siamo a miglia di distanza
So far away / Così lontano...

- Auguri, Kristen…
Una voce roca mi fece sussultare.
Conta fino a dieci….respira!!!
- Spero che la sorpresa ti sia piaciuta...- Il sorriso raggiante di Anna Kendrick a stento impedì al mio vulcano interiore di esplodere.
A quale delle due ti riferisci? Alla torta oppure a quell'orrendo segnaccio sulla gola di Robert??? Grrr...!!!
Dovetti trattenermi per non affilare le unghie su quel faccino da gattamorta. Solo a lei poteva venire in mente d'indossare la mini con quel freddo boia. Immaginai che in macchina, Rob si fosse distratto a causa delle sue cosce pallide e delle sue tette. Le aveva più procaci delle mie...per non dire che a seno scarseggiavo.
Mi sorrise ed io ricambiai. - Certo...che mi è piaciuta...
E lui com'è? Fa sesso da Dio oppure è tutto fumo e niente arrosto?
- Ora vado...ci si becca dopo! See you, Kristen!!! - E filò nella ressa, assieme alla sua manina svolazzante e alle sue curve generose.
STRONZA!
La presenza di Nikki al mio fianco mi dava coraggio.
Adoravo quella ragazza tanto quanto detestavo la Kendrick. Mi potevo fidare anche se non era il massimo della discrezione.
Fu lei a indicarmi la tavolata, con un sorriso da diva sul volto bellissimo. Ormai la troupe si affaccendava intorno la buffet, gustando aperitivi veloci in attesa del taglio della torta.
Tutti, meno uno.
Robert uscì dal gruppo e ci raggiunse.
- Non è credere sia opera sua…- intervenne Nikki, tirandomi una leggera gomitata.
- Ma se non ho ancora fiatato!
- La torta è stata un’idea di Cath! - proseguì Nikki, senza curarsi dello stupore e dello stato confusionale nel quale versavo. - Ann si è offerta di andarla a scegliere e lui…bhè…ha messo a disposizione quel carrozzone che si ostina a chiamare A-U-T-O- Ti dovremmo candidare al premio bontà, Nikki…- sottintese Rob con un broncio fascinoso sulla bocca.
- Non volermene, tesoro…! Era giusto per mettere i puntini sulle I…- fece lei, ammiccandogli.
Restai ammutolita, guardando prima lei e poi lui.
Ann c'entrava con la torta? E Rob l'aveva portata da Portland fin laggiù? Per me???
Su ordine di Cath?
Il senso di leggerezza fu tale da librarmi sulla nuvola ma ricaddi in basso velocemente, il tempo di fare due più due e ricavare un bel quattro dal totale.
Accordo o no...il succhiotto è una prova tangibile. Rob e Ann se l'intendono!!! Fatti una ragione, Kris...

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Quando Nikki ci lasciò soli per dirigersi alla tavolata, ci passammo le mani tra i capelli, contemporaneamente. Avevamo entrambi lo stesso vizio.
Ultimamente il mio tic era arrivato ai suoi livelli. La cosa non mi consolò mentre lui pareva divertirsi dinnanzi al nostro reciproco imbarazzo.
- Panna e cioccolata, Kristen…se non ricordo male sono i gusti che preferisci...
Annuii.
Purtroppo per me...rammentava magnificamente.
- Grazie mille ….per tutto…Non me l'aspettavo...- mi limitai a dire. Con il viso stavo difronte a lui eppure gli occhi si muovevano istericamente qua e là, alla ricerca di qualche appiglio che non avesse a che fare con la sua bellezza inglese. Covavo rabbia dentro di me.
Un'assurda delusione.
- Grazie di che? E’stato un piacere. Posso farti gli auguri, principessa? - La sua richiesta mi colse in flagranza di reato. Ero sul punto di piangere perchè quella voce bassa mi faceva male al cuore.
Stupido! Stupido! Stupido!!! Vattene!!!
- Cer…to…- balbettai, riponendo gli occhi nei suoi. Gli tesi una mano e lui la prese nella sua, calda e grande. E allora mi sentii uno scricciolo di zucchero, tanto fragile da potermi sgretolare.
Lo vidi curvarsi e meccanicamente gli offrii una guancia.
Che scuse hai per rifiutare? Nessuna. Stai al gioco...
M'investì l'ondata del suo profumo e un brivido mi scosse da capo a piedi. Il cuore batteva forte, il cervello andava già per fatti propri. Restai immobile, ad aspettare il colpo di scure, mentre Rob si avvicinava e il sudore freddo mi faceva cigolare le ginocchia.
Improvvisamente, ebbi la consapevolezza che la sua bocca aveva intenzioni meno nobili. Stava calando sulle mie labbra, incerta sul da farsi ed io la fissavo con gli occhi sgranati.
Kris…respira…calmati….non è quello che pensi. Oddio, Rob...che fai? Vuoi baciarmi???
La caciara intorno a noi era tale da chiarirmi che non si trattava di un sogno.
Voleva baciarmi. I suoi occhi avevano mutato colore. Il suo fiato batteva sul mio naso come un'effluvio di lapilli.
Mi contrassi e strinsi le labbra nel tentativo d'ingoiare il panico.
Quel movimento, però, ruppe la magia. Lui cambiò rotta, come se si fosse appena affacciato su una cascata pericolosa. - Auguri, Kris...cento di questi giorni...


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Cuore pagliaccio
Il viaggio in autobus non era stato entusiasmante e la testa mi scoppiava. Kellan aveva cantato a squarciagola tutto il tempo, tra stonature e liriche tenorili, accaparrandosi i favori del pubblico, Cath in primis.
Peccato che Nikki e Taylor fossero tornati a Los Angeles.
In particolar modo Nikki. La sua mancanza mi faceva sentire ancor più bambina e fragile.
Rob.
Rieccolo tra i miei pensieri.
Era montato sulla BMW, con quella smorfiosa della Kendrick, visto che da buon casanova aveva diritto alla "tombolata". Andata e ritorno. Un classico da copione.
Magari avevano fatto del sesso tra una buca e qualche sterzata.
Rientrai nella mia stanza e mi gettai di pancia sul lettone.
Ormai le domande che mi assillavano avevano lesionato il mio sistema nervoso.
Lo squillò del cellulare mi fece sollevare la testa. Per fortuna avevo indosso il cappotto, così non mi sarei dovuta alzare. Lessi il nome sul display.
Mike.
No....non ero dell'umore giusto per affrontare una conversazione pucciosa con lui. Bloccai la linea e gli scrissi un sms veloce.
"Ciao Mike! A causa del temporale di oggi pomeriggio alcuni pali sono saltati e il segnale va e viene. Dicono che ripristineranno tutto entro domani. Ti chiamo io.
TVB Kris "

Lui messaggiò dopo 10 secondi.
" Ok, amore, aspetto una tua chiamata. Sono arrivato adesso in albergo. Non vedo l'ora di rivederti...5 giorni e saremo insieme...Ti amo! Mike. Ps: Buon compleanno... "

I’m alright, don’t be sorry, but it’s true / Sto bene, non dispiacerti ma è vero
When I’m gone you’ll realize / Quando me ne sarò andata tu capirai
That I’m the best thing that happened to you / che sono la cosa migliore che ti è capitata.

Spensi il telefono e mi strappai gli auricolari dell'I-pod dalle orecchie.
Niente radio, niente musica. Niente compleanno.
Mi avevano sistemato accanto alla stanza di Rob, al quinto piano. Era una iella che ci trovassimo sempre sullo stesso mattone. Opera di Catherine, senza dubbio.
Lei e il suo dannato senso della chimica.
Ci voleva insieme fuori e dentro il set.
Amanti nel film.
Amici nella vita reale.
- Più interagite, più sembrerete realmente fidanzati!
Cath...non immagini neanche l'inferno che sto passando a causa di quella maledetta chimica!
Mi chiusi in un silenzio ermetico, con una mano inforcata nei capelli, cercando di captare qualche segno di vita all'esterno.
Che ti frega a che ora torna? Mica è tuo figlio! Non è normale che lo controlli...
Sembravo una mamma in appresione. O meglio...una fidanzata insicura della fedeltà del proprio ragazzo.
Rob non è il TUO ragazzo. E' un amico.
Provai a scandire la parola sparpagliando lettere immaginarie sul soffitto.
Ok. Era un A-M-I-C-O. Fin qui ci arrivavo.
- Ma un amico non desideri baciarlo! Non vuoi palpeggiarlo…o stargli appiccicata addosso 24 ore su 24! ( Kris, pigliati le tue responsabilità! C'è di più!!!)
- Rob è un figo. E’naturale che richiami il tuo interesse. A suo modo…è figo anche Mike. ( Kris...seriamente...urge una visita oculistica!).
- Oh ma io a Mike voglio bene. A modo mio l’amo anche se non gliel'ho mai detto. E per me è bello. (Giustissimo. Sarà bello per te. L'amore è cieco. Ma Rob è Rob, bambina! Rob è il proibito. Sex, Drug and Roch'nRoll! La porta da oltrepassare per provare a te stessa quanto sei donna!)
- Non c'è bisogno di cornificare Mike per mettere in gioco le mie armi seduttive. Posso limitarmi a civettare con lui...( Limitarsi con Rob? L'hai guardato bene mentre fuma? Lui masturba quel dannato filtro ogni volta che tira via una boccata!!!)

image

Il modo di fumare di Rob è un attentato alle coronarie, diceva scherzosamente Cath. Lui esce il pacchetto e le donne della troupe vorrebbero trasformarsi nella sua nicotina...
- Domanda da 10 milioni di dollari, Kris. Sii sincera. Cosa provi per il tuo collega? Ti piace o ti turba? E se ti piace…quanto ti piace? (Un casino...)
- E se ti turba...quanto ti turba? ( Idem )
- Voglio fare sesso con lui? (Embè...lo chiediamo alla popolazione? Certo che si...sesso sfrenato! Ti si legge sulla faccia, a caratteri cubitali!)
Interrogavo il mio ego da circa mezz'ora ed ero così presa dal gioco che il mondo smise di girare quando udii un cincischiare di chiavi e la sua porta chiudersi dopo lo scatto.
Robert.
Guardai l’orologio.
21:30.
Decisamente presto per uno che doveva far sesso per la strada.
- Sempre peggio, Kris…lo stai sorvegliando.
Ficcati in testa che è un ragazzo bello, affascinante...e soprattutto libero!
L-I-B-E- R-O.
Mi girai dall’altra parte del letto, sprimacciai nervosamente il cuscino e affondai il naso nella stoffa. Volevo piangere, spaccare tutto. La gelosia era cocente.
La voglia di lui, mi consumava, grattandomi dolorosamente il cuore.
Basta Kiki. Datti un contegno...Pensa a Mike.
A momenti non ricordavo nemmeno che faccia avesse il mio ragazzo.
Vedevo Robert ovunque. E più la fantasia illimpidiva l'immagine, più sentivo il bisogno di dare una svolta diversa a quel bacio mancato.
Saltai giù dal materasso e puntai gli occhi sulla porta.
Ore 21:40.
Ero in uno stato pietoso. Mi sfilai il cappotto.
Ore 21: 45.
Sempre peggio. Camminavo avanti e indietro, dalla porta al letto. Dal letto alla porta.
Ore 21: 50.
Mi controllai allo specchio, sistemandomi i capelli scomposti. A giudicare dalla mia tempesta ormonale, non avevo fatto alcun miglioramento. Pensavo sempre e solo a lui.
Rob. Rob. Rob!!!
Ore 21:55.
Presi fiato, o quel che mi restava.
Kris...ascoltami bene. Vuoi vivere nel dubbio fino alla fine di Twilight? Stamattina, in camera sua, stavate per baciarvi. Ma quella stronza ha chiamato. Poi, nel tendone...lui si è avvicinato con la scusa degli auguri...e ci è mancato tanto così!!! Doveva pur significare qualcosa!!! Kendrick o no. Lui VOLEVA baciarti.
Perchè? Se stava con un'altra...perchè? Il giorno del mio diciottesimo compleanno mi sentivo una merda...
Ore 22:00
Mi rigirai verso la porta e uscii fuori, assalita dal dubbio e dalla disperazione.

_______________________________

Pure Unadulterade Sexy Bliss.
- Voglio parlarti, Rob...
Avevo bussato alla sua porta finchè non era venuto ad aprirmi. Adesso era davanti a me, nel suo abbigliamento casual: jeans neri, camicia blu, nike ai piedi e capelli disordinatamente sexy. Mi costò un'oncia di sudore ma riuscii a guardarlo negli occhi, senza fargli capire quanto morissi di desiderio per lui. Forse non l'avevo mai affrontato così a viso aperto perchè Rob impallidì.
E sulla pelle candida, tutto risaltava. Anche le piccole rughe sulla fronte e la paura che gli faceva battere la vena della mascella. - Entra...
-Non volevo disturbarti...se sono di troppo dimmelo...
Lui rispose con un'altra domanda, chiudendo la porta alle mie spalle. - C'è qualcosa che non va, Kris?
Annusai l'aria che vibrava di colonia e tabacco. Niente profumo femminile. Niente profumo di Ann Kendrick. Meno male. Se mi fossi accorta della sua presenza, avrei scatenato l'inferno, come nel film del gladiatore. - In effetti...qualcosa c'è...- Camminai di qualche passo e mi voltai a guardarlo.
Lui inspirò e tirò a indovinare. - Sei dinuovo nostalgica per l'assenza del tuo boy?
Oh Oh! Nominare Mike non era stata un'idea galante. - Che c'entra Mike? - Mi lampeggiarono gli occhi. - Credi che sia tanto infantile da frignare ogni volta che parte?
- Mah...Per voi donne ogni occasione è buona...! - spiegò lui, flemmatico, incrociando le braccia sul torace. Sotto la camicia, i bicipiti s'ingrossarono. Stranamente, la sua espressione era cambiata. Gli occhi mi scrutavano dall'alto in basso, illividiti da un'ombra funesta.
Rimasi senza battute per qualche secondo, poi partii con la mia arringa. - Ad ogni modo...i problemi col mio ragazzo non ti devono interessare...Non sono fatti tuoi se la sua lontananza mi pesa o meno...
- A me di Angarano non importa un cazzo!
- Rob!!!

You always love me more, miles away / Mi ami sempre di più, da miglia di distanza
I hear it in your voice, we’re miles away/ Lo sento nella tua voce, siamo a miglia di distanza
You’re not afraid to tell me, miles away / Non hai paura di dirmi, da miglia di distanza
I guess we’re at our best when we’re miles a-a-away…/ Credo che siamo migliori quando siamo a miglia di distanza

La sua reazione mi prese in contropiede.
Non avevamo mai litigato prima d'ora ma la battaglia tra di noi era iniziata e io avevo suonato il gong. Dovevamo avvicinarci pericolosamente allo scontro d'armi, altrimenti non avrebbe avuto senso la mia presenza lì.
Era nervoso. Come me. Più di me.
Si lanciò verso il comodino per raccattare il suo pacchetto di sigarette. Fui più veloce delle sue gambe lunghe e lo afferrai al gomito.
Non potevo permettergli di sorpassarmi nè di fumare.
Mi fissò sorpreso ed ebbi la malaugurata idea di ricambiare quello sguardo con un'occhiata che aveva la metà della potenza distruttiva che lui era capace di mostrarmi. - Perchè non l'hai fatto stasera?
- Fatto cosa?
Coraggio, Kris...dillo!!! E'il momento!
Solo il rancore e la passione che nutrivo per lui mi diedero il coraggio di continuare.
- Baciarmi.
Lo vidi allampanarsi. - Baciarti?
La stretta attorno al suo gomito si ammorbidì. Stavo collassando. - Hai sentito...non lo ripeterò una seconda volta.
Perchè, Rob?....Perchè?
Lui provò a rilassarsi ma pareva sconvolto. Forse non fingeva. O forse si. Gli piaceva tenermi sulla corda.
- ...Non potevo...davvero...lo capisci, vero? - disse alla fine, annuendo al posto mio.
Non poteva. Non VOLEVA.
Ecco, la verità.
Ed io che mi ero fatta i castelli sulla nostra storia.
- C.a.p.i.s.c.o - sillabai. Gli lasciai subito il braccio. - Sono solo una povera illusa…
La mia guerra finiva lì, con tanto di sconfitta. Ma la cosa che mi faceva star male era che non sarei stata più in grado di rientrare alla base, senza vergognarmi di me stessa. Con una doppia falcata, raggiunsi la porta ma prima che potessi far scattare completamente la serratura, Rob mi oltrepassò, schiacciando un palmo sull'estremità dell'uscio per bloccarlo.
- Aspetta! - Lo udii riprendere fiato, come dopo una corsa. - Mi stai dicendo che tu...volevi essere baciata?....DA ME?
Il suo torace mi vibrava sulla schiena, il suo fiato incalzava tra i miei capelli.
Tappati la bocca! Tappati la bocca! Non fiatare, Kristen!!!
- Girati, Kris...- fu l'ordine di lui, secco e perentorio. - Girati e rispondimi...
- Perchè? Vuoi essere libero di umiliarmi...? - Sniffai col naso una lacrima amara.
- Girati, per favore...non voglio scordarmi le buone maniere...- Una minaccia velata provenne dalla sua voce. Al principio la scambiai per irritazione, poi mi accorsi che si trattava di qualcosa che superava le mie aspettative.
L'emozione di Rob mi scaldò la schiena e mi sentii così protetta dal suo calore che virai lentamente, eludendo i suoi grandi occhi.
- Guardami...- ripetè l'ordine. - Non ti umilierò, Kris...promesso.
Gli ubbidii, come una scolara.- Ti guardo Rob.
Oddio...il suo volto. La sua bellezza. Quanto avrei resistito?
Lui divenne serio: - Voglio che tu mi risponda...è importante.
Scoppiai in una risatina isterica e la parte spavalda del mio inconsciò sboccò.- Non ti sembro già abbastanza stupida così??? Cosa vuoi che dica? - Mi gettai nei suoi occhi, con la rabbia nel cuore perchè a quella distanza potevo nettamente distinguere l'echimosi sulla sua carnagione bianca. Non bastava il colletto inamidato a nasconderla.- Si!!!! E ancora siii! Volevo che mi baciassi! Ora puoi farti una bella risata e raccontarlo ai tuoi amici londinesi!!!- Avevo parlato a raffica, senza pause, mentre Rob sbatteva le palpebre e si tormentava i capelli.
Ripetè il gesto tre, quattro volte, passando la mano tra le ciocche.
Allora mi accorsi che il suo palmo non premeva più contro lo stipite.
Avrei potuto battere in ritirata ma volevo godermi la sua reazione.
- Pensavo mi conoscessi. Evidentemente mi sbagliavo...
- Oh bhè...le donne piangono e i maschi chiacchierano di sesso e conquiste nei bar! Tanto ora non devi più preoccuparti di me... - Lui mi guardò con cipiglio. Ed io seguitai. - Hai una reputazione da difendere...e non puoi permetterti il lusso di deludere chi si occupa così amorevolmente di te...- Allungai una mano e gli allargai il bavero della camicia in modo tale che la macchia fosse ben visibile sotto il lobo dell'orecchio. La sua vene batteva, un tutt'uno col suo respiro.
- Ti sbagli, Kris...
- Mi sbaglio...? Jessica non è la tua nuova fiamma??? -Sbattei le ciglia, proprio come faceva la gattamorta. - E'una bella ragazza....e poi...devo ammettere che insieme...siete molto...ehm.... coreografici!
Metafora banale...rende l'idea, però.
- Stai dicendo un mucchio di fesserie, Kris...- esclamò Rob indignato.
- Fesserie? - E scoppiai in un'altra risata. Non ero io che agivo. Non ero io che ridevo. Bensì la parte screpolata di me, quella che l'amore ruminava nel fango e tingeva col verde della bile.
- Smettila...stai esagerando.
Mi allungai sulla porta, rilassandomi come una maliarda su un baldacchino di rose. - Ti dà fastidio che parli di lei, Robert?
Lui deglutì, forse turbato dal mio comportamento. Un altro uomo, al suo posto, mi avrebbe presa tra le sue braccia e stuprata. Anch'io sapevo essere seducente quando volevo.
Seducente e pericolosa.
- Puoi parlare di tutto ciò che vuoi...ma mi sembra ridicolo che tu sia gelosa di Ann...
- IO???? GELOSAAAA? - La vipera che era in me venne allo scoperto e sputò arsenico. - Solo perchè quella mi sta sulle scatole non significa che sono gelosa!
- Lo sei...- disse lui, calmo.
- Ok...lo sono. - Ammisi, incassando il colpo. Dovevo sembrargli pazza. Cambiavo umore velocemente. - Sono gelosa di Ann...contento? Ma se ci stai assieme....non è necessario che mi eviti come la peste...Robert. Possiamo restare amici comunque...anche con lei di mezzo...e con tutti i suoi bei SUCCHIOTTINI !- Feci la voce da femme fatal, pizzicandogli la fossetta sul mento.
Argh! Che bello sarebbe stato mettergli la lingua lì!!! Era un'altro dei suoi punti sexy.
- Kris...smettila! - Lui mi schivò, disgustato. La sua ipocrisia era lampante.
- Kris un bel niente, Robert! - Mi rigirai e misi una mano sul pomello per aprire la porta. Lui mi afferrò una spalla e mi fece voltare di scatto, sbattendomi contro lo stipite.
Era furioso adesso. Sexy, cattivo e letale. - Non puoi andartene!
- E chi me lo impedisce...? Tu?- Sentivo gli occhi bruciarmi. E le lacrime inumidirmi le pupille. Dovevo affrettarmi a scappar via e portare in salvo almeno l'onore. - Se mi trovasse qui, Ann potrebbe fraintedere...
- Basta con questa Ann!!!! Lo vuoi capire che lei non c'entra un cazzo?!! - grugnì lui, mostrandomi i denti bianchi. Si strattonò il bavero della camicia fino a far tendere le cuciture e mi sbattè sotto gli occhi quell'aureola rossastra, ancora troppo fresca e saguinolenta. - Questa cosa che vedi e che ti irrita tanto....è opera tua, Kris!!! Soltanto tuaaaa!!!!
Mi si rovesciò addosso un catino d'acqua gelata. - M...mia???...- boccheggiai - Tu sei pazzo!!!
- Mai stato così lucido come ora...- reiterò lui, seccamente, inchiodandomi con la sola forza dello sguardo.
- Ti aspetti che ti creda??? Se questo è humor inglese...direi che è patetico...!
Eravamo alla resa dei conti.
Provocavo la sua furia, portando alla luce l'oscurità che latitava in lui. Risi di nuovo, tra i denti, a un ciglio da quella bomba carica di tritolo. Non m’importava di sembrargli una povera malata di mente.
Ad un tratto, Rob mi afferrò un polso e mi trascinò sul suo petto.
Smisi di ridere, sconvolta dalla sua presa, dalla possessione del suo gesto. Mi schiacciava addosso a lui e mi teneva un braccio lungo il giro vita, in modo che potessi stare in punta di piedi, con la bocca a pochi millimetri dal suo collo. A quella vicinanza, l’ecchimosi rossastra assumeva la forma di un fiore sfilacciato ed io rimasi incantata da quell'imperfezione circolare, dall’odore di buono che salava la pelle e proveniva dalla sua vena. - Porca puttana, Kris! - imprecò. – Fa' uno sforzo!!! Non puoi esserti scordata ciò che è successo tra di noi!!!
- Tra di noi...?...- Mi morirono le parole in gola.
Io e lui sul letto.
Quale letto?...
Ok. Il mio letto.
Io e lui che ci baciavamo.
I gemiti che riempivano la stanza.
Quali gemiti?
I suoi gemiti. I miei gemiti.

Cominciava ad albeggiare nella mia memoria.
Le buche vennero riempite dai tasselli mancanti e i flash si spensero, facendo riemergere dal vuoto fotografie nitide e pennellate innegabilmente reali.
Il suo odore. Così penetrante, così dolce. La compattezza del suo lungo corpo felino.
La pressione della sua bocca. La sua lingua, la sua saliva.
- Baciami, Rob...baciami...!
Era stato sempre reale. Non l'avevo sognato...!
Tum Tum Tum.
L'avevamo fatto? Ricordavo i suoi baci, le sue mani, il suo respiro...e quella luce piena di puntini meravigliosi, tanto simile a quella che invade la retina nel momento dell'orgasmo.
Che iella!!! Ti dimentichi la cosa più bella della tua vita, Kiki??? E' la vecchiaia...
Tum Tum Tum.
Non così…non stringermi così…Rob….vado a fuoco!
Lui, invece, aumentò la pressione, parlandomi sulla bocca con il respiro rovente. - Ci siamo baciati, Kris...e giuro su mia madre...non ci siamo baciati come amici...!
- Non è vero... - glielo fiatai sulle labbra, incapace di gridare. Il suo profumo di tabacco e colonia mi annebbiava le tempie.
- Si che è vero!- I suoi occhi mi punsero, le sue labbra appetitose si contrassero in una smorfia elegante. - Ti sei stretta a me, esattamente come ti sto stringendo adesso…! Mi hai cercato! Mi hai chiesto di baciarti! Eri ubriaca...e io....- Spezzò la frase e l’angoscia si abbattè sul mio cuore, comprendolo di calcinacci e polvere. - Sono stato sul punto di perdere il controllo...
Bruscamente mi aveva abbracciata e altrettanto bruscamente mi rese la libertà. Vacillai rimettendo la pianta dei piedi sul pavimento.
Ok. Risposta negativa. Niente sesso. Ma c'era tutto il resto.
Che porca sei, Kris!!! Chissà che ha pensato di te, Robert!!! Che ti basta alzare il gomito per concederti una scopata!!!- Non può essere....non può essere…- Portai le mani alle tempie, sconvolta.
- Lo è....! Posso essere stronzo quanto vuoi ma non ti mentirei su questo!!! - fece lui con voce vibrante. Sembrava un bimbo desideroso di dimostrare alla madre la propria innocenza o dividere la colpa con l'amico di giochi. - Kris…calmati…
- Come…come posso calmarmi???? - Imperventilavo. - Pensavo di essermi immaginata tutto di nuovo...!! Invece...questa volta...siamo stati sul punto di... Oddio...!- Avevo iniziato a riflettere tra me e me, ad alta voce, ignara che Rob potesse analizzare le mie frasi e portare alla luce i miei altarini segreti. Sorridevo, aggrottavo le labbra, sorridevo di nuovo e violentavo la mia memoria.
- Kristen Stewart!!!!- Lui mi scrollò per le spalle, facendomi sbarrare gli occhi dallo spavento.
- Ti rendi conto di ciò che dici?!! -Mi fissava dalla sua altezza, artigliandomi le scapole come un'acquila. - Tu mi sogni, Kris? E'la verità??? Mi sogni ???!!!! - Me lo chiedeva quasi fosse una questione di vita o di morte.
Provai a districarmi dalla sua presa ma le sue dita rapaci mi serravano convulsamente.
- Fammi andare…ti supplico!
- Da quanto? Da quanto pensi a me nei tuoi sogni???- mi urlò contro.
Ebbi una vertigine. I suoi occhi belli sminuzzavano il mio pudore, procurandomi una fitta tra le gambe. - Perché? Perché fai così, Rob???!!! Non capisci che sono al limite????
- Tu?....Al limite????? Se ti consola...io sono all'inferno da un bel pò. E t'assicuro che là sotto si brucia!!! E il fuoco fa male...- fece lui pieno di tormento. - Cristo…è incredibile…!! Pazzesco!!!- Scuoteva la testa ramata e le ciocche parvero serpenti di seta, carnosi e vivi.
- Si…è pazzesco…- La voglia di passare le dita tra quelle ciocche e stringerle fino a sentirlo urlare di piacere mi obbligò a incamerare altro fiato. - Comunque è un problema mio…- dichiarai. - Forse questo film mi sta condizionando…Edward…Tu…
Lui rise brevemente, poi tornò serio e col viso occupò tutta la mia area ottica. - Vuoi dire che un vampiro vergine ti ossessiona con la mia faccia?- domandò a bruciapelo. - Siamo nella merda entrambi, allora…perché anch’io sono ossessionato da una Bella vergine che ha la tua faccia…
- Rob…no…- Non riuscivo a crederci. Rob ossessionato da me? Lui mi pensava? Mi…desiderava?
La rivelazione mi rimescolava tutti i pori.
- Ma io non sono una creazione della Meyer….e non ho i pensieri casti di Edward...- disse. Il suo viso si avvicinò ancora. - Ammettiamolo, Kris…è già tardi…
I suoi palmi si allungarono contro lo sfondo della porta, a delimitare il territorio.
- Non è tardi...
- Vuoi che te lo provi? - Il sorriso sghembo che comparve sulle sue labbra mi rimescolò il cuore.- Non ti muovere...
Riconobbi la battuta di Edward. Pronunciata esattamente allo stesso modo. La voce era ambigua. Esprimeva morte, croce e delizia.
- Non giocare con me...- l'avvertii.
Lui mi guardava come se avesse voluto strapparmi lentamente i vestiti. Una fiamma umida gli bruciava negli occhi e tra le ciglia vidi sprizzare il desiderio. Mi stava vicino, troppo vicino. Sentivo il calore dei suoi pettorali, il rumore del fiato che gli vibrava nello stomaco. Non vedevo altro che la sua bocca muoversi tra una parola e l'altra. Non vedevo altro che i suoi occhi tesi, le sue guance pallide, la sua mascella sexy. - Non sto giocando....Solamente sfido Edward per te.. bisbigliò. - Voglio fargli capire che se a lui è permesso sfiorati....io posso andare oltre...e rendere reali quei sogni, Kris...
Lo vidi che abbassava la testa e si avvicinava ancora, mentre con i palmi poggiati ai due lati della porta m'impediva di girargli le spalle o quantomeno di muovermi. Ero in trappola. - Co...cosa vuoi fare? Deglutii.
- Baciarti...- rispose lui come se fosse la cosa più ovvia del mondo. Tuttavia parlò con voce talmente bassa e roca da farmi vedere le stelle. - Dal risultato...capiremo se siamo semplici colleghi...o se questo film sarà il nostro disastro personale...
- Non credo sia una buona idea...- replicai, arrossendo quando invece avrei voluto sotterrarmi. Il suo accento inglese...maledetto accento british...m'indolenziva le gambe e mi bagnava in mezzo alle cosce.
- Io penso che sia ottima invece...- tagliò corto. Mi rivolse un sorriso sghembo e in quel momento mi resi conto che lui era Edward Cullen in tutto e per tutto. Bella moriva di brame a causa di quel sorriso e la Meyer era stata categorica a riguardo. Doveva essere un sorriso spaccapietra. E Robert, con quei canini affilati, aveva dimostrato che la realtà poteva rapportarsi alla fantasia. - Lo vogliamo entrambi, Kris...Tu...io...
Ansimavo già. - No, Robert...ti prego...- Abbassai il viso, provando a sfuggire ai suoi occhi azzurri.
- No, Robert ti prego...!- scimmiottò lui, sollevando un sopracciglio per enfatizzare la frase - Non suona molto convincente, principessa...- In quel momento una scarica elettrica passò tra di noi. Lui si abbassò e come un gatto che si allunga sul tappeto di pelliccia, Rob si allungò su di me, strusciando peccaminosamente il petto contro i miei seni. Crepitarono le stoffe. - Questo si...che suona convincente...
Fui costretta nuovamente a guardarlo.
Tum Tum Tum...
Dio...mi stavo perdendo ancorata a lui.
Il suo profumo...no...! Il suo profumo di colonia...la sua bocca....
L'avevo a pochi millimetri.
Niente telecamere. Niente ciack.
Solo i nostri corpi premuti e accaldati contro una porta.
Le mura cominciarono a ruotare.
- Sei cosciente che questo non è un sogno, Kris...? Che siamo davvero così...vicini? - bisbigliò lui, roco. Col bacino si attaccò al mio inguine e una gamba tornita s'infilò in mezzo alle mie cosce. - Che non è Edward a provocarti questo...? Che tu non sei Bella...? Ma solo Kristen...?
Mi eccitai.
Dovevo ricordarmi di respirare correttamente, non come una donna incinta in sala parto.
No. Robert non era Edward Cullen. Robert era meglio di Edward Cullen.
E io non ero Bella. I miei istinti superavano decisamente l'immaginazione della Meyer.
- Robert...- Ormai le farfalle frullavano nella mia testa.
Con gli occhi negli gli occhi, ci sfiorammo le labbra.
Subito, lunghi sciami di scariche azzurre sprizzarono da una bocca all'altra e lottamo contro corrente pur di restare a galla.
- Non dirmi di no..., Kris. Non lo sopporterei. Adesso no...- Rob mi respirava sulle labbra ed io respiravo sulle sue.
Adrenalina. Elettricità.
Dolore fisico.
Inevitabile chimica, la nostra.
Insieme potevamo diventare rasoi affilati e farci male a colpi di cuore.
Tum, tum tum.
Lui...proprio lui...non mi sbagliavo.
Sapeva di sesso.
Il suo femore mi premeva tra le gambe e in quello stato avevo ben chiara la proporzione della sua erezione. Era gonfia, dura e stava bollendo dentro i jeans come bolliva l'acqua dentro una pentola d'acciaio.
Fui felice.
Immensamente felice.
Lui mi voleva. Eccome se mi voleva!
E io volevo lui.
- E'sbagliato, lo so...ma non ho la forza di respingerti...- mugolai. Il mio tono era lamentoso e faticai a riconoscermi. - Robert....Robert....!
Avevamo ancora gli occhi aperti quando ci prendemmo un bacio.
E la scarica elettrica aumentò d'intensità.
- Cocaina...mmmm...- disse lui con voce sempre più bassa. In realtà fu come se quella parola me la leccasse tra i denti. - Sei davvero una droga, Kris...Potrei sniffarti e impazzire prima che abbia raggiunto il nirvana...
Un brivido corse lungo la mia spina dorsale e mi pietrificò i capezzoli sotto la maglietta.

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Il dolore fu tale da indurmi a protendere la bocca contro la sua, alla ricerca spasmodica di un pò di saliva che me l'acquetasse.
Avevo male dappertutto e non era che l'inizio.
Che sorta di tormento aveva in serbo per me, Robert Pattinson???
Forse quel ragazzone timido, che arrossiva davanti ad un complimento, non si rendeva conto di quanta carica erotica sprigionasse la sua persona? Sperai di non diventare una cavia da laboratorio ma se così era, non potevo che piegarmi a lui e lasciarmi sedurre dai suoi esperimenti.
Stavo male.
Sudavo.
Anzi no...eravamo entrambi a sudare perchè costringerci a tenere gli occhi aperti in una situazione del genere raddoppiava la tortura e mandava in tilt la mente.
Non ce la facevo più, dannazione.
Quell'uomo era un masochista!!!
Eppure sapevo che soffriva come me.
L'eccitazione cresceva sotto la cintura esattamente come mi s'indurivano le punte dei seni dietro la maglietta.
Non mi era mai successa una cosa così.
Arrivare a fare l'amore con un ragazzo che non era il mio ragazzo, utilizzando solo labbra e parole.
Robert aveva deciso di vendicarsi di me a causa delle mie sparate senza senso?
Non me ne importava.
Volevo solo che la smettesse...e al contempo...che continuasse.
Mi piaceva starmene incollata a lui, contare i suoi battiti cardiaci. Mi piaceva infiammarmi mentre il suo sesso cresceva e il suo respiro si rompeva in parole mozzicate. La sua bocca stava seguendo una traiettoria ideale.
Scivolava da destra verso sinistra, attardandosi negli angoli delle labbra con una lentezza sovrumana. - Eroina...- bisibigliò rocamente.
- Robert....ti preg...o....Rob....!- Non riuscivo a mettere due sillabe in fila. Lui se le mangiava man mano che la sua bocca sfregava sul mio labbro superiore, succhiandolo in modo tale da privarmi delle forze.
Mi piegai sulle ginocchia e un gemito mi salì dalla gola.
Baciami....baciami!!!! O ti stupro!!!!
Ero al limite.
I suoi occhi azzurri mi facevano male.
La sua bocca....mi uccideva.
Mi sentivo sua preda. Una preda conseziente. Un maraja colto e raffinato che contempla il movimento del ventre della propria cocubina e immagina di prendersela davanti agl'invitati perchè gli spetta di diritto. Eppure il desiderio della possessione si equivaleva a quello dell'attesa.
Come quel maraja volevo che la danza del ventre giungesse a compimento, senza pensare alle conseguenze che avrebbe portato al mio cervello.
Tum Tum Tum.
Decisi che non potevo attendere. Mi protesi verso la sua bocca per invitarlo ad affrettarsi ma lui si allontanò di mezzo millimetro e con i denti mi mordicchiò il labbro inferiore.
- Non muoverti, Kris...- mi ripetè.
Era lui che comandava. Io dovevo ubbidirgli, come una bambola.
Sentii il sapore del sangue scaturire dalla minuscola ferita e mi persi dentro ai suoi occhi, ora di un blu tanto intenso da paralizzarmi.
Avevo la vista annebbiata.
Ormai non ricordavo più chi ero e dove fosse finita la mia anima.
E probabilmente anche Rob aveva dimenticato la propria.
Tutt'e due avevamo il marchio del sesso sulla pelle, tra i vestiti.
Notai la punta di una lingua rosa sgusciare dalla sua bocca e tremai. Mi deterse il sangue dal labbro, sciabolando lentamente su tutta la lunghezza della ferita. Lasciai che la sua saliva attutisse il dolore.
Tum Tum Tum.
Il tocco m'ipnotizzò e dischiusi la bocca quel tanto che bastava per condividere la sua esplorazione. Lui sfiorò la punta della mia lingua, poi scese sotto la papilla, tra i denti, e iniziammo a giocare, timidamente, eroticamente, ritraendoci e leccandoci a malapena. I sensori erano attivati e uno sfioramento bastava a mandarci in corto.
Da qualche parte nel nostro mondo, una lampadina esplose.
Tum Tum Tum.
L'eccitazione ci aveva travolto, inzuppandoci fino al midollo.
- Siamo davvero nei guai, Kris...Questa è exstasy....la NOSTRA exstasy...! - La sua voce era affamata, il suo respiro bollente.
Basta giochi. Basta prenderci in giro. Basta con il resto. Kris, sei mia.
Sono tua da un pezzo, Robert...
Lui era mio. Io ero sua. Comunicavamo mutamente, ormai.
Tum Tum Tum.
Tum...Tum...
Tum.
E allora non ci furono santi in Paradiso. Si piegò su di me ed io aprii la bocca per accogliere un bacio fatto di fame e resistenze che ci avrebbe portato dritti alla dannazione.

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Edited by Lady Alexandra - 16/8/2009, 11:32
 
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CAT_IMG Posted on 14/7/2009, 17:34Quote

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12° Capitolo. Scacco matto?
- Staremo sempre insieme, vero Kris?
- Sempre...non ci lasceremo mai....
- Ormai sei nel mio destino....l'ho capito quando ti ho vista... mi hai fulminato...
- Oh bhè...è stato reciproco...
- Posso baciarti ancora....?
- ...Tutti i baci che vuoi....
Era da due ore che studiava il soffitto sopra la sua testa. Di tanto in tanto tirava il fumo dalla sigaretta e sorrideva ad una ragazzina di tredici anni, con i capelli raccolti a nodo e le orecchie un pò a sventola. Pallida, con le spalle curve ma così energica sul set da sembrare un'altra. L'amava d'allora il suo tenero elfo! E rammentava ogni singolo istante trascorso accanto a lei durante la lavorazione di Speak.
Lì si erano innamorati e lui era stato il suo primo uomo.
Ricordava anche quella notte come la più bella delle sue notti. Fatta giusto per i poeti romantici e per gli stupidi sognatori come lui.
Kris sognava meno e al contrario di quanto si potesse ricavare dal suo aspetto sapeva piantare bene i piedi a terra e farsi rispettare anche dalle megere di Hollywood. Merito del padre e della madre che in quel mondo patinato ci sguazzavano da anni.
Crescendo, il dolce elfo dei boschi era cambiato, affinando i connotati.
L'aria da spaurita adolescente aveva lasciato il posto ad un'espressione sbarazzina e il sopracciglio arcuato la faceva apparire più donna nonostante fosse giovanissima.
Soltanto lui aveva mantenuto il cuore e il viso da bambino. Per questo si rasava una volta a settimana. A barba sfatta poteva illudersi di apparire più grande ed offrirle la protezione che lei si aspettava.
Michael Angarano tirò un'altra boccata e si mise a sedere, stropicciandosi nervosamente i capelli.
Poi, era arrivato quel tizio dall'Inghilterra e tutta la sua vita con Kris rischiava di andare a finire al macero. Era stupido, sognatore...sciatto...un attore discreto...ma non era miope e neppure presbite.
Le occhiate maliziose che lei lanciava a Robert...oh...quelle le aveva viste benissimo! A volte l'aveva sorpresa a guardarlo come un'allocca.
- Che dici, Mike? Non lo sto fissando...perchè dovrei farlo? Ok...è un bel ragazzo...ma non è il caso di farmi delle scenate!
Già...il set di Twilight era pieno di maschioni e non a caso aveva scelto di seguirla fin laggiù per tenerla a debita distanza sia dai pericoli che dai libertini che si aggiravano all'interno della troupe. Di tutti si era preoccupato, meno che di quel maghetto da quattro soldi, pallido, alto...senza una tartaruga decente, un morto in piedi....insomma. Adatto alla parte del vampiro sfigato, messo a dieta perenne da una scrittrice che forse qualche problemino mentale ce l'aveva.
Ma Cath, sotto consiglio della sua Kris...avevano fatto di lui il baricentro della famiglia Cullen, trasformando l'emaciato inglese in un James Dean di fine millennio.
A lui, quel dannato Robert stava sulle palle e lo temeva come non aveva temuto altri uomini nella sua vita.
Kris ne era presa e la reazione che aveva mostrato durante l'ultima scena, quando Cath aveva gridato ai quattro venti che Pattinson aveva una micetta alle calcagna, era stata la prova lampante dell'attrazione che nutriva nei riguardi del proprio patner.
Per questo, prima di partire, le aveva strappato quella promessa.
Per questo l'aveva baciata dopo essersi assicurato che il tizio guardasse.
Sull'aereo si era tormentato a lungo ma adesso, al chiuso nella sua stanza, si rodeva il fegato e le mani a causa dell'ansia che gli pestava il cuore.
Il giorno non era ancora finito ma qualcosa di orribile stava per succedere.
I suoi sensi captavano il pericolo.
E quel pericolo riguardava Kris.
La sua Kris. La donna che amava e che avrebbe amato.
- Ti prego...non fare cazzate, amore! Non fare cazzate...!!!


________________________


When You Love Someone - Bryan Adams. (Robert Pattinson's Voice)
Ero pazzo di lei e come un pazzo me ne stavo attaccato alle sue labbra, alla sua piccola lingua, stringendola per i fianchi, premendomela addosso.
Volevo avere piena coscienza dei suoi piccoli seni contro il mio torace, del mio femore rovente tra le sue cosce, dei suoi capelli sciolti fra le mie dita.
La volevo...MIA.
TUTTA MIA.
E la baciavo, inalandomi dentro le narici il suo profumo di magnolia, e più stavamo attaccati più scoprivo quanto alta fosse la febbre che ci faceva da collante.
Non sapevo dire con certezza da quanto eravamo lì, con le labbra sulle labbra, che ci fiatavamo sulle guance, persi in un mondo cosmico che aveva le luci di un bing bang.
Inutile dire che potevo esplodere tra le sue braccia perchè il mio sesso ormai si ergeva duro dentro ai jeans e m'implorava di liberarlo dalla sua trappola.
Ero eccitato. Meravigliosamente eccitato. E sentivo il pube di lei sfregarsi sul mio inguine come un triangolo delle bermuda a cui è concesso risucchiare tutto: parole, opere e omissioni.
Una mitragliata di colori stava scoppiando nella mia retina.
Cristo, quant'erano morbide le sue labbra!
Cristo, quant'era difficile sopportare il loro calore e la loro fame senza perdere il controllo.
Forse trascorsero cinque o dieci minuti, quando decidemmo che bisognava refrigerare i polmoni. Ci staccammo lentamente, raccattando piccoli baci durante la separazione poichè il calore reciproco aveva irrimediabilmente fuso la nostra carne.
- Kristen....Kristen...La mia Kris....!
- Oh Robert....Robeert....

When you love someone you'll do anything / Quando ami qualcuno
you'll do all the crazy things that you can't explain / Farai tutte quelle strane cose che non puoi spiegare
you'll shoot the moon, put out the sun / Caccerai la luna e farai uscire il sole
when you love someone / Quando ami qualcuno

Ci chiamammo a vicenda mentre lei conficcava le unghie nelle mie spalle per non perdere l'equilibrio ed io la tenevo sollevata da terra, circondandole la vita sottile con un braccio. La misi giù e la spinsi contro la porta, curvandomi sul suo volto per poterlo contemplare dalla mia altezza.
Un ovale perfetto, due guance pallide, rosate dall'emozione, due occhi verdissimi e un nasino spudorato che avrei voluto prendere a morsi. Ma le sue labbra ero ciò che fissavo maggiormente. Piccole, sinuose, senza machillage perchè quel poco che aveva gliel'avevo leccato via.
Non potevo crederci. Lei ed io...nella mia camera d'albergo.

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Difficile determinare il grado d'elettricità che ci correva nelle vene.
Difficile non restarci attaccato pur sapendo che ogni secondo t'avvicini alla morte.
Kris era la mia scossa, la mia presa scoperta, il mio forno a microonde.
Ci avevo messo le mani e da cretino...mi ero bruciato.
Lei mi prendeva come un agnello sacrificale e mi aveva fatto rosolare sullo spiedo lentamente. La nostra non era più l'amicizia fra patner.
Era chimica trasformata in bomba atomica.
Con i pollici iniziai ad accarezzarle le labbra, dall'alto verso il basso, inebriandomi nel sentirle così tumide al tatto.
Kristen mi guardava, scombussolata da emozioni che anch'io provavo.
Non diedi peso alle sue intenzioni finchè non rispose alle carezze, puntellando con baci circolari i miei polpastrelli.
Doveva voleva arrivare?
Perchè non si sarebbe limitata a questo...me lo diceva il sesto senso.
E nemmeno io sapevo dove potevo arrivare.
Ad un tratto, la lingua di lei venne fuori e l'invito mutò in palese urgenza.
Guidato dall'eccitazione, introdussi l'indice all'interno del suo palato e lei lo risucchiò lentamente, partendo dalla punta, un centimetro di carne dopo l'altro finchè la bocca si chiuse su tutta la sua lunghezza e ci fece l'amore.
Gemetti di dolore, ipnotizzato dall'andirivieni sensuale che lei faceva compiere al mio dito mentre lo frizionava e lo succhiava.
Era come se il mio sesso fosse già inguainato in lei, pronto a svettare verso le dune del paradiso e perdersi fra brughiere di angeli e demoni.
La mia pulsione sessuale aumentò. Ora non si limitava a spingermi contro il cavallo dei jeans. Pressava dietro la cerniera e ringhiava al pari di un leone in gabbia.
Sudai freddo.
Quando ritrassi il dito una sottile pellicola di saliva lo avvolgeva dalla punta alla base. La sentii mugolare di soddisfazione. Ormai facevo parte della sua scacchiera e con la sua sensualità, diventavo sensuale anch'io.
- Stai giocando col fuoco, Kris....mi stai facendo impazzire...- rivelai con voce roca. Mi mancava il fiato ma l'immaginazione trottava senza freno. Con lo stesso indice percorsi il breve tratto che separava il labbro inferiore dal mento, scesi lungo la giugulare e mi arrestai nella scollatura della maglietta, nel punto in cui un canale sinuoso divideva i seni.
La vidi perdersi nei miei occhi mentre il desiderio spargeva fuoco e fiamme nei nostri lombi.
Deglutimmo insieme, impauriti dal momento, dall'emozione, da ciò che ci aspettava.
Poi, mi curvai su di lei e a fior di lingua sciabolai sulla sua pelle umida, ripercorrendo, senza deviazioni, il sentiero che il mio dito aveva tracciato poco prima.
La sua saliva, la mia saliva.
Quel mescolarsi di aromi mi punzecchiava i pori della nuca.
- Robert....Rob....io sono pazza da un pezzo....pazza di te....- mugolò, reclinando la testa all’indietro. I suoi capelli si riversarono sulla mia mano.
Una mantellata scura e profumata.
- Dimmelo ancora....dimmelo ancora...!- le chiesi esasperato, parlandole sulla giugulare.
- Sono pazza di te...pazza....di ....te...!!! Mmmmm.……
Tra le mie braccia stava diventando una torcia bollente.
S'interrompeva a causa dell'eccitazione ed io affondai la bocca dietro la curva del collo, piantando i miei canini ovunque e succhiandole il lobo dell'orecchio. Ad ogni morso lei perdeva quota ed io sentivo prudere l’arteria principale del mio sesso. Era come se un martello si abbattesse su di me e lui fosse il chiodo che, colpo su colpo, affondava in un pezzo di legno.
Che sapore, la mia Kris!
Annusavo la sua pelle, annusavo il sangue eccitato che le gonfiava la vena, annusavo il suo profumo. Desiderai essere un immortale per potermi nutrire di lei ed arrivarle fin dentro alle ossa col mio amore.
Barcollai sulle lettere del suo nome, ubriacato dal modo in cui si strusciava sulla mia erezione mentre il seme gremiva i testicoli e l’indolenziva.
Lei gemeva, si lamentava, si contorceva, mi si spingeva addosso. Con le dita mi strattonò i capelli dietro la nuca e la bocca si appoggiò sul mio collo teso, in una zona precisa che non lasciava addito a dubbi. Mi leccò l'ecchimosi, segnando il margine del proprio territorio. Come vampiri neonati, freschi di sangue, sesso e amore, ci avventammo l'uno contro l'altra, mordendoci a pelle, non troppo a fondo per non farci male nè troppo in superficie perchè il desiderio fosse libero d'inzuppare i nostri abiti.

You'll deny the truth, believe a lie / Negherai la verità, crederai in una bugia
there'll be times that you'll believe you can really fly / Ci sarà un tempo in cui crederai di poter volare davvero
but your lonely nights, have just begun / Ma le tue notti solitarie sono appena iniziate
when you love someone / Quando ami qualcuno...

Sfregammo il viso, le bocche, le guance e lasciammo sulla carne di ognuno minuscole lesioni vermiglie, simili a graffi, destinati a scomparire l'indomani, al sorgere del sole.
- Voglio fare l'amore, Kris...- le dissi all'improvviso, staccandomi dalle sue labbra e tuffandomi nei suoi occhi. - Voglio farlo adesso...ora....subito...- Piegai il ginocchio in mezzo alle sue cosce e le afferrai una natica per tirarla maggiormente contro il mio inguine.
- Robert...- Lei abbassò le palpebre, le riaprì e si protese annaspando verso la mia bocca, quasi fosse la sua unica ancora di salvezza. Scottava laggiù. Potevo percepire nettamente il calore che invasava la sua femminilità, il sangue che batteva nelle sue cosce, i capezzoli che prudevano dentro il reggiseno.
- Mi vuoi?....- le domandai, impastato dall'emozione.
Lei non mi rispose subito ed io capii che l'eccitazione la bloccava.
Con la mano libera le raggiunsi un seno, lo presi nel palmo e glielo strinsi. La sua carne si adattò a me, pronta ad assumere qualunque forma avessi voluto darle.
Lei spalancò gli occhi e rispose di getto. - Si, Robert....ti voglio...ti voglio!- Di nuovo si afferrò ai miei capelli, si agganciò alla mia nuca e prese possesso della mia bocca.
Sembrava non intendesse vivere d'altro che dei miei baci, della mia voce inglese, e i suoi respiri si facevano di secondo in secondo sempre più incalzanti.
Era una bolla d'aria nelle mie mani, la dolce Kris: minuta nell'aspetto eppure tanto donna da farmi scordare tutte le regole del vivere civile.
La bramavo e gliel'avevo detto nonostante lei appartenesse ad un altro.
Non pensavo di poter essere tanto egoista da non lasciarci altre chance.
Smetterla lì e fingere che non fosse successo nulla.
Cercare di raccogliere i cocci della nostra amicizia e lavorare gomito a gomito solo sul set.
Una volta fuori, avremmo preso le distanze. Niente uscite nei bar, niente giochi di carte, niente monopoli da camera da letto o pomiciate da ragazzini.
Ma io la desideravo. E avevo timore di bruciare le tappe proprio a causa del dolore fisico che quel desiderio mi procurava.
La strinsi a me, così forte da sentirla scricchiolare sotto lo scheletro. Emise un gridolino di piacere, a metà tra la perdizione e la costernazione.
Ci baciammo ancora, afferrandoci per i capelli, selvaggiamente.
- Oh Kris...è da tanto tempo che non ho una donna....che non sento tanto trambusto dentro di me...
- Robert....Il mio Robert...
Mi rigettai dentro ai suoi occhi. Stavo letteralmente ustionandomi. Lei mi ascoltava, commossa. - Ho paura di farti male...di non riuscire a controllare me stesso...a darti ciò che vuoi....
Era vero. Mi sentivo una bestia. Un animale. La bramavo come tale. Con una forza pazzesca e primordiale. Ed avevo timore di non riuscire ad offrile ciò che lei si aspettava da me...quel sesso che ti porta allo struggimento estremo e ti fa sciogliere su letti di spuma bianca.
Se avessi dato ascolto alla mia erezione, l'avrei presa lì e sbattuta alla porta, senza darle il tempo di baciarmi di nuovo. Per lui, contavo soltanto io.
Io e la mia insana voglia di lei.
Dopo Nina, nessuna era stata in grado di farmi perdere testa e cervello in un'unica botta. Ed ora quella donna era arrivata, in mezzo ad un crepuscolo di nome Twilight. Un'umana zuccherina che faceva impazzire il vampiro più figo della scuola.
Capivo Edward. Il mio desiderio carnale si equivaleva al suo desiderio di mangiarsela sin dal primo istante. Come Edward potevo allontanarla da me e come Edward mi ostinavo a tenermela vicina.
- Non mi farai del male, Rob...io lo so...- fece lei, sorridendomi, baciandomi le guance. - Sono tua....voglio essere tua... mi ripetè.
Il cuore mi tonfava.
- Non immagini neppure cosa vorrei farti....- le rivelai, al massimo della frenesia. Arrossii davanti a lei.
- Cosa...? Dimmi cosa....?- La voce di Kris era scesa di un'ottava. Deglutì a vuoto.
- Di tutto...- risposi e la sentii contrarre le cosce perchè alla mia rivelazione si stava bagnando.
Stavo per venire anch'io.
Pulsavo contro il suo pube e non resistetti alla tentazione di baciarmela per l'ennesima volta.
Cristo! Le nostre bocche erano un miscuglio di droghe letali e noi eravamo totalmente dipendenti dalla forza d'attrazione che le univa.
- Sono matto, Kris....sono matto....
- Anch'io...anch'io!...
- Dimmi che non te ne pentirai....ti prego....
- Oh Rob...! - Lei mi scostò due ciocche dalla fronte mentre la schiacciavo contro la porta e mi scoprivo sudato e completamente eretto nei pantaloni. Inspirai a fondo per recuperare i miei battiti.- Se tu sapessi da quanto ti desidero...da quanto...! Ma ero troppo presa da me stessa per accorgermene...
- Ed io ero troppo imbranato per ammettere che su di questo ci contavo dal momento in cui sono entrato nel lettone di Cath e ti ho baciata....
Lei tremò e per un attimo ridemmo insieme, come due angeli pizzicati costantemente dalla coda del diavolo - Dovremmo citare Cath ai danni...
- Le faremo pagare fino all'ultimo dollaro...la ridurremo sul lastrico...
- Poverina....! Lei intendeva solo fare un buon film...non immaginava che noi...
- Oh...scommetto sulla mia chitarra che la nostra Cath non è innocente quanto pensi...
Smettemmo di scherzare e ci avvicinammo con le teste per un bacio dolcissimo, tanto dolce da quietare la turbolenza di poco prima e farci disintegrare uno dentro l'altra.
Ci si sbriciolarono i cuori.

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Poi, ci guardammo. Occhi negli occhi.
Scivolai lentamente lungo il corpo di lei, affondando le labbra nella sua maglia via via che cadevo in ginocchio e mi soffermavo con le dita sul bottone dei jeans.
Stava trattenendo il respiro.
Slacciai la chiusura e aprii la zip.
Quando comparve un lembo di stoffa bianca, la vidi arrossire.
Emozionato, posizionai le mani sui suoi fianchi e tirai lentamente l'indumento verso il basso, chiedendo al mio Buddha personale di assistermi.
Volevo essere lucido almeno per quello.
E lo fui.
Il jeans scendeva di centimetro in centimetro e le cosce di lei vennero alla luce: bianche, sode, perfette. Poi scoprii le ginocchia: rotonde e affusolate. E più giù ancora persi la cognizione del tempo.
Le sciolsi i lacci delle converse, le sfilai i calzini e indugiai sui suoi piccoli piedi. Aveva le unghie laccate di rosa, abbellite dal glitter e da una perfetta pedicure.
Alzai lo sguardo.
Mi stava osservando, con la mano alla bocca per ingoiare l'eccitazione.
Dalla mia posizione, la visuale delle sue gambe mi tolse il fiato.
Non era la prima volta che le ammiravo da così vicino eppure la sensazione di rapimento fu così forte da lasciarmi galleggiare in un emisfero a parte.
- Sei una creatura stupenda, Kris...- le sussurrai. Iniziai a baciarle il dorso dei piedi, planai lungo la caviglia e ruotai intorno all'osso, picchiettando la lingua sulle terminazioni nervose. Più salivo, più l'intensità dei suoi gemiti mi annebbiava il cervello.
Aprii la bocca su un ginocchio e affondai i canini nell'interno della sua coscia.
Panna soffice.
Cedevole.
Saporita.
Avrei potuto affondarvi tranquillamente i denti e si sarebbe squarciata per me, per farsi gustare tutta.
Risalendo, mi facevo leva con le mani sulle sue gambe e quando arrivai al mio capolinea, gliele divaricai. Una piccola curva di riccioli neri sgusciò fra la giuntura che teneva unite le cosce al triangolo del pube. Gli slip, troppo piccoli per nascondere la sua femminilità mi lasciavano intravedere il paradiso non senza lasciarmi immaginare il mondo umido e caldo che si celava dietro una minuscola piramide.
Porca boia...questo non c'era nel copione. Spettacolo erotico di prim'ordine.
Mi sentivo come la goccia di liquore che cade sull'onda del gas e prende fuoco.
- Co..cosa...stai facen...do...Robert...?- volle sapere lei, rossa in viso.
- Di...T.U.T.T.O...- sillabai e il mio respiro sul cotone gonfiò la sua femminilità. Sfregando la mano sulla stoffa, abbassai l'indumento intimo sul davanti e subito una montagna di riccioli castani emerse ad un palmo dal mio naso, in tutta la sua magnifica bellezza.
Avevo dimenticato che fra tutte le droghe citate ne esisteva una capace di mandare un uomo in estasi. La droga che Cleopatra serviva ai propri legionari, tra un pasto e una chiacchierata.
- Ro...Rob...ert...io.....io....- La voce strozzata di Kris mi faceva sentire uno strano rimescolìo nello stomaco, esattamente come l'oppio della Regina rimescolava i desideri di coloro che resistevano al suo fascino.
Inghiottii a vuoto e mi lasciai guidare pericolosamente dal minuscolo clitoride eretto che fioriva tra i riccioli castani. Vi poggiai sopra il pollice, lo sfregai circolarmente con delicatezza e lei mandò un gemito roco inforcando le dita tra i miei capelli.
- Robert....Robert....
Ormai la palpavo a nudo e affondavo la bocca dove la fessura delle grandi labbra mi delineava un cammino proibito e sensuale. Timidamente, la mia lingua entrò in un vicolo oscuro e le fiamme umide della lussuria le vennero incontro con una vampata.
Mi parve di finire nel pentolone di una strega, condannato a subire le sua arti magiche.

when you love someone, you'll feel it deep inside /Quando ami qualcuno te lo senti dentro, nel profondo
and nothin else can ever change your mind / E nient'altro potrà farti cambiare idea
when you want someone, when you need someone / Quando vuoi qualcuno, quando hai bisogno di qualcuno
when you love someone... / Quando ami qualcuno..

Non seppi dire cosa mi facesse più male: se il dolore che picchiava nei lombi o il desiderio che Kris provava per me eppure erano dolori molto simili, egualmente intensi, egualmente umidi.
Ero nato matto e la posizione in cui si trovava il mio corpo mi rendeva cacciatore e preda al tempo stesso. Penetrai più a fondo e la mia lingua si allungò nella sua intimità in concomitanza con la tensione del mio torace.
Le fiamme si abbassarono e le pareti si ammorbidirono permettendomi di avanzare.
Un passo alla volta, in quel tunnel di donna fragrante e speziato.
La leccai con indolenza, alternando la lingua alla bocca in modo che potessi conquistarla senza fretta e succhiare dalle insenature i rigagnoli di crema bianca che il desiderio di Kris insaporiva apposta per me.
- Ohh.....mmmm......Rob...Robert....Dio….Dio!!!!....E’insopportabile….- La sua voce. Quasi non l’udivo.
O meglio, faticavo a mantenere una connessione sulle sue parole. Ero certo solo delle sue dita piantate sulla testa, tra i capelli, e della sua intimità lubrificata, ormai ad un passo dall'orgasmo.
Attinsi da lei la bevanda dell'onniscienza mentre il clitoride pulsava sotto la pressione del mio pollice e si trasformava in un ciottolo incandescente.
- Sei mia, Kris...mia!- bisbigliai e le fumai dentro la mia voce emozionata.
Lei emise un grido e mi attorcigliò i capelli nel pugno, venendo tra le mie labbra con uno scossone di febbre. Me la bevvi tutta, con l'avarizia dell'amante segreto, e mi deliziai di quel nettare a cui Dio aveva dato il sapore della mandragola e l'effluvio della primavera in boccio. Ingoiai ogni goccia minuscola del suo seme e scoprii in me la sete del pellegrino che dopo giorni d'arsura trova inaspettatamente l'acqua o la morte in un buco di sabbia. Zampillava per me solo, la mia Kris ed io l'amai per entrambi.
Perchè ne avevamo bisogno. Perchè era inevitabile.
Perchè stava scritto da qualche parte che sarebbe finita così.
Risalii lungo il suo bel corpo, afferrandola prima che la vertigine la facesse crollare e quando l'ebbi tra le braccia, lei tremò supplicando sul mio cuore di scaldarla.
Passione.
Una fitta nel cuore.
...L'amavo?

____________________________

- Rob...tu...io...oddio...non riesco a crederci...
- Sei tu che mi provochi, Kris...Con la tua bellezza...con la tua dolcezza.... - le bisbigliai. Lei si accasciò sulla mia voce. Sapevo che le piaceva il mio accento inglese, per questo durante le scene cercavo di abbassare la tonalità. Avevo giocato sporco sin dal principio, facendo leva sulla sua civetteria francese. - Ti guardo e mi sento ribollire...non sono più io...e penso...faccio cose che non credevo di poter fare o pensare....
Lei ascoltava e mi studiava con i suoi occhioni verdi, trasfigurati dalla gioia, dal patimento che le avevo regalato, dall'atto non ancora compiuto.
Me la tenni fra le braccia, cullandola e naufragando con lei in un oceano di dolcezze. - Ti sento così mia...
Perdonami, Kris...
So che sei di un altro.
So che dopo questa notte forse non ci saranno altre notti ma ugualmente me ne frego e ti voglio...

Lei parve leggermi nel pensiero e mi sfregò la punta del naso in mezzo alle labbra. - Rob...io sono tua...stasera...voglio essere tua...non m'importa del resto...
- Giuramelo....
- Te lo giuro....
- E non mi chiederai di fermarmi...?
- Ti fermeresti?
Scossi la testa. Aumentai la stretta. - No.
- Allora non ti chiederò di fermarti...ti desidero con tutta me stessa....da troppo tempo...e sono stanca di sognare...di fare l'amore con te e svegliarmi di colpo...solo per scoprire che nel mio letto non ci sei...
In quell'istante, fu come se i nostri sguardi allacciati ballassero sulle note di un tango argentino, memori di ogni passo, di ogni postura, memori della musica e delle nostre reincarnazioni. Decisi che se avessi avuto l'opportunità di morire e tornare in vita sarei morto sulla sua bocca, e sarei rinato nel suo grembo, in vece di figlio, di amante.
Una cosa totalmente sua.
- Abbiamo aspettato troppo, Kris...IO ho aspettato troppo...- sottolineai. E mi fiondai sulle sue labbra protese, incontro alla sua lingua, al suo odore, ai suoi denti. Con le mani, diventai frenetico. Le infilai sotto la maglietta e salii verso l'alto, facendogliela passare dalle braccia alla testa.
L'indumento mi cadde dalle mani quando fu innanzi a me, coperta solo dallo slip stringato e dal reggiseno a balconcino.
Lei ricambiò il mio sguardo assetato con uno sguardo affamato.
Ormai il calore che si sprigionava tra di noi aveva trasformato la stanza in un braciere e la porta in uno scudo di ferro capace d'incamerare le nostre fiamme e arrostire chiunque, dall'esterno, osasse poggiarvi sopra la mano.
Ci baciammo di nuovo, annaspando come cagnolini in preda ai miasmi della sopportazione e le sue piccole dita armeggiarono con i bottoni della mia camicia, facendoli sgusciare uno ad uno fuori dall'asola.
I suoi gesti erano impacciati, frenetici, sexy.
Mi scoprì le spalle ed una volta aperta la stoffa mi poggiò i palmi roventi sul petto, facendoli scorrere sui miei capezzoli duri e sulla peluria del torace.
Mi colse l'imbarazzo, una sorta di pudore. Non avevo i muscoli di Cam Gigant da offrirle nè la tartaruga di Taylor Launther o l'ampiezza titanica di Kellan ma lei calcava le sue manine sulla mia carnagione pallida, inducendomi a contrarre lo stomaco per mimetizzare una parte del piacere che provavo.
Mi mangiava con gli occhi, deconcentrandomi dal mio obbiettivo.
Volevo fare l'amore e condurla fino al letto ma in quel momento mi chiesi se ci saremmo mai arrivati...
La sua mano destra scese, si fermò sul bottone dei miei jeans, lo allentò.
Ebbi un brivido ma non riuscii a fiatare.
La mia erezione era gonfia. Premeva contro la zip, e quando lei fece leva sulla cerniera per abbassarla, la sfiorò con l’unghia, facendomi vedere l'inferno tutt'intorno.
- Mi vuoi così tanto, Robert....?- mi chiese con gli occhi lucidi. Le sue dita delicate tremarono sull'elastico dei boxer.
- Da morire...- le riposi senza fiato. Mi fischiavano le orecchie. Lo sapevo. Stava per farlo. Le coprii il dorso con la mano, tempestivamente. - No, Kris...questo no...rischio alla grande...
Lei si protese sul mio viso e me lo chiese sulla bocca. - Voglio toccarti...ho tanta voglia di toccarti...farò la brava, vedrai...sarai tu a decidere quando dire basta....
C'era vibrazione nella sua voce. Un delirio così forte da lasciarmi di sasso.
Mi arresi.
Strinsi i denti e guidai le sue dita all'interno dell'elastico, certo che me ne sarei pentito subito dopo. Come tarantole minuscole le sentii penetrare la stoffa e toccare il mio membro. Restai sospeso sulla sua bocca, col cuore impigliato nella cassa toracica, contro i suoi seni piccoli e rotondi. Forse smisi di respirare. Forse cominciai ad ansimare.
La mano di Kris percorse in lunghezza la mia erezione e una volta trovato il punto cardine alla base, m'intrappolò avvolgendomi nel suo palmo.
- Kris....Kris...- Ansimai contro le sue labbra, corroso dalla mia impotenza. - Cristo Kris.... mi uccidi...
- Sei una meraviglia, Robert...così caldo...- bisbigliò lei, eccitata e sorridente. Accolse il mio viso sulla gola, come un condannato che stordisce alla prima iniezione e attende la morte liberatoria. - Così forte...! E la tua voce...oddio! La tua voce mi spinge ad osare di più...mi fai girare la testa....Rob...Rob...il mio Robeeert...!
Il suo Robert.
Ora si che potevo salutare il mondo e andare all'inferno con stile.
- Ah...Kris...- Ormai biascicavo mentre la sua piccola mano stringeva la punta estrema del mio sesso e lo masturbava lentamente, dall'alto verso il basso, ripetendo poi l'operazione al contrario. Ero una statua di ferro nelle mani del proprio scultore. Quelle dita sbozzavano la mia virilità, stringendo e allentando la presa a seconda dell'ispirazione che le dominava. Ed io pulsavo a sangue nella sua mano e soffrivo.
Soffrivo da cani.
Quelle dita dita...oh...che tortura quelle dita!
Arrivavano anche sotto il mio sesso, dove le gonadi erano simili a scarselle, imbottite di piacere fino all'orlo.
Ok, capo...stai per esplodere.
In effetti ero alla gogna.
Kris aveva preso il controllo su di me, sui miei sensi, sul mio corpo.
Le avevo concesso una fetta di potere e adesso ero costretto a pagarne le conseguenze.
- Basta...Kris...mi stai facendo...male....- la implorai, prendendole il volto tra i palmi per farle vedere da vicino la mia espressione sconvolta. - Ti prego...smettila...io voglio amarti...ma non così...
Sperai mi ascoltasse e lei mi ascoltò, seppur a malincuore, ritraendo la mano dai boxer prima che cambiassi idea e, da schiavo, la implorassi di seviziarmi ancora.
Una volta libero, le afferrai le natiche e la sollevai sul bacino in modo che aprisse le gambe e si avvolgesse attorno ai miei fianchi.
Kris odorava di me.
E anch'io avevo il suo odore tra le dita, nella mia bocca.
Dovevamo farlo. Non potevo attendere un minuto di più.
I preliminari erano finiti.
La condussi al letto e lasciai che scivolasse all'indietro, sul materasso, con i capezzoli che spuntavano dall'orlo del reggiseno e la linea pulsante dell'inguine che conduceva dritta al pube. Dal suo stato compresi che era dinuovo pronta, al contrario di me che ero pronto da un secolo e rischiavo di venire da un momento all'altro.
Mi allungai su metà del suo corpo mentre lei mi provocava dietro le ciglia da maliarda.
I suoi capezzoli erano rossi.
Due bacche ricoperte di gelato.
Che leccornia, Rob...! Scommetto che t'è venuta fame!!!
Allungai sopra una mano, gliene pizzicai uno tra il pollice e l'indice e immediatamente esso lievitò, diventando più scuro del sangue.
Kris mugolò, si contorse.
E'tutta nelle tue mani, Rob...prenditela!
Così, calai la bocca sul suo seno e iniziai a succhiare la punta ritta, tirandola verso i miei denti, braccandola intorno con la lingua tutte le volte che sgusciava dalla mia trappola e s'increspava vittoriosamente davanti ai miei occhi.
Puntuale, ricalavo giù, manipolandole il seno nelle mani quasi fosse un gioiello da trastullare a mio piacimento.
- Oh Robert....Robert!!! Fallo, ti prego!!!! Non ce la faccio più....- In preda al parrosismo, Kristen si aggrappò alla mia schiena e mi attirò sulla sua bocca. Il suo bellissimo viso era invasato dalla fame, i suoi zigomi spiccavano in alto come bracieri ardenti. - Amami!!! Amami!!! Ti supplico...amami!!!! Rooob....
Le nostre mani si mossero sui corpi di ognuno, accarezzando, scandagliando e scivolando in basso, dove gl'indumenti ostacolavano l'unione carnale.
Introdussi le dita nel bordo dei suoi slip, glieli sfilai e per un pelo tenni a bada l'uomo cavernicolo che invece avrebbe voluto strapparglieli.
Lei mi seguì, imitandomi nel gesto, e quando il mio membro fu libero d'impennarsi contro l'incavo della sua coscia la udii trattenere un singulto.
Nudi.
Eravamo finalmente nudi.
Liberi di prenderci.

when you love someone, you'll sacrifice / Quando ami qualcuno, ti sacrificherai
you'd give it everything you got and you won't think twice / Gli darai tutto ciò che hai e non ci penseresti 2 volte
you'd risk it all, no matter what may come / Rieschierai tutto, non importo cosa ne verrà
when you love someone / Quando ami qualcuno
you'll shoot the moon, put out the sun / Caccerai la luna e farai uscire il sole
when you love someone / Quando ami qualcuno

Sotto di me, le sue gambe si aprirono ed io abbassai il bacino nel mezzo, concendendomi solo un'entrata parziale.
La sua vagina era stretta ma abbastanza umida da ricevere il mio sesso senza difficoltà. Scivolai ancora e mi tenni con le anche sollevate su di lei, ansimando: -Non possiamo tornare indietro, Kris....- le rammentai - Ora...non...più....!
- Ti voglio...ti voglio...indietro nooo....devo essere tua...- rispose lei, incespicando sulle parole. S'inarcò contro di me, drizzando i seni verso la mia bocca e l'instinto di penetrarla mi sopraffece.
Fui dentro di lei, braccato dalle sue pareti bagnate e calde. Mi mossi con una contrazione e smisi di pensare, di controllare i miei muscoli.
Il resto fu qualcosa d'inspiegabilmente voluttuoso.
Kris se ne stava afferrata alla mia spalla e si adattava alla grandezza del mio sesso, accompagnando i miei movimenti mentre l'anima ci sgusciava fuori dalle costole ed io uncinavo le unghie alle lenzuola pur di non farle del male.
Spingevo. Mi ritraevo. Ruotavo il bacino in mezzo alle sue cosce e montavo dritto a prua quando l'ondata della passione infiammava le corde della musica e le strimpellava armoniosamente.
Andavo a ruota libera, martirizzando la mia stessa carne pur di soddisfarla appieno.
Ero all'apice, un anello di congiunzione con lei.
Trattenni il seme a fatica e solo quando notai i suoi occhi inumidirsi di lacrime compresi che stavamo per volare all'unisono. Feci per ritrarmi ma le sue mani si spostarono, mi afferrarono le natiche e mi strinsero forte.

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Le sue unghia.
Nella mia carne!
Non credevo potesse essere possibile diventare più grande e duro ma lo diventai. Il mio membro crebbe e la sua vagina si adattò nuovamente alla mia dimensione.
Ero fritto, imperlato di sudore, di eccitazione.
- No...non farlo....- Annaspava tra una sillaba e l'altra. – Non farlo…
- Devo Kris....è pericoloso....- A stento riconobbi la mia voce: un suono sgozzato e inumano.
Sei allo stremo, Rob! Non hai il preservativo. Lei forse non ha preso la pillola.
Volete combinare un guaio?

In quel momento mi sentivo pronto anche a quello.
Guai o no, sarebbe stato stupendo irrorarmi in lei gettare via la bussola, la ragione. Tutto.
Ma una parte razionale di me sopravviveva e mi sbatteva in faccia i postumi della nostra follia.
Il sesso poteva farci diventare dei bimbi irresponsabili.
Intervenne Kris a sciogliermi dalla tensione.
Mi entrò negli occhi, accalcandosi a me col bacino per farmi capire che ormai eravamo inguainati perfettamente, l’uno nell’altra. L’uno dentro l’altra. - E'tutto sicuro, Rob…voglio che tu resti dentro di me....voglio sentire tutto il tuo calore...tutta la tua essenza...Voglio che mi ami...voglio amarti...voglio essere tua...TUA! Solo TUA….e voglio sentirti mio…come se fossi parte di me…Come se fossi nato…per me! - Scuoteva la testa scura sul cuscino e le ciocche facevano da cornice al suo volto arrossato, alle sue pupille dilatate. Con l’acquolina in bocca, spinsi ancora.
Un colpo violento.
Forse troppo violento.
Un'altra spinta. Meno drastica, più lunga.
Ancora una spinta.
Ancora un colpo a prua.
La sua vagina mi risucchiò completamente e la vista mi si annebbiò. - Presto, Rob....ti prego....oh...ti prego!!!!
Non so dove arrivai.
Di sicuro nel suo grembo, perché in quel punto il calore si era trasformato in una bolgia lavica, immortalandoci in un’espressione di rapimento e perfezione tali da proiettarci in cima al Paradiso.

- E così il leone s’innamorò dell’agnello…-
- Che agnello stupido…-
- Che leone pazzo e masochista…-

Sgorgai tutto il mio seme dentro di lei e Kris mi seguì, come l'onda del mare segue il cavallone, donandomi la sua cremosa essenza in una notte che avrebbe tracciato su entrambi una dolorosa cicatrice di stelle.


Ps: Dedico questo capitolo alla mia amica Nikelaos, la nostra inarrestabile traduttrice Robsten che ha patito mesi per averlo...

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Edited by Lady Alexandra - 21/7/2009, 21:30
 
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13° capitolo. Una notte insonne
- Se la matematica non è un opinione e due più due fa quattro...allora qui gatta ci cova...- Catherine Hardwiche non aveva chiuso occhio tutta la notte. In effetti, ogni volta che appoggiava la testa sul cuscino un'ispirazione irrefrenabile la coglieva e doveva sfogarsi in qualche maniera.
Penna, carta e un registratore portatile erano i suoi strumenti di lavoro in quella camera d'albergo.
La donna scarabocchiò l'ennesima bozza sul foglio. Due immagini in bianco e nero, schizzate velocemente come in un raptus mostravano Edward e Bella a passeggio per la radura.
La prima uscita romantica fra il vampiro e l'umana.
Niente di definito...semplicemente avrebbe lasciato campo libero ai protagonisti, permettendo loro di recitare senza testo.
Le prudevano le mani.
Robert e Kristen: aveva sperato di cavare una buona intesa da quei ragazzi ma era stato come lasciare la pentola sul gas. Il tempo di andare a fare la spesa e il corto circuito aveva mandato a fuoco la cucina.
Si addentò le nocche delle mani.
Per quanto fosse avvezza ai drammi adolescenziali e ai primi turbamenti d'amore non riusciva a darsi pace. Durante la festicciola nel tendone del catering per poco non l'era preso un colpo quando, nascosti dalla folla, in un angolo appartato dell'entrata, Rob aveva cercato di baciare Kristen. La tensione dei loro corpi, la stretta fra le loro mani, gli sguardi...non potevano essere frutto della sua fervida immaginazione.
La chimica c'era e aveva travalicato i livelli di guardia.
Dal suo tavolo, con un gigantesco Kellan che divorava gli antipasti e gli altri che facevano caciara, era rimasta basita ad osservarli.
Erotismo e tensione.
Ecco ciò che aveva visto.
Un mixer che non faceva parte del libro e che qualche altro regista avrebbe benedetto se non fosse stato amico del fidanzato della protagonista.
E Michale Angarano era suo amico.
Lo conosceva da un pezzo, era un bravo ragazzo, un buon attore.
E lei si sentiva in colpa.
- Kristen Kristen...- cominciò a canticchiare, svolazzando con la matita sul foglio. - Cosa mi combini? Devo preoccuparmi sul serio...?
Già. Doveva preoccuparsi.
Poco prima delle dieci aveva chiamato Michael per chiedergli come mai si fosse defilato dal set in tutta fretta, senza salutarla.
- Sono stato chiamato d'urgenza dal mio menager...voi piuttosto...non avevate un problema con le linee telefoniche?
- In che senso?
- Mi ricevi bene, Cath?
- Certo...forte e chiaro...
- Nessuna interferenza?
- No...il segnale è pulito...ho tutte e cinque le tacche...perchè? - In quel momento si era resa conto di quanto fosse importante parlare di meno e raziocinare di più.
Un gelido silenzio era sceso fra i due interlocutori. Poi, Michael aveva simulato un colpo di tosse, quasi un gemito. - Ho chiamato Kris...mi aveva detto che il temporale di oggi aveva danneggiato il segnale e che gli operatori si sarebbero messi al lavoro entro domattina...ma noto che tu ci riesci benissimo...
Una nota stonata, proveniente dalla voce del ragazzo, aveva acceso la lampadina nella mente di Cath. Per fortuna, sapeva cavarsela con le scuse. - Oh, Michael...lo sai che il telefono di Kris è un caso disperato! Le ho detto cento volte di cambiarselo...! In un negozietto di Portland vendono l'ultimo modello dell'I-phon ad un prezzo stracciato...
Ma a lui non interessava un fico secco dell'offerta promozionale e così dopo qualche battuta di routine avevano chiuso con un bel saluto.
- Se domani il suo cellulare è ancora in apnea...ti faccio squillare dal mio, ok?
- Ok, Cath...ci conto.
- E la mando di filato a comprarsi l'I-phon...!
Qualche risata per smorzare l'atmosfera e click.
Nella stanza della regista era ripiombato il silenzio. E assieme al silenzio erano ripiombati i dubbi.
- Speriamo che quel cellulare non funzioni davvero, Kris...o che tu abbia avuto un buon motivo per non parlargli...Magari eri solo un pò stanca...
MAGARI.
Lanciò un'occhiata fuggevole all'orologio e decise che sarebbe stato meglio togliersi il prezzemolo dal dente e parlare con la diretta interessata.
Giunta al piano superiore, bussò alla sua porta.
- Kristen? Sono io...Catherine...
Nessuna risposta dall'altra parte.
Ok, Cath...non t'allarmare...magari sta già dormendo....
Ancora un'occhiata all'orologio.
Appena le 22:40. Non era così tardi. A diciott'anni, lei tirava avanti fino alle 2 di notte...e Kris non mi sembrava diversa dalle sue coetanee.
Provò a bussare una seconda volta. - Kris...? Ci sei...?
Niente.
L'istinto di far girare il chiavistello fu forte, tanto quanto il timore di scoprire che Kristen non era la brava bambina che immaginava.
Cath Cath...vecchia gallina...la smetti di farti i film...? E'tutto nella norma....Kristen è sotto le lenzuola...Robert pure....quindi fila in camera a lavorare! Domani le farai un bel discorsetto...
L'opera di auto-convincimento funzionava sempre.
O quasi sempre.
Si girò sui tacchi quando una strana sensazione, acuita da un brivido, la costrinse a fermarsi davanti alla stanza dell’attore.
Stesso piano, un numero più avanti.
Poteva azzardarsi a bussare e scambiare quattro chiacchiere con Robert…almeno era certa che lui fosse ancora in piedi, viste le nottatacce che trascorreva davanti al pc o stravaccato sul letto con la cuffia nelle orecchie.
Parlottando fra sé, non si era accorta di aver inavvertitamente poggiato un palmo sulla superficie della porta. Ne fu conscia solo nel momento in cui il legno le rimandò una sorta di bizzarro calore, obbligandola a ritrarre la mano.
C’era dell’energia là dentro.
Poteva intercettarla chiaramente.
La stanza all’interno non era vuota. Qualcuno respirava.
Forse più di una persona.
Se tendeva le orecchie, i suoni diventavano spugnosi e inequivocabili.
Oh oh...il nostro casanova è impegnato con la micettina...senti senti come ansima lei...Mi sa che abbiamo a che fare con una bomba del sesso! Hai capito Rob! Il timidone...ahhahahah...
Le venne da ridere ricordando le parole di sua madre Jamee: - Cath...punta ad un Edward molto sexy...! Non pensare a nient'altro! Le ragazzine vanno pazze per questo genere di cose! Tutto ciò che precede il sesso...è meglio del SESSO!
Sulla mamma ci contava. Perchè da lei aveva preso la frizzantina nel sangue, quella voglia di superare il limite e sfidare la sorte.
- Oggi ti porto sul set, mamma....voglio farti conoscere Robert e Kristen!
Jamee aveva sorriso a 36 denti quel giorno, esaminando il book fotografico dei due attori. In uno scatto dei tanti, compariva Rob in cappottino grigio, sullo sfondo della boscaglia, con l'aria gelida e lo sguardo tormentato. - Cath...Kristen sarà pure una splendida ragazza...ma per oggi mi accontento solo di Robert! Questo inglese è davvero un bel bocconcino!!! Scommetti che dopo l'uscita del film non sarà libero di farsi una fumata senza essere rincorso dalle ragazzine in calore???
- Oh si!!! Ne sono convinta anch'io! E il bello è che ignora decisamente cosa sia il pg13!!!
- Al diavolo i divieti del cinema...! Diamo libertà ai giovanotti di esprimersi come vogliono!!! La Stephanie si dovrà rassegnare...ehehhehe...
-Mamma, hai una certa età...tieni a bada le emozioni forti....
- E che vuol, dire? Sarò decrepita, mica scema...- E aveva lasciato sulla foto un sospiro svenevole. - Ahhhh! Potessi avere quarant'anni in meno....!
Inutile dire che Robert era diventato rosso quando gliel'aveva presentata e lei si era fatta una bella sghignazzata alle sue spalle.
Le piaceva da matti il londinese imbarazzato e spesso sul set in molti si divertivano a punzecchiarlo per vederlo arrossire come un dodicenne.
Soprattutto Kristen.
Una ruga le si scavò al centro della fronte.
Col pensiero rivolto nuovamente all'attrice, Catherine Hardwiche tornò in stanza, sgranocchiò un'intera confezione di tux e si sedette al tavolino, armata di penne e fogli.
Per quella notte, aveva divagato abbastanza.

________________________________

Intermezzo d'anime. Kristen and Robert's Souls.
Comunione d'anime. Alfa, omega, eclissi, luna nuova.
Ecco cosa fummo quando la passione ci tremò dentro le ossa, lasciandoci nudi e disfatti in mezzo alle lenzuola.
Lo guardavo da minuti, forse da ore.
Avevo perso il conto. Davanti a Robert smarrivo sempre qualcosa. Il cuore, l'anima, la parola.
Lui guardava me e probabilmente si chiedeva se non fosse un'ombra di donna a riempire il suo letto. Nei suoi occhi potevo leggere mille messaggi, assieme a un'intensità struggente.

- Chi sei? Cosa vuoi? Dove saremo domani?
- Sono vera, Robert. Sono Kristen. Voglio te. E del domani non m'importa.
- Ti voglio anch'io. Ti vorrò sempre. E tu, ci sarai....sempre?
- Finchè mi batterà il cuore, Robert. E anche dopo.


Potevamo parlare senza muovere le labbra ed era la sensazione più strana che avessi mai vissuto. Per la prima volta dal giorno in cui avevo donato a Michael la mia verginità, mi sentivo completa e svisceratamente romantica.
Non avevo voglia di fumare nè di alzarmi a mangiucchiare due fette biscottate.
Di solito, dopo aver fatto l'amore, lo stomaco iniziava a borbottarmi per la fame.
Adesso era diverso.
Desideravo solo restargli vicina, a contemplarlo nei minimi particolari, senza mai giungere a coglierlo pienamente. Era un pò come dipingere in preda a un'ossessione e illudersi di portare a termine un quadro prima che l'ultima lancetta abbia toccato il fondo del quadrante. C'era in me la fretta di totalizzare la perfezione di quel momento e la voglia di continuare a immaginare dove sarei arrivata se avessi mollato i pennelli e impedito alla mia opera di venire alla luce.
In realtà, stavamo dipingendo insieme lo stesso quadro.
Stessa frenesia, stessa attenzione, stessa adorazione.
Nessuno dei due staccava gli occhi dall'altro perchè gli sguardi servivano a legarci indissolubilmente e a creare una corrente d'energia simile al brodo primordiale.
Perchè niente esisteva intorno a noi, oltre noi.
Letto, cuscini, mura, mobili.
Tutto sparito.
Persino la stanza.
Gravitavamo, accantucciati in uno spazio caldo e accogliente.

"Rob, sei davvero così...? Sei davvero...umano? In che mondo stavi prima che c'incontrassimo? Come hai fatto a darmi ciò che mi hai dato? Quel dolore insopportabile, quel parrosismo, quella voglia di gridare?
No. Ora lo so. Non sei normale.
Io non sono normale.
Il tuo amore mi ha trasformata.
Robert....Il mio angelo. Il mio diavolo. Il mio incantatore.
Dimmi che nulla finirà tra di noi.
Dimmi che continuerai a suonare per me e a cantare sulle mie labbra anche se la tempesta sarà così forte da rubarti la voce e spezzare l'armonia alla tua chitarra."


"Let me Sign, Kristen...Let me sign.
Lascia che segni su di te il mio amore. Non ritrarti. Non fuggire. Ascolta la musica che compongo per te, questa notte.
Ha note alte e frasi pacate.
Talvolta il dito s'inceppa. Troppa emozione.
Talvolta i denti si stringono. Troppa voglia di te.
La musica ci somiglia, vero? Si potrebbe farla durare ore.
Basta pizzicare le corde col plettro e impreziosirne gli accordi.
Vuoi essere il mio ritornello, principessa? Vuoi essere la mia Londra?
Sono capace di amarti esattamente come amo lei , come amo le sue luci, i suoi tetti, i suoi gatti, le sue malinconiche piogge.
Let me Sign. Let Me Sign...Let me sign.
Parti con me, Kristen. E molla il resto."


Le anime che conversano non riflettono su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato. Chiacchierano tranquille, davanti a un thè che profuma d'amore, e tengono a bada il raziocinio. Un'occhio di bue è puntato su di loro e noi che ne siamo i corpi rimaniamo in silenzio, a contemplare il nodo invisibile che le unisce.
Che bello sei dopo aver fatto l’amore…hai quell’aria innocente e soddisfatta che mi fa desiderare di ricominciare…
Rabbrividii.
Le dita lunghe di Rob sfioravano il palmo della mia mano.
La tenevo aperta verso di lui, all’altezza del seno, e i suoi polpastrelli andavano su e giù, zigazzeggiando delicatamente i monti, le increspature e le linee semirette della mia vita.
Quelle dita erano un attentato. Mostruosamente indolenti e affusolate.
Le sentivo percorrere la curva del mio polso, tracciare un sentiero circolare laddove le vene pulsavano e risalire lungo il carpo, tra una falange e l’altra.
Sono perduta…oddio…qualcuno mi salvi…fatico a respirare…
In realtà, non ambivo alla salvezza.
Quello era un bel modo di morire e avevo deciso di godermi l’agonia, misurando gli eventi che d’ora in poi mi avrebbero legata al mio patner.
Rob e io. Nel suo letto.
Rob dentro di me.
Io dentro di lui.
Il mio seno fra le sue mani.
La sua lingua nella bocca.
La sua voce nelle mie orecchie, tra le cosce.
I suoi denti nel mio collo.
E il sesso. Meraviglioso sesso!
Non sesso spicciolo, da una botta e via.
Sesso. Sesso. Sesso! Da vampiri!!!!
Mi risultava difficile credere che un ragazzo così fosse rimasto un solitario per mesi. Rob aveva l'adrenalina in circolo. Come minimo avrebbe dovuto darsi alla pazza gioia ogni notte, anzi…più volte a notte. O più volte nell’arco dell’intera giornata. In pratica, tutti i momenti sarebbero stati idonei per lui.
Con me era stato magnifico. Mi aveva fatta delirare.
Il delirio non è un aggettivo che rende l’idea, Kris…
Ehm…si. Diciamo pure che farlo con lui era stato come entrare in una discoteca a luci rosse, impasticcarsi fino al midollo e sballare sulla pista con un bicchiere di wisky puro tra le mani. Non avevo perso i sensi ma nell’attimo in cui il suo umore caldo si era riversato nel mio grembo, avevo rischiato l'apnea.
Oddio…non mi ci far pensare…oddio…
Percepivo l'emozione fluire sulle mie guance e imporporarle.
Mi augurai che si trattasse solo di una sensazione. Odiavo sentirmi fragile tra le braccia di un uomo ma pensare di restare immune alla forza seduttiva di Robert era un’assurdità.
Lui mi prendeva tutta anche così, accarezzandomi semplicemente.
Forse non si rendeva conto del suo potere.
Forse non aveva compreso lo stato di totale abbandono in cui il mio corpo ristagnava.
Le dita di Rob raggiunsero le mie e s’intrecciarono ad esse.

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Un brivido acuto mi percorse la spina dorsale e la parte poetica della mia anima andò a farsi benedire.
Ci stavamo toccando appena, senza compressione, eppure sembrava che ogni incavo della nostra carne fosse stato creato per chiudersi come il fermaglio di una collana.
Pollice, indice, medio, anulare, mignolo. Ovvero il cerchio dell'esistenza che si conclude una volta che gli elementi confluiscono nel medesimo spazio.
La mente riprese a funzionare. Me ne accorsi solo quando la bocca di lui si schiuse e la sua voce inglese mi batuffolò le orecchie.
- Kris…tutto bene…?
Annuii. Non ero ancora abbastanza connessa per dire cose sensate.
L’unica cosa che vedevo erano delle dita sexy attaccate alle mie. La sua bocca sexy che mi alitava sul viso, i suoi occhi sexy che mi guardavano dolcemente.
E i suoi capelli sexy, con quelle ciocche scomposte, morbide.
E quella fossettina sul mento…? La inquadrai e fu come scordarsi la carta d'identità in uno dei tanti borsoni che mi caracollavo dietro a ogni viaggio.
Cavolo…se questa non è istigazione alla violenza ditemi cos’è!??
Ebbi di nuovo l’impulso di passarci sopra la lingua e fu un impulso che mi costò qualche fitta allo stomaco.
Ok. Rob è illegalmente arrapante. Lo denuncio al Governo non appena ho la forza di alzarmi e vestirmi perché adesso voglio stare nuda, nel suo letto. Con lui addosso. In santa pace! Non mi schiodo neppure se da quella porta entrano i paparazzi armati di flash e fotocamere!!!
Per fortuna non dovevo preoccuparmi di mostrare sangue freddo davanti ai media. Il fenomeno Twilight era arginabile anche se i commenti sbavosi rilasciati su Rob dalle fans che animavano le community mi avevano sempre infastidita.
Dopo il gargoyle avevano scoperto la divinità greca dai capelli color rame.
A me, invece, era toccata la parte migliore: scoprire quanto fosse hot già dal primo incontro. Niente capelli gellati, niente tinta, niente cerone. Fu solo Robert Thomas Pattinson a entrare nella stanza di Cath. Un ragazzo alto, flessuoso, timido e pallido.
Affascinante, nonostante i capelli bruni di Dalì e l'aspetto poco curato.
- Figo...ci siamo appena conosciuti e già finiamo a letto...- Ricordavo nitidamente la sua battuta quando occupò il suo posto sotto le lenzuola della regista.
Era viola dall'imbarazzo e io avrei voluto sotterrarmi. Ne avevo baciati 3 prima di lui ma Robert , il londinese, era l'ultimo della lista.
Cielo...stentavo a crederci.
Alcuni mesi fa eravamo in un lettone bianco, a provinare l'intesa tra Edward e Bella.
Ora, ce ne stavamo accocolati nella sua stanza d'albergo, dopo aver fatto l'amore sul serio.
- Dimmi che non ti sei pentita…- mi domandò all'improvviso, facendomi cascare dalle nuvole. - Non lo sopporterei...
- C...osa?...Pentita?...Io...?- Strabuzzai gli occhi e lo fissai come se fosse appena uscito dal manicomio. Nello sguardo di Rob, c'era molto di più che della frustrazione. Mi lasciai atterrire dal suo esame e quando ritornai a galla, avevo ben chiara la percezione della sua tenerezza e dello sfregio che lesionava la mia integrità morale.
Mike stava prendendo posto tra noi.
Una macchia scura nella nostra congiunzione idilliaca.
L'avevo tradito, offeso, umiliato, fregandomi della promessa che mi aveva estorto sul set.
Mi si strinse il cuore ma il profumo di Rob e l'espressione concentrata del suo viso mi aiutarono a rilassare i nervi. Voleva una risposta. E subito.
Gli andai incontro e lo baciai sulla bocca. Di nuovo una scintilla elettrica guizzò sulle nostre labbra. - Rob...non posso pentirmi di ciò che abbiamo fatto... Te l'ho chiesto...lo volevo...e tu...tu sei stato...
Una bombaaaaaa!
Ebbi un eccesso di pudore e lasciai che il discorso sfumasse.
- Continua...- insistette lui, con un sorriso sghembo.
Sto abboccando....sto abboccando...argh...maledetto sorriso...
E chi poteva resistergli? Io no.
- Meraviglioso...Rob. Sei stato meraviglioso...! Non ho mai fatto l'amore così...- gli confessai tutto d'un fiato - Anche se la tua tortura avrebbe potuto uccidermi...Cattivo!
Feci solo in tempo a simulare un broncio che lui arrossì.
Non immaginava neppure lontanamente quanto m’intrigasse la sua aria da cucciolo timidone. - Non credere che per me sia stato facile...Al massimo saremmo stati in due a morire…
- Magari siamo già morti…- feci sorniona, inspirando l'aria per riempirmi i polmoni con il suo odore.
Si piegò a sillabarmi sulla bocca. – Se senti almeno la metà del dolore che sento io…allora siamo vivi...
Le mie vene sussultarono.
Si. Avevo male dappertutto, in particolar modo tra le cosce. Mi dolevano i seni e tutte le zone erogene che aveva mordicchiato, capezzoli compresi.
Lui, però, doveva aver tribolato il doppio di me. Ci ero andata pesante con le carezze e i graffi. Quanto a morsi avevo dato piena dimostrazione delle mie capacità vampiriche. - E' sarebbe colpa mia...?
- Al confronto Voldermort è un cagnolino in vena di coccole. Ma sopravviverò…- disse laconico, aumentando la pressione delle dita. C’incollammo meglio. - A meno che tu non decida di sperimentare su di me altre tecniche di seduzione...
- Ci puoi giurare…pensi che lo spettacolo sia finito? Eh no...! - Con la mano libera gli accarezzai una guancia e mi attardai con il pollice sulla sua bocca. - Ti hanno mai detto che le tue labbra sono un’arma impropria? Mi fanno ammattire così rosse…
Lui mi sorrise sui polpastrelli e vibrai.- Ti piacciono al sangue, Kris?
- Perfette per i baci…- Stavo perdendo la mia lucidità.
- Io le trovo orrende…Ci mancava solo Cath con quel dannato rossetto…- Sbuffò contro la mia bocca. Il suo alito sapeva di muschio e menta. - I produttori non mi prenderanno mai sul serio se me ne vado in giro con queste labbra da Cappuccetto rosso..…
- Rob, la smetti di essere tanto critico? Io adoro la tua bocca…!...E adoro le tue mani…- sottolineai, indirizzando un’occhiata alle nostre dita allacciate.
- Non sono mani…ma grissini, Kris…o pale da elicottero se preferisci…- precisò inarcando il sopracciglio.
Sgranai gli occhi e gli lanciai un battito di ciglia inequivocabile. - Questa notte mi hanno afferrata benissimo…e non erano grissini….o pale da elicottero…Ho ancora il segno delle tue dita sul corpo…
Era diventato paonazzo.- Kris…hai ragione…sei matta.
- Vuoi che ti dica quanti sogni altamente pericolosi ho fatto con le tue mani, Robert? - Notai il suo imbarazzo crescere. - Le tue dita possono arrivare ovunque, te l’assicuro…
- Kris…ti avverto…stai camminando su un terreno minato…
- Ohhh…che paura! Ma tanto so…che le tue mani mi prenderanno prima che inciampi…- scimmiottai, ridacchiando. Ormai ero di nuovo ubriaca di lui. Senza pensarci gli morsi il mento e gli leccai l’incavo della fossetta, eccitandomi. - Deliziosa…mmmm…ecco un’altra cosa che mi fa impazzire di te…la tua fossetta...
Lui sollevò un sopracciglio, turbato. - Kris…stai degenerando…sul serio…Trovi delizioso questo buco enorme?
- E’una fossetta meravigliosa, Rob! Non è un buco! E non è enorme…!- rimbeccai.
- E’il promontorio della paura, invece…
- E poi sarei io quella da ricovero?
- Confermo. Sei un caso disperato…
- E tu?... Mica scherzi! Masochista del cavolo!
- Ok…per la par condicio..siamo da ricovero entrambi...
- A patto che ci mettano nello stesso manicomio…stessa stanza…stesso letto…stessa camicia di forza…a me va bene.
- Quale camicia di forza? - obiettò lui. - Potrei fare il dottore…è un mestiere che mi affascina...
- E giocare all’allegro chirurgo con me? - ipotizzai divertita.
Scosse la testa e sciolse il laccio che teneva unite le nostre dita. Mi pizzicò il mento, abbassando il tono della voce.- Non ho intenzione di vivisezionarti, Kris…solo visitarti…accuratamente...ogni volta che ne avrai bisogno…
Cercai di nascondere la mia emozione.- Oh oh…come siamo maliziosi, dottore…è così che pensate di prendervi cura della mia sanità mentale?
Rob sorrise con l'angolo della bocca, inviandomi un segnale di pericolo. - Il sesso guarisce tutto, non lo sapevi?
Iniziai a ridere, attirata in un vortice di armonia e pace interiore. - Oh Rob, questo è un consiglio spassionato o la tua procedura medica? Peccato ti manchi il camice...! Ti avrebbe dato un tocco di serietà....!!!
Anche Rob rideva, trascinato da quei discorsi privi di senso che avevano avuto il potere di farci dimenticare le nostre paranoie.
Ad un certo punto, le sue mani s'infilarono sotto le mie ascelle e mi tennero ferma per le scapole. Con gli occhi scuri, pieni di febbre, disse: - Perchè non lo facciamo dinuovo? Credo sia giunta l'ora delle visite...
Non mi accorsi d'essere finita in trappola.
Ridevo e ridevo, senza immaginare quanto i sussulti del mio corpo avessero ridestato le sue priorità fisiche. Presi coscienza del suo torace schiacciato sui miei seni solo quando lui abbassò la bocca e entrò a sorpresa con la lingua tra le labbra, sciabolandomela in gola.
Smisi di respirare, bloccata sia dalle sue braccia che dal suo bacio.
Panico. Piacere. Panico. Piacere.
Pazzesco…mi sta annientando…aiuto…help!!! Il cuore mi è arrivato alle tonsille…Rob…Robert….contieniti...no...che dico...continua...continua...!
Restai senza fiato durante tutta la sua esplorazione e quando lui staccò la bocca pensai di aver superato il peggio. Ma il peggio doveva ancora venire.
- Sesso, Kris…voglio fare sesso…- bisbigliò e la sua lingua pizzicò la punta dei miei canini. Con gli occhi spalancati, mi tenni avvinghiata al suo sguardo. E mi sentii nuovamente rompere in una miriade di pezzettini.
Gemetti quando lui si sistemò sul mio corpo e le gambe sode mi divaricarono le cosce. Non immaginava neppure quanto la sua erezione mi provocasse dolore.
Io ero già bagnata e i miei capezzoli puntellavano come chiodi il suo torace.
Il modo in cui mi aveva chiesto del sesso mi aveva fatto vedere le stelle.
Con quella voce roca potevo veramente morire.
Chiusi le palpebre e risposi al suo bacio, arcuandomi in modo tale che il bacino si flettesse e si attaccasse ai suoi fianchi.
Cominciammo ad annaspare, a leccarci dolcemente come i gatti leccano il latte dalla ciotola.
La testa girava...girava...girava.
Non capivo nulla, non rammentavo quando fossi nata.
Mi sembrava di stare su un aereo e precipitare a rallenty in mare aperto.
- Robert...Robert...mmmm....- Mugugnai sotto tortura mentre lui scendeva con le labbra sul mio seno. Mi torturò un capezzolo con i denti, succhiandomelo così forte da togliermi l'anima dallo sterno. Mi aggrappai ai suoi capelli e ruotai il bacino contro il suo.
Avevamo cominciato a sfregarci e già una pellicola di sudore c'imperlava la pelle.
Lui gemette e all'improvviso, si girò sulla schiena, trascinandomi sopra di lui.
Mi ritrovai in sella al suo bacino, con i capelli sparpagliati sul seno, il fiato ansimante e lo sguardo che luccicava di passione.
- Amami, Kristen...amami!- sussurrò, mentre chiudeva le mani a coppa sui miei seni e li arpionava con possessività. - Prendimi...fammi tuo...! Tuo...
Ebbi una vertigine. Per poco non mi si annebbiò la vista.
La sua voce...la sua voce....! Le sue mani…le sue dita…il suo odore di sesso urgente.
Non ero più io.
Ero assogettata a lui.
Suo ibrido, sua donna.
E lo volevo in maniera disperata, fino a torturarmi per reprimere le lacrime.
Con le dita mi piantai al suo petto, infilando le unghia nella carne dura.
Lui si tese e affondò la testa nel cuscino.
Mi rapì lo stato di eccitazione che lo infiammava.
Persino la peluria del petto sembrava crepitargli.
Morbosamente, il mio sguardo scese sulla patina scura che metteva in risalto i capezzoli e si assottigliava sul ventre, disegnando un cespuglio castano laddove il sesso s'impennava.
Sempre con le unghia, arrivai in basso e mi afferrai alle ossa sporgenti della sua spina iliaca.
Notai Rob mordersi il labbro inferiore e reclinare indietro la nuca.
Mi morsi anch'io, trafiggendogli la carne.
Dio, Rob…Dio! Che mi stai facendo?
L’impulso di violentarlo si fece così ardito che me ne vergognai.
Volevo diventare una regina barbara solo per mettergli le mani addosso e sentirlo gemere di sofferenza mentre gli strappavo i jeans e lo obbligavo all’accoppiamento.
Anche quello non era normale. Rob non era il mio schiavo.
Rob era il mio amante consenziente.
Eppure la fantasia mi spronava a immaginare per noi un futuro erotico e ruggente.
Sollevai le anche in modo che il suo membro potesse penetrarmi con facilità.
- Kri...sten...Kris...- Lui annaspò il mio nome, invasato dall'eccitazione. Si sollevò sui reni, spinse il bacino in avanti e il suo lungo membro mi entrò dentro, così velocemente da accendermi mille lampadine negli occhi.
Mi avvolsi attorno a lui e godetti nel sentirlo padroneggiare nella mia intimità.
Fu allora che ci guardammo, sorpresi dall'unione combaciante dei nostri due corpi.

"Tu e io, Kristen.
Una cosa sola.
Un'unica corda, un'unico filo.
Potesse calare un coltello fra noi, resteremmo così come ora.
Legati.
Dimentica i tuoi doveri. Io ho già scordato i miei.
Dimentica la tua vita passata. Adesso hai me.
Tutto ciò che mi chiederai, sarò pronto a concedertelo.
Vuoi sesso? Ti darò sesso.
Vuoi l'amore? Ti darò amore.
Vuoi giocare? Giocheremo principessa.

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Possiamo illuderci che questa notte resti un intermezzo.
Tu e io sappiamo che non lo è.
Tu e io siamo coscienti che lo faremo domani e dopodomani e domani l'altro.
E lo rifaremo tutte le volte che ci ricontreremo.
In una roulotte. In una stanza d'albergo. Nella mia auto. Nella tua auto.
Puoi cambiare vita, pettinatura, truccarti da rockstar e mettere un rossetto sgargiante.
Mi avrai sempre con te, come una pallottola latente nella testa.
Kristen...questo è il punto da cui gli amanti e le anime non ritornano.
Cosa aspetti? Bruciami."


Iniziai a muovermi a scatti, guidata dai suoi gemiti, dai miei ansiti, dalla nostra follia.
- Ancora...- mi chiese e con le dita avviluppate al mio seno mi trascinò bruscamente a sè per potermi baciare. - Ancora Kristen...ancora...!
Restò sulla superficie delle mie labbra, con un mugolio di dolore.
Stavo impazzendo. La sua voce era liquore, fuoco, malaria, virus.
Febbre.
Oddio, Rob....perchè sei tanto caldo...? Per...chè...?
Lo baciai di nuovo e poi di nuovo. E più lo baciavo più mi strusciavo, più lui tendeva il muscolo pelvico e spingeva.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
Me lo chiedeva insistentemente, portando il mio clitoride a un gonfiore tale che sarebbe potuto esplodere come un palloncino ad acqua compressa.
Venimmo insieme, dopo aver remato l'uno sul corpo dell'altro, e insieme sprofondammo nelle lenzuola, allacciati e senza forze.
Quando ripresi i sensi mi ritrovai accoccolata sul suo petto e il volto addormentato di Rob completò la mia beautitudine.
Bianco e roseo proprio come un angelo.
Forse Lucifero avrebbe potuto avere il suo aspetto perché in tutta la mia vita non avevo mai incontrato qualcuno che potesse somigliare a una bimbo vergine e al contempo a un diavolo sensuale.
Gli palpitavano le palpebre e la bocca era schiusa nell’atto del respirare.
Non mi sentivo colpevole di nulla.
Avevo preso ciò che volevo e il risultato era stato migliore delle aspettative.

"Robert....il mio Rob...chissà cosa penserai di me domattina, quando il sole ci avrà tolto da questo letto e saremo l'uno di fronte all'altra.
So di averti provocato.
So di aver innescato la miccia.
Ma avevo bisogno di te, di questo momento.
Di questa distruzione interiore, di quest'inferno.
Volevi che mi bruciassi? E brucio.
Mi sento strana, Rob...intrappolata in un vicolo cieco.
Tu dormi e io mi rilasso come un piccolo randagio fra le tue braccia.
Mi piace troppo il tuo calore, mi piace troppo il tuo profumo.
Sono tossica di te. Mi hai drogata e non so in che maniera uscire dal giro.
Con violenza ti desidero.
Con ardore ti voglio.
Con tenerezza ti adoro.
Robert...oh robert....
Sto affondando in te. Sto diventando nulla per te.
Se il mondo smettesse di ruotare adesso, non me ne accorgerei.
Rob…Rob…svegliati...ti prego...e dimmi che per te è tutto finito qui.
Che siamo amici. Soltanto amici.
Dimmi che le nostre strade sono diverse, che non ci saremo mai più per entrambi.
Non posso amarti, angelo mio...ma ti amo...e lo sto scoprendo adesso...guardandoti riposare sotto di me.
Fai male al cuore, Rob.
Mi viene da piangere.
E sarà sempre peggio. Ogni giorno più dura.
Aiutami a risalire o accompagnami nel baratro."

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Edited by Lady Alexandra - 28/7/2009, 11:18
 
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14° capitolo. Kristen and Robert's Duet

Robert
Porca puttana...non era stata una scopata come le altre. Ancora mi facevano male le ossa del bacino. E mi faceva male laggiù. Al momento non sentivo il mio componente principale. Era intorpidito. Una parte non mia.
Farlo con Kris aveva significato raggiungere il centro del mio karma e scoprire di avere mille dita al posto di dieci. Non sapevo dove metterle. Ovunque la toccassi, non erano mai abbastanza numerose. Se scendevo fra le cosce, volevo stringerle i seni. Se la toccavo qui, volevo toccarla anche là. E due mani non bastavano perchè con due avrei voluto essere nello stesso posto in contemporanea mentre con la testa immaginavo già cosa farle e dove dirigermi in seguito.
Decisamente frustrante oltre che estremamente eccitante.
Il corpo snello di lei era una bella tentazione. Non c'era da meravigliarsi se volessi ricominciare ancor prima di finire.
Si era addormentata con la guancia sul mio petto, cullata dai nostri battiti cardiaci e quando si era svegliata mi aveva sorpreso a contemplarla.
Avevamo iniziato a baciarci così. Senza dire nulla.
Senza fiatare.
Un bacio. Due bacio. Tre baci. Quattro baci.
Un'infinità di baci.
Non ricordavo neppure se le nostre labbra si fossero staccate perchè quando ci trovavamo a fissarci negli occhi, sotto le ciglia, le nostre lingue restavano unite.
Calde, gonfie, umide.
S'incontravano e strusciavano, avanti e indietro, simulando il movimento dei corpi sotto le lenzuola.
Di tanto in tanto ridevamo ma sempre bocca contro bocca, labbra su labbra.
Di tanto in tanto, l'esigenza di mordicchiarci dietro il lobo dell'orecchio o sul collo si trasformava in bisogno famelico. Ovunque ci conducesse il piacere, le nostre bocche erano onnipresenti, non importava su quale strato di pelle.
Altro che birra, sigarette o schifezze da fast food...! Lei era un antipasto prelibato...la mela dell'eden da cogliere prima che Dio mi dicesse che avevo già mangiato a sufficenza.

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Kris. Kris . Kris.
Mi sarebbe piaciuto scarrozzarmela fino a Londra e presentarla in famiglia, agli amici.
Peccato che il mastino da guardia le gironzolasse dietro, altrimenti me la sposavo su due piedi.
Col cacchio e te la sposavi! Rob! Ma non eri fedele al motto: fringuelli liberi fino ai quaranta!?
Parafrasando un rigo della Meyer: ero incondizionatamente e irrimediabilmente rimbambito per lei.

Kristen
Non ero felice di aver ramificato le corna sulla testa del mio ragazzo. Una parte di me se ne stava in un cantuccio a rimasugliare sugli eventi. Faceva baccano nelle tempie, enumerando i pro e i contro del tradimento ma si trattava di una fetta piccolissima della mia coscienza, facilmente arginabile.
Sapevo che in qualche modo l’avrei pagato caro il mio colpo di testa.
- Mi è venuta fame…credo faccia parte dei postumi…- mi diceva con voce sorniona e atterrava sulla vena pulsante del mio collo. Gemevo nel sentire lo sfregarsi dei canini sulla pelle e il mordicchiare lento e sensuale.
- Avevi detto che non facevi sesso da mesi…- obiettai con un sorriso. – Come fai a essere così…ehm…così…
- Evidentemente è come andare in bicicletta…mi sono ricordato in tempo come si usano i pedali…
- Ohhhh! Sono contenta di aver risvegliato la tua memoria…
- E anche il mio appetito… credo di avere il verme solitario, Kris…- E mi lanciava sguardi inequivocabili.
- Abbiamo un amico in comune, allora…- E scendevo su di lui, per leccarlo e succhiarlo. Mi piaceva da impazzire il sale della sua pelle, il suo odore inglese, la durezza della sua carne. Per quanto Rob fosse poco dedito alla palestra, era compatto come il marmo. – Diventerò grassa per colpa tua…
- Ma sarai sempre splendida anche con qualche maniglietta dell’amore…
E ridacchiavamo ancora, come due sciocchi. E ci baciavamo, e ci toccavamo.
Stavamo così da minuti infiniti e una tenue luce rosata aveva cominciato a filtrare dalla finestra sulle lenzuola sparpagliate.
Si udì un trillo tanto forte da sfondarmi i timpani.
- Che cavolo è? - Mi staccai spaventata.
- La mia sveglia...
- Una sveglia??? Sembra un motorino scassato!!! Spegnilaaaa!
Rob allungò la mano sul comodino e poggiò un dito sulla levetta. - Ho il sonno pesante...e lei funziona meglio di un campanaccio per le mucche...
Immaginavo che a un tipo come lui piacessero le sveglie eccentriche, non quelle scatolette plastificate, dalle tinte sgargianti, che ti mollano sul più bello.
Riuscii a dare un'occhiata alle lancette. - Cosa? Le cinque? Solo le cinque???
- E’l’ora dei cornetti caldi…!!!! Oggi abbiamo due esterne, ricordi? Se facciamo tardi non scrocchiamo la colazione…
Lo vidi srotolarsi via dalle lenzuola e raggiungere il bordo del letto per mettersi in piedi.
Mi si allargarono gli occhi.
Non ero pronta alla sua nudità mentre la luce si poggiava su di lui e scivolava sulla curva nord delle anche.
Meravigliose anche da maschio...ehm.
Arrossii come un infame perchè l'occhio andò di filato sui riccioli pubici che gli coronavano il sesso ancora palpitante.
Altro che cornetti caldi...! Davanti a me avevo il più bel croissant che avessi mai visto, imbottito di crema pasticciera. L’idea di assaggiarlo nacque spontanea e violenta come spontanee e violente erano tutte le cose che avevano a che fare con Robert.
Assunsi un’espressione gongolante. Se non si fosse precipitato fuori da quel letto, l'avrei convinto a farlo di nuovo. A giudicare dai suoi paesi bassi, si prevedevano smottamenti di terreno da un momento all’altro.
- Ehi! Mi guardi come una depravata?!- mi riproverò lui con un sorriso sghembo.
Sobbalzai, colta in castagna dal suo tono indagatore. - Non sono una depravata! – mi difesi.
- Certo che lo sei ...hai gli occhi che ti escono fuori dalle orbite...e la bava alla bocca!- ridacchiò lui, piegandosi per raccattare i boxer e infilarseli.
Quando si coprì misi il broncio.
- Spettacolo finito, principessa...i negozi resteranno chiusi per ferie tutta la mattinata.
- Sei uno spaccone, Robert!!! - E mi coprii il seno con il lenzuolo. - Oltre che sadico…ti diverti a tormentarmi…
- Sai come si dice no? L'appetito vien mangiando...e rischiamo un'indigestione, Kris...- valutò lui, raccattando di filato i jeans.
- Ma non siete voi inglesi a rimpinzarvi con uova e bacon a colazione? - lo stuzzicai mentre s'infilava i pantaloni e si tirava su la zip. I denti della cerniera emisero uno strano rumore metallico. Ebbi l'istinto di mordermi il labbro perchè quel suono mi parve straordinariamente erotico.
Tanto per citare la Meyer: ero incondizionatamente e irrimediabilmente succube di lui.

Robert
Regola numero uno: vietato aizzare il can’ che dorme…anche se il mio era sul punto di abbaiare nonostante avessi fatto i salti mortali per mettergli la museruola. Non era facile vestirsi e concentrarsi sull’andazzo della giornata se una creatura magnifica, tutta di panna montata, se ne stava seduta al centro del mio letto chiedendomi mutamente di assaggiarla. Il lenzuolo che la copriva appena la rendeva pericolosamente sexy. E lei lo sapeva. Dalle ciglia lunghe, ammiccanti alla piega delle labbra pallide…Kris comunicava sesso.
Ma io dovevo tenere a bada anche lei. Immaginai d’essere diventato come uno di quei personaggi da fumetto giapponese, con la gocciolona sulle tempie e i corvacci che gracchiavano a tutto spiano.
In effetti, era inquietante trattenersi dal fare l’amore quando tutto il corpo si stava motorizzando.
Mi allungai col ginocchio sul materasso e la baciai a stampo sulla superficie delle labbra.
- Principessa...non provocarmi...altrimenti daremo buca a Cath...e conosciamo entrambi il suo caratteraccio. - La osservai da vicino con aria maliziosa. - Ti farei restare nel mio letto ancora un po’…ma se viene la cameriera a riassettare…non ho abbastanza soldi per tapparle la bocca…ehheheh…
- Senza di te non avrebbe senso...- mi spifferò lei sulla faccia. Odorava di magnolia.
- Allora...dovresti sbrigarti...o arriveremo in ritardo...
- Ti riferisci al bolide? Magari ci lascia a piedi proprio stamattina… – fece sogghigando.
La fulminai sul posto, cercando di essere serio almeno quando si trattava del mio pezzo d’antiquariato: - Per la cronaca non mi riferivo alla mia "auto"…ma a noi due…"dentro" la mia auto…
La battuta la fece eccitare. Me ne accorsi dal rossore delle sue guance e dal luccichio degli occhi verdi - Robert… e poi sarei io a provocare??? Sei…un mostro!!!
- Kris...seriamente.... abbi pietà di un povero attore che si sforza d'interpretare il vampiro più illibato della storia…!
- Non sei credibile nella parte del verginello ultra datato...ma farò uno sforzo...- obiettò lei, alzando le spalle dopo una risatina. - Ora, girati...non voglio che mi guardi le tette...
Restai di sasso prima di scoppiare a ridere. - Questa è bella...! Non pensi che sia troppo tardi per nascondermele?
Le si arricciarono le labbra. Me la sarei mangiata di baci in un istante. - Magari nella foga...non hai prestato attenzione alle misure...
Mi fece una tenerezza infinita. - Kris...ma da quando ti fai questi problemi? A me la tua 2° coppa B mi è sembrata sufficientemente appetitosa...! ...Due piccole montagne bianche...con ciliegine rosse in cima. Mmm....!- Le parlai sulle guance, godendomi da vicino la sua espressione scioccata.
- Smettila Rob...! Non riuscirai a farmi sentire miss mondo...ho le tette piccole rispetto agli airbag che sballottolano per la troupe...
Ahi Ahi. Battuta acida.
Sapevo dove voleva andare a parare.
Come diavolo potevo farle capire che Ann non m'interessava? Che non l'avevo neppure guardata?
Certo…come no!!! Il primo giorno di riprese ti è venuta la paresi quando la signorina ti ha mostrato le sue belle grazie sfarfallandoti sotto al naso una scollatura da infarto!
Touchè.
Ammettiamolo pure.
Quella figa pazzesca della Kendrik meritava uno sguardo da triglia.
Pure Nikki era ben attrezzata ma…Kris...mi aveva fatto perdere la testa dal momento in cui lavevo vista recitare in quel film drammatico. Da vicino, l'avevo apprezzata maggiormente. La sua femminilità, costretta nei jeans e nelle blusette da maschiaccio di Bella, urgeva e accalappiava più di due tette comuni.
La gelosia di Michael non era immotivata.
E faceva bene a tenersela stretta la sua musa. Io non l'avrei mollata un attimo, a costo di mettere il bastone fra le ruote alla sua carriera.
La tirai a me all’improvviso e con la bocca le abbassai l’orlo del lenzuolo fino a farle sgusciare fuori un capezzolo rosa.
Il mio tormento. Il mio pasto.
Chiusi le labbra attorno ad esso e glielo succhiai con forza, riempiendomi le orecchie col suo urlo strozzato. - Sei adorabile, Kris... ...sexy e adorabile...- le mormorai sulla punta perfettamente eretta. Lei tremò convulsamente. - Il tuo seno mi fa impazzire..tu mi fai impazzire…mi piaci un casino…in una maniera che non credevo possibile…

Kristen
- Robert...- Balbettai il suo nome e lui mi guizzò la lingua tra le labbra rubandomi un bacio a tradimento. Poi si staccò da me e quando mi ripresi, era già dall’altro capo del letto, in piedi, mentre io barcollavo da seduta.
- Kris...vestiti ...o davvero non rispondo più di me.- Me lo disse guardandomi dritto negli occhi e dal luccicore che gli vibrava nelle pupille compresi che per lui dovevo essere sul serio la creatura stupenda che mi aveva descritto.
Afferrai i vestiti che Rob raccattò vicino alla porta e cinque minuti dopo ero lì che facevo a gara con lui su chi dovesse essere il primo a infilarsi in bagno a lavarsi la faccia.
Decidemmo a spintonate di entrarci insieme e mentre lui si era tuffato di viso nel lavandino io cercavo il sapone. - Nel box dovrebbe esserci qualcosa di vagamente somigliante...- dichiarò lui laconicamente mentre si asciugava.
- Vagamente somigliante?
- Non uso sapone…preferisco l’acqua gelata. E’l’unica cosa che mi fa svegliare…dopo di te…
Ok, Rob. Centro perfetto. Ora chi ti libererà da me e dal bisogno che ho di te?
Deviai il suo sguardo per prudenza e fortuna volle che il box doccia si trovasse di fianco a me.
Inquadrai subito il flacone del dispenser ma non appena allungai un braccio all'interno dell'abitacolo, la mente prese a trottare.
Al mattino, era venuto ad aprirmi con i vestiti completamente fradici e il suo odore permeava ancora le pareti.
Quando lo inspirai un'ondata di frenesia mi monopolizzò.
Rob...nella doccia…la camicia attaccata alla pelle…i jeans incollati alle sue gambe dritte…
Dannazione….quel ragazzo mi arrapava in tutte le salse. Possibile che desiderassi farlo di nuovo?
Possibilissimo. Se ti rassegni, il mondo te ne sarà grato.
- Stai pensando anche tu a quello a cui sto pensando io? - Aprii di scatto gli occhi quando delle braccia mi circondarono i fianchi e una voce morbida mi solleticò l'orecchio. Mi rilassai istintivamente alle sue spalle. Stava sfregando la guancia fresca contro la mia. Il suo odore mi venne nelle narici, eccitandomi come al solito. - Non conosco i tuoi pensieri, Rob...
Bugiarda...! Speri che ci caschi?
- Sono sconci quanto i tuoi....più dei tuoi...ma i tuoi non sono meno efficaci....
Le ultime parole famose.
Gli diedi una gomitata leggera negli stinchi ma lui restò rigido. – Via, Rob…cerca di contenerti…ehm….- Stando premuta con la schiena contro il suo petto, potevo chiaramente sentire lo stato iniziale della sua erezione.
- Sai com’è…la doccia ispira….
Attentato, Kris! Questo ragazzo ha la licenza di uccidere…salvati finché sei in tempo.
- Allora…sarà meglio per entrambi…dimenticare che questo box esiste…e precipitarci fuori dalla tua stanza…Il lavoro…dobbiamo concentrarci solo sul lavoro…- singhiozzai. Faceva caldo, terribilmente caldo. I capezzoli mi tiravano dietro il reggiseno. – Non avevi voglia di cornetti caldi?
- Thò! Ho appena scoperto di essere diventato pigro…- dichiarò lui a sorpresa, sospirandomi dietro l’orecchio. Un braccio mi attraversò il torace e una mano dispettosa si appolipò al mio seno. Il suo pollice aveva iniziato a strusciare contro il capezzolo eretto. Sentii che gli scappava una risatina maliziosa.– E poi dovrei essere io a contenermi? Cos’abbiamo qui…principessa…?
- Ti odio…Rob…ti odio….! – brontolai, arrendendomi alla sua morsa e reclinando il capo sulla sua spalla.
- E brava il mio pinocchietto ….scommetto che se ti tocco altrove…ti scopro già pronta per me…
- Rob…andiamo via da qui…ti prego…Altrimenti Bella e Edward perderanno il loro amore idilliaco…- Sospirai. Stavo ammucchiando una serie di sciocchezze. Connessione zero.- Lo sai..come funzionano certe cose...
- Di che ti preoccupi…? Quei due si palpano con lo sguardo…noi usiamo le mani…e qualcos’altro….- Ridacchiò ancora, scendendo con la mano libera sulla pattina dei miei jeans. La sentii che premeva sul pube. - E poi L'ultimo Tango a Parigi si è rivelato un toccasana per questi due bradipi. Ricordi Kris...? Marlon Brando e la Schneider....come si accarezzavano...? Come si prendevano...? Come si cercavano? - La sua voce divenne bassa, erotica. Le sue mani avevano cominciato a vagabondare sul mio torace, fra le mie cosce.
- Rob…stai diventando perverso…- Ricordavo perfettamente la sensazione di disagio che avevo provato nel guardare il dvd con Robert, nella mia stanza. In alcuni momenti eravamo stati sul punto di spegnere il lettore ma la curiosità di sapere in che modo il sesso potesse trasformarsi in ossessione e frenesia fu più forte. Non ci chiedemmo mai il motivo di quella scelta eppure il fiato scoordinato dei due attori impegnati in scene altamente hot, unito alla drammaticità del finale, aveva reso la nostra chimica un dato di fatto.
- Quanto a perversione...mi segui a ruota... - Mi fece girare verso di lui e strofinò il suo naso sulla punta del mio. - Vogliamo verificare se le nostre fantasie “degenerate” viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda?
- Verificare? Oraaaa? Ma tu sei ma-
Mi afferrò saldamente, impedendomi di continuare, e cominciò a strattonarmi all'interno del box. - Rob...che fai??? Nooo...smettila....ti prego...ahhha....non farlo!!!- Ebbi la prontezza di sollevare il piede per saltare la pedana senza inciamparvi sopra. Una volta che finii dentro l’abitacolo, allungò la mano sulla manopola e una cascata gelida mi piovve addosso. – Chiudi, Rob!!!! Vuoi farmi beccare un raffreddore???? - Maldestramente, provai prendere in mano la situazione ma Rob si mostrò più deciso di me a tenere il controllo sul miscelatore.
- Giusto per calmarci i bollori, Kristen....se sul set ci prende la voglia...rischiamo una denuncia per atti osceni in luogo pubblico...
- Rob, smettilaaaaaa!!!! I vestiti....!!!! Le scarpeeee…!!!! Sei impazzito...??? - Iniziai a sputare acqua tra le labbra, faticando a restare seria quando invece avevo una voglia matta di continuare a giocare. Ben presto, non mi accorsi più della temperatura. Lottai contro di lui nel tentativo di predominare e mi piaceva- oddio se mi piaceva- sentire le sue mani che mi opponevano resistenza, attente a misurare i gesti pur di non farmi male.
La temperatura all'interno dell'abitacolo salì.
E l'acqua si manteneva stabile. Un pò più tiepida ma sempre fredda al tatto.
Non mi dava fastidio. Al contrario...
Avevo la pelle ricettiva al calore corporeo di lui.
E i suoi muscoli rispondevano alla mia ricettività con un sussulto animale, proprio degli uomini quando annullano il resto e si concentrano su un unico obiettivo.
Lasciai che Rob mi schiacciasse contro le mattonelle e si esponesse al getto dell'erogatore al posto mio.
Ebbi un brivido lungo la spina dorsale.
Nella zona in cui mi trovavo, la meno esposta della doccia, l'acqua giungeva a zampilli leggeri e mi permetteva di sostare vicino a una divinità greca senza temere la cecità, benchè il volto di Rob fosse d'una bellezza allarmante.
L'acqua non si limtava a scendere su di lui.
Si modellava alla sua pelle, come un diamante liquido.
Ipnotizzata, ridisegnai con gli occhi la massa dei capelli inzuppati, il rivolo che gli sciabordava lungo le guance e la goccia che si curvava sotto al mento.

image

Me lo ritrovai a un palmo dal naso quel bel pulcino britannico.
Tutto bagnato e in vena di sconcerie.
- Mi auguro che almeno i tuoi amici abbiano più senno di te...ti rendi conto che dovremmo cambiarci? Faremo tardi...
- Vorrà dire che resteremo a digiuno...anche se ora un pò di fame ce l'avrei...
Chi vuole intendere..intenda.
Deglutii.
Stavo diventando un fiammifero davanti al suo sorrisetto intrigante.
I suoi occhi e la sua bocca, tutto di lui...fermentava e mi accendeva.
Come una bambina che vuole difendersi dall'attacco del lupo cattivo ma in realtà è attratta dal pericolo che esso rappresenta, avevo i palmi aperti sul suo petto e lo sguardo di chi vuole subito mangiare la fetta della torta.
Praticamente non respiravo. Ansimavo. Riuscivo a fare soltanto quello.
La camicia che Rob indossava era così attaccata al suo torace da sbattermi in faccia la linea dei pettorali, le punte rigide dei capezzoli e la peluria scura che emergeva impunemente dalla scollatura.
Volevo farlo mio, offrirgli un altro assaggio del potere femminile.
Volevo abusare di lui. Graffiarlo. Morderlo. Baciarlo.
Lo volevo nudo contro di me, alla mercè delle mie mani, del mio destino.
Kris...sei da ricovero...contieni gli ormoni...respira...su...respira...piano piano...vedrai che dopo andrà meglio...
Respirare un corno! Occorreva un defibbrilatore!!!
TI VOGLIO. MALEDIZIONE...TI VOGLIO. DEVO PRENDERTI O IMPAZZISCO.
Gemetti quando una goccia d'acqua gli cadde sulle labbra e rotolò nell'apertura della camicia.
Era troppo.
Strinsi le dita sulla stoffa, contraendo gli addominali per l'eccitazione.
In quell'istante, notai un tremito irrigidire la sua guancia e gli occhi trasformarsi in due pozzi di ghiaccio caldo.
Con il tono di chi non ammetteva repliche, ordinò: - Strappamela.

__________________________

Robert
Moriva dalla voglia di farlo, la mia Kris. Per questo gliel'avevo chiesto senza preamboli.
Non servivano.
Nelle due volte che avevamo fatto l'amore, il suo universo selvaggio si era mostrato palesemente, lasciandomi il diritto di decidere su quale pulsante pigiare e quali tasti toccare.
Per questo l’avevo fatta salire su di me. Desideravo che mi dominasse, che mi prendesse, che gestisse lei la situazione. E lei aveva cavalcato il mio sesso, con l'audacia e la naturalezza di un'amazzone, sfidando il suo legame sentimentale pur di prendere piacere e procurarmi piacere.
Mi ero accorto della sua bramosia proprio nell’attimo in cui aveva affondato le unghia sul mio petto e nel fianco. Avevo sentito una fitta lancinante, il calore del sangue che sgorgava dalla ferita, poi testa e cervello erano schizzati da qualche parte, come spermatozoi ribelli, inghiottiti dallo stesso cosmo generatore.
Ora stavamo per farlo di nuovo.
Lo s'intuiva semplicemente tirando su le narici e annusando l'aria che saturava il box, il sudore eccitato che si frapponeva tra i nostri corpi.
Giusto o no, volevo che strappasse la mia camicia, che abusasse del mio ego maschile. Non le avrei opposto resistenza, anche se l'idea non mi dispiaceva, ma ugualmente avvertivo il bisogno di cambiare il mio ruolo e subire le sue trasgressioni.
- Strappamela, Kris…toglimela di dosso…so che lo vuoi…- le chiesi ancora, usando il mio accento inglese.
La vidi esitare ma ormai conoscevo a memoria il meccanismo da innescare per costringerla a ubbidirmi. Approfittai della sua confusione per abbordare le sue labbra e fiondarle la lingua in gola.
Tremò violentemente contro di me.
Allora la inchiodai alle mattonelle e la sollevai in alto per i glutei.
Non se l'aspettava.
Meglio così.
Neppure io l'avevo programmato.
Lei divaricò le cosce e si allacciò immediatamente ai miei fianchi.
- Su, coraggio...che aspetti? Fallo...Non reprimerti, Kris...non con me.
Lei s’infiammò tutta e sbattè le palpebre come ventagli.
Le sue piccole dita armeggiarono sulla mia camicia, fino a tenderne le pieghe.
Non sentii il rumore dello strappo nè lo sforzo che ci mise per rompere la stoffa zuppa d'acqua ma il ticchettare dei bottoni che sfuggivano al filo e si spargevano nel ripiano della doccia...quello lo udii benissimo.
Caddero uno dopo l'altro, in maniera disordinata.
Piroettarono ai miei piedi e si appiattirono sulla pedana.
A petto nudo davanti a lei, non tentai nemmeno di controllare la parte più sensuale della mia personalità. Con mani febbrili le alzai il maglioncino e tirai l’elastico del reggiseno dal centro, finchè il fermaglio che teneva unite le coppe non si ruppe e due piccole montagne bianche entrarono di diritto nei miei palmi.
Andammo reciprocamente incontro con le labbra, con le lingue e usammo le unghia per sbottonarci i jeans.
La penetrai senza attenzione, con un colpo di reni dritto e violento.
Forse le feci male perché soffocò un grido e sgranò gli occhi ma m’invase l’egoismo e comiciai a muovermi.
Mi venne dietro automaticamente.
Ero nella sua gabbia, un leone imbizzarrito tra le sbarre.
Ruggivo e penetravo a fondo, sempre più a fondo, e mi ritraevo quando il cunicolo si faceva stretto e m'impediva di dare ulteriori zampate.
Niente furia.
Niente colpi di coda.
Solo affondi lenti e spinte cadenzate.
Ci prendemmo così, sotto la doccia, in mezzo a baci che sapevano di saliva calda e acqua, fusi in un mondo a parte, pelle contro pelle, carne contro carne.
Noi due in una creatura sola, vittime di un muscolo chiamato amore.
O sesso.
O amore.
O sesso.
O...amore.
- Stringimi di più, Kris...- la implorai disperato. - Sto male....stringimi...più forte...
E lei si attorcigliò le dita tra i miei capelli, incrociando le caviglie dietro il mio fondoschiena.
Mi strinse. Più forte che potè. - Oh Rob...Rob!!! Perchè non moriamo ora? Sarebbe perfetto...! Perchè non...non....
- Non pensare, Kristen!... Non pensare…- la pregai, cercandole le labbra mentre il rumore dell'acqua attutiva il peso dei nostri fiati.
Quando l'orgasmo arrivò ci fece piegare le ginocchia e scivolammo lentamente in basso, sul ripiano di marmo.
Si accasciò con la testa sulla mia spalla e iniziò a singhiozzare.
Forse piangeva per me. Per noi. Forse per l'altro.
Già...L'ALTRO.
Una fitta mi tagliò il cuore.
L’abbracciai, cercando al tempo stesso di scaldarmi e di scaldarla.
- Rob…Rob…- piangeva convulsamente, aggrappandosi alle mie spalle. - Vorrei morire sul serio...stando così...vorrei farla finita ora...pur di non chiedermi cosa ne sarà di noi...io...io....Mike....tu....Oddio...cosa sono...chi sono...? Robert....Robert...!
Restai spiazzato dalla sua sofferenza.
Ok. Di corna e tradimenti non era mai morto nessuno.
Per un attimo pensai alla probabilità di essere al posto di lei.
Storsi le labbra.
Avevo già sperimentato quella sensazione di vuoto, di voragine, di caduta libera.
A 17 anni ero scappato dalla mia ragazza, sotto la pioggia, convinto che mi avesse tradito. Dopo aver girato la città tutta la notte, ero rientrato a casa, stanco e spossato, cercando la mia piccola Patty per farmi consolare. Mi ero abbracciato a lei e avevo dormito fino al mattino seguente nella sua cuccia, in posizione fetale, scaldato dal suo pelo riccio e bianco.
A occhio e croce, il dolore di Kris appariva meno plateale del mio, solo perché aveva una carriera robusta alle spalle e un carattere deciso.
Lei non si sarebbe mai gettata a piangere nella culla del suo gatto.
Io, invece, mi ero gettato nella cuccia del mio cane, a vomitare tutta la rabbia che avevo in corpo.
Perchè poi? Non avevo mai amato quella ragazza.
Non come sentivo di poter amare la mia Kris.
Di lei m'importava sul serio e i suoi singhiozzi rendevano sporca e colpevole la nostra passione.
- Kris…doveva succedere…è stato inevitabile…se abbiamo sbagliato...l'abbiamo fatto entrambi...non è colpa tua...! Dovevo starti lontano...
Lei alzò lo sguardo e mi fissò angosciata. - Non capisci, Rob? Io e Mike stiamo insieme da 3 anni…e non l'ho mai tradito…! Mai...! - Mi afferrò il bavero della camicia, strusciando la punta del naso come una bimba che cerca riparo nel calore del proprio piumone. - Ma con te...ho perso la testa….! E non riesco a pentirmene…sono felice di aver commesso questa pazzia...e la rifarei ancora...sempre!
- Vuoi che la finiamo qui…?- domandai con un filo di voce, strozzandomi l'interrogativo in gola.
Taci. Non parlare. Non distruggermi! Non adesso.
Lei ebbe un attimo di esitazione, alzò il viso grondante di lacrime e si gettò sulla mia bocca. Il suo bacio bagnato trasudava di lacrime e sale.- No…No…Rob…maledizione…non ce la faccio a starti lontana…ho bisogno di te…di fare l’amore con te…ma tu? Tu….
- Shhhh…- Le posi un indice tra le labbra tremanti, sollevato dalla sua dichiarazione. - Io niente…starò dove tu sarai, finchè lo vorrai, Kris…non ti chiederò nulla…non pretenderò nulla…prometto. E' un gioco importante…un segreto fra noi...magari domani questo fuoco sarà scemato…e ci faremo una bella risata…

Clicca qui e commenta il 14° capitolo!

NB: La storia raccontata a fine capitolo, quando Rob si rifugia nella cuccetta di Patty è un avvenimento realmente accaduto, ripreso dallo stesso attore durante l'intervista sul GQ di Aprile 2009.



Edited by Lady Alexandra - 13/10/2009, 23:19
 
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14 replies since 19/2/2009, 20:42
 
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